venerdì 24 aprile 2015

Reading is Everything


Colgo l'invito di Sandra che, in occasione della giornata mondiale del libro di ieri, nel suo blog domandava che cosa è la lettura per noi e le rispondo qui, a casa mia, prendendo in prestito le parole di qualcun'altro.
Reading is everything. Reading makes me feel like I've accomplished something, learned something, become a better person. Reading makes me smarter, reading gives me something to talk about later on. Reading is escape, and the opposite of escape; it's a way to make contact with reality after a day of making things up, and it's a way of making contact with someone else's imagination after a day that's all too real. Reading is grist. Reading is bliss.

Nora Ephron

Tradotto (male) da me: Leggere è tutto. Leggere mi fa sentire come se avessi compiuto qualcosa, imparato qualcosa, fossi diventata una persona migliore. Leggere mi rende più intelligente, leggere mi da qualcosa di cui parlare più tardi. La lettura è fuga, e l'opposto della fuga; è un modo per mettersi in contatto con la realtà dopo una giornata trascorsa inventando, ed è un modo per mettersi in contatto con l'immaginazione di qualcun' altro dopo una giornata troppo reale. Leggere è nutrimento. Leggere è una benedizione.

Vi auguro un buon fine settimana.

mercoledì 22 aprile 2015

Lets get personal! - Me, Myself & I -


Ci sono due aspetti del mio carattere che cozzano e fanno a pugni, ultimamente ci faccio sempre più caso; la cosa curiosa è che sono proprio uno l'opposto dell'altro, trovare un punto di incontro sembra impossibile.
Come ho scritto più volte, sono una persona abbastanza insicura, che teme il giudizio delle persone e ha un bisogno estremo di ricevere approvazione. Questo lato del mio carattere cerca, come l'assetato l'acqua, il gruppo: ha paura di sentirsi sola, diversa e incompresa.
L'altra mia faccia è, come ho anticipato, proprio l'opposto: odia il gruppo!
Ho una doppia personalità...
Mi spiego meglio con degli esempi. Ho un discreto interesse verso la moda, mi piace leggere ogni tanto una rivista e vedere i trend del momento; quando però un capo o un accessorio diventa “troppo” di moda, per quanto mi piaccia, io lo rifuggo. Gli stessi giornali di moda si scandalizzano se due attrici si presentano alla serata di premiazione degli Oscar con lo stesso identico abito, perché noi dovremmo accettare di vestirci tutti i uguali nella vita di tutti i giorni? Mi piacciono le Stan Smith (un tipo di scarpe da ginnastica), ma ora le hanno davvero tutti, mi sentirei una pecora!
Frequento un gruppo di mamme con cui ho stretto amicizia durante il corso pre-parto; i nostri bimbi stanno crescendo insieme. Cos'ho in comune con loro a parte l'essere diventata madre? Poco o niente; anche dal punto di vista educativo non la pensiamo sempre allo stesso modo. Sono l'unica, ad esempio, che non ha mai fatto vedere la TV a VV. Mi sento spesso un pesce fuor d'acqua eppure continuo a fare parte del gruppo. Perché? Ho comunque bisogno di confrontarmi, ma non mi sento capita.
Altro esempio più calzante per il blog: il 23 aprile è la giornata mondiale del libro e del diritto d'autore e per l'occasione è stata organizzata un'iniziativa chiamata #ioleggoperchè. Volevo parlarvene nel mio blog ma... lo stanno facendo tutti! Dove sarebbe la novità? Cosa potrei mai aggiungere che non è già stato detto? Il mio lato insicuro risponderebbe: nulla!
Insomma, non voglio stare fuori dal coro, ma allo stesso tempo non ci so stare dentro. Ci tengo alla mio essere unica e particolare, ma allo stesso tempo non sono abbastanza forte e sicura di me per stare da sola. Ma poi, mantenere la propria unicità ha come diretta conseguenza il rimanere soli ed incompresi? Perché molto spesso è questa la mia impressione...
Vi capita mai di sentirvi così? Come reagite? Scusate per questo post, senza capo ne coda, un po' dentro e un po' fuori!

lunedì 20 aprile 2015

Chi sei, tu?


Di Fabio Geda ho letto solo un altro libro, sufficiente però per farmi pensare, dopo aver finito di leggere il suo ultimo romanzo, di essere molto maturato come scrittore.
Prima avevo come l'impressione che ci fosse sempre qualcosa di autobiografico nascosto nei suoi scritti; ora, anche ci fosse, è molto ben mascherato. Mentre procedevo spedita nella lettura di “Se la vita che salvi è la tua” (spedita perché ho trascurato altro proprio per non interrompermi) notavo anche come fosse ben costruita la storia, in un crescendo degno del miglior giallista capace di catturare la tua attenzione e non farti più posare il libro. Fabio Geda è bravo a tal punto da farti amare il protagonista anche quando, e soprattutto, non comprendi e non condividi le sue scelte. Ti ritrovi a fare il tifo per lui tuo malgrado. Gli perdoni anche il finale, anche se ti spiazza, anche se non era quello che ti aspettavi.
Non si dovrebbe avere difficoltà a scrivere di un libro che ci è piaciuto così tanto, invece i giorni passavano e lui era sempre lì, accanto al computer, a scrutarmi silenzioso. In realtà mi parlava, ero io a non sentirlo, a non ascoltarlo a non comprenderlo. Quello che stava cercando di dirmi è tutto racchiuso qui, in queste poche righe:

Si alza, barcolla, raschia lo sguardo alcolico lungo il marciapiede, lo posa di nuovo su di loro; a quel punto vede Andrea. E Tu? Dice squadrandolo stupefatto.
Io?
Sì, tu.
Cosa?
Tu, fa Joker. Chi sei, tu?

venerdì 17 aprile 2015

Nient'altro che un uomo


Dopo giorni in cui sembrava fosse arrivata non la primavera ma addirittura l'estate, è stato difficile questa mattina svegliarsi con la pioggia. Anche VV, che appena alzata dal letto ha preso l'abitudine di correre alla finestra per controllare il tempo («C'è un bello sole. Giardinetti!»), ha accusato il colpo perché alle 10 del mattino avevo già esaurito la mia pazienza. Per fortuna è venuto in nostro soccorso Didò; confermandomi così che faccio bene a tenere alcuni giochi nascosti da usare come jolly. ;-)
Le previsioni per il fine settimana non sono entusiasmanti, temo i giardinetti dovranno aspettare ancora. Cosa avete in programma? Noi sabato sera abbiamo una festa di compleanno con gli amichetti di VV, nella giornata di domenica forse andiamo all'Ikea (quanti mobili riusciremo a stipare in questa casa?)e io spero di terminare questo libro, che non mi sta coinvolgendo come mi aspettavo, così da poter iniziare presto una nuova e più entusiasmante lettura.
Essere un uomo, nient'altro che un uomo in mezzo agli uomini. Affrontare la vita quotidiana e la sua banalità: ecco la nostra vera grandezza.

Descartes

Vi auguro un buon fine settimana.

mercoledì 15 aprile 2015

Come tutti i bambini, si sa


E' molto curioso l'approccio di VV verso un libro nuovo. I bimbi sono così abitudinari, le novità possono metterli in difficoltà. Inizialmente sembra quasi infastidita, poco invogliata anche solo a guardarlo, ci limitiamo a sfogliarlo e a guardare i disegni. Raramente mi permette di leggerlo subito. Poi qualcosa attira la sua attenzione, un'immagine o una frase, e si sofferma un po' di più, poi sempre un po' di più, ancora un po', ancora una volta, ancora, ancora, ancora... e lo impariamo a memoria!
Ciò che però le fa amare ulteriormente un libro è trovare tra le pagine qualcosa della sua quotidianità, un modo di dire o di fare, una sua abitudine o peculiarità; così ci dobbiamo ingegnare un po' e alle volte, barare... almeno fino a quando non impara a leggere da sola!
Anche la sua Reading Resolutions prosegue e in questi giorni stiamo leggendo “Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini” di Mem Fox e Helen Oxenbury. E' un libro molto dolce e tenero, con dei disegni che io trovo bellissimi, e un testo che è una filastrocca perfetta da leggere ad alta voce. Tra le pagine di questo libro vengono ritratti bambini proveniente dalle più diverse regioni del mondo, dal caldo o dal freddo, dalla città o dalla campagna, vicini o lontani...

Ma come tutti i bambini, si sa, hanno dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini.

Una delle pagine preferite di VV è questa:


Dove le mani sono disegnate quasi a grandezza naturale, lei ama appoggiarvi sopra le sue e dire: «Uguale!». Senza che io le dicessi nulla, da sola ha notato che anche i buchini sono uguali. Cosa non sono i buchini sulle mani dei bambini???

Questa invece è la mia pagina preferita:


Ogni scusa è buona per scambiarsi dei baci!

lunedì 13 aprile 2015

Il paese delle meraviglie


Esattamente tra un mese, il 14 maggio, aprirà le porte il Salone Internazionaledel Libro di Torino e io sono già ai blocchi di partenza. Quest'anno ho l'accredito, gongolo... E' mia intenzione quindi andarci, se non proprio tutti e cinque i giorni, quasi; sto aspettando il programma definitivo come un bambino l'arrivo di Babbo Natale per pianificare le mie giornate (e quelle di VV).
Vacanza e viaggio, per me, sono sempre andate a braccetto con l'estero, paesi e territori stranieri, culture altre, lingue sconosciute. Ricordo di aver detto più volte in passato: «L'Italia la visiterò da vecchia, quando non potrò più andare lontano». Ora che il concetto di vecchia incomincio a sentirlo più vicino, sento invece che è giusto conoscere a fondo il proprio paese, passato, presente e futuro. Sono molto curiosa quindi per questa edizione del Salone che ha come tema: le meraviglie d'Italia.
Per secoli l'Occidente europeo vi ha trovato le sue matrici, la sua bussola, le sue fonti d'ispirazione come in altrettanti modelli. Rientra in questo contesto anche la ricorrenza dei 750 anni della nascita di Dante, che il Salone ricorderà. Ma oggi? Siamo ancora capaci di metabolizzare e reinterpretare questa illustre tradizione? Quali sono diventate le culture di riferimento e di che cosa sono fatte? Come è cambiato il ruolo, la rilevanza, la significatività di chi pratica delle attività creative?”
In un periodo della mia vita in cui sento di aver smarrito la strada e di aver bisogno di una bussola, in cui mi interrogo sul futuro, mio, e del paese in cui muoverà i primi passi mia figlia, non poteva capitare tema migliore.
E voi, siete pronti a farvi meravigliare? Ci incontriamo al Salone?

Quando ci riesco, è bellissimo


Mi sono presa una pausa, anche dal blog. Tutto stava diventando troppo un dovere. Mi sentivo in prigione, obbligata a fare. Poi un giorno qualcuno mi ha detto, inaspettatamente: «Invidio la tua libertà» ed è stato come inciampare, cadere e realizzare dove si è, tutto contemporaneamente. Mi sono detta che forse era meglio non rialzarmi subito, stare ferma per un po', guardarmi intorno, senza fare nulla, cercando di pensare il meno possibile. Quest'ultimo punto non mi riesce tanto bene, diciamo la verità...
Sto cercando di prendermela questa libertà, di farla mia e di godermela il più possibile. Alcuni momenti mi riesce, altri un po' meno. Ma quando lo faccio, è bellissimo.
Ho guardato i prati, non un po', ma tanto. Ho cercato di riempirmi gli occhi di tutte le margheritine bianche e quei fiori gialli (di cui non conoscono il nome) che punteggiano i parchi e i giardini qui in città; perché tra un po' il Comune farà tagliare l'erba e non ci saranno più.
Sono andata alla ricerca della luce e del sole, dopo tutto il grigiore dell'inverno, ho fatto conoscere a VV la sua ombra, ho scoperto giochi di luce e fasci luminosi che non avevo mai notato in casa.
Ho guardato le stelle, tanto e a lungo. Mi sono concentrata sul loro pulsare, sul fatto che il cliché è proprio vero: sono così lontane che per loro io sono piccola, minuscola, un granello di polvere e i miei problemi le farebbero sorridere, accondiscendenti.
Ho vegetato davanti alla tv; non so quanto tempo era che non mi stravaccavo sul divano a fare niente, se non guardare programmi inutili e poco impegnativi, per me era tutto nuovo, anche la pubblicità.
Ho letto, appena potevo, anche e soprattutto quando avrei dovuto fare altro. Ho letto fino a tarda notte e ho dormito al mattino lasciando che fosse VV la mia sveglia. Ho letto per VV quando me l'ha chiesto, anche se dovevamo uscire e ci stavano aspettando. «Che succede? Come mai siete ancora a casa?» mi sono sentita chiedere al telefono. «Niente. Stavamo leggendo. Mettiamo le scarpe e usciamo».
Pensate un po', nessuno mi ha sgridata per aver tralasciato i miei doveri o per essere stata ancora in pigiama a tarda mattinata o per non essere produttiva o perché la casa era in disordine e mille, altre mille cose che io penso qualcuno sia lì a controllare se le faccio o meno, altrimenti non dimostro chi sono, altrimenti non valgo nulla.
Quando ci riesco, quelle poche volte, è bellissimo.

(Vedete la pianta grassa delle foto? L'ho lasciata al freddo dell'inverno, l'ho ignorata e mi sono dimenticata di bagnarla. E lei è fiorita. E mi ha dato due lezioni: 1- Non è stata ad aspettare che qualcuno le desse quello di cui aveva bisogno per farlo; 2- Ero così presa da me stessa che stavo per perdermi i suoi bellissimi fiori)