martedì 15 aprile 2014

Con i piedi e con le parole

danzare con i piedi, con le idee, con le parole, e devo aggiungere che bisogna sapere danzare con la penna?

Friedrich Nietzsche



venerdì 11 aprile 2014

Le parole addosso 23


Carla ha 30 anni e le piace definirsi una disoccupata in archeologia. Un po' le spiace non svolgere la professione per cui ha studiato, ma ora è contentissima perché una sua passione recente è diventata anche un lavoro: il cucito.
Più ci penso però e più mi rendo conto che, in fondo, l'archeologia e la macchina da cucire hanno molte cose in comune. Mi immagino Carla andare alla ricerca di stoffe, fettucce, nastri, cerniere, bottoni così come si avventurerebbe in uno scavo archeologico. La vedo raccogliere i suoi “reperti” e immaginare come assemblarli, accoppiarli, accostarli, sovrapporli e osservo piano piano il risultato finale prendere forma, così come dai cocci ricostruirebbe un vaso. La stessa pazienza, la stessa devozione, la stessa mano ferma ma delicata, la stessa “visione”. Anche la stessa posizione: accucciata in uno scavo, china sulla macchina da cucire, concentrata, lo sguardo fisso sull'ago così come sui resti: l'errore potrebbe essere fatale in entrambi i casi, ogni pezzo è unico, irripetibile.
Per le sue creazioni, il suo progetto, Carla ha scelto un nome speciale, tratto da un libro di Murakami che ha molto amato: La ragazza dello Sputnik. Mi ha scritto: “in questo libro si parla di un amore mai compiutosi tra due persone che si girano attorno come un satellite fa col suo pianeta... un concetto estremamente romantico... trovo che vi sia più magia e più adrenalina nello sforzo della ricerca che non nel possesso”. Lo sforzo della ricerca dell'archeologia e il non-possesso delle sue creazioni, nate inizialmente come regali per le amiche. Così come molto romantici sono gli altri suoi libri preferiti: “Che tu sia per me il coltello” di Grossman e “Le ho mai raccontato del vento del Nord” ed il suo seguito “La settima onda” di Daniel Glattauer.
E molto romantiche sono le sue bellissime creazioni, tutte hand made, una più bella dell'altra.
 




Presto Carla aprirà un suo negozio su Etsy, nell'attesa potete seguirla su Facebook: www.facebook.com/ragazzasputnik
O su Instagram: @La ragazza dello Sputnik
Grazie Carla per avermi concesso di mostrare le tue creazioni sul mio blog.


lunedì 7 aprile 2014

Vuoi svegliare la bambina?!



Cosa dire di un libro che parla di maternità? Nello specifico un libro su quello che non si dice sulla maternità.
Avere un figlio è come salire sulle montagne russe, per una corsa infinita, da cui non si può mai scendere. Rende l'idea? Bellissimo, divertente, spaventoso, stancante, alti e bassi. Tutto e l'estremo di tutto.
Cosa dico io alle future mamme quando mi chiedono: come sono le prime settimane, i primi mesi? Faccio sempre una premessa: potrei dirti qualsiasi cosa ma, finché non li hai vissuti sulla tua pelle, non puoi capire. Poi dico: tranquilla, vedrai la luce alla fine del tunnel.
Terrorismo psicologico? O semplice verità? Perché è vero, solo dopo che ci sono passata ho capito cosa intendevano le poche persone che sono state sincere con me. Così come è vero che un giorno ho capito di essere uscita dal tunnel, di riuscire a vedere un po' di luce. Che ero sopravvissuta, mi sentivo proprio così. Sopravvissuta.
Suona brutta la maternità descritta così, vero? Eppure è l'esperienza più bella del mondo. Come fanno brutto e bello a convivere così? Forse è proprio questo mistero a renderla così speciale. E unica. Rimpiango alle volte i primi giorni, le prime settimane, presa dal vortice sento di non averli goduti fino in fondo, vorrei riviverli. Guardo e riguardo le foto, i filmini, quasi non ricordo.
Così ringrazio Chiara Cecilia Santamaria, autrice del libro “Quello che le mamme non dicono” e del blog "Ma che davvero", per le bellissime risate che mi ha regalato. Era da tempo che non mi capitava di ridere così tanto leggendo un libro, quelle risate che ti fanno venire le lacrime agli occhi e alla fine ti devi anche soffiare il naso; che nel silenzio della notte facevano dire a mio marito preoccupato: vuoi svegliare la bambina?! Un libro che, preso in mano per caso da una persona (nello specifico mia madre), inizia a farla ridere tra se e se, poi ti legge qualche passo ad alta voce e conclude con un: me lo impresti?
Solo su una cosa si è sbagliata Chiara, neanche a 35 anni si è pronte a diventare madri.


venerdì 4 aprile 2014

Quadri d'autore



E' quasi un anno che ci siamo trasferiti nella nuova casa ma, in alcune stanze c'è l'eco da quanto sono vuote. In alcuni momenti la cosa mi disturba, mi da una brutta sensazione di provvisorio, non me la fa sentire mia. Quando sono di buon'umore mi dico che la storia di questa casa la stiamo costruendo piano piano, giorno per giorno, e con la stessa lentezza riusciremo a colonizzare tutti i suoi spazi, ogni suo angolo. Il lato positivo è che posso ancora sognare su come mi piacerebbe arredarla. Tutto, o quasi, è ancora possibile.
La libreria è una delle prime cose che ho sistemato; con il mio enorme pancione di otto mesi, salivo e scendevo lentamente dalla scaletta e assegnavo un posto a ognuno dei miei amati libri. Finito il lavoro ricordo di essermi coricata a riposare sul divano, che fronteggia la libreria, e sono rimasta lì a rimirarli.
Ditemi voi, però, se non è magnifica la possibilità, come nell'immagine qui sopra, di utilizzare un libro come un quadro, di mostrare la copertina del vostro autore preferito o quella di un libro che ha attirato la vostra attenzione proprio per l'immagine posta su quest' utlima.

Ovviamente, io non avrei nessun dubbio, lei sarebbe la mia scelta.

(Per maggiori informazioni, vi rimando alla fonte, il blog Parole di case)



martedì 1 aprile 2014

L'immobilità


Sto perdendo un po' i colpi. L'influenza di Vittoria, la tanto temutissima ricaduta e ora il mio turno di soccombere ai malanni. Mi sto avviando a trascorrere la terza settimana chiusa in casa e così è davvero difficile trovare, non solo il tempo, ma anche l'ispirazione per scrivere. Questo è davvero un mio grosso limite, a cui dovrò cercare di rimediare quanto prima, non so bene come.

Forse l'immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dall'immobilità del nostro pensiero nei loro confronti.
Proust


venerdì 28 marzo 2014

Le parole addosso 22

Sono giorni complicati, in cui spesso mi sento mancare il terreno sotto i piedi, mi manca il respiro, ho la nausea e lo stomaco chiuso. Ma in alcuni momenti vorrei anche spaccare tutto, nello specifico la faccia di qualcuno; sono arrabbiata, tanto arrabbiata.
Uno di questi giorni però, dopo l'ennesimo rospo da mandare giù, mi sono detta che non potevo permettere a nessuno di rovinarmi la giornata, che dovevo fare qualcosa per renderla bella, comunque e nonostante tutto.
Così sono uscita, perché ormai i nonni-sitter li avevo precettati, perché ormai ero vestita di tutto punto, perché camminare mi fa bene.
Ho preso la macchina fotografica e sono andata a fare una cosa che dovevo fare già da qualche giorno; delle foto da mostrare a voi, da appendere alle pareti di questa stanza tutta per me.
Ormai sapete del mio amore per le care e vecchie lettere scritte a mano, immaginate che gioia per gli occhi trovare questo bellissimo portafoglio esposto nella vetrina di un negozio che amo molto, dove ho fatto anche la lista nozze, oltre a comprare diversi complementi di arredo per la nostra casa.




Ringrazio di cuore la commessa gentilissima che non mi ha guardata come una pazza quando le ho chiesto di poter fare delle foto, che non ha battuto ciglio quando sono tornata indietro perché avevo dimenticato il biglietto da visita, e che non mi ha fatto notare che, non solo non le ho chiesto il suo nome, ma non mi sono nemmeno presentata a mia volta. Vorrei dirle che non sono maleducata, ero ancora un po' annebbiata dalla rabbia, ma uscita dal negozio questa era svanita e anche un po' grazie a lei, ora quel giorno è stato un buon giorno.


Pink Martini
Interior Design
Via Fratelli Piol, 16/b
10098 Rivoli (TO)
Tel. 011 9534484
rivoli@pinkmartini.it


mercoledì 26 marzo 2014

Per rimediare all'esistenza

Ma esistono “i lettori”?
Me lo chiedo spesso, me lo chiedo ora.
E se esistono davvero, chi sono?
Cercano, in un libro, una personalità?
La temono?
Davvero: chi siamo? Mi ci metto anch'io, naturalmente: che cosa cerco, in un libro? Che cosa non accetto? In che modo ho qualcosa a che fare, per esempio, con tutti gli appassionati come me di Philip Roth? In che misura faccio parte dell'esercito dei “suoi lettori”? Che cosa ho, nel profondo, in comune con loro? E che cosa non ho, nel profondo, in comune con gli appassionati di Asimov, da cui non sono mai riuscita a farmi conquistare del tutto? Penso al lettore di Asimov più fedele che conosco e penso a quello che mi ha contagiato con il suo amore per il vecchio Philip. A chi somiglio di più, dei due? A entrambi. A nessuno.
Siamo diversi, appunto. Molto diversi fra noi. Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarli.
Non ci somigliamo per niente anche se teniamo in mano, amiamo, detestiamo, e se per Natale regaleremo a chi ci è più caro, lo stesso libro.
Non ci somigliamo per niente.
Fatalmente, è proprio per questo che, sì: non c'è dubbio.
Esistiamo.
Ed è questo, forse, che intende la mia editor, quando mi suggerisce di pensare ai lettori.
E' un modo per dirmi sceglilo tu, tu e basta, il titolo, scegli tu ognuna delle parole del tuo nuovo romanzo, perché siano ognuna uguale solo a se stessa.
Com'eravamo noi, tutti, in quella fila, dietro o davanti alla cassa. Uguali solo a noi stessi, con la speranza di affidare a un'altra storia la nostra. Per perderla, per ritrovarla.
Per rimediare, in qualche modo, all'esistenza.

Chiara Gamberale