lunedì 24 luglio 2017

Ciò che amate fare


L'estate in cui VV è nata non avevamo programmato nessuna vacanza; fortuna vuole che i miei genitori affittino da anni una casa in montagna e, con una neonata, ci è sembrata l'idea migliore limitarci a godere il fresco dei monti e le coccole dei nonni. Quella successiva, oltre al soggiorno montano, abbiamo affittato per una settimana una casa al mare: VV era nel pieno di pappette e passati e ci era sembrata un'ottima soluzione quella di essere indipendenti per la preparazione dei pasti e la gestione delle sue esigenze (nanna compresa). Con il compimento del secondo anno ci siamo sentiti pronti per il grande salto verso le strutture alberghiere attrezzate per le famiglie: pensione completa, aree gioco, cucine per riscaldare biberon e pappe a qualsiasi ora del giorno e chi più ne ha ne metta. Ad agosto abbiamo anche affrontato il primo grande viaggio a Berlino. Ve ne ho raccontato QUI.
Perché, a parte la montagna e il viaggio a Berlino, le altre vacanze si sono rivelate in parte dei fallimenti? Perché non erano le nostre vacanze. Ho sempre detto che una vacanza dove devo pulire e cucinare per me non è una vacanza, preferisco fare qualche giorno in meno piuttosto che dover pensare a questo tipo di cose, così come non sono mai stata una persona da pensione completa, ma non critico chi ama questo tipo di viaggi, per carità. Semplicemente avevamo scelto mete e modalità che pensavamo e ci eravamo sentiti dire fossero più adatte per una bambina piccola, ci eravamo adeguati e così facendo snaturati.
Mi capita spesso di leggere articoli o post che danno consigli su che cosa si può fare o meno con i bambini, a seconda dell'età e pur trovando spunti e suggerimenti utili, tutti si dimenticano un particolare importante: continuate, per quanto possibile, a fare quello che vi piace fare. Non sottovaluto l'importanza e il peso che può avere il carattere e l'età del bambino sulla possibilità di svolgere alcune attività, ma se quelle stesse le si sono fatte da quando è nato, più alte sono le probabilità che si abitui a farle.
Con la nascita di VV, mio marito ed io non abbiamo mai smesso di andare a cena o a pranzo nei ristoranti, abbiamo continuato a visitare mostre e musei, abbiamo sempre trascorso lunghe giornate fuori casa, passeggiando, scoprendo angoli nascosti di Torino o paesini della provincia, curiosando tra bancarelle e fiere. Fare queste cose qui o in Scozia, ad esempio, non è una grossa differenza per VV. Ma se VV non vivesse tutto questo come parte della sua quotidianità, come nostro modo di vivere, sono sicura avremmo incontrato molte più difficoltà.
Tutto questo per darvi il mio semplice ma alle volte non così scontato consiglio per le vacanze: con o senza figli, in famiglia, con gli amici (anche a quattro zampe) o da soli, che sia un viaggio zaino in spalla, stare chiusi in casa a dormire sul divano, andare nella stessa pensione di mare degli ultimi dieci anni, fate ciò che più amate fare. Alte sono le probabilità che, così facendo, le vostre vacanze saranno un successo.

Come trovare un campo da gioco in qualsiasi destinazione.

lunedì 17 luglio 2017

Turineisa - Blog


La rubrica #turineisa sta prendendo il sopravvento e come un polipo dai lunghi tentacoli si sta allargando anche ad altri ambiti. Torniamo però a parlare di scrittori, anche se in un ambito differente: quello dei blogger. In passato ho già avuto modo di condividere con voi alcuni dei blog che leggo abitualmente o quasi, oggi ve ne mostro altri tre; in comune hanno il fatto di essere scritti da torinesi (anche di adozione) e di avere come argomento principale proprio la città di Torino... o quasi.
Vi lascio a loro, così come si sono presentati sul web.


Nella primavera del 2015 ho aperto Dire Fare Mole, un diario nella rete per raccontarvi la mia Torino e il mio Piemonte, di ciò che si dice e si fa all’ ombra della Mole dal punto di vista di una trentenne innamorata della sua città. Il mio obiettivo? Farvi sentire, attraverso ciò che scrivo, il sapore del bicerin, lo scrosciare dello scorrere del Po, vedere i colori grigio e crema degli eleganti palazzi settecenteschi di Piazza San Carlo e Piazza Vittorio … farvi innamorare perdutamente con la stessa intensità che provo io.


Negli ultimi anni, Torino è stata riconosciuta come una delle città più sorprendenti da vistare in Italia. I bloggers di Le Strade di Torino amano catturarne i cambiamenti e condividere le loro nuove scoperte. Andiamo alla ricerca di negozi, hotel, ristoranti e locali dove cenare o pranzare. Li proviamo e vi raccontiamo le nostre migliori avventure.


Blogger nell’animo, mi trovate sempre in rete, finestra smisurata su un mondo che vorrei toccare. Un po’ retrò nella sostanza, ho uno stile di vita anni ’50: lentezza in cucina e cene allestite a modo, oggetti vissuti che raccontano una storia, profumo di pane tra le pareti domestiche, torta fatta in casa a colazione, la spesa al mercato su una bici stracarica e sgangherata. Impasto e inforno, friggo, trito e taglio, salto e condisco…e la cucina è il posto dove proprio non riesco a stare ferma. Questo bombardamento culinario si svolge in una casa con cortile, in una zona tranquilla della mia città, Torino, a cinquanta piccoli saltelli dal Po...Non di sole ricette ci si nutre qui, ma di pittura e arte, storia e letteratura, e il cibo diventa un succoso pretesto per chiacchierare.

Leggere un blog è un modo molto attuale per tastare il polso di una città e dei suoi abitanti, non trovate? E voi, quali sono i vostri preferiti? Esclusa la sottoscritta, ovviamente... ;-)

lunedì 10 luglio 2017

Turineisa - Travel Guide


Quale è la prima cosa che fate subito dopo aver scelto la destinazione del vostro prossimo viaggio? Personalmente, corro a comprarmi una guida. Anche se siamo nell'era digitale e tutte le informazioni sono a portata di un click, nulla mi predispone al viaggio come una guida cartacea tra le mani, pronta per essere sfogliata, sottolineata, ricevere orecchie alle pagine, maltrattata all'interno dell'immancabile zaino che accompagna le nostra scorribande, imbrattata durante i pasti e riempita di scontrini e biglietti dell'aereo o quelli dei musei visitati. Il mio viaggio ha inizio lì, tra quelle pagine, prima ancora del check-in. Ora poi ho anche chi me la contende...


Ho pensato quindi di suggerirvi due guide su Torino, scoperte entrambe durante il Salone del Libro di Torino di quest'anno; molto differenti tra loro, per stile, approccio alla città e suggerimenti, ma entrambe con punti di vista nuovi ed originali, al di fuori dei soliti e spesso un po' stantii schemi delle guide da viaggio.


Emons Edizioni fu una delle scoperte che feci al Salone del Libro 2016 e di questa casa editrice portai a casa proprio la guida su Berlino e un audiolibro. Potete immaginare il mio entusiasmo quando quest'anno ho visto che era stata appena pubblicata la nuova guida “111 luoghi di Torino che devi proprio scoprire”.
La particolarità di questa guida è che è scritta da chi la città la vive e la conosce bene ed è in grado di suggerire e far conoscere anche luoghi al di fuori dei soliti circuiti turistici: va bene la Mole Antonelliana, va bene il Museo del Cinema e quello Egizio, ma a Torino c'è molto ma molto di più. Non mi stancherò mai di ripetere che questa città ha molte facce e anch'io, che ci sono nata, non le conosco ancora tutte. Questa guida sarà sicuramente di aiuto!


Non solo una Torino dalle molte facce, ma una per ogni stagione, in un immaginario guardaroba cittadino, quattro infatti le parti che compongono la guida “My secret Turin. La Torino segreta delle vere torinesi” di Irene Perino, con le illustrazioni di Alice Del Giudice. Moda, pasticceria, shopping, cultura, bellezza, tempo libero e tanto altro ancora si avvicendano in questa guida al femminile originale e frizzante... per scoprire che volto avrebbe Torino, cosa indosserebbe per essere sempre al top e cosa avrebbe con sé nella borsa. Perché, se Torino fosse donna, ogni uomo se ne innamorerebbe e ogni ragazza vorrebbe esserle amica per capire come fa a essere così inconsapevolmente bella.

Insomma, che cosa aspettate a venire a Torino e caderne innamorati?

lunedì 3 luglio 2017

La vita, ultimamente 24


Passerei sotto silenzio la tematica del clima e il caldo esponenziale per entrare subito a bomba nel mese di giugno che si potrebbe riassumere con un: party hard! Ebbene sì, ce la siamo spassata e, onestamente, ora sono proprio stanca, avrei bisogno di una vacanza per riprendermi da tutti questi divertimenti... scherzo!


Ho iniziato il mese spuntando una lista, quella delle cose da fare a Torino e mai fatte. Va a finire sempre così, che un turista conosce meglio di te la città in cui vivi perché tu, vivendoci, non fai e non visiti molte cose e molti posti che hai tutti i giorni sotto il naso. Nello specifico, siamo stati sulla Tranvia a Dentiera Sassi-Superga: un originale trenino che ti porta fino a Superga, dove si può ammirare un bellissimo panorama su Torino e le Alpi, visitare la Basilica edificata dallo Juvarra e le tombe reali dei Savoia. Immaginavo potesse essere una gita gradita da VV ed è stato un pomeriggio bello per tutti: io non avevo mai preso questo antiquato mezzo di trasporto ed era davvero tanto tempo che non andavo a Superga, al punto da non ricordare la stupenda vista che si gode da lassù. Ve la consiglio.


Come anticipato, giugno è stato il mese del compleanno di VV e la principessa ha avuto, come da tradizione, ben due feste: oltre a quella con nonni, zii e cuginetti, quella ai giardinetti dove quest'anno si sono aggiunti agli amichetti di una vita i compagni di scuola. Nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno, ho avuto la conferma che una festa all'aperto, in mezzo al verde, se la stagione del compleanno lo consente, è un'idea vincente: i bambini erano entusiasti, le mamme anche e casa mia salva... ahahah!


Chi mi segue su Instagram sa già che la mattina del suo compleanno VV ha scartato il nostro regalo che era, neanche a dirlo, un libro (sulla danza, perché alla sua insistente domanda su quando avrebbe potuto andare a lezione di danza io avevo sempre risposto “Quando compirai quattro anni”). Questo però per darle qualcosa da scartare, perché il nostro vero regalo è stata un'esperienza: una notte nella casa sull'albero. Abbiamo anche avuto la fortuna di usufruire di una piscina tutta per noi, che con il caldo che faceva è stata la nostra salvezza. Tutti abbiamo goduto del dolce far niente in mezzo alla natura e ci siamo ripromessi di ripetere questa esperienza quanto prima.


Con giugno è finito anche il primo anno di scuola di VV. Nel mulino che vorrei avevo immaginato l'ultimo giorno di scuola: la foto scattata nello stesso punto del primo giorno a settembre per vedere quanto era cresciuta, i saluti ai compagni e alle maestre, la lacrimuccia della sottoscritta... Nella vita reale la scuola è stata invasa da un'epidemia: bocca mani piedi, gastroenterite e varicella (what else?!); classi dimezzate, una maestra caduta sotto i colpi dei virus, chat mamme bollente. Con la speranza di salvaguardare VV (e il nostro viaggio in programma a luglio, perché la varicella ha un'incubazione lunga) non l'ho più mandata, con buona pace della mia fantasia.


E' stato anche il mese che mi ha vista leggere un solo libro. Mi spiego meglio: ho impiegato un mese a leggere un libro solo. L'avrei volentieri abbandonato, ma era per lavoro. Forse non ve lo consiglio...

lunedì 26 giugno 2017

Turineisa Kids - La tata maschio


Vittoria, mia figlia, è una bambina sensibile: un urlo, una musica cupa, gesti e modi concitati la spaventano. L'errore che commettono alcuni è quello di pensare che sia una bambina paurosa, debole e poco coraggiosa. Al colloquio di fine anno le maestre stesse hanno constatato che un po' alla volta è uscito il suo vero carattere, che non è affatto quello di una bambina docile. Io le avevo avvisate che è, semplicemente, un diesel.
VV in realtà è una bambina molto coraggiosa, che ama le sfide e anela a mettersi alla prova; quando qualcosa le fa paura, se la prima reazione è la fuga, poi ritorna sul luogo del delitto fino a quando quella paura non riesce ad affrontarla e superarla. Ricordo quando mi chiese di tornare in biblioteca a vedere questo libro che avevo preso in prestito io per lei e che l'aveva terrorizzata al punto da farla piangere disperata. Sento ancora il battito del suo cuore che accelera mentre mi chiede di sfogliarlo con lei in braccio, senza leggerlo, i suoi occhi che osservano con timore e il suo “Ora puoi metterlo via” alla fine. Lo stesso se non riesce a fare qualcosa, insiste e si dispera fino a quando non ci riesce. Amo questo suo essere così caparbia, dovrei imparare da lei.
In quanto sua madre, ho dovuto imparare a frenare il mio istinto a proteggerla, quello che mi limito a fare è rispettare i suoi tempi. Osservarla, mentre si affaccia sul mondo, fingere di non avere paura anche quando ne ho. Se inizialmente avevo qualche timore in più a leggerle una storia con temi tabù (il lupo che mangia, il cacciatore che uccide, la matrigna cattiva...), sono sempre più dell'idea che non è nascondendole la violenza che la aiuto: se voglio proteggerla e darle gli strumenti per vivere, prima impara che il mondo è anche pericoloso e brutto e meglio è. Farlo attraverso i libri, oltre che con l'esperienza, mi sembra il modo migliore.
Tutta questa premessa per raccontarvi di un autore di libri per bambini (Turineisa, of course) a cui, senza neanche conoscerlo bene, affiderei ad occhi chiusi mia figlia. Quelle persone che ti ispirano a pelle...
Lorenzo Naia, meglio conosciuto come “La Tata Maschio” è un educatore, parent coach, coordinatore di un centro educativo per bambini e ragazzi dai 2 ai 16 anni, laureato in psicologia della comunicazione, specializzato in psicologia dell’educazione e del disegno infantile. Insieme alla illustratrice e scenografa Roberta Rossetti (aka “iltrexapois”) è già alla pubblicazione del suo quarto volume. Non saprei scegliere di quale parlarvi in particolare perché sono tutti bellissimi e tutti dimostrano una cura, una conoscenza e un rispetto per i bambini, il loro mondo e i loro sentimenti particolare e lodevole. Affetto e dolcezza le prima parole che mi vengono in mente, l'abbraccio tra un bambino e un adulto mentre leggono insieme l'immagine che si presenta se penso ai suoi libri.


Fortuna vuole che ora tutti i suoi libri siano in offerta sul sito della casa editrice Verbavolant, se volete invece una dedica personalizzata non avete che da scrivere direttamente all'autore (parliamone[at]latatamaschio.it). Lorenzo Naia, inoltre, organizza periodicamente a Torino dei Safari Urbani, per grandi e piccini: un modo differente per conoscere una città, imparare a guardarsi intorno e scorgere dettagli. Vi consiglio di seguire la sua pagina Facebook per tenervi informati sui prossimi appuntamenti. Io non vedo l'ora che VV abbia l'età adatta per andare all'avventura con lei!

lunedì 19 giugno 2017

Non farcela


L'altro pomeriggio ero ai giardinetti, seduta su una panchina all'ombra a guardare boccheggiante VV che correva instancabilmente da una parte all'altra (poi però l'ho dovuta strizzare...) e mi lamentavo del caldo con una nonna. Ecco, le nonne sono più arzille di me. Le ultime energie io le ho spese per piangere alla recita di fine anno di VV. Ho versato lacrime anche alla consegna dei diplomini per i bambini dell'ultimo anno. Ho pianto per i figli degli altri. Non mi sono risparmiata.
Il mantra di questi miei giorni è “Non je a faccio chiù”. Che poi non è solo il caldo, è proprio una questione mentale, cioè la mia testa mi sta gridando a gran voce di smetterla, di chiudere baracca e burattini e andarcene tutti in vacanza a fare niente. No, neanche in vacanza, che viaggiare implica comunque fare qualcosa, proprio fare niente se non le cose basilari per la sopravvivenza: mangiare e dormire. Una doccia ogni tanto, dai... Ho proprio bisogno del nulla più totale. Ma siamo sicuri che il letargo sia prerogativa solo dell'inverno? Io ormai delle stagioni non mi fido più.
Comunque, questa premessa per ricordare a me stessa di mettere il ventaglio in borsetta, continuo a dimenticarmene (ve l'ho detto, le nonne sono più giovani di me) e per anticipare a voi che sono in arrivo i consigli per l'estate. Mentre io riposo qualcuno dovrà pur darsi da fare.
Consigli di lettura, trucchi di viaggio, guide, cosa mettere in valigia e come, i miei buoni propositi per il rientro (ci sono ricascata). C'è qualcosa in particolare che vi incuriosisce, suggerimenti che vi farebbe piacere e comodo ricevere? Curiosi di sapere le mie mete? Poi il blog chiuderà e se ne andrà in vacanza. Io, tra le altre cose, dovrò anche riprendermi dallo shock che il primo anno di scuola di VV sia già terminato.

lunedì 12 giugno 2017

Tre insegnamenti da un cantiere


Tre cose che ho imparato vivendo in mezzo a un cantiere: quello di casa mia.

Il disordine fa male alla concentrazione

Per forza di cose abbiamo vissuto (e stiamo vivendo ancora, ahimè, ma ve ne scriverò più avanti nel testo) in mezzo al disordine e allo sporco. Per permettere ai muratori di lavorare abbiamo dovuto svuotare parzialmente alcune stanza, spostare dei mobili, ammucchiare cose, ricoprire con teli altre; al di là del disagio che questo può comportare, ho scoperto a mie spese che aveva un forte impatto sulla mia concentrazione e sulla mia capacità di lavorare da casa. Impiegavo molto più tempo a fare le stesse cose, le interruzioni erano maggiori, la voglia di lavorare alle volte latitava: una volta intrapresa una china è facile lasciarsi andare e precipitare sempre più giù. Il disordine ci mette molto poco a prendere il sopravvento e poi hai voglia a mettere in ordine, quando non sai da che parte iniziare e capisci che ti ci vorrà molto tempo per farlo. Anche ora, a lavori praticamente terminati, l'ordine è una delle cose che ho più difficoltà a mantenere: torni la sera tardi a casa, ti spogli e ammonticchi i vestiti sulla sedia, il mattino esci subito di casa, la sera altri vestiti ammonticchiati. Oppure la pila delle riviste che vorresti finire di leggere, i giochi di VV non messi via perché era già ora di andare a nanna, le cose non riposte perché vanno in alto e adesso sei davvero tanto stanco e non hai nessuna voglia di andare a prendere la scala. Potrei andare avanti all'infinito...

Una volta iniziato non smettere fino a quando non hai finito

Ho letto un articolo che dava alcuni suggerimenti in caso di trasloco e uno in particolare ho scoperto essere utilizzabile anche nella mia situazione. L'autrice affermava che una volta iniziato a svuotare gli scatoloni non bisogna fermarsi fino a quando non si è finito di vuotarli e riporre tutto; se lasci alcune cosa da fare in un secondo momento alte sono le probabilità che finirai per non trovare mai il tempo di farle. Ebbene, se ho scritto che viviamo ancora un po' in mezzo al disordine è perché innumerevoli sono le cose che non abbiamo ancora finito di fare: specchi del bagno da appendere, cavi della luce che aspettano una lampada, stanze ancora senza porta, ad esempio. Il tempo per andare nei negozi a comprarle sembra introvabile. A questo punto, temo questa estate sacrificheremo alcuni giorni di ferie per riuscire a mettere la parola fine a questi benedetti lavori.

Troppa roba

Se pensavo di aver fatto abbastanza decluttering mi sono dovuta ricredere: la casa è ancora troppo piena di oggetti inutili o quasi. La prova: non ho sentito la mancanza o non ho avuto bisogno di molte delle cose contenute nei mobili che erano stati ricoperti dai teli. Anche in questo caso sarebbe bello poter fare pulizia tutto in una volta, come la saggia Marie Kondo suggerisce di fare, ma se non erro le giornate si ostinano ad essere sempre di 24 ore. Nell'attesa di completare definitivamente anche questo passaggio, dovrò cercare di resistere ai saldi, che si stanno pericolosamente avvicinando, quando è un attimo dire: “Ma sì, dai, per 10 euro...”

I libri della mia libreria invece, nascosti per settimane dai teli, mi sono mancati tantissimo.

lunedì 5 giugno 2017

La vita, ultimamente 23


La primavera si è fatta attendere, poi ha deciso di non venire e di cedere il passo all'estate: non ci sono più le mezze stagioni non è un modo di dire, è una certezza. Forse dovremmo proprio rivedere il termine stagione... Guardiamo il lato positivo, l'armadio si può limitare a contenerne due: l'inverno e l'estate, per tutto il resto è un barcamenarsi tra un aggiungi uno strato, togli uno strato.
Sorvoliamo sulla pioggia, noi l'abbiamo combattuta brandendo alta la tessera musei fino a quando qualcuno alla domanda “Cosa ti piacerebbe fare questo weekend, VV?” ha risposto: “Niente mostre e niente castelli”. Grazie al cielo è coinciso con il ritorno del sole e così abbiamo inaugurato una delle cose che più ci piace fare con la bella stagione: pranzare all'aperto, unito a un giro al mercato dell'antiquariato del Balon per la mamma mentre qualcuno si godeva i giardinetti scortata dal santo papà.

(L'immancabile quaderno da colorare per le attese e i tempi morti durante i pasti fuori)
 
Maggio non poteva che essere il mese del Salone del Libro, la rivincita mi verrebbe da aggiungere. Quei giorni per me sono stati un turbinio di emozioni. Ho ospitato per la prima volta una persona che non era un parente, con tutti i timori annessi e connessi: è abbastanza in ordine, pulito, sarà a suo agio, ci troveremo bene, le piacerà la casa, noi, il cibo, le lenzuola, gli asciugamani, chissà il buco dell'azoto... Insomma, quante paranoie in anticipo che uno si fa. Ed ero consapevole che me le sarei fatte e consapevolmente ho voluto impormi questa sfida: ospitare qualcuno che non hai mai visto prima di persona è come viaggiare, è come far entrare a casa tua un pezzetto di mondo ed è un'esperienza che vale la pena di tutte quelle paranoie, è un'esperienza che voglio regalare a me e alla mia famiglia. Quindi tenete drizzate le orecchie, perché voglio sicuramente ripeterla e qualcuno tra voi potrebbe avere la fortuna di vedermi in pigiama e so che morite dalla voglia di farlo...

(I miei acquisti al Salone del Libro. Manca il turineisa "Un'imprecisa cosa felice" di Silvia Greco)

Come non nominare l'emozione della prima volta di una presentazione di un libro in ambito del Salone Off? Tante pacche sulle spalle a me e alla mia collega Flavia Ingrosso, oltre a un grazie speciale a Davide della Libreria Pantaleon che ci ha ospitato e a Simona Binni, l'autrice, incantatrice di grandi e piccini con i suoi disegni.


Chi l'avrebbe detto che avrei concluso questo mese con un bagno nel mare e riabbracciando una cara amica di infanzia, la più longeva che ho: ben 28 anni di amicizia e un filo che non si è mai spezzato, nonostante la lontananza (lei è inglese e vive a Londra), in comune tante cose, oltre al nome, e la magia ad ogni incontro di sentirci come se ci fossimo salutate solo il giorno prima.


Il mio profumo dell'estate.

Adesso è il turno di giugno, mese che da quattro (!) anni a questa parte, è tutto SUO.

lunedì 29 maggio 2017

Quelli che il Salone


C'è una scena nel film “Will Hunting – Genio ribelle” in cui Matt Demon confida a Robin Williams di aver conosciuto una ragazza ma di non voler continuare a frequentarla, per paura di scoprire che non è così perfetta come sembra. In risposta Robin Williams gli racconta alcune cose che gli mancano di sua moglie, morta da due anni: soffriva di flautolenza, ad esempio.
Sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci. Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall'incertezza. La ragazza che hai conosciuto, non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l'uno per l'altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità.
Quando è successo quello che sappiamo essere successo al Salone del Libro di Torino la scorsa estate è così che l'ho vissuto: come un piccolo lutto. Non mi capacitavo che sarebbe potuto non esserci più, che VV sarebbe cresciuta senza poterci andare ogni anno così come aveva sempre fatto da che era nata.
Di questo ho avuto conferma quest'anno, durante i giorni del Salone: che siamo intimi, che un po' mi appartiene, lo sento mio, è casa mia e lo amo, pur con tutte le sue imperfezioni.
«Quelli che il Salone». Che si ritrovano ogni anno, che si riconoscono anche se non si sono mai visti, che amano i loro riti, le code interminabili davanti agli ingressi e alle sale dei convegni, le torme di bambini in cui si rischia continuamente di inciampare, la pizza consumata nei corridoi, seduti per terra, il caldo, la ressa, il frastuono, gli andirivieni estenuanti, tutto ciò che rimarrà scolpito nel ricordo come un’impresa, una conquista che all’aspetto culturale aggiunge l’ineffabile piacere della prova eroica di resistenza a cui sottomettersi una volta l’anno. Il Salone di Torino è caotico, scomodo, imperfetto, vitale. Anche per questo piace.
Possono fare tutte le fiere del mondo: più belle, meglio organizzate, con i big, l'aria condizionata, divani su cui sedersi e niente coda di fronte ai bagni. Ma non saranno mai il Salone Internazionale del Libro di Torino.
Una comunità di lettori non si improvvisa di punto in bianco. Ed è questo che i Grandi scissionisti non hanno capito, o hanno capito troppo tardi, finendo con l’andare a sbattere contro la sperimentata e (da quest’anno) «lagioiosa» macchina da guerra del Salone. Il dio acceca chi vuole perdere, dicevano gli antichi. Perché poi abbia sentito il bisogno di perderli, è una domanda che gli interessati dovrebbero porre a se stessi.
E' questo che ho percepito in questi giorni passati nel Lingotto, di fare parte di una comunità e ho tenuto fede al mio buon proposito di andare oltre il confine del mio guscio: non sempre ci sono riuscita, perché è difficile abbandonare se stessi, ma più di una volta una me impacciata e imbarazzata ha apostrofato perfetti sconosciuti. Pochi, alla fine, gli incontri che mi ero segnata e a cui ho preso parte, tanti invece quelli umani, così come tanti sono i libri che ho comprato. L'avevo annunciato che il mio tifo sarebbe stato sfegatato!


Where everyone at all can come, for imagination is free.

Jeffer Winston

(I brani in corsivo, a parte il dialogo del film, sono tratti da questo articolo de La stampa)

lunedì 22 maggio 2017

Le colpe dei padri


Non mi sembra di esagerare se dico che non c'è torinese che non abbia almeno un padre, una madre, uno zio, una sorella, un cugino, un nonno, un parente insomma, che lavori o abbia lavorato nella Fiat o nell'indotto. Non sarebbe esistita la Fiat senza Torino e non esisterebbe Torino, com'è adesso, senza la Fiat; una One Company Town, una città che è stata plasmata da un'azienda, che ha visto quest'ultima determinare economia, composizione sociale, cultura urbanistica. Una città tenuta in pugno, ostaggio, di un'azienda, che poteva determinare le sorti di chi vi lavorava e vi abitava.
Se per la rubrica Turineisa ho scelto di leggere “Le colpe dei padri” di Alessandro Perissinotto, secondo classificato al Premio Strega nel 2013, e non il suo ultimo libro da poco pubblicato (questo, se vi interessa) è stato proprio per avere un racconto di tutto questo: di Torino e la Fiat, di qualcosa che in qualche modo mi appartiene, perché è qui che sono nata e cresciuta e tutte queste cose fanno parte della mio passato e del mio presente.
Questo libro narra la storia di Guido Marchisio, figlio della Torino bene, uomo arrivato, con una carriera in ascesa come dirigente di una multinazionale. Lo smantellamento che intraprenderà di quest'ultima, per conto dei vertici, farà da contraltare allo sgretolamento della sua vita personale, delle certezze su cui aveva sempre fatto affidamento. Chi è davvero Guido Marchisio? A fare da sfondo Torino e la sua industria, gli operai da una parte e i padroni dell'altra, che si fronteggiano e si scontrano, gli anni di piombo poi, le Brigate Rosse, la paura e la violenza.

...noi ci tenevamo all'azienda più di quanto ci tenessero i padroni; nessuno di quelli della mia età, ma anche di quelli più giovani, riuscirebbe a immaginare Mirafiori senza la Fiat Mirafiori... Tenevamo alla fabbrica, alle fabbriche, come alla nostra casa. Lo so che è difficile da credere, ma, appena finita la guerra, sono stati gli operai, di loro spontanea volontà, ad andare a togliere le mine che i tedeschi avevano messo negli stabilimenti.. io, nel '45 avevo ventitré anni e, malgrado avessi fatto il partigiano, quando si è trattato di sminare la Grandi Motori mi tremavano le mani, però l'ho fatto. L'ho fatto per Torino...

lunedì 15 maggio 2017

Bookcoaching Torino al Salone Off!


Un anno fa, proprio durante il Salone del Libro di Torino, incrociai tra uno stand e l'altro Flavia, la mia collega di Bookcoaching, e lei mi mostrò una graphic novel che aveva appena acquistato: l'aveva molto incuriosita e mi disse che forse avremmo potuto usarla durante uno dei nostri incontri. Così fu e non solo: durante l'incontro intervistammo tramite Skype l'autrice, che vive a Roma.
Mai avrei immaginato che a distanza di un anno, sempre in occasione del Salone del Libro di Torino, per la sezione Off, Flavia ed io avremmo organizzato un incontro proprio su una graphic novel, proprio con quell'autrice in persona.
E' con grande emozione quindi che vi invito sabato 20 maggio alle ore 19 presso la Libreria Pantaleon, Via Giuseppe Grassi 14 a Torino, con noi Simona Binni e la sua nuova graphic novel “Silverwood Lake” edita da Tunué. Non mancate!


Ma in fondo ogni vuoto non è che la memoria di un pieno...

Simona Binni

venerdì 12 maggio 2017

Il mio programma del Salone del Libro 2017


Non facciamo gli ipocriti. Non facciamo finta che non sia successo niente; che non ci sia stata una scissione, che non ci siano state delle polemiche, che non ci sia di mezzo una competizione. Sicuramente mi sfuggono le motivazioni, non sono così addentro e neanche mi interessa esserci, e i torti e le ragioni saranno da suddividere perché la colpa non sta mai da una parte sola, ma se si vengono a creare due fazioni non ho paura di dire per chi tengo. Anzi, una tristezza infinita per tutti coloro che sono sui social o lavorano nei mezzi di comunicazione per non aver avuto il coraggio di raccontare e descrivere come è stata (per davvero) la prima edizione di Tempo di libri a Milano. Capisco i loro timori, non voler offendere nessuna parte perché hanno da mettere il pane in tavola, ma il pericolo è che le persone come me, che li seguono, lo faranno con meno fiducia. Io non ci sono stata, quindi mi astengo da ogni giudizio, ma la mia impressione è stata confermata da quei pochi che ne hanno scritto in maniera oggettiva e lo so che non si dovrebbe mai gioire delle disgrazie altrui, però...
Mi fermo qui, aggiungo solo che il mio tifo sfegatato va a Torino e che lo dimostrerò cercando di essere presente e spendendo una sfacciata somma di denaro in libri (che sacrificio, direte voi...)

(io che esco dal Salone del Libro 2017 e vado a Tempo di Libri)

Ma bando alle ciance e veniamo al motivo per cui sono qui a scrivervi: il mio programma del Salone Internazionale del Libro di Torino 2017! Riuscirò a farmi ispirare dal bellissimo tema di quest'anno “Oltre i confini” per superare i limiti della mia timidezza e parlare, conoscere, interrogare e scoprire ancora di più le realtà che stanno dietro ai miei amati libri? Ce la metterò tutta.

L’immagine dell’edizione numero trenta è un libro che scavalca un muro: non è, chiaramente, di questi tempi, un'immagine neutrale. Non è un'immagine oleografica, perché la cultura - per chi la intende come la intendiamo noi - non è un oggetto da mettere in vetrina ma una forza viva, trasformativa, che modifica il paesaggio circostante, che qualche volta cambia addirittura le carte in tavola, o le regole del gioco, che non ti lascia come ti aveva preso, che ti consente di fare esperienza.

Nicola Lagioia, direttore editoriale

Quando si dice avere l'imbarazzo della scelta:

Varcando la soglia del trentesimo Salone del Libro di Torino sarà il pubblico stesso ad essere condotto “oltre il confine”: per scoprire il volto autentico degli Stati Uniti con la sezione “Another side of America”; per incontrare donne che stanno cambiando il mondo, protagoniste di “Solo noi stesse”; per lasciarsi sorprendere dai reading di “Festa Mobile”; per affacciarsi sul futuro con gli appuntamenti de “L’età ibrida”; per conoscere l’Italia che risorge dal terremoto, ospite della programmazione “Il futuro non crolla”; per riconsiderare il vero valore del cibo e dell’alimentazione negli spazi di “Gastronomica”; per imbattersi nell’arte e nell’illustrazione di grandi maestri con “Match. Letteratura vs Arte”; per confrontarsi con la letteratura di frontiera dei “Romanzi Impossibili”; per trovare settantuno festival culturali italiani riuniti nel “Superfestival”; per farsi trasportare dalle sonorità dello spazio “Music’n’Books”; per assaporare la quiete autentica entrando dentro “L’isola del silenzio”; per far crescere i propri figli e nipoti con un libro in mano grazie al “Bookstock Village”; per superare i confini della fantasia con le iniziative per Tolkien e King. Ma ancora, per udire le mille lingue della letteratura mondiale, per celebrare grandi personaggi ed eventi del passato di cui ricorrono gli anniversari, per fermarsi ad ascoltare l’autore più amato, per approfondire gli argomenti di chi ha fatto dell’editoria il proprio mestiere.

Personalmente mi sento di evidenziare queste due iniziative:

I migliori libri della nostra vita”, Laboratorio Parole 1, Bookstock Village, tutti i giorni alle 15:30 - Piccoli Maestri è un'associazione di scrittori e scrittrici. Vanno nelle scuole gratuitamente a raccontare e leggere i libri che hanno amato, quelli imprescindibili: per contagiare i ragazzi con l'amore per la lettura e per tornare al cuore della propria passione. Ogni giorno, tre di loro, li racconteranno al pubblico del Salone.

Il lettore contro tutti. Accordi e disaccordi nel mondo libro”, Sala Editoria, tutti i giorni alle 14:00 - Un lettore a rotazione si confronta e si scontra con un esponente della filiera del libro sulle tematiche più controverse che attraversano oggi il mondo dell’editoria.

Ed ecco la mia personalissima selezione (venerdì 19 non so ancora se ci sarò):

giovedì 18 maggio

10:30 - “La lettura condivisa. I gruppi di lettura si raccontano” - Sala Rossa

13:30 - “I mestieri del libro: gli eventi intorno al libro” - Arena Bookstock

sabato 20 maggio

11:00 - “Daria Bignardi dialoga con Miriam Toews” - Sala Azzurra

12:00 - “Scrittori degli Stati Uniti d'America. Incontro con Richard Ford” - Sala 500

14:30 - “Il più grande scrittore americano secondo me. Philiph Roth, secondo Francesco Piccolo, incontra D.F. Wallace, secondo Sandro Veronesi” - Sala 500

15:30 - “Modus Legendi: la rivoluzione dei lettori va in classifica. Incontro con Claudio Morandini, autore di Neve Cane Piede” - Spazio Autori

17:00 - “Omaggio a Kent Haruf. Licia Maglietta legge Le nostre anime di notte” - Sala 500

domenica 21 maggio

10:30 - “Il Web e i Social Media per comunicare e promuovere l'editoria indipendente” - Sala Editoria

15:30 - “Come gli scrittori vivono i Social Network” - Spazio Prospettive Digitali

17:30 - “Lessico sentimentale: Domenico Starnone si racconta” - Sala Rossa

lunedì 22 maggio
(marito, figlia e nonna munita)

10:30 - “Piccola orsa. Little one. Letture ad alta voce in lingua originale di Jo Weaver” - Laboratorio Nati per Leggere, Bookstock Village

11.30 - “Il leone felice. Lettura laboratorio con Alessandro Alva” - Laboratorio Nati per Leggere, Bookstock Village

13:00 - “Festa in maschera con Dory” - Laboratorio Parole 1, Bookstock Village

13:45 - “I mestieri del libro. Raccontar libri, istruzioni per l'uso” - Arena Bookstock Village

14:15 - “Il giardino dei musi eterni. Incontro con Bruno Tognolini” - Laboratorio Parole 2, Bookstock Village

15:30 - “Quante storie Bombetta” - Laboratorio Nati per Leggere, Bookstock Village

16:45 - “Storie per trovare amici” - Laboratorio Nati per leggere, Bookstock Village

Tra un incontro e l'altro sorprese, scoperte, conoscenze, chiacchiere e condivisione. Io ci conto, ci vediamo lì?

lunedì 8 maggio 2017

Turineisa - Una rivista e 3 case editrici


Il dato giorno alla data ora può venire l'elettricista?”
Guarda che c'è il Salone...”
E' tra due settimane”
Ah... ok”

Sei libera venerdì?”
C'è il Salone”
E' tra due settimane”
Ah... ok”

...and repeat. Nei giorni scorsi ero messa così: dovevo continuamente guardare il calendario per ricordarmi che al Salone Internazionale del Libro di Torino mancavano ancora due settimane. Quale miglior modo per cercare di contenere l'eccitazione presentandovi alcune realtà torinesi, in attesa di conoscerne altre di persona al Salone?
Qui di seguito una neonata rivista letteraria e tre case editrici, tutte Torinesi doc, così come si raccontano sui loro siti:

DIECICENTO

Tutti amiamo le storie: raccontandole costruiamo senso e diamo ordine al mondo. A noi piacciono in particolare quelle brevi; “DieciCento” è una rivista letteraria che si occupa di racconto. Perché le troviamo speciali? Parafrasando Julio Cortázar, il racconto è una sfera, una “meraviglia di perfezione”; la sua forza è quella di ritagliare un frammento significativo di realtà imponendogli determinati limiti fisici e facendo sì che vada oltre la storia che contiene. Analogicamente il racconto sta al romanzo come la fotografia al cinema.
“DieciCento” si propone di offrire il suo entusiastico contributo alla promozione di quest’arte pubblicando inediti che abbiano un sottile fil rouge: il legame della storia con Torino, città dove la rivista nasce e dove da qualche anno si sperimentano con successo nuove narrazioni. Questo è il confine, la mappatura dalla quale desideriamo che parta l’immagine contenuta nel racconto, l’apertura verso il mondo. Oltre alle pubblicazioni di racconti, su “DieciCento” troverete approfondimenti a cura della redazione: interviste, recensioni di raccolte edite e, perché no?, ogni tanto vi racconteremo anche le nostre storie su Torino.


AUTORI RIUNITI

L'unica casa editrice fatta solo da autori!
Il sogno è nato in una sera d’agosto torinese, calda e profumata. L’idea forte, rivoluzionaria alla base, i primi piani di lavoro, fogli da riempire, contatti da stringere, le proposte che si accumulano, i manoscritti da valutare. La lista di cose da fare: un’enormità. I libri, gli autori, i tipografi, la distribuzione, i librai, i social, i lettori. Ogni ambito, ogni aspetto affrontato con pazienza, tenacia, curiosità ed entusiasmo. Le ore rubate alle nostre vite, al lavoro, davanti a caffè, pizze napoletane da asporto, birre e risate, il cielo da fissare in pausa sigaretta (che poi pausa vera non è, perché si rimugina), i punti sulla lista che man mano vengono risolti. È stata una lunga e intensa cavalcata: e abbiamo appena cominciato. E su tutto il lavoro, la fatica, l’impegno, una domanda che aleggiava sempre: saremo in grado? Saranno in grado gli autori di diventare anche editori? Di ricoprire ogni singola mansione di una casa editrice, dall’editing alla grafica, dalla correzione bozze ai rapporti con i distributori e le librerie, dalla promozione agli aspetti tecnici, burocratici e amministrativi? A fare tutto quello che bisogna fare, nel modo giusto? Ora siamo pronti a far rispondere i nostri libri per noi.
Merita già solo leggere il loro manifesto, aggiungo io, QUI.

DIABOLO EDIZIONI

Sono passati cinque anni da quando, nell’autunno del 2011, nacque Diábolo Edizioni, ramo italiano di Diábolo Ediciones, uno fra i più dinamici editori di fumetti del panorama spagnolo. Ora quel ramo è cresciuto, è diventato un albero, ancora giovane ma rigoglioso, che ha messo solide radici in Italia ed è pronto a dare frutti tutti suoi. Succede che Diabolo abbandoni così l’accento fonico della grafia castigliana, per diventare a tutti gli effetti una realtà editoriale italiana, con una gran voglia di contribuire al fantastico momento del fumetto nazionale, pur mantenendo lo sguardo attento sul meglio della produzione di tutto il mondo. A parte questo non cambierà poi molto: grande cura nella scelta dei titoli, massima qualità nella finitura tipografica dei volumi, ampia varietà e ricchezza delle proposte, storie e immagini necessarie, capaci di lasciare segni indelebili nei nostri lettori.

LAS VEGAS EDIZIONI

La prima domanda che ci fanno tutti è: “Perché chiamare una casa editrice Las Vegas?” Las Vegas evoca peccato, gioco d’azzardo, luci al neon e spogliarelliste – tutte cose che c’entrano poco con i libri. Ma è anche il posto in cui tutto è possibile e i sogni possono diventare realtà. Abbiamo una visione anti-snob della letteratura. Crediamo che uno dei compiti di un editore sia quello di avvicinare la gente ai libri, non di allontanarla facendole credere di non essere all’altezza. A Las Vegas tolleriamo tutto, ma non le torri d’avorio. E allora entrate nella nostra città, fatevi travolgere dalle luci e dai colori delle nostre storie. Scommettete su di noi. Fatevi emozionare dai nostri libri, così come noi ci siamo emozionati quando li abbiamo scelti tra le centinaia di manoscritti che ci arrivano ogni anno.

Ora non rimane solo che superare il confine dello schermo e incontrare queste realtà dal vivo. Prossimamente, il mio tradizionale programma del Salone del Libro, edizione del trentennale!