lunedì 29 maggio 2017

Quelli che il Salone


C'è una scena nel film “Will Hunting – Genio ribelle” in cui Matt Demon confida a Robin Williams di aver conosciuto una ragazza ma di non voler continuare a frequentarla, per paura di scoprire che non è così perfetta come sembra. In risposta Robin Williams gli racconta alcune cose che gli mancano di sua moglie, morta da due anni: soffriva di flautolenza, ad esempio.
Sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci. Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall'incertezza. La ragazza che hai conosciuto, non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l'uno per l'altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità.
Quando è successo quello che sappiamo essere successo al Salone del Libro di Torino la scorsa estate è così che l'ho vissuto: come un piccolo lutto. Non mi capacitavo che sarebbe potuto non esserci più, che VV sarebbe cresciuta senza poterci andare ogni anno così come aveva sempre fatto da che era nata.
Di questo ho avuto conferma quest'anno, durante i giorni del Salone: che siamo intimi, che un po' mi appartiene, lo sento mio, è casa mia e lo amo, pur con tutte le sue imperfezioni.
«Quelli che il Salone». Che si ritrovano ogni anno, che si riconoscono anche se non si sono mai visti, che amano i loro riti, le code interminabili davanti agli ingressi e alle sale dei convegni, le torme di bambini in cui si rischia continuamente di inciampare, la pizza consumata nei corridoi, seduti per terra, il caldo, la ressa, il frastuono, gli andirivieni estenuanti, tutto ciò che rimarrà scolpito nel ricordo come un’impresa, una conquista che all’aspetto culturale aggiunge l’ineffabile piacere della prova eroica di resistenza a cui sottomettersi una volta l’anno. Il Salone di Torino è caotico, scomodo, imperfetto, vitale. Anche per questo piace.
Possono fare tutte le fiere del mondo: più belle, meglio organizzate, con i big, l'aria condizionata, divani su cui sedersi e niente coda di fronte ai bagni. Ma non saranno mai il Salone Internazionale del Libro di Torino.
Una comunità di lettori non si improvvisa di punto in bianco. Ed è questo che i Grandi scissionisti non hanno capito, o hanno capito troppo tardi, finendo con l’andare a sbattere contro la sperimentata e (da quest’anno) «lagioiosa» macchina da guerra del Salone. Il dio acceca chi vuole perdere, dicevano gli antichi. Perché poi abbia sentito il bisogno di perderli, è una domanda che gli interessati dovrebbero porre a se stessi.
E' questo che ho percepito in questi giorni passati nel Lingotto, di fare parte di una comunità e ho tenuto fede al mio buon proposito di andare oltre il confine del mio guscio: non sempre ci sono riuscita, perché è difficile abbandonare se stessi, ma più di una volta una me impacciata e imbarazzata ha apostrofato perfetti sconosciuti. Pochi, alla fine, gli incontri che mi ero segnata e a cui ho preso parte, tanti invece quelli umani, così come tanti sono i libri che ho comprato. L'avevo annunciato che il mio tifo sarebbe stato sfegatato!


Where everyone at all can come, for imagination is free.

Jeffer Winston

(I brani in corsivo, a parte il dialogo del film, sono tratti da questo articolo de La stampa)

lunedì 22 maggio 2017

Le colpe dei padri


Non mi sembra di esagerare se dico che non c'è torinese che non abbia almeno un padre, una madre, uno zio, una sorella, un cugino, un nonno, un parente insomma, che lavori o abbia lavorato nella Fiat o nell'indotto. Non sarebbe esistita la Fiat senza Torino e non esisterebbe Torino, com'è adesso, senza la Fiat; una One Company Town, una città che è stata plasmata da un'azienda, che ha visto quest'ultima determinare economia, composizione sociale, cultura urbanistica. Una città tenuta in pugno, ostaggio, di un'azienda, che poteva determinare le sorti di chi vi lavorava e vi abitava.
Se per la rubrica Turineisa ho scelto di leggere “Le colpe dei padri” di Alessandro Perissinotto, secondo classificato al Premio Strega nel 2013, e non il suo ultimo libro da poco pubblicato (questo, se vi interessa) è stato proprio per avere un racconto di tutto questo: di Torino e la Fiat, di qualcosa che in qualche modo mi appartiene, perché è qui che sono nata e cresciuta e tutte queste cose fanno parte della mio passato e del mio presente.
Questo libro narra la storia di Guido Marchisio, figlio della Torino bene, uomo arrivato, con una carriera in ascesa come dirigente di una multinazionale. Lo smantellamento che intraprenderà di quest'ultima, per conto dei vertici, farà da contraltare allo sgretolamento della sua vita personale, delle certezze su cui aveva sempre fatto affidamento. Chi è davvero Guido Marchisio? A fare da sfondo Torino e la sua industria, gli operai da una parte e i padroni dell'altra, che si fronteggiano e si scontrano, gli anni di piombo poi, le Brigate Rosse, la paura e la violenza.

...noi ci tenevamo all'azienda più di quanto ci tenessero i padroni; nessuno di quelli della mia età, ma anche di quelli più giovani, riuscirebbe a immaginare Mirafiori senza la Fiat Mirafiori... Tenevamo alla fabbrica, alle fabbriche, come alla nostra casa. Lo so che è difficile da credere, ma, appena finita la guerra, sono stati gli operai, di loro spontanea volontà, ad andare a togliere le mine che i tedeschi avevano messo negli stabilimenti.. io, nel '45 avevo ventitré anni e, malgrado avessi fatto il partigiano, quando si è trattato di sminare la Grandi Motori mi tremavano le mani, però l'ho fatto. L'ho fatto per Torino...

lunedì 15 maggio 2017

Bookcoaching Torino al Salone Off!


Un anno fa, proprio durante il Salone del Libro di Torino, incrociai tra uno stand e l'altro Flavia, la mia collega di Bookcoaching, e lei mi mostrò una graphic novel che aveva appena acquistato: l'aveva molto incuriosita e mi disse che forse avremmo potuto usarla durante uno dei nostri incontri. Così fu e non solo: durante l'incontro intervistammo tramite Skype l'autrice, che vive a Roma.
Mai avrei immaginato che a distanza di un anno, sempre in occasione del Salone del Libro di Torino, per la sezione Off, Flavia ed io avremmo organizzato un incontro proprio su una graphic novel, proprio con quell'autrice in persona.
E' con grande emozione quindi che vi invito sabato 20 maggio alle ore 19 presso la Libreria Pantaleon, Via Giuseppe Grassi 14 a Torino, con noi Simona Binni e la sua nuova graphic novel “Silverwood Lake” edita da Tunué. Non mancate!


Ma in fondo ogni vuoto non è che la memoria di un pieno...

Simona Binni

venerdì 12 maggio 2017

Il mio programma del Salone del Libro 2017


Non facciamo gli ipocriti. Non facciamo finta che non sia successo niente; che non ci sia stata una scissione, che non ci siano state delle polemiche, che non ci sia di mezzo una competizione. Sicuramente mi sfuggono le motivazioni, non sono così addentro e neanche mi interessa esserci, e i torti e le ragioni saranno da suddividere perché la colpa non sta mai da una parte sola, ma se si vengono a creare due fazioni non ho paura di dire per chi tengo. Anzi, una tristezza infinita per tutti coloro che sono sui social o lavorano nei mezzi di comunicazione per non aver avuto il coraggio di raccontare e descrivere come è stata (per davvero) la prima edizione di Tempo di libri a Milano. Capisco i loro timori, non voler offendere nessuna parte perché hanno da mettere il pane in tavola, ma il pericolo è che le persone come me, che li seguono, lo faranno con meno fiducia. Io non ci sono stata, quindi mi astengo da ogni giudizio, ma la mia impressione è stata confermata da quei pochi che ne hanno scritto in maniera oggettiva e lo so che non si dovrebbe mai gioire delle disgrazie altrui, però...
Mi fermo qui, aggiungo solo che il mio tifo sfegatato va a Torino e che lo dimostrerò cercando di essere presente e spendendo una sfacciata somma di denaro in libri (che sacrificio, direte voi...)

(io che esco dal Salone del Libro 2017 e vado a Tempo di Libri)

Ma bando alle ciance e veniamo al motivo per cui sono qui a scrivervi: il mio programma del Salone Internazionale del Libro di Torino 2017! Riuscirò a farmi ispirare dal bellissimo tema di quest'anno “Oltre i confini” per superare i limiti della mia timidezza e parlare, conoscere, interrogare e scoprire ancora di più le realtà che stanno dietro ai miei amati libri? Ce la metterò tutta.

L’immagine dell’edizione numero trenta è un libro che scavalca un muro: non è, chiaramente, di questi tempi, un'immagine neutrale. Non è un'immagine oleografica, perché la cultura - per chi la intende come la intendiamo noi - non è un oggetto da mettere in vetrina ma una forza viva, trasformativa, che modifica il paesaggio circostante, che qualche volta cambia addirittura le carte in tavola, o le regole del gioco, che non ti lascia come ti aveva preso, che ti consente di fare esperienza.

Nicola Lagioia, direttore editoriale

Quando si dice avere l'imbarazzo della scelta:

Varcando la soglia del trentesimo Salone del Libro di Torino sarà il pubblico stesso ad essere condotto “oltre il confine”: per scoprire il volto autentico degli Stati Uniti con la sezione “Another side of America”; per incontrare donne che stanno cambiando il mondo, protagoniste di “Solo noi stesse”; per lasciarsi sorprendere dai reading di “Festa Mobile”; per affacciarsi sul futuro con gli appuntamenti de “L’età ibrida”; per conoscere l’Italia che risorge dal terremoto, ospite della programmazione “Il futuro non crolla”; per riconsiderare il vero valore del cibo e dell’alimentazione negli spazi di “Gastronomica”; per imbattersi nell’arte e nell’illustrazione di grandi maestri con “Match. Letteratura vs Arte”; per confrontarsi con la letteratura di frontiera dei “Romanzi Impossibili”; per trovare settantuno festival culturali italiani riuniti nel “Superfestival”; per farsi trasportare dalle sonorità dello spazio “Music’n’Books”; per assaporare la quiete autentica entrando dentro “L’isola del silenzio”; per far crescere i propri figli e nipoti con un libro in mano grazie al “Bookstock Village”; per superare i confini della fantasia con le iniziative per Tolkien e King. Ma ancora, per udire le mille lingue della letteratura mondiale, per celebrare grandi personaggi ed eventi del passato di cui ricorrono gli anniversari, per fermarsi ad ascoltare l’autore più amato, per approfondire gli argomenti di chi ha fatto dell’editoria il proprio mestiere.

Personalmente mi sento di evidenziare queste due iniziative:

I migliori libri della nostra vita”, Laboratorio Parole 1, Bookstock Village, tutti i giorni alle 15:30 - Piccoli Maestri è un'associazione di scrittori e scrittrici. Vanno nelle scuole gratuitamente a raccontare e leggere i libri che hanno amato, quelli imprescindibili: per contagiare i ragazzi con l'amore per la lettura e per tornare al cuore della propria passione. Ogni giorno, tre di loro, li racconteranno al pubblico del Salone.

Il lettore contro tutti. Accordi e disaccordi nel mondo libro”, Sala Editoria, tutti i giorni alle 14:00 - Un lettore a rotazione si confronta e si scontra con un esponente della filiera del libro sulle tematiche più controverse che attraversano oggi il mondo dell’editoria.

Ed ecco la mia personalissima selezione (venerdì 19 non so ancora se ci sarò):

giovedì 18 maggio

10:30 - “La lettura condivisa. I gruppi di lettura si raccontano” - Sala Rossa

13:30 - “I mestieri del libro: gli eventi intorno al libro” - Arena Bookstock

sabato 20 maggio

11:00 - “Daria Bignardi dialoga con Miriam Toews” - Sala Azzurra

12:00 - “Scrittori degli Stati Uniti d'America. Incontro con Richard Ford” - Sala 500

14:30 - “Il più grande scrittore americano secondo me. Philiph Roth, secondo Francesco Piccolo, incontra D.F. Wallace, secondo Sandro Veronesi” - Sala 500

15:30 - “Modus Legendi: la rivoluzione dei lettori va in classifica. Incontro con Claudio Morandini, autore di Neve Cane Piede” - Spazio Autori

17:00 - “Omaggio a Kent Haruf. Licia Maglietta legge Le nostre anime di notte” - Sala 500

domenica 21 maggio

10:30 - “Il Web e i Social Media per comunicare e promuovere l'editoria indipendente” - Sala Editoria

15:30 - “Come gli scrittori vivono i Social Network” - Spazio Prospettive Digitali

17:30 - “Lessico sentimentale: Domenico Starnone si racconta” - Sala Rossa

lunedì 22 maggio
(marito, figlia e nonna munita)

10:30 - “Piccola orsa. Little one. Letture ad alta voce in lingua originale di Jo Weaver” - Laboratorio Nati per Leggere, Bookstock Village

11.30 - “Il leone felice. Lettura laboratorio con Alessandro Alva” - Laboratorio Nati per Leggere, Bookstock Village

13:00 - “Festa in maschera con Dory” - Laboratorio Parole 1, Bookstock Village

13:45 - “I mestieri del libro. Raccontar libri, istruzioni per l'uso” - Arena Bookstock Village

14:15 - “Il giardino dei musi eterni. Incontro con Bruno Tognolini” - Laboratorio Parole 2, Bookstock Village

15:30 - “Quante storie Bombetta” - Laboratorio Nati per Leggere, Bookstock Village

16:45 - “Storie per trovare amici” - Laboratorio Nati per leggere, Bookstock Village

Tra un incontro e l'altro sorprese, scoperte, conoscenze, chiacchiere e condivisione. Io ci conto, ci vediamo lì?

lunedì 8 maggio 2017

Turineisa - Una rivista e 3 case editrici


Il dato giorno alla data ora può venire l'elettricista?”
Guarda che c'è il Salone...”
E' tra due settimane”
Ah... ok”

Sei libera venerdì?”
C'è il Salone”
E' tra due settimane”
Ah... ok”

...and repeat. Nei giorni scorsi ero messa così: dovevo continuamente guardare il calendario per ricordarmi che al Salone Internazionale del Libro di Torino mancavano ancora due settimane. Quale miglior modo per cercare di contenere l'eccitazione presentandovi alcune realtà torinesi, in attesa di conoscerne altre di persona al Salone?
Qui di seguito una neonata rivista letteraria e tre case editrici, tutte Torinesi doc, così come si raccontano sui loro siti:

DIECICENTO

Tutti amiamo le storie: raccontandole costruiamo senso e diamo ordine al mondo. A noi piacciono in particolare quelle brevi; “DieciCento” è una rivista letteraria che si occupa di racconto. Perché le troviamo speciali? Parafrasando Julio Cortázar, il racconto è una sfera, una “meraviglia di perfezione”; la sua forza è quella di ritagliare un frammento significativo di realtà imponendogli determinati limiti fisici e facendo sì che vada oltre la storia che contiene. Analogicamente il racconto sta al romanzo come la fotografia al cinema.
“DieciCento” si propone di offrire il suo entusiastico contributo alla promozione di quest’arte pubblicando inediti che abbiano un sottile fil rouge: il legame della storia con Torino, città dove la rivista nasce e dove da qualche anno si sperimentano con successo nuove narrazioni. Questo è il confine, la mappatura dalla quale desideriamo che parta l’immagine contenuta nel racconto, l’apertura verso il mondo. Oltre alle pubblicazioni di racconti, su “DieciCento” troverete approfondimenti a cura della redazione: interviste, recensioni di raccolte edite e, perché no?, ogni tanto vi racconteremo anche le nostre storie su Torino.


AUTORI RIUNITI

L'unica casa editrice fatta solo da autori!
Il sogno è nato in una sera d’agosto torinese, calda e profumata. L’idea forte, rivoluzionaria alla base, i primi piani di lavoro, fogli da riempire, contatti da stringere, le proposte che si accumulano, i manoscritti da valutare. La lista di cose da fare: un’enormità. I libri, gli autori, i tipografi, la distribuzione, i librai, i social, i lettori. Ogni ambito, ogni aspetto affrontato con pazienza, tenacia, curiosità ed entusiasmo. Le ore rubate alle nostre vite, al lavoro, davanti a caffè, pizze napoletane da asporto, birre e risate, il cielo da fissare in pausa sigaretta (che poi pausa vera non è, perché si rimugina), i punti sulla lista che man mano vengono risolti. È stata una lunga e intensa cavalcata: e abbiamo appena cominciato. E su tutto il lavoro, la fatica, l’impegno, una domanda che aleggiava sempre: saremo in grado? Saranno in grado gli autori di diventare anche editori? Di ricoprire ogni singola mansione di una casa editrice, dall’editing alla grafica, dalla correzione bozze ai rapporti con i distributori e le librerie, dalla promozione agli aspetti tecnici, burocratici e amministrativi? A fare tutto quello che bisogna fare, nel modo giusto? Ora siamo pronti a far rispondere i nostri libri per noi.
Merita già solo leggere il loro manifesto, aggiungo io, QUI.

DIABOLO EDIZIONI

Sono passati cinque anni da quando, nell’autunno del 2011, nacque Diábolo Edizioni, ramo italiano di Diábolo Ediciones, uno fra i più dinamici editori di fumetti del panorama spagnolo. Ora quel ramo è cresciuto, è diventato un albero, ancora giovane ma rigoglioso, che ha messo solide radici in Italia ed è pronto a dare frutti tutti suoi. Succede che Diabolo abbandoni così l’accento fonico della grafia castigliana, per diventare a tutti gli effetti una realtà editoriale italiana, con una gran voglia di contribuire al fantastico momento del fumetto nazionale, pur mantenendo lo sguardo attento sul meglio della produzione di tutto il mondo. A parte questo non cambierà poi molto: grande cura nella scelta dei titoli, massima qualità nella finitura tipografica dei volumi, ampia varietà e ricchezza delle proposte, storie e immagini necessarie, capaci di lasciare segni indelebili nei nostri lettori.

LAS VEGAS EDIZIONI

La prima domanda che ci fanno tutti è: “Perché chiamare una casa editrice Las Vegas?” Las Vegas evoca peccato, gioco d’azzardo, luci al neon e spogliarelliste – tutte cose che c’entrano poco con i libri. Ma è anche il posto in cui tutto è possibile e i sogni possono diventare realtà. Abbiamo una visione anti-snob della letteratura. Crediamo che uno dei compiti di un editore sia quello di avvicinare la gente ai libri, non di allontanarla facendole credere di non essere all’altezza. A Las Vegas tolleriamo tutto, ma non le torri d’avorio. E allora entrate nella nostra città, fatevi travolgere dalle luci e dai colori delle nostre storie. Scommettete su di noi. Fatevi emozionare dai nostri libri, così come noi ci siamo emozionati quando li abbiamo scelti tra le centinaia di manoscritti che ci arrivano ogni anno.

Ora non rimane solo che superare il confine dello schermo e incontrare queste realtà dal vivo. Prossimamente, il mio tradizionale programma del Salone del Libro, edizione del trentennale!

lunedì 1 maggio 2017

La vita, ultimamente 22


E' primavera, svegliatevi bambine... aprile fa il rubacuor” cantava Claudio Villa. Quanta voglia di svegliarsi c'è da queste parti!


A partire dal corpo, che non vedeva l'ora di scrollarsi di dosso il freddo invernale, di alleggerirsi dagli abiti pesanti e rinnovarsi, dentro e fuori. Per scacciare la patina di grigio e la stanchezza, sto usando questo siero e mi sto trovando molto bene, vedo l'effetto già appena indossato; per aiutare il mio corpo mi sto sforzando di bere molto e di farmi una tisana almeno una volta al giorno: alterno tra depurativa, drenante, antiossidante, finocchio, camomilla e tante altre varietà che ho scovato al supermercato.


Con le belle giornate e il caldo mi sto regalando anche lunghe passeggiate, cerco di mantenere un ritmo sostenuto (con la speranza di riprendere a correre quanto prima), ma approfitto anche per fermarmi ed ammirare la natura che si sta risvegliando (ciao mindfullness!). La bella stagione vuole anche dire gite fuori porta, fiere, mercatini e tempo all'aperto passato insieme alle persone che più amo.


Abbiamo anche rinnovato la tessera musei e nei giorni di pioggia ne abbiamo approfittato per rifugiarci tra l'arte. In contemporanea al Museo di Arte Contemporanea presso il Castello di Rivoli (dove abito) e alla GAM, Museo di Arte Moderna di Torino, è in corso la mostra “L'emozione dei colori nell'arte”. VV è più grande e più consapevole e, se da una parte la cosa mi preoccupa perché essendo molto sensibile ho timore che alcune cose possano impressionarla, dall'altra è sempre più partecipe, commenta, esprime i suoi apprezzamenti, fa domande ed è curiosa. Non sono un'esperta d'arte ma tenendoci molto alla comunicazione, sono felice di esplorare tutte le sue possibili forme e lo sono ancora di più quando VV mi chiede di ritornare a vedere una mostra.


Le mie letture sono quasi tutte dedicate al bookcoaching e al nuovo ciclo in corso a Milano, ma per fortuna riesco ancora a dedicarmi degli spazi tutti per me. In questo ultimo mese ho letto due libri che mi hanno, ognuno a modo proprio, molto colpita e fatta riflettere sul rapporto madre e figlia e su quello con le persone che fanno parte della nostra famiglia. “Mi chiamo Lucy Barton” di Elizabeth Strout mi ha insegnato l'importanza del perdono e “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews mi ha spinta a domandarmi quanto siamo disposti a lasciare libere le persone che amiamo, anche se questo significa lasciarli andare.

E voi, come avete trascorso queste prime settimane di primavera?

lunedì 24 aprile 2017

Il ministero della bellezza


Provate a immaginare questo: un parrucchiere di enorme fama, non vedente, che riesce a salire al governo, istituire un ministero basato solo ed esclusivamente su severi canoni estetici e che incomincia pian piano a riorganizzare la vita degli italiani, prendendo sempre di più il sopravvento. Gli specchi sostituiscono la segnaletica stradale, cibi e bevande poco sani vengono messi al bando, l'ingresso ai centri urbani sono permessi solo dopo una selezione e chi non è abbastanza bello è obbligato ad indossare un sacchetto di carta con i buchi per gli occhi per potervi entrare, fino ad arrivare a un controllo delle nascite basato sulle capacità genetiche dei genitori di mettere al mondo dei bambini di bell'aspetto.
Quando il protagonista del libro, uno scrittore trentenne, capisce che non gli sarà più possibile pubblicare un libro perché non è abbastanza avvenente, cercherà prima di reagire e ribellarsi, poi cercando di farsi beffa del sistema ingaggiando una controfigura, una sorta di avatar.
Nel terzo libro della rubrica Turineisa “Il ministero della bellezza” di Marco Lazzarotto entriamo in quella che viene definita una realtà parallela, un universo distopico in cui vengono esasperati gli aspetti più inquietanti degli eventi sociali degli ultimi anni: i reality, il narcisismo dei Social e una politica dell'immagine sempre più preponderante.
Una lettura scorrevole e leggera che vi strapperà spesso un sorriso con i suoi paradossi e controsensi, ma non potrete fare a meno di non accorgervi del retro gusto amaro. A me ha fatto venire in mente questa frase, ricopiata su un mio quaderno parecchi anni fa:
Lo spettacolo sta per cominciare quando un pagliaccio esce dal sipario e intima a tutti di fuggire perché si è sviluppato un incendio. Tutti si guardano e pensano a uno scherzo per divertire il pubblico. Ma questo insiste, sbraita, si dimena. E tutti giù a ridere... Una grande risata li seppellì tutti, perché l'incendio c'era veramente. Ecco, così io mi immagino l'apocalisse. E così sembra che si stia realizzando.
E ho sperato fino all'ultimo in un finale diverso.

domenica 16 aprile 2017

The power to grow

And so here I am at a crossroads. Or maybe just an open field. Seeds have been scattered throughout these cold bitter months and they are waiting for the spring rain to come. The ground is hardened and eagerly awaits the elements that will soften it, giving it the power to grow.

(Ed eccomi ad un bivio. O forse in un campo aperto. I semi sono stati gettati durante tutti questi freddi e rigidi mesi e stanno aspettando l'arrivo della pioggia primaverile. Il suolo è indurito e aspetta impazientemente gli elementi che lo renderanno morbido, dandogli la forza di far crescere.)

Pasqua sembra la sorella povera del Natale o, almeno personalmente la sento meno. Eppure, dal punto di vista Cristiano, è la festa più importante, quella in cui si festeggia la resurrezione di Cristo, ma non solo.
Conscia della mia ignoranza, ho fatto una breve indagine in rete e ho scoperto che risente di lontani influssi: cade, infatti, tra il 25 marzo e il 25 aprile, ovvero nella prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. La Pasqua, insomma, si festeggia proprio nel giorno in cui si compie il passaggio dalla stagione del riposo dei campi a quella della nuova semina e quindi della nuova vita per la natura.
Le tanto amate uova pasquali sono simbolo della vita che nasce, secondo un'antica credenza per cui l’uovo cosmico è all’origine del mondo: al suo interno avrebbe contenuto il germe degli esseri. Presso i greci, i cinesi e i persiani l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità e dell’eterno ritorno della vita. Anche in occasione della Pasqua cristiana, dunque, è presente l’uovo quale dono augurale, che ancora una volta è simbolo di rinascita, ma questa volta non della natura bensì dell’uomo stesso, della resurrezione di Cristo: il guscio è la tomba dalla quale Cristo uscì vivo.
Questo sì che è un vero Capodanno!
Per questo nuovo inizio, per questa nuova pagina bianca, io vi auguro una pausa, un momento tutto per voi.
Forget about enlightenment. Sit down wherever you are and listen to the wind singing in your veins. Feel the love, the longing, and the fear in your bones. Open your heart to who you are, right now not who you would like to be. Not the saint you are striving to become. But the being right here before you, inside you, around you. All of you is holy... Breath out, look in, let go.

John Welwood

VV sarà a casa da scuola e io ne approfitterò per fermarmi insieme a lei. Spero di riuscire a creare una nuova tradizione familiare, piccoli riti e usanze tutte nostre, per questa festa che ho appena riscoperto ed è per me, in questo periodo, molto significativa.
Arrivederci al 24 di aprile. Buona rinascita, Francesca

(Dimentica l'illuminazione. Siediti ovunque tu sia e ascolta il suono del vento nelle tue vene. Senti l'amore, il desiderio e la paura nelle tue ossa. Apri il cuore a chi sei proprio ora, non chi ti piacerebbe essere. Non il santo che ti stai sforzando di diventare. Ma l'essere che è qui proprio di fronte a te, dentro di te, intorno a te. Tutto di te è santo... Espira, guardati dentro, lascia andare.)

lunedì 10 aprile 2017

Guida per gentiluomini all'arte di vivere con eleganza

La vita di Arthur Camden è allo sbando. La moglie lo ha lasciato, l'azienda di famiglia è fallita sotto la sua guida. Per rimediare alla collezione di disfatte, Arthur tenta di dare una svolta alla propria esistenza, ma con risultati grotteschi.
Raramente mi capita di provare una così forte antipatia per il protagonista di un libro. Andavo avanti nella lettura di “Guida per gentiluomini all'arte di vivere con eleganza” di Michael Dahlie con la speranza di vederlo rinsavire e invece era tutto un susseguirsi di passi falsi. Pensavo in continuazione “Ma come si fa ad essere così ingenui?! Come si fa ad essere così stupidi?! Ma perché permette agli altri di mancargli di rispetto?!” e mi arrabbiavo e non mi capacitavo. Soprattutto non riuscivo a spiegarmi perché me la prendessi così tanto con lui, al punto che, inizialmente tentata di mandare al diavolo lui e il libro (ero proprio imbufalita!) ho proseguito la lettura anche per capire questo mio fastidio. Che cosa vedevo in Camden? Quale corda di me andava a toccare il suo modo di essere? Perché è innegabile che, quando i nostri sentimenti vengono coinvolti così tanto, un nervo scoperto è stato pungolato e brucia e fa male. La fuga è la prima reazione ma, consapevole che un libro si può chiudere in qualsiasi momento, ho trovato lo sprone ad andare avanti e di guardarmi sorprendentemente allo specchio.
Arthur ed io non abbiamo nulla in comune se non, ho poi scoperto, un piccolo enorme particolare: il bisogno di essere accettati e amati così come siamo, con i nostri difetti, le nostre imperfezioni, le nostre debolezze. E' stato lui a dirmelo:

Indifeso, forse. Insicuro. Pronto a tutto pur di essere amato.

Forse io non sono disposta a tutto pur di essere amata, ma non è scappando ogni volta da chi non mi comprende che risolverò il problema. Sicuramente non sono una persona che rincorre il prossimo e mendica attenzioni, ma non è standomene chiusa nel mio guscio che eviterò di non soffrire, al massimo non verrò affatto vista.
Inaspettatamente, da un libro che ho preso dalla mia libreria in un momento in cui non avevo altro da leggere e non mi aspettavo nulla di più che svago, perché lo consideravo leggero, ho ricevuto un'importante lezione di vita.
Si rese conto che attendeva con desiderio perfino le canzonature di Rixa: già immaginava come lo avrebbe preso in giro per il suo pallore e per la paura dei cavalloni. Ma qui stava il senso di tutto, nello strano attaccamento di Rixa per lui a dispetto dei suoi innumerevoli comportamenti ridicoli. Pensò ai suoi figli, poi a Ken, persone che parevano volergli bene malgrado cose per cui altri lo ritenevano un buffone.
In questo mondo che rincorre la perfezione, questo libro mi ha insegnato che vale la pena di mostrarci per quello che siamo, renderci ridicoli forse, ma rimanendo autentici e fedeli a noi stessi; solo così facendo possiamo trovare, in mezzo a tutti, coloro che sono in grado di amarci e accettarci, nonostante tutto...

lunedì 3 aprile 2017

Condividere la solitudine


Dall'inizio di quest'anno, una volta alla settimana dopo la scuola, VV ha iniziato a seguire un corso di lingua inglese. Di solito l'accompagnavo, ritornavo a casa e poi uscivo nuovamente per andare a prenderla; ora che è arrivata la primavera e ci sta finalmente regalando delle belle giornate di sole, ne approfitto per fare una passeggiata o fermarmi in un parco a leggere un libro.
Durante una delle mie peregrinazioni, ho intravisto poco distante da me la mia professoressa di inglese del liceo e la mia mente è volata ai giorni di scuola. Quante gliene abbiamo combinate, povera donna! Era una brava insegnante ma troppo buona, poco di polso e, come spesso i ragazzini fanno, ne approfittavamo in continuazione per prenderci qualche libertà di troppo. Ora che ci penso, arrossisco dalla vergogna. Sapevamo, non ricordo da quale fonte, che viveva ancora sola con la madre, il classico stereotipo della zitella, e a causa di questo per noi era ancora più oggetto di pettegolezzo e di scherno: nelle nostre giovani menti limitate era una persona sfigata per antonomasia.
L'essere soli, la solitudine hanno nell'immaginario comune un'eccezione negativa; ce ne siamo accorte Flavia, la mia collega, ed io quando a settembre dello scorso anno abbiamo proposto come tema per il nostro ciclo di Bookcoaching proprio la solitudine: occhiate perplesse, battute su come avessimo scelto un argomento poco allegro e via dicendo. Confesso che, all'inizio, eravamo timorose anche noi.
Ora che il ciclo di Bookcoaching è terminato, ora che durante l'ultimo appuntamento in libreria abbiamo tirato le somme di questi dodici incontri, dei libri letti e delle diverse tipologie di solitudine che abbiamo affrontato, abbiamo avuto la conferma di aver scelto bene. Siamo tutti soli, in un modo o in un altro, capita a tutti di sentirsi così in alcuni periodi della nostra vita, o in alcune giornate, o per i più svariati motivi. Soprattutto, abbiamo tutti bisogno di parlare di quanto ci sentiamo soli, di quanto poco ci sentiamo compresi a volte. Il fatto di poterlo fare, di poter condividere, di poter confrontarsi e di poterlo fare attraverso uno schermo, cioè attraverso i libri, da una prospettiva altra, prendendo le distanze da noi stessi, facendoci così sentire più protetti e meno esposti, ha permesso a tutti (Flavia e me comprese) di parlare liberamente. Abbiamo condiviso la solitudine. Così facendo inoltre abbiamo scoperto che, a dispetto delle prime impressioni, non sempre essere soli è così brutto come si pensi anzi, abbiamo concluso che sia terapeutico, che sia necessario per riuscire ad avere un dialogo con noi stessi, per poter sentire e comprendere i nostri sentimenti e i nostri stati d'animo.
Ho guardato la mia professoressa mentre camminava da sola qualche giorno fa e non ho visto per niente una sfigata; era molto elegante nei suoi vestiti classici e senza tempo, quelli che invece da adolescente avrei definito da vecchia, guardava dritta davanti a se e sorrideva, sicura e soddisfatta. Era l'immagine della felicità.

venerdì 31 marzo 2017

Bookcoaching a Milano!


Avevamo promesso che saremmo ritornati a Milano e noi di Bookcoaching Torino, quando facciamo una promessa la manteniamo!
Sono contentissima di annunciarvi il prossimo ciclo che partirà l'8 aprile e avrà come tematica: le chiavi della felicità.


Flavia ed io siamo convinte che la felicità non sia solo un concetto astratto e irraggiungibile, ma un giardino che va curato e coltivato giorno per giorno, se fatto in compagnia, ancora meglio!
Ecco il programma dei cinque incontri e tutte le informazioni per prendervi parte:


QUI invece la pagina Facebook dell'organizzazione che ci ha invitate e dove potrete trovare tutti gli aggiornamenti.

Milanesi (e non) vi aspettiamo!

lunedì 27 marzo 2017

L'appartamento

Le invidiavo la confidenza con i gesti che, fino ad allora, avevamo attribuito agli adulti. Forse erano sempre stati lì, sottopelle, pronti a emergere come certi virus. I gesti degli adulti veri. Noi, semmai, ne eravamo dei pallidi imitatori.
Vi capita mai di sentirvi dei bambini che stanno giocando ai grandi? A me sì, spessissimo. Prendo un caffè con le amiche e ho come l'impressione di essere ancora quella bambina che giocava alle signore. Guardo VV e realizzo all'improvviso che sono, realmente, mamma. In quei momenti ho come un vuoto allo stomaco, un risucchio, perché mi rendo conto che non sto giocando, ma che sto davvero vivendo quei momenti e un po' mi spavento. Fa paura essere grandi. Quand'è che si smette di giocare e si inizia a fare sul serio?
Ripensai a una coppia che avevo accompagnato quel mattino. A come erano entrati, nell'appartamento, tenendosi vicini. Come avessero una sorta di timore reverenziale per quello che stavano facendo. Così giovani da essere ancora smarriti, nei gesti consueti della vita adulta. Aprire un conto in banca. Pagare le rate della macchina. Affittare un appartamento da dividere in due... Era nostalgia, quella che avevo provato, uno struggimento dolcissimo per quello che tutti siamo stati, e non saremo più. E per tutto quello che avremmo potuto essere e tutte le cose che non faremo più per la prima volta... a loro, la sensazione di aver fatto un passo in più in quella che era, all'apparenza, una strada tracciata, senza curve, in cui non è possibile smarrirsi... quello che vedevo, era la totale aderenza dei loro gesti alla realtà... Vedevo degli ingranaggi perfettamente congegnati, innestati senza traumi.
Cosa succede se quegli ingranaggi si inceppano? Se qualcosa va storto: non si sta alle regole del gioco, si finisce nella casella che ti tiene fermo un turno, devi ripartire dal via, perdi la partita? Puoi sempre provare a giocarne un altra. Puoi provare a smettere di giocare e iniziare a fare sul serio. Diventare grande. E' quello che cerca di fare Angelo, il protagonista di “L'appartamento” di Mario Capello, il secondo libro della rubrica Turineisa.
Separato da poco, lascia il lavoro precario nell'editoria per seguire la ex moglie e il figlio nel paese di periferia dove si sono trasferiti.
Cosa mi aveva spinto ad andare ad abitare vicino a loro, a Cortemaggiore, tre strade più in là a voler essere precisi, lì dove il paese finisce, dissolvendosi nei campi di fieno e granturco, nella cittadina dove ero cresciuto, a da cui ero fuggito alla volta di Torino appena possibile? Cosa mi aveva spinto a lasciare il mio lavoro?...avevo l'impressione di essere nel posto giusto. Esattamente nel posto in cui sarei dovuto stare. Al centro.
A casa mi aspettavano, immersi nell'acqua untuosa del lavello, i piatti del giorno prima. Poi avrei guardato un film, aspettando il sonno, nella mia casa vuota. E il giorno dopo, al termine di un'attesa di anni, avrei saputo cosa aspettarmi. Mi sarei svegliato con qualche certezza – poche, mediocri, ma salde.
Per mantenersi si mette a fare l'agente immobiliare ed è proprio accompagnando i possibili acquirenti a visitare di volta in volta appartamenti diversi che Angelo rifletterà e tirerà le file della sua vita e quella delle persone a cui è voluto rimanere accanto.
Pensai a quello che avevo detto poco prima, in macchina. A come vendere case e leggere manoscritti fossero più simili di quanto avessi pensato. A come entrare nelle storie degli altri fosse un pertugio, un buco in cui affondare lo sguardo dentro una camera oscura.
Durante una di queste visite conoscerà il Signor Ferrero, un uomo tutto d'un pezzo, solido e rispettabile, ma che custodisce un segreto, che riguarda non solo il paese in cui abitano, ma il passato dell'Italia intera. Angelo, da lettore amante delle storie, ascolterà anche quella di questo suo nuovo “amico” e poi agirà di conseguenza, come farebbe un adulto, perché in fondo vogliamo tutti la stessa cosa: non smettere di credere.
Vidi il paese per quello che, in effetti, era: un reticolo di sguardi reciproci. Nel quale nessuno poteva perdersi, ma dove nulla andava perduto.

...le famiglie riunite per cena nei loro appartamenti che la pulizia non poteva preservare dalle macchie dei dettagli nascosti, dai segni che il tempo passava anche in quei loro gusci protettivi, gli sguardi rivolti agli altri, come una rete, i segreti saputi da tutti, ma taciuti, messi da parte come ospiti sgraditi.
Un libro che ho letto tutto d'un fiato, che mi ha incatenata con la storia, ma anche con la scrittura, con le bellissime immagini e metafore legate agli appartamenti, i gusci che ci custodiscono. Un libro ottimista e fiducioso verso il futuro, per quanto il gioco dei grandi sia molto difficile, a tratti per niente divertente.
...aprire alloggi vuoti per arearli e convincere giovani coppie che il futuro esiste e tanto vale investirci.

lunedì 20 marzo 2017

Il momento sbagliato


In questo momento, mentre vi scrivo, al di là del muro dove è appoggiata la mia scrivania, c'è un muratore con la radio accesa che impreca contro qualcosa, sbuffa e sospira. E' un duro lavoro, e non lo scrivo affatto con ironia.
Quando dico che, poco tempo dopo le mie dimissioni dall'ospedale e l'inizio del mio periodo di cura, ho iniziato i lavori di ristrutturazione in casa tutti mi guardano allibiti e sovente leggo un “Tu sei pazza” nei loro occhi. “Per distrarmi...” mi giustifico io. C'è un fondo di verità.
Questi lavori erano in programma da tempo, sia io che mio marito eravamo stanchi di procrastinare, per un motivo e poi un altro, e davvero entrambi abbiamo pensato che iniziarli avrebbe tenuto la mia mente occupata, almeno in parte, su un progetto che, nonostante il disagio per realizzarlo, mi avrebbe resa molto felice a lavori finiti: una casa rinnovata, da dove ricominciare dopo un periodo a tutti gli effetti brutto e difficile. Quasi una metafora esterna e tangibile di quello che sta succedendo dentro di me: distruggere tutto per fare spazio al nuovo.
Non erano pochi i timori con cui abbiamo deciso di iniziare, immaginavamo che fare dei lavori in un appartamento mentre lo si abita non sarebbe stata una passeggiata; temevamo che, con il mio carattere, avrei patito seriamente il disordine, lo sporco e il caos; eravamo preoccupati per VV, così piccola alle prese con una situazione complicata, ma abbiamo chiuso gli occhi e ci siamo buttati, un po' da incoscienti.
In queste ultime settimane sono nel pieno del peggio: teli di plastica che ricoprono buona parte dei mobili per proteggerli, polvere e sporco ovunque (e quando dico ovunque intendo ogni singolo angolino remoto), per sottofondo il martello pneumatico e io che giro per casa con il mio pc o un libro cercando di volta in volta un luogo dove ripararmi. E' anche il periodo in cui sto peggio fisicamente, sto raschiando il fondo delle mie energie e sì, ammetto di essere stanca, proprio tanto stanca. Insomma, tutto concorre a dire che non poteva essere il momento peggiore per fare i lavori in casa. E invece ho avuto conferma che non potevamo prendere una decisione più saggia; avessimo fatto i lavori quando avessi avuto la salute, le forze e le energie, sarei impazzita correndo dietro ai muratori e allo sporco che lasciavano al loro passaggio. Avrei rischiato l'esaurimento, ne sono certa, pulendo casa in continuazione. Ora non ho neanche le forze per disperarmi, guardo lo sporco con rassegnazione e mi ripeto “L'importante è che sia pulito il tavolo e il piatto dove mangiamo, il letto dove dormiamo, il bagno dove ci laviamo, i vestiti che indossiamo, il resto ritornerà tutto pulito. Poi...”
Tutto questo mi ha fatto riflettere su quante volte si aspetta il momento giusto, quante volte si rimanda a fare una cosa perché non è il momento giusto, quante volte si tentenna perché non ci si sente giusti e su come quest'ultimo periodo mi abbia insegnato che, alle volte, il momento sbagliato per fare una cosa si riveli proprio quello giusto.

lunedì 13 marzo 2017

Il marciapiede per Torino


Gironzolavo tra gli scaffali di una libreria quando il mio sguardo è stato attratto da questo libriccino che sulla copertina riporta una sorta di timbro con scritto “Turin”; sguardo che è subito corso al titolo: “Il marciapiede per Torino. Racconti” edizioni Ensemble. L'ho sfogliato velocemente e altrettanto velocemente l'ho comprato; pensavo di regalarlo a una persona di mia conoscenza che ama tanto girare a piedi per Torino.
I giorni passavano e il libro, appoggiato provvisoriamente sulla mia scrivania, continuava a guardarmi. E io lui. “Magari lo leggo, prima di regalarlo, tanto abbiamo abbastanza confidenza, non si offenderà”. E poi scorrevo i nomi degli autori elencati sulla copertina, i più a me sconosciuti; e poi ho incominciato a domandarmi il perché una raccolta di racconti su Torino, se era nata prima l'idea del libro o prima i racconti, e chissà come ne usciva fuori la mia città da quelle pagine.
Pensa che ti ripensa, rimanda e temporeggia, è così che è nata l'idea della rubrica Turineisa, così è cresciuta la mia curiosità di conoscere meglio la realtà culturale torinese e i suoi autori contemporanei e il primo libro di cui parlarvi non poteva che essere proprio questo, quello da cui tutto ha avuto inizio.
Dodici brevi racconti, uno diversissimo dall'altro, da cui emerge ogni volta una Torino altrettanto differente: protagonista, sulla sfondo, nebbiosa, fredda, o che ti avvolge calda come un ricordo, una città che ti appartiene, una città a cui appartieni; la Torino di una volta, la Torino sabauda, la Torino della Fiat, e quella di adesso, che si sta reinventando; la Torino della Mole, simbolo, stendardo che si erge in mezzo alla pianura, il Museo del Cinema e il Torino Film Festival; la Torino dei portici, delle piazze e dei Murazzi.
Il traffico, a modo suo armonico, era regolato dai vigili urbani, i civich, con i loro caschetti bianchi, come i guanti e i manganelli segnalatori. I tram verdi sferragliavano facendo o gara con i filobus, strapieni di assonnati operai in tuta blu, impiegati frettolosi e studenti rasati, con tanto di cravattino nero e cartella in cuoio marrone.
Era la Torino delle periferie grigie come il cielo, dei palazzoni in cemento armato che spuntavano a manciate sui prati di mille vie Gluck; era la Torino dei napuli, della disperazione e della speranza della gente del Sud, dell'Italia povera che si aggrappava al treno del boom economico. E i treni arrivavano, a centinaia, sotto le volte Liberty della stazione centrale di Porta Nuova,...
Era una città dalle mille contraddizioni, ma era la mia città.
In quella copia un po' sbiadita e provinciale della Detroit americana, sfavillavano i Saloni dell'Auto, della Moda e della Tecnica...
Era la città del derby di Sivory e Charles contro gli eredi di capitan Valentino, Bearzot e Ferrini.
Erano le strade della FIAT seicento e dell'Alfa Romeo Giulietta...
Era la mia Torino...

mercoledì 8 marzo 2017

Non ti mentirò


Non ti mentirò. Non ti dirò che puoi tutto, ti dirò che puoi molto. Non ti farò credere che basta volere qualcosa e lottare per averla, per riuscire ad ottenerla, perché dovrai sempre fare i conti con la vita: e lei da e toglie, indipendentemente dall'impegno e gli sforzi che uno impiega. Non voglio che tu un giorno soffra pensando di non aver fatto abbastanza, perché non è così; lascia perdere tutte quelle belle frasi motivazionali, possono spronarti nel momento del bisogno ma ricordati, sempre, che tu potrai arrivare fino ad un certo punto: dove inizia il destino. Questo non ti giustifica a non dare tutta te stessa, ma non devi neanche dannare te stessa: tenta, prova, cadi e rialzati, fai ancora un ultimo sforzo e poi impara a dire basta, impara ad accettare la tua sorte e riparti da lì.

Non ti mentirò. Non ti dirò che la bellezza non conta, perché conta eccome. La bellezza di un fiore, di un gesto, di un'opera d'arte. Riempi la tua vita di bellezza, ma fa in modo che sia tu a decidere che cosa lo è. Ti incoraggerò ad essere bella, a coltivarti, a farti risplendere. Non c'è niente di male nel voler essere belle. Non c'è niente di male a cercare la propria bellezza nello sguardo degli altri, fa in modo però che prima di tutto e tutti sia tu stessa il tuo specchio, il tuo metro.

Non ti mentirò. Non ti dirò che il giudizio non conta e che tu vali come tutti gli altri, perché spesso non ti sentirai così; avrai a che fare con il giudizio della gente tutti i giorni della tua vita e spesso ti capiterà di sentirti svilita, insultata, invisibile, insignificante, debole, aggredita, violata. Che cosa ne vorrai fare di tutto questo? Spero di riuscire ad insegnarti a dargli il giusto peso. Spero di riuscire ad insegnarti che dietro ad una frase cattiva detta a denti stretti, si possono celare molte cose: insicurezza, debolezza, incomprensione, ignoranza, invidia, gelosia, rabbia. Spero di riuscire ad insegnarti che anche se negativi, sono sentimenti (ricordi, l'arcobaleno?), vanno riconosciuti, accettati, curati, altrimenti si ammalano e allora sì, che diventano pericolosi. Non sarò ipocrita, non ti dirò che tu dovrai imparare a non giudicare, perché lo faccio io e so che lo farai anche tu. Spero di riuscire ad insegnarti a usare il tuo giudizio con la giusta cautela e con cognizione di causa: è un coltello dalla lama affilata.

Non ti mentirò. Non ti dirò che le donne sono le tue migliori amiche, ti ricorderò che saranno anche le tue peggiori nemiche. Ti augurerò di incontrare donne straordinarie nella tua vita, che tu sappia coltivare la vostra amicizia e tenertele strette, ma ti ricorderò anche che non ho mai sofferto per un uomo come per una donna. Ma non ho mai, mai, smesso di credere nell'amicizia, nell' “altro”. Arriverà un giorno che penserai di non avere bisogno di nessuno, che ti basti da sola; io insisterò che avrai bisogno di entrambi, te stessa e gli altri, allo stesso modo. Piuttosto, impara a leccarti le ferite e passare oltre.

Non ti mentirò. Se tu fossi nata maschio, ti avrei amata uguale.

lunedì 6 marzo 2017

Speed Book Date


Viviamo in una società strana: è più facile essere in contatto attraverso uno schermo (telefonino, pc) che di persona; sembriamo alle volte tenere di più alle persone che stanno dietro quello schermo che a quelle che ci stanno davanti in carne e ossa. Per fortuna ogni tanto virtuale e reale si incontrano!
Alessandra, del blog “Una lettrice” l'ho conosciuta per la prima volta l'anno scorso durante il Salone del Libro di Torino, grazie a Cristiana di “Viaggevolmente”: ci eravamo ritrovate sedute per terra, in un angolo appartato del Salone, a parlare di libri. Ho avuto il piacere di rivederla allo “Swap a Book Party” la scorsa primavera e da allora siamo rimaste in contatto attraverso i così detti Social: blog, Facebook, Instagram.
Quando ha proposto a noi di Bookcoaching di aiutarla a portare a Torino un evento che aveva già avuto luogo a Milano abbiamo subito accettato con entusiasmo ed ecco che l'11 marzo 2017 avrà luogo lo “Speed Book Date”!
Un aperitivo letterario, un evento che ha come obiettivo conoscere nuovi libri, nuove persone e nuovi sapori. Ogni partecipante è invitato a portare con sé un libro che ha amato e a presentarlo in 5 minuti.
Vi aspettiamo dalle 17:00 alle 19:30 presso Mood Libri e Caffè, Via Cesare Battisti 3/E a Torino, l'iscrizione è gratuita (QUI), l'aperitivo costa 10 euro.
In una notte in cui non riuscivo a dormire (e da qui il detto “la notte porta consiglio”...) ho scelto il libro di cui parlerò. Curiosi di sapere di quale si tratta? Riuscirò a stare dentro i 5 minuti?

Qui trovate l'evento su Facebook.

Andiamo oltre lo schermo, vi aspetto!

lunedì 27 febbraio 2017

Turineisa - La giornata di uno scrittore


Una giornata tipo di uno scrittore torinese me la immagino così, o io la trascorrerei in questo modo fossi una scrittrice e abitassi in centro a Torino. Un po' di fantasia non ha mai fatto male a nessuno...

Dopo ore trascorse davanti al pc cercando di scrivere il romanzo della vita, dopo aver percorso chilometri lungo il corridoio di casa alla ricerca del vocabolo perfetto, dopo aver pranzato da solo di fronte a uno schermo luminoso, dopo aver cominciato a dubitare di essere parte della banda, decide che è ora di uscire a prendere una boccata d'aria fresca. Passeggiando per Via Garibaldi direzione Piazza Castello, fa una piccola deviazione sulla sinistra, tra strette strade a senso unico che lo condurranno al “Bicerin”, storico e famoso locale frequentato da Cavour che da il nome all'altrettanta storica bevanda; c'è sempre la coda di fronte al piccolo bugigattolo tappezzato di marmo, legno e specchi che ospita pochi tavolini, ma lui non si fa trovare impreparato e in attesa legge “Carie”. Dopo aver gustato un'ottima cioccolata calda con panna e aver fatto pace col mondo e le sue velleità di scrittore, riprende il cammino che lo condurrà al “Circolo dei lettori”, non prima però di aver sbirciato le novità esposte alla “Libreria Luxemburg” e fatto un salto al primo piano tra trappetti e palchetto scricchiolante, a sfogliare le edizioni in lingua inglese, sua grande passione. A seconda del giorno della settimana, potrebbe essere impegnato a seguire un corso presso la “Scuola Holden” sognando di diventare uno dei docenti. Il venerdì non si perde le zandebirre di “Zandegù”: ha sentito dire che ora sta per partire anche il bookclub. In attesa che inizi, prende parte agli incontri di Bookcoaching Torino, per capire che cosa sia mai questa nuova diavoleria di fare coaching con i libri...
All'ora di tornare a casa, avrà fatto pace con i libri e le parole che si saranno rivelati, ancora una volta, i migliori compagni di vita.

In ordine di apparizione:

Bicerin: dal 1763, meta obbligata ed esperienza imperdibile per tutti i golosi.
Carie, La rivista letteraria che va alla polpa: fondata a Torino nel 2016, nasce in un Centro dentistico durante una pulizia dei denti, quando Ilaria e Davide, stufi delle solite riviste in sala d’attesa, hanno deciso di fondarne una. A loro si sono uniti gli altri "cariati”, appassionati di lettura, scrittura e illustrazione e si è formata la redazione. Anche se come questo sia davvero avvenuto, non è ancora chiaro a nessun cariato.
Circolo dei Lettori: fin dalla sua nascita (2006) si è rivolto agli amanti delle storie, a cui ha offerto un luogo elegante (il secentesco Palazzo Graneri della Roccia, in pieno centro a Torino) e un programma fitto di incontri, reading, presentazioni, gruppi di lettura e altri appuntamenti focalizzati sull’esperienza letteraria.
Libreria Luxemburg: la libreria più antica della città, aperta nel 1872 con il nome inziale di “Libreria Casanova”.
Scuola Holden: scuola per narratori fondata nel 1994, battezzata così perché l’idea era quella di fare una scuola da cui Holden Caulfield non sarebbe mai stato espulso.
Zandegù, “Tiriamo fuori i sogni dai cassetti”: credono in tante cose, soprattutto che non si smette mai di imparare e che se non sei curioso, lascia perdere.
Bookcoaching Torino, “Un buon libro non è quello che leggiamo ma quello che ci aiuta a leggere noi stessi”.

E ora che sappiamo che cosa fanno, dove vanno e che cosa leggono gli scrittori torinesi, non ci rimane che scoprire che cosa scrivono.