lunedì 18 giugno 2018

TOLD in the USA


All'università avevo scelto l'indirizzo letterario culturale; non avevo proseguito gli studi pensando a una futura professione (altrimenti mi sarei iscritta a ingegneria), non volevo imparare un lavoro: a me piaceva leggere, mi piacevano i libri, ero incuriosita dagli scrittori e dallo scrivere, volevo sguazzare in quelle acque e avevo bisogno di qualcuno che mi insegnasse a nuotare. Non mi sono mai pentita di questa mia scelta e, in fin dei conti, non è neanche vero che non mi abbia aiutato a portare del cibo in tavola e a pagare le bollette. Ma non è di lavoro che voglio parlare.
Quello di cui voglio scrivere è di nuoto, di stili e di acque: nella lettura e nella cultura sono infiniti, tanti quanti sono gli scrittori, si mischiano, si confondo, si fondono, in una coreografia sempre nuova e diversa all'interno di mari, fiumi, laghi e torrenti. Avrete intuito che potrei passare intere giornate solo a leggere, studiare, interrogarmi e cercare risposte ma, come in molte cose, farlo in compagnia e con persone competenti è decisamente meglio e più fruttuoso.


Marta Ciccolari Micaldi, aka La McMusa, la seguo da un po', non ricordo di preciso da quanto e come ne sono venuta a conoscenza, credo attraverso Instagram e da lì mi sono iscritta alla sua newsletter, leggo il blog e ho sempre accarezzato l'idea di iscrivermi a uno dei suoi corsi sulla letteratura americana, per non parlare del sogno di diventare anch'io un BookRider, uno dei fortunati partecipanti ai suoi viaggi on the road. (QUI trovate tutte le informazioni su di lei e il suo lavoro)
Perché non l'ho fatto prima? Le risposte possono essere le più svariate: dal non avere il tempo per prendersi questo impegno, dal sentirsi intimiditi e impreparati (penso sempre a quelli che riordinano casa e la puliscono prima dell'arrivo della signora della pulizia per paura del suo giudizio), dal prezzo che mi rendo conto non essere economico (la soluzione regalo di compleanno e/o Natale con me sta funzionando), fino ad arrivare al senso, al perché lo si fa e a quello che ti rimane in mano. Non è un corso di aggiornamento che ti fornisce competenze in più per svolgere al meglio la tua professione; no, non è sufficiente frequentarlo per diventare più intelligenti e no, ora non so tutto della letteratura americana.


La McMusa è una insegnante, ti mostra la strada, o l'acqua se vogliamo ritornare alla metafora che ho utilizzato all'inizio. Ti fornisce alcuni strumenti, si immerge con te durante il corso, ti fa vedere come muoverti, ti fa notare la superficie, le onde, le increspature, o la calma piatta, ti fa rivolgere lo sguardo verso le profondità o all'orizzonte, ti fa notare le diverse sfumature dell'acqua, dov'è la riva, la natura che la circonda, i profumi che percepisci nell'aria. Poi però sei tu che devi nuotare.
Per guidarti utilizza i libri, ovviamente, ma non solo: film, interviste, articoli di giornali, fotografie, aneddoti perché La McMusa non ha mai smesso di andare in America ed è aggiornatissima. Non ultimo, il confronto con i partecipanti al corso, che per mia somma fortuna avevano già in precedenza frequentato altri cicli o, addirittura, partecipato a uno o più viaggi, così da avere molta più esperienza e competenza di me e non si può che trarne vantaggio da tutto questo. Non devi avere nessuna competenza antecedente, solo la voglia di leggere il materiale che lei ti fornisce in anticipo, che non è mai troppo, e poi superare l'eventuale imbarazzo di condividere le tue impressioni con il gruppo. Non c'è giudizio, non c'è nessuna prova da superare, non c'è giusto o sbagliato; attorno a te ci sono persone che condividono lo stesso tuo amore per la lettura e vogliono semplicemente imparare qualcosa in più. E impararlo bene.
Ecco perché continuare a frequentare questo tipo di corsi anche se ho già studiato all'università, dove dovrei aver già acquisito un metodo. Perché, perdonatemi l'ovvietà, non si dovrebbe mai smettere di interrogarsi, di cercare risposte, di osservare con occhi che non sono tuoi, di essere curiosi. Perché è divertente! E voglio continuare a nuotare.

(Logo di Nicole Osella e foto di Elena Datrino)


lunedì 11 giugno 2018

I libri che non vi ho detto 3


Quello di oggi sarà il terzo e ultimo post sui libri che ho letto lo scorso anno e di cui non vi ho parlato; il filo conduttore è il tema famiglia, tradizionale e non, allargata, di adozione, quella in cui si nasce e quella che si sceglie.

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI Chiara Gamberale, Mondadori


Non ho letto tutti i suoi libri ma, tra i pochi, questo è il mio preferito in assoluto; è anche quello meno autobiografico, anzi, non lo è affatto e mi viene il sospetto che, quando non prende come riferimento la propria vita, Chiara Gamberale dia il meglio come scrittrice.
Mandorla, una bambina di sei anni, perde la madre in un incidente stradale e, per sua volontà, viene adottata dal condominio dove quest'ultima era amministratrice e dove, si scopre in una lettera, risiede anche il padre, mai dichiarato e mai conosciuto dalla bambina. Legati da questo segreto, i condomini ospitano a turno la bambina a casa propria e veniamo così a conoscenza di una moltitudine di nuclei famigliari; a dimostrazione del fatto che la famiglia tradizionale è ormai un retaggio vecchio e stantio.

LA VITA ACCANTO Mariapia Veladiano, Einuadi Editore


Rebecca è nata brutta, molto brutta. Sua madre dopo il parto si è rinchiusa in se stessa e in casa, il padre non ha saputo far fronte alla situazione e si è rifugiato nel lavoro, a prendersi cura di lei rimangono la zia, figura ammaliante ma che nasconde un terribile segreto, e la tata Maddalena, l'unica in grado di comprendere fino in fondo la bambina.
Rebecca vive segregata e nascosta al mondo fino al giorno in cui dovrà andare a scuola e mostrarsi alla luce del sole, ma quella con l'aspetto fisico non sarà l'unica lotta che dovrà combattere.

Non c'è disegno, la vita capita per caso, per caso è buona, decente, brutta, innominabile... la vita la si deve prendere all'ingrosso altrimenti se ci fai troppo le pulci non si salva nessuno.


I MIEI PICCOLI DISPIACERI Miriam Toews, Marcos Y Marcos

Elf vuole morire. Sua sorella Yoli vuole impedirglielo, insieme al resto della famiglia: madre, marito e zia. Squinternati, comici, uniti, soli. Cosa si può dire e fare per convincere una persona che si ama a non lasciarti? Che cosa si prova quando si vive la grossa sconfitta di non essere riusciti a impedirlo?
È possibile prendere un dolore grande come quello per la perdita della propria sorella, morta suicida, e farne un libro autobiografico non solo commovente, ma anche divertente e, soprattutto, un inno alla vita? Miriam Toews ci è riuscita.
Ho affrontato la lettura di questo libro con molti timori, perché il tema trattato è davvero imponente e temevo mi lasciasse in una valle di lacrime. Ho imparato invece il dono fragile che è la vita e l'amore che serve per lasciare andare.

MI CHIAMO LUCY BARTON Elizabeth Strout, Einaudi

Madre e figlia si ricongiungono dopo molti anni di lontananza a causa della malattia della figlia. Cinque lunghi giorni e notti in ospedale. La figlia che chiede alla madre di parlare e lei inizia un racconto ininterrotto fatto di pettegolezzi, ricordi, piccole confidenze. Un dialogo interrotto che riprende e la scoperta che l'amore, quello, non si era mai spezzato. Ma nei silenzi che abitano il racconto della madre ascoltiamo anche un'altra storia: quella brutale dell'infanzia della protagonista e di come ne è uscita. Un'altra sfaccettatura dell'amore in una famiglia.

lunedì 4 giugno 2018

La vita, ultimamente 35


Il tempo non ci ha fermati, anche se ce l'ha messa davvero tutta e non sembra intenzionato ad arrendersi. Maggio è stato un mese molto ricco di impegni, uscite, scoperte ed avventure e posso dire di essermelo davvero goduto, nonostante la pioggia quasi perenne.

(Ormai siamo naturalizzate inglesi: la pioggia non ci ferma)
 
Ad inizio mese ho partecipato a una presentazione di un libro insolita: “A cena con le scrittrici”. Ma l'aspettavo un po' diversa, perché immaginavo proprio di sedere a tavola con alcune delle autrice della raccolta di racconti “Brave con la lingua. Come il linguaggio determina la vita delle donne” pubblicato da Autori Riuniti; invece si è prima tenuta una presentazione e poi ha avuto luogo la cena a buffet. Purtroppo non sono riuscita a superare la solita ritrosia e timidezza che mi prende in queste situazioni dove non conosco nessuno e così, sebbene la presentazione sia stata interessante, è risultata in un'occasione mancata. Colpa mia.


Come non menzionare il Salone del Libro di Torino? Sembrava impossibile superare l'enorme successo dello scorso anno e invece i numeri sono stati da capogiro: vi dico solo che nella giornata di sabato ad un certo punto hanno dovuto bloccare gli ingressi perché si era raggiunta la capienza massima del Lingotto. Nonostante questo, le voci di crisi, problemi economici, accordi che non funzionano continuano ad oscurare il cielo e le sorti del Salone sono sempre incerte. Questo mi dispiace molto e ci sono stata così male al punto che ultimamente sto prendendo un po' le distanze dalla macchina infernale che è l'editoria per tornare al mio primo amore: il libro e la lettura.


Quale migliore occasione per coltivare questo amore di un corso sul racconto americano? Potevo forse rifiutare quando mio marito mi ha proposto come regalo di compleanno, in anticipo, il corso “Told in the USA” tenuto niente po po di meno che da La McMusa, alias Marta Ciccolari Micaldi? Se non la conoscete vi invito a visitare la sua pagina Facebook e se siete appassionati di cultura e letteratura americana non potete non iscrivervi alla sua newsletter. Poi organizza viaggi da sogno, chissà che un giorno non riesca a prendervi parte... Marito???

(Da bravi turisti, compriamo cartoline, anche di Torino)
 
Abbiamo approfittato di tutte le volte che si diradavano le nuvole per stare all'aria aperta, goderci i caldi raggi del sole e il pieno rigoglio della natura in primavera. Abbiamo espresso desideri con le prime fragole, le ciliegie, il melone, l'anguria (ma quanto è buona la frutta di questo periodo?!) e anche in posti che non conoscevamo di Torino. E forse non c'è cosa più bella di scoprire e riscoprire la città in cui si abita.

(Ecco una cosa che ho imparato durante il Safari Urbano: non esiste solo il toro a Torino per esprimere i desideri, c'è anche Cristoforo Colombo, solo che è meno conosciuto e più nascosto)
 
E tornare a sognare.

giovedì 31 maggio 2018

Donne di Torino


«Non me l'aspettavo tutta questa partecipazione» mi ha confessato Barbara Oggero verso la fine del nostro incontro. «Non immaginavo che tutte queste donne avessero voglia di raccontarsi, aprirsi con me, una sconosciuta, e che si potesse raggiungere quasi un'intimità».
A febbraio del 2017 Barbara sente un vuoto, le manca qualcosa: scendere in strada e, semplicemente, fotografare, senza pianificazione, senza pose, senza set, semplicemente luce e il suono dell'otturatore; così nasce “Donne di Torino”.

...ovvero ritratti urbani di donne che vogliono lasciarsi fotografare a condizione di una breve chiacchierata informale su un tema a loro piacere. Dall’impegno nel sociale ai figli, dalla più cocente delusione alla migliore impresa della propria esistenza ogni argomento è benvenuto.


Pensava di doverle andare a cercare e stanare, le donne disposte a partecipare a questo progetto, o che le sue amiche avrebbero accettato per compassione, non pensava di arrivare a fotografare in poco più di un anno più di 250 torinesi, tolti il sabato e la domenica, sono quasi una al giorno.
Si stupisce Barbara, io invece no: se la vita è fatta di storie, come sono sempre più convinta, tutti ne abbiamo una da raccontare, abbiamo solo bisogno di qualcuno disposto ad ascoltare e lei, con il suo progetto, da a chiunque lo desideri questa possibilità; perché come dice la a me tanto cara Emily Dickinson

Alcuni dicono che
quando è detta,
la parola muore.
Io dico invece che
proprio quel giorno
comincia a vivere.

Qualcuno le ha mosso la critica che foto e testo non siano assolutamente collegati, che tra loro non ci sia nessun nesso, non sono d'accordo; così come durante la chiacchierata Barbara offre il suo orecchio, subito dopo offre silenziosamente, come uno specchio, il suo obiettivo: ogni donna continua il racconto di sé, attraverso l'immagine che più o meno inconsapevolmente da di se stessa.
Ora, tra le Donne di Torino, ci sono anch'io; una mattina in cui la pioggia aveva deciso finalmente di darci una tregua, ci siamo sedute a una tavolino di un bar, lei mi ha invitata a parlare e io, che non mi ero assolutamente preparata, ricordo di aver guardato fuori dalla finestra e di aver detto la prima cosa che mi passava per la testa. Casuale? Nulla lo è, secondo me.

Il progetto lo trovate qui: FacebookInstagram

lunedì 28 maggio 2018

L'importanza di essere amati


Ogni tanto, forse un po' troppo spesso, mi perdo nel buco nero della navigazione: apro una pagina dove trovo un link, che mi rimanda a un altra pagina ancora, oh e poi un altro, e un altro ancora e alla fine mi scordo dove tutto era iniziato. Ogni tanto così facendo scopro cose interessanti, ogni tanto no, purtroppo aggiungerei.
In una di queste navigazioni a vista sono finita sul blog di una ragazza che promuoveva il suo corso online proprio sul blogging: prometteva di insegnarti come diventare una blogger di successo, non come quelle casalinghe disperate e madri frustrate che riempiono il web. Non sto interpretando e lei non ha usato una metafora, c'era proprio scritto: casalinghe disperate e madri frustrate.
Non mi soffermerò sul fatto che nell'anno 2018 di nostro signore del Web ci siano ancora persone (donne oltretutto) che usano questi luoghi comuni e stereotipi (evviva l'emancipazione femminile!); non mi interessa neanche commentare una persona che si mette in cattedra volendo insegnare una professione e lo fa insultando alcune categorie: cosa potrà mai insegnare una persona che non sa, prima di tutto, che cosa sia il rispetto?
Quello su cui vorrei soffermarmi e vorrei condividere con voi è il fatto che, nonostante io sia pienamente e oggettivamente consapevole dei due assunti precedenti, io ci sia rimasta male e mi sia sentita chiamata in causa. E sapete perché? Perché so che in verità sono in molti ancora a pensarla così, che sono in molti a credere che non si possa essere soddisfatti del ruolo di madre e casalinga, che sono in molti ad affermare che se non hai un lavoro non sei una donna realizzata. Peccato che poi io passi il mio tempo ad ascoltare gente che si lamenta del proprio lavoro, ma sorvoliamo anche su questo.
Questa cosa però è una di quelle che mi manda ai pazzi. Così come , quando lavoravo non mi sentivo definita dal lavoro che svolgevo, ora non mi sento solo definita dal ruolo di madre e casalinga: insomma, la sottoscritta è più cose contemporaneamente. Ma poi, alla fine della fiera, che cosa me ne importa di che cosa pensano gli altri di me? «Non ti curar di loro, guarda e passa...» diceva Dante, perché non riesco ad essere anch'io così?
Perché, ho scoperto, sono umana e ho bisogno di amore.
Potrebbe essere la ricerca dell'amore e non quella dei beni materiali la molla della nostre conquiste. [...] Ricevere amore significa sentirsi oggetto dell'attenzione altrui: la nostra presenza non passa inosservata, il nostro nome viene ricordato, le nostre opinioni ascoltate, i nostri difetti considerati con indulgenza e le nostre esigenze soddisfatte. [...] tutti desideriamo conquistare la nostra fetta di dignità agli occhi del mondo. […] La vita adulta è caratterizzata da due grandi storie d'amore. La prima, riguarda la ricerca dell'amore sessuale... La seconda, riguarda la nostra richiesta di amore al mondo.
Ne “L'importanza di essere amati” Alain De Botton analizza l'ansia da status, male molto diffuso in questo periodo storico in cui le nostre vite sono vagliate al dettaglio sui Social e la nostra autostima è legata a un like, e lo fa attraverso la filosofia, l'arte, la politica, il cristianesimo e la bohème.
Un saggio scorrevole e piacevole da leggere, che è stato per me come una carezza venuta a scaldarmi il cuore in un momento in cui si era smarrito. Un libro che mi ha ricordato che se «è difficile immaginare una vita dignitosa che sia completamente priva di riconoscimenti sociali» è altrettanto vero che ci sono tanti modi di avere successo nella vita.

giovedì 24 maggio 2018

Safari Urbano


Credo si sia ormai capito quanto a mio marito e a me piaccia fare sempre nuove scoperte ed esperienze e come sia importante per noi cercare di farle anche nella vita di tutti i giorni, non solo in vacanza.
Quando sono venuta a conoscenza di questa iniziativa ho subito pensato fosse perfetta per noi, peccato Vittoria non avesse ancora l'età adatta e così mi è toccato pazientemente aspettare; l'attesa forse ha reso tutto ancora più bello e finalmente alcuni sabati fa è stato il nostro turno per il “Safari Urbano”.

(Gli esploratori ricevono il materiale)
Come recita il sottotitolo l'iniziativa è per una “Città a misura di bambino” e la visita è proprio studiata su di loro; i bambini diventano così partecipanti attivi e non passivi, vengono stimolati ad osservare e a notare nuove prospettivi di luoghi che forse conoscono già e svolgono anche alcune attività, che potranno poi finire a visita conclusa, come ricordo delle belle ore trascorse passeggiando.


Noi abbiamo scelto la formula safari privato, ma periodicamente vengono organizzate visite di gruppo (vi consiglio di iscrivervi alla pagina Facebook per essere sempre informati). Abbiamo coinvolto zii e cuginetti e abbiamo trascorso una bellissima giornata in compagnia.


Vittoria non vedeva l'ora di andare in perlustrazione, era emozionata all'idea di avere lo zainetto proprio come un esploratore e, secondo me, ci avrebbe volentieri lasciati a casa perché si premurava spesso che noi restassimo indietro, il safari era per i bambini!

(Qualcuno ha anche preso appunti)
 
 (Il momento dell'attività!) 
La guida che ci ha accompagnato ha subito conquistato i piccoli, dolce e paziente ha saputo interessarli e renderli partecipi, rispettando i loro ritmi e tempi. Un format che funziona, ne abbiamo avuto prova quando Vittoria è stata in grado di raccontare da sola a degli amici venuti poi a cena a casa nostra tutto il percorso, ricordando anche i nomi dei luoghi o i monumenti che avevamo visitato.

(Controllanda sulla mappa il percorso fatto e le cose viste)
Inutile aggiungere che il gioco dei giorni seguenti è stato quello della guida: cartina in mano girava per casa, diventata ovviamente castello, mostrando stanze e oggetti, le carrozze parcheggiate in giardino (erano le macchine) e avrei voluta filmarla mentre indicava tutta entusiasta il divano, in cui «Ci si può anche sedere e leggere delle storie!» Cosa che abbiamo prontamente fatto. Libro sulle principesse, ovviamente.

(E dopo essersi rifocillati, gli esploratori sono tornati all'opera)
Il progetto è curato e ideato dalla travel designer Deborah Croci e la Tata Maschio Lorenzo Naia e si avvale delle cartine di Italy for Kids e le schede illustrate da Burabacio; ci ha accompagnato nella visita Sara Vescovo, guida turistica accreditata. E dopo Torino, ora il safari è arrivato anche a Bologna, Milano e Firenze.

lunedì 21 maggio 2018

I miei acquisti del Salone del Libro meno uno


A inizio anno, settembre per me, avevo espresso il buon proposito di non comprare libri, se non strettamente necessari. L'intenzione era di leggere finalmente quelli già in mio possesso e che giacciono intonsi occupando ben due ripiano della mia libreria, perché se li avevo comprati era perché volevo leggerli, giusto? Avevo deciso, se mi fosse venuta voglia di leggere altro, di tornare a visitare la mia mia biblioteca preferita. Speravo così facendo di far scendere il numero di quelli ancora da leggere (arrivare proprio a zero sarebbe stato pretendere troppo) e di risparmiare qualche soldino, almeno per questo anno. Conoscendomi avevo messo le mani avanti e mi ero fatta una deroga: non compro nulla, fino al Salone del Libro di Torino... Deroga che non ho propriamente rispettato fino in fondo, ma facciamo finta di sì.
L'anno scorso, arrivato il tanto atteso evento, avevo una lista ben nutrita di volumi che avrei voluto comprare, a cui si sono aggiunti colpi di fulmine tra gli stand: in totale ne avevo comprati dieci più uno da regalare. (Ad oggi ne ho letti sei, più della metà, ma comunque non tutti). Quest'anno, volendo rispettare il mio buon proposito, sono partita senza lista dei desideri e alla fine ho comprato, limitandomi a gran fatica, solo i colpi di fulmini. Tranne uno.

Mi sembra scontato dover ringraziare VV per il mio recente amore verso i libri per bambini; avreste dovuto vedere con che trepidazione ho girato tra gli stand delle mie case editrici preferite e ho anche fatto nuove scoperte come le Lapis Edizioni, di cui però alla fine non ho comprato nulla perché avevo già preso:

Didier Lévy, Tiziana Romanin “E così spero di te. Storia quasi vera di una bambina”, Terre di Mezzo Editore


Datemi una storia che riguardi uno scrittore, lo scrivere, o una libreria e sarà mia. Questo libro racconta la storia di una delle ultime avventure che sarebbero occorse a Kafka appena un anno prima di morire. Durante i suoi soggiorni berlinesi, Kafka era solito passeggiare allo Steglitzer Park. Un giorno – così narra la leggenda – Kafka avrebbe incontrato nel parco una bambina che piangeva disperata per aver perso la sua bambola. Intenerito dalle lacrime e incapace di rimediare al dolore ritrovando la bambola, lo scrittore avrebbe escogitato uno stratagemma: come ha spiegato Kafka alla bambina, la bambola era partita per un lungo viaggio, ma non si era dimenticata della sua piccola amica alla quale aveva scritto persino una lettera, che Kafka conservava a casa proprio per lei. Tornato a casa, si mise a scrivere la lettera con lo stesso febbrile impegno che aveva riversato nelle pagine dei suoi capolavori. Per qualche tempo, Kafka continuerà a scrivere lettere con le quali consolerà la bambina, ormai rapita dai racconti di viaggio della sua bambola e il cui dolore scomparirà tra le pieghe sognanti delle storie inventate da quell’uomo gentile che le riceveva per lei.

Michelle Cuevas, Erin. E. Stead “Il postino dei messaggi in bottiglia”, Edizioni Babalibri


Chi mi segue su Instagram sa già che vidi questo libro il secondo giorno del Salone, non lo presi subito e quando mi recai allo stand il giorno seguente era esaurito. Disperazione. Mio marito, buon anima che mi ama molto, me l'ha comprato online e fatto recapitare a casa.
Rimaniamo all'interno del magico potere delle parole per una storia dolcissima di un postino che si occupa di recapitare i messaggi in bottiglia che pesca in mare. Un giorno però trova un messaggio senza destinatario e parte la ricerca, chi sarà il fortunato invitato alla festa sulla spiaggia?
Per chi invia messaggi in bottiglia e per chi li cerca: prova desidera, sogna racconta” recita la dedica e, perdonatemi la presunzione, ma la prima volta che l'ho letto non ho potuto fare a meno di pensare alla mia newsletter e a voi, destinatari dei miei messaggi in bottiglia.

Danny Parker, Freya Blackwood “Molly e Mae. Due amiche, un viaggio”, Terre di Mezzo Editore


In realtà questo libro l'ha comprato mia madre al Salone per il compleanno di Vittoria, ma sotto mio suggerimento, e vi confesso che mi dispiace di dover aspettare fino a giugno per averlo tra le mani. Come dite? Giusto, non è per me.
Vedere VV che si rapporta con gli altri bambini: le amicizie feroci, le prima scaramucce, i musi, i pianti, le dichiarazioni di amore e di volersi sposare, le invidie, le offese; il bellissimo arcobaleno dei rapporti. In questo libro viene paragonato a un viaggio in treno e sono rappresentati molti di questi sentimenti; sono sicura che VV amerà molto i disegni e vedere queste due bambine giocare, e non solo, insieme. L'amicizia, così difficile, così meravigliosa.

Zadie Smith “Perché scrivere”; Will Blythe, a cura di “In punta di penna. Riflessioni sull'arte della narrativa”, entrambi editi da minimum fax


Verrà forse il giorno in cui comprenderò perché sono così attratta dai libri che parlano di scrittura, non avendo io nessuna velleità di scrittrice e non avendo mai neanche provato a scrivere alcunché. Nel frattempo continuo a comprare libri di questo tipo e a leggerli con molto gusto; nell'unità di misura della mia libreria, ne ho uno scaffale pieno (e temo continueranno a crescere, se riuscite a vederlo nella foto, uno dei due è il primo volume di due, ma nella mia lista desideri ce ne sono molti altri ancora)

Kaouther Adimi “La libreria della rue Charras”, L'orma Editore


Questo è il libro che non ho comprato al Salone e che mi sono pentita di non aver preso. Lo so che posso comprarlo in qualsiasi momento, ma sono quel tipo di lettrice che ama legare l'acquisto dei libri a un momento particolare; ho l'animo romantico. È la storia, tra realtà e finzione, tra presente e passato, tra Parigi e Algeri, di una libreria. Devo aggiungere altro?

(La foto in apertura è dei miei famosi due scaffali dei libri ancora da leggere)