mercoledì 19 agosto 2015

La mia pagina bianca

Davanti a una pagina bianca
Davanti a tutto quello che manca
E con in testa un pensiero solo
Un pensiero disteso
Raso al suolo
Come una specie di telecomando
Per tornare a dove, tornare a quando…
L'aria sul viso pungeva
E la terra sotto ai piedi scottava
E a me davvero non importava
Era tutto perfetto
Sognare in un letto e…
Non volere niente…
Non cercare niente…

E guardare il cielo per trovare un motivo
Da restituire al mondo
E gli gridavo almeno porta via
Questa rabbia così se io non ci riesco
Saprò che tu l’hai data al vento…
Non volevo niente
Non sapevo niente
Elisa

Un anno che non ci sei. Un anno che ci sei.

venerdì 14 agosto 2015

Crisi d'astinenza


Mi è successa una cosa curiosa. A una settimana esatta dalla partenza per Berlino ho terminato il romanzo che stavo leggendo e mi sono ritrovata di fronte a un dilemma: iniziare a leggere il libro che avevo scelto di portare con me in viaggio o, nell'attesa, optare per un altro? Entrambe le scelte avrebbero avuto delle controindicazioni. Il libro preso in biblioteca pensando appositamente alla nostra vacanza è troppo breve e avrei rischiato di finirlo ancora prima di essere partita, la qual cosa mi avrebbe parecchio infastidita perché l'ho scelto appositamente per essere letto mentre ero immersa nella cultura tedesca. Iniziare un altro romanzo avrebbe significato rischiare di non finirlo prima della partenza; creando il disagio di portarmi dietro due libri (quando invece voglio e devo viaggiare leggera) o di lasciarlo a casa senza averlo finito, minandone sicuramente il piacere della lettura.
Nel dubbio non ho optato per nessuna delle due opzioni, concentrandomi nel tempo libero sulla lettura di giornali, riviste, blog e la guida su Berlino; così facendo però sono caduta in astinenza da libri e devo confessare che, a fine serata, leggere un romanzo mi è mancato tantissimo. 
Non vedovo l'ora di partire!

martedì 11 agosto 2015

Prova!

Ascolta, Raimond, io adesso non ho nessuna voglia d'impelagarmi in discorsi astratti e stucchevoli, mi viene male solo a pensarci. Non sono bravo a difendere i libri, a far tutte quelle ciance sulla bellezza di leggere, il valore della lettura... Quindi, sentimi bene, Raimond, pensala un po' come vuoi... però prova! Ti dico solo questo: prova! E' l'unica. Cosa ti costa? Ti metti lì, impari, leggi, e poi se non ti piace smetti.

Paola Mastrocola

E il provarci almeno, vale per tutti gli ambiti della vita. Allora, proviamo!

venerdì 7 agosto 2015

(S)contenta

Mi chiameranno scontenta. Non posso farci nulla, l'irrequietezza è nella mia natura; a volte si agita in me fino a diventare dolorosa...

Charlotte Brontë

Irrequietezza, scontentezza, insoddisfazione, insicurezza, ingratitudine. A seconda dei momenti e di chi hai di fronte può acquistare sfumature diverse; in ogni caso non è mica facile stare al mondo con quel nervo scoperto lì, né per te né per chi ti sta accanto. Perché è facile snocciolare elenchi, tirare giù liste con le cose belle che uno ha e sta vivendo, il nervo ha la voce più forte, il dolore ti appanna gli occhi e ti abbassa l'udito. E nei momenti di lucidità si aggiunge anche il senso di colpa, perché uno è anche consapevole che nella vita ci sono cose ben peggiori e dovrebbe vergognarsi a lamentarsi. E' facile piangersi addosso e, per quanto ci si sforzi, la lezione non vuole entrare in testa: si è perennemente rimandati a settembre. A meno che non ci si chiami Charlotte Brontë, e allora sì che due domandine avrei da fargliele, su come ha fatto, nonostante l'irrequietezza, a stare inchiodata alla scrivania e a scrivere, non di certo le due fregnacce che scrivo io...
Comunque, per i momenti di lucidità, due lezioncine “L'esercito delle cose inutili” di Paola Mastrocola te le dà.
Vi ricordate perché l'avevo comprato? Attraversavo un periodo (non ancora concluso, a dir la verità) in cui avevo bisogno di leggerezza, di liberarmi del superfluo, delle cose inutili; il titolo della Mastrocola mi ha tratta in inganno. Ma i libri sono furbi e si fanno leggere nel momento del bisogno perché, nel mio caso, non erano le cose che possedevo ad essere inutili, ero io che mi sentivo così. Il caso (o forse il fato) ha voluto che lo leggessi mentre ero in vacanza in montagna e proprio lì, dalle persone che vi abitano e lavorano, ho ricevuto la medesima lezione; come a ribadirla, sottolinearla, sia mai che è la volta buona che mi entra in testa.
Leggevo il libro, facevo mia la sua storia, e ogni tanto alzavo lo sguardo e osservavo questi uomini e donne recarsi verso i campi, chi a tagliare l'erba, chi a portare le capre al pascolo. Sono sicura che loro non si sentono inutili anzi, hanno così tante cose da fare e a fine giornata la stanchezza fisica deve essere così immensa, che non sprecano nemmeno un grammo della loro energia e del loro tempo a domandarsi il perché lo fanno, a che pro, a chi giova. Va fatto. Potrebbero non farlo ma poi sai che casino, un intero ecosistema mandato a gambe all'aria, perché i cari sentieri e boschi in cui mi piace passeggiare mica li tiene puliti e in ordine lo Stato, così per fare un esempio. Anche Bambi, che quest'anno ho visto per ben due volte, dovrebbe far fagotto se quei signori smettessero di prendersi cura delle loro montagne, per fare un altro esempio.
Quindi, per concludere, in poche parole, la lezioncina che ho imparato: più fatti e meno seghe mentali (scusate il francesismo) che poi, magari, mentre son lì che faccio, anch'io non ho tutto questo tempo di star lì a domandarmi il perché e il per come. Inoltre, considerato che ci tengo così tanto a liberarmi del superfluo, magari è la volta buona che per strada mi libero finalmente della “s” e divento contenta.

martedì 4 agosto 2015

Chi ti trova più?


Il compleanno meno sentito della storia, ho scritto. Vi è mai successo?
Un giorno qualcuno ti fa un'osservazione e tu ti scopri a pensare: «Ah già, è vero, tra poco è il mio compleanno. Non ci stavo pensando...». Poi i giorni passano, aumentano le persone che te lo ricordano, incominci a tenere d'occhio il calendario, aspetti l'eccitazione, l'emozione, la voglia di fare festa. Ma non arrivano. Abbozzi, accenni un sorriso, sempre meno giorni ti separano dalla fatidica data e tu vorresti poter dire: «Quest'anno facciamo finta di niente, come se fosse un giorno come un altro». Ma non lo dici e lo tieni per te, questo sentimento che non sai definire, questo disagio che ti prende allo stomaco, questo prurito che ti fa venir voglia di scappare e nasconderti.
Cosa vuol dire festeggiare il proprio compleanno? Lo devi festeggiare tu? O ti devono festeggiare gli altri? Devi aspettare che qualcuno faccia qualcosa? O sono gli altri che aspettano te? La torta, di chi è compito comprarla o cucinarla? Qualcuno si è occupato di comprare le candeline? E il rinfresco? Gli inviti sono stati spediti?
E poi festeggiare cosa? Cosa ho fatto in questo anno che è appena passato? Cosa devo festeggiare e cosa no? Ma io non ho voglia di fare bilanci. Ci sono stati giorni buoni e altri meno, momenti in cui mi sentivo bravissima, padrona della situazione, e altri in cui ero persa, senza una direzione. Ora, se devo essere sincera, vorrei stare un po' da sola, perché mi sento anche un po' stupida a fare tutti questi capricci...
Poi il compleanno è passato, per fortuna dura solo un giorno, e sono anche riuscita a non festeggiarlo, o solo un pochino, perché io quando mi metto in testa una cosa, sono peggio di un mulo. A tal proposito, proprio in quel periodo stavo leggendo “L'esercito delle cose inutili” di Paola Mastrocola, ma da testona come sono, il senso di questo libro l'ho capito solo adesso.
Magari, la prossima volta, se capita di sentirmi di nuovo così, invece di fare tante storie, mi ritiro da qualche parte a leggere un libro.
Mi piace leggere perché, quando sei lì che leggi, puoi anche a un certo punto chiudere il libro, e stare con l'aria assorta. E non c'è più niente che ti spaventa, la fame, i calci in culo, la paura di morire... Diventi assorto e buona notte, sei andato da un'altra parte, chi ti trova più?

Paola Mastrocola

venerdì 31 luglio 2015

Andiamo a Berlino, Beppe! (cit.)


Manca poco ormai, al nostro primo, vero, viaggio all'estero con VV. Non vi so dire che cosa mi preoccupi di più: se il bagaglio, che per forze maggiori dovrà essere minuscolo, o VV, che sembra tanto bambina di mondo quanto una pantofolaia da competizione, che quando le prende la nostalgia di casa non c'è corruzione, illecita, che tenga.
Sono emozionata perché, se qualcuno non si sente in vacanza se non va al mare, per me vacanza è sempre stata sinonimo di “estero”, lingua, abitudini, cibo, paesaggio, tutto nuovo e diverso. Una visione del mondo inaspettata, che mi sorprenda, mi meravigli e mi faccia anche perdere l'equilibrio, rimettere in discussione, scoprire lati di me che non conoscevo, rimettere in gioco. Secondo me il viaggio inizia quando ritorni a casa e scopri che cosa hai portato indietro con te. E sono doppiamente emozionata perché questa volta c'è anche VV con noi, grande abbastanza per capire, osservare, scoprire e commentare (ma ve l'ho mai detto quanto parla?!) Ecco, questo viaggio spero di riuscire a vederlo con i suoi occhi. Andiamo a Berlino, VV.

Suggerimenti? Cose e posti da vedere, mangiare, visitare? Libri da leggere?

mercoledì 29 luglio 2015

Grand Hotel Mamma


Non c'è cinque stelle che tenga, niente e nessuno ti permettono di rilassarti e riposarti come la mamma. Certo ogni tanto ci si scorna dopo parecchi giorni di vicinanza, soprattutto se la mamma in questione indossa il cappello di nonna e prende le parti della creatura che è tanto sveglia, intelligente e capisce tutto ma improvvisamente diventa piccola «poverina...». Ma tanto lo so che, per la legge del trapasso, VV da grande me le farà scontare tutte. E lo sa anche mia madre e se la ride, sotto sotto...
Se poi il “Grand Hotel Mamma” è in una località montana dove non c'è niente da fare (e quando dico niente, credetemi, è proprio niente) sei, volente e nolente, obbligato a riposare, a non fare nulla, annoiarti come è da parecchio che non puoi più permetterti di fare. E leggere anche per ore di fila, che io non me lo ricordavo più com'è sparire dentro a un libro per poi riemergere dopo un bel po', un po' ubriaco, un po' trasognato.

(A passeggio con Poldo The dog)
 
(Se lasci fare alla natura, lei cresce bella e rigogliosa)
 
Hai il tempo di fermarti a guardare piccoli particolari, la natura nel suo splendore, hai il tempo di dedicare davvero tutto il tuo tempo alla tua bambina, di osservarla, notare i cambiamenti, le cose che impara a fare sempre meglio, stupirti di quanta resistenza ha nel camminare, scoprire piccole passioni che nascono dal nulla (come abbiamo fatto tutto questo tempo senza i sassolini!).
 
(VV e i suoi primi scarponcini da montagna)
 
(Il sentiero che ogni giorno ci accompagna 
nelle nostre avventure nel bosco)
 
(Le nuove passioni di VV)
 
Ecco, forse, se proprio dovessi trovare una nota dolente, soprattutto per la sottoscritta e per il suo essere cerebrale, ho troppo tempo per pensare; ma sto cercando di farlo in modo costruttivo e sto dedicando questo riflettere anche al blog, perché mi piacerebbe vederlo crescere e migliore, diventare più grande e forse più maturo di quello che è ora. Cosa ne pensate, avete consigli, suggerimenti? Che cosa vi piace e che cosa invece vorreste che cambiasse?

(Aiutatemi a coistruire un blog ancora più bello!)

Intanto ci godiamo gli ultimi giorni di montagna. E di Grand Hotel Mamma, ovviamente!