sabato 31 dicembre 2011

Leggere la vita



La letteratura si differenzia dalla vita in questo: che la vita è piena di dettagli in modo amorfo, e raramente ci guida verso di essi, mentre la letteratura ci insegna a notare.
La letteratura ci rende migliori osservatori della vita; noi mettiamo in pratica l'insegnamento nella vita stessa; in tal modo diventiamo più bravi a notare i dettagli quando leggiamo così impariamo a leggere sempre meglio la vita.

James Wood
Vi auguro un 2012 ricco di letture. Francesca


giovedì 29 dicembre 2011

Sospensione, rinascita e buoni propositi



Sono giorni un po' così, inconcludenti, di molti “non mi viene”, sopratutto per quanto riguarda il blog e lo scrivere. Ma devo sforzarmi di accogliere e accettare anche questi momenti. Come la natura va in letargo, forse anch'io ho bisogno di un po' di sospensione.
Quindi passo di qui per un breve saluto, vi lascio un filmato di speranza e rinascita e una lista di buoni propositi per il nuovo anno che si approssima.


sabato 24 dicembre 2011

Gratitude


Gratitude unlocks the fullness of life. It turns what we have into enough, and more. It turns denial into acceptance, chaos into order, confusion into clarity. It turns problems into gifts, failures into success, the unexpected into perfect timing, and mistakes into important events. Gratitude makes sense of our past, bring peace for today and creates a vision for tomorrow.

Melodie Beattie

Tanti auguri di Buona Natale, Francesca


martedì 20 dicembre 2011

Le parole verranno Wish List 2011

Quando ero ragazzina, per Natale, avevo preso l'abitudine di scrivere una lista dei regali che mi sarebbe piaciuto ricevere. Non ricordo come era iniziata questa consuetudine, se era stata una mia iniziativa o se era semplicemente una richiesta generica a cui io avevo risposto con esagerata sollecitudine. La cosa proseguì per alcuni anni per poi scemare nel nulla.
Non molto tempo fa ho scoperto che mio fratello ha conservato quelle mie famose liste e, durante una cena di famiglia, abbiamo riso fino alle lacrime nel leggerle. Ho sempre saputo di essere una persona precisa, ma non mi rendo conto che alle volte sono al limite del comico. Ad esempio, in una lista esprimevo il desiderio di ricevere una gonna a trapezio e, tra parentesi, specificavo: isoscele. Oppure, in un altro elenco, ecco comparire il mio proverbiale pessimismo: “Cose che mi piacerebbe ricevere ma che tu non mi regalerai mai”. Numerosi i libri, alcuni non li ho ancora letti altri, addirittura, mi sono suonati completamente nuovi se non sconosciuti e non saprei proprio dire perché desiderassi leggerli e dove avessi pescato autore o titolo.
Ormai, da un po' di tempo, abbiamo smesso di farci i regali a Natale ma, quest'anno, mi sono divertita a stilare comunque una lista. Ecco alcune cose che mi piacerebbe trovare sotto l'albero.

Un anello, pegno dell'amore che ho verso le lettere:

(via Baby Mine)

Una favola sulle parole, per ricordarsi quanto sono preziose:



Sono una lettrice golosa:



(via Oh Joy!)

Le parole addosso:



E a voi, cosa piacerebbe trovare sotto l'albero di Natale?

domenica 18 dicembre 2011

Come un labirinto

Ho letto per la prima volta un suo libro all'università, durante uno dei più bei corsi che io abbia mai frequentato. L'ho letto quindi solo perché era uno dei testi obbligatori per poter dare l'esame e ammetto che prima di allora non avevo mai sentito parlare di lui. Dopo quell'esame, senza fretta, come per centellinare il piacere, ho letto quasi tutti i suoi romanzi ed è diventato uno dei miei autori preferiti. Ogni volta che prendo in mano un suo libro si ripresentano sempre gli stessi effetti, le stesse sensazioni, è come se sapessi cosa aspettarmi da lui ma nel frattempo mi fossi dimenticata quanto fosse piacevole leggerlo.
L'ultimo libro di Paul Auster che ho letto, Invisibile, l'avevo con me durante il viaggio in Umbria, nel senso che, non riuscendo a separarmene, l'ho letto proprio durante il viaggio, in macchina, mentre mio marito guidava. La lettura è proceduta più o meno in questo modo: cercavo di darmi dei limiti, interrompendo la lettura e posando il libro sul cruscotto, per non finirlo troppo in fretta e per tenere compagnia a mio marito, e cedevo riprendendolo e dicendomi «Leggo ancora solo un paragrafo». Il balletto cruscotto-lettura è andato avanti fino a quando non ho finito il libro.
Paul Auster ha la capacità di creare dei personaggi e delle storie che mi lasciano sempre senza fiato. Nei suoi libri niente e nessuno sono come sembrano e ogni volta procedo nella lettura con la speranza di “venirne a capo” di trovare “la soluzione”, arrivare a una spiegazione, un significato. Ma Paul Auster conosce bene la vita umana e sa meglio di me che è incomprensibile e inspiegabile. Le vite di ognuno si incrociano, si sfiorano e si scontrano con quelle degli altri e non si può mai sapere dove ci condurrà quello che noi chiamiamo destino. A mente fredda potrebbe sembrare che i suoi libri non si concludono mai, che siano incompleti, eppure è proprio questo che amo di loro, il mio continuare a rimuginarci sopra, il mio “batterci la testa”, il procedere a tentoni. I libri di Paul Auster sono come un labirinto in cui non vedo l'ora di perdermi e non uscirne mai più.


mercoledì 14 dicembre 2011

#leaveamessage day

Oggi purtroppo sarò tutto il giorno al lavoro, così mi sono dovuta ingegnare...
Nel pomeriggio una persona, al mio posto, si recherà alla Biblioteca Civica di Collegno, in provincia di Torino, salirà le scale che conducono al primo piano e svolterà verso destra, per raggiungere la sala con i libri di letteratura e narrativa. Chissà se come me, se fossi al suo posto, avrà un po' il cuore in gola e ad ogni passo avrà la sensazione che tutti siano lì per guardare proprio quello che sta per fare. Affretterà quindi il passo e, senza quasi guardarsi attorno, si avvicinerà all'espositore delle “novità” e appoggiato il biglietto, si allontanerà precipitosamente. Oppure si prenderà tutto il tempo di cui ha bisogno, valuterà bene quale punto sia il più visibile e magari avrà anche l'audacia di rimanere per vedere chi sarà il “trovatore”... di questo:






Tutti gli altri potranno leggere che cosa c'è scritto nel biglietto qui.



domenica 11 dicembre 2011

Contagia lenta la frase

Abbandonata su una Pagina, come per caso
Può sollecitare lo sguardo una Parola
Contagia lenta la frase...

Emily Dickinson
Mercoledì 14 dicembre è il #leaveamessage day.



Preparatevi a un'invasione di parole!

mercoledì 7 dicembre 2011

La sua bambina



Gesù Bambino ha portato un regalo anche a me!” dissi, e aprii la giacca per meglio far comprendere a cosa mi riferivo. Era il giorno di Natale al ritorno dalla Santa Messa. Se volevo sbalordire i miei amici ci ero riuscita. Mi guardarono da prima stralunati, poi increduli; quando capirono che parlavo sul serio, mi investirono di domande. Ma come potevo essere contenta di avere un altro figlio, quando ne avevo già due, e proprio ora che erano già cresciuti? Ma che voglia avevo? E via di questo passo. Io godevo nel vedere questo imbarazzo nei loro visi, quasi scandalizzati. Graziano, mio marito, ed io eravamo felici, avendo due maschietti, Massimiliano di nove anni e Alessandro di sette, speravamo fortemente che questa nuova gravidanza ci portasse una femminuccia.
Non era stata programmata ma “ci era caduta come una tegola sulla testa”. Infatti non pensavamo di avere un altro figlio, due ci sembravano più che giusti. Ad essere sincera, appena scoprii di essere incinta non ne fui troppo felice, anzi ero preoccupatissima. Mi chiedevo in continuazione come avremmo fatto a cavarcela; io lavoravo, sarei riuscita a lavorare e crescere tre figli? Dunque i primi giorni di gravidanza non furono proprio sereni.
Cominciai anche a stare male, molto di più rispetto alle gravidanze precedenti. Fu proprio questo star male che fece pensare sia a me che a mio marito che molto probabilmente si trattasse di una bambina. Entrai così in uno stato di grazia particolare, cominciai ad aspettare la mia bambina (eh sì, perché ormai mi sentivo quasi sicura che fosse una lei) con gioia e trepidazione e coinvolsi tutti nell’attesa.
Mio marito, che all’inizio aveva avuto le mie stesse perplessità, era felice e non faceva altro che coccolarmi; mi sosteneva nei momenti in cui stavo male. Massimiliano e Alessandro poi erano addirittura elettrizzati all’idea di avere una sorellina e diventarono impazienti. Quante domande mi facevano: quanto è grande adesso? Quanto è lunga? Ma mangia lì dentro? Ma non sta stretta? E poi mettevano le loro mani sul mio ventre per sentire i suoi calcetti. Quanti calci dava, sembrava un terremoto. Il suo caratterino incominciai a definirlo già mentre era ancora nel mio grembo, capii già da allora che sarebbe stato un carattere forte e irrequieto.
Quando aspettavo i due maschietti i nomi li scegliemmo io e mio marito, ma ora c’erano anche i fratellini a dire la loro, così ci mettemmo tutti d’accordo e il nome che piaceva ad Alessandro e Massimiliano piaceva anche a noi, e quel giorno fu deciso che ti saresti chiamata “Francesca”.
Fu una calda domenica di luglio, nel pomeriggio eravamo stati a passeggiare al parco Ruffini assieme ai nostri amici. Guardavo con un po’ d’invidia la mia amica Mirella, che spingeva orgogliosa la carrozzella con dentro il suo bel bambino. Io invece mi trascinavo stancamente per i viali del parco con il mio enorme pancione, ero in ritardo di qualche giorno, faceva un gran caldo e mangiavo granite per sentire un po’ di fresco.
Tornati a casa mi lamentai del male alla schiena con mio marito. Tutti e due pensammo alla stessa cosa, cioè tutti e quattro, eh sì perché anche i tuoi fratelli erano in attesa. Non ci sbagliammo, i dolori aumentavano e si facevano sempre più vicini così, presa la valigetta già pronta, il tuo papà mi accompagnò all’ospedale. Soffrii anche per te come per i tuoi fratelli, ma fu un travaglio più breve, infatti nascesti due ore dopo. Chiesi subito ai medici che avevo intorno: “Cos’è?”. Loro mi risposero chiedendomi cosa avessi a casa. “Due maschietti” risposi. E loro dissero: “Questa è una bambina”. Piansi di gioia. Era nata Francesca, la nostra bambina. Pensai alla gioia che avrebbero provato il tuo papà, i tuoi fratelli e tutti quelli che ci volevano bene e mi sentii immensamente felice.

Con questo racconto partecipo al contest di Mamma è in pausa caffè anzi, è più corretto dire partecipa, perché l'ha scritto, tanti anni fa, mia madre proprio su quei fogli di bloc-notes che si vedono nella foto, quando era ricoverata in ospedale e un brutto male l'ha tenuta, per molto tempo, lontana dalla sua bambina.



domenica 4 dicembre 2011

Le parole addosso 8


Una collana con i tasti della macchina da scrivere o, in inglese, typewriter key necklace. Per avere sempre con se la “chiave” o il “tasto” che fanno vibrare le corde della nostra anima e lasciano il segno...



mercoledì 30 novembre 2011

Vedere il gorilla

Il 22 novembre il mio blog ha compiuto un anno.
Mi sono presa un po’ di tempo per riflettere, con molta calma, su che cosa abbia significato per me questo spazio, creato con grossi timori ma molte aspettative. Sono arrivata alla conclusione che è stato il regalo migliore che potessi farmi. In quel periodo ero focalizzata, troppo, su un solo aspetto della mia vita e non mi rendevo conto che, in realtà, quest’ultima era composta da tantissime altre cose e che me le stavo perdendo.
Ricordo che un paio di anni fa, durante un corso di formazione al lavoro, ci era stato mostrato un filmato. Ci avevano anticipato che ci sarebbe stato un campo da basket con alcuni giocatori e che noi avremmo dovuto contare i palleggi. Mi impegnai tantissimo e cercai di non staccare mai gli occhi dalla palla; alla fine del filmato ero molto curiosa di sapere se ero stata brava a contare. Per tutta risposta ci mostrarono nuovamente il filmato, questa volta però non avremmo dovuto contare. Con mio grosso stupore scopri che, mentre io ero impegnata a fissare la palla, un uomo travestito da gorilla era entrato nel campo da basket, aveva fatto un comico balletto e poi se ne era tranquillamente uscito. Io non l’avevo visto. Al corso ci avevano mostrato questo filmato per farci capire il pericolo dell’essere troppo concentrati su un obiettivo. Ma ho scoperto, a mio discapito, che questo pericolo c’è anche nella vita di tutti i giorni.
Il blog mi ha fatto “vedere il gorilla” e, per continuare ad usare la metafora, ora siamo diventati grandi amici, balliamo come due forsennati, mangiamo insieme banane e ci spulciamo! Questo blog mi ha regalato un paio di occhi nuovi sul mondo. Il fatto che io non riesca ancora riconoscere che questo risultato sia merito mio è una caratteristica del mio carattere su cui sto lavorando…
E’ un immenso piacere, inoltre, sapere che qualcuno dedichi momenti preziosi del proprio tempo per venire a farmi visita sul blog, sono carezze sull’anima. Quindi, non appena avrò un’idea carina su che cosa regalare, organizzerò un altro give-away per ringraziarvi delle vostre visite! Nel frattempo sarei davvero curiosa di sapere che cosa vi piace o non vi piace del mio blog (le critiche fanno male, ma anche crescere!) e magari qual è stato il vostro post preferito.
Buon Compleanno a… me!


sabato 26 novembre 2011

Perdere il sonno

La lettura rende insonni. Il lettore perde deliberatamente il «treno del sonno» pur di non abbandonare il capitolo. Seduto sulla tazza o sul bidè per non disturbare il congiunto, dimentica il tempo e lascia passare la notte, volando di pagina in pagina. Continuerà a spergiurare che, vittima dell'insonnia, ha letto fino all'alba e non ammetterà mai che la lettura gli ha fatto perdere il sonno.

Annie François


mercoledì 23 novembre 2011

Rincontrarti


Ricordo quanto amassi il tuo lavoro e la passione con cui lo svolgevi: ricevevo tue e-mail ad orari impensabili e spesso non ti accorgevi che l'ora di pranzo era passata da un pezzo.
Sento ancora il brivido del panico lungo la schiena quando mi chiedevi di cercarti un indirizzo o un numero di telefono su La Lurida, la tua rubrica piena di contatti preziosi... e illeggibili!
Ogni volta che prendo in mano le forbici ricordo i piccoli lavori manuali in preparazione degli eventi che organizzavi o a cui partecipavi. Non ero brava a tagliare dritto e... ancora non ho imparato.
Ho ben impresso il tuo sorriso che mi accoglieva ogni mattina, accompagnato dal sempre allegro: “Ciao Ciccia!”. Ancora mi mette di buon'umore.

Non vedo l'ora di rincontrarti domani, Dada, tra le tue parole.




sabato 19 novembre 2011

La settima onda

Vedi? Guarda l'orizzonte. Lo vedi che le onde stanno cambiando? Guarda come crescono e come sono più regolari. Le vedo arrivare. Senti? Lo senti? Anche il vento sta cambiando.

Sono seduti sulla sabbia, uno affianco all'altro, e lei non ha il coraggio di dirgli che no, non le riesce a vedere le onde che lui aspetta, con impazienza, e che va a cercare, con avidità. Gliela invidia questa sua capacità di leggere il mare, come se conoscesse le sue profondità e prevedesse i moti della sua anima. Vorrebbe avere il suo coraggio, la sua incoscienza nell'affrontare qualcosa di molto più grande di lui, profondo e potente infinito.
Questa è una delle tante cose che lei gli tace. Non per timore di lui o di quello che lui potrebbe pensare, ma perché il loro rapporto è fatto anche, e soprattutto, del silenzio di lei.
Lei è quella che ascolta. Forse è giusto che sia così, perché non è brava a dare consigli; è goffa e impulsiva quando parla. Spesso, anche se è giusto quello che dice, è sbagliato come lo dice. Lei lo sa che nel mondo dei sentimenti non esistono il giusto e lo sbagliato, che nessuno ha torto e tutti hanno ragione... ma il suo pensiero sta divagando, come sempre...
Pensa che questo potrebbe essere il momento giusto per rompere il suo silenzio, ora che sono seduti uno affianco all'altro, con la calda e obliqua luce del tramonto, lui che legge il mare e lei che si sforza di vederlo. Si, pensa, questo potrebbe essere il momento giusto per dirgli che non riesce a smettere di pensare a quel giorno in cui molte cose sono cambiate. Il giorno in cui lo ha visto scoppiare in lacrime e lei avrebbe voluto alzarsi, correre da lui e abbracciarlo, ma non l'ha fatto. Vorrebbe dirgli non riesce a spiegarsi perché sia rimasta immobile e abbia distolto lo sguardo, piangendo a sua volta. Si sente come se quell'abbraccio mai dato fosse ancora lì tra loro e che stia aspettando che lei saldi il suo debito. Ma lei teme che sia troppo tardi; le sembra che qualsiasi cosa lei faccia non sia sufficiente e ha paura che non riuscirà mai a saldarlo questo debito, il debito di un abbraccio.
Ancora una volta tace, distoglie lo sguardo dai suoi pensieri e lo rivolge al mare e alle onde, che lui ama tanta. Si domanda se lui conosce la leggenda della settima onda, un'onda che non segue il corso previsto di tutte le onde, ma improvvisa, arriva più alta e poi trascina via, verso il largo. Lei pensa che c'è sempre un fondo di verità nelle leggende.
Lo guarda alzarsi e correre incontro al suo mare, alle sue onde. Vorrebbe gridargli: “Stai attento! Fai attenzione alla settima onda!”. Ma resta in silenzio e lo osserva, mentre lui prende il largo.

Ad A.


giovedì 17 novembre 2011

Le parole addosso 7



Non ho mai acquistato un fumetto, ma ne ho letti tantissimi: Topolino da bambina, a cui il mio cuginetto era abbonato, Dylan Dog imprestato dal compagno del liceo e tutti quelli che comprava mio fratello e su cui io riuscivo a mettere le mani. Ricordo che avevo una cotta per Nathan Never; adoravo Julia, con la grazia e l'eleganza della mia attrice preferite, mi intenerivo per i dolcissimi Calvin&Hobbes e ridevo fino alle lacrime con Lupo Alberto.

(Gioielli Mieko via Donna Moderna)


martedì 15 novembre 2011

Specchietto per le allodole

L'ho comprato, e letto, perché non ho saputo resistere al richiamo del nome Virginia Woolf nel titolo. Temevo fosse uno specchietto per le allodole, ma avevo anche una piccola speranza di immergermi nell'atmosfera del mondo della mia scrittrice preferita.
Stephanie Barron, l'autrice di questo libro, ha raggiunto un discreto successo con la serie delle “indagini di Jane Austen”. Non ho letto nessuno dei romanzi appartenenti a questa serie, ma ne ho sentito parlare; credevo quindi fosse una sorta di garanzia. Purtroppo non è stato così.
La prima impressione che ho avuto di “Virginia Woolf e il giardino bianco” è stata quella di un Harmony camuffato in un romanzo... storico? Al momento non mi viene una definizione migliore. Peccato che la parte storica fosse completamente inventata e che i personaggi, realmente esistiti, fossero stati stravolti. E' stato come se qualcuno calunniasse delle persone a me care; soprattutto ho provato molta amarezza per il ritratto che traspare da questo libro del povero Leonard Woolf, marito di Virginia.
Al di là di questa mia personale delusione, il libro in sé si fa abbastanza leggere, tranne che per i numerosi refusi; se normalmente mi danno abbastanza fastidio, in questo caso era come gettare sale su delle ferite aperte.
Come è possibile che, in questo mondo editoriale che sembra preferire la quantità invece della qualità, gli editori non abbiano ancora capito che una correzione di bozze più accurata può fare la differenza?


domenica 13 novembre 2011

Life is short


Sono stata lontana, prima in viaggio di piacere (Umbria!) e poi per lavoro.
Ho trascurato il mio blog, ma sopratutto i vostri. Ora ho recuperato, ho letto tutti i vostri post, un'overdose, ed è stato bello come ritrovare degli amici con cui non ci si è sentiti per un po' di tempo.
Vi dedico questo, a me ha infuso ottimismo verso il futuro e desiderio di condivisione (spero vi piaccia), e poi tornerò a parlare di libri.

(Video via A Cup of Jo)


martedì 8 novembre 2011

Bambini divoratori

Leggevo fino a ore impossibile. Sempre, però, una voce imperiosa mi ordinava di spegnere. Una sera, tradita dalla striscia di luce sotto la porta, come tutti i bambini divoratori di libri, passai allo stadio della pila tascabile soffocando sotto le lenzuola...Quando gli adulti uscivano, riaffioravo e, alla luce della lampada da comodino, leggevo a sazietà. Il loro passo nel corridoio suonava il coprifuoco in un panico completo.

Annie François

venerdì 4 novembre 2011

What a lot we lost



In questi giorni mi piacerebbe ricevere la coccola di trovare nella buca della posta una lettera per me; sarebbe come una sorpresa che illumina una giornata uggiosa, una carezza che consola, un abbraccio che riscalda... 

What a lot we lost when we stopped writing letters. You can't reread a phone call.

Liz Carpenter

(immagini via Brooklin Limestone)


sabato 29 ottobre 2011

See where the Connection leads

If writing a book is impossible, write a chapter.
If writing a chapter is impossible, write a page.
If writing a page is impossible, write a paragraph.
If writing a paragraph is impossible, write a sentence.
If writing a sentence is impossible, write a word and teach yourself everything there is to know about that word and then write another, connected word and see where the connection leads.

Richard Rhodes

mercoledì 26 ottobre 2011

Cosa mangiano i lettori

ChocolateBook!








Il mio preferito? “Mille e una notte”, cioccolatino dall'accostamento insolito dove le arachidi salate si sposano con una crema alla vaniglia bourbon, il tutto ricoperto da finissimo cioccolato al latte.

Golose creazioni della Cioccolateria Zuccarello.


lunedì 24 ottobre 2011

Ho imparato

Ho finito di leggere “I promessi sposi”. Finalmente, mi verrebbe da aggiungere.
Perché non ho nascosto le difficoltà che ho incontrato nella lettura di questo libro, che ho trovato un po' lento e a tratti noioso. Avete presente il capitolo sulla peste? Lo ammetto, l'ho saltato. Quando ho visto che non parlava nello specifico di Renzo, Lucia o di uno dei protagonisti del libro, sono passata al capitolo successivo. Ho barato, lo so, e un po' me ne vergogno. Ma ero davvero curiosa di sapere come andava a finire, soprattutto volevo scoprire come Manzoni avrebbe risolto la questione del voto a Maria fatto da Lucia, sono un po' superstiziosa su queste cose... Mi prendete per pazza se vi dico che per un attimo ho addirittura pensato che non mi piacesse più leggere? Pensiero che mi sono affrettata a scacciare.
Insomma, questa lettura si è rivelata una via crucis e da quando ho terminato il libro sto riflettendo proprio su questo: che cosa dire a un liceale che giustamente potrebbe chiedere il motivo per cui obbligano ancora a leggere Manzoni, quando anche una lettrice “forte” come me ammette di avere avuto grosse difficoltà? Già... cosa dire?
La vita purtroppo è costellata di cose noiose, pesanti, di cui non si vede mai la fine e che, anche se controvoglia, si è obbligati a portare a termine, o almeno a cercare di farlo, e che spesso le maggiori soddisfazioni arrivano proprio da queste. Quindi la lettura di un libro lungo e noioso non è la cosa peggiore che potrebbe capitare ed è un buon modo per allenarsi a tenere duro.
A una fanciulla direi di leggerlo per sapere come è nella realtà, nella vita di tutti i giorni, una vera storia d'amore; per imparare che amare spesso va in coppia con lottare. A un fanciullo lo consiglierei per vedere che cosa significa essere un vero uomo, non gettare la spugna alle prime difficoltà e soprattutto avere il coraggio di andare « a sincerarmi di tutto in una volta... sentirò da lei proprio, cosa sia questa promessa...», per imparare che cos'è il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Ad entrambi lo consiglierei per comprendere la magia dell'imparare e della vita, di cui i libri per me sono ottimi maestri e metafora. Perché anche se nell'immediato la vita o i libri possono sembrare confusi, incomprensibili e inutili, quando uno meno se la aspetta tutto acquista un senso, e anche quella lettura che ti era sembrato tempo sprecato e che non ti avevo detto nulla, potrebbe tornare a parlarti.

Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire: «Ho imparato,» diceva, «a non mettermi ne' tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardar con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c'è lì d'intorno gente che ha la testa calda:ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d'aver pensato quel che ne possa nascere.»


mercoledì 19 ottobre 2011

Fiabe moderne


A proposito di fiabe, guardate questi bellissimi poster. Sarebbe bello appenderli tutti!



lunedì 17 ottobre 2011

Sconfiggere il drago


Le fiabe non dicono ai bambini che esistono i draghi: i bambini già sanno che esistono. Le fiabe dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.

G. K. Chesterton


giovedì 13 ottobre 2011

Le parole addosso 6



Rilegati a mano, i Mini Book Earrings hanno 14 pagine bianche ciascuno su cui scrivere, disegnare, dipingere...

(via Etsy)


lunedì 10 ottobre 2011

A ciasuno, ogni giorno, il suo ritmo

A parità di genere, di piacere, di numero di pagine, di disponibilità, di autore, vorrei proprio sapere in virtù di cosa posso divorare un libro in due ore e farne languire un altro per una settimana.
E' vero, a volte mi affretto come una sartina per sapere come va a finire, altre volte rallento per ritardare il momento della sorpresa; a volte mi abbandono all'ebbrezza, altre volte mi costringo alla temperanza.
Il libro può essere saporito o indigesto, il lettore sazio o affamato. Il suo appetito varia in funzione del suo temperamento, ma anche delle stagioni, delle circostanze, dei luoghi, della compagnia, della pace, del rumore, della carenza, dell'abbondanza, dell'amore, dell'odio. Egli segue i moti dell'umore e del cuore, le fluttuazioni del morale e del fisico.
A ciascuno, ogni giorno, il suo ritmo.

Annie François

venerdì 7 ottobre 2011

Calde lettere


Questa mattina mi ha dato il buongiorno un'impetuoso vento autunnale e mi è subito venuta voglia di qualcosa di caldo, in cui avvolgermi e rifugiarmi.

(Copripiumino IKEA)


mercoledì 5 ottobre 2011

Rilettura

Immagino sia successo anche a voi, di sapere di aver letto un libro ma non ricordarvi nulla, assolutamente nulla della trama, dei personaggi, del finale; al punto che incominciate a dubitare di averlo letto davvero. Ci sono due possibilità per fugare questi dubbi: rileggere il libro o, se anche voi avete questa abitudine, andare a spulciare il quaderno dove segnate titolo e autore dei libri letti. Ma di questa mia abitudine volevo parlarvene in un altro post…
In questo caso in particolare, non mi sono accontentata di trovare conferma nel mio “quaderno dei libri letti”, e ho deciso di rileggere “I promessi sposi” perché, tolti i brani più noti, non ricordavo davvero nulla. Mi è sembrata una buona idea, leggere un classico che più classico non si può proprio durante i 150 anni dell’Unità d’Italia, un libro che ha contribuito a fare il nostro Paese.
Sarò sincera, la lettura non sta proseguendo come speravo. Gli studenti della scuola superiore hanno tutta la mia solidarietà, perché anch’io lo sto trovando lento, tremendamente lento. Non noioso, perché la storia mi piace e sono davvero curiosa di sapere come procederà, ma Manzoni si dilunga troppo nella parte descrittiva e lascia poco spazio all’azione. Mi ritrovo spesso a pensare, durante la lettura, “Ho capito, vieni al punto!”. Non è, soprattutto, una lettura che consiglierei a un adulto che, dopo una giornata passata in ufficio e le incombenze della casa, riesce a prendere il libro in mano, se va bene, non prima delle 10 di sera. Sto faticando ad arrivare alla fine, riesco a leggere un capitolo alla volta (perché mi sforzo di finirlo) e poi il sonno ha sempre la meglio.
Ma come ho già scritto in altri miei post, se so essere spietata con gli autori contemporanei, la riverenza verso i classici mi impedisce di gettare la spugna. Ieri sera ho superato la metà del libro, la strada è ancora lunga…


mercoledì 28 settembre 2011

Talk to Me


Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),
il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,
un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco,
Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,
le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,
i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,
il gran lampadario vetusto che pende a mezzo salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,
il cucù dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chèrmisi...
Guido Gozzano “ L'amica di Nonna Speranza”
Ispirata anche da questa poesia, "Talk to Me. Design and Communication between People and Objects" una mostra al MOMA di New York che riflette sulle relazioni personali che stringiamo con gli oggetti. Perché se una volta gli si chiedeva solo di essere belli e funzionali, ora devono avere anche personalità; devono incrementare il dialogo, lo scambio di informazioni e di emozioni.

Gli oggetti ci parlano.

(nell'immagine il cubo di Rubik con scritte in braille, di Konstantin Datz)


domenica 25 settembre 2011

La lettrice

Nella mia biblioteca preferita c'è un folletto che deve avermi preso in simpatia. Ultimamente, infatti, trovo a fare bella mostra di sé, su scaffali ed espositori, libri che non possono non attirare la mia attenzione, visto che trattano argomenti legati al mondo degli scrittori e dei lettori. Quest'ultimo libro aveva addirittura un bigliettino attaccato sulla copertina che recitava: portami a casa con te, non ti deluderò; forse il folletto temeva non mi avrebbe incuriosita a sufficienza.
E' stato facile convincermi a portare il libro a casa e la sua lettura, in effetti, non mi ha delusa. “La lettrice” di Annie François è un libro autobiografico, in cui l'autrice descrive le manie, i vizi e le virtù dell'essere un'accanita lettrice. Caratteristiche in cui mi sono ritrovata pienamente e che mi hanno fatto molto sorridere, messe così una di seguito all'altra, ognuna con un capitolo dedicato. Ho ricopiato le parti che mi sono piaciute di più e ho deciso di condividerle con voi, sadicamente, un poco alla volta. Così ora, oltre ai saltuari post sulla scrittura, troverete qui anche alcuni brani sul mondo dei lettori. Fatemi sapere se anche voi vi ci riconoscete...

Quasi tutti i grandi lettori frequentano le biblioteche. Questione di mezzi e di spazio.
Annie François


venerdì 23 settembre 2011

Le parole addosso 5

Le lettere sono sempre di moda...


Collezione A/I 2011/2012 di Dolce&Gabbana. Altre immagini qui.


mercoledì 21 settembre 2011

Arrivederci Estate, ciao!


Arrivederci Estate, ciao. La prima senza questo mare. Un'Estate inaspettata e forse per questo ancora più bella.
E porterò con me nel cuore:
Le chiacchiere del mattino, appena svegli, ancora stropicciati dal sonno.
I sassi, quanti e di quanti colori e forme, da collezionare o da lanciare in mare.
Il banco frigo al supermercato, per tornare ad essere come bambini in un negozio di caramelle.
Imparare a tuffarsi... anche nella vita.
Lo sguardo rivolto al cielo, per punti di vista nuovi.
E i numerosi brindisi, perché è bello festeggiare.
Le instancabili passeggiate, perché la vita è scoperta.
Un'Estate ricca di nuove prime volte.

La nostra destinazione non è mai un luogo, ma un modo nuovo di vedere le cose.
Henry Miller
Arrivederci Estate, ciao!

(Immagine via Frolic!)

lunedì 19 settembre 2011

It Pulls Beneath the Surface

L'ho già scritto, i testi delle canzoni sono perfetti per descrivere uno stato d'animo. Alcuni mi ritrovo a leggerli più e più volte. Perché anche se si è già passati per quei sentieri dell'anima, se quelle sensazioni ed emozioni le si ha già provate, ci si trova sempre impreparati quando si ripresentano.

Basta poco, un niente. La caduta di una piuma, il rotolare di un granello di sabbia, una goccia che increspa la superficie dell'acqua, una piccola crepa sul bordo. E la fortezza crolla.

Crawling in my skin
Consuming all I feel
Fear is how I fall
Confusing what is real

There's something inside me that pulls beneath the surface
Consuming.Confusing
This lack of self-control I fear is never-ending
Controlling. I can't seem

To find my self again
My walls are closing in
Without a sense of confidence and I'm convinced that there's just too much pressure to take
I've felt this way before
So insecure

Discomfort, endlessly has pulled itself upon me
Distracting. Reacting
Against my will I stand beside my own reflection
It's hauting how I can't seem...
Linkin Park



giovedì 15 settembre 2011

Una normale Principessa

 Arrivavo da una serie interminabile di spam così, quando nella cassetta della posta elettronica ho trovato l'ennesima e-mail di uno sconosciuto che, per oggetto, aveva la parola Principessa, io questa principessa me la sono immaginata nuda. Per fortuna non ho cancellato la e-mail, perché così non avrei mai avuto il piacere di incontrare Cenerontola. Nella e-mail, infatti, Davide Nonino mi raccontava della prossima pubblicazione della favola “Cenerontola. Principessa all'arrembaggio” e domandava se mi avrebbe fatto piacere leggerla in anteprima. Secondo voi che cosa ho risposto?
Il giorno stesso in cui ho ricevuto il gradito pacchetto, dopo cena, mi sono messa comoda nel mio angolo preferito del divano e ho iniziato subito a leggere il libro. Non mi sono alzata di lì fino a quando non l'ho finito!
Chiuso il libro, per quelle inspiegabili (ma neanche tanto) associazioni di idee, mi è venuta in mente una frase che avevo letto in “Americane avventurose”:

Oggi le ragazze sembrano tutte uguali: lo stesso fisico, sottile e sexy, lo stesso tipo di calze, lo stesso tipo di pantaloni, lo stesso taglio di capelli, e lo stesso tipo di pensieri.
Mae West
Ebbene, fino a ieri avrei potuto dire la stessa cosa delle Principesse. Ma oggi ho conosciuto Cenerontola e lei sì che non è come tutte la altre Principesse! Lei è speciale perché è prima di tutto una donna normale che «abita, più o meno felice e contenta in affitto in un castello, si spaparanza sul divano a lavorare la maglia, è fanatica del cioccolato e sogna un'occasione per cambiare le cose». Trovatemi una donna a cui non piaccia fare neanche una di queste cose!
Come scrive nell'introduzione Elasti, del blog nonsolomamma.com, Cenerontola è il ritratto «della folle, eroica, nobile e straordinaria normalità di tutte noi»
Ed è anche generosa! Perché supporta la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus devolvendo il 10% dei proventi per aiutare i bimbi di Haiti con il programma Maternità Sicura.

In attesa di fare la conoscenza di Cenerontola nelle librerie (26 settembre 2011, save the date!) vi invito a dare una sbirciatina qui.

E voi, che Principesse siete?

lunedì 12 settembre 2011

Le parole addosso 4


Primo giorno di scuola, tante cose nuove da imparare. Quale miglior modo di iniziare se non con una bella pagina bianca tutta da riempire? Come questa maglietta, con le righe e i margini, proprio come la pagina di un quaderno di scuola.
Ci sono anche per gli adulti, perché non è mai troppo tardi per imparare.

sabato 10 settembre 2011

La luce dietro i libri

Quando ci troviamo a bordo di una nave, in mezzo a centinaia di estranei riconosciamo ben presto chi ci è affine. Allo stesso modo troviamo i nostri libri. Ci piace uno scrittore più o meno come ci piacciono gli individui; per quello che è, semplicemente, al di là del suo talento. Più spesso di quanto ci rendiamo conto, per una qualità morale, un ideale che racchiude in sé anche se magari non trapela dal suo modo di comportarsi. E' la luce dietro i suoi libri ed è la qualità viva presente nelle sue frasi.

Willa Cather


giovedì 8 settembre 2011

Libere di scegliere

 
Questo libro è l'ultimo delle mie letture mare e monti. Non ricordo dove e quando ho letto una sua recensione, ma sono contenta di essermi segnata titolo e autore sul quaderno “dei libri da leggere/comprare”, perché è stata una lettura molto piacevole.
Americane avventurose” di Cristina De Stefano raccoglie piccole biografie di 20 donne vissute nel ventesimo secolo. Alcune, per quanto mi riguarda, conosciute altre no, rappresentanti delle professioni più disparate: arredatrice, come Sister Parish - «Le cose ereditate dal passato sono sempre le più interessanti con cui vivere nel presente» -, scrittrice, come Dorothy Parker che cerca di tenere un diario, come tutti i suoi colleghi, ma non si ricorda mai dove ha messo «quel dannato quaderno», fotografe, poetesse, pittrici, ricercatrici, attrici,...
Tutte con un denominatore comune: perseguire i propri desideri. Donne avventurose, come il titolo, ma anche spregiudicate, spiritose, forti, indipendenti e coraggiose. Libere di scegliere.

Penso che le donne spesso permettano che i loro talenti si riducano a nulla perché sono troppo portate a essere delle incurabili romantiche. Lo so perché è successo anche a me. Detto questo, siamo libere di scegliere. Non è un peccato non riuscire a comporre la Grande Sinfonia Americana o scrivere il Grande Romanzo Americano. Ma, se si fa questa scelta, è bene esserne consapevoli.

Kay Swift
(Musicista)

martedì 6 settembre 2011

L'arte della lista


A proposito di liste... c'è chi ne ha fatto un'arte. E i fortunati abitanti di New York possono vederle in mostra alla Morgan Library fino al 2 ottobre.



domenica 4 settembre 2011

Quello che ho amato

Ho letto per la prima volta un suo libro la scorsa estate. Era stato mio marito a prenderlo per me in biblioteca e a sporgermelo dicendo: “Secondo me potrebbe piacerti. E poi è ambientato a New York...” Conosce bene i miei gusti perché “Elegia per un americano” mi piacque moltissimo. Ricordo che mi affezionai tantissimo al protagonista e sperai fino all'ultimo in una nuova e bella storia d'amore per lui. Come vorrei che mi capitasse così con tutti i libri: non riuscire a smettere di leggerli.
Non so perché ho atteso esattamente un anno prima di prendere in mano un altro romanzo di Siri Hustvedt. E anche questo l'ho scelto quasi per caso, perché mi sono recata in biblioteca senza avere bene in mente quali libri scegliere per le vacanze e, vagando tra gli scaffali, mi ritrovai nel settore della letteratura americana.
Se il primo mi è piaciuto, questo l'ho amato e di un amore folle. Mi ha preso cuore e stomaco. "Quello che ho amato" parla di amore, di amicizia, dell'essere genitori, dell'essere artisti e dell'essere folli. Siri Hustvedt mi ha fatto gioire, mi ha fatto piangere (e tanto e in mezzo alla gente), mi ha sconcertata e mi ha fatto paura, al punto di avere gli incubi la notte. Ha fatto di me quello che voleva e mi è piaciuto tantissimo.
Ma cosa mangiano in casa Hustvedt/Auster per scrivere romanzi così belli?!


giovedì 1 settembre 2011

Un nuovo anno


Settembre per me è il mese dei buoni propositi. Forse abituata ancora al calendario scolastico, per me l'anno vero e proprio inizia ora. E' sempre in questo periodo che mi coglie la voglia di qualcosa di diverso, di abbandonare le cattive abitudini, fare spazio al nuovo e liberarmi del vecchio.
Perché allora non farsi aiutare da questo libro ad elencare i propri sogni e speranze? Perfetto per pianificatori, amanti delle liste e sognatori!


Oppure potrebbe essere il momento giusto per "Scoprire i propri talenti nascosti"!



martedì 30 agosto 2011

Touchè

Il libro di cui sto per scrivere l'ho ricevuto in regalo. Neanche il tempo di scartare il pacchetto che la persona che me ne stava facendo dono si è sentita in dovere di aggiungere, forse per giustificarsi, " Non so se ti piace leggere...". Da qui si deduce che il donatore, anzi, la donatrice in questione non mi conosce affatto. Non nascondo di esserci rimasta un po' male all'idea di poter sembrare una persona che non legge, forse mi sono anche un po' offesa. Sconcertata mi sono domandata come fosse possibile!
La seconda cosa che mi sono chiesta è perchè la scelta fosse caduta proprio su quel libro. Giorgio Faletti è un autore che si regala a un non-lettore? Fino ad ora non avevo ancora letto nessuno dei suoi libri, al punto che pensavo scrivesse gialli. Quando ho iniziato a leggere "Appunti di un venditore di donne" ho scoperto di essermi sbagliata, non è un giallo. Ma cos'è? Perchè non sono sicura di saperlo catalogare bene, a mia di scolpa posso solo dire che non sono una grande lettrice nè di gialli, nè di thriller.
La lettura è sempre stata accompagnata da un leggero fastidio. Il protagonista è il solito figo a cui ne capitano di tutti i colori e che gli va sempre bene, tranne una volta, ma nonostante questo non riuscivo a provare simpatia per lui. Anche nella scrittura di Faletti c'era qualcosa che mi urtava, forse un po' troppo farcita per il genere di storia.
Però l'ho letteralmente divorato, non riuscivo a posarlo, volevo capire, sapere come andava a finire. Sotto gli sguardi divertiti di chi, sapendo i miei pregiudizi, mi diceva "Ma allora ti piace!". Touchè...

domenica 28 agosto 2011

Le parole addosso 3


O per meglio dire, ai piedi. Scarpe ispirate dai migliori romanzi di tutti i tempi. Ogni paio rende omaggio a un libro e mostra al mondo il nostro amore per i classici. Nell'immagine la mia preferita, quella dal libro "Il giovane Holden". E a voi, piacerebbe indossare un romanzo?

(via Finzioni)

giovedì 25 agosto 2011

E poi siamo arrivati alla fine

«Un bellissimo romanzo... incredibilmente divertente» c'è scritto sulla copertina. Così mi sono immaginata risate sommesse tra me e me o scoppi sonori seguiti da un mio: “Senti questo passaggio, te lo devo leggere!”.
Invece all'inizio ho trovato solo confusione, troppi nomi da imparare subito, troppi personaggi che si confondevano l'uno con l'altro e poi la voce narrante, non sono sicura di aver capito a chi appartiene la voce narrante. Gli intrighi, i licenziamenti e le gelosie mi sembravano così irreali e poco credibili, per non parlare dei protagonisti, meschini e insensibili. Insomma l'agenzia pubblicitaria dove è ambientato “E poi siamo arrivati alla fine” di Joshua Ferris è il posto di lavoro più terribile in cui abbia messo piede.
Nonostante questo, ho proseguito la lettura e sono arrivata alla fine, che mi ha confusa ancora di più. Ma, a distanza di tempo, questo libro ha acquistato alcune sfumature, alcune sensazioni che per me hanno senso, molto senso.
Tutti quei nomi, all'inizio del romanzo, la difficoltà a collegare chi ha fatto cosa e le mansioni di ognuno, non è forse la stessa che si prova quando si va a lavorare in un nuovo posto di lavoro? E gli intrighi e le vicende surreali non sono forse altrettanto incomprensibili, come quelle che avvengono tra le mura dei nostri uffici e di cui non parleremmo così tanto, in pausa caffè, se non fossero proprio così strane? E i nostri colleghi alle volte non ci sembrano altrettanto meschini, distanti da noi e dal nostro modo di concepire il lavoro o la vita stessa?
Ora mi è chiaro il commento di Nick Hornby in copertina: «... si riesce a sentire il rumore delle nostre vite che scorrono», perché è lì che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, in ufficio, ed è con loro che condividiamo le ore, i colleghi.

La cosa buffa del lavoro era il fatto che fosse sopportabile. Il compito più noioso era sopportabilissimo. Le sfide da vincere, la confusione dovuta a un'urgenza, la soddisfazione del compito portato a termine, ogni giorno rendevano il lavoro totalmente, persino armoniosamente, sopportabile. Quello di cui ci lamentavamo, quello su cui non potevamo soprassedere, quello che ci turbava e consumava con furia cieca erano le persone che facevano soffrire e offendevano gli angeli in cielo, che portavano vestiti sbagliati e ci scaricavano addosso per forza le loro caratteristiche intollerabili, persone che da un dio giusto avrebbero meritato solo dolore e disprezzo perché erano insulse, prive di poesia, inesorabilmente tenaci e insensibili al gesto grandioso.
Continuo però a non trovare tutto ciò divertente, anzi, molto triste.