lunedì 14 gennaio 2019

I miei buoni propositi del 2018 (non è un refuso)


C'è una frase che mi sto ripetendo spesso in queste ultime settimane: “Impara la lezione. Perdonati, perché la dimenticherai.” Inevitabilmente tendiamo a ripetere alcune azioni, commettere gli stessi errori, a ricadere nelle cattive abitudini. Molto spesso la conseguenza più grave di tutte sono i rimorsi, il nostro continuo ed esasperato rimproverarci, il sentirci nullità per non esserci riusciti fino in fondo, per aver fallito. Per il mio compleanno avevo espresso l'intenzione di essere più indulgente con me stessa e, se dove proprio esprimere un desiderio per questo nuovo anno appena iniziato, è proprio questo quello che voglio continuare a perseguire: amarmi per quello che sono, perdonarmi perché sono fallace, cercare di crescere, ma gioire dei tentativi più che dei risultati.
Avevo promesso però di condividere con voi i miei buoni propositi per il 2018 e, dopo l'estate, di raccontarvi come è andata (QUI e QUI i due post, se avete piacere di rileggerli). I buoni propositi invece erano questi:


Partiamo da quelli che non ho realizzato pienamente.

TENERE UN DIARIO

I benefici dal tenere un diario sono molteplici, oltre a rappresentare una bellissima memoria storica della tua vita, ti possono aiutare a vedere più chiaramente in te stesso, a tirare fuori i tuoi sentimenti, dare voce e rendere più concreti semplici pensieri rendendoti più propositivo. Le formule su come scriverne uno sono numerose: da una singola parola al giorno, alle tre pagine scritte di getto suggerite dal libro “La via dell'artista”; ognuno può scegliere quella che gli è più congeniale, io ho sempre tenuto il classico diario in cui un po' raccontavo della giornata, un po' quello che mi passava per la testa, un po' mi sfogavo.
In questo anno appena concluso ho fatto diversi tentativi e la difficoltà che ho incontrato sembrerebbe essere quella di trovare il momento giusto della giornata per scriverlo. Ho l'impressione però che il motivo non sia solo questo; in realtà ho smesso di scriverlo perché non ne trovavo un beneficio immediato e credo di aver capito anche il motivo. Il mio era diventato un vomitare sulla pagina tutte le negatività che provavo e, se da una parte tirarle fuori poteva sembrare una sorta di liberazione, dall'altra era un atto fine a se stesso perché non facevo mai il passo successivo: trasformare quanto provato o accaduto con un'azione positiva. Alla fine, scritte quelle parole, continuavo a stagnare in mezzo al mio veleno.
L'intenzione di scrivere un diario continua ad esserci, oltre a cercare di trovare il momento giusto, cercherò di scriverlo in chiave più positiva, magari partendo proprio dalle cose belle, anche piccole, che mi sono capitate nell'arco della giornata.

LEGGERE DI PIU'

Secondo il mio “quaderno dei libri letti” nel 2018 ho letto ben cinque libri in meno rispetto all'anno precedente, quindi il mio buon proposito è fallito miseramente. L'unica attenuante sarebbe quella di contare il numero di pagine lette, perché magari ho letto meno libri ma più lunghi, ma non ho tempo e voglia di accertarmene. E poi non era una gara, in realtà il mio desiderio era di dedicare più tempo alla lettura, tempo che avevo notato stavo sprecando ad esempio davanti allo schermo del cellulare e che avrei appunto potuto dedicare ad attività più costruttive, quali appunto la lettura. Cambiamento che sta avvenendo in modo graduale e spontaneo, così veniamo al primo dei buoni propositi che si è realizzato:

MENO SOCIAL

Come alcuni di voi sanno già, agosto è stato un mese molto difficile in cui, cattive notizie sulla mia salute, mi hanno sprofondata in un buco nero di depressione e disperazione da cui sono faticosamente riuscita ad uscire. In tutto questo, all'improvviso e senza che io ne abbia ancora capito bene il motivo, i Social e il blog mi sono diventati improvvisamente estranei e distanti. A parte il blog, per cui mi è dispiaciuto molto non riuscire più a scriverlo con costanza, il mio buon proposito si è realizzato senza mio merito alcuno, se non quello di rispettare il mio bisogno di silenzio e solitudine. Se proprio devo esprimere nuovamente un buon proposito in questo ambito, più che un generico “meno social” ora mi auguro di imparare a farne un uso più “consapevole”.

SPORT E ALIMENTAZIONE

Questo è il buon proposito che si è realizzato e che mi sta rendendo fiera di me stessa, perché il cammino che ho intrapreso mi ha fatto comprendere quanto conti molto l'aspetto mentale nel processo, come vi raccontavo QUI.
Il primo cambiamento mentale, infatti, che ho dovuto compiere è stato sulla concezione dello sport e della sua pratica. Nella mia famiglia siamo sempre stati molto sportivi e, grazie soprattutto alla danza classica, ho sempre avuto l'idea del mio corpo come una macchina che doveva essere performante al massimo. Per me era proprio un piacere lo sforzo fisico, sudare e faticare, e dedicare tanto tempo alla pratica di un'attività per raggiungere uno scopo ben preciso. Io ero quella che rinunciava alle uscite con gli amici perché “Ho danza”.
Il tempo passa, la vita accade, le malattie anche, e tu ti ritrovi con un involucro che non solo non riconosci, ma che senti spesso nemico.
Riconoscere che non avere tempo per fare movimento fosse solo una scusa è stato il primo passo, il secondo è stato quello di ammettere che non ero più disposta a fare così tante rinunce in nome dello sport, che non sarei più stata la sportiva di una volta. Nel momento in cui ho compreso perché è comunque ancora importante fare del movimento per me, il come e quando è arrivato quasi in modo automatico.
Faccio attività fisica perché mi fa, molto banalmente, stare bene, perché mi sento in salute e non avete idea quanto abbia bisogno di sentirmi “sana”, lo faccio perché un corpo attivo mi aiuta nello svolgimento della mia vita quotidiana, perché muoversi aumenta le endorfine e il buon umore, perché mi sta rimettendo in contatto con il mio corpo e me lo sta facendo amare in questa sua nuova forma. Risentire il sangue scorrere nelle vene, il cuore pulsare, il fiato che si fa più corto, sudare, i muscoli doloranti: tutte cose che mi erano mancate tantissimo.
Ma veniamo a il come e il quando. Ho bisogno di molta flessibilità, devo poter mettere in conto battute di arresto provocate da problemi di salute di Vittoria ma anche e soprattutto mie (inizio l'anno sapendo che mi attendono due interventi chirurgici), non posso quindi sprecare soldi in abbonamenti in palestra o iscrizione a corsi. Devo poterlo praticare nei momenti più disparati, non sempre alla stessa ora e il tempo che impiego deve essere variabile, oltre a non voler dedicarmici a scapito di VV (con l'uscita da scuola, per mia scelta, io sono a disposizione di VV, fare la mamma è il mio lavoro). L'importante insomma è farlo.
Ho messo tutto questo in pratica iniziando a fare dello semplice stretching (che mi aiuta molto con il mal di schiena e il male alla cervicale) la sera, dopo aver messo a letto VV, quando cerchiamo di fare meno rumore possibile mentre aspettiamo che si addormenti. Tempo che prima sprecavo navigando senza scopo su Internet o sui Social.
Ho poi finalmente acconsentito alla richiesta di mio marito di comprare una cyclette (acquisto che mi proponeva da anni e anni e che io aborrivo perché era da sfigati e non da sportivi) e cerco di dedicarmici a giorni alterni; per invogliarmi a farla l'ho abbinata a un guilty pleasure: mentre pedalo guardo i video su YouTube (funziona, non salto un giorno). Abbinare alla pedalata un po' di ginnastica a corpo libero mi sta venendo naturale, perché una volta che sei in pista, balli.
Quando ti senti finalmente bene, viene naturale abbandonare i cibi meno sani, quelli che ti appesantiscono e che ti fanno subito avvertire un cambiamento nel tuo fisico (in negativo) dopo averli mangiati, continuando però ad essere indulgente con me stessa e tenendo conto che non mi piace l'atteggiamento talebano in nessun campo: quindi, se un cibo mi piace, per quanto non sano, non lo eliminerò mai completamente dalla mia dieta, al massimo cercherò di mangiarlo meno spesso (Patatine fritte, vi penso,... spesso...)

La cosa che più di tutte però che mi ha dato soddisfazione non è aver realizzato alcuni dei miei buoni propositi (ora devo continuare, altrimenti non vale!), ma il cambio di mentalità che mi ha permesso di riuscirci.
Tranquillo 2019, ho un paio di compiti in serbo anche per te, non ti farò battere la fiacca; ve li racconterò in un prossimo post.

martedì 8 gennaio 2019

La vita non si scrive in stampatello


Vorrei iniziare ringraziandovi. Perché non so se l'ho mai detto chiaramente, e in ogni caso non fa male ripetersi, ma sono davvero grata a voi che mi leggete. Mi meraviglio ogni volta quando qualcuno di voi mi scrive che vi piace leggermi e mi esorta a continuare a scrivere. Quanto mi scaldate il cuore. Quindi, grazie.
Il blog non chiude, non sono mai riuscita ad arrivare a pensarlo definitivamente silenzioso. Sono contenta però di aver rispettato il mio, di silenzio, di non essermi sforzata ed obbligata a scrivere, di aver rispettato innanzitutto il patto con me stessa, e cioè di avere cura di me e dei miei bisogni. Sono sicura che questa pausa, questo raccogliermi in me stessa, mi abbia anche aiutata ad ascoltarmi meglio e a riconnettermi con la parte più intima di me.
Non ricordo più dove l'ho letta o sentita, ma ad un certo momento di questi ultimi mesi una frase mi ha colpita profondamente: esortava a riconnettersi con il proprio sé bambino, a ricordare come eravamo, come ci sentivamo, come ci comportavamo. E l'ho fatto, ho ricordato. E ho provato un fortissimo desiderio di sentirmi di nuovo così. I miei sforzi sono tutti tesi verso questo scopo.
Non è mia intenzione fare bilanci (i bambini non li fanno), però devo a me stessa un brava, perché sono orgogliosa di me e di come mi sono risollevata dopo il brutto mese che è stato agosto. Non dirò “Ce l'ho fatta, adesso è tutto passato”, perché se c'è una cosa che ho imparato è che il bello e il brutto, nella vita, convivono e, se vogliamo viverla questa vita, dobbiamo fare del nostro meglio in mezzo a queste sue due facce, senza negarle, riconoscendole entrambe, imparando a dare ad entrambe il giusto spazio e il giusto peso; non incolpandoci per non aver saputo gestire le giornate no, gioendo appieno per quelle sì. E non procrastinando.
Inizio l'anno sapendo che dovrò, non si sa bene ancora quando, affrontare due interventi chirurgici e la conseguente convalescenza. Se ci penso mi paralizzo. La sfida dei giorni a venire sarà quindi vivere per quanto possibile appieno, senza incominciare a rimandare tutto a un fantomatico post intervento, vivendo il presente e preoccupandomi delle difficoltà solo quando si presenteranno. Ci riuscirò? Certi giorni sì, certi giorni no. Proviamoci insieme, a non rimandare.
Per quanto riguarda il blog, è mia intenzione recuperare il racconto di tutti i libri letti negli scorsi mesi, quindi ritornerà l'appuntamento “I libri che non vi ho detto”, così come ho deciso di riprendere a condividere con voi il mio viaggio, se così vogliamo chiamarlo, attraverso il decluttering e verso il minimalismo (QUI, QUI e QUI i post in cui vi raccontavo i miei primi approcci). Se avete altre domande, curiosità o temi che vorreste approfondissi, ogni consiglio è ben accetto.
Allora, a presto e buon anno.
A dispetto del mentore
la vita non si scrive in stampatello.
È in clinato corsivo, corsivo accidentato
virgole, macchie, late esitazioni,
un solo punto fermo.
Nell'impero dispotico del bianco
qualche sorriso incanta.

Lucio Mariani

lunedì 31 dicembre 2018

Le mura massicce del tempo


La Vigilia di Natale ho iniziato a leggere “Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose” di Virginia Woolf, pubblicato da Racconti edizioni, e la sua lettura mi accompagnerà verso la fine di questo anno e l'inizio di quello nuovo.
L'augurio che faccio a me e voi è contenuto nel racconto “Il diario di Joan Martyn”, scritto nell'agosto del 1906 durante una vacanza con la sorella Vanessa nel Norfolk.
L'alba, anche quando è freddo e triste, non manca mai di trapassarmi le membra come con frecce di luccicante ghiaccio aguzzo. Tiro da parte le spesse cortine e spio il cielo alla ricerca del primo rossore che indichi che riemerge la vita. La guancia contro l'impannata, mi piace immaginare che sto premendo forte contro le mura massicce del tempo, che pulsa in eterno e ci apre sempre di nuovi freschi spazi di vita. Possa toccarmi di gustare l'attimo prima che si distenda sopra il resto del mondo! Fa che io possa gustare il più nuovo e il più fresco. [] Fa dunque che noi, che abbiamo il dono del presente, lo si possa usare e godere.
Grazie di fare parte del mio presente. Vi faccio i miei migliori auguri, Francesca


lunedì 24 dicembre 2018

Il principio generale

Quasi tutte le cose migliori e più preziose dell'universo si possono comprare con mezzo penny. Posso ammettere un'eccezione, ovviamente, per il sole, la luna, la terra, le persone, le stelle, i temporali e inezie del genere: quelle si possono avere gratis... il principio generale vi risulterà subito chiaro. Nella strada alle mie spalle, ad esempio, è possibile pagare una corsa sul tram elettrico con mezzo penny. Viaggiare su un tram elettrico è come essere su un castello volante in una fiaba. Per mezzo penny, inoltre, si può acquistare una gran quantità di dolciumi dai colori brillanti. E poi, sempre per mezzo penny, si può anche avere la possibilità di leggere questo articolo; oltre ovviamente, ad altri scritti irrilevanti.

G.K.Chesterton “La bottega dei fantasmi”

Il mio augurio per Natale e per l'anno che si appresta ad iniziare è che si possa tutti imparare quanto siamo già ricchi (che non vuol dire accontentarsi) e che lo si apprezzi pienamente.
A presto, promesso, con affetto Francesca

lunedì 10 dicembre 2018

Tre libri di Natale


È veramente da tanto tempo che non scrivo di libri, approfitto del periodo e dei numerosi consigli di libri per e sul Natale che si vedono in giro, per aggiungere un mio piccolissimo elenco, rigorosamente di libri letti da me, per immergersi ancora di più nell'atmosfera natalizia.

IL REGALO PIÙ BELLO. STORIE DI NATALE”
a cura di F. Cosi e A. Repossi ed. Einaudi


Lo sto terminando in questi giorni ed è molto piacevole, in questo periodo nuovamente non facile e pieno di pensieri, coricarmi sotto il caldo piumone e leggere un racconto prima di addormentarmi. Questa raccolta di autori di nazionalità di tutto il mondo mi sta davvero aiutando a sentire lo spirito natalizio e mi ha fatto scoprire autori a me poco noti; molto utili a questo scopo le note al termine del libro. Divertente anche la scelta di suddividere i racconti per categorie: Natale da sogno, amaro, in famiglia, magico, ecc. Volendo si può così scegliere di leggerlo in ordine di impaginazione o secondo l'umore.

Selma Lagerlöf “IL LIBRO DI NATALE” ed. Iperborea


Atmosfere nordiche per questa piccola raccolta di racconti del premio nobel 1909. La neve non manca, così come leggende, tradizioni, ricordi d'infanzia, superstizioni e realismo magico che trasportano in una atmosfera natalizia molto diversa a quella cui siamo abituati, e forse proprio per questo che vale la pena provare. Della stessa autrice Iperborea ha anche pubblicato “La leggenda della rosa di Natale” e “La notte di Natale”, che però non ho letto.

Pearl Buck “MINIATURA DI NATALE” ed. Rizzoli


Accolgo l'invito di Sandra a dare spazio a piccole pubblicazioni, o libri meno noti, come in questo caso, pubblicati tanto tempo fa e che meritano di essere riscoperti. Altro premio Nobel, questa volta 1972, questo fiabe e racconti sono basati sulle reminiscenze dei molti Natali trascorsi dall'autrice sia in Cina sia in America. Non importa che l'albero sia il bel abete della tradizione americana o un esile bambù cinese; che il maestoso tacchino arrosto sia sostituito da un'oca selvatica; o anche che non vi sia niente di tutto questo; ciò che conta è la poesia, lo spirito del Natale, il momento magico in cui ogni essere umano, solo con se stesso e con i suoi ricordi, sente il bisogno di dare e ricevere amore, solidarietà, comprensione.

E voi, avete l'abitudine di leggere libri a tema sotto le feste? Ogni consiglio è ovviamente ben accetto.

lunedì 26 novembre 2018

Anno nuovo vita nuova


C'è una grande confusione. I buoni propositi tendo a farli a gennaio, ma molto spesso per me il vero inizio d'anno è settembre. Così, tornata dalle vacanze estive, è stato inevitabile tirare le somme e vedere a che punto ero con gli obiettivi che mi ero prefissata.
Ebbene, non ne avevo portato a termine neanche uno. Ci sono rimasta male, ovviamente, l'ho vissuta come una sconfitta, ho pensato che se avessi dovuto renderne conto a qualcuno, mi sarei vergognata dei miei risultati pari a zero.
Poi mi sono ricordata che per il mio compleanno avevo espresso un altro buon proposito, quello di essere più indulgente con me stessa. Quindi ho dovuto riconoscere che, qualunque fosse il traguardo che avevo raggiunto (in questo caso nessuno) mi ero comunque impegnata, non avevo smesso di pensare ai miei obiettivi e a come poterli raggiungere.
I have not failed. I've just found 10000 ways that don't work.
Thomas Edison
Dove ho sbagliato? Sono tutte cose che desidero fare o che voglio introdurre nella mia vita per migliorarla e che sono consapevole mi renderebbero più felice. Che cosa ti impedisce di fare una cosa che ti da gioia?
Ho scoperto che l'errore è tutto nella testa, nel modo di pensare e di approcciarsi mentalmente alle cose.

TEMPO

Innanzitutto, partiamo dal tempo. Dove c'è scritto che per portare dei cambiamenti basti una settimana, un mese, un anno? In realtà, non si può sapere quanto tempo impiegherai a portare a termine una cosa a cui tieni tanto, le variabili sono infinite così come infiniti e diversi siamo ognuno di noi. Ognuno di noi cammina al proprio passo e può impiegare tempi diversi per percorrere lo stesso cammino. Non siete ancora arrivati? La meta è lì che aspetta, in fondo alla strada, non c'è nessuna fretta, godetevi il viaggio. La parte più difficile è compiere il primo passo.

LA DIETA

Che cosa rende così complicato compiere quel benedetto primo passo?
Mi è venuta in mente la famosa frase “Da lunedì a dieta!”, e di come quest'ultima venga rimandata, di lunedì in lunedì... senza mai essere iniziata o, comunque, abbandonata pochi giorni dopo. Perché il mettersi a dieta ha una così brutta fama? Perché fa subito pensare a parole come: rinuncia, privazione, difficoltà... fame! Ma chi può mai essere invogliato da un castigo simile?!

Mi è bastato riflettere su queste due semplici variabili per cambiare il mio approccio mentale.
Ho smesso di pensare a che cosa avrei dovuto rinunciare per trovare il tempo di fare una cosa. Se vuoi incontrare un amico a cui tieni tanto non pensi che devi rinunciare a qualcosa per trovare il tempo di farlo, semplicemente pensi quando è il momento migliore per vedersi. La stessa cosa vale per il tuo buon proposito.
Ho smesso di pensare alle rinunce, mi sono concentrata sulle cose belle che quei cambiamenti avrebbero portato al mio umore, alla mia giornata, alla mia famiglia, alla mia vita. Quando inizi una dieta, ad esempio, la perdita di peso dovrebbe essere l'ultima delle preoccupazioni; all'inizio bisognerebbe concentrarsi su come un'alimentazione più sana, regolare e bilanciata, ci fa sentire: più attivi ed energici, pelle più bella, nessuna difficoltà nella digestione. Insomma, mi sono concentrata sugli aspetti positivi e non sulle difficoltà che avrei potuto (e ho) incontrato durante il percorso. Mi sono fidata delle mie sensazioni e mi sono basata solo su quelle, anche se all'inizio i risultati scarseggiavano. Soprattutto perché all'inizio i risultati scarseggiano, sempre, e il demoralizzarsi è dietro l'angolo.

E così il nuovo anno per me è iniziato davvero a settembre. Curiosi di sapere come andrà a finire?

lunedì 12 novembre 2018

Lo scaffale delle novità


Voi siete sicuri di conoscervi bene come lettori? Sapete quali sono i tipi di libri che vi piacciono? Il vostro genere preferito? Lo scrittore che più amate? E soprattutto, vi fate condizionare da pubblicità, nuove uscite, best seller, blogger e influencer?
La cosa più difficile da accettare per molti lettori è il fatto che il libro sia un prodotto e che, di conseguenza, sia sottoposto a tutte le logiche di mercato. Sempre più frequentemente, infatti, spuntano nelle librerie volumi scritti da personaggi famosi, youtuber o da chi ha centinaia e centinaia di follower su un qualsiasi social network. Facile capirne il motivo: queste persone, anche se non erano scrittori fino al momento della pubblicazione, un pubblico disposto a comprare ce l'hanno già, a scatola chiusa oltretutto, non se lo devono guadagnare come chi esordisce e non è, ancora, conosciuto. E chissà se mai lo diventerà. Immagino che tutti gli editori sognino di scoprire un futuro premio Nobel (sempre se continuerà ad esistere questo premio) ma il fine primo delle case editrici, a qualcuno si spezzerà il cuore, è vendere. Altrimenti chiudono.
Ma non è di questo fenomeno che vorrei parlarvi, piuttosto del fatto che in mezzo a quel pubblico ci sono anch'io e che, da quando ho ripreso ad andare in biblioteca, ho scoperto non essere per niente immune da queste logiche di mercato.
I libri infatti che ultimamente ho preso in prestito e che, quindi, hanno attirato la mia attenzione di lettrice sono quelli che mi hanno incuriosita come consumatrice, quelli che hanno solleticato la mia voglia di leggerli perché sono comparsi simultaneamente su tutti i feed Instagram dei bookinfluencer e bookblogger che seguo, quelli che hanno ricevuto più post su Facebook o sui blog, quelli che se non li hai letti non sei aggiornato, non sei al passo coi tempi, quelli la cui pubblicità (perché è di questo che si tratta, anche se è sempre mascherata da cultura) mi ha fatto venire voglia di AVERE. Solo che purtroppo non mi posso permettere tutti i libri che vorrei avere, così li prendo in prestito in biblioteca. (Ode e alleluia e sempre siano lodate le biblioteche che ti permettono di leggere i libri gratis e hanno anche molte delle novità editoriali)
Avere o avere letto, il confine è labile, così come è labile capire se il mio è più un voler essere aggiornata sulle ultime pubblicazioni o se sono una bookhaholic ossessiva compulsiva. Non ho potuto fare a meno di domandarmi se, senza nessuna influenza e pubblicità di sorta, quei libri li avrei scelti comunque. (Non vi sto dicendo se mi sono piaciuti o meno, perché in questo discorso credo non abbia nessuna importanza)
Così come, proseguendo il mio viaggio verso il decluttering e il minimalismo, sono giunta al punto di domandarmi se ho davvero bisogno di tutti i libri che posseggo. Ci sono persone che ne hanno molti ma molti più di me, ma ne ho abbastanza da avere bisogno di chiamare una signora delle pulizie per aiutarmi a pulire la libreria: possedere dei libri mi costa soldi. Libri che non ho mai riletto, a parte tre o quattro, e che non ho in programma di leggere nuovamente. Libri che forse leggerà un giorno Vittoria, o forse no. Mi sto domandando se non dovrei incominciare ad essere più oculata nei miei acquisti libreschi.
Non ho ancora una risposta certa, se non che i libri continuo ad amarli enormemente ed aver costantemente bisogno di leggerli. Ma lo scoprirmi così succube della pubblicità non mi è piaciuto. Non c'è niente di male, direte voi, sempre di libri si tratta. Se non fosse che:
If you only read the books that everyone else is reading, you can only think what everyone else is thinking.
Haruki Murakami

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to reform (or pause and reflect).
Mark Twain
Avete mai considerato il vostro essere lettori dal punto di vista consumistico? Che effetto vi fa? Come gestite questo aspetto nelle vostre vite? E nei vostri portafogli? Io sto ancora riflettendo, nel frattempo ho ben tre scaffali di libri ancora da leggere e un prestito illimitato in biblioteca.