venerdì 31 luglio 2015

Andiamo a Berlino, Beppe! (cit.)


Manca poco ormai, al nostro primo, vero, viaggio all'estero con VV. Non vi so dire che cosa mi preoccupi di più: se il bagaglio, che per forze maggiori dovrà essere minuscolo, o VV, che sembra tanto bambina di mondo quanto una pantofolaia da competizione, che quando le prende la nostalgia di casa non c'è corruzione, illecita, che tenga.
Sono emozionata perché, se qualcuno non si sente in vacanza se non va al mare, per me vacanza è sempre stata sinonimo di “estero”, lingua, abitudini, cibo, paesaggio, tutto nuovo e diverso. Una visione del mondo inaspettata, che mi sorprenda, mi meravigli e mi faccia anche perdere l'equilibrio, rimettere in discussione, scoprire lati di me che non conoscevo, rimettere in gioco. Secondo me il viaggio inizia quando ritorni a casa e scopri che cosa hai portato indietro con te. E sono doppiamente emozionata perché questa volta c'è anche VV con noi, grande abbastanza per capire, osservare, scoprire e commentare (ma ve l'ho mai detto quanto parla?!) Ecco, questo viaggio spero di riuscire a vederlo con i suoi occhi. Andiamo a Berlino, VV.

Suggerimenti? Cose e posti da vedere, mangiare, visitare? Libri da leggere?

mercoledì 29 luglio 2015

Grand Hotel Mamma


Non c'è cinque stelle che tenga, niente e nessuno ti permettono di rilassarti e riposarti come la mamma. Certo ogni tanto ci si scorna dopo parecchi giorni di vicinanza, soprattutto se la mamma in questione indossa il cappello di nonna e prende le parti della creatura che è tanto sveglia, intelligente e capisce tutto ma improvvisamente diventa piccola «poverina...». Ma tanto lo so che, per la legge del trapasso, VV da grande me le farà scontare tutte. E lo sa anche mia madre e se la ride, sotto sotto...
Se poi il “Grand Hotel Mamma” è in una località montana dove non c'è niente da fare (e quando dico niente, credetemi, è proprio niente) sei, volente e nolente, obbligato a riposare, a non fare nulla, annoiarti come è da parecchio che non puoi più permetterti di fare. E leggere anche per ore di fila, che io non me lo ricordavo più com'è sparire dentro a un libro per poi riemergere dopo un bel po', un po' ubriaco, un po' trasognato.

(A passeggio con Poldo The dog)
 
(Se lasci fare alla natura, lei cresce bella e rigogliosa)
 
Hai il tempo di fermarti a guardare piccoli particolari, la natura nel suo splendore, hai il tempo di dedicare davvero tutto il tuo tempo alla tua bambina, di osservarla, notare i cambiamenti, le cose che impara a fare sempre meglio, stupirti di quanta resistenza ha nel camminare, scoprire piccole passioni che nascono dal nulla (come abbiamo fatto tutto questo tempo senza i sassolini!).
 
(VV e i suoi primi scarponcini da montagna)
 
(Il sentiero che ogni giorno ci accompagna 
nelle nostre avventure nel bosco)
 
(Le nuove passioni di VV)
 
Ecco, forse, se proprio dovessi trovare una nota dolente, soprattutto per la sottoscritta e per il suo essere cerebrale, ho troppo tempo per pensare; ma sto cercando di farlo in modo costruttivo e sto dedicando questo riflettere anche al blog, perché mi piacerebbe vederlo crescere e migliore, diventare più grande e forse più maturo di quello che è ora. Cosa ne pensate, avete consigli, suggerimenti? Che cosa vi piace e che cosa invece vorreste che cambiasse?

(Aiutatemi a coistruire un blog ancora più bello!)

Intanto ci godiamo gli ultimi giorni di montagna. E di Grand Hotel Mamma, ovviamente!
 

lunedì 27 luglio 2015

La vita, ultimamente 14

L'ho scritto che patisco il caldo? E' tutta sua la colpa del mio silenzio qui nel blog. Patire non rende bene l'idea. L'inferno in terra? Chi è che aveva detto: il paradiso lo preferisco per il clima, l'inferno per la compagnia? Woody Allen? Io non sono di compagnia all'inferno, per niente.
Mi svegliavo la mattina (svegliarsi... più un riprendersi da uno svenimento) è l'unico pensiero era come sopravvivere fino alla partenza per la montagna, senza sudare troppo, possibilmente. La parola che ho pronunciato più spesso? Sclero, in tutte le sue declinazioni e imprecazioni. Ad un certo punto ho temuto mi abbandonasse il condizionatore di casa e ho dovuto inventarmi qualcosa per dargli un po' di tregua. A lui e alla bolletta della luce.
Così, il caso ha voluto che io e VV mettessimo un paio di crocette insieme, che nella nostra famiglia significa fare una cosa per la prima volta. Ad esempio io non ero mai stata in piscina in città d'estate; neanche VV, ovviamente. Ci è piaciuto moltissimo e ci siamo anche ritornate. Non conoscendone nessuna, ho scelto la Rari Nantes di Grugliasco, in provincia di Torino, perché chi ci era già stato mi ha riferito esserci un bel prato. Soluzione vincente per chi, come me, non ama stare molto al sole e preferisce l'ombra fresca di un albero. VV, inoltre, era libera di scorrazzare, giocare, e rinfrescarsi nelle piscinette di passaggio che servono in realtà a sciacquare i piedi (lo so, lo so, non dite niente... C'è il cloro anche lì, vero? Vero???).

 
Iniziati i saldi vuoi non andare a rinchiuderti in un centro commerciale? I saldi erano una scusa, a noi interessava l'aria condizionata. E una volta che sei lì, vuoi non portare la creatura a mangiare il primo Happy Meal della sua vita? Pietre miliari nella vita di un bambino, vero Signora Pediatra? Però le patatine qualcosa di buono devono averlo, perché improvvisamente tanta baldanza, dopo aver evitato per lungo tempo e con cura tutte le giostrine a forma di cavallo, che per di più si muove, io non me la so spiegare. O sarà stata la gioia di aver trovato, sempre nel suddetto Happy Meal, la prima Barbie della sua vita? Barbie battezzata prontamente da me Blondie perché l'originalità, signora mia, qui è di casa.


Tra una crocetta e l'altra, la sottoscritta è riuscita, arrancando, anche a compiere gli anni. Il compleanno meno sentito della storia. Non sono neanche riuscita a spegnere la candelina, ci ho rinunciato dopo ben tre tentativi, qualcuno era sempre più veloce di me. E ora sono qui, che mi dibatto, se ho diritto comunque a esprimere il desiderio. Secondo voi?


Finalmente siamo partite per la montagna, al fresco il cervello ha ripreso a funzionare. Tutto bene quel che finisce bene.


martedì 21 luglio 2015

Giardinetti Party


Ai primi di luglio ho invitato gli amichetti di VV a una piccola festicciola ai giardinetti. Sono quelli che chiamo gli amici di pancia, perché con le rispettive mamme ci siamo conosciute durante il corso di preparazione al parto e siamo rimaste in contatto fin da allora. E' bello condividere gioie, dubbi, timori e lati comici della nostra esperienze di neo mamme ed è altrettanto dolce veder crescere insieme i nostri bambini.
Vicino a casa mia si trova un piccolo parco giochi nascosto dalla strada, spartano, con pochi giochi e un po' trascurato; il suo essere poco frequentato lo rendevano il luogo perfetto per una festicciola all'aperto e così è stato: c'eravamo solo noi!


Niente cose in grande per questa festa, solo la voglia di stare in compagnia, scambiare due chiacchiere e fare giocare i bambini in libertà. Una palla, un passeggino con un peluche, bolle di sapone, gessetti per colorare e la possibilità di esplorare liberamente il giardino sono stati più che sufficienti per tenere i bambini impegnati, senza il costante controllo o intrattenimento di noi adulti.





 
Per la merenda di grandi e piccini, un frigo per tenere al fresco le bibite, anguria e melone tagliati a pezzettini, salatini e gelato biscotto fatto da me: montate la panna per dolci con un poco di zucchero a velo (facoltativo), aggiungete delle gocce di cioccolato e usate il composto per farcire due biscotti (io ho usato gli Oro Saiwa, vanno benissimo anche delle classiche gallette). Metteteli almeno mezza giornata in frigo (io li ho preparati il giorno prima) ed ecco una golosa e fresca merenda:


Basta poco ed è subito festa!


martedì 14 luglio 2015

Uccelli di rovo

Ho letto “Il Signore degli Anelli” in poco più di una settimana, “Il nome della rosa” in pochi giorni; questo per dire che ai bei tempi, se un libro mi piaceva, lo divoravo, indipendentemente dal numero di pagine. Quindi, se ho impiegato tanto a finire questo libro è stato solo per la mancanza di tempo, perché appena possibile lo prendevo in mano e oooh! se mi ha appassionato!
Uccelli di rovo” di Colleen McCullough è una saga che ha per protagonista una famiglia, i Cleary, e un'immensa fattoria australiana, Drogheda; per più di cinquant'anni il libro segue le gesta dei suoi protagonisti, soprattutto le figure femminili, con un susseguirsi di colpi di scena che lasciano davvero senza respiro (e che ripagano un po' delle prolisse descrizioni).
Non ho mai visto la serie tratta dal libro ma, ora che l'ho letto, capisco come abbia potuto tenere incatenati allo schermo milioni di spettatori.
Ero in montagna, era l'ora di cena e mi mancavano solo 15 pagine alla fine, non riuscivo a posarlo! E' dovuta intervenire mia madre, per fortuna non facendomi notare che non avevo più 15 anni ma anzi avevo una figlia a cui pensare, ma soltanto suggerendomi che invece di leggerlo di fretta, avrei potuto farlo con più calma dopo, una volta a letto, godendomi molto di più il finale, ovviamente inaspettato!
Ringrazio Sandra per avermelo suggerito e ripeto a voi quello che lei disse a me: il libro è spettacolare, recuperatelo!
La leggenda narra di un uccello che canta una sola volta nella vita, più soavemente di ogni altra creatura al mondo. Da quando lascia il nido, cerca e cerca un grande rovo e non riposa finché non lo abbia trovato. Poi, cantando tra i rami crudeli, si precipita sulla spina più lunga e più affilata. E, mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l'allodola e l'usignolo. Una melodia suprema il cui scotto è la vita. Ma il mondo intero tace per ascoltare, e Dio, in Paradiso, sorride. Al meglio si perviene soltanto con grande dolore... O così dice la leggenda.

venerdì 10 luglio 2015

Vittoria Beach


Se chiedeste a VV se le piacerebbe tornare al mare lei risponderebbe di sì, poi correggerebbe subito il tiro specificando che le piacerebbe tornare in albergo; perché alla fine i luoghi super attrezzati per i bambini servono ai genitori, eccome, ma piacciono soprattutto ai primi.
Fosse stato per VV avremmo anche potuto risparmiarci la fatica di andare in spiaggia, nel giardino dell'albergo e nella sala giochi c'era tutto quello che le serviva: scivolo, casetta, dondolo, cucina, banco degli attrezzi e non sto ad elencarvi gli intrattenimenti per i bimbi più grandi. Insomma, il paradiso dei bambini!


Una delle numerose comodità di questo albergo era anche la piscina coperta (ma apribile), che ci ha permesso di fare il bagno anche nelle giornate poco belle o quelle in cui VV ha dormito così tanto il pomeriggio che non avevamo più voglia di prepararci per la spiaggia.


La piscina non è stata l'unica delle attrazioni offerte dall'albergo che abbiamo sfruttato nei pochi giorni in cui il papà è stato con noi.


Abbiamo avuto comunque modo di giocare alle bellezze al bagno.


E l'ultimo giorno di spiaggia non si sono sprecati gli abbracci e i saluti al mare. Ciao mare, ciao!



martedì 7 luglio 2015

Sapore di mare


Pensavo tra me e me che cosa raccontarvi della nostra settimana al mare. E' stata la nostra prima volta in un albergo a misura di bambino, perfettamente strutturato e organizzato per venire incontro alle esigenze dei piccoli. E qui mi sono fermata un attimo a riflettere. L'albergo rispondeva alle reali esigenze del bambino o forse più a quelle dei genitori? Giochi, fasciatoio, forno a microonde, frigo, seggiolone, disponibilità illimitata sul menù, vaschetta per il bagnetto, vasino, riduttore, biciclette provviste di seggiolini, passeggini e chi più ne ha più ne metta; tutte queste cose servono al bambino per stare tranquillo e sereno o servono di più alla serenità di mamma e papà?

(Il bagno della tua camera d'albergo quando hai un figlio)

Perché se guardo con i miei occhi i giorni trascorsi in vacanza, tutte queste cose non hanno impedito a VV di avere dei momenti bui, in cui la mia pazienza è stata davvero messa a dura prova, in cui è mancata solo la scenata del bambino che si getta a terra per completare la raccolta punti della tessera dei capricci e chissà, forse avrei avuto il premio di consolazione.
Ricordo di essermi sentita molto sola (mio marito non c'era), piccola e impotente; di aver guardato il cielo, una sera, in cerca di consolazione in quello che era diventato il mio deserto. Il mio sguardo ha incontrato una palma, una messaggera di buone speranze, messa lì a ricordarmi che anche in mezzo al deserto ci sono le oasi dove trovare fresco e riparo, dove rigenerarsi.


Ricordo di aver osservato VV mentre dormiva, impotente davanti a quell'esserino così piccolo ed indifeso eppure in grado di sconquassare il mio essere fino alle fondamenta. Ricordo di essermi sentita senza bussola, in balia degli eventi, incapace di tenere il timone. Eppure non ho ammainato le vele, non ho gettato l'ancora, se è in mezzo alla tempesta che dobbiamo stare, io non abbandono la nave, rimango al suo fianco, affondo se è il mio destino, ma tengo a galla lei. La mia speranza è che tutti i miei no servano a darle una rotta, a farla navigare forte e sicura nelle acque a volte difficili di questo mondo, continuando ad essere per lei un porto sicuro.

(Appena arrivati siamo corse in spiaggia, anche se il tempo non era bello)

Il mare stanca, il mare rende più nervosi, per due abitudinarie come VV e me stare lontane da casa, la nostalgia, le abitudini stravolte rendono tutto più difficile; entrambe non vedevamo l'ora di tornare. Eppure...
Eppure, se chiedete a VV se vuole tornare al mare, lei vi risponde di sì. Se chiedete a VV che cosa si ricorda, lei ha solo ricordi belli; giusto per essere sincera fino in fondo aggiungerà un generico «io ho pianto», per poi passare oltre, come se fosse un particolare insignificante.
Così mi sto sforzando, ancora una volta, di imparare da lei: inutile aggrapparsi ai desideri inattesi, inutile continuare a guardare solo il bicchiere mezzo vuoto, inutile continuare a stare nel tunnel se in fondo c'è la luce.

(Non ci siamo fatte mancare i giardinetti neanche al mare)

Quindi solo ricordi belli per il mare. Nel prossimo post, alcuni di questi.