lunedì 31 dicembre 2012

The first Steps of a Journey

At times the world can seem an unfriendly and sinister place, but believe us when we say there is much more good in it than bad. All you have to do is look hard enough. And what might seem to be a series of unfortunate events, may, in fact, be the first steps of a journey.

Vi auguro che il 2013 sia un bellissimo viaggio, Francesca

venerdì 28 dicembre 2012

Un anno di "Le parole verranno"

Pochi giorni fa mi sono divertita a ripercorrere questo ultimo anno, così com'è nel mio blog, e ho scelto i post che per me sono i più significativi.
Spero faccia piacere anche a voi, questo piccolo amarcord...

A gennaio ho imparato ad essere coraggiosa, libera e sincera in “If You Want to Write”. Febbraio è trascorso in compagnia di Sylvia Plath e il suo “Rigirarsi le parole in testa”. Momenti difficili a marzo mi hanno fatto desiderare “Una poesia anche per me”. Aprile è stato il mese dell'amore, anzi “The History of Love”. Maggio lo ricordo come il mese delle amicizie, nate su internet e diventate realtà a quello che è stato “Il Salone degli incontri”. Giugno l'ho dedicato interamente a Virginia Woolf, le ho scritto una lettera “Mortificata” e l'ho riscoperta in “La nuova Virginia”. Luglio è stato un altro mese complicato per me e avrei voluto che “In un attimo già domani”... Ma agosto, settembre e ottobre, grazie a “Un libro e 90 centimetri di altezza”, “Donne che corrono con i lupi” mi ha regalato “Piedi nuovi”. Novembre l'ho trascorso in “Good Company” e dicembre... bhe a dicembre il dono più bello con “Lo dico con un libro 3”.

Ho fatto tanta strada, in compagnia dei miei amati libri e vostra, e riguardandomi in dietro, mi sono resa conto che mai come in questo anno ho compiuto passi da gigante. Il cammino è ancora lungo, sono solo all'inizio del mio percorso, ma credo di aver trovato la direzione giusta.
Mi regalerò ancora qualche giorno di vacanza, continuerò quindi ad essere poco presente sul blog, ma non mancheranno gli auguri di fine anno.

Ti porterò sempre nel mio cuore 2012, sono caduta tante volte, ma sono fiera delle mie cicatrici.

lunedì 24 dicembre 2012

The family of things


You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, your, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild gees, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild gees, harsh and exciting-
over and over announcing your place
in the family of things.

Mary Oliver

Tanti auguri di Buon Natale, Francesca



domenica 9 dicembre 2012

P'tit dicembre 2012


 Vi ho già parlato di Camilla e del suo allegro e fantasioso blog “Zelda was a writer”. Per il mese di dicembre ha inventato una bellissima iniziativa “P'tit dicembre 2012” a cui mi sono unita con entusiasmo, ma non senza qualche timore. Il gioco è scattare una foto al giorno e condividerla su Instagram. L'oggetto? Le piccole cose che rendono speciali le nostre giornate.
Sarò in grado di vedere in ogni giorno, compreso quelli no, il lato bello e unico?
Ecco come è andata la prima settimana; ho pensato fosse carino condividerla anche con voi, per regalarvi uno scorcio della mia quotidianità.










Mi auguro stiate trascorrendo una buona domenica.



mercoledì 5 dicembre 2012

Scialuppa di salvataggio

Le pause tra le parole si allungavano, quando per un attimo veniva meno lo slancio che consente al pensiero di trasformarsi in linguaggio, e sbocciava in me una nera chiazza di apatia. Suppongo sia questo l'ostacolo contro il quale ho lottato più spesso nella mia vita di scrittrice, … la tendenza a cedere a una risacca di mutismo. In quel periodo però restavo spesso sospesa in quegli istanti, che diventarono più duraturi e più vasti, e a volte mi riusciva impossibile avvistare la sponda opposta. E quando infine la raggiungevo, quando finalmente una parola mi veniva incontro come una scialuppa di salvataggio, seguita da un'altra e un'altra ancora, le accoglievo con una lieve diffidenza, un sospetto che prendeva piede e non si limitava al mio lavoro. E' impossibile nutrire sfiducia verso la propria scrittura senza risvegliare una più profonda sfiducia in se stessi.

Nicole Krauss

venerdì 30 novembre 2012

Sotto coperta


Un piccolo piacere che mi concedo qualche volta durante il fine settimana è il lusso, dopo essermi alzata e aver fatto colazione, di ritornare nel letto ancora caldo a leggere.
Vi auguro un fine settimana di avvolgenti letture.

(Quadro via Etsy)


martedì 27 novembre 2012

A Sight

Mi capita spesso di leggere qualcosa e poi di salvarlo, ricopiarlo, stamparlo e perderlo di vista. Altrettanto spesso mi dimentico di segnare la fonte, mi scuso in anticipo per la mia poca precisione.
Questi brani rispuntano nei momenti più impensati, alle volte con un tempismo perfetto. E' da poco passata la giornata contro la violenza sulle donne e trovo che queste parole, da parte di un uomo, facciano molto riflettere. Ho pensato potesse essere interessante condividerle con voi e sarei molto felice di sapere la vostra opinione.

To be born a woman has to be born, within an allotted and confined space, into the keeping of men. The social presence of women is developed as a result of their ingenuity in living under such tutelage within such a limited space. But this has been at the cost of a woman's self being split into two. A woman must continually watch herself. She is almost continually accompanied by her own image of herself. Whilst she is walking across a room or whilst she is weeping at the death of her father, she can scarcely avoid envisaging herself walking or weeping. From earliest childhood she has been taught and persuaded to survey herself continually. And so she comes to consider the surveyor and the surveyed within her as the two constituent yet always distinct elements of her identity as a woman. She has to survey everything she is and everything she does because how she appears to men, is of crucial importance for what is normally thoght of as the success of her life. Her own sense of being in herself is supplanted by a sense of being appreciated as herself by another... One might simplify this by saying: men act and women appear. Men look at women. Women watch themselves being looked at. This determines not only most relations between men and women but also the relation of women to themselves. The surveyor of woman in herself is male: the surveyed female. Thus she turns herself into an object – and most particularly an object of vision: a sight.

John Berger

Tradotto letteralmente da me:

Essere nata donna significa essere nata, all'interno di uno spazio assegnato e limitato, sotto la custodia degli uomini. La presenza sociale di una donna si è sviluppata come il risultato della loro ingenuità nel vivere sotto questa tutela all'interno di uno spazio limitato. Ma questo al costo dello sdoppiamento del suo essere in due. Una donna deve costantemente osservare se stessa. E' quasi continuamente accompagnata dall'immagine che lei ha di sé stessa. Che cammini attraverso una stanza o pianga alla morte di suo padre, non può quasi evitare di immaginare se stessa camminare o piangere. Fin dalla più giovane età le è stato insegnato ed è stata persuasa di controllare continuamente sé stessa. E così è arrivata a considerare l'osservatore e l'osservato dentro di sé come due costituenti, ma ancora sempre ben distinte parti, della sua identità come donna. Lei deve osservare tutto ciò che è e tutto ciò che fa a causa di come lei appare agli uomini, perché è di importanza cruciale per quello che è normalmente considerato il successo della sua vita. Il suo senso di essere sé stessa è soppiantato dal senso di essere apprezzata come sé stessa da un' altro... uno può semplificare questo dicendo: gli uomini agiscono e le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano loro stesse venire osservate. Questo determina non solo la maggior parte delle relazioni tra uomini e donne ma anche le relazioni delle donne con loro stesse. L'osservatore di una donna dentro di sé è uomo: l'osservato è donna. Così lei trasforma se stessa in un oggetto – e soprattutto in un oggetto di osservazione: uno spettacolo.


giovedì 22 novembre 2012

Una gioiosa frenesia di carta

Oggi il blog compie due anni. Oggi che ho la testa altrove, i pensieri in disordine, lo sguardo senza orizzonte. Per fortuna in mio soccorso viene la mia scrittrice preferita ed ecco, con le sue parole, che cosa è per me “Le parole verranno”:

Vorrei che tu vedessi la mia stanza in questo istante, una cupa sera invernale: i miei amati libri col dorso di pelle, così belli, ritti sugli scaffali, un bel fuoco, la luce elettrica, un'enorme massa di manoscritti, lettere, bozze, penne e inchiostri sul pavimento e un po' dappertutto. Fra una settimana ci sarà abbastanza disordine per uno sgombero generale, poi ricomincerò da capo, e poco alla volta ritornerò a una gioiosa frenesia di carta.

Virginia Woolf

E ci sarà sempre un cantuccio, vicino al fuoco, per accogliere chi avrà piacere di farmi una visita.

martedì 20 novembre 2012

Good Company


Da pochi giorni ho finito di leggere una raccolta di lettere scritte da Virginia Woolf; in realtà si tratta del primo di sei volumi, Virginia era una corrispondente prolifica. Trovai il secondo di questa raccolta parecchi anni fa in una bancarella di Portici di Carta. Quello che ho appena finito di leggere invece l'ho trovato per caso in una libreria di Torino, che vende solo libri usati o fuori catalogo, durante la settimana di festeggiamenti che mi ero regalata in occasione del mio compleanno. Quale migliore regalo?
E' stata una lettura lenta, impegnativa, lunga; del resto solo il primo volume è lungo più di 600 pagine e io ho il vizio di non leggere più libri contemporaneamente. Mi piace l'idea di immergermi completamente nella voce di un solo autore, amo che le mie giornate siano scandite dai suoi racconti e dalle sue parole.
E' stata una lettura istruttiva, quante cose ho imparato sull'epoca, le usanze e le abitudini, lo stile di vita; quante cose ho appreso su Virginia Woolf, sulla sua scrittura ovviamente, ma anche sul suo carattere, i suoi gusti in fatto di letture, come trascorreva le giornate, i suoi vizi, i suoi piaceri, i suoi capricci. Quanto era pettegola!
Mi sono ritrovata a provare un po' di nostalgia; adesso che di lettere non ne scriviamo più, quante cose andranno perse? Le e-mail, gli sms, vanno bene per scambiarsi veloci informazioni, notizie superficiali. Scrivere una lettere per me significa trovare il tempo per raccontarsi, per condividere qualcosa di noi, fermarlo nel tempo e permettere alla persona che la riceve di conoscerci meglio. Una lettera è un dono e uno scambio, è aprire uno spiraglio sulla nostra anima e permettere a chi la legge di venirci incontro.

Letter writing is the only device for combining solitude with good company.
Lord Byron


martedì 13 novembre 2012

Today

E' un mio grossissimo difetto: quando vivo delle situazioni irrisolte, sono come sospesa all'interno di un'enorme bolla, quasi incapace di vivere, come se fossi in letargo. Questo spesso mi impedisce anche di gioire delle cose belle che mi accadono nel frattempo.
Se poi quello che ho subito è un torto, uno sgarro, non riesco a smettere di crogiolarmi nel dolore, medito giustizia, parole non dette, frasi che vorrebbero essere schiaffi. Ci sono momenti, sarà capitato anche a voi, in cui la vita sembra accanirsi in modo particolare e l'unica cosa che riesco a fare è domandarmi disperatamente perché, senza che ci sia risposta alcuna.
Non amo vivere nelle situazioni di stallo, ma una volta chiusa la porta, impiego sempre un po' a varcare quella nuova. Non sono brava a gettarmi tutto dietro alle spalle, per molto tempo il mio passo risente della pesantezza di “ciò che è stato”.
Avevo trascritto una frase nel mio quaderno che dice:

Don't let yesterday take up too much of today.
Will Rodgers
Sto disperatamente cercando di metterla in pratica.


mercoledì 31 ottobre 2012

Trick and Treat

Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande.

Oggi è Halloween e io, in questi ultimi giorni, ho ricevuto il mio trick e il mio treat.
Dicono che quando si chiude una porta si spalanca un portone, dicono...
Nel frattempo ho nuovi fantasmi da affrontare.


mercoledì 24 ottobre 2012

Ciò che vorremmo


Vi ricordate l'iniziativa di “ToWriteDown” a cui vi avevo invitato a prendere parte? Ne parlavo qui. In cambio di una semplice cartolina io ho ricevuto quanto vedete nella foto. Le più fortunate hanno potuto anche conoscere Grazia di persona ma devo confessare che, essendo ormai rare le occasioni di ricevere qualcosa per posta, soprattutto un biglietto, ho apprezzato doppiamente l'arrivo del mio regalo. Mentre aprivo il pacchetto ero emozionata come una bambina a Natale! Grazie ToWriteDown!
Conoscevo Agota Kristof solo di nome, non avevo letto nessuno dei suoi libri fino ad ora e non sapevo nulla di lei, delle sue opere e della sua vita. Non so perché, ma ho preferito rimanere ne “l' ignoranza”. Ho lasciato che a parlarmi fosse solo il suo libro.
E' un testo strano, a tratti complicato, molto triste, ma di una tristezza pacata, in cui mi sono trovata a mio agio, perché mi ci sono riconosciuta. Il protagonista ed io ci assomigliamo nell'apatia, nella scontentezza, nel desiderio costante di qualcosa di nuovo e di diverso, senza sapere bene cosa. Mentre lo leggevo mi veniva ciclicamente in mente una frase che avevo riportato parecchio tempo fa in un mio quaderno: «la nostra storia ci ha permesso di essere quello che siamo, ma ci impedisce spesso di essere ciò che vorremmo».

cercavo... Attendevo qualcosa. Che cosa? La vita doveva essere qualcosa e aspettavo che questo qualcosa arrivasse, lo cercavo.
Penso che c'è una vita là fuori, ma in quella vita non succede niente. Niente per me.
Non vedo, assolutamente non vedo che cosa potrei fare.
Basta poco, è questione di un attimo, è un pericolo che rischiamo in molti:

La sera, chiudono le loro porte a doppia mandata e attendono pazientemente che la vita passi.
Non lasciamola passare.


venerdì 19 ottobre 2012

Dolci parole


In questo momento nel forno cuoce una torta. Dopo aver creato in casa una calda atmosfera con le candele, e aver indossato qualcosa di confortevole, una delle cose che amo molto fare, una volta arrivato l'inverno, è cucinare dolci, soprattutto per gli altri. Mi scalda il cuore immaginare il sorriso che apparirà sul viso di mio marito quando, una volta varcata la porta di casa, lo accoglierà l'inconfondibile profumo. L'allegra anticipazione della buona colazione che ci aspetterà domani mattina, sapendo entrambi che, una volta finita la cena, non resisteremo ad assaggiarne una piccola fetta.

Vi auguro un dolcissimo fine settimana.

(Formine da biscotti di Muji)


mercoledì 17 ottobre 2012

Lungo le strade della vita

Leggere è un'attività costante, è un vagare lungo le strade della vita;... Nabokov, Norman Mailer e Colette... mi vennero incontro, e mi ci addentrai con gioia e concentrazione, affacciandomi alle nuove finestre che mi offrivano per vedere la mia vita in modi diversi.
Leggo continuamente, per la gioia, per la curiosità, per la fame che mi ispira, per il desiderio di capire come ha scritto o sta scrivendo qualcun altro.

Elizabeth Strout


lunedì 15 ottobre 2012

La grande casa

I libri danno voce ai miei sentimenti, ai miei stati d'animo. Rendono in parole ciò che io non sono in grado di esprimere.
Com'è essere al mondo per voi? Spesso io mi sento così:

La terra, quella è una nave troppo grande per me. E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare.
Alessandro Baricco
Come state tra la gente? La mia sensibilità, che non ho ancora imparato a governare e proteggere, mi fa sentire così:

volevo essere lasciato in pace, gli esseri umani affaticano.
Max Frish
Sovente mi trovo a domandarmi:

Come si fa a conoscere gli altri? Non si ha sempre e soltanto a che fare con le nostre proiezioni?
Virginia Woolf
E nei momenti più difficili, in cui ho provato profonda solitudine, mi sono scoperta ad avere questi pensieri:

Anche i nostri cari, quelli che più amiamo,
Ci sono estranei, non li conosciamo.
John Clare
Nicole Krauss in “La grande casa” si pone gli stessi interrogativi.

Le piccole abitudini che richiamavano il giorno precedente e preannunciavano il successivo, anche se in realtà era solo un'illusione, com'è un'illusione la solidità della materia, come sono illusori i nostri corpi, nella loro finzione di essere un'entità unica quando in realtà sono costituiti da milioni e milioni di atomi che vanno e vengono, alcuni arrivano mentre altri si allontanano per sempre, come se ciascuno di noi fosse solo una grande stazione ferroviaria, anzi, neppure questo, poiché in una stazione ciottoli, binari e tetto di vetro rimangono immobili in mezzo al rapido movimento di tutto ciò che l'attraversa; no, è ancora peggio, somigliamo di più a un gigantesco campo deserto dove ogni giorno viene eretto e smantellato un circo, smantellato da cima a fondo, un circo che non è mai il medesimo, e dunque che speranze abbiamo di poter comprendere sul serio noi stessi e a maggior ragione di riuscire a capirci a vicenda?
In questa grande casa che è la terra, siamo uniti dalla solitudine e dalla disperata ricerca di comprensione?

venerdì 12 ottobre 2012

Link a Book 5


Con questo grigiore fuori dalla finestra, sarebbe bello potersi rifugiare sul divano, le gambe avvolte in una calda coperta, tra le mani questa tazza fumante di tè e la compagnia di questo libro.


mercoledì 10 ottobre 2012

Piedi nuovi

Sono nuovamente a parlare di “Donne che corrono coi lupi” perché penso davvero che tutte le donne dovrebbero leggerlo ma qualcuno mi ha chiesto, implicitamente, di cercare di essere un po' più convincente (un sorriso Clara).
Pensavo di “scafarmela” scopiazzando un paio dei brani che più mi hanno colpito del libro ma, rileggendo le parti sottolineate, mi sono accorta che non solo quelle frasi parlano a me soltanto, ma che si rivolgono alla me di adesso. Se tra sei mesi, un anno, lo rileggessi ho la certezza che sottolineerei altri brani, altre parole, perché sarei in un punto diverso del mio cammino.
E' un libro che si rivolge solo a noi donne, è scritto per noi, è un libro che fa riflettere, che ci aiuta a raggiungere maggiore consapevolezza di noi stesse. Non da regole, non è un manuale, dice semplicemente le cose come stanno, sta a noi decidere che cosa vogliamo fare, come e quando.
Così di brano ne ho scelto solo uno, che dice tutto e niente, ma che vuole essere il mio invito:

C'è una semplice porta che attende di essere valicata: dall'altra parte ci sono piedi nuovi. Varcatela, dunque. Strisciando, se necessario. Smettete di far chiacchiere e di lasciarvi ossessionare. Fatelo e basta.

Nulla fa risaltare la luce, la meraviglia, il tesoro, quanto l'oscurità. «Non temere di “non sapere”». Seguire il richiamo anche quando non abbiamo la più pallida idea di dove andare, di quale direzione prendere, e per quanto tempo... Andare è difficile, è davvero difficile rinunciare a quello che ci ha tenuto tanto occupate, e andare.
Andiamo, varchiamo quella porta.

lunedì 8 ottobre 2012

La settimana del libro

 

E' stata la settimana del libro da queste parti. Anzi dei libri, perché sono sette, uno per ogni giorno, i nuovi che sono andati ad aggiungersi a quelli che ancora aspettano di essere letti.

Tre + uno sono stati la bellissima sorpresa che mio marito mi ha fatto per il nostro anniversario di matrimonio.



A quanto pare, non solo conosce bene le mie passioni in fatto di letture, ma legge anche attentamente il mio blog e prende appunti. Le wish-list sono una bellissima e utilissima invenzione!


Gli altri tre libri, invece, sono il bottino di domenica e della bella giornata trascorsa passeggiando sotto i Portici di Carta a Torino. Come un cagnolino a caccia di tartufi, ho setacciato le bancarelle dell'usato e questi sono i volumi finiti nel mio paniere per un totale di soli 5 euro.


Quest'ultima è la mia versione preferita di vintage!
E voi, quali sono stati gli ultimi libri che avete acquistato? Sono molto curiosa di saperlo.

mercoledì 3 ottobre 2012

Tre volte tretre


Every love story is beautiful, but ours is my favorite.

A S. e al terzo capitolo della nostra storia, Francesca
(Immagine via Pinterest)

domenica 30 settembre 2012

Donne che corrono coi lupi

Volevo scrivervi di “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, il libro di cui vi avevo accennato qui. Sono parecchi giorni che ho finito di leggerlo, nel frattempo ne ho già letto un altro, ma ho difficoltà a mettere in ordine i pensieri, le sensazioni, gli spunti che mi ha regalato questa lettura.
Questa mattina ho preso il libro tra le mani; lo sfogliavo e mi soffermavo a rileggere le parti che avevo sottolineato, ho iniziato a ricopiarne alcune, altre le ho evidenziate, ho inserito dei post-it e senza che me ne accorgessi si è fatta ora di pranzo. Non ero neanche a metà del libro.
Mi limiterò a dirvi questo: leggetelo. Tutte le donne dovrebbero leggerlo. Anche se all'inizio farete fatica perché è scritto in un linguaggio strano. Anche se alcune storie e alcuni termini possono sembrare un po' troppo fantasiosi, ridicoli e vi fanno sorridere. Proseguite nella lettura anche se vi sembrerà dirvi cose scontate, ovvie e semplicistiche. Continuate fino alla fine, anche se siete dubbiose e scettiche, anche se avete l'impressione che non vi stia “parlando”, anche se lo trovate lungo e interminabile. E prendete appunti, sottolineate, evidenziate, scrivete i vostri pensieri e impressioni.
Un giorno, una domenica mattina vi capiterà, come è successo a me oggi, di aprire per caso il vostro diario (se ne tenete uno, e se non lo fate, fatelo!), di leggerne una pagina e di restare senza fiato per la chiarezza, la semplicità, quasi la facilità con cui avete visto chiaro in voi stesse, con cui vi siete lette dentro. Vi troverete come me a domandarvi “Ma quando l'ho scritto?”. E scoprirete che è stato mentre leggevate “Donne che corrono coi lupi”.

martedì 25 settembre 2012

Le parole addosso 18


A sentire le previsioni del tempo l’Italia è divisa in due. Al sud è ancora piena estate, al nord è arrivato il freddo. A Torino davano pioggia tutta la settimana; oggi, per fortuna, le nuvole non si sono ancora messe all’opera, chissà che stasera io non riesca, dopo la pausa estiva, a riprendere ad andare a correre.
Prosegue però l’operazione anti-freddo iniziata qualche tempo fa qui. Dopo aver creato l’atmosfera giusta in casa, è giunta l’ora di indossare qualcosa di più caldo. Personalmente patisco molto il freddo ai piedi e, guarda che coincidenza, ho una passione smodata per le calze! Al punto che, mi vergogno un po’ a scriverlo, ho grosse difficoltà a separarmi da un paio di calze, anche se sono diventate vergognose da indossare.
Non sarebbero perfette quelle nella foto per fare due passi in libreria?

(via BookRiot)


lunedì 24 settembre 2012

National Punctuation Day


Che tipo di rapporto avete con la punteggiatura? Ne fate un uso disinvolto? Oppure ne abusate in modo sconsiderato? Padroneggiate con sicurezza le regole dell'ortografia o i dubbi vi dilaniano?
Il punto esclamativo per me è come il prezzemolo e confesso che tendo ad esagerare con i punti di sospensione, a differenza del punto e virgola, di cui non so mai bene che farmene. Spesso mi ripeto che dovrei riprendere in mano il libro di grammatica e dare una bella ripassata generale.
Oggi potrebbe essere il giorno giusto per incominciare, perché oggi è il National Punctuation Day. Qui trovate alcuni suggerimenti per come trascorrere questa giornata dedicata alla tanto bistrattata punteggiatura. Oltre a ripassare le regole e cercare di fare amicizia con il punto e virgola, io credo ne approfitterò per concedere un po' di riposo al punto esclamativo!


domenica 23 settembre 2012

Una poesia di torta


Sabato scorso mio marito ed io siamo stati a un matrimonio in Abruzzo. Ne abbiamo approfittato per regalarci un'ulteriore settimana di vacanza, ecco spiegata la mia assenza di quest'ultima settimana.
Tra non molto sarà il nostro terzo anniversario di matrimonio, sono quindi in quella fase dove è bello immergersi nei ricordi, e la cerimonia di sabato mi ha aiutato a riviverli. Scontato scrivere che alcuni particolari della nostra festa erano legati alla passione comune per la lettura: dalle matite segna-posto ai tavoli che portavano i nomi dei nostri scrittori preferiti.
Quando ho scovato la foto di questa torta, decorata con alcuni versi di una poesia, ho pensato che sarebbe stata perfetta per completare il nostro matrimonio “libresco”.
E voi, avete avuto un matrimonio a tema o vi piacerebbe averne uno? Quale scegliereste?

(Immagine via People)

venerdì 14 settembre 2012

You have to be better than me

Sempre in merito al dibattito sulle recensioni, qui di seguito lo stralcio di un post molto provocatorio dal blog “Three Guys One Book”.
Concern in the media community always seems to be in getting non-readers to read. But if publishers would place stress on serving dedicated readers better, they would make more progress on encouraging literacy and book buying.
I’m afraid I’m cynical enough to believe that publishers are in their comfort zone with non-readers because they are not a threat to media hierarchies. It’s wonderful to lead non-readers into the light. But what do you do with reading fans who have already seen the light? I think they make publishers uncomfortable because they can know more about the books than most publishing employees.
Isn’t the possession of knowledge…power? What happens when a blogger, who knows their favorite writers as if they were members of their own family, encounters marketing managers who have never read them but are charged with promoting them?
If someone is paid by a newspaper to write a book review, that review had better have a higher quality of insight than I can provide for free. Often, it doesn’t.
We are not seeing an extinction of the critical evaluation of literature but an evolution into a more wide open country where any reader who cares can find a wealth of critical opinion.  Some by paid professionals, some by unpaid bloggers... To professional reviewers I’ll say: “You have to be better than me. You must be. If you’re not, don’t expect any respect.”
Enthusiasm is contagious. Why don’t publishers understand? The best way to encourage the reading habit is to market to the fans, not to the blinking multitude who are waiting to be shown what they should care about.
La versione complete la trovate qui.
Una mia traduzione molto letterale:
La preoccupazione principale nella comunità dei mezzi di comunicazione sembra essere sempre quella di spingere i non-lettori a leggere. Ma se gli editori rivolgessero i loro sforzi nel servire meglio i lettori devoti, farebbero molti progressi nell’incoraggiare l’acquisto di libri.
Mi dispiace ma sono cinico abbastanza nel pensare che gli editori sono nella loro zona di conforto con i non-lettori perché non sono una minaccia per la gerarchia dei media. E’ meraviglioso portare i non-lettori alla luce. Ma che cosa fate con i seguaci della lettura che hanno già visto la luce? Io penso che mettano gli editori in difficoltà perché possono essere più informati sui libri rispetto a molti impiegati del mondo editoriale.
Non è forse il possesso di conoscenza un.. potere? Che cosa succede quando un blogger, che conosce i suoi scrittori preferiti come se fossero membri della propria famiglia, incontra un manager del marketing che non li ha mai letti ma è incaricato della loro promozione?
Se qualcuno è pagato da un giornale per scrivere la recensione di un libro, quella recensione dovrebbe avere una maggiore qualità di penetrazione di quella che io potrei offrire gratis. Spesso, non ce l’ha.
Non stiamo vedendo l’estinzione della valutazione critica della letteratura ma un’evoluzione all’interno di un ben più ampio territorio dove ogni lettore interessato può trovare una maggiore varietà di opinioni critiche. Alcune da parte di professionisti a pagamento, alcune da blogger non retribuiti… Ai recensori di professione io dico: “Dovresti essere più bravo di me. Devi. Se non lo sei, non aspettarti nessun rispetto.”
L’entusiasmo è contagioso. Perché gli editori non lo capiscono? Il miglior modo per incoraggiare l’abitudine alla lettura è di commercializzarla ai tifosi, non alla moltitudine abbagliata che aspetta che gli venga mostrato che cosa gli deve stare a cuore.

mercoledì 12 settembre 2012

Lo scandalo della stagione

C'è maretta nel Web in queste ultime settimane. Tutto ha avuto inizio con alcune scottanti confessioni: Stephen Leather, autore inglese di thriller, ha ammesso di aver usato identità false per promuovere il suo lavoro su internet. John Locke, autore americano, ha rivelato di aver pagato per delle recensioni positive sui suoi libri e R. J. Ellory ha confessato di aver “postato” commenti adulanti sulle sue opere e di aver usato identità false per attaccare altri autori, considerati suoi rivali.
La maggior parte dei commenti a queste notizie si sono concentrati sull'annosa questione delle recensioni, soprattutto quelle su internet, sulla loro validità e autorevolezza e sul problema che può derivare dall'anonimato o dalle false identità.
La mia prima reazione è stata un po' cinica. Ho pensato che, in fondo, anche se spesso si fa fatica ad ammetterlo, quello dei libri è un mercato come un altro, dove l'unico scopo è il guadagno e che non mi stupisce, quindi, ci siano persone disposte a tutto pur di aumentare le vendite.
In un secondo tempo il mio pensiero si è rivolto verso questi scrittori rei confessi e ho provato una profonda tristezza nei loro confronti. Mi sono domandata perché pubblicare un libro in cui loro stessi sono i primi a non credere? Ma forse sono troppo ingenua e romantica e la questione è sicuramente molto più complessa. Infatti sto continuando a rifletterci sopra ed è probabile che ritorni sull'argomento, ma sarei curiosa di sapere cosa ne pensate voi in merito. Su che cosa vi basate per l'acquisto dei vostri libri: blog, riviste, quotidiani, passa parola?
Qui di seguito, una piccola rassegna stampa:

Un blogger riassume e dice la sua su The Name Less Horror, un articolo sulle recensioni a pagamento sul NYTimes, lo smascheramento di Ellory su Finzioni, e una lettera aperta di 49 scrittori sul Telegraph.

lunedì 10 settembre 2012

Un quaderno su cui annotare

Lunedì, 4 agosto

In attesa di comprare un quaderno nel quale annotare le mie impressioni,...

Virginia Woolf

Inizia così il “Diario di una scrittrice” di Virginia Woolf e mi piace immaginare che anche lei, un po' come la maggior parte di noi, pensasse alla fine dell'estate come il momento dei nuovi inizi, tra cui quello di un nuovo quaderno su cui scrivere.
Non vi ho mai nascosto la mia passione per i quaderni. Ne possiedo molti: uno dove trascrivo titolo e autore di tutti i libri che leggo, con tanto di data per ricordarmi anche quando l'ho letto; uno dove riporto meticolosamente brani e citazioni; quello sempre più fitto contenente la lista dei “to read”, e che soddisfazione spuntarne uno dall'elenco!; un altro ancora dedicato a idee, spunti, articoli e poi Il Diario, il quaderno riservato ai miei pensieri più intimi. Ne possiedo molti altri, tutti in attesa che io decida a quale scopo immolare le loro candide pagine.
Ma, così come succede per i libri, da vera ingorda possederne già molti, tra cui alcuni ancora intonsi, non mi impedisce di desiderarne e comprarne altri ancora. Gli ultimi quaderni che ho scoperto sono talmente belli e opera di una blogger così simpatica che ho pensato di cogliere due piccioni con una fava: farvi conoscere il suo blog “Zelda was a writer” e i suoi originali taccuini, "Les Cahiers du Bonheur".


 
Qui potete leggere direttamente dalle sue parole la storia di come sono nati, ma vi consiglio di leggere anche il resto del blog, per ammirare le sue foto, il suo entusiasmo e la sua fantasia.
E poi fatemi sapere quale dei taccuini voi prendereste, perché io non so decidermi, li vorrei tutti!

venerdì 7 settembre 2012

Cose che succedono

ATTENZIONE! Questo post contiene spoiler: se non avete idea di come finisca “Anna Karenina” non proseguite nella lettura.

Cose che succedono leggendo “Anna Karenina”:

- Dimenticarsi di averlo già letto -
Uno dei miei numerosi quaderni è dedicato alla precisa registrazione in ordine alfabetico di tutti i libri che leggo. Forse non lo consulto abbastanza spesso, altrimenti avrei scoperto che la mia non è stata una lettura, ma una rilettura. Anche se il fatto che non avessi alcun ricordo in merito al libro mi fa pensare che rilettura non sia il termine corretto…
- Dimenticarsi chi è la protagonista –
Il titolo del libro sarebbe potuto venire in mio soccorso, ma la verità è che io mi sono ritrovata molto più interessata alla vicende di Levin e Kitty che a quelle di Anna e Vronskij. Al punto da provare un leggero fastidio quando un capitolo si interrompeva per dedicarsi a quest’ultimi e non ai primi. Al punto di ritrovarmi a pensare “Quand’è che questa si butta sotto il treno?”, così da potere dedicare la mia attenzione solo a loro.
- Provare vergogna –
Perché i primi due punti di questo elenco significano solo una cosa: io e Tolstoj non quagliamo, e trattandosi di un classico della letteratura sono subito portata a pensare che la colpa sia mia.
E’ stato un po’ come uscire con il figo della scuola, quello di cui tutte non fanno altro che parlare e sospirare; tu finalmente sei lì, da sola con lui e scopri che vorresti essere altrove. Non ti annoia, i capitoli sono brevi, la lettura scorre veloce (anche se il carattere in cui stampato è veramente piccolo e le 800 pagine sono sempre 800 pagine) ma della storia d’amore tra Anna e Vronskij non te ne può fregare di meno. In chiave moderna Anna potrebbe essere la tipica donna (o anche uomo, non ha importanza) indecisa che vorrebbe sia l’uovo che la gallina, che alla fine è messa di fronte a una scelta e poi piange sul latte versato. Lo so, in realtà è la storia di una donna che scopre per la prima volta cos’è il vero amore e soprattutto la passione, e io dovrei provare un po’ di compassione per una donna incompresa e sola, abbandonata da una società che dà importanza solo alle convenzioni e isola chi non è disposto a soccombere, bla bla bla… Ma niente, non mi sono sentita coinvolta neanche un po’.
Sono consapevole che la mia sia un’analisi un po’ superficiale, ma questo post lo sto scrivendo principalmente per me, per non rischiare di leggere “Anna karenina” una terza volta!

P.S. Solo ieri ho scoperto che è stata girata l’ennesima versione cinematografica del libro, con attori del calibro di Keira Knightley e Jude Law. Ancora prima di vederlo avrei delle considerazioni da fare, ma aspetterò… Nell’attesa, e se avete voglia di fare un po’ di esercizio di inglese, qui potete leggere l’intervista allo sceneggiatore Tom Stoppard.

giovedì 6 settembre 2012

Calore

Questi giorni di pioggia, che ci hanno regalato un assaggio di autunno, mi hanno fatto capire di non essere ancora pronta a dire addio all'estate, che temo il cambio di stagione (sì, perché no, anche quello dell'armadio!).
Non ho voglia di patire il freddo, che in quanto molto freddolosa mi obbliga a seppellire la mia femminilità sotto maglioni pesanti, pantaloni spessi, calzettoni. Il freddo che mi spinge a rintanarmi ancora di più in casa, che mi rallenta, mi assopisce; e lo stesso fa il buio, per me la quasi perenne oscurità, perché lo trovo ad attendermi la mattina quando esco per andare al lavoro ed lì, ad aspettarmi, quando ritorno a casa.
Così i buoni propositi che inevitabilmente si fanno a settembre, al ritorno dalle vacanze, hanno fatto un po' a cazzotti con una natura che invece si prepara a fermarsi, che è pronta per il riposo non per l'azione.
E' necessario però trovare un compromesso, imparare ad apprezzare quello che ogni singola stagione ha di speciale e di diverso, approfittare in qualche modo per fare ora quello che fino a pochi giorni prima sarebbe stato impensabile. Lunedì, complice anche un'occasione speciale, ho lasciato che fossero le candele ad illuminare la mia casa, accogliendo con gioia il loro calore, che non è lo stesso dell'afa di agosto. E questa candela sarebbe stata perfetta per scaldare anima e corpo:



E voi? Quali trucchi avete per “esorcizzare” il freddo e il brutto tempo?


lunedì 3 settembre 2012

Una matita in tasca

Dopo quella sera, dovunque andassi incominciai a portare con me una matita. Mi abituai a non uscire mai di casa senza essermi accertato di avere una matita in tasca. Non che avessi progetti definiti a proposito di quella matita, ma non volevo più farmi sorprendere. Ero già stato colto impreparato una volta, e non avrei permesso che succedesse di nuovo.
Se non altro, gli anni mi hanno insegnato questo: se hai una matita in tasca, ci sono buone probabilità che un giorno o l'altro ti venga la tentazione di usarla.
Come mi piace dire ai miei figli, fu così che diventai uno scrittore.

Paul Auster


sabato 1 settembre 2012

Instagram Addicted

Proprio così, drogata di Instagram. Mi vergogno a confessare che più di una volta durante le vacanze mi sono sentita redarguire con un: “Ancora con questo cellulare in mano?!”.
E' forse colpa mia se è pieno di foto bellissime? Se sconosciuti di tutto il mondo riescono, con una semplice immagine, a farmi viaggiare, sognare, sorridere, meravigliare, commuovere? Soprattutto a farmi rosicare dall'invidia, perché vorrei essere altrettanto brava?
E' poco più di un mese che sono su Instagram e ho pensato fosse un'idea carina condividere con voi anche questo nuovo aspetto di #leparoleverranno. Non mi dispiacerebbe farlo diventare un appuntamento ricorrente, cosa ne pensate?

Le mie vacanze:



mercoledì 29 agosto 2012

Le parole addosso 17


Appena l'ho vista indosso a mia cognata ho subito pensato al blog. Me la sono fatta consegnare la sera stessa e con la scusa delle foto ci ho pure “fatto un giro”.


La bella notizia: questa collana è fatta a mano da una sua amica e, se siete interessate ad averne una, posso mettervi direttamente in contatto con lei.
Come dicono le fashioniste: un buon accessorio è in grado di valorizzare il più semplice dei vestiti, le parole poi lo rendono unico...



lunedì 27 agosto 2012

Vacanza da se stessi


Che grande sollievo potersi prendere una vacanza da se stessi in così buona compagnia!

Diane Athill

venerdì 24 agosto 2012

Quelli che rimangono

Quelli che rimangono. Quelli che devono raccogliere i cocci. Quelli che devono fare i conti, perché fino a un momento prima erano una somma e ora sono una sottrazione. Quelli che hanno improvvisamente a che fare con un'assenza, così grande e ingombrante, che è più potente di una presenza. Non è la parola “fine” il demone oscuro con cui devono confrontarsi, ma è “attimo”, l'attimo che ha preceduto questa fine. Perché anche una fine ha un suo inizio ed è questo di cui loro sono disperatamente alla ricerca. Quando ha incominciato a finire? In che giorno, a che ora? Quando?
Che cosa non hanno visto, quale suono è sfuggito, quale sguardo non è stato ricambiato, quale gesto è passato inosservato? Li puoi vedere avvolgere e riavvolgere nella loro menti il nastro degli ultimi giorni, li trovi assorti nella lettura di diari, lettere e bigliettini; li scopri a ripetere conversazioni ormai passate.
E poi la tortura del senso di colpa, hanno fatto di tutto per evitare che questo accadesse? Può un evento così terribile essere predetto e quindi impedito? Chi è il responsabile? Chi il gesto l'ha compiuto o chi non è stato in grado di impedirlo?
Infine la vita che continua, che chiede di essere vissuta, anche per chi, quella vita, ha deciso che non voleva viverla più; a cui bisogna dare un senso, anche per quelli per cui un significato non ce l'aveva più, o non era abbastanza.

Laurent Sagalovitsch ha provato a ricostruire in “Il bastone di Virginia Woolf” attraverso tre voci, il marito Leonard Woolf, il dottore che l'aveva in cura, e la cameriera Louie, gli ultimi giorni che hanno preceduto il suicidio della scrittrice. Ha voluto dare voce a loro, a quelli che rimangono.


martedì 21 agosto 2012

Un libro e 90 centimetri di altezza

La prima settimana di vacanza ho avuto gli incubi tutte le notti. Mi sono sentita rimproverare di non riuscire a staccare la spina, di continuare a crogiolarmi nella sofferenza e nella preoccupazione, di essermi portata dietro i miei demoni. Ma era proprio questo che volevo fare: guardarli in faccia. Non potevo continuare ad avere paura, non volevo più sentirmi soffocare e sentirmi senza una via d'uscita. Ho fatto mia la frase “se non riesci a uscire dal tunnel, arredalo”.
La prima settimana non è successo nulla. Contavo i giorni e non notavo nessun cambiamento, li vedevo srotolarsi davanti a me e temevo il momento in cui sarei dovuta rientrare. Perché era proprio quello che io non volevo fare: tornare. Io volevo andare avanti, volevo chiudere, anzi sbattere, la porta del vecchio alle mie spalle e spalancare quella nuova. Non sono una persona che ha pazienza, patisco le attese, soffro i momenti di stallo. Ma alla fine ho capito che per andare avanti dovevo stare proprio lì dov'ero.
Poi due cose hanno incrociato la mia strada: un libro (quasi scontato, no?) e 90 centimetri di altezza.
Il libro lo sto ancora leggendo; è stato difficile all'inizio, le parole e le frasi mi sfuggivano. Ho stretto i denti e ho continuato a inseguirle, fino a quando il libro non ha incominciato a parlarmi e, buon segno, mi è venuto a trovare in sogno.
Un libro che mi ha detto:

Le storie sono medicine... non ci chiedono di fare, essere, agire: basta ascoltare. Le storie sono disseminate di istruzioni che ci guidano nelle complessità della vita.
E che mi ha confermato che stavo facendo la cosa giusta:

Si dice che tutto quel che cerchiamo stia intanto cercando noi e, se ce ne stiamo immobili, ci troverà. Ci aspetta da gran tempo. Occorre allora fermarsi e vedere che cosa accadrà.
I 90 centimetri di altezza mi hanno ricordato che cosa significa essere semplicemente se stessi e a non temere il giudizio degli altri, anzi, ad avere fiducia nel prossimo. Mi hanno mostrato la gioia di fare nuove scoperte e che non si può imparare se non si ha il coraggio di affrontare le proprie paure.

Gli incubi non se ne sono ancora andati, ma io ho ripreso a sognare.


mercoledì 1 agosto 2012

Are You a Real Writer?



  • Dimmi, sei un vero scrittore?
  • Dipende da quello che intendete per “vero”.
  • Be', tesoro, c'è qualcuno che compera quello che scrivi?

Truman Capote “Colazione da Tiffany”

Ora potete trovarmi anche su Instagram, con il nome “leparoleverranno”. Non ho ancora messo un'immagine nel profilo, ci sto lavorando, e le immagini che accompagnano questa citazione sono le prime che ho scattato. Spero sia per me un incentivo a scattare più foto e un ulteriore spunto di condivisione con voi, libresco ma non solo. Sto imparando ad usarlo, con la tecnologia sono davvero negata ed ogni consiglio non potrà essere che ben accetto.
Venitemi a trovare anche lì, vi aspetto!


domenica 29 luglio 2012

Voglio andare lontano

Questa pausa nel blog è stata involontaria, non l'ho cercata. Eppure mi sono resa conto che ne avevo bisogno. Un po' come ad un certo punto dell'anno si sente il bisogno di andare in vacanza, si parte e si sta lontani alle volte proprio per fare ritorno. L'assenza e la lontananza fanno apprezzare meglio quello che si possiede. Ne è conferma il fatto che non scrivo sul blog ma ci penso in continuazione, mi manca ma allo stesso tempo mi rendo conto che non è ancora giunto il momento di tornare.
Ho preso le distanze perché quando si è troppo dentro una cosa i contorni svaniscono, quando si è troppo vicini è difficile mettere a fuoco, molte cose sfuggono, non si sa più bene dove rivolgere lo sguardo, dove si è diretti.
Da bambina mi capitava spesso di perdermi nei luoghi affollati, presa dalle mie fantasie, dai miei giochi, perdevo di vista mia madre; gli spaventi che mi sono presa, i pianti che ho fatto. Ricordo che mia mamma mi ripeteva sempre la stessa cosa: “Se ti perdi stai ferma dove sei, non ti muovere, io ti troverò”. Mi sono fermata per ritrovarmi.
Tutto questo per dirvi che la mia assenza potrebbe durare ancora un po' ma che mi auguro al mio ritorno di ritrovarvi ancora qui perché, come dice un proverbio africano:

Se vuoi andare veloce vai da solo. Ma se vuoi andare lontano, vai con altri.

E io voglio andare lontano.