giovedì 18 gennaio 2018

Cirko Vertigo


Tra Natale e Capodanno, come già scritto, VV è stata male, oltre ad avere l'influenza aveva anche la “mammite acuta”, credo sia un effetto collaterale che si accompagni spesso a qualsiasi tipo di indisposizione nei bambini. Tant'è, la sottoscritta ad un certo punto ha chiesto il time out e si è chiusa nello studio: anche solo guardare la posta al pc può essere un modo per ricaricarsi.


Un altro diversivo, che sembra funzionare bene, è organizzare delle uscite, gite o viaggi, perché il pensiero che ci sia qualcosa di bello che ci aspetta nel futuro aiuta a tenere duro nei momenti difficili. Non ci ho pensato neanche due volte, appena ho visto l'offerta in una mail, a comprare i biglietti per il Cirko Vertigo e il loro “Christmas Show”, proprio per avere qualcosa da fare tutti insieme appena VV si fosse rimessa.


Ed è davvero stato un pensiero felice, oltre che una sorpresa in serbo per VV. Ho fatto ridere molte persone su Instagram quando ho raccontato che Vittoria era così curiosa da averci supplicato di dirglielo, al punto di promettere di fare poi finta di non ricordarsene. Il cervello dei bambini è portentoso.


E' stato un acquisto azzardato perché non sapevo nulla di questa realtà, se non che fosse un circo senza animali, particolare per me fondamentale, e perché in passato era già successo VV si spaventasse molto di fronte a un pagliaccio. “Speriamo in bene” è stato il mio commento.

(All'inizio VV ha creduto l'elefante fosse vero e, in effetti, sembrava)

In un pomeriggio di fitta pioggerellina ci siamo recati così nel parco Le Serre, a Grugliasco in Provincia di Torino, dove ha sede la scuola; ad attenderci il tipico tendone da circo, dove siamo rimasti per ben due ore letteralmente a bocca aperta, in preda all'euforia e l'entusiasmo di fronte a tanta bravura.


Non sto ad elencarvi tutte le informazioni in merito a questa eccellenza italiana, fondata nel 2002, che ha preso parte a diverse manifestazioni e spettacoli teatrali e che nel 2015 è stata riconosciuta compagnia stabile di circo contemporaneo, una delle uniche due ammesse a questo riconoscimento nel nostro paese; vi invito caldamente a visitare il loro sito QUI e, se vi è possibile, a prendere parte a uno dei loro prossimi spettacoli.
Vi divertirete, come bambini.

lunedì 15 gennaio 2018

La mia parola per questo anno


Tempo fa mi è successa una cosa molto curiosa. Nella mia casella di posta elettronica ho ricevuto una mail da un indirizzo sconosciuto, cosa affatto nuova, le caselle spam esistono proprio a questo scopo; il nome non mi diceva nulla ma l'oggetto della mail aveva subito attirato la mia attenzione. 
 
Dove sei?”

Aveva tutta l'aria di essere una mail spam, magari con un virus, eppure quella semplice domanda era molto forte nella sua brevità. Non riuscivo a smettere di fissarla, ci ho pensato un bel po' su, sono quasi stata sul punto di cancellarla senza nemmeno leggerla e poi ho detto “Al diavolo il virus, io rischio!” e l'ho aperta.
Era una mail dal passato, una vita fa come ho scritto al mittente quando gli ho risposto, a una Francesca che ora in parte non c'è più, è molto cambiata ma, alcune cose di lei, quelle più profonde no. Una Francesca che si era iscritta a una newsletter, che per qualche ragione avevano smesso di scrivere e ora riprendeva ad arrivare e per me è stato come se quella mail l'avesse inviata proprio quella me dal passato.
Nella mail di risposta in cui lo ringraziavo ho usato una parola che, guarda il caso, ho ritrovato poi in una delle newsletter successive. Guarda il caso, era anche la fine dell'anno, il momento in cui si fanno i bilanci di quello appena trascorso e i buoni propositi per quello che sta per cominciare. E se c'era una cosa di cui ero sicura era che dopo essere metaforicamente stata avevo voglia di riprendere il mio cammino.
Proviamo a spostare l’occhio di bue sul processo e a notare la bellezza del percorso che stiamo facendo. La preziosità e le scoperte che ci sono “in between”, nel mezzo del cammino. Se ci focalizziamo solo sul raggiungimento dell'obiettivo rischiamo di non vedere e cogliere tutte le sfumature, le possibilità, le scoperte, che si presentano nel percorso, nei passi che facciamo tutti i giorni per costruire qualcosa che ci interessa. Rischiamo di escludere a priori tutto ciò che il caso ci propone e che potrebbe farci incontrare qualcosa di più ricco, visionario, importante, più adeguato e giusto per noi o per l’organizzazione di cui facciamo parte. E magari anche completamente differente da come lo avevamo immaginato.

Proviamo a riflettere sulla parola “intenzione”. Il dizionario della Treccani ci dice che è un orientamento della coscienza verso il compimento di un’azione. È una direzione della volontà verso un determinato fine. È implicito un orientamento e una direzione della volontà. La cosa veramente interessante è che dentro alla parola “intenzione” non c'è una volontà deterministica, non c'è quella determinazione, non ci sono quei paletti molto precisi che invece la parola “obiettivo” porta con sé. A volte la parola “Intenzione”, nell’intercalare più comune, è legata anche a dei risvolti più rinunciatari ("la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”). Tante intenzioni e buoni propositi che non sono seguiti da fatti concreti.

L’intenzione emerge dal cuore. Indica un orientamento, una direzione della volontà.
"Avere un'intenzione” significa avere sì un senso di direzione, un senso di volontà, ma essere al contempo aperti, pronti ad accogliere cosa capiterà durante il percorso affinché poi si definisca concretamente il dove arrivare, il cosa fare. Quando manifesto un’intenzione c’è già una bellezza, una pienezza. Quando esplicito un’intenzione l’ho in parte già interiormente raggiunta e non comunico, come faccio con l’obiettivo, solo una mancanza di qualcosa. Mentre quando dico: “abbiamo l'obiettivo di arrivare lì”, sono già un po’ frustrato perché significa che quella cosa non ce l'ho, non la posseggo, ci devo ancora arrivare, e la strada è spesso lunga e tediosa... Diciamo che c’è una gentilezza nell'esplicitare le intenzioni, che gli obiettivi non ci consentono invece di percepire. Gli obiettivi sono molto aggressivi, mentre l’intenzione è più gentile, più intima, in un certo senso più concreta e sensata. È come se l’obiettivo parlasse più di numeri mentre l’intenzione parlasse più di attitudini. L’obiettivo mette l’ego al centro, mentre l’intenzione accantona l’ego e mette in circolo anche una gentilezza, una calma che fa sì che si realizzi ciò veramente serve. Quindi, l’intenzione fa anche un altro lavoro molto bello: non crea frustrazione e soprattutto ci allontana dalle ricette uguali per tutti, dalla convinzione -errata- che ci possa essere un solo modo per arrivare alla meta finale e una sola possibile meta.
Questi messaggi che sembrano arrivare dal passato mi confermano che la mia intenzione era giusta, era buona, anche se sembra impiegare troppo tempo a sbocciare; questi messaggi la annaffiano, la concimano” avevo scritto nella mia mail di risposta.

INTENZIONE è la mia parola per questo anno appena incominciato.

(La parte in corsivo è parte della newsletter che mi ha ispirata, se volete saperne di più o iscrivervi anche voi, potete farlo QUI)

giovedì 11 gennaio 2018

Family Time at OGR



Iniziato il nuovo anno e ritrovata la salute abbiamo subito voluto recuperare il tempo passato chiusi in casa facendo la cosa che più preferiamo: visitare posti nuovi insieme.
Il clima non invitava a stare all'aperto così ci siamo diretti alle OGR: le Officine Grandi Riparazioni, maestoso complesso industriale di fine Ottocento nel cuore di Torino protagonista della crescita della città per circa un secolo; trasformato grazie a un importante intervento di riqualificazione da ex officine per la riparazione dei treni a nuove officine della cultura contemporanea, dell’innovazione e dell'accelerazione d'impresa a vocazione internazionale.


In mostra al suo interno fino al 14 gennaio “Like a Moth to a Flame”, come una falena alla fiamma, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che si pone come obiettivo quello di ritrarre la città di Torino a partire dagli oggetti o le opere che i suoi abitanti hanno collezionato.


VV come noi è rimasta molto colpita dal complesso, con le sue aree spaziose e i soffitti alti 16 metri, i muri mantenuti come erano all'origine, così come travi, vetrate e buona parte della struttura.


Le opere sono perfettamente integrate, gli ampi spazi e l'illuminazione studiata permettono di apprezzarle appieno e al loro meglio. Tutto invitava ad essere fotografato per farne ricordo e ognuno di noi ha immortalato la propria opera preferita, o più d'una.

(Una VV poco convinta, nonostante avesse ricevuto il benestare dell'operatore)
Io ho apprezzato particolarmente la gentilezza degli operatori, che hanno accompagnato la nostra visita con il sorriso e che non si sono affatto scandalizzati di fronte alla nostra stupidera, l'arte è una cosa seria, ma questo non significa che debba essere noiosa. Il gioco, se fatto con discrezione, è la migliore forma di apprendimento.

(VV direttore della fotografia: "Ai lati, dritta, senza appoggiarti al muro")
Sono rimasta un po' delusa dall'assenza del bookshop, se ben fatto, per me è sempre un'occasione per scoprire pubblicazioni particolari o oggetti di design originale, oltre che riempirmi gli occhi di cancelleria. Ma mi sono consolata facilmente con una lauta merenda alla caffetteria Snodo, sempre all'interno delle OGR.


Queste sono le cose che mi fanno essere orgogliosa della mia città; non vedo l'ora di scoprire quale sarà la prossima mostra e intanto sogno di riuscire ad assistere anche ad un evento musicale. Mai dire mai...

 (Era stato vietato camminare su queste installazioni che si trovano all'ingresso, non avendo trovato nessun cartello, ne abbiamo approfittato, sia all'entrata che all'uscita)

lunedì 8 gennaio 2018

La vita, ultimamente 30


Dicembre è stato un mese strano; un'alternanza di troppo lento e troppo veloce che a tratti mi ha mandata in confusione: non mi sembrava di fare niente, mi sembrava di fare molto. E' raro che io scriva una lista delle cose da fare, a parte quella della spesa, e invece un giorno mi sono trovata a scrivere cose come “impacchettare i regali di natale”, “fare i biscotti” e “bere cioccolata calda” perché avevo la forte impressione di stare perdendo dei pezzi e avevo il timore di non godermi l'avvento e poi le vacanze di Natale. Ho provato una certa soddisfazione nel spuntarla, quella lista.
Ovviamente le cose non sono andate tutte come avevo sperato. Come da copione di ogni bambino piccolo, VV ha incominciato a stare male la vigilia di Natale e questo ha comportato giorni a casa fino a Capodanno. Avrei potuto approfittare della presenza di mio marito in ferie per lasciare alle sue cure VV e fare qualche uscita in solitaria, invece mi sono lasciata scivolare in una sorta di limbo, in cui il far niente non è stato affatto dolce, a tratti insofferente, per niente riposante. Eppure non me la sento affatto di lamentarmi, si è trattata di una mia scelta e queste giornate lente e pigre porteranno sicuramente qualcosa, ad esempio il ricordo del tempo trascorso insieme.


Un cactus che possedevo da tempo ha fiorito. Due piccoli fiorellini lilla che, quando me ne sono accorta, mi hanno regalato il sorriso e mi hanno fatto chiamare a gran voce VV per condividere con lei la scoperta. Quelle piccole cose che ci ricordano che la magia è tutta lì, nel nostro sguardo e nelle cose più semplici. Soprattutto quelle semplici.


Nel momento in cui scrivo, ho davanti a me ancora una settimana di vacanza fino alla Befana; giorni in cui spero di riuscire a fare qualche uscita in più insieme alla mia famiglia e, nel frattempo, chiarirmi definitivamente le idee su alcuni progetti e temi che vorrei affrontare in questo anno appena iniziato, così da condividerli poi con voi.

 (Il 25 dicembre sera, tutti in vestaglia e una VV febbricitante)
 
(La sera di Capodanno, che abbiamo trascorso in casa)
 
Credo anche di aver trovato la parola dell'anno. QUI la parola di quello appena concluso.

venerdì 22 dicembre 2017

Cosa farei?


Non ho un bellissimo ricordo degli anni universitari, la spensieratezza dei vent'anni o poco più era sempre annebbiata dalla consapevolezza degli esami e dello studio, che incombevano su di me non facendomi assaporare mai appieno i momenti di svago. Quel pensiero fisso che non ti fa vivere il presente perché già proiettato alla prossima sessione. Questa forma mentis mi è rimasta anche negli anni successivi, anche nelle cose più banali, quotidiane: sei al lavoro e aspetti con trepidazione il weekend, torni dalle vacanze estive e vai a vedere quando cade Natale, hai un problema o contrattempo e rimandi tutto fino a quando non l'hai risolto. Non dico niente di nuovo, stiamo parlando di vivere e apprezzare il presente; non c'è guru/santone/coach che non prometta di insegnartelo: goditi la vita, bla, bla, bla...
Un'altra frase fatta è che il tempo passa troppo in fretta, non c'è giorno in cui io guardi VV e non pensi «Ti prego, fermati! Non crescere così in fretta!», fino a marzo però era la mia battuta preferita dire: «Adesso sì che vorrei che il tempo corresse, non vedo l'ora che sia tutto finito». Ora poi che ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno, più volte mi sono sentita dire: «Non vedrai l'ora di lasciarti questo 2017 alle spalle; di dimenticare tutto e proseguire per la tua strada».
Solitamente i bilanci li faccio a settembre o all'inizio del nuovo anno, ma visto che più volte sono stata invitata a lasciarmi tutto alle spalle, non ho potuto fare a meno di girarmi e guardare quello che stavo per abbandonare.
Le prima cose che mi vengono in mente non sono i brutti ricordi, anche se avrei l'imbarazzo della scelta, potrei farvi un lungo elenco di quello che ho attraversato, dei disagi subiti dal mio corpo e i buchi neri in cui è caduta la mia mente. E' stato terribile.
Ho in realtà delle bellissime memorie e tante soddisfazioni, da quelle professionali come il Bookcoaching, il blog (e ora la mia newsletter) a quelle personali come il tempo trascorso con le persone che amo, le gite, i viaggi, gli incontri e l'aver potuto coltivare le mie passioni.
No, non vedo l'ora che sia il nuovo anno per proseguire perché in realtà non mi sono quasi mai fermata, neanche quando non avevo la forza di alzarmi dal letto. No, non vedo l'ora di lasciarlo andare questo 2017. E' stato un anno che mi ha insegnato tante cose, mi ha fatto capire di che pasta sono fatta, mi ha donato consapevolezza e forza. La paura della morte mi avrà tolto il futuro (forse, non ne sono così sicura) ma mi ha regalato il presente. Quando il domani, anche solo il poche ore dopo, è davvero un'incognita impari davvero che cosa vuol dire vivere e godere del momento: a fare ciò che puoi, ciò che vuoi e con quello che hai ORA, senza più aspettare un fantomatico momento in cui la parte brutta della vita sarà finita.
Questo non vuol dire che se dovessi ripetere tutto sarei felice, Dio me ne scampi... avrei fatto volentieri a meno anche di questo insegnamento a dirla tutta ma, visto che ho dovuto passarci attraverso, sono orgogliosa di me stessa e di come l'ho fatto. Un grazie poi a chi mi è stato vicino, a mio marito in particolare, che si è dimostrato una vera roccia, ai miei genitori e ai miei suoceri, che si sono letteralmente presi cura di noi, a VV, che mi spinge sempre ad essere una persona migliore, e a tutte le persone che nei modi più diversi ci hanno dimostrato il loro affetto e appoggio.
Non si chiude niente, non inizia nulla, la vita scorre. E questo è il mio invito per le feste e il 2018:
...basta un attimo per morire, basta solo un attimo per vivere.
Chiudi gli occhi, e lasci andare tutte le paure inutili. E allora, in questo nuovo stato, libero dalla paura, ti domandi: chi sono io?
Se potessi vivere senza dubbi, cosa farei?
Se potessi essere gentile senza la paura di essere fregato?
Se potessi amare senza la paura di essere ferito?
Se potessi gustare la dolcezza dell'oggi senza pensare a quanto mi mancherà quel gusto domani?
Se potessi vivere senza la paura del tempo che passa e delle persone che si porterà via?
Cosa farei?

Matt Haig
Il blog va in vacanza e riapre i battenti l'8 gennaio. Vi abbraccio forte, Francesca

lunedì 18 dicembre 2017

L'ultimo #turineisa del 2017


Il post di oggi vede protagonista l'ultimo #turineisa del 2017, questa rubrica che mi sta dando grosse soddisfazioni, mi ha fatto fare delle bellissime scoperte e che non ho nessuna intenzione di abbandonare.
Come vi accennavo QUI, finalmente a novembre sono riuscita nel tanto agognato faccio cose, vedo gente. In particolare sono stata a due presentazioni: di un calendario per il 2018 e di una guida narrativa su Torino.

non tutto a posto


Da non so quanti anni sono iscritta alla newsletter della libreria “nb:notabene”, libreria indipendente specializzata in grafica, designa e architettura contemporanea, un piccolo gioiellino nascosto in una viuzza laterale, con un bellissimo soffitto in legno grezzo e le pareti, ovviamente, tappezzate di libri e pubblicazioni poco note, e per questo davvero preziose. Ero stata attirata dalla loro bancarella durante un'edizione di Portici di Carta, così avevo lasciato molto volentieri il mio indirizzo mail, ma per tutto questo tempo non ero mai stata fisicamente in negozio, che per me che abito in provincia è decisamente fuori mano. Ma se si desidera qualcosa, il momento giusto prima o poi arriva...
L'occasione è stata la presentazione del calendario nontuttoaposto di Cristiana Erbetta, che nasce per il desiderio di giocare con il divenire immagine delle parole. La calligrafia diventa così segno astratto e rappresentazione grafica, si trasforma in poesia.


La Calligrafia Gestuale è la parte più libera della calligrafia in quanto la scrittura diventa segno e ne scaturisce un' immagine che diventa testo. In questo tipo di calligrafia sono elemento distintivo e fondamentale la dinamicità e la sicurezza del calligrafo poiché saltano tutti gli schemi della calligrafia classica ed il gesto è completamente libero. La calligrafia gestuale è anche un importante campo per ottenere sorprendenti effetti grafici grazie ai più inconsueti strumenti calligrafici quali il: cola-pen, tiralinee, palette di legno, carboncini, scopini di saggina, feltrini di diversa durezza, rafia ripiegata ecc.


"nontuttoaposto
scompone e ricompone
ricuce riutilizza riassembla
nontuttoaposto ama le imperfezioni
i difetti le imprecisioni
così ogni pezzo è unico"

Sotto una buona stella


Una sera, invece, mi sono recata al Circolo dei Lettori, per assistere alla presentazione di una guida molto particolare di Torino, “Sotto una buona stella” a cura di Gianluca Polastri, unica nel suo genere, con l'ambizione di far entrare, chi si accinge a leggerla, nello spirito torinese, uno spazio vivo fatto di persone, storia e tradizioni. La caratteristica che mi ha colpita maggiormente, che mi ha spinta a partecipare all'incontro e a comprare poi il libro, è stata che al progetto hanno preso parte non solo scrittori piemontesi, ma anche fotografi, artisti, architetti, cuochi e poeti: un caleidoscopio di voci davvero in grado di dare voce a Torino e alle sue infinite sfumature. Il fatto poi che sia narrativa, cioè sotto forma di racconti, non poteva che essere il giusto corollario di questo anno #turineisa. Al prossimo!

lunedì 11 dicembre 2017

Desiderare


Vittoria quest'anno a Babbo Natale ha chiesto in dono una bambola, non una qualsiasi, si è espressa con dovizia di particolari su come deve essere vestita, mettendoci in grande difficoltà perché dubito la troveremo esattamente come la vuole e quindi la sottoscritta sta già pensando a una lettera di spiegazioni da parte di Babbo Natale, perché conoscendola temo il disappunto sotto l'albero all'apertura del pacco.
Non è stata la sua prima scelta, è la terza dopo il peluche, ma ora la lettera è scritta e il dado è tratto. La prima volta che le ho chiesto che cosa le sarebbe piaciuto ricevere, e per molto tempo dopo, mi aveva risposto una casa delle bambole. Quando le avevo fatto notare che all'ultimo compleanno aveva ricevuto un castello, con tanto di personaggi e mobili, lei si era mostrata molto scocciata e poi era sbottata con un «Ecco, adesso non so più che cosa chiedere a Babbo Natale!» La sua risposta mi aveva molto colpita e ci ho riflettuto a lungo.
Vittoria non è mai stata, fino ad ora, una bambina che faceva richieste su giochi o simili, non esprimeva il desiderio di possedere qualcosa in particolare, decidere che cosa regalarle è stato quindi per me sempre un po' complicato, perché dovevo indovinare che cosa le sarebbe piaciuto. In fondo mi sembrava anche uno spreco, lei sembrava felicissima di giocare con quello che era già in suo possesso. Quello che pensavo però fosse un regalo da parte mia, anticipare cioè un suo desiderio, si è rivelato essere (e l'ho capito appunto con quella sua affermazione) un grave torto. Perché in realtà le ho tolto il piacere più grande: desiderare.
L'attesa, il sogno, immaginarselo e poi, finalmente, ritrovarselo davanti, possederlo, magari non come l'avevamo pensato, forse peggio o forse ancora meglio ma quello, sì, desiderare è il regalo più bello.
You might be poor, your shoes might be broken, but your mind is a palace.
Frank McCourt
Buon avvento, buona attesa, buoni sogni. Vi auguro di trovare questo sotto l'albero, un dono solo.