lunedì 30 maggio 2016

Pezzetti di significato


Credo di aver capito perché sto faticando così tanto a scrivere del primo incontro di bookcoaching che si è tenuto a Torino la scorsa settimana: non ne ho la distanza necessaria, sono troppo invischiata, ci sono dentro fino al collo.
Non si tratta solo del fatto che sono una delle tre organizzatrici, faccio fare ma faccio io contemporaneamente, è un percorso e come tale è difficile parlarne mentre si cammina, per collegarmi un po' al mio ultimo post: se riesci a parlare tranquillamente stai correndo troppo piano, se non riesci a spiccicare neanche una parola stai correndo troppo forte. E' una questione di equilibrio, è una questione di concentrazione, non saprai mai come è andata fino a quando non avrai concluso il giro di pista. Perdonerete quindi la mia ritrosia, il mio non svelare troppo, non è voler fare la misteriosa, ma è semplicemente troppo presto. Alcune impressioni però lo voglio comunque condividere.
Sono felice. Quando parlo di libri sono felice, e questo per me è prendere atto di una novità perché io ho sempre detto che mi piace leggere ma ora posso dire che parlare di ciò che ho letto mi piace molto di più. Anche qui sul blog condivido le mie letture ma è spesso un dialogo a senso unico, farlo di persona, potersi scambiare immediatamente le impressioni e le sensazioni è tutta un'altra cosa.
Sono felice perché il pubblico è stato da subito reattivo e partecipe e noi non ce lo aspettavamo trattandosi del primo incontro, è stata davvero una piacevole sorpresa, una dimostrazione che siamo riusciti nel nostro intento di coinvolgere e creare un momento di confronto, davvero una bella soddisfazione.
Sono felice perché qualcuno ci ha detto che ha continuato la riflessione a casa, è per me è bello sapere che la serata non si è conclusa lì: la festa continua!
Sono felice e sono fortunata perché è un dono fare qualcosa che ti rende felice.
Sono felice e sono grata, perché era tanto che non provavo questa felicità del fare.
Non so cosa ci sia dentro la vita. Continuo a scoprire pezzetti di significato e a cercare.
Paula Fox

venerdì 27 maggio 2016

On the Move


Mi ricordo la mia prima gara di atletica leggera come se l'avessi appena corsa ieri: neanche il tempo di avvicinarmi ai nastri di partenza e ho provato per la prima volta cosa significhi il famoso modo di dire «Avevo la salivazione azzerata». Non è un modo di dire, succede davvero. Non è una bellissima sensazione ed è ancora più brutto se si pensa che da lì a pochi minuti io avrei dovuto correre e provate a farlo con la bocca e la gola riarse.
Non ricordo con precisione, ma credo dovessi correre i 1000m; io non sono un corridore da 1000m, nessun bravo allenatore mi farebbe correre quella distanza e ora che mi conosco come atleta non farei mai una gara del genere. A meno che io non voglia fare penitenza ed espiare qualche colpa... Il mio fisico però lo sapeva bene e me lo stava dicendo: 'n do vai? mi urlava. Potete indovinare il mio piazzamento...
Questo per spiegare a me stessa che non avrei dovuto stupirmi di non essere stata troppo agitata martedì sera, perché io sono una lettrice e quella era la mia disciplina: i libri. Emozionata sì, ma questa è una bella cosa, soprattutto dopo, perché ero contenta di come fosse andata la prima serata di Bookcoaching.
Vorrei già condividere impressioni e sensazioni con voi ma io ho sempre bisogno di metabolizzare, e per fare questo ho bisogno di tempo, morto, dove pensare in libertà. Io questo tempo morto non lo sto avendo. Vorrei essere come quei bravi cronisti o giornalisti che assistono a un evento, tornano a casa, o in ufficio, e si mettono subito a scrivere, io non ne sono capace; come con un buon vino, ho bisogno di guardarne il colore, studiarne le sfumature, passare al profumo, assaporarlo in bocca, alla fine ingoiarlo e poi aspettare e vedere l'effetto che mi fa. Tutto questo richiede tempo, che appunto non sto avendo perché sto girando come una trattola, perché domani sarò impegnata a Milano qui, domenica mi hanno chiesto di partecipare in un altro incontro e sto cercando di non trascurare troppo la mia famiglia. Quasi dimenticavo, in tutto questo prima VV e poi io abbiamo anche avuto l'influenza, bella tosta tra l'altro...
Tutto questo papiro per chiedervi un po' di pazienza, che appena riesco torno e vi racconto tutto, perché ci tengo a condividerlo con voi, visto anche il tifo che avete fatto (grazie!).
A presto!

mercoledì 25 maggio 2016

In viaggio contromano


Quando ho finito di leggere “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian mi è venuta in mente la frase di Robert Frost: «In three words I can sum up everything I've learned about life: it goes on.» (In due parole posso riassumere tutto quello che ho imparato sulla vita: va avanti). Ho pensato che è proprio quello di cui volesse raccontarci l'autore con questa storia: del viaggio come metafora della vita.
Michael Zadoorian iniziò a scrivere questo romanzo dopo la morte del padre, che aveva sofferto negli ultimi anni di Alzhaimer, proprio come il protagonista John, e malata è anche l'altra protagonista, la moglie Ella, all'ultimo stadio di un brutto cancro. L'autore però, come scrivevo, vuole dimostrarci che la vita va avanti, nonostante tutto, la vita se ne infischia di malattie e vecchiaia, di medici e figli che sono contrari a qualsiasi tipo di spostamento; la vita non ha bisogno di due vecchietti che trascorrono i loro ultimi anni, mesi, giorni immobili nella loro casa, la vita vuole andare avanti. E allora l'autore prende i suoi protagonisti, fa in modo che rapiscano loro stessi e si mettano in viaggio.
Non un viaggio qualsiasi, ma un viaggio on the road, non una strada qualsiasi, ma la mitica Route 66: Michael Zadoorian ha le idee molto chiare su quello che vuole raccontarci e come. Avrebbero potuto prendere un aereo, più comodo e veloce, ma all'autore non interessa arrivare in fretta a destinazione a lui interessa il tempo che si impiega per farlo, il viaggio appunto. Avrebbero potuto prendere l'autostrada, ma anche quella sarebbe stata troppo veloce come via, Michael Zadoorian vuole indicarci il ritmo del viaggio (vita), vuole che ci prendiamo il tempo di guardare fuori dal finestrino, vuole insegnarci ad essere padroni del nostro tempo, di decidere andatura, soste, partenze, vuole raccontarci degli imprevisti che possiamo incontrare per strada, vuole dimostrarci che siamo in grado di rialzarci e ripartire, una volta, due, tre, infinite.
Così Ella e John partono a bordo del loro ormai un po' datato camper, il Leisure Seeker; nulla è lasciato al caso, neanche il nome del mezzo, che si può tradurre con “Colui che cerca il tempo libero”, e in cerca di libertà sono proprio i nostri protagonisti: libertà dai medici, dai continui esami e controlli, libertà dai proprio figli, ormai investiti del dovere di prendersi cura dei genitori ormai anziani e malati, ma anche impegnati a prendere decisioni al loro posto.
...i chilometri ci strappano ai nostri vecchi sé. La mente è sgombra, cala il dolore, si dissolvono le ansie...
Si ri-mettono finalmente di nuovo alla guida della loro vita; c'è un gesto che fa Ella poco dopo essere partita che esprime proprio questo suo nuovo senso di libertà: si toglie la parrucca per poter risentire il vento nei capelli, quei pochi che le sono rimasti dopo le numerose e dolorose cure.
...mi rendo conto in quel momento che se mi va di sentire il vento e il sole in faccia, non c'è proprio nulla che me lo vieti. Mi tolgo il foulard, mi sgancio il casco di fibre sintetiche dalla nuca, dove è precariamente attaccato agli ultimi capelli che mi restano... Che sollievo meraviglioso. Non so da quanto la mia testa non vedeva la luce del sole... Mi sento già più leggera.
E' Ella la voce narrante della storia, è lei la nostra conducente in questo viaggio, anche se è John a guidare il camper, è lei la custode del passato, del presente e del futuro suo e del marito; è un personaggio che può piacere o no: forte, decisa, sarcastica e spiritosa, consapevole dei suoi limiti dettati da vecchiaia e malattia, eppure mai si lascia andare alla disperazione, alle futili lamentele verso un destino beffardo e avverso.
C'è così poca leggerezza in questo periodo della vita, mentre è il momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.
Ella che osserva il paesaggio fuori dal finestrino e che vi si rispecchia, in un continuo rimando tra le immagini decadenti che le scorrono sotto agli occhi e la vecchiaia che vive sulla propria pelle.
E' il cielo più vasto, più luminoso, più azzurro che abbia mai visto. Mi fa male guardarlo, ma non riesco a fermarmi. Perlustro la sua serena immensità... La sua grandezza, la sua assoluta immensità mi fanno sentire così insignificante che realizzo che tutti i miei problemi si dissolveranno senza che nessuno se ne accorga.

La luce radente rivela la consistenza della roccia, ogni centimetro inciso, segnato dal tempo. Guardo il mio braccio, scorro le dita sui milioni di piccole pieghe che coprono la mia pelle come righe infinite di calligrafia sbiadita. C'è scritto qualcosa, sia qui che là, ma io non sono in grado di leggerlo.
Durante un viaggio è abitudine guardare i chilometri percorsi, Ella e John fanno lo stesso con la loro vita guardando la sera, prima di andare a dormire, le diapositive delle vacanze fatte in passato insieme ad amici e figli. Mi è piaciuta molto questa questa metafora originale escogitata dall'autore per parlare del passato, di come nel farlo non abbia quasi mai assunto un tono nostalgico ma sempre di gioia e gratitudine per la vita trascorsa. Anche in questo caso Michael Zadoriaan sembra voglia darci un suggerimento, sembra volerci dire che così come è sbagliato soffermarsi sul futuro, lo è altrettanto voler chiudere definitivamente con lui, ostinarsi nel voler andare avanti senza mai voltarsi indietro; ci invita a farlo ma con un certo tipo di sguardo.
E' come guardare la televisione, salvo che va in onda la nostra vita.
Come ogni viaggio, anche questo è destinato ad arrivare alla fine, ed è curiosa ma non casuale la scelta della destinazione che fa l'autore: Disneyland. Mi sono interrogata a lungo sul perché di questa scelta e sono arrivata alla conclusione, personalissima ovviamente, che Michael Zadoorian ci stia facendo un invito: a divertirci, a prendere la vita con più leggerezza, a salire sulla giostra e a goderci la corsa. Finché dura.

lunedì 23 maggio 2016

Bookcoaching a Torino! 3 - Ci presentiamo -

 
Domani è il grande giorno, Il Bookcoaching esordirà a Torino e noi con lui. Sono davvero emozionata...
Ho pensato fosse un'idea carina farci conoscere e raccontare qualcosa di noi, ovviamente attraverso i libri e alcune domande che li riguardano.


A queste domande oggi rispondo così, domani chi lo sa?...

Il mio libro preferito: Non c'è un unico libro che preferisco, ma se devo proprio, scelgo “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro, perché anche se nella vita si fanno scelte sbagliate di cui potremo pentirci, si può in ogni caso trovare il proprio posto in questo pazzo mondo.

Il mio personaggio letterario preferito: Elizabeth Bennet in “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, perché è intelligente e brillante e vince il suo pregiudizio per riconoscere e accogliere la felicità nella sua vita.

Il mio personaggio letterario non gradito: Vado sul classico e rispondo Don Abbondio de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni, perché non sono più tollerante con le persone codarde che si sottraggono alle proprie responsabilità dispensando tanto male senza curarsi delle conseguenze...

Il libro che consiglio più spesso: Generalmente i miei consigli sono legati al mio interlocutore e alla circostanza, ma tra i libri che ho prestato più spesso c'è “La donna in bianco” di Wilkie Collins, per la perfezione dello stile narrativo, la varietà dei registri linguistici e la caratterizzazione dei personaggi, oltre che per la trama accattivante.

Il libro che mi è stato regalato che mi ha sorpreso: “Un passato imperfetto” di Julian Fellowes, perché ho scoperto un autore che ho imparato ad amare.

Il libro che regalo più spesso: Così come per i consigli, anche sui regali mi lascio ispirare da chi riceve il mio dono, ma un libro che ho regalato ripetutamente è “Accabadora” di Michela Murgia, perché l'ho trovato semplicemente incantevole.


Premetto, premetto e premetto (sperando che la forza della ripetizione serva ad impressionare e convincere) che nutro un estremo fastidio per le preferenze, la mia vita si basa su di un equilibrio estremamente precario, ma saldamente coerente: io, dove posso, non scelgo, non decido, non preferisco!
Quindi quelle che state per leggere sono informazioni basate sul caso, la memoria del momento, oppure menzogne atte a confondere, depistare...mai mi costringerete a scegliere una storia su di un altra! Molte, troppe per eleggerne una sola, sono state la cosa eccezionale, eccessiva, illuminante, adatta, provocatoria ecc...in un dato passaggio della mia vita e questo vale anche per i personaggi di quelle storie, amati ed odiati a seconda del capriccio del momento...

Il mio libro preferito: “Pastorale americana” di Philip Roth

Il mio personaggio preferito: Barney Panofsky protagonista de “La versione di Barney” di Mordecai Richler

Il mio personaggio letterario non gradito: Principe Myskin protagonista de “L'idiota” di Fedor Dostoevskij

Il libro che consiglio più spesso: “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani

Il libro che mi è stato regalato che mi ha sorpreso: “La strada” di Cormac McCarthy

Il libro che regalo più spesso: libri per bambini, favole educative, romanzi di formazione semplici come “L'apicoltore” di Maxence Fermine


E di me? Cosa dirvi di me che già non conosciate? Sapete che il mio libro preferito è “Diario di una scrittrice” di Virginia Woolf e, con questa pubblicazione insieme a quella delle sue lettere, penso lei sia diventata a tutto diritto, oltre che scrittrice, anche personaggio letterario, di conseguenza è anche il mio personaggio preferito. Per non essere riusciti a salvarla, per non averla compresa forse fino in fondo, per non essere stati in grado di stare sempre al suo fianco, ho un po' odiato (irrazionalmente, me ne rendo conto) il marito e la sorella, senza per questo ritenerli responsabili della sua morte.
Come Flavia anch'io tendo a consigliare o a regalare libri a seconda del destinatario, ma penso che non dovrebbe mai mancare nella libreria di una donna “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, per il suo potere davvero magico di parlare al vero sé di ogni donna; e “Cuore” di De Amicis sugli scaffali della libreria di ogni bambino, perché riesce a rassicurare e calmare nei momenti di fragilità.
Paradossalmente, pur essendo tutti a conoscenza del mio amore per i libri, o forse proprio per questo motivo, non ricevo molto spesso libri in regalo; sono quindi ancora in attesa di un dono che mi sorprenda!

E voi, come rispondereste a queste domande?

venerdì 20 maggio 2016

Swap a Book Party


Ho sempre sognato un mondo dove, al primo incontro con una persona, la domanda di rito non sia «Che lavoro fai?» ma «Che cosa stai leggendo di bello?». Mi sono sempre limitata a sognare, però... Ora però, grazie ad alcune donne molto più intraprendenti di me, questo sogno sta per diventare realtà.
Sabato 28 maggio dalle 15 alle 18 presso “36 Ponti”, a Milano in via E. Ponti 36, le parole che faranno da padrone di casa saranno proprio libro, quello che si sta leggendo, quello che ti verrà raccontato dagli ospiti, quello che ti verrà consigliato e suggerito, e condivisione, in uno scambio non solo virtuale ma anche fisico di libri, esperienze e, perché no, sogni.
Swap significa “scambiare”, “barattare” ed è il nuovo trend dell’economia di oggi, la sharing economy. Si scambiano vestiti, case, passaggi in auto ma anche libri, parole, esperienze. Lo “Swap a book party” nasce dall’idea di Paola Nosari, Cristiana Pedrali e Giovanna Vitacca, un trio di donne con il chiodo fisso dei libri, mai stanche di meravigliarsi della vita e della generosità umana, che hanno deciso di partire proprio dallo scambio di libri per creare un momento di networking al femminile.
Il pomeriggio trascorso insieme vedrà il susseguirsi di incontri con blogger, libraie, giornaliste di buone notizie, donne che vivono di passioni e di sogni e molte altre addicted. Le nostre protagoniste si alterneranno per raccontare i loro desideri, le loro vite, ma anche le loro difficoltà quotidiane in un ambiente rilassato, sorseggiando del tè, e si fermeranno per tutta la durata dell’evento per rispondere alle domande e curiosità del pubblico.
Io ci sarò, e voi? Vi aspetto, per scambiare con voi quello che sembra solo un libro, ma è molto, molto di più.

Sito: qui
Pagina Facebook: qui
EventBrite: qui

mercoledì 18 maggio 2016

Mysalone 2016


L'anno scorso, sul dopo Salone del Libro di Torino, vi avevo deliziato con ben cinque post, quest'anno cercherò di essere più condensata, ci sono altre iniziative, eventi e notizie che mi preme condividere con voi e il tempo continua ad essere tiranno. Questo non significa che questa edizione sia stata meno importante e ricca di quella del 2015, tutt'altro!; a dimostrazione che, anche se le cose non si svolgono come di programma, le aspettative non solo non vengono deluse, ma spesso superate.
I presupposti perché il Salone 2016 rischiasse di andare male c'erano tutti: come di programma in previsione di qualsiasi importante evento (vedi vacanze, matrimonio, festa, ecc.), VV si è ammalata e non sembrava intenzionata a guarire di lì a breve; persa la giornata di giovedì, sono riuscita ad organizzarmi in modo da non dover rinunciare anche agli altri giorni (grazie insostituibile marito!). E alla fine, lunedì, è riuscita a venire anche VV, evviva!
Ma entriamo nel vivo del Salone, partendo dagli eventi che vi avevo segnalato e a cui sono riuscita a prendere parte.


Ho avuto il piacere di incontrare Zelda was a Writer ed è stato emozionante assistere al suo entusiasmo dal vivo, è davvero contagiosa! Fortunelli i Milanesi che possono partecipare al suo Bookeater Club...
Sempre di libri, di amore per la lettura e la condivisione delle emozioni che questo atto ci regala è stato anche il tema dell'incontro “#readyourlife”, dove ho avuto l'occasione di venire a conoscenza di alcune realtà torinesi e piemontesi a me sconosciute (ora non mi soffermo oltre perché ve ne parlerò con più dettaglio in un post interamente dedicato. Com'è che si dice? Stay tuned!).
L'incontro più interessante in assoluto, perché è un argomento di cui ero completamente a digiuno, si è rivelato essere Una vita di libri. Librai coraggiosi” durante il quale quattro giovani e simpatiche libraie indipendenti hanno raccontato in modo dettagliato in che cosa consiste il loro lavoro, fatto di fatiche, sforzi e salti mortali per arrivare a fine mese, ma anche tanta gioia e soddisfazioni. Ho apprezzato molto, inoltre, la presenza a questo incontro tra il pubblico di alcuni editori che, con le loro domande, hanno dimostrato il loro interesse affinché tutti possano svolgere al meglio il proprio lavoro con soddisfazione di tutta la filiera: editori, distributori, librai e lettori. Incontri così fanno ben sperare nel futuro dell'editoria e del libro!

Ma non è un Salone che si rispetti se al suo interno non si fanno anche degli incontri. Ho avuto il piacere di riabbracciare Sandra e di trascorrere un paio d'ore in sua compagnia (grazie!), così come ho avuto modo di fare anche nuove piacevolissime conoscenze, iniziate davanti a un piatto di gnocchi e concluse sulla moquette del Salone, tra scambi di impressioni, storie di vita e consigli di lettura; anche di loro ve ne parlerò in modo più approfondito, qui intanto potete averne un assaggio.


E poi c'è stato lui, Michael Cunningham, che mi ha fatto battere forte il cuore e poi me l'ha rubato. Per lui ho fatto un'ora di coda fuori dalla Sala Azzurra per assistere al suo incontro e poi ne ho fatta un'altra di mezz'ora per farmi autografare il libro (Io???) e potergli stringere la mano; io che volevo fare conversazione e invece di chiedergli se era la sua prima volta a Torino, gli ho chiesto se era la prima volta in Italia. Immaginate la sua espressione...
Sapete quando leggete il libro giusto al momento giusto? Quando avete l'impressione che stia parlando proprio a voi, che stia rispondendo alle vostre domande, che comprenda come vi sentiate in quel momento? Questo è quello che mi è successo ascoltando Michael Cunningham domenica: parlava a me, di me, del momento preciso della mia vita in cui mi trovo adesso. Sono contenta di aver scelto di non prendere gli auricolari per la traduzione ed è per lo stesso motivo che ho deciso di comprare il suo ultimo libro “A Wild Swan” nell'edizione originale inglese (tra l'altro bellissima e splendidamente illustrata da Yuko Shimizu). Voglio sentire la sua voce che mi racconta una favola, anzi di come continuano le favole. «What happens next?» è la domanda a cui ha cercato di rispondere.

Last but not least, due parole sui libri, i protagonisti del Salone. Vorrei potervi mostrare tutti gli acquisti fatti, ma purtroppo, a parte il libro di Cunningham, tutti i volumi che ho comprato sono dei regali per i miei familiari, nipotini compresi; ho pensato di dirvi almeno dove li ho presi e quali sono stati gli stand che si sono rivelati delle piacevoli sorprese.
Appuntamento fisso di ogni anno è diventato per me lo stand Beat, vicino di casa di Neri Pozza, riesco sempre a trovare dei gioiellini a poco prezzo perfetti per i miei pensierini, ed è sempre qui che un anno scovai questo piacevolissimo libro. Da Nottetempo l'anno scorso avevo fatto incetta di libri di Virginia Woolf, quest'anno ho invece scoperto tre autori italiani. Da Nutrimenti ho preso appunti, allungando la mia lista dei desideri e anche quella di mio marito!
Ho perso invece il conto delle ore trascorse tra i libri per bambini ed è stato davvero difficile decidere che cosa comprare perché erano davvero uno più bello dell'altro; le due case editrici che mi preme segnalarvi perché non avevo mai preso nulla da loro sono Gallucci e Il Castello (che riunisce al suo interno altre case editrici); di quest'ultima in particolare, trattasi di due libri per il compleanno di VV, avrò modo di parlarvene non appena glieli avremo regalati, così avrete anche le sue impressioni.

Che dite, è stato un ricco Salone? Io direi proprio di sì!


mercoledì 11 maggio 2016

Il mio programma del Salone del Libro 2016


Un tempo ero la regina dell'agenda: segnavo ogni appuntamento, date importanti, ricorrenze e, a posteriori, anche cosa avevo fatto ogni singolo giorno, in una sorta di diario personale. Poi è nata VV e ho incominciato a perdere i pezzi, i primi due anni della sua vita non ho nemmeno comprato un agenda, ora ce l'ho ma è solo da settembre che sto riuscendo a tenerla aggiornata (più o meno). In mio soccorso, in questi anni di rivoluzione che sono la maternità, è venuto il caro, vecchio e classico calendario da muro, quello che non manca mai nella cucina della nonna per intenderci e, infatti, è proprio lì che lo tengo, attaccato al frigo per la precisione. Funziona, non c'è che dire, per gioco forza, almeno tre volte al giorno (colazione, pranzo e cena) l'occhio ti cade sopra e tu ti ricordi gli appuntamenti. E' il passaggio tra un mese e quello successivo che a volte ti frega...
Infatti è stato solo quando ho aggiornato il calendario cambiando pagina che ho realizzato che da lì a due settimane ci sarebbe stato il Salone Internazionale del Libro di Torino (benvenuto maggio!) e sono dovuta correre ai ripari, cioè passare la domenica pomeriggio, mentre VV dormiva, a leggermi tutto il programma.
Il tema di quest'anno è Visioni e «il suo filo conduttore vuole dare spazio alle esperienze di chi ha la capacità di guardare lontano, di darsi e vincere sfide che sembrano impossibili, di lavorare per il futuro attuando progetti forti, basati su una conoscenza vera, ma anche sul patrimonio letterario, artistico e filosofico che costituisce la nostra identità culturale...». Mi incuriosisce molto questa tema, perché sembra andare a braccetto con il mio buon proposito di quest'anno: la consapevolezza; quindi la capacità di sapere che cosa si vuole, il cammino che si vuole intraprendere, la meta che si vuole raggiungere: uno sguardo sicuro sul futuro. Mi auguro di ricevere molti spunti di riflessione.
Come lo scorso anno, eccomi qui a condividere con voi “il mio programma del Salone”, felice e speranzosa di incontrare qualcuno di voi tra uno stand e l'altro.

Giovedì 12 maggio

15:00 - “Web stars. Il nuovo fenomeno editoriale”, Book to the Future

15:30 - “Le case che siamo. Luca Molinari e Michela Murgia”, Sala Blu

(ovviamente non ho il dono dell'ubiquità, ad interessarmi di più è il primo, ma è sempre bene avere anche un piano B)

Venerdì 13 maggio
(giorno in cui conto di portare anche VV)

11:00 - “Bookeater club & Rizzoli Galleria”, Future Lab (con la mitica Zelda was a writer!)

13:00 - “Vi canto una storia. Letture con Katia Ricciarelli”, Laboratorio Nati per Leggere

14:15 - “Ma veramente...”, Laboratorio Nati per Leggere

18:00 - “Sedurre con i contenuti. Strategie per creare contenuti di successo sul web”, Book to the Future

Domenica 15 maggio

11:00 - “#readyourlife: vita, emozioni e libri. Un solo luogo”, Book to the future

13:30 - “Michael Cunningam Un cigno selvatico”, Sala Azzurra

Lunedì 16 maggio
(Sarò marito e figlia munita)

11:00 - “Frutta party. Imparare giocando”, Cook Lab, Casa Cookbook

12:00 - “Una vita di libri. Librai coraggiosi”, Indipendents' Corner

Questi, in linea di massima gli appuntamenti a cui non vorrei assolutamente mancare, se ne avete scovati altri di belli e che mi sono sfuggiti, segnalatemeli, potrebbe essere l'occasione per incontrarci.
Scarpe comode, abiti leggeri, carta e penna: si parte. Buon salone a tutti!

Comunicazione di servizio: durante i giorni del salone il blog andrà in vacanza, portate pazienza, ma tra l'organizzazione e la preparazione per il bookcoaching (stiamo anche studiando per la prossima edizione!) e le giornate che si ostinano ad essere di sole 24 ore, io non ce la faccio. Riaprirà i battenti mercoledì 18 maggio. Ma tanto ci si vede al Salone, vero?