venerdì 23 dicembre 2016

Sing your Song


Volevo condividere con voi un episodio accaduto ad una mia amica questa estate, perché da quando me l'ha raccontato continuo a pensarci.

Era una mattina di un fine settimana e la mia amica indugiava a letto nella penombra, beandosi dell'ozio che solo la domenica ti regala. Attraverso la tapparella le giungeva il canto allegro di un passerotto, doveva essersi posato sulla ringhiera del suo balcone, regalandole così un melodioso buongiorno. Ad un certo punto il canto si interruppe bruscamente e lei immaginò che il passerotto fosse volato via, per dare una dolce sveglia a qualcun' altro. Fu solo più tardi, quando si recò finalmente in balcone, che scoprì la triste verità: il suo gatto, in un impeto del predatore che albergava non sospetto in lui, l'aveva ucciso.

Non riesco a smettere di pensare a quel passerotto, non per la triste fine che l'attendeva su quella ringhiera del balcone, ma per il canto che, ignaro del destino, stava regalando al mondo. Non posso fare a meno di pensare che se il passerotto fosse stato troppo impegnato a valutare a tutti i pericoli che ci sono nella vita e a preoccuparsi per questo, non avrebbe mai cantato. E ogni volta che ci penso non posso fare a meno di dirmi che è così che dovrei vivere: incurante del gatto che incombe alle mie spalle, lo sguardo rivolto all'orizzonte, verso il sole che nasce, concentrata solo a cantare il mio canto, qualunque esso sia. Ed è questo l'augurio che faccio a me e a voi: di riuscire a fare come quel passerotto, immerso completamente nel presente e nel suo canto, senza preoccuparsi se da lì a qualche minuto, o giorno, mese, anno sarebbe arrivato il gatto.

Vi faccio i miei più sinceri e affettuosi auguri per un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo. Non dimenticatevi di cantare!
Grazie per continuare a leggermi e per i vostri preziosi commenti. Il blog va in vacanza, ci rivediamo dopo la Befana!

venerdì 16 dicembre 2016

Tutto il peso


Questo anno si sta per concludere con me che mi esercito a fare spallucce. Mi sto esercitando a non arrabbiarmi più, a non prendermela più, a non innervosirmi più se non riesco a fare tutto quello che vorrei fare. Per me è una conquista tutto quello che riesco a fare, il resto pazienza...
La mia to do list si è assottigliata al punto che mi impongo di scegliere una ed una sola cosa a cui dedicarmi nella giornata, tutto il resto è un di più che se c'è bene e lo festeggio, altrimenti festeggio quell'unica spunta data alla mia lista unica.
Quindi pazienza se ho scritto poco sul blog, pazienza se non ho messo in parole tutte le cose che avrei voluto condividere con voi, pazienza se non ho fatto il post sui pensierini e il calendario dell'avvento (mi ero così divertita l'anno scorso), pazienza se è tanto che non scrivo di libri. Il mondo è andato avanti comunque. E anch'io, a dirla tutta.
Pensavo che avrei penato molto di più, che sarei stata come un animale in gabbia, che mi sarei disperata, che avrei vaneggiato e fatto impazzire tutti quelli che mi stanno accanto. Ed è stato anche così. Ma è arrivato il giorno in cui semplicemente ho dovuto ammettere «Non ce la faccio. Il mio fisico non ce la fa». Vorrei ma non posso. Sono triste a volte per questo e spero che questi mesi passino in fretta, per lasciarmi presto tutto alle spalle. Però è anche un sollievo, a volte, avere la scusa di non dover fare niente, di non dover più rincorrere... che cosa? Che cosa rincorrevo? Non lo so più bene neanche io.
Non è per niente facile. Non è facile chiedere aiuto. Non è facile avere bisogno di aiuto. Non è facile stare immobili a guardare mentre gli altri fanno. Non è facile non fare, quando lo si vorrebbe tanto fare. "Poi passa" è il mio nuovo mantra.
Niente bilanci per questo anno che si chiude. Non saprei da che parte incominciare. Potrei concentrarmi solo sulle cose belle che mi sono capitate (tantissime!), ma sarebbe un baro scoperto e non riuscirei a fregare nessuno, per prima me stessa. Preferisco prenderlo per intero e, per ora, mettere da parte questo anno di cui non so bene che cosa fare. Lo riprenderò in mano più avanti, con la freddezza e la saggezza che porta la distanza.
Niente buoni propositi per quello che sta per iniziare. Non so davvero che cosa chiedere. Sono stanca di esprimere desideri che non vengono esauditi, ho paura di avere aspettative che vengono disattese. Così come la mia lista è fatta di una sola spunta, prendo i giorni uno alla volta e ne sento davvero tutto il peso. Il valore.
Avevo l'impressione già da un pezzo che la vita fosse una spinta inarrestabile, e che una cosa del genere, il fatto che non potesse mai fermarsi, per nessuno, che continuasse a scorrere, mi avrebbe tenuto a galla, in qualche modo.

Elena Varvello

lunedì 12 dicembre 2016

Caro Babbo Natale

Quand'è l'ultima volta che avete scritto una lettera a Babbo Natale? Io non me lo ricordo più. Però quest'anno, almeno virtualmente, l'ho voluto fare e ho scritto una letterina tutta torinese, molto sabauda, a chilometro zero, perché amo la mia città e voglio condividere con voi le cose e persone belle che la abitano e la rendono un luogo speciale. Quindi ecco che cosa ho chiesto...


Natale a Torino. Quindici storie e un piatto di agnolotti”, Neos Edizioni: un libro di racconti, tutti ambientati a Torino e pubblicato da una casa editrice di Rivoli, la città di provincia dove abito; perché che Natale sarebbe se non si respira aria di casa?

Un tè di Melissa Erboristeria: quello dei poeti, ma anche altri gusti, la postilla però è di andare a comprarmelo da sola, perché, vergogna della vergogna, non ci sono ancora stata ma è da tanto che desidero andarci. Vi capita mai di provare soggezione per un luogo troppo bello?

Un gioiello di Gioie di Giulia: l'ho scoperta su Instagram e mi sono innamorata della sua poesia, dolcezza e delle sue creazioni. So con certezza che un giorno una diventerà mia, magari con l'aiuto di Babbo Natale, perché io non so scegliere, sono una più bella dell'altra.

Carnet Torinese” di Ilaria Urbinati, Voce in Capitolo edizione: in queste lunghe settimane in cui sono confinata in casa, Torino mi manca, quale modo migliore per riviverla attraverso queste bellissime illustrazioni?

E voi, che cosa chiedereste a Babbo Natale?

venerdì 25 novembre 2016

Equi.Libri in Corvetto


Se l'opportunità non bussa, costruisci una porta.
Milton Berle
Conoscete il mio amore per la biblioteca, di come io la frequenti spesso e volentieri, di come ci abbia portato VV sin da piccolissima e continui regolarmente a farlo. E' mia grande convinzione che sia uno spazio pubblico e sociale di grandissima importanza e non dovrebbe mai mancare, in nessuna città, in nessun quartiere, quasi quanto un ospedale, se non sono esagerata nel paragone.
Eppure succede alle volte che le biblioteche chiudano, per i più svariati motivi, e questo per me è una grossa perdita. E' bello scoprire però di realtà che reagiscono a questo venire meno con zelo e rinnovato entusiasmo e che facciano nascere associazioni come Equi.Libri in Corvetto, a Milano.
Ecco che cosa raccontano di sé:
Equi.Libri in Corvetto è un’associazione che nasce il 16 marzo 2016 dall’incontro di persone appassionate di lettura in un quartiere a Sud di Milano, dopo la chiusura dell’unica grande libreria della zona. Questo momento negativo è diventato presto una grande opportunità di incontro e di condivisione della passione per la lettura e per la cultura. “Il Corvetto” è troppo spesso considerato una periferia degradata e sofferente, che sopporta l’immigrazione clandestina, la delinquenza e la mancanza di rispetto delle regole dalla civile convivenza. La nostra associazione vuole essere un esempio concreto dell’esatto contrario. Vogliamo rappresentare le tante persone “di buona volontà” che abitano in questa zona e che oppongono un deciso no a qualsiasi tipo di illegalità ma allo stesso tempo desiderano l‘integrazione e l’interscambio tra diverse culture, consapevoli che ne possa nascere un reciproco arricchimento. In parole semplici, vogliamo riconoscerci come vicini di casa e rendere migliore il posto in cui viviamo e lo vogliamo fare uniti dal fil rouge della passione per la lettura.
Domani, sabato 26 novembre dalle 17:30 alle 19:30 presso il Circolo Arci in Via Oglio 21 a Milano, noi di Bookcoaching Torino saremo loro ospiti, onorate di poter condividere il pomeriggio con persone appassionate come noi, se non di più, di libri e lettura.

Qui, la pagina dell'evento e qui, il sito dell'Associazione.

Milanesi, e non, vi aspettiamo numerosi per festeggiare insieme il potere dei libri e della lettura!

lunedì 21 novembre 2016

C'è posta per te


Il blog domani compie sei anni e io quest'anno sono in vena di festeggiare, soprattutto di dire grazie, perché questa piccola stanza tutta per me continua ad essere un posto accogliente e prezioso che mi regala tanto. In tutti questi anni ho sempre ammesso di scriverlo principalmente per me stessa, non posso non ammettere però che provo il maggior piacere quando incontro i miei lettori nei commenti (e non solo) così e a voi, lettori e commentatori più assidui, che va il mio grazie più grande:


Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine e affetto, perché ormai mi sono affezionata, avrei piacere di farvi un regalo: un libro, ovviamente. Non un libro qualunque, ma uno mio, appartenuto a me, scelto per voi e pensando a voi dalla mia libreria, con le mie sottolineature, i miei appunti a margine, il mio ex-libris. Per farlo ho bisogno del vostro indirizzo di casa (mandatemelo via mail), comprenderò ovviamente se qualcuna di voi potrebbe non voler condividere un'informazione privata, in tal caso mi inventerò un regalo virtuale da inviarvi per posta elettronica. Confesso però che spero vivamente di fare al più presto un po' di coda alla posta carica di piego di libri da inviare. E poi ovviamente morirò dalla curiosità di sapere se avrò scelto il libro giusto per voi...
Grazie, grazie e ancora grazie. E buon compleanno a noi!

venerdì 18 novembre 2016

Bookcoaching Torino a BookCity Milano!

Tutti ci vogliono... tutti ci cercano... Bookcoaching di qua... Bookcoaching di lààà! 
Bookcoaching Torino non sta certo fermo a Torino, vi viene a trovare!
Questa volta saremo niente di meno che all'interno della manifestazione BookCity Milano, ospiti sabato 19 novembre dalle 15:30 alle 18:30 di “Swap a Book Party” presso lo Spazio Dogana, in via Dogana.
L'ingrediente di base? I libri e l'amore per la lettura! La ciliegina sulla torta? La voglia di scambiare e condividere, libri, ma non solo: dubbi, esperienze, passioni, parole.

Purtroppo, a causa dei miei problemi di salute, io non potrò esserci, ma troverete Flavia ad accogliervi e a raccontarvi quello che facciamo nei nostri incontri di Bookcoaching; oltre ovviamente agli altri interessantissimi ospiti di Swap a Book. Vi lascio qui il link alla pagina dell'evento, dove troverete tutte le informazioni in merito.
Vi ricordo di tenere d'occhio anche la pagina Facebook di BookcoachingTorino, per essere aggiornati sui nostri incontri, le nostre trasferte (Milano ci vedremo ancora!), foto delle serate, brani e poesie che ci ispirano.

A presto con altre news! Bookcoaching di qua... Bookcoaching di lààà!

lunedì 14 novembre 2016

Quel che resta del giorno


Questa estate, durate il nostro soggiorno a Edimburgo, aveva luogo, oltre ad altri numerosi festival tra cui quello della letteratura, anche il “Fringe Festival”, il più grande festival d'arte al mondo con nel 2016: 50266 performance, 3269 spettacoli, 294 strade coinvolte; esibizioni per tutti i gusti che includevano taetro, commedia, danza, circo, cabaret, musicals, spettacoli per bambini, opera, ecc.


La sua particolarità sono le piccoli esibizioni che le compagnie eseguono lungo le strade per promuovere i loro spettacoli e invitare la gente di passaggio a prendervi parte: solo questo era già uno spettacolo in sé. Non avevamo programmato di prendere parte al festival, rimanendo ad Edimburgo quattro giorni, pensavamo di visitare solo la città; camminando per le sue vie però era più semplice accettare i numerosi volantini che venivano distribuiti (tra l'altro alcuni molto belli, che abbiamo tenuto come ricordo) che dire in continuazione «No, thank you». Fu così che a mio marito ne capitò uno in mano che catturò subito la mia attenzione, soprattutto la frase che riportava sul retro: have you ever wondered what characters do when the writer's not looking? (Vi siete mai chiesti che cosa fanno i personaggi quando lo scrittore non sta guardando?). Dopo diversi tentennamenti da parte mia e molta insistenza da parte di mio marito, ho deciso di abbandonare il gruppo e recarmi a vedere questa rappresentazione teatrale e ora sono davvero felice di averlo fatto perché è stato uno spettacolo molto bello, divertente a tratti, commovente e ricco di riflessioni.


La scena si apriva in una stanza, con due personaggi di un non ben identificato libri, uno seduto e uno in piedi, in preda ai crampi perché lo scrittore è da molto tempo che non scrive: ha il blocco dello scrittore! Man mano che lo spettacolo proseguiva, eravamo spettatori dei numerosi tentavi dello scrittore per superare questo suo stallo creativo: far comparire un mazzo di fiori in scena, provare ad introdurre una voce narrante (rappresentata da un attore), far improvvisamente diventare uno dei due personaggi un omosessuale e infine il colpo di scena, introdurre una porta. Avranno il coraggio di attraversarla? Esilarante per le reazioni che avevano di volta in volta i due personaggi, lo spettacolo è diventato molto commovente quando quest'ultimi hanno incominciato ad interrogarsi sul loro ruolo e le loro vite, intuendo di essere in tutto e per tutto nelle mani del loro scrittore. Quale destino li attenderà?


Quando ho ripreso in mano “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro per prepararmi al primo incontro di Bookcoaching, ha preso forma davanti agli occhi un'altra medesima stanza/prigione: Darlington House, la residenza dove Mr Stevens, protagonista del libro, ha sempre vissuto e lavorato come maggiordomo. Mi sono immaginata Kazuo Ishiguro nell'atto di far comparire una porta e Mr Stevens nell'atto di varcarla, per compiere il suo primo viaggio lontano da quello che era a tutti gli effetti l'unico luogo che aveva mai conosciuto, l'unica vita che avesse mai vissuto. Quale destino lo attenderà?
Non aggiungo altro, vi lascio con una poesia, che questo libro mi ha portato alla mente.
Una Prigione poco per volta diventa un amico -
E un legame di Parentela prende corpo
Tra il suo Volto Severo e il Nostro -
E nei suoi Occhi – due fessure sottili -

Dove con gratitudine cerchiamo
Quel Raggio che ci è destinato
Che ci spetta – affamati – porzione statuita -
E agognata – come quella del cibo -

Impariamo a conoscere le Assi -
Che rispondono al passo -
Sulle prime – un suono di grande tristezza -
Poi – ora – di certo non dolce, quanto

Quello degli spruzzi negli Stagni -
Quando la Memoria era un Ragazzino
Piuttosto che un Recinto Composto -
Una gioia Geometrica -

E il Giiro della Chiave
Che interrompe la Giornata
E la Sfrontatezza della Libertà -
Non così reale per noi – nonostante lo Sforzo -

E il Fantasma di Acciaio
I cui lineamenti – di Giorno e di Notte -
Ci sono familiari – come i Nostri -
E – come i nostri – senza via di scampo – davvero -

Il Cerchio sottile – il Limite -
Poi la passività che poco alla volta
Prende il posto della Speranza – una Quiete
Troppo erta per guardare verso l'alto -

La Libertà che abbiamo conosciuto
Evitata – come un Sogno -
Troppo lungo per qualsiasi Notte se non per il Cielo -
Ammesso che quello – davvero – sia la salvezza -

Emily Dickinson

lunedì 7 novembre 2016

Il sollievo di essere piccoli


Nei giorni di clausura mi aggrappavo ai ricordi, in particolare guardavo e riguardavo le foto sul cellulare delle nostra ultima gita, organizzata per festeggiare il nostro settimo anniversario di matrimonio.
Mio marito ed io siamo amanti della buona cucina e, in occasioni speciali, amiamo regalarci un pranzo o una cena in ristoranti importanti, quelli che oltre a garantirti un'ottima cucina, sono in grado di offrirti un'esperienza, con piatti ricercati e magari una cucina sperimentale. In quest'ultima occasione abbiamo provato, con grossa soddisfazione del palato ma non solo, “Il cascinale nuovo”, ad Isola D'Asti. Viziati e coccolati, una bimba fortunata ha anche avuto il privilegio di visitare la cucina, regno del chef Walter Ferretto, e si è pure guadagnata il capello da aiuto-cuoco.


La giornata era stupenda, un cielo azzurro infinito, con nuvole veloci che lo percorrevano, perfetta per fare le scorte in vista del lungo inverno, oziare sui prati e visitare le vigne in tempo di vendemmia, quando le foglie incominciano ad assumere i colori infuocati dell'autunno.


Se non siete mai stati nelle Langhe, nel Monferrato o nell'Astigiano, l'autunno è la stagione perfetta per visitare questa parte del Piemonte: colline e vigne a perdita d'occhio, paesaggi romantici, ristoranti dove gustare le prelibatezze della mia regione e bere i vini del territorio. Non perdete l'occasione di una corsa tra le vigne e l'ebrezza di fare la vendemmia! Molte case vinicole offrono percorsi di degustazione, dove potete anche visitare gli stabilimenti, imparare tutto su come si fa il vino e le differenze tra le varie tipologie.


Ora avete anche la possibilità di incontrare l'arte, grazie alle Big Bench, le installazioni di panchine giganti dell'artista Chris Bangle.
La prima Grande Panchina con questo particolare disegno è stata realizzata nel 2010 da Chris Bangle sul terreno della Borgata a Clavesana, sua residenza e studio, come installazione affacciata sul paesaggio e accessibile ai visitatori. L’idea delle panchine fuori scala non è inedita, ma lo è il contesto. Il cambio di prospettiva dato dalle dimensioni della panchina fa sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio con uno sguardo nuovo. La panchina è divenuta in poco più di un anno un’attrazione per i visitatori della zona. Chris Bangle: «È una grande lezione nell’utilizzo dell’innovazione contestuale. Siamo così ossessionati dallo scoprire cose sempre nuove che spesso ci neghiamo l’interessante esperienza di sperimentare cose ben conosciute ma in un contesto diverso».
Nel corso degli ultimi quattro anni, altre sette panchine ufficiali sono state costruite in zone vicine, senza fondi pubblici, solo grazie a sponsor privati. Chris Bangle ha fornito gratuitamente disegni e indicazioni ai costruttori delle panchine, chiedendo come unica condizione che fossero poste in un punto panoramico, su un terreno accessibile al pubblico e che rispettassero lo spirito social con cui era nata la prima: non un’installazione privata, ma parte di un’esperienza collettiva che tutti possono condividere e sperimentare venendo in queste zone.”

Ripensare a quella giornata e, in particolare a quella panchina, su cui ci siamo arrampicati (VV una infinità di volte), mi ha fatto riflettere dopo i giorni difficili di clausura sul sollievo che si prova nell'essere piccoli, quando nessuno ha aspettative su di te, ma soprattutto non ce l'hai tu stesso. Quando ogni nuova giornata che inizia è un foglio bianco, senza impegni, incombenze, senza il pensiero ossessivo di dover concludere qualcosa. Mi disperavo nel mio letto da malata perché la vita andava avanti e io ero immobile, bloccata, come se stessi perdendo e sprecando il mio tempo, perché non facevo niente.
Poco dopo si è ammalata anche VV e mi ha dato una grande lezione di vita: nessuna disperazione, nessuna preoccupazione di perdere tempo; quando stava male si leccava le ferite, appena stava un poco meglio si metteva a giocare. E a me che la incoraggiavo a prendere le medicine, a sforzarsi di mangiare, a guarire presto così tornava a scuola, dai suo compagni, lei serafica mi rispondeva: «Ma mamma, io sto bene qui, a casa con te».
Una bambina di tre anni che mi insegna come davvero si gode del presente e che quando si riesce a farlo non c'è nessun potrei, dovrei, vorrei che riesca ad oscurarlo. Avrò imparato la lezione? Me la ricorderò durante il prossimo round, che mi vedrà di nuovo bloccata?

venerdì 28 ottobre 2016

In trincea


Ma come facevano? Me li immagino immobili, con ore interminabili che si srotolano davanti a loro, con qualsiasi tipo di condizione atmosferica: sole, pioggia, caldo, freddo, neve... Con niente da fare se non aspettare, con nulla a cui aggrappare gli occhi in cerca di un segno se non un muro di terra. Sepolti vivi. Ma come facevano durante la guerra di trincea? Quando l'unica cosa che potevi fare era appunto aspettare, secondi, minuti, ore, giorni: tutti irrimediabilmente uguali identici a se stessi. Il tempo scandito dai pasti, i pochi ordini ricevuti, i giorni di festa quando arrivava la posta. Che cosa vuol dire aspettare? Non sapendo neanche bene che cosa. Di andare in guerra. Qualcuno l'aveva già incontrata, altri no, scaricati direttamente in trincea e lì rimasti. Contro quale nemico, se non l'hai mai visto in faccia?
E' una guerra difficile quella dell'attesa, ti logora dentro, sgretola la tua volontà, il tuo essere, non riesci più a immaginare un futuro, perché non esiste un presente, quando non c'è orizzonte o non riesci più a immaginarlo.
A che cosa ti aggrappi per non impazzire? Che cosa stringi a te come un salvagente per non annegare? Che cosa non ti fa gettare la spugna?
Vorrei poter dire di aver trovato la risposta, ma la verità è che l'unica soluzione che ho sperimentato finora è quella del morto: sono a galla. Ho abbandonato gli ormeggi, mi lascio trascinare dalla corrente, in balia delle onde, non oppongo resistenza. Ogni tanto affondo, cullata dal canto delle sirene: dormire, dimenticare, svanire... Ma i miei polmoni reclamano, trafitti da lame, riemergo senza fiato, abbagliata dalla luce: sono viva. Ora è tutto quello che so fare.
Vorrei dare prova di essere coraggiosa, intraprendente, una guerriera, una lottatrice, piena di slanci e iniziative. Non sono nessuna di queste cose. Sto sopravvivendo, nella mia guerra di trincea. Non voglio nessuna medaglia al valore. Non l'ho mai voluta. Voglio solo tornare a casa.

Vi siete mai ritrovati a combattere una vostra personale guerra di trincea? Cosa avete escogitato per sopravvivere? I vostri consigli sarebbero davvero preziosi per me.

lunedì 17 ottobre 2016

Questione di feelings


In principio furono stupore, sgomento, tristezza e paura. Poi arrivarono l'autocommiserazione e la solitudine. «Io sto male e il mondo non si ferma?», «Nessuno può comprendere il mio dolore. Nessuno soffre come me». E poi si aggiunsero la rabbia e l'invidia. «Perché questo a me? Perché ancora a me? Perché la vita si accanisce con me?», «Perché agli altri va tutto bene? Perché gli altri ottengono tutto ciò che vogliono senza alcuno sforzo? Perché loro vedono esauditi i loro desideri e a me si chiudono solo porte in faccia?». Condito il tutto da senso di colpa e vergogna, per aver provato e provare sentimenti simili.


Sentimenti di cui non so che farmene, che mi fanno sentire miserabile e cattiva, una brutta persona. Sentimenti che sono faticosi da allontanare, che non mi vogliono abbandonare, che rendono le mie giornate ancora più lunghe e difficili. Sentimenti che si è soliti nascondere, ma che mi abitano, che mi posseggono, che temo mi si leggano in faccia.
Ma io le provo tutte queste emozioni, le vivo, alle volte le nutro, le sento mentre mi dilaniano, mi graffiano e mi fanno sanguinare e nelle lunghe ore di tempo che ho a mia disposizione per pensare, condannarmi e torturarmi, non ho trovato altra soluzione che confessare.


Confesso di provare e avere brutti sentimenti, ma non sono una brutta persona, solo vivo le innumerevoli sfumature della vita; di alcune farei volentieri a meno, ma mi si dice (il film “Inside Out” insegna) che se voglio avere una vita arcobaleno e non monocolore, devo accettarle tutte.
E allora cerco di accoglierli, li tengo con me, non li nascondo e non li scaccio più, in attesa di capirne cosa farne, di riceverne un insegnamento, in attesa dell'arcobaleno. Le mie energie le rivolgo a me, a volermi bene, ad accettarmi con le mie debolezze, a cercare di perdonarmi e assolvermi. A non nascondermi più.
God breaks the heart again and again and again until it stay opens.

Hazrat Inayat Khan
E questo è il mio cuore, adesso. Spezzato.

lunedì 10 ottobre 2016

It's business, baby!


Sono stata a lungo in dubbio se scrivere o meno le mie impressioni sul caso “Salone Internazionale del libro” di Torino e il neonato “Tempo di Libri” di Milano; diffido di chi ha sempre un'opinione su tutto. Inoltre non sono un'esperta di editoria: ho fatto un corso, è vero, e ho bazzicato quel mondo per qualche anno lavorando prima come segretaria personale di una giornalista e poi in una agenzia editoriale, ma in fondo sono stata e resto una semplice lettrice e, in quanto tale, molte dinamiche mi sfuggono.
Sono dispiaciuta ovviamente per l'accaduto, perché mi sembra una guerra tra poveri, che si devono spartire una magra pagnotta e ho come l'impressione che, in generale, nessuno ci abbia fatto una bella figura finora... Confesso di non essermi neanche informata più di tanto, ogni fazione tira acqua al proprio mulino e non si capisce mai dove sta la verità, se mai ce ne fosse una; se siete però interessati a leggere qualcosa al riguardo, vi consiglio il blog “Bookblister” di Chiara Beretta Mazzotta, un editor super partes che conosce bene il mondo editoriale, ma soprattutto una lettrice che i libri li ama e li legge: quanto accaduto l'ha nominato “Libriful” e il nome mi sembra molto azzeccato!
Due miei pensieri, però, ho deciso di condividerli, due miei punti di vista che non ho mai cambiato con il passare degli anni. Uno è sui lettori e uno è sull'editoria.
Per raggiungere il mio liceo, per tutti e cinque gli anni che l'ho frequentato, ho sempre fatto un lungo tratto di strada a piedi insieme ad altri compagni; ho un bellissimo ricordo di quelle passeggiate fatte con qualsiasi tempo, durante le quali ci confrontavamo, confidavamo, scontravamo sui più disparati argomenti. Tra questi miei compagni di strada c'era un ragazzo che era un forte lettore e un altrettanto forte acquirente; a differenza di me che ero (e sono) anche una assidua frequentatrice di biblioteche, lui comprava tutti i libri che desiderava leggere, aveva una libreria fornitissima a cui non ho mancato di attingere a piene mani. Ricordo che si lamentava spesso del costo dei libri e che fosse convinto che questa fosse una delle cause dei pochi lettori presenti in Italia. A nulla sono valsi i miei tentativi per fargli cambiare idea, gli esempi e i paragoni: «C'è gente che va a ballare tutti i fine settimana e le discoteche sono altrettanto care. Sai quanti libri potrebbero comprarsi con gli stessi soldi?! Semplicemente non gli interessa leggere!». Lui non si capacitava di questa cosa, ne soffriva proprio. E non veniva quasi mai in discoteca a ballare.
Anni dopo, entrambi universitari con indirizzi di studi differenti, eravamo però ancora alle prese con i nostri dibattiti libreschi, fino al giorno in cui gli spezzai il suo cuore di lettore. Stavo frequentando il famoso corso di tecniche editoriali e condivisi una nozione che avevo appena appreso e che entrambi non avevamo mai considerato: potresti avere in mano il libro più bello del mondo ma, se in quel momento, quel libro non risponde alla domanda del mercato, tu editore non lo pubblichi. It's business, baby...
Per concludere quindi, se in Italia ci sono pochi lettori la causa non è il costo dei libri (anche se io, in quanto lettrice, sarei davvero felice costassero di meno perché ne comprerei molti di più...) e c'è una bella differenza tra chi è interessato a che un libro venga venduto (mercato) e chi è interessato a che venga letto (cultura).
Nonostante i discorsi infarciti di parole come cultura, lettori, promozione della lettura, ecc., ho come l'impressione che la diatriba tra Torino e Milano sia business, baby...

venerdì 7 ottobre 2016

Tutto quello che sappiamo dell'amore


Il tre ottobre abbiamo festeggiato sette anni di matrimonio. Quindici in totale se aggiungiamo anche gli anni in cui siamo stati fidanzati e quello di convivenza. Dove è finito tutto questo tempo?
Sovente mi capita di leggere articoli come questo qui e mi piacciono molto, perché contengono buoni consigli, perché fanno riflettere, perché tentano di dare una risposta su quale sia il segreto per far funzionare un amore, quando tutti sappiamo, come ha scritto saggiamente Emily Dickinson, «Che l'amore è tutto ciò che c'è, è tutto quello che sappiamo dell'amore».


E io? Che cosa ho imparato in tutti questi anni? Più volte mi sono posta questa domanda e tutte le volte non sono riuscita a darmi una risposta, poi la vita, come sempre, ha preso il sopravvento. Ma in questi giorni che mi (ci) mettono alla prova ho voluto prendermi tutto il tempo necessario per pensare al nostro amore, alla strada che ha percorso: le salite, le discese, i guadi, le cadute, i sorrisi, le ginocchia sbucciate, le lacrime. Perché non vorrei un giorno ritrovarmi così:

L'altro giorno – ho perso
un mondo – qualcuno l'ha trovato?
Lo si riconosce dal diadema di stelle
che gli incornicia la fronte.

Potrebbe passare inosservato – agli occhi di un ricco
ma – ai miei occhi parsimoniosi
vale assai più dei ducati.

Emily Dickinson


Ho fatto una lunga camminata a Memory Lane, come la chiamano gli inglesi, ho rivissuto il nostro amore quando era ancora acerbo, l'ho visto crescere e trasformarsi. Non è più lo stesso e non lo sarà mai più. Sarà ogni volta diverso. Nuovo. E non provo nostalgia per quello che è stato e non è più. Ogni cosa a suo tempo.


Eh sì, ho scoperto che una cosa l'ho imparata, ho scoperto che cosa devo continuare a fare se non voglio rischiare di perderlo: guardarlo.
Ripercorrendo le foto (tutte!) dei nostri momenti più belli, ho notato come la nascita di VV abbia spostato il nostro sguardo: non più rivolto a noi due, occhi negli occhi, persi nel nostro amore, ma rivolto verso di lei, il frutto del nostro amore. Non è facile smettere di amarsi, è facile distrarsi e poi, allora sì, perdersi.


Una mattina, poco dopo aver salutato mio marito che andava a lavoro, ed essere rimasta da sola con VV neonata, mi sono resa conto che non avevo idea di come fosse vestito. Che importanza ha, vi domanderete? L'importanza che ti fa realizzare di non averlo guardato; quella che ti fa pensare che non sapresti rispondere a questa domanda: «Signora, si è perso suo marito, ci aiuti a trovarlo, com'era vestito?». Lo sguardo mancato che non ti fa vedere una piega amara nella bocca, la stanchezza, uno sguardo triste o quello complice. Lo sguardo che ti tiene incollato e non ti fa perdere. Non ti perde.
E anche se per ora, la maggior parte del tempo, i nostri sguardi continuano ad essere rivolti a VV, stiamo incominciando a specchiarci nei suoi occhi, e vediamo amore.



lunedì 3 ottobre 2016

Arte alle corti


Sono sempre stata convinta del fatto che non ci sia modo migliore per conoscere una città del passeggiare per le sue strade, perdersi per le sue vie, farsi inghiottire dalla sua geografia. Cartina alla mano o no, ho sempre amato e amo tutt'ora, come mezzo di trasporto, i piedi; l'unico che ti permette la giusta velocità per entrare nell'atmosfera di una città, straniera o casa tua, che ti permette di assaporare odori, colori e suoni.
Fino al 10 novembre c'è la possibilità di conoscere una Torino nascosta grazie a “Arti alle Corti”, un'iniziativa alla sua seconda edizione, pensata proprio come una passeggiata en plein air, un invito a scoprire la città attraverso le corti e i giardini custoditi all'interno dei palazzi cittadini, spesso chiusi al pubblico.

(Palazzo Birago di Borgaro)

«Architetture che diventano musei all'aperto di arte contemporanea... in cui, dall'estate all'autunno, si declina un possibile concetto di arte pubblica. Corti come gallerie, come scene aperte, come luoghi d'arte, capaci di mettersi in gioco e di accogliere e dialogare con opere d'arte.»

(Giardino Palazzo Cisterna)

Alla fine di agosto ho avuto il piacere di trascorrere una bellissima mattinata passeggiando per il centro di Torino, in compagnia di VV, del suo entusiasmo e della sua curiosità. Sono stata in luoghi che non conoscevo, ho attraversato cancelli di fronte i quali chissà quante volte ero passata davanti ma non li avevo mai degnati di uno sguardo, ho ammirato opere d'arte contemporanee all'interno di cornici barocche.

(Palazzo Chiablese)

Non sono un'esperta d'arte; alle superiori la mia insegnante di storia dell'arte era più interessata al disegno tecnico e, le poche volte che affrontava un dipinto o una qualsiasi altra opera, aveva il potere di annoiarmi a morte. Eppure ho sempre frequentato i musei, sono sempre stata attratta dalla comunicazione, di qualsiasi forma essa sia: che sia un libro, un quadro, un'installazione, un video, una fotografia, mi avvicino curiosa di comprendere il messaggio dell'autore, di percepire le emozioni o i sentimenti che mi vuole suscitare. L'ho sempre considerato un gioco ed è così che sto cercando di trasmetterlo a VV. «Che cosa vedi? Che cosa ti sembra? Guarda», sta tutto nell'allenare lo sguardo e la fantasia. Ancora oggi VV ci chiede di raccontarle la storia che inventammo per lei di fronte a una foto di Helmut Newton a Berlino la scorsa estate e, grazie a quella storia, quella foto è così vivida ai nostri occhi, come se l'avessimo appena osservata.

(Palazzo Carignano)

Possono succedere tante cose mentre aspetti, mani in tasca, alla fermata dell'autobus...


QUI tutte le informazioni su “Arte alle Corti”.

venerdì 30 settembre 2016

Souvenir!


Ho pensato di salutare settembre così, con un ultimo post sulle vacanze e sui viaggi, approfittando anche del commento di Martina che mi chiedeva qualche consiglio su cosa comprare come souvenir.
Io amo i souvenir, sia come ricordo delle vacanze che come momento di festa dopo il ritorno a casa; credo che questa mia mania sia nata grazie (o per colpa) di mia madre: una volta andati in pensione i miei genitori si sono dedicati alla loro passione per i viaggi e, ogni volta, ritornavano con tanti bei pensierini per noi figli e, in seguito, nipoti. E' sempre stato un momento di festa quello in cui riabbracciavamo i nostri genitori, ascoltavamo i loro racconti, guardavamo le foto e aprivamo i piccoli pacchettini; quasi un secondo Natale! Non erano per forza grandi regali, anche solo piccoli oggettini per dire «Mentre ero via, ti ho pensato».
Fin dai miei primi viaggi ho fatto mia questa usanza ed è diventato un vero divertimento per me scovare qualcosa di originale o tipico da regale a chi voglio bene. Con l'avvento della globalizzazione però le cose si sono fatte più complicate, ora molti marchi che una volta si trovavano solo all'estero sono presenti anche qui in Italia e nelle città turistiche, nelle zone più visitate, fioriscono i negozi che vendono solo souvenir. Ecco come ho ovviato.

I Gift Shop



Sarebbe bello poter scovare negozi di artigianato o che vendono prodotti locali e, appunto, non le solite patacche che, spesso, se guardi bene, sono “Made in China”; sovente però questo non è possibile: in viaggio si ha sempre un po' le ore contate e si visitano, per forza di cose, principalmente i luoghi turistici, ricchi solo di negozi di souvenir. Io ho fatto pace con questo tipo di negozi e al loro interno, salvo incontri a sorpresa (quest'anno ho trovato degli orecchini simpatici in tessuto scozzese), cerco sempre le stesse cose: decorazioni natalizie per l'albero di Natale, strofinacci per la cucina e calamite per il frigo.
Quella delle decorazioni natalizie è un'idea che ho copiato a mia madre, adoro il suo albero pieno di ogni tipo di pallina comprate in giro per il mondo e mi domando spesso perché io non abbia iniziato a fare la stessa cosa fin da subito; non avevo un albero di Natale tutto mio ma lo avrei avuto prima o poi, no?! Anche le calamite per il frigo è un'idea copiata da mia madre (niente di originale, mi rendo conto), ma da quando ho un frigo a cui posso attaccare foto e promemoria, lo utilizzo molto e mi piace abbellito dai ricordi dei nostri viaggi. Gli strofinacci invece li ho comprati per la prima volta due anni fa, durante la prima vacanza al mare in Francia con VV e ho scoperto che mi piace avere un ricordo da usare nella quotidianità.

La quotidianità della vacanza


Ed è proprio la quotidianità che è diventata la pietra su cui basare l'acquisto dei miei souvenir: in ogni viaggio c'è qualcosa che lo caratterizza, qualcosa che facevate lì e solo lì e che solo il pensarlo vi riporta in mente le bellissime giornate trascorse in quei luoghi stranieri. Perché non portare quell'usanza a casa con voi? Ad esempio, in Scozia abbiamo dormito in bellissimi Bed&Breakfast che al mattino ci davano il buongiorno con delle tavole della colazione preparate con cura amorevole e con dei particolari set di tovagliette e sottobicchieri; era impossibile non indugiare a tavola, bevendo un ultima tazza di tè caldo e ammirando il panorama fuori dalla finestra.

 
Dopo pochi giorni ho subito deciso che quello sarebbe stato “il mio ricordo” della Scozia e infatti ho poi comprato un set e delle tazze che adoro!

I supermercati


Mio marito ed io eravamo in vacanza a Marrakech e volevamo comprare il famoso olio d'argan; dormivamo in un bellissimo riad gestito da spagnoli gentilissimi, sempre pronti a darci consigli e a portarci in giro per la città a scoprire angoli nascosti, ci è sembrato quasi scontato chiedere a loro su quale fosse il negozio migliore dove comprarlo, la loro risposta ci lasciò senza parole: al supermercato! Così saremmo stati sicuri trattarsi di prodotto autentico e controllato, ci dissero, noi seguimmo il loro consiglio e così facendo scoprimmo un modo nuovo di conoscere un paese straniero e come vivono le persone che lo abitano. Da quel giorno il supermercato è per me una tappa obbligata: ho così modo di scovare davvero prodotti e cibi originali che qui in Italia non vengono venduti e molto spesso trovo anche tanti souvenir uguali a quelli dei gift shop, ma di qualità migliore e che costano la metà. Le tovagliette e le tazze, ad esempio, le ho comprate da "Mark&Spencer" e i prodotti di bellezza da "Boots", catene di supermercati e farmacie molto famose presenti su tutto il territorio britannico.

I libri


Che ve lo dico a fare? Da ogni viaggio torno a casa con un libro; se sono in un paese di cui non conosco la lingua, lo compro in inglese, l'importante è che mi ricordi il viaggio appena fatto. In quest'ultima vacanza, ho comprato un romanzo ambientato sull'Isola di Skye, e l'ho comprato proprio mentre ero sull'isola. Un giorno, invece, mentre gironzolavo per il bookshoop di un castello ho trovato dei bellissimi libri pop-up per VV, ed erano pure scontati, costavano meno di 4 sterline l'uno! Deal!


Superfluo aggiungere che i ricordi restano ciò che di più bello ti può regalare un viaggio.
Spero di avervi dato qualche suggerimento utile, io vi ringrazio per avermi permesso di andare ancora una volta con la mente al bellissimo viaggio fatto in Scozia e a quelli passati.
Alla prossima avventura!

(Nella foto in apertura i souvenir di VV della Scozia: una conchiglia raccolta durante la bassa marea e il vello di una pecora trovato impigliato in un cespuglio)

lunedì 26 settembre 2016

La seconda edizione di Bookcoaching


In questi ultimi mesi, in questa estate che è stata allo stesso tempo così bella e così dolorosa per me, sono arrivata alla conclusione che se c'è una cosa che ci accomuna, che abbiamo provato tutti e che continuiamo a cercare di conoscere, comprendere e combattere, questa è proprio la solitudine.
Vi siete mai chiesti quanti e quali tipi di solitudine esistano? Vi siete mai accorti che, quando pensiamo alla solitudine, lo facciamo quasi sempre in eccezione negativa?
Quando in Accademia della Felicità ci hanno proposto di affrontare proprio questo tema per il ciclo di incontri di Bookcoaching che avrà inizio a Torino l'11 ottobre e a Milano il 28 novembre (sì, saremo anche a Milano!), ho avuto un attimo di titubanza e poi tanti timori. Questo è un tema triste, un argomento che la gente rifugge, non certo di evasione, non rischiamo di essere pesanti? pensavo. (La visione negativa...)
Si presentava proprio una bella sfida, per questo l'ho accettata, e quale migliore occasione per esorcizzare la paura della solitudine se non in compagnia, di un libro e di noi amanti dei libri? Non è proprio la condivisione l'antidoto migliore?
Dodici incontri e sei tematiche ci accompagneranno dall'autunno alla primavera: la solitudine esistenziale e sociale, nella vecchiaia, in famiglia e in coppia, nella malattia e, per finire, quella per scelta. Dodici incontri dove avremo modo, attraverso i libri, di confrontarci e conoscere meglio noi stessi.

Questi i libri che ci guideranno in questo viaggio esplorativo della solitudine:

Kazuo Ishiguro “Quel che resta del giorno”
Christopher Isherwood “Un uomo solo”
Anita Brookner “Una vita a parte”
David Leavitt “Ballo di famiglia”
Marco Peano “L'invenzione della madre”
Richard Yeats “Revolutionary Road”
Domenico Starnone “Lacci”
Sylvain Tesson “Nelle foreste siberiane”

QUI tutte le informazioni sul Bookcoaching a Torino e QUI quelle sugli incontri di Milano e QUI la nostra pagina Facebook, veniteci a trovare!

"Leggiamo per sapere che non siamo soli"

Quand'è l'ultima volta che vi siete sentiti soli? Avete voglia di raccontarmelo?