mercoledì 29 ottobre 2014

Quando il marito è in trasferta

Odio quando mio marito va in trasferta. Mi sento sola, innanzitutto, e io sono una fifona, ho paura del buio; fosse per me incomincerei a barricarmi in casa, chiudendo porte e finestre, già intorno alle quattro del pomeriggio. Mi sento un po' Will Smith in “Io sono leggenda” il quale, al suono della sveglia del suo orologio da polso, correva a rifugiarsi in casa prima che facesse buio e uscissero quei mezzi vampiri... In più VV ha imparato a dire buio e non fa altro che ricordarmelo: «Buro. Buro. Buro...» Solo che lei non ha paura, io invece sì... So già come andrà, quando VV incomincerà a svegliarsi di notte dicendo che ha visto un mostro, o i fantasmi, io finirò col dirle, comprensiva: «Li hai sentiti anche tu?!»
Odio quando mio marito va in trasferta perché, lo confesso, tirare un po' il fiato quelle due orette tra la cena e la messa a letto di VV, dividendosi i compiti, un po' mi fa comodo. Ah sì, anche sparire un attimo tra i cuscini del divano...
Odio quando mio marito va in trasferta perché mi manca lui, ovvio.
Amo quando mio marito va in trasferta perché posso regredire a un età pressoché adolescenziale senza che ci siano testimoni (ancora per poco, VV ha una lingua... quella spiona...). Tipo mangiare per cena le patatine mentre scrivo al pc, tipo... Lasciare la casa come se fosse passato un tornado (magari i fantasmi si stufano e si trasferiscono altrove), mettermi a letto alle nove e leggere, leggere, leggere quando avrei dei doveri da svolgere, tipo... Perché, non so voi, ma a farle da sola, queste trasgressioni, c'è più gusto.
Ancora un paio di giorni di trasferta e finirei “La trama del matrimonio” ma, purtroppo, questa sera mio marito torna (capito fantasmi?). Vado a buttare il sacchetto delle patatine.

lunedì 27 ottobre 2014

Libri che cambiano la vita


Sandra, del blog “I libri di Sandra”, in uno dei suoi ultimi post invitava ad elencare i libri che hanno cambiato la nostra vita e partecipare così a una simpatica iniziativa: Sinergie in rete.
Come ho già scritto, mi piace l'idea che questo blog, questa stanza tutta per me, sia un luogo di scambio (dove finora è stato più quello che ho ricevuto che quello che ho dato) e questa mi sembra un'ulteriore occasione per farlo. Poi si parla di libri...
Qui tutte le “istruzioni” scritte da Sandra e qui sotto i miei libri “del cuore”.

Quentin Bell “Virginia Woolf”
Virginia Woolf “Diario di una scrittrice

Ormai è noto il mio amore per questa scrittrice, cosa potrei aggiungere che non ho ancora detto? Che è curioso che il mio amore per lei non sia sbocciato dopo aver letto un suo romanzo, ma il suo diario, e che sia diventato un amore eterno dopo aver letto la biografia scritta dal nipote. E' l'unica scrittrice che ho letto e riletto, ma non tutti i suoi romanzi, ne è rimasto solo uno, quello che mi incute più timore: “Le onde”. Ho paura di non esserne all'altezza e di deludere così la mia amata scrittrice.
(Per vostra informazione, i suoi libri che amo di più sono “Gita al faro” e “Mrs Dalloway”, il primo libro che ho letto è stato “Gli anni” nell'ormai lontanissimo 1996)

Philippe Jaenada “Il cammello selvatico”
Alessandra Montrucchio “Cardiofitness”
John Fante “Full of Life”

In questo caso non sono i libri in sé ad avermi cambiato la vita, ma l'averli condivisi con la persona più importante della mia vita: mio marito. Questi sono stati i libri che abbiamo letto, insieme, all'inizio della nostra storia d'amore; gli autori, le loro storie, i loro personaggi, addirittura alcune frasi sono parte di noi, da più di 13 anni.

Clarissa Pinkola Estés “Donne che corrono coi lupi

Quest'ultimo libro mi ha davvero cambiato la vita. Non so nemmeno spiegarlo a me stessa, ma dopo l'estate del 2012, periodo in cui l'ho letto, qualcosa in me è cambiato e mi ha condotta proprio qui, dove sono ora.

E voi? Quali sono i libri che vi hanno cambiato la vita?


giovedì 23 ottobre 2014

Per cominciare


Ma io dov'ero quando è uscito “La trama del matrimonio” di Jeffrey Eugenides? E se c'ero, dormivo...
Sono riuscita a leggere finora solo una sessantina di pagine ma già lo adoro. Come si fa a non amare un libro che inizia così: “Guardiamo i libri, per cominciare.”? E lunghi elenchi di libri, citazioni, autori che riempono pagine su pagine. Non so voi ma io non faccio altro che prendere nota, oltre a provare un forte dispiacere per la grossa lacuna che ho in fatto di critica e analisi del romanzo; mi ha fatto quasi tornare la voglia di tornare all'università. Quasi mamma, se mai un giorno mi leggessi...
Ho apprezzato altrettanto tutti i vostri commenti e suggerimenti. Anche in questo caso, perché non ci ho pensato prima? In fondo non è sempre quello che ho desiderato per questo blog, che diventasse un luogo di scambio?
Ho preso nota di tutti i titoli da voi consigliatomi prima di recarmi in biblioteca ma poi la scelta l'ha operata il destino. Tra non presenze in catalogo e un paio già in prestito, l'unico disponibile era il romanzo di Eugenides. Letto l'incipit, però, non ho avuto dubbi e ora non vedo l'ora di proseguire nella lettura.
Grazie quindi per i vostri consigli, chissà che non diventi un “appuntamento fisso”, non mi dispiacerebbe viste le premesse e a voi?


lunedì 20 ottobre 2014

We don't really know


Due mesi, ieri.
Una poco più che conoscente mi ha mandato un messaggio chiedendomi come stavo. Le ho risposto: bene, non sono più arrabbiata. Lei ha commentato dicendomi che ero stata brava a superare già questa fase.
Già due mesi. O solo due mesi...
Alle volte chi meno ti conosce riesce a toccare il tasto giusto, anche se involontariamente.
Così mi sono fermata a riflettere (strano, non lo faccio mai... :-) ) e mi sono resa conto che sto barando. Perché la verità è che quel lontano, ma non troppo, 19 agosto la porta non si è chiusa completamente, c'è uno spiraglio. Ho ancora una carta da giocare ed è a quella che mi sto aggrappando, la mia copertina di linus. I giochi sono ancora aperti, come si suol dire, la partita non è ancora finita.
E allora forse non sono così brava. Non lo sarò almeno fino a quando non scoprirò se avrò il coraggio di giocarla quella carta. Perché potrei vincere, e sarebbe una gran bella vittoria, ma potrei anche perdere e allora, forse, è in quel momento che scoprirei davvero di che pasta sono fatta.
Eppure... Oppure...
Alle volte, accontentarsi, che io voglio leggere contentarsi con, potrebbe essere il vero atto coraggioso; gioire di ciò e con ciò che si ha, che è già molto. Anche questo richiede coraggio, non avere rimpianti...

The truth is, we know so little about life, we don't really know what the good news is and the bad news is.

Kurt Vonnegut

Tradotto (male) da me: La verità è che, sappiamo così poco della vita, che non sappiamo veramente qual'è la buona notizia e quale la cattiva.


venerdì 17 ottobre 2014

E de


Domani pomeriggio spero di riuscire ad andare in biblioteca, perché da quando ho finito “Uscirne vivi” della Munro non ho iniziato a leggere nessun' altro libro. E sono in astinenza...
Non ho nulla da leggere. Mi sono ritrovata a fissare i famosi scaffali dei libri ancora da leggere e nessuno “mi ha chiamato”. Davo per scontato avrei letto “L'anno del pensiero magico della Didion", ma ho capito che non è il momento; basta riflessioni, basta “analisi”, ho voglia di distrarmi, di cambiare aria, di “altro” da me. E' giunta l'ora di immergermi in un bel romanzo; uno di quei libri che mi tiene incollata anche se sono stanca, nessuna pretesa di ricevere una “lezione di vita”, solo intrattenimento. Suggerimenti?

Vi auguro un buon fine settimana, in compagnia di cari amici, quelli che hanno sempre tempo e voglia di sedere al tuo fianco, a guardare la vita scorrere.


mercoledì 15 ottobre 2014

Partenza


C'è un luogo a Torino che è la casa dei libri e dei lettori. Ha i soffitti alti, le pareti tappezzate e affrescate, grandi lampadari di cristallo, porte che scricchiolano, mobili di altri tempi. Come i libri è un luogo dal lontano passato, ricco di storie e personaggi, pronto a custodirli e ad accoglierne di nuovi.
Vi si va per leggere, ovviamente, o per ascoltare qualcuno che lo fa al posto tuo; si va per conversare, di libri, scrittori e lettori, ovviamente; si va per incontrare, un libro, uno scrittore o un lettore. Lo si può fare bevendo un tè o all'ora dell'aperitivo, accompagnati da un sottofondo musicale, da un attore o un ballerino.
Mi sono recata al Circolo dei Lettori ieri sera e ogni volta mi sorprendo a pensare che dovrei farlo più spesso. Sarebbe però più corretto dire che sono partita da lì per recarmi in America, sul Mississipi, su una zattera, in compagnia di Huckleberry Finn. Ho dormito sotto un cielo stellato, ho assaporato il silenzio mentre si naviga su un fiume, ho visto nascere un'amicizia, ho assistito a un duello in pieno stile western, ho sentito nascere il rap.
Ieri sera è stato il primo di numerosi appuntamenti che si terranno fino a maggio, una volta al mese, in compagnia di Giuseppe Culicchia, sulla storia americana, attraverso una selezione di scrittori e libri tra i più famosi o quelli che sono considerati classici.
Il prossimo incontro sarà martedì 11 novembre, alle 21. Andremo nell'America de “Il Grande Gatsby”.

Una frase, punto d'arrivo per l'autore, è punto di partenza per chi legge.

Ottavio Fatica

Partite con me?


lunedì 13 ottobre 2014

Uscirne vivi

Lo ammetto, ad un certo punto della lettura, ho pensato: «Ah ecco, a che cosa si riferisce il titolo “Uscirne vivi”... uscirne vivi dalla lettura di questi racconti...»
Mi sono dovuta sforzare per proseguire nella lettura di questa raccolta di Alice Munro e, nella fatica, mi vergognavo: un premio Nobel e non mi piace, sicuramente sono io che non la capisco, che non la so apprezzare, sono una ignorante; i “Grandi della Letteratura” mi fanno questo effetto qui: mi mettono soggezione.
Ricordo di avere detto un giorno a mio fratello: non riesce a coinvolgermi, scrive in modo distaccato, quasi giornalistico, come se stesse facendo il resoconto di un evento. Sono storie tristi, ma non riesco a soffrire con i protagonisti, non riesco a gioire anche se so che, alla fine, sono sopravvissuti.
Poi ho capito. Io cercavo la sofferenza perché stavo soffrendo e anelavo al lieto fine perché avevo bisogno di un messaggio di speranza. Non era questo, però, quello cui era interessata Alice Munro, mentre scriveva. I suoi protagonisti, ognuno a proprio modo, hanno fatto pace con la vita, io non ancora completamente; si sono lasciati alle spalle il brutto episodio che ha segnato le loro vite, io ci sono ancora dentro, soprattutto quando penso di no. Loro possono permettersi di scrivere alla vita, come il titolo originale “Dear Life” fa intendere, io non ancora; loro ricordano, io vorrei dimenticare.
Loro ne sono usciti, vivi, io sono ancora dentro. Sono io che devo colmare questa distanza. Vivendo.