martedì 26 marzo 2019

La vita, ultimamente 38


Ad un certo punto del pomeriggio, tutti i pomeriggi, mia madre si ferma e dice «Cos'è già, che dovevo fare?» E poi si ricorda che a quell'ora era solita dare a mio padre la pastiglia per il colesterolo. Sabato ha realizzato che era la prima volta che firmava un biglietto d'auguri solo col suo nome. Ora compra la confezione da quattro delle uova, perché sei sono troppe e rischia di buttarle. Cinquantadue anni di vita di coppia sono difficile da lasciare andare.
Sapete quelle persone che continuano ad apparecchiare la tavola anche per la persona che non c'è più? Sto incominciando a pensare che abbia un senso; è un modo per continuare a ricordare, per tenersi strette le persone che hanno fatto parte della nostra vita, della nostra quotidianità. Triste sarà, per me, il momento in cui mia madre non si ricorderà più che a quell'ora dava la pastiglia a mio padre. Per quanto doloroso, io vorrei non dimenticare, per quanto questa triste incredulità mi colga nei momenti più disparati facendomi silenziosamente piangere. Nel dolore, sono felice di pensare a mio padre.

Ho tanto, sicuramente troppo tempo per pensare, perché sono anche convalescente: nel turbinio del lutto, c'è stato il temuto intervento chirurgico. Inizialmente avevo pensato che fosse un'ulteriore sfortuna fosse capitato proprio in questo periodo e avevo preso brevemente in considerazione l'ipotesi di rimandarlo. Per fortuna non l'ho fatto. Tanto vale prendersi “i colpi della vita” tutti in una volta e poi leccarsi le ferite, sempre tutto in una volta. Il dolore fisico sta attutendo quello del cuore, quello del cuore mi ricorda che il fisico guarirà. L'anima forse un po' meno...
non sarai triste per sempre

per sempre
è l'unica cosa che dura per sempre

quando la volta del cielo notturno
si stende su di te
guardala
vedi l'oscurità e la vastità
della sua tristezza
tieni gli occhi fissi su di lei
osserva
il sole che si fa strada
guarda come persino lei, la grande e maestosa volta del cielo,
cambia con
il nuovo giorno

anche questo passerà

Cleo Wade

lunedì 4 marzo 2019

La vita, è il solo modo


Avevo scritto un altro post. Pieno di tristezza, rabbia, disperazione, confusione, paura. Tutti sentimenti che sto provando in questo periodo. Solo che pensandoci bene, non ho trovato il motivo di pubblicarlo. Non facendolo non le nego, queste sensazioni, sono vive e ben presenti in me, le riconosco. Ma perché lasciarle qui, per giorni e giorni, per sempre? Chi potrebbe giovarne? Certo, ci potrebbe essere un attimo di comunione, un cenno di riconoscimento, una scintilla di empatia. La pietà no, quella non la voglio.
Succede però che quando sono troppo dentro le cose, io non le veda bene, io non riesca a dirle, tanto meno a scriverle. Sono però molto brava a leggerle.
Continuerò ad essere assente ancora per un po'. Vi lascio così:
La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.

Wisława Szymborska


lunedì 11 febbraio 2019

Oggetti solidi


Ho finito l'anno vecchio e iniziato quello nuovo leggendo lei, la mia amata Virginia Woolf, e i suoi racconti contenuti in “Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose”, pubblicato da Racconti Edizioni. Avevo un conto in sospeso con lei, perché questa estate ci sono rimasta molto male per non essere riuscita a leggere “Le onde”, inizialmente l'ho vissuta come una vera e propria sconfitta come lettrice. Poi mi sono detta che non c'è scritto da nessuna parte che ti debbano per forza piacere tutti i libri del tuo scrittore preferito, o che non esiste nessuna legge che dice che devi leggere tutti quelli dell'autore che adori. Insomma, la famosa libertà del lettore... Magari ci riproverò più avanti, o magari no, che importanza ha? L'importante è leggere.
Io che non sono una grande appassionata di racconti, ho apprezzato tantissimo questo libro che li unisce tutti, in ordine cronologico, suddivisi solo per gruppi di anni e che così facendo ti permette di apprezzare ancora di più la scrittura di Virginia Woolf. La vedi crescere e svilupparsi sotto i tuoi occhi, percepisci il suo continuo lavorio sul linguaggio e sulla resa, il suo costante studio, di come si impegni a fondo per raggiungere lo stile che ha in mente, le forme che le sfuggono.
Altrettanto si può dire delle tematiche a lei care e che qui vediamo presenti nei loro molteplici aspetti e sfumature; osserviamo l'autrice tornarci sopra più e più volte, da ogni angolazione, con ogni mezzo, affilando il mezzo del suo mestiere, mettendo in pratica quanto letto e studiato a sua volta.
Ma soprattutto assistiamo all'ingegno di una scrittrice che da sempre, fin dagli albori, aveva ben chiaro in mente che tipo di libro voleva ottenere attraverso la scrittura e di come i suoi sforzi siano sempre stati incentrati su un unico risultato: la riforma del romanzo, il ritratto della vita così come la percepiva.
Fantastico sul mio avvenire, decido quale libro scrivere: penso a come riformerò il romanzo, catturando una quantità di cose che per adesso sono sfuggenti, e creando infinite forme strane.
Ho apprezzato tantissimo inoltre in questo volume le note bibliografiche su ogni singolo racconto, informazioni preziose per inquadrare ogni testo all'interno del vissuto dell'autrice e delle sue pubblicazioni.
La lettura di questo libro è imprescindibile, secondo me, per gli amanti di Virginia Woolf, ti regala una bellissima visione d'insieme su come sia cresciuta e si sia sviluppata come autrice e direi che sia anche un buon punto di partenza per chi vi si vuole avvicinare per la prima volta ma la teme, per questa sua fama di scrittrice difficile; credo che i racconti siano più fruibili e immediati di un romanzo.
Insomma, consigliatissimo!

lunedì 4 febbraio 2019

Il mestiere dello scrittore


Forse Murakami Haruki mi disapproverebbe. O forse sono io che provo sempre l'istinto di dovermi giustificare per questa mia inspiegabile passione per i libri in cui gli autori parlano della scrittura, di come compiono questo atto, come hanno iniziato, come lavorano, come sono organizzate le loro giornate. Ammetto di essere attratta da questo tipo di libri più che dai loro stessi romanzi, sono più interessata a spiarli mentre compiono il misterioso atto di scrivere, che a leggere quello che mettono nero su bianco. Sembra quasi io voglia carpire chissà quale segreto. O forse, semplicemente, provo una profonda attrazione per la persona più che per il libro.
Di Murakami Haruki ho letto solo un romanzo, “Tokyo Blues”, sotto le insistenze del ragazzo che stavo frequentando in quel periodo: del libro non ricordo nulla, se non la delusione del ragazzo perché gli avevo detto che non mi aveva colpita. Ricordo con quanta insistenza cercò di convincermi del contrario, di che libro meraviglioso fosse, di quanto bravo fosse l'autore.
In seguito, quando mi sono appassionata alla corsa, ho letto con grande piacere e interesse “L'arte di correre” (ne avevo scritto QUI): una riflessione su quanto, per Murakami, scrittura e corsa siano intrecciate e di come l'attività fisica lo aiuti nel suo lavoro di scrittore. Da qui poi partono svariate riflessioni sulla (sua) vita e, attraverso quelle pagine, scopri come sia un uomo molto metodico e disciplinato, tranquillo e abitudinario. Niente genio e sregolatezza qui. Mi piacque molto leggerlo e molti brani sono entrati a far parte della mia collezione di frasi d'autore che mi ispirano.
Il mestiere dello scrittore” mi ha ulteriormente confermato di che tipo uomo sia e l'ammirazione nei suoi confronti è maggiormente cresciuta. Si può stimare uno scrittore senza aver letto nessuno dei suoi romanzi? A quanto pare sì; penso davvero che il suo successo sia meritato e penso anche di sapere perché.
All'età di ventinove anni all'improvviso ho voluto scrivere un romanzo, senza alcuna ragione al mondo, e l'ho fatto. Era la prima volta, non avevo né ambizione né condizionamenti tipo «un romanzo va scritto in questo e quel modo». Non sapevo quasi nulla del panorama letterario del momento, né c'erano scrittori delle generazioni precedenti che volessi prendere a modello (che fosse una fortuna o meno). Desideravo semplicemente scrivere qualcosa che riflettesse quello che avevo dentro di me. Era una sensazione molto forte che non lasciava spazio ad altro, così mi sono seduto al tavolo. Insomma, ho cercato di fare del mio meglio. E mentre scrivevo mi divertivo, provavo una naturale sensazione di libertà.
Il libro è suddiviso in sezioni e ognuna affronta i diversi aspetti del suo lavoro come scrittore: come ha iniziato, quando scrive, come sono organizzate le sue giornate e le condizioni di base di cui necessità per poterlo fare al meglio. Affronta anche aspetti quali il lettore ideale, i personaggi, i temi e lo stile.
Ho immaginato di avere trenta o quaranta persone sedute di fronte a me e di parlare loro nel tono più familiare possibile... questo libro verrà probabilmente accolto come un «saggio autobiografico», ma in origine non l'ho scritto con quest'intenzione. Pensavo soltanto di mettere nero su bianco, nel modo più concreto e tangibile, per quali vie, con quali idee sono arrivato, in quanto romanziere, fin qui. Detto ciò, visto che scrivere significa per l'appunto esprimere se stessi, quando mi metto a parlare della scrittura, naturalmente parlo di me.
Traspare dalle sue parole la sua tranquilla determinazione nel perseguire la cosa che più ama fare nella vita: scrivere. Di come rifugga tutto quello che possa essere di impedimento a questo scopo: fama, critiche sterili, premi letterari, chiacchiere e pettegolezzi. Grato per il successo che sta ottenendo, io sono convinta che anche se così non fosse, continuerebbe a scrivere, esattamente come tutti i giorni scende in strada e incomincia a correre, anche se non ha mai vinto una maratona. Gli piace scrivere, gli da gioia e continuerà fino a quando sentirà ancora le farfalle nello stomaco. Fino a quando avrà qualcosa da raccontare e, mettendolo per iscritto, proverà libertà.
In qualunque lavoro creativo dev'esserci un nucleo di gioia spontanea. L'originalità è semplicemente la forma che prende l'impulso di trasmettere a un gran numero di persone questo sentimento di libertà, questa gioia che non conosce restrizioni.

Questi trentacinque anni di vita sono forse stati lo sforzo ardente e costante di provare ancora e sempre meraviglia.
Credo che un lettore tutte questo lo percepisca.

lunedì 28 gennaio 2019

Curarsi con i libri


C'è un libro che è sempre sul mio comodino da quando l'ho comprato. Non l'ho mai letto tutto, ma lo sfoglio spesso e mi perdo tra le sue pagine, di rimando in rimando. Questo libro ha uno strano potere: ogni volta che lo prendo in mano mi fa venire voglia di leggere altri libri. Detto così può non suonare come un pregio ma, ho pensato, per chi da sempre desidera leggere di più o iniziare proprio a farlo e non ci riesce mai, potrebbe essere il volume adatto.
Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio Editore, è un libro che parla del potere curativo dei libri, di come un romanzo letto al momento giusto possa cambiarci la vita o farci guarire da un problema che ci affligge in quel particolare momento. Ma è soprattutto a mio parere un libro che racconta i libri e lo fa in una maniera davvero piacevole e scanzonata, dando di quello che sono questi oggetti un vero ritratto: fonte di piacere.
Leggere è un atto complicato, che richiede abitudine e allenamento, se non si è spinti da una grande forza di volontà, è difficile iniziare a farlo dall'oggi al domani: è molto più semplice e il piacere è più immediato fare altre cose, ad esempio guardare un film, dove lo sforzo da noi richiesto è minimo (restare svegli, ad esempio).
Il problema principale che affronta una persona che non è abituata a leggere è trovare un libro che gli possa piacere; il gusto in fatto di letture si scopre e si forma dopo tante... letture e, per chi si accinge a incominciare questa impresa, passare da un libro sbagliato all'altro può essere molto scoraggiante. Anzi, molto spesso ci si ferma al primo libro, abbandonandolo. Suggerire di insistere non sembra portare a grandi risultati.
Il mio suggerimento invece è di prendere proprio quest'unico volume e iniziare a sfogliarlo, procedendo a caso o cercando un malanno di cui siete vittima in quel momento (chi non ha il raffreddore d'inverno?) o lasciandovi ispirare dagli elenchi dei dieci migliori romanzi (c'è anche quello per quando si è al gabinetto) o l'elenco dei disturbi della lettura con relativa cura (ad esempio, paura di iniziare). Lasciatevi ammaliare dalla quantità di storie e racconti contenuti al suo interno, saltate dall'uno all'altro, prima o poi arriverete alla descrizione di un libro e proverete l'improvviso e forte impulso di iniziare a leggerlo.

lunedì 21 gennaio 2019

#lpv31challenge


Alle volte mi sembra di essere circondata da controsensi: tutti a sottolineare l'importanza dei libri, ma poi nessuno ha il tempo di leggere, ad esempio; tutti a dire che i bambini hanno troppi giocattoli, ma poi a Natale, già solo noi genitori facciamo trilioni di regali; e l'elenco potrebbe continuare. Dalle cose più banali a quelle più importanti, siamo una contraddizione vivente.
Da quando ho avuto l'incontro con la malattia, quello che mi colpisce più duramente è come tutti, me compresa, non facciamo che sottolineare l'importanza del presente, vivere il momento, godere di quello che si ha, ma poi, soprattutto all'inizio del nuovo anno o settembre, è tutto un pianificare, progettare, elenchi di cose da fare, buoni propositi, dare scadenze.
Nelle giornate no, la mia profonda sensazione è che la malattia mi abbia rubato il futuro; provate a sognare al presente, riesce molto difficile, quasi impossibile, con un nodo allo stomaco non posso fare a meno di domandarmi “Ma io ci sarò ancora? E come starò?”. Per fortuna non accade sovente, e sto anche imparando a conviverci con questa paura, però ogni tanto questo pensiero mi paralizza.
Non fare nulla però, permettere davvero che la paura ci blocchi, rimandare a un momento in cui i “problemi” saranno risolti (esiste davvero questo momento? Secondo me no, la vita, purtroppo, ce ne presenterà di nuovi e non è pessimismo, solo realismo) non è la soluzione migliore. Un progetto concreto può essere un grande aiuto e uno sprone per affrontare le giornate e sconfiggere proprio quella paura frenante.
Quando ho scoperto di essere malata e in concomitanza con l'inizio delle cure, abbiamo iniziato a ristrutturare casa nostra, vivendoci dentro oltretutto; nello stesso periodo è iniziato il ciclo di incontri di bookcoaching che ho tenuto in diverse librerie. Sono stati i miei progetti, le mie distrazioni, i miei sogni. Il blog, per esempio, è uno sprone a pensare, fare e scrivere qualcosa di nuovo da quando l'ho aperto.
Anche per questo anno appena iniziato vorrei tanto un progetto più concreto, ma ora come ora non si è palesata nessuna idea; il buono proposito potrebbe proprio essere quella di trovarla! Nel frattempo continuerò quelli dello scorso anno e, in più, ho deciso di divertirmi con alcune “sfide” pratiche, la prima è questa:


Ti va di farle insieme a me? L'ideale sarebbe fare una sfida al giorno, ma ho deciso di essere indulgente con me stessa, ricordi? Quindi l'importante è portarle a termine tutte. Gusti nuovi per dare un sapore diverso alla nostre giornate, piccole attività per darci la sensazione di fare qualcosa di concreto, gesti nuovi per provare a creare nuove abitudini. Fammi sapere se deciderai di unirti e, se ti va, condividi.

lunedì 14 gennaio 2019

I miei buoni propositi del 2018 (non è un refuso)


C'è una frase che mi sto ripetendo spesso in queste ultime settimane: “Impara la lezione. Perdonati, perché la dimenticherai.” Inevitabilmente tendiamo a ripetere alcune azioni, commettere gli stessi errori, a ricadere nelle cattive abitudini. Molto spesso la conseguenza più grave di tutte sono i rimorsi, il nostro continuo ed esasperato rimproverarci, il sentirci nullità per non esserci riusciti fino in fondo, per aver fallito. Per il mio compleanno avevo espresso l'intenzione di essere più indulgente con me stessa e, se dove proprio esprimere un desiderio per questo nuovo anno appena iniziato, è proprio questo quello che voglio continuare a perseguire: amarmi per quello che sono, perdonarmi perché sono fallace, cercare di crescere, ma gioire dei tentativi più che dei risultati.
Avevo promesso però di condividere con voi i miei buoni propositi per il 2018 e, dopo l'estate, di raccontarvi come è andata (QUI e QUI i due post, se avete piacere di rileggerli). I buoni propositi invece erano questi:


Partiamo da quelli che non ho realizzato pienamente.

TENERE UN DIARIO

I benefici dal tenere un diario sono molteplici, oltre a rappresentare una bellissima memoria storica della tua vita, ti possono aiutare a vedere più chiaramente in te stesso, a tirare fuori i tuoi sentimenti, dare voce e rendere più concreti semplici pensieri rendendoti più propositivo. Le formule su come scriverne uno sono numerose: da una singola parola al giorno, alle tre pagine scritte di getto suggerite dal libro “La via dell'artista”; ognuno può scegliere quella che gli è più congeniale, io ho sempre tenuto il classico diario in cui un po' raccontavo della giornata, un po' quello che mi passava per la testa, un po' mi sfogavo.
In questo anno appena concluso ho fatto diversi tentativi e la difficoltà che ho incontrato sembrerebbe essere quella di trovare il momento giusto della giornata per scriverlo. Ho l'impressione però che il motivo non sia solo questo; in realtà ho smesso di scriverlo perché non ne trovavo un beneficio immediato e credo di aver capito anche il motivo. Il mio era diventato un vomitare sulla pagina tutte le negatività che provavo e, se da una parte tirarle fuori poteva sembrare una sorta di liberazione, dall'altra era un atto fine a se stesso perché non facevo mai il passo successivo: trasformare quanto provato o accaduto con un'azione positiva. Alla fine, scritte quelle parole, continuavo a stagnare in mezzo al mio veleno.
L'intenzione di scrivere un diario continua ad esserci, oltre a cercare di trovare il momento giusto, cercherò di scriverlo in chiave più positiva, magari partendo proprio dalle cose belle, anche piccole, che mi sono capitate nell'arco della giornata.

LEGGERE DI PIU'

Secondo il mio “quaderno dei libri letti” nel 2018 ho letto ben cinque libri in meno rispetto all'anno precedente, quindi il mio buon proposito è fallito miseramente. L'unica attenuante sarebbe quella di contare il numero di pagine lette, perché magari ho letto meno libri ma più lunghi, ma non ho tempo e voglia di accertarmene. E poi non era una gara, in realtà il mio desiderio era di dedicare più tempo alla lettura, tempo che avevo notato stavo sprecando ad esempio davanti allo schermo del cellulare e che avrei appunto potuto dedicare ad attività più costruttive, quali appunto la lettura. Cambiamento che sta avvenendo in modo graduale e spontaneo, così veniamo al primo dei buoni propositi che si è realizzato:

MENO SOCIAL

Come alcuni di voi sanno già, agosto è stato un mese molto difficile in cui, cattive notizie sulla mia salute, mi hanno sprofondata in un buco nero di depressione e disperazione da cui sono faticosamente riuscita ad uscire. In tutto questo, all'improvviso e senza che io ne abbia ancora capito bene il motivo, i Social e il blog mi sono diventati improvvisamente estranei e distanti. A parte il blog, per cui mi è dispiaciuto molto non riuscire più a scriverlo con costanza, il mio buon proposito si è realizzato senza mio merito alcuno, se non quello di rispettare il mio bisogno di silenzio e solitudine. Se proprio devo esprimere nuovamente un buon proposito in questo ambito, più che un generico “meno social” ora mi auguro di imparare a farne un uso più “consapevole”.

SPORT E ALIMENTAZIONE

Questo è il buon proposito che si è realizzato e che mi sta rendendo fiera di me stessa, perché il cammino che ho intrapreso mi ha fatto comprendere quanto conti molto l'aspetto mentale nel processo, come vi raccontavo QUI.
Il primo cambiamento mentale, infatti, che ho dovuto compiere è stato sulla concezione dello sport e della sua pratica. Nella mia famiglia siamo sempre stati molto sportivi e, grazie soprattutto alla danza classica, ho sempre avuto l'idea del mio corpo come una macchina che doveva essere performante al massimo. Per me era proprio un piacere lo sforzo fisico, sudare e faticare, e dedicare tanto tempo alla pratica di un'attività per raggiungere uno scopo ben preciso. Io ero quella che rinunciava alle uscite con gli amici perché “Ho danza”.
Il tempo passa, la vita accade, le malattie anche, e tu ti ritrovi con un involucro che non solo non riconosci, ma che senti spesso nemico.
Riconoscere che non avere tempo per fare movimento fosse solo una scusa è stato il primo passo, il secondo è stato quello di ammettere che non ero più disposta a fare così tante rinunce in nome dello sport, che non sarei più stata la sportiva di una volta. Nel momento in cui ho compreso perché è comunque ancora importante fare del movimento per me, il come e quando è arrivato quasi in modo automatico.
Faccio attività fisica perché mi fa, molto banalmente, stare bene, perché mi sento in salute e non avete idea quanto abbia bisogno di sentirmi “sana”, lo faccio perché un corpo attivo mi aiuta nello svolgimento della mia vita quotidiana, perché muoversi aumenta le endorfine e il buon umore, perché mi sta rimettendo in contatto con il mio corpo e me lo sta facendo amare in questa sua nuova forma. Risentire il sangue scorrere nelle vene, il cuore pulsare, il fiato che si fa più corto, sudare, i muscoli doloranti: tutte cose che mi erano mancate tantissimo.
Ma veniamo a il come e il quando. Ho bisogno di molta flessibilità, devo poter mettere in conto battute di arresto provocate da problemi di salute di Vittoria ma anche e soprattutto mie (inizio l'anno sapendo che mi attendono due interventi chirurgici), non posso quindi sprecare soldi in abbonamenti in palestra o iscrizione a corsi. Devo poterlo praticare nei momenti più disparati, non sempre alla stessa ora e il tempo che impiego deve essere variabile, oltre a non voler dedicarmici a scapito di VV (con l'uscita da scuola, per mia scelta, io sono a disposizione di VV, fare la mamma è il mio lavoro). L'importante insomma è farlo.
Ho messo tutto questo in pratica iniziando a fare dello semplice stretching (che mi aiuta molto con il mal di schiena e il male alla cervicale) la sera, dopo aver messo a letto VV, quando cerchiamo di fare meno rumore possibile mentre aspettiamo che si addormenti. Tempo che prima sprecavo navigando senza scopo su Internet o sui Social.
Ho poi finalmente acconsentito alla richiesta di mio marito di comprare una cyclette (acquisto che mi proponeva da anni e anni e che io aborrivo perché era da sfigati e non da sportivi) e cerco di dedicarmici a giorni alterni; per invogliarmi a farla l'ho abbinata a un guilty pleasure: mentre pedalo guardo i video su YouTube (funziona, non salto un giorno). Abbinare alla pedalata un po' di ginnastica a corpo libero mi sta venendo naturale, perché una volta che sei in pista, balli.
Quando ti senti finalmente bene, viene naturale abbandonare i cibi meno sani, quelli che ti appesantiscono e che ti fanno subito avvertire un cambiamento nel tuo fisico (in negativo) dopo averli mangiati, continuando però ad essere indulgente con me stessa e tenendo conto che non mi piace l'atteggiamento talebano in nessun campo: quindi, se un cibo mi piace, per quanto non sano, non lo eliminerò mai completamente dalla mia dieta, al massimo cercherò di mangiarlo meno spesso (Patatine fritte, vi penso,... spesso...)

La cosa che più di tutte però che mi ha dato soddisfazione non è aver realizzato alcuni dei miei buoni propositi (ora devo continuare, altrimenti non vale!), ma il cambio di mentalità che mi ha permesso di riuscirci.
Tranquillo 2019, ho un paio di compiti in serbo anche per te, non ti farò battere la fiacca; ve li racconterò in un prossimo post.