lunedì 23 marzo 2020

Passerà


Solitudine, impotenza, il sentirsi in balia degli eventi, la paura dell'ignoto, sentirsi privati della libertà e della quotidianità, non riuscire a pensare e lontanamente immaginare un futuro, avere paura di ammalarsi e di morire o che questo possa accadere a un proprio caro. Sono tutte sensazioni che immagino ognuno di noi, chi più chi meno, stia provando in questi giorni e che stanno rendendo complicato il trascorrere del tempo.
Anch'io ho i miei momenti no, ma molto meno, perché sono tutti sentimenti che ho già vissuto sulla mia pelle grazie, sarebbe più corretto dire a causa, della malattia. Questo momento storico che stiamo vivendo mi trova, in un certo senso, più preparata.
Vorrei esistesse una formula magica così da poterla condividere con voi, per aiutarvi a stare meglio ma, anche stendessi un decalogo in dieci punti, sarebbe solo la mia esperienza, quello che ho imparato dal momento in cui mi è stata diagnosticata la malattia, il ricovero in ospedale e poi la convalescenza.
Sono giorni e giorni che ci penso su che cosa potrei dirvi, che cosa potrei consigliarvi ma non mi viene in mente nulla, se non appunto quanto ho vissuto sulla mia pelle. E allora sono andata a ritroso nel mio blog, cercando i post più significativi, con la speranza che anche una sola semplice frase possa esservi di conforto, farvi sentire meno soli, darvi speranza, suggerirvi un nuovo punto di vista.


Se vi sentite in colpa per la rabbia e i sentimenti negativi che provate, oppure in colpa perché impotenti (può essere un lato positivo) leggete QUI.

Se vi sentite paralizzati, non riuscite a fare nulla e rimandate tutto a data da destinarsi, QUI vi spiego perché, se si può, è meglio non rimandare.

Se siete stanchi e annoiati da questa quotidianità, QUI vi racconto come cambiare il vostro sguardo.

QUI invece spiego quanto, paradossalmente, sia importante condividere il senso di solitudine.

La mente può essere la nostra peggiore nemica, QUI ho condiviso con voi tre trucchi che ho imparato per metterla a tacere.


Io ogni tanto mi rifugio nella bolla. L'ho chiamata così perché mi sento avvolta e protetta. Giorni in cui penso solo a me stessa, mio marito e mia figlia, i miei cari e non molto altro. Puoi svegliarti la mattina e andare a dormire senza sapere per forza il numero esatto di contagiati o morti. Puoi preoccuparti delle tue faccende quotidiane, che cosa cucinare per pranzo, quale film guardare dopo cena e nient'altro. Non c'è nulla di male a non essere informato per qualche tempo. Non fai del male nessuno, anzi ti proteggi se ti senti vulnerabile. Non abbiamo scelta e allora perché non isolarsi davvero, fino in fondo. Chissà che cosa si scopre.
Non sarai triste per sempre
per sempre
è l'unica cosa che dura per sempre.

Quando la volta del cielo notturno
si stende su di te
guardala
vedi l'oscurità e la vastità
della sua tristezza
tieni gli occhi fissi su di lei
osserva
il sole che si fa strada
guarda come persino lei, la grande e maestosa volta del cielo,
cambia con
il nuovo giorno.

Anche questo passerà.

Cleo Wade

sabato 14 marzo 2020

Il sassolino nella scarpa


Sta succedendo una cosa paradossale: per la prima volta gli altri vivono la mia vita e sono in difficoltà.
Non che io viva abitualmente relegata in casa senza vedere nessuno ma capita spesso, soprattutto nella brutta stagione, che la mia unica uscita giornaliera sia per andare a prendere VV a scuola e tornare subito a casa. E capita sovente che, fino a quell'unica uscita, io abbia trascorso il mio tempo in totale solitudine, escludendo le telefonate e i messaggi.
Tralasciamo la tristezza di non poter vedere i propri cari e le legittime preoccupazioni in merito alla salute (quelle le sto vivendo anch'io), tralasciamo anche il non poter fare commissioni e spese con la comodità del passato e facciamo finta di non vivere problemi lavorativi/economici, prendiamo solo in considerazione questo: una lunga giornata davanti a te da riempire.
Il popolo è nel panico.
Io sono stupefatta.
A quanto pare la vita che conduco è, per la maggior parte delle persone, difficile e io scopro di essere brava e piena di risorse. Sono sette anni che conduco questa vita, sta per concludersi la prima settimana per voi e non sapete più che cosa inventarvi.
Non parliamo poi del fatto di dover condividere questo tempo anche con i figli. Ho letto una newsletter in cui l'autrice scrive che anela alla normalità, cioè “...una vita in cui mio figlio trascorre le ore diurne con qualcuno di cui mi fido, che ho scelto con attenzione ma che non sono io...” e ho pensato: finalmente. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire la verità e mettere nero su bianco quello che ho sempre pensato: la maggior parte non ha voglia di crescere i figli e il lavoro è un'ottima scusa.
Sembra mi stia togliendo qualche sassolino dalla scarpa vero. Sembra...
Tutto questo per arrivare a dire che questa situazione è davvero un'occasione d'oro per imparare tante cose, su noi stessi e su gli altri. Fatene tesoro.

venerdì 14 febbraio 2020

Amore e ginnastica


Qual è il ricordo più dolce che avete di San Valentino?
Io quello di una ragazzina alle prese con le sue prime esperienze d'amore, anzi, sarebbe più corretto dire alle prese con l'assenza di queste ultime. Ricordo di come mi lamentassi in famiglia perché non piacevo a nessuno, nessuno era innamorato di me, tutte apparentemente avevano uno spasimante e io no. Tempi in cui tra l'amare e l'essere amata sceglievo sicuramente quest'ultimo, di quando l'amore era vissuto quasi come un riconoscimento e il fine ultimo era sbandierarlo e vantarsene con le amiche. Ma cosa avrei mai potuto raccontare il giorno dopo? Niente, come quello che avrei ricevuto io.
Giunto il tanto temuto giorno degli innamorati, di ritorno da scuola, dove non avevo ricevuto nulla ovviamente, trovai ad attendermi nella buca delle lettere un bigliettino. Riconobbi subito la scrittura e ricordo che pensai sorridendo “Non vale...”. E sorridente, anche un po' sardonico, trovai in casa ad aspettarmi il mittente: mio fratello maggiore. Non sono sicura infatti il suo intento fosse completamente privo di ironia (c'erano troppi love, love, love), ma ricordo il sorriso che mi regalò e la realizzazione del fatto che ero amata, anche se non da un fantomatico “fidanzatino”.


Una storia d'amore originale è quella che ho letto questa estate e che vi propongo oggi: “Amore e ginnastica” di un poco convenzionale Edmondo De Amicis.
Cosa avrà mai di speciale la signorina Pedani, insegnante di educazione fisica dal fisico atletico e il piglio mascolino? Uomini di ogni genere ed età, colleghi e studenti, cadano ai suoi piedi ma lei non sembra farci caso. Intrecci ginnici e mentali fino al finale più insospettato e meno prevedibile, quando la protagonista compierà la sua scelta. Una piccola chicca di humour ambientata principalmente in una piccola palazzina nel cuore di Torino, con una descrizione divertita del mondo scolastico, ben lontana da quella del libro “Cuore”, e una carrellata di personaggi non convenzionali; una storia divertente sulla natura dell'amore, fisico e non fisico. Per gli amanti di Admondo De Amicis, per scoprirlo in questa sua nuova veste: non a caso Italo Calvino volle includere questo racconto lungo, pubblicato dall'autore quasi clandestinamente, nei suoi “Centopagine” per rilanciare e svecchiare l'opinione su uno scrittore troppo a lungo considerato un pio trombone paternalista. Nel 1973 ne fu tratto anche un film.

Buona festa degli innamorati!

lunedì 3 febbraio 2020

Finestre di Manhattan


New York, volenti e nolenti, fa così parte delle nostre vite e del nostro immaginario che è difficile immaginare ci sia ancora qualcosa di nuovo da dire. Che ci sia stati oppure no, ci sembra di conoscerla come le nostre tasche e ascoltiamo dubbiosi, a tratti anche annoiati, chi vuole raccontarcela, illudendosi di poterci sorprendere. Figurarsi chi inizia il racconto affacciandosi a una finestra di un albergo qualunque e che da su un cortile interno: muri di mattoni neri di fuliggine, ventole di aerazione, molti piani sopra a nascondere il cielo.
Quella che racconta all'inizio di “Finestre di Manhattan” è la prima di molte notti che l'autore spagnolo, Antonio Muňoz Molina, trascorrerà nella grande mela. Ed è la prima delle molte finestre a cui si affaccerà e da cui racconterà questa enorme e instancabile città.
Lo farà anche passeggiando senza meta per le sue strade, dai battelli che portano in giro i turisti, in attesa alla fermata della metropolitana, in visita ai numerosi musei, seduto a un tavolino di un locale jazz, o in una poltrona di uno spettacolo a Broadway, il giorno del crollo delle Torri Gemelle.
Ci troverete tutti i cliché, tutti i luoghi più turistici di New York, tutto quello che avete immaginato o visto della città. Eppure ci troverete molto, ma molto di più. Lo sguardo profondo dell'autore, capace di far scaturire riflessioni sulla vita dalla più banale delle viste e di fotografare con le parole.
Siamo stati di nuovo, metodicamente, senza rimorsi, turisti a Manhattan, siamo saliti di nuovo sull'Empire State e abbiamo atteso, appoggiati al parapetto di South Seaport, che si accendessero le ghirlande di luci del ponte di Brooklyn. Abbiamo fatto il giro dell'isola su un battello turistico, circondati da giapponesi che scattavano foto mentre scendevamo lungo la foce dell'Hudson fino alle macerie fumanti delle Torri Gemelle. Abbiamo passeggiato in Times Square nell'ora di punta di un sabato sera e abbiamo attraversato a Central Park, la domenica mattina, la distesa verde e serena dello Sheep Meadow, affinché loro [i figli dell'autore] potessero vedere l'orizzonte complicato e magnifico dei grattacieli.
E adesso hanno fatto il volo di ritorno sul nero dell'oceano Atlantico, sono rientrati in quella metà delle loro vite..., in scenari familiari che adesso guarderanno in un altro modo, perché li vedranno con gli occhi di chi è stato molto lontano e torna cambiato, serbando ancora vivide nella memoria le impressioni del viaggio, pietre di paragone che permetteranno loro di osservare per la prima volta con un certo distacco i luoghi consueti, la vita lasciata in sospeso il giorno della partenza... ciò che hanno visto qui e che pareva irreale e ormai sembra accaduto da molto tempo.
È un racconto lento, quasi a seguire il ritmo del passo dell'autore che percorre le avenue con qualsiasi clima o tempo, quasi a seguire la lentezza di uno sguardo che scorre lento su cose e persone e si prende tutto il tempo necessario per soffermarsi ad osservarle. Potreste quasi avere l'impressione di annoiarvi in alcuni punti ma, quando meno ve lo aspetterete, esattamente come quando si svolta un angolo di un grattacielo mentre si cammina, qualcosa arriverà a sorprendervi.
...che cosa ci faccio qui, con questo quaderno aperto sulle ginocchia, intento a fissare su un foglio di carta e con un sottilissimo filo di inchiostro il momento in cui vivo e le cose che vedo, servendomi delle parole, così astratte,..., per ottenere la precisa descrizione di un istante che mi sfuggirà per sempre, per catturare quel che avviene qui e ora, come la signora Dalloway tentava di afferrare contemporaneamente e in tutti i particolari le impressioni di una mattina di giugno in una strada di Londra.
Guardo e scrivo. Mi piacerebbe che la mano avanzasse da sola, automaticamente, in modo che gli occhi potessero non staccarsi mai, neppure per un attimo, dallo spettacolo che nutre l'intelligenza e la scrittura.
Pronti a innamorarvi o riinnamorarvi di New York? Buon viaggio.

mercoledì 22 gennaio 2020

Casa


Il prossimo fine settimana si terrà a Milano Homi, il Salone degli stili di vita, dove si potranno vedere le ultime tendenze dell'abitare. Al di là di mode, industria e commercio, riflettevo sull'importanza che la casa ha sulle nostre vite e di come queste ultime ruotino proprio attorno alle mura, che ci contengono, che ci proteggono, oppure da cui fuggiamo, di cui siamo privi o di cui vorremmo privarcene, di come averla fa sentire alcuni ricchi, non averla fa sentire altri liberi.
Vecchia, nuova, ristrutturata, isolata, in un condominio, con giardino, con un terrazzo, grande, piccola, buia, luminosa, piena, vuota, non c'è essere vivente al mondo che non senta il bisogno e la necessità di avere una casa, una tana.
E spendiamo tempo ed energie per cercare di renderla su misura per noi, come uccellini che rametto dopo rametto si creano il nido; ne abbiamo un bisogno fisico, per proteggerci da freddo e intemperie, ne abbiamo un bisogno spirituale, per sentirci liberi di essere noi stessi.
E così come noi agiamo sulle abitazioni, loro agiscono su di noi: siamo anche fatti della casa in cui siamo venuti al mondo e quelle che abbiamo abitato nel corso della nostra vita. E mentre noi cresciamo, loro evolvono con noi. Ci modellano e le modelliamo.
Ricorderò sempre di come un bimbo piccolo figlio di cari amici scoppiò in lacrime quando non trovò più un mobile in una stanza: era come se gli fossero mancate le coordinate, come se gli fosse crollato il mondo sotto i piedi. Non riconosceva più la sua casa. Non sarà un caso che il trasloco sia annoverato tra gli eventi più stressanti nella vita di un essere umano.
Decluttering, minimalismo, Marie Kondo, per citarne alcuni, sono solo alcune delle ultime mode in merito allo stile di vita che dimostrano come il posto in cui viviamo è anche specchio della nostra anima. Lo dimostrano bene scrittori ed artisti che, nelle loro stanze tutte per sé, hanno creato un'estensione delle loro opere.
Alcune letture per rimanere in tema:

Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui, ed. Neri Pozza

Un viaggio in case-museo che, attraverso mobili e suppellettili, stanze e giardini raccontano la storia di alcune delle più significative scrittrici del Novecento. Un giro del mondo dove a ogni tappa è come se le protagoniste in persona aprissero la porta e svelassero sottovoce i segreti delle loro vite. Diari, poltrone, portafortuna, un grammofono... Sandra Petrignani ascolta la voce delle cose e delle stanze e le traduce nelle affascinanti storie di questo libro.

Nino Strachey, Stanze tutte per sé, ed. L'ippocampo

Tre case, un intreccio di rapporti umani e sociali, che Edward e Vita Sackville-West e Virginia Woolf crearono tra dimore che sfidavano le convenzioni dell'epoca. Il volume esplora le case dei tre scrittori legati al gruppo di Bloomsbury e narra storie intime d'amore e desiderio, di rapporti mutevoli e incontri erotici, descrivendo vividamente gli ambienti in cui si svolsero e schiudendo scenari inediti sul complicato intreccio di quelle esistenze.

Guia Risari, Mamma cerca casa, ill. Massimiliano di Lauro, ed. Paoline

Una mamma cerca una casa. La ricerca è tutt’altro che facile. Soprattutto perché non vorrebbe una casa qualunque, in un posto qualunque, con vicini qualunque. Una famiglia di immigrati alla ricerca di armonia e convivenza. Una casa aperta a tutti, in una città capace di accogliere tutti i popoli, con porte che danno su piazze nelle quali la gente si incontra e si rispetta. È un sogno, nel quale tutta la famiglia inizia a credere perché esistono utopie che possono diventare realtà.

Ci sono giorni salotto
scarpe nuove maglia bella
bello tu
perfetto tutto.
Ci sono giorni giardino
selvaggio, piedi scalzi
e risate e corse e salti.
Ci sono giorni soffitta
stai lontano da tutti
o quasi, e racchiudi ricordi.
Ci sono giorni cucina
tempo farcito
di progetti condito
di futuro.
E ci sono giorni
di pensieri in griviglio
giorni ripostiglio
sacchi pieni di sbagli
capelli straccio nel secchio
cuore stivale vecchio.

Chiara Carminati

lunedì 13 gennaio 2020

Una decade di libri


Va detto sinceramente: se non avessi visto sbandierato a destra e manca il fatto che stava per iniziare una nuova decade, forse non ci avrei fatto caso e, ancora più onestamente, non è che gli dia tutta questa importanza. Quando ho visto il proliferare di #tenyearschallenge, mi sono detta perché non fare qualcosa di simile ma con i libri che ho letto in questi dieci anni, magari salta fuori che ogni anno ha la sua peculiarità. Così è, in effetti.
I miei ultimi dieci anni di vita attraverso i libri che ho letto:

2009 Cathleen Schine “I Newyorkesi”

L'anno del matrimonio, che mi ha vista anche leggere libri come “Il galateo del matrimonio” ma, sopratutto, l'anno del viaggio di nozze nella grande mela e il realizzarsi di un sogno.
Complice l'amore per i loro amici a quattro zampe, un gruppo di persone più disparate si incontrano, si conoscono e stringono amicizia sullo sfondo di una New York lontana dall'immagine caotica che tutti conoscono. Romanzo piacevole, forse a tratti un po' lento, gli amanti dei cani avranno ossa per i loro denti.

2010 Daria Bignardi “Non vi lascerò orfani”

Una delle prime frasi che condivisi nel blog, inaugurato proprio in questo anno, è tratta da questo libro, che mi commosse molto. L'autrice racconta del suo rapporto complicato con la madre, perso da poco, con una nostalgia, una malinconia e un affetto che difficilmente vi lascerà indifferenti.

2011 Annie François “La lettrice. Biografia di una passione”

Ho dovuto sceglierne uno, ma in realtà i libri a tema “leggere/scrivere” letti in questo anno sono davvero molti. Credo farò un post, o di più perché forse uno diventerebbe troppo lungo, per condividere con voi questa mia passione sulla mia passione: la lettura e tutto ciò che gli gira intorno.
Questo volume in particolare è per gli amanti del libro come oggetto in se, prima ancora del contenuto: il piacere tattile e olfattivo, grana della carta e copertina; il timore di sciuparlo, la paura di doversene liberare per fare spazio ai nuovi venuti.

2012 Clarissa Pinkola Estés “Donne che corrono coi lupi”

Questo libro è magico, l'ho detto e ridetto. So con certezza che dopo averlo finito, il suo prodigio è avvenuto dentro di me slegando nodi che non sapevo neanche di avere.
Attingendo alle fiabe e ai miti delle più diverse tradizioni culturali, Clarissa Pinkola Estés fonda una psicanalisi del femminile attorno alla straordinaria intuizione della Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi.
Sento di averne nuovamente bisogno e credo sia giunto il momento di rileggerlo. Io non rileggo quasi mai.

2013 Francesco Piccolo “Storie di primogeniti e figli unici”

L'anno in cui è nata VV e in cui le mie letture sono state abbastanza, ma non completamente, monotematiche. Tra tutti i manuali e romanzi a tema, questo è quello che mi ha fatta ridere più e più volte. Siamo tutti figli e tutti ci riconosceremo in uno o più dei racconti che l'autore ha scritto sull'infanzia, con il suo grande dono di sapersi soffermare sulle piccole cose.

2014 Alice Munro “Uscirne vivi”

Durante la prima passeggiata che feci dopo essere uscita dall'ospedale, in seguito a quello che si rivelerà essere solo il primo degli interventi chirurgici che subirò, mi recai con grande fatica fino a una libreria e quando vidi questo titolo lo considerai profetico. Questa raccolta di racconti in realtà non mi piacque molto, ma riassume in due parole quello che fu per me quell'anno.

2015 Marie Kondo “Il magico potere del riordino”

Riordino, minimalismo, decluttering, downshifting sono diventati parte integrante della mia vita; azioni che quando le pratico hanno il potere di rimettere in quadro non solo la casa e la vita che conduco, ma anche dentro di me. È un processo che non ha mai fine e che, ogni volta, ti fa scoprire cose nuove su te stesso.

2016 Marco Peano “L'invenzione della madre”

In realtà, oltre a questo libro, ne avevo scelti anche altri tre, perché il 2016 non è stato solo l'anno in cui ho scoperto di essere malata, ma anche quello del Bookcoaching e del bellissimo viaggio in Scozia. Però la malattia l'ha fatta da padrona. Un romanzo autobiografico in cui l'autore, pagina dopo pagina, prende commiato dalla madre malata terminale. È straziante, ma vale la pena leggerlo.

2017 Alessio Cuffaro “La distrazione di Dio”

L'anno in cui ho deciso di iniziare la rubrica #turineisa e che mi ha fatto conoscere autori poco noti ma molto bravi. Del libro ne avevo parlato QUI e QUI trovate tutti gli altri #turineisa. Vale la pena incamminarsi su sentieri poco battuti, molto spesso si fanno belle scoperte. Inutile aggiungere che non vale solo per i libri.

2018 Debra Adelaide “Vorrei lasciare tutto in ordine”

Mi sono resa conto che non avevo ancora avuto fino in fondo paura di morire, che in me era ancora rimasta una piccola speranza, che poi è stata scacciata via. La paura è arrivata, ha piantato le tende e io non sapevo come gestire questo ospite sgradito. Questo libro, di una donna malata che prende congedo dalla sua famiglia, e che pensa che per poterlo fare debba lasciare tutto in ordine è stato come un gioco di ruolo: mi ha fatto vedere come potrebbe succedere, che succede anzi e che, in qualche modo, paradossalmente, “sopravvivono” tutti, se mi passate il termine contraddittorio. Mi ha, mi ripeto paradossalmente, rassicurata.

2019 Concita De Gregorio “Così è la vita. Imparare a dirsi addio”

Rifugiarmi nei libri forse è un gesto ingenuo, come se tra le pagine potessi trovare sempre le istruzioni sulla vita, però molto spesso per me è così. O, se non proprio le regole del gioco, trovo almeno un po' di consolazione, mi sento meno sola, se non addirittura compresa.
La morte fa parte della vita, rendersene conto è molto doloroso, accettarlo ancora di più. Concita De Gregorio ha un tono di voce pacato, intimo, comprensivo quando racconta episodi che hanno a che fare proprio con questi temi tabù: malattia, insuccessi, morte; e ti accompagna per mano, attraverso il dolore.

Quali letture mi regalerà questa nuova decade? Sono molto curiosa di scoprirle.
Una cosa è certa, i libri sono i compagni più fedeli della mia vita.

lunedì 23 dicembre 2019

Nulla due volte accade


Accingersi a scrivere l'ultimo post di questo anno è molto difficile.
Impossibile non vedere la grande nube scura che è stata la morte di mio padre e con lei ogni bilancio, ogni ricordo, ogni considerazione, se messa a paragone, verrebbe oscurata. Mentirei però se dicessi che, dopo il due marzo, questo anno è sempre stato solo brutto, grigio, triste.
Ci sono stati giorni buoni, giorni meno buoni, giorni bellissimi, giorni disperati.
C'è stata vita.
Se c'è una cosa per cui devo essere grata è la consapevolezza e l'accettazione, o almeno il provarci, per ciò di cui è fatta la vita. Chiamatela maturità. Non lo so. So solo che sto smettendo di lottare inutilmente contro cose che non posso cambiare, contro cose di cui non ho il controllo. Non sono rassegnata, cerco solo di prenderne atto e vedere che cosa posso fare con tutto questo. Alle volte è pura convivenza. Alle volte gli eventi si trasformano in lezioni.
Nei momenti di lucidità, mi rendo conto che sto imparando a vivere e sono fiera di me stessa. Nei momenti di tristezza, sento che ho sbagliato e mi sento persa. Nei momenti di ottimismo sento che ho ancora molto da imparare e mi sento speranzosa.
Per la prima volta non ho fretta che un anno si chiuda e non ripongo nessuna speranza in quello che si apre, perché ho l'assoluta certezza che la vita mi offrirà sicuramente tante cose, belle e brutte, proprio come ha fatto finora. Starà a me avere occhi e cuore aperto per accoglierle. Sarebbe bello la bilancia pendesse sempre solo verso quelle belle, purtroppo la vita non sempre è così.
Spero di riuscire ad essere presente e attenta, per godere di ogni attimo, per poter dire più e più volte “Ah, allora è così...”
Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Perché tu, malvagia ora,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e qui sta la bellezza.

Wisława Szymborska
Vi faccio i miei migliori auguri. Arrivederci nella nuova decade,
Francesca