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martedì 16 marzo 2021

Che cosa possiamo imparare da Harry e Meghan sul tema famiglia

Sembra esserci una notizia che occupa i giornali e che sembra stia scalzando addirittura il Covid, o almeno questa è l'impressione della sottoscritta che, dai tempi del matrimonio di William e Kate, si è appassionata alle vicende della famiglia reale inglese: l'intervista bomba rilasciata a Oprah Winfrey da Harry e Meghan. Al di là del gossip e delle vite pubbliche che conducono i coinvolti in questa scandalosa questione, quello che è accaduto può essere uno spunto per riflettere sulle dinamiche familiari, cioè un argomento che volenti o nolenti ci coinvolge tutti.

Famiglia d'origine famiglia dell'età adulta

Se Don Paolo leggesse questo mio post mi farebbe ripetere il corso prematrimoniale, perché durante tutti gli incontri aveva ripetuto fino alla nausea la differenza tra la famiglia d'origine, cioè quella in cui uno nasce, e quella della famiglia che ti crei in età adulta; che può avere diverse forme oltre alla classica moglie, marito, figli (ma questo Don Paolo non lo diceva, lo aggiungo io). Crescendo il significato che diamo alla parola famiglia dovremmo deciderlo noi e non dovrebbe essere un problema se questo significato si discosta da quello originale. Famiglia possono essere gli amici, gli amici a quattro zampe, alcuni colleghi di lavoro, i vicini di casa. Insomma, non per forza di cose ci deve essere coincidenza tra le la famiglia d'origine e quella dell'età adulta, e non per forza di cose questo significa che si vuole meno bene ai primi o che non si vuole più avere a che fare con loro.

In Italia, soprattutto, ho l'impressione che tagliare il cordone ombelicale sia molto più complicato, il senso di attaccamento alla famiglia sembra sempre molto forte. Questo non è per forza di cose un problema, ma potrebbe esserlo e sovente lo è.

Spiccare il volo

Harry ha spiccato il volo. Ha letteralmente preso un aereo e ha messo chilometri di distanza tra la sua famiglia e quella d'origine. Avrà avuto i suoi buoni motivi per farlo, tutti dovremmo avere la libertà di farlo, ma molto spesso non è semplice e serve enorme coraggio e molta forza di volontà, perché sovente viene vissuto come tradimento.

C'è una narrativa all'interno di una famiglia che fa si che i ruoli siano assegnati fin da quando si è bambini, ma spesso diventano poi rigidi e soffocanti, facendoci sentire bloccati nel passato. Le persone devono poter cambiare, se lo desiderano, anche se sovente questo cambiamento non viene riconosciuto o viene accettato con difficoltà. 
Il nostro cervello cerca sempre di proteggerci e qualsiasi cambiamento lo vive come una minaccia, ecco perché cambiare è così complicato. Se tu cambi, le persone che ti sono vicine, che stanno bene come sono e dove sono, potrebbero sentirsi minacciate dal tuo nuovo te stesso. L'errore che spesso si commette è di prendere sul personale questa resistenza al cambiamento degli altri. Ma le loro reazioni non hanno nulla a che fare con noi, se le persone reagiscono male al cambiamento di qualcun' altro, questo rivela solo che c'è qualcosa di non risolto in loro.

Dire basta

Harry e Meghan, con questa intervista, hanno voluto raccontare la loro versione della storia e soprattutto hanno voluto dichiarare apertamente che cosa per loro è accettabile e che cosa no.

La parte più difficile, quando si tratta della famiglia d'origine con cui, indubbiamente e per forza di cose si hanno rapporti molto stretti, è mettere dei confini; più sei vicino e intimo di una persona più è complicato mettere dei paletti. Sovente però tendiamo a dimenticarci che quest'ultimi sono per noi, definiscono che cosa permettiamo e che cosa non permettiamo all'interno della nostra vita e quando non li esplicitiamo con le persone che ci stanno affianco siamo noi che stiamo commettendo un grosso errore nei loro confronti. Se non rendiamo noti i nostri confini, le persone non sapranno della loro esistenza e continueranno a superarli. Capita, anche questo con una certa frequenza, che non mettiamo confini perché abbiamo timore di non piacere, abbiamo timore di quello che le persone potrebbero pensare di noi e delle nostre richieste, abbiamo paura di non venire accettati. Oppure li mettiamo in dubbio, quando invece dovremmo dubitare della persona che non vuole rispettarli. 
Qualunque sia il motivo, dovremmo smettere di preoccuparci e iniziare a farci rispettare.

Volere l'ultima parola

Quanto scritto qui di seguito non può applicarsi in tutti i campi e su tutti i temi, ci sono cose che sono obiettivamente oggettive e verità universali. Qui però stiamo parlando di questioni familiari e tutti quegli scontri o tensioni che possono venire a crearsi; parliamo di sentimenti, non se il nazismo è stato un obbrobrio oppure no.

La realtà è un'esperienza soggettiva, ma non ce lo ricordiamo mai. Quanto tempo perdiamo in litigi e discussioni perché siamo convinti di avere ragione, vogliamo portare avanti il nostro pensiero, cerchiamo di spiegare a chi ci è di fronte la nostra versione e insistiamo indefessi finché non ci viene riconosciuto di essere nel giusto. La verità è che la nostra versione dei fatti è sempre valida, anche se non è condivisa da un'altra persona. 
Il giorno in cui ho letto che il voler per forza di cose arrivare a un accordo è sempre una versione di people-pleasing, è stato per me un giorno di rivelazione. Insistere per spiegarci, per avere un confronto è solo il nostro bisogno che quella persona elimini il disagio che proviamo all'idea di non piacere a qualcuno. Ecco, forse dovremmo imparare che è impossibile piacere a tutti, potremmo non piacere anche alla nostra famiglia d'origine.

Quante volte quindi “per evitare discussioni” ci siamo costretti a dire o fare cose che non desideravamo fare? Quante volte non abbiamo fatto qualcosa perché non ci sentivamo in diritto? Dimenticandoci che siamo responsabili innanzitutto della nostra felicità, che non dobbiamo avere il permesso di nessuno per perseguirla e per vivere la vita che desideriamo, anche se ci sentiamo egoisti e in colpa, accettando l'eventualità di non venire compresi.

Every time you're given a choice between disappointing someone else and disappointing yourself, your duty is to disappoint that someone else. Your job, throughout your entire life, is to disappoint as many people as it takes to avoid disappointing yourself.

Glennon Doyle

Cosa penso di Harry e Meghan? Che abbiano fatto bene a rinunciare al loro ruolo di reali, se questo non li rendeva felici; che abbiano fatto bene a denunciare falsità e qualsiasi violazione abbiano commesso gli organi di stampa (a parte i pettegolezzi, persone di quel calibro dovrebbero saperli tenere nel giusto conto), ma francamente le persone che si mettono a parlare male e accusare in mondovisione non hanno la mia stima. Le accuse che hanno mosso sono molti gravi, ma avrebbero potuto affrontarle in altra sede e in altro modo; così facendo è facile pensare abbiano scelto visibilità ed è meschino cercarla screditando gli altri. Harry e Meghan sono un buon esempio di come ad insistere a voler dimostrare a tutti i costi di avere ragione non ti fa fare una bella figura e di come sia deleterio continuare a pensare e rimuginare sul passato.

sabato 11 aprile 2020

La mia versione della storia


Sono diversi giorni che rifletto se scrivere, cosa scrivere, perché scrivere. Di solito, quando lo faccio, è perché sento una forte spinta e motivazione dentro di me, quel famoso qualcosa da dire. Mi rendo conto però che il periodo che stiamo vivendo è molto complesso, molto sfaccettato e che, soprattutto, non tutti lo stiamo vivendo allo stesso modo. Ci sono così tante variabili, così tante questioni e campi che vengono toccati, è veramente difficile prenderli in considerazione tutti, è impossibile fare un discorso generale che possa arrivare a tutti e che non ferisca nessuno.
Però è anche vero che io non l'ho mai fatto, e non ho neanche mai cercato di farlo; questo blog è il mio sguardo sul mondo, unico, soggettivo. Capita che qualcuno vi si riconosca, oppure che trovi uno spunto per provare anche lui a guardarlo in quel modo. Condividere il mio sguardo è l'unica cosa che posso e so fare.
Inizierei dal fatto che sono grata. Proprio così, sono immensamente grata. Mio marito ed io ce lo siamo detti più volte in questo periodo. Noi e i nostri cari stiamo tutti bene (e speriamo di continuare così), abbiamo una casa accogliente in cui ci sentiamo al sicuro, abbiamo la fortuna di avere un piccolo giardino dove stare all'aperto e un terrazzo su cui stiamo pranzando, facendo merenda, lavorando e facendo i compiti. Sembro l'unica ad essere preoccupata del fatto della solitudine di VV, perché anche se lei ammette di sentire la mancanza dei suoi coetanei, non l'ho mai vista così serena. Assistere poi alla magia della sua fantasia e dei lunghi giochi che si inventa da sola è bellissimo. È una bravissima studentessa e non vi nascondo che mi piace molto organizzare le sue ore di studio e trovare attività ed esercizi per approfondire gli argomenti e soddisfare la sua curiosità. Stiamo facendo finalmente i lavori di riparazione della casa che rimandavamo da troppo tempo e li stiamo facendo noi, trovando anche molta soddisfazione nel farli. Ci dilettiamo in cucina, guardiamo film, serie tv, leggiamo molto, guardiamo video di biblioteche o librerie che leggono albi illustrati.
Se pensate che mi stia vantando state interpretando male. Riconoscere le mie fortune è una forma di rispetto verso chi non le ha. La famosa frase “Quando siete felice fateci caso” di David Foster Wallace può essere declinata in vari modi, la gratitudine è una di questi. Questo tempo che stiamo trascorrendo insieme è un dono.
Non dimentico il contorno, non sono così ingenua o superficiale, così come non sono chiusa nella piccola bolla del mio mondo: ci sono i malati, ci sono i morti, c'è chi sta per perdere il lavoro e chi l'ha già perso. C'è mia madre a casa da sola, che sembra reagire bene, ma chi può davvero saperlo, magari mente, per non farci preoccupare.
E adesso tiro le fila. La cosa più assurda per me di questa situazione è che io l'ho già vissuta. Solo che ero l'unica ad essere malata, non il mondo intero. Credetemi quando vi dico che per me è pazzesco rivivere attraverso tutti voi, quello che ho passato io: la paura, la rabbia, l'impotenza, la mancanza di un futuro. Credetemi quando vi dico che, dalla mia esperienza, l'unica cosa che possiamo fare è fare del nostro meglio con quello che abbiamo. Credetemi quando vi dico che la stessa storia può essere raccontata in tanti modi e vi invito a cercare di vedere e raccontare il buono e il bello. Non abbiate paura del fatto che la vita non sarà mai più la stessa perché domani non è mai uguale a oggi e voi avete il potere di (provare a) renderlo migliore.
Ieri durante la cena ho chiesto a VV se le sarebbe piaciuto leggere un libro insieme e le ho suggerito di andare a sbirciare tra i miei libri di bambina/ragazzina. È tornata con “Piccole donne”. Alla veneranda età di 41 anni ho iniziato a leggere per la prima volta “Piccole donne” (l'avevo diverse volte preso in mano e poi abbandonato dopo poche pagine, lo trovavo noioso e sdolcinato).
Il primo capitolo si chiude con le quattro sorelle raggruppate attorno alla madre mentre legge la lettera del padre dal fronte di guerra; che si conclude così:
... ricorda loro che nell'attesa si possono compiere tanti lavoretti, così che molte giornate dolorose non saranno trascorse inutilmente.”
Questo il mio augurio per Pasqua: facciamo in modo che tutto questo dolore non sia stato inutile.

Vi abbraccio, Francesca

lunedì 23 marzo 2020

Passerà


Solitudine, impotenza, il sentirsi in balia degli eventi, la paura dell'ignoto, sentirsi privati della libertà e della quotidianità, non riuscire a pensare e lontanamente immaginare un futuro, avere paura di ammalarsi e di morire o che questo possa accadere a un proprio caro. Sono tutte sensazioni che immagino ognuno di noi, chi più chi meno, stia provando in questi giorni e che stanno rendendo complicato il trascorrere del tempo.
Anch'io ho i miei momenti no, ma molto meno, perché sono tutti sentimenti che ho già vissuto sulla mia pelle grazie, sarebbe più corretto dire a causa, della malattia. Questo momento storico che stiamo vivendo mi trova, in un certo senso, più preparata.
Vorrei esistesse una formula magica così da poterla condividere con voi, per aiutarvi a stare meglio ma, anche stendessi un decalogo in dieci punti, sarebbe solo la mia esperienza, quello che ho imparato dal momento in cui mi è stata diagnosticata la malattia, il ricovero in ospedale e poi la convalescenza.
Sono giorni e giorni che ci penso su che cosa potrei dirvi, che cosa potrei consigliarvi ma non mi viene in mente nulla, se non appunto quanto ho vissuto sulla mia pelle. E allora sono andata a ritroso nel mio blog, cercando i post più significativi, con la speranza che anche una sola semplice frase possa esservi di conforto, farvi sentire meno soli, darvi speranza, suggerirvi un nuovo punto di vista.


Se vi sentite in colpa per la rabbia e i sentimenti negativi che provate, oppure in colpa perché impotenti (può essere un lato positivo) leggete QUI.

Se vi sentite paralizzati, non riuscite a fare nulla e rimandate tutto a data da destinarsi, QUI vi spiego perché, se si può, è meglio non rimandare.

Se siete stanchi e annoiati da questa quotidianità, QUI vi racconto come cambiare il vostro sguardo.

QUI invece spiego quanto, paradossalmente, sia importante condividere il senso di solitudine.

La mente può essere la nostra peggiore nemica, QUI ho condiviso con voi tre trucchi che ho imparato per metterla a tacere.


Io ogni tanto mi rifugio nella bolla. L'ho chiamata così perché mi sento avvolta e protetta. Giorni in cui penso solo a me stessa, mio marito e mia figlia, i miei cari e non molto altro. Puoi svegliarti la mattina e andare a dormire senza sapere per forza il numero esatto di contagiati o morti. Puoi preoccuparti delle tue faccende quotidiane, che cosa cucinare per pranzo, quale film guardare dopo cena e nient'altro. Non c'è nulla di male a non essere informato per qualche tempo. Non fai del male nessuno, anzi ti proteggi se ti senti vulnerabile. Non abbiamo scelta e allora perché non isolarsi davvero, fino in fondo. Chissà che cosa si scopre.
Non sarai triste per sempre
per sempre
è l'unica cosa che dura per sempre.

Quando la volta del cielo notturno
si stende su di te
guardala
vedi l'oscurità e la vastità
della sua tristezza
tieni gli occhi fissi su di lei
osserva
il sole che si fa strada
guarda come persino lei, la grande e maestosa volta del cielo,
cambia con
il nuovo giorno.

Anche questo passerà.

Cleo Wade

lunedì 23 dicembre 2019

Nulla due volte accade


Accingersi a scrivere l'ultimo post di questo anno è molto difficile.
Impossibile non vedere la grande nube scura che è stata la morte di mio padre e con lei ogni bilancio, ogni ricordo, ogni considerazione, se messa a paragone, verrebbe oscurata. Mentirei però se dicessi che, dopo il due marzo, questo anno è sempre stato solo brutto, grigio, triste.
Ci sono stati giorni buoni, giorni meno buoni, giorni bellissimi, giorni disperati.
C'è stata vita.
Se c'è una cosa per cui devo essere grata è la consapevolezza e l'accettazione, o almeno il provarci, per ciò di cui è fatta la vita. Chiamatela maturità. Non lo so. So solo che sto smettendo di lottare inutilmente contro cose che non posso cambiare, contro cose di cui non ho il controllo. Non sono rassegnata, cerco solo di prenderne atto e vedere che cosa posso fare con tutto questo. Alle volte è pura convivenza. Alle volte gli eventi si trasformano in lezioni.
Nei momenti di lucidità, mi rendo conto che sto imparando a vivere e sono fiera di me stessa. Nei momenti di tristezza, sento che ho sbagliato e mi sento persa. Nei momenti di ottimismo sento che ho ancora molto da imparare e mi sento speranzosa.
Per la prima volta non ho fretta che un anno si chiuda e non ripongo nessuna speranza in quello che si apre, perché ho l'assoluta certezza che la vita mi offrirà sicuramente tante cose, belle e brutte, proprio come ha fatto finora. Starà a me avere occhi e cuore aperto per accoglierle. Sarebbe bello la bilancia pendesse sempre solo verso quelle belle, purtroppo la vita non sempre è così.
Spero di riuscire ad essere presente e attenta, per godere di ogni attimo, per poter dire più e più volte “Ah, allora è così...”
Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Perché tu, malvagia ora,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e qui sta la bellezza.

Wisława Szymborska
Vi faccio i miei migliori auguri. Arrivederci nella nuova decade,
Francesca

lunedì 30 settembre 2019

Firenze e Lucca


Lo so cosa state pensando: “Siamo praticamente ad ottobre e questa è ancora lì che pensa alle vacanze”. Veramente penso anche alle prossime, non solo a quelle passate. E se siete come me, che subito dopo l'amore per la lettura, viene quello per i viaggi, ho pensato che un paio di consigli in più e la condivisione della nostra esperienza potesse interessarvi.
Non mi dilungherò troppo in preamboli, credo sia mondialmente riconosciuto il valore delle città come Firenze e Lucca, infatti ci troverete il mondo... Non mi dilungherò troppo neanche sulla questione turismo; diciamo che mentre ero lì ho ringraziato mentalmente innumerevoli volte il fatto che Torino non sia una città così turistica; dal canto suo VV era affascinata da tutte le lingue che sentiva parlare attorno a se.
Qui di seguito vi elencherò non tutto quello che abbiamo fatto ma le cose che ci sono piaciute di più, che ci hanno davvero tanto entusiasmato e che ci hanno aiutato nel nostro soggiorno come famiglia. (In blu i link)

DOVE SOGGIORNARE

Villa Cassia di Baccano a San Giustino Valdarno, provincia di Arezzo.


Tra le tre soluzioni in cui abbiamo dormito, questa ovviamente è stata quella che ci ha fatto sognare e sentire dei principi. Quando viaggiamo ci sono due tipi di luoghi in cui siamo soliti dormire, quelli “per comodità”, che possono essere anche low budget (basta che siano puliti, non abbiamo molte altre pretese) e quelli “coccola”, proprio come quest'ultimo. A seconda dei viaggi, non sempre ci possiamo permettere le strutture “coccola”, ma cerchiamo di regalarci almeno una notte, possibilmente l'ultima, per chiudere in bellezza.

COSA FARE

Family Tour da Palazzo Vecchio a Firenze


Il primo giorno ci siamo recati alla biglietteria di Palazzo Vecchio e, lasciando semplicemente un documento, ci hanno consegnato uno zainetto contenente tutto l'occorrente per un tour guidato della città in dieci tappe e altrettante attività da svolgere. VV lo ha adorato e anche noi; abbiamo visitato i monumenti principali della città, letto della loro storia, imparato tante cose nuove e ci siamo divertiti, macinando chilometri senza mai un “Sono stanca” o “Mi sto annoiando”.

Visita guidata “Vita a corte” presso Palazzo Vecchio a Firenze


Prima ancora di partire avevamo prenotato una visita guidata, scegliendo tra le molte proposte sul sito (QUI). Anche in questo caso ci siamo divertiti tantissimo, la guida è stata brava, dolce e coinvolgente, e VV si è sentita davvero speciale, tra la scoperta di passaggi segreti e “sfilate d'eccezione”.



Lucca è un gioiellino da girare a piedi, ed è così bella che quasi non viene voglia di andare a chiudersi in un museo. C'è però un biglietto unico che comprende queste tre attrazioni che possono essere divertenti per spezzare il solo e mero passeggiare, soprattutto se con voi ci sono bambini.
Sicuramente il panorama dall'una o dall'altra torre non cambierà molto, però sono diverse e soprattutto hanno storie differenti che è divertente conoscere.
VV non è così attratta da piante e fiori, a meno che non le possa raccogliere, spezzettare, sezionare, analizzare, piantare semi, però grande entusiasmo per lo stagno delle ninfee, dove c'erano parecchie tartarughe, girini, pesciolini,... zanzare... Magari al giardino botanico non andateci come noi, nelle ore più calde sotto un sole cocente, magari.


DOVE MANGIARE

Brunch al Cuculia Ristorante Libreria a Firenze


Il problema delle città molto turistiche è che nei pressi dei luoghi che visiti ci sono solo locali turistici. Vale la pena fare una piccola passeggiata per andare a pranzare, o cenare come preferite, in questo bellissimo ristorante libreria.

Fattoria Il Poggio a Montecarlo (LU)

Andare a Firenze e non assaggiare la fiorentina ci sembrava un'eresia ma, idem come sopra, volevamo evitare i posti troppo turistici. In realtà anche questo lo è, ma è in mezzo alla campagna e, mentre tutti mangiavano fuori sotto i pergolati con quaranta gradi all'ombra, noi abbiamo deciso di pranzare dentro con l'aria condizionata e così eravamo quasi soli.


Usciti dal giardino botanico io avevo solo voglia di cose fresche come, caprese, prosciutto e melone e acqua gasata a garganella. Abbiamo trovato anche penombra, aria condizionata, tranquillità e gentilezza.


La regola del dormire ce l'abbiamo anche per il mangiare; in vacanza cerchiamo sempre di regalarci un pranzo o una cena in qualche bel ristorante. Anche in questo caso non siamo rimasti delusi, mangiato benissimo, coccolati a dovere dal personale e, come direbbe Alessandro Borghese, location perfetta.

COSA LEGGERE


Vittoria ha adorato questo libro, ce lo chiedeva in continuazione, al punto che in alcuni casi abbiamo anche dovuto vietarglielo. Pieno di storie su Firenze, attività da fare e due cartoline che VV ha spedito alle sue migliori amiche; c'erano anche gli adesivi da mettere per ogni monumento che si visitava e non ci è stato permesso saltarne nessuno. Vale mettere l'adesivo del giardino botanico anche se in realtà si è visitato quello di Lucca? Vale, vale.

Leragazze di San Frediano” di Vasco Pratolini

Chi mi segue su Instagram ha seguito la mia ricerca del libro ambientato a Firenze da portare con me durante questa vacanza e molti mi hanno anche dato dei suggerimenti. Alla fine ho scelto questo perché il viaggio era breve e così è anche il libro. Lettura piacevole, perfetta per quando tornavo nella camera d'albergo stanca e accaldata, che mi ha fatto apprezzare un quartiere che in realtà ho solo intravisto. Non mi dispiacerebbe però leggere un romanzo ai tempi dei Medici o proprio su di loro.

A tal proposito, e come chiusura, Firenze e Luccanon solo mi sono piaciute tantissimo, ma mi hanno fatto venire voglia di studiare arte e storia e hanno riacceso in me la scintilla d'amore verso l'Italia e il nostro patrimonio culturale.

lunedì 9 settembre 2019

A bordo campo


Quando uscirà questo post mio marito ed io staremo accompagnando VV alla sua nuova scuola per il primo giorno di primaria. Molto probabilmente sarò concentratissima a mostrare la mia faccia migliore di madre serena, fiduciosa, tutta sorrisi ed entusiasmo, mentre farò del mio meglio per ricacciare indietro le lacrime e tenere a bada il terremoto che mi si starà agitando dentro.
Ogni passaggio che ha dovuto affrontare VV, come lo svezzamento, l'addio al ciuccio e al pannolino, così come il primo giorno di scuola dell'infanzia, sono sempre stati fonte di emozione e preoccupazione, come per ogni genitore, ma sono sempre riuscita a gestirli perché, alla fine di mille tormenti e ragionamenti, ero sempre arrivata alla conclusione che avevo fiducia in mia figlia, nelle sue capacità e «Non conosco nessuno che a diciotto anni porta ancora il pannolino, usa il ciuccio e dorme nel lettone». Insomma, prima o poi ce la si fa.
Quest'anno però sento che è diverso e ho capito che non ha nulla che vedere con VV; riguarda me.
Sei lunghi anni passati in un baleno in cui mi sono alzata, mi sono vestita, mi sono scaldata e mi sono presentata sul campo. Con qualsiasi tempo, in ogni condizione, da sana e da malata, con entusiasmo o poca voglia, con ben chiaro in testa che cosa fare, senza la più pallida idea di che cosa stessi combinando, ho calcato quel prato insieme a mia figlia. Lacrime e sudore, risate e urla, sconfitte e vittorie, piani d'azione, strategie di gioco, schieramenti in campo: non abbiamo perso un giorno di allenamento.
E adesso è arrivato il giorno della prima partita di campionato. Ci troveremo nello spogliatoio, controlleremo l'attrezzatura, l'aiuterò ad infilare la divisa, faremo riscaldamento insieme, le ultime raccomandazioni e poi ci avvieremo lungo il corridoio, verso la luce.
Ed è questa parte che ho compreso essere la più difficile per me.
Noi genitori ci preoccupiamo, vorremo il meglio per i nostri figli, vorremmo dare loro tutto quello che noi non abbiamo avuto e molto di più. Facciamo sogni e progetti sul loro futuro, ce li immaginiamo da grandi, adulti felici e realizzati. Vorremmo risparmiargli sofferenze e delusioni, rinchiuderli sotto la famosa campana di vetro. Pensiamo di conoscerli completamenti, pensiamo di sapere che cosa è meglio per loro, in che cosa sono bravi e in cosa no, vorremo spianargli la strada. Ecco perché a volta ci arrabbiamo tanto, rimaniamo delusi e la prendiamo sul personale. Ma la dura verità è un'altra, facciamo fatica ad accettarlo o addirittura a comprenderlo: è la loro vita, non la nostra.
Sei anni, di cui tre di asilo, per prepararci a questo momento, in cui potremo tifare, incitare, arrabbiarci, spronare, dare consigli e suggerimenti ma la partita è loro, non la possiamo giocare noi. E come un buon allenatore che si rispetti, non possiamo superare quella linea, il nostro posto è a bordo campo.

Buon ritorno sui banchi di scuola a tutti, grandi e piccini!

martedì 26 marzo 2019

La vita, ultimamente 38


Ad un certo punto del pomeriggio, tutti i pomeriggi, mia madre si ferma e dice «Cos'è già, che dovevo fare?» E poi si ricorda che a quell'ora era solita dare a mio padre la pastiglia per il colesterolo. Sabato ha realizzato che era la prima volta che firmava un biglietto d'auguri solo col suo nome. Ora compra la confezione da quattro delle uova, perché sei sono troppe e rischia di buttarle. Cinquantadue anni di vita di coppia sono difficile da lasciare andare.
Sapete quelle persone che continuano ad apparecchiare la tavola anche per la persona che non c'è più? Sto incominciando a pensare che abbia un senso; è un modo per continuare a ricordare, per tenersi strette le persone che hanno fatto parte della nostra vita, della nostra quotidianità. Triste sarà, per me, il momento in cui mia madre non si ricorderà più che a quell'ora dava la pastiglia a mio padre. Per quanto doloroso, io vorrei non dimenticare, per quanto questa triste incredulità mi colga nei momenti più disparati facendomi silenziosamente piangere. Nel dolore, sono felice di pensare a mio padre.

Ho tanto, sicuramente troppo tempo per pensare, perché sono anche convalescente: nel turbinio del lutto, c'è stato il temuto intervento chirurgico. Inizialmente avevo pensato che fosse un'ulteriore sfortuna fosse capitato proprio in questo periodo e avevo preso brevemente in considerazione l'ipotesi di rimandarlo. Per fortuna non l'ho fatto. Tanto vale prendersi “i colpi della vita” tutti in una volta e poi leccarsi le ferite, sempre tutto in una volta. Il dolore fisico sta attutendo quello del cuore, quello del cuore mi ricorda che il fisico guarirà. L'anima forse un po' meno...
non sarai triste per sempre

per sempre
è l'unica cosa che dura per sempre

quando la volta del cielo notturno
si stende su di te
guardala
vedi l'oscurità e la vastità
della sua tristezza
tieni gli occhi fissi su di lei
osserva
il sole che si fa strada
guarda come persino lei, la grande e maestosa volta del cielo,
cambia con
il nuovo giorno

anche questo passerà

Cleo Wade

lunedì 30 luglio 2018

La vita, ultimamente 37


E anche luglio è passato, con lui il tanto temuto quarantesimo compleanno che, grazie a mio marito, amici e familiari è stato davvero indimenticabile, così tanto che Vittoria non ha smesso di farmi gli auguri per giorni e giorni...

(La mia bellissima torta di compleanna fatta con 40 macarons, ideata da mio marito e realizzata dalla pasticceria Pastepartout)
Vorrei dire che è passato senza colpo ferire ma, proprio gli ultimi giorni di questo mese, ho dovuto di nuovo fare i conti con il mio carattere troppo sensibile, le mie difficoltà a gestire i rapporti con gli altri, soprattutto quando vengo ferita. Probabilmente sbagliando, l'unica cosa che so fare in questi casi è andarmene, senza chiedere spiegazioni e senza darne; ho provato in passato ma finivo sempre per non essere compresa (o sono io che non mi so spiegare), aggiungendo così altro dolore al dolore. La cosa che trovo davvero difficile infatti è condividere il mio dolore, perché io ne provo davvero tanto, sicuramente troppo, perché esagero nel mio sentire, la faccio veramente grossa come mi sono sentita dire spesso. Però è così che sento...
Mi rende triste realizzare che, donna fatta e finita, non ho ancora trovato un modo per gestire tutto questo al punto che, quando le maestre mi hanno detto che Vittoria è altrettanto sensibile, in cuor mio ho pianto disperata: come le insegnerò una cosa che non so fare?
Voi come vi comportate quando qualcuno vi ferisce? Glielo fate sempre presente? Riuscite a farvi comprendere? O, come me, scegliete la fuga e la solitudine?


Ma bando alla tristezza, ho ancora occhi, cuore e orecchie (le cicale, quante cicale!) pieni del bellissimo viaggio fatto nella Francia del sud. Sono stati giorni intensi e pieni di emozioni, che condividerò con voi in un post dedicato, se vi va.
Nel momento in cui leggerete questo post, avrò raggiunto in montagna Vittoria, che mi ha preceduta di qualche giorno insieme ai nonni. Sarà la nostra prima estate nella nuova casa, ci aspettano quindi giornate di scoperte, avventure, sentieri nuovi da percorrere, piccole cime da scalare, nuove tradizioni da creare. Ma, come ormai saprete, sarà anche la mia vacanza del dolce far niente, dei ritmi rallentati, niente wifii e televisione ma tante, tante letture.
Sarà l'estate in cui ho letto “Le onde”, libro che Virginia Woolf scrisse proprio a quaranta anni, direi quindi il momento perfetto per me per leggerlo. Nel suo diario, il 17 luglio (giorno del mio compleanno!) del 1931 scriveva:
Sì, stamattina credo di poter dire che ho finito. [] La mia opinione personale – Dio mio – è che si tratta di un libro difficile. Credo di non essermi mai sentita così spossata. [] E può darsi che sia un fiasco. E di più non posso fare. E mi pare buono ma incoerente, denso, tutto a scatti. Comunque è elaborato, compatto. Comunque ho cercato di cogliere la mia visione: se non è un risultato, è un tentativo nella direzione giusta. Ma sono inquieta. Può darsi che come effetto generale sia debole e cincischiato. Dio solo lo sa. Come ho detto, e lo ripeto per sottolineare la leggera esaltazione un po' sgradevole che ho dentro, sono ansiosa di sentire cosa dirà L. quando verrà – forse domani sera o domenica mattina – nella mia stanza in giardino col manoscritto, si metterà a sedere e comincerà: “Dunque!”
Come ogni anno, il blog chiuderà i battenti per poi riaprirli il 3 settembre.

Vi auguro un'estate da cicale, non per canta che ti passa, ma perché questo animale così bistrattato era in realtà in passato simbolo di purezza e risurrezione e il nuovo anno, settembre per me, si avvicina.
Che le vacanze abbiano inizio, dunque!

giovedì 26 luglio 2018

Travel with kids


Vittoria non ha fatto il corso di acquaticità quando era neonata e nessun altro tipo di corso in piscina; solo il pensiero mi stancava. Preparare la borsa con tutto l'occorrente per lei e per me, l'idea di doverci lavare e vestire entrambe finita l'attività, asciugare i capelli, recuperare accappatoi, costumi, asciugamani, ciabatte, shampoo, bagnoschiuma e soprattutto la grande incognita: in tutte questo, la bambina dove l'appoggio? Perché immagino non si possa entrare col passeggino e non credo ci siano fasciatoi sufficienti per tutti. Cosa fai, stai bagnato in accappatoio ad aspettare il tuo turno? Centinaia di genitori frequentano i corsi in piscina, io però non ci ho mai neanche voluto provare con Vittoria e se non l'ho fatto, secondo me, il motivo era molto semplice: non mi interessava veramente.

(Colle San Giovanni 2013 - Le sonore dormite che si è fatta in quel marsupio)
Credo la stessa cosa accada a chi dice che gli piacerebbe tanto viaggiare con i bambini ma alla fine non lo fa perché è troppo complicato: l'incognita spaventa, l'idea di quanto potrebbe essere faticoso fa passare la voglia che, forse, è già scarsa di suo. Non c'è niente di male, se non si fa acquaticità o non si visitano tutte le capitali europee col bimbo nel passeggino non si è genitori di serie B.

(Costa Azzurra 2014 - Il mal di schiena che avevamo perché VV non sapeva ancora camminare)
Ma, e ripeto ma, se il desiderio di fare una cosa, nello specifico viaggiare, è molto forte io vi suggerisco di non rinunciare, di lanciarvi e partire. Non aspettate che i bambini crescano, fate del viaggio un'attività quotidiana (come vi ho raccontato QUI), quello che ci vuole secondo me è pratica e metodo. Nessuno nasce imparato e sbagliando si impara, you know?

(Berlino 2015 - Una città parco giochi)
Magari non iniziate subito con il giro del mondo in 80 giorni, magari invece di andare nel solito paesino della Liguria, vi spingete fino in Costa Azzurra. Magari iniziate con una giornata intera fuori casa, poi una notte, poi due... Magari per le lunghe distanze per qualcuno è più comodo l'aereo, per altri è più semplice spostarsi in macchina (ad esempio noi siamo andati fino a Berlino in auto). C'è chi non ha problemi a fare le valigie la sera prima di partire, per me, che è la cosa più stressante del viaggio, funziona meglio farle con grande anticipo. Finché non proverete, non scoprirete mai che cosa è meglio per voi.

(Scozia 2016 - Il permesso di camminare sotto la pioggia senza ombrello)
Mentirei se vi dicessi che non è stancante e che non ci saranno momenti neri in cui vi domanderete chi ve l'ha fatto fare, quando ci ripenso mi viene in mente solo una cosa: se solo li avessi accettati con più leggerezza, se mi fossi arrabbiata di meno, se avessi accettato l'accaduto con più fatalità, se mi fossi ricordata che sarebbe stata solo una fase.

(Cracovia 2017 - Santo papà sherpa che porta sulle spalle tutto ciò che è utile all'intera famiglia)
Alcune mie reazioni mi sono spiaciute molte e soffro ancora nel ricordarle, di essere partita non mi sono pentita mai. Forse vi aspettavate un post più pratico, ma alla fine questo è l'unico consiglio che mi sento di darvi: partite, divertitevi e create i vostri ricordi di famiglia!

lunedì 2 luglio 2018

La vita, ultimamente 36


Incominciamo dal fondo: Vittoria che si prende la varicella e di conseguenza trascorriamo le ultime due settimane di giugno chiuse in casa. Tra tutte le malattie virali dell'infanzia, la varicella era quella che temevo di più e facevo bene; purtroppo Vittoria l'ha presa in misura davvero virulenta e per me è stato uno strazio assisterla. Lei è stata davvero stoica e, al posto suo, io mi sarei lagnata molto di più del prurito e del fisico ricoperto completamente di pustole.

(Alle ballerine, dopo lo spettacolo, si regalano fiori)
 
Memore di quello che era successo ad inizio anno in seguito sempre a malanni vari e clausura, sono corsa ai ripari per salvaguardare il mio benessere mentale e, di conseguenza, di tutta la famiglia. Anche se il bisogno non era veramente reale, ho comunque pianificato le visite dei nonni, così da potermi permettere di uscire, anche solo per una passeggiata al mercato a comprare frutta e verdura o per dedicare del tempo solo a me stessa.
Ho anche approfittato di mia suocera chiedendole di portarmi dei pasti pronti; cosa che quella santa donna non aspettava altro di poter fare: riempirmi il frigo. In questo modo io avevo più tempo per stare con VV perché, ragazzi, se c'è una cosa che vuole quando è malata sono io e, come dire, mi marca veramente stretto.

(Quanto sembra grande in questa foto?)

Per fortuna arrivavamo entrambe da due settimane ricche di emozioni e belle esperienze, così come è stato un bel incentivo il pensiero dell'approssimarsi delle vacanze estive. Nell'ordine c'è stata la festa di fine anno della scuola di VV, il compleanno di Vittoria e il suo primo saggio di danza classica; la sottoscritta ovviamente non si è risparmiata con le lacrime, al punto che sto valutando di iniziare ad usare il mascara waterproof...

(Quanto vorrei avere abbastanza spazio da tenere un tecnigrafo da usare come mood board. Questo è di Neò Natura su misura, lo studio di architettura che ha ospitato il workshop)
 
Dopo il corso di letteratura americana tenuto da La McMusa, anche questo mese mi sono seduta ad un banco di scuola; ho partecipato infatti al workshop “Ho una storia per te” tenuto da Lorenzo Naia, alias La Tata Maschio e Marta Pavia, alias zuccaviolina. E' stata una bellissima giornata di sole trascorsa in mezzo a persone appassionate come me di storie e del raccontare, ci siamo impegnati per imparare a farlo attraverso sia le parole che le immagini su Instagram; è stato bello per me poter condividere la mia passione per questo Social, confrontarmi e mettermi alla prova. Ora penso che per un po' non frequenterò più corsi; dopo tanto seminare è tempo di tirare le fila e di pensare al raccolto.

E poi le vacanze, sono sempre più vicine...

lunedì 4 giugno 2018

La vita, ultimamente 35


Il tempo non ci ha fermati, anche se ce l'ha messa davvero tutta e non sembra intenzionato ad arrendersi. Maggio è stato un mese molto ricco di impegni, uscite, scoperte ed avventure e posso dire di essermelo davvero goduto, nonostante la pioggia quasi perenne.

(Ormai siamo naturalizzate inglesi: la pioggia non ci ferma)
 
Ad inizio mese ho partecipato a una presentazione di un libro insolita: “A cena con le scrittrici”. Ma l'aspettavo un po' diversa, perché immaginavo proprio di sedere a tavola con alcune delle autrice della raccolta di racconti “Brave con la lingua. Come il linguaggio determina la vita delle donne” pubblicato da Autori Riuniti; invece si è prima tenuta una presentazione e poi ha avuto luogo la cena a buffet. Purtroppo non sono riuscita a superare la solita ritrosia e timidezza che mi prende in queste situazioni dove non conosco nessuno e così, sebbene la presentazione sia stata interessante, è risultata in un'occasione mancata. Colpa mia.


Come non menzionare il Salone del Libro di Torino? Sembrava impossibile superare l'enorme successo dello scorso anno e invece i numeri sono stati da capogiro: vi dico solo che nella giornata di sabato ad un certo punto hanno dovuto bloccare gli ingressi perché si era raggiunta la capienza massima del Lingotto. Nonostante questo, le voci di crisi, problemi economici, accordi che non funzionano continuano ad oscurare il cielo e le sorti del Salone sono sempre incerte. Questo mi dispiace molto e ci sono stata così male al punto che ultimamente sto prendendo un po' le distanze dalla macchina infernale che è l'editoria per tornare al mio primo amore: il libro e la lettura.


Quale migliore occasione per coltivare questo amore di un corso sul racconto americano? Potevo forse rifiutare quando mio marito mi ha proposto come regalo di compleanno, in anticipo, il corso “Told in the USA” tenuto niente po po di meno che da La McMusa, alias Marta Ciccolari Micaldi? Se non la conoscete vi invito a visitare la sua pagina Facebook e se siete appassionati di cultura e letteratura americana non potete non iscrivervi alla sua newsletter. Poi organizza viaggi da sogno, chissà che un giorno non riesca a prendervi parte... Marito???

(Da bravi turisti, compriamo cartoline, anche di Torino)
 
Abbiamo approfittato di tutte le volte che si diradavano le nuvole per stare all'aria aperta, goderci i caldi raggi del sole e il pieno rigoglio della natura in primavera. Abbiamo espresso desideri con le prime fragole, le ciliegie, il melone, l'anguria (ma quanto è buona la frutta di questo periodo?!) e anche in posti che non conoscevamo di Torino. E forse non c'è cosa più bella di scoprire e riscoprire la città in cui si abita.

(Ecco una cosa che ho imparato durante il Safari Urbano: non esiste solo il toro a Torino per esprimere i desideri, c'è anche Cristoforo Colombo, solo che è meno conosciuto e più nascosto)
 
E tornare a sognare.

giovedì 24 maggio 2018

Safari Urbano


Credo si sia ormai capito quanto a mio marito e a me piaccia fare sempre nuove scoperte ed esperienze e come sia importante per noi cercare di farle anche nella vita di tutti i giorni, non solo in vacanza.
Quando sono venuta a conoscenza di questa iniziativa ho subito pensato fosse perfetta per noi, peccato Vittoria non avesse ancora l'età adatta e così mi è toccato pazientemente aspettare; l'attesa forse ha reso tutto ancora più bello e finalmente alcuni sabati fa è stato il nostro turno per il “Safari Urbano”.

(Gli esploratori ricevono il materiale)
Come recita il sottotitolo l'iniziativa è per una “Città a misura di bambino” e la visita è proprio studiata su di loro; i bambini diventano così partecipanti attivi e non passivi, vengono stimolati ad osservare e a notare nuove prospettivi di luoghi che forse conoscono già e svolgono anche alcune attività, che potranno poi finire a visita conclusa, come ricordo delle belle ore trascorse passeggiando.


Noi abbiamo scelto la formula safari privato, ma periodicamente vengono organizzate visite di gruppo (vi consiglio di iscrivervi alla pagina Facebook per essere sempre informati). Abbiamo coinvolto zii e cuginetti e abbiamo trascorso una bellissima giornata in compagnia.


Vittoria non vedeva l'ora di andare in perlustrazione, era emozionata all'idea di avere lo zainetto proprio come un esploratore e, secondo me, ci avrebbe volentieri lasciati a casa perché si premurava spesso che noi restassimo indietro, il safari era per i bambini!

(Qualcuno ha anche preso appunti)
 
 (Il momento dell'attività!) 
La guida che ci ha accompagnato ha subito conquistato i piccoli, dolce e paziente ha saputo interessarli e renderli partecipi, rispettando i loro ritmi e tempi. Un format che funziona, ne abbiamo avuto prova quando Vittoria è stata in grado di raccontare da sola a degli amici venuti poi a cena a casa nostra tutto il percorso, ricordando anche i nomi dei luoghi o i monumenti che avevamo visitato.

(Controllanda sulla mappa il percorso fatto e le cose viste)
Inutile aggiungere che il gioco dei giorni seguenti è stato quello della guida: cartina in mano girava per casa, diventata ovviamente castello, mostrando stanze e oggetti, le carrozze parcheggiate in giardino (erano le macchine) e avrei voluta filmarla mentre indicava tutta entusiasta il divano, in cui «Ci si può anche sedere e leggere delle storie!» Cosa che abbiamo prontamente fatto. Libro sulle principesse, ovviamente.

(E dopo essersi rifocillati, gli esploratori sono tornati all'opera)
Il progetto è curato e ideato dalla travel designer Deborah Croci e la Tata Maschio Lorenzo Naia e si avvale delle cartine di Italy for Kids e le schede illustrate da Burabacio; ci ha accompagnato nella visita Sara Vescovo, guida turistica accreditata. E dopo Torino, ora il safari è arrivato anche a Bologna, Milano e Firenze.