lunedì 1 ottobre 2018

Tutto tace


Tutto mi sarei aspettata da questa estate 2018 tranne che le parole mi avrebbero abbandonato. Se è vero che il nome di questo blog può far supporre che io le stessi da sempre aspettando, in realtà non mi erano mai mancate, quello che più semplicemente attendevo era il sapere finalmente usarle bene, scrivere bene.
Invece è calato il silenzio e, cosa ancora più assurda, l'ho realizzato solo ora. All'inizio pensavo di stare troppo male per scrivere, temevo di infondere al testo tutta la tristezza e disperazione che stavo (e sto) provando. Nella mia testa, poi, sembravo improvvisamente incapace di parlare delle mie sensazioni e sentimenti con il mio solito riserbo e, allo stesso tempo, non avevo nessuna voglia di parlare dei fatti miei.
Poi un giorno qualcuno di voi ha scritto nei commenti “Tutto bene? Tutto tace” (grazie per esserti preoccupato per me, anonimo) e in due parole ha descritto quello che stavo vivendo: oblio. Io non lo so dire quello che sto vivendo.
Ora sono nella fase “va bene così”, mi manca il blog, ma nemmeno tanto, potrei anche vivere senza. Non ho voglia di obbligarmi a scrivere, non per forza tutto deve avere un nome o una spiegazione. Però mi dispiaceva non aver mantenuto l'impegno preso e cioè non essere tornata a scrivere all'inizio di settembre e, questo sì, due parole due sentivo di dovervele dare. Senza capo ne coda, ma eccole qua.
Il sorriso non mi manca, ho questa cosa che sorrido spesso, la gente me lo fa sempre notare e, quando succede, non posso fare a meno di pensare tra me e me “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”. La gente mi fa un complimento e io mi sento stupida. Anche le lacrime mi tengono spesso compagnia, non ho mai pianto così tanto come in questi ultimi mesi; in “Donne che corrono coi lupi” l'autrice scrive che le lacrime sono traghettatrici, chissà dove mi stanno portando.
Sto leggendo molto e penso che, se mai riprenderò a scrivere, sarà per condividere le mie letture, così potrò ignorare tutto il resto.
Sto cercando di arrabbiarmi di meno e forse ci sto riuscendo (marito confermi?) e sto anche facendo lo sforzo titanico di essere più indulgente, con me stessa, con chi mi è accanto e, soprattutto, con questa vita, l'unica che ho e che non voglio sia mia nemica, anche se lei ce la sta davvero mettendo tutta per dimostrarsi tale. Cara vita, alla fine ti tengo stretta a me, perché
È proprio così: amo, ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma controvoglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza. In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: “Ti odierò se posso, se no, t'amerò controvoglia”.
Petrarca
Se vi va, portate pazienza e restatemi accanto ancora un po', nel silenzio.

lunedì 30 luglio 2018

La vita, ultimamente 37


E anche luglio è passato, con lui il tanto temuto quarantesimo compleanno che, grazie a mio marito, amici e familiari è stato davvero indimenticabile, così tanto che Vittoria non ha smesso di farmi gli auguri per giorni e giorni...

(La mia bellissima torta di compleanna fatta con 40 macarons, ideata da mio marito e realizzata dalla pasticceria Pastepartout)
Vorrei dire che è passato senza colpo ferire ma, proprio gli ultimi giorni di questo mese, ho dovuto di nuovo fare i conti con il mio carattere troppo sensibile, le mie difficoltà a gestire i rapporti con gli altri, soprattutto quando vengo ferita. Probabilmente sbagliando, l'unica cosa che so fare in questi casi è andarmene, senza chiedere spiegazioni e senza darne; ho provato in passato ma finivo sempre per non essere compresa (o sono io che non mi so spiegare), aggiungendo così altro dolore al dolore. La cosa che trovo davvero difficile infatti è condividere il mio dolore, perché io ne provo davvero tanto, sicuramente troppo, perché esagero nel mio sentire, la faccio veramente grossa come mi sono sentita dire spesso. Però è così che sento...
Mi rende triste realizzare che, donna fatta e finita, non ho ancora trovato un modo per gestire tutto questo al punto che, quando le maestre mi hanno detto che Vittoria è altrettanto sensibile, in cuor mio ho pianto disperata: come le insegnerò una cosa che non so fare?
Voi come vi comportate quando qualcuno vi ferisce? Glielo fate sempre presente? Riuscite a farvi comprendere? O, come me, scegliete la fuga e la solitudine?


Ma bando alla tristezza, ho ancora occhi, cuore e orecchie (le cicale, quante cicale!) pieni del bellissimo viaggio fatto nella Francia del sud. Sono stati giorni intensi e pieni di emozioni, che condividerò con voi in un post dedicato, se vi va.
Nel momento in cui leggerete questo post, avrò raggiunto in montagna Vittoria, che mi ha preceduta di qualche giorno insieme ai nonni. Sarà la nostra prima estate nella nuova casa, ci aspettano quindi giornate di scoperte, avventure, sentieri nuovi da percorrere, piccole cime da scalare, nuove tradizioni da creare. Ma, come ormai saprete, sarà anche la mia vacanza del dolce far niente, dei ritmi rallentati, niente wifii e televisione ma tante, tante letture.
Sarà l'estate in cui ho letto “Le onde”, libro che Virginia Woolf scrisse proprio a quaranta anni, direi quindi il momento perfetto per me per leggerlo. Nel suo diario, il 17 luglio (giorno del mio compleanno!) del 1931 scriveva:
Sì, stamattina credo di poter dire che ho finito. [] La mia opinione personale – Dio mio – è che si tratta di un libro difficile. Credo di non essermi mai sentita così spossata. [] E può darsi che sia un fiasco. E di più non posso fare. E mi pare buono ma incoerente, denso, tutto a scatti. Comunque è elaborato, compatto. Comunque ho cercato di cogliere la mia visione: se non è un risultato, è un tentativo nella direzione giusta. Ma sono inquieta. Può darsi che come effetto generale sia debole e cincischiato. Dio solo lo sa. Come ho detto, e lo ripeto per sottolineare la leggera esaltazione un po' sgradevole che ho dentro, sono ansiosa di sentire cosa dirà L. quando verrà – forse domani sera o domenica mattina – nella mia stanza in giardino col manoscritto, si metterà a sedere e comincerà: “Dunque!”
Come ogni anno, il blog chiuderà i battenti per poi riaprirli il 3 settembre.

Vi auguro un'estate da cicale, non per canta che ti passa, ma perché questo animale così bistrattato era in realtà in passato simbolo di purezza e risurrezione e il nuovo anno, settembre per me, si avvicina.
Che le vacanze abbiano inizio, dunque!

giovedì 26 luglio 2018

Travel with kids


Vittoria non ha fatto il corso di acquaticità quando era neonata e nessun altro tipo di corso in piscina; solo il pensiero mi stancava. Preparare la borsa con tutto l'occorrente per lei e per me, l'idea di doverci lavare e vestire entrambe finita l'attività, asciugare i capelli, recuperare accappatoi, costumi, asciugamani, ciabatte, shampoo, bagnoschiuma e soprattutto la grande incognita: in tutte questo, la bambina dove l'appoggio? Perché immagino non si possa entrare col passeggino e non credo ci siano fasciatoi sufficienti per tutti. Cosa fai, stai bagnato in accappatoio ad aspettare il tuo turno? Centinaia di genitori frequentano i corsi in piscina, io però non ci ho mai neanche voluto provare con Vittoria e se non l'ho fatto, secondo me, il motivo era molto semplice: non mi interessava veramente.

(Colle San Giovanni 2013 - Le sonore dormite che si è fatta in quel marsupio)
Credo la stessa cosa accada a chi dice che gli piacerebbe tanto viaggiare con i bambini ma alla fine non lo fa perché è troppo complicato: l'incognita spaventa, l'idea di quanto potrebbe essere faticoso fa passare la voglia che, forse, è già scarsa di suo. Non c'è niente di male, se non si fa acquaticità o non si visitano tutte le capitali europee col bimbo nel passeggino non si è genitori di serie B.

(Costa Azzurra 2014 - Il mal di schiena che avevamo perché VV non sapeva ancora camminare)
Ma, e ripeto ma, se il desiderio di fare una cosa, nello specifico viaggiare, è molto forte io vi suggerisco di non rinunciare, di lanciarvi e partire. Non aspettate che i bambini crescano, fate del viaggio un'attività quotidiana (come vi ho raccontato QUI), quello che ci vuole secondo me è pratica e metodo. Nessuno nasce imparato e sbagliando si impara, you know?

(Berlino 2015 - Una città parco giochi)
Magari non iniziate subito con il giro del mondo in 80 giorni, magari invece di andare nel solito paesino della Liguria, vi spingete fino in Costa Azzurra. Magari iniziate con una giornata intera fuori casa, poi una notte, poi due... Magari per le lunghe distanze per qualcuno è più comodo l'aereo, per altri è più semplice spostarsi in macchina (ad esempio noi siamo andati fino a Berlino in auto). C'è chi non ha problemi a fare le valigie la sera prima di partire, per me, che è la cosa più stressante del viaggio, funziona meglio farle con grande anticipo. Finché non proverete, non scoprirete mai che cosa è meglio per voi.

(Scozia 2016 - Il permesso di camminare sotto la pioggia senza ombrello)
Mentirei se vi dicessi che non è stancante e che non ci saranno momenti neri in cui vi domanderete chi ve l'ha fatto fare, quando ci ripenso mi viene in mente solo una cosa: se solo li avessi accettati con più leggerezza, se mi fossi arrabbiata di meno, se avessi accettato l'accaduto con più fatalità, se mi fossi ricordata che sarebbe stata solo una fase.

(Cracovia 2017 - Santo papà sherpa che porta sulle spalle tutto ciò che è utile all'intera famiglia)
Alcune mie reazioni mi sono spiaciute molte e soffro ancora nel ricordarle, di essere partita non mi sono pentita mai. Forse vi aspettavate un post più pratico, ma alla fine questo è l'unico consiglio che mi sento di darvi: partite, divertitevi e create i vostri ricordi di famiglia!

lunedì 23 luglio 2018

L'estate in cui ho letto...


Da un paio di anni a questa parte ho preso un'abitudine: complice la nascita di Vittoria e il conseguente meno tempo da dedicare alla lettura, ho iniziato ad aspettare l'estate per leggere i libri più lunghi o più impegnativi. O meglio, aspetto di andare in montagna, dove a differenza dei viaggi mi concedo del vero e proprio sano ozio; così c'è stata l'estate di “Anna Karenina”, l'anno scorso “Guerra e pace” e quest'anno, chi lo sa di chi sarà questa estate...
Però so con certezza che questa usanza iniziata da poco e per puro caso mi sta piacendo molto, sembra quasi amplificare il godimento della lettura; il piacere dell'attesa lunga un anno che provi quando aspetti di ritornare in un determinato posto, ora si è trasferito anche ai tanto amati libri.
Innumerevoli sono i volumi che giacciono in attesa di essere sfogliati solo perché troppo lunghi o troppo impegnativi, perché temiamo di non avere abbastanza tempo o concentrazione o mente fresca durante l'anno, quando le infinite incombenze della vita quotidiana assottigliano le nostre energie. Eppure ci sarebbe tanto piaciuto leggerlo...
Ecco, è giunto il momento, il periodo dell'anno in cui davvero fermarsi e fare qualcosa che si è rimandato per troppo tempo, per leggere quel libro che a lungo ci ha atteso.


(Paul Auster è, senza alcun dubbio, il mio scrittore americano preferito. Questo libro è lungo “solo” poco più di 900 pagine e lo leggerei in inglese)


(Questo cofanetto contiene i quattro volumi in una lussuosa edizione rilegata in pelle, per un totale di 1.728 pagine)


(Questo libro è lungo poco più di 200 pagine, ma con una scrittura molto complessa e lo leggerei nella sua lingua originale. Inoltre Virginia Woolf lo scrisse quando aveva l'età che ho io ora)


Volete divertirvi e provare a vedere se riuscite ad indovinare quali tra questi libri leggerò in montagna?

lunedì 16 luglio 2018

Quaranta


Domani compio 40 anni. Lo metto nero su bianco, per vederlo bene, per dirlo metaforicamente ad alta voce davanti a tutti. Sto cercando di, come direbbero gli inglesi, playing it cool, ma la verità è che mi fa molta impressione ed è praticamente dallo scoccare delle mezzanotte dell'inizio di quest'anno che non smetto di pensarci. Continuamente.


Mi fa impressione, l'ho già detto? Sembra ieri che sono nata, ho imparato a camminare da pochi minuti e non me la cavo neanche tanto bene, ci deve essere un errore di calcolo, in fondo lo sanno tutti che non sono brava con i numeri.


Vedo intorno a me tutte queste donne consapevoli, che sanno cosa vogliono, dove stanno andando, dove vogliono arrivare e la loro marca preferita di rossetto. Io compro a caso durante i saldi da Kiko e i rossetti mi durano anni. Anni. Insomma, mi è salita l'ansia da prestazione.


Mi sento come se varcando quella porta domani dovesse cambiare tutto e, soprattutto, mi aspettasse solo un inesorabile declino. Ho preso l'abitudine di guardarmi troppo spesso l'avambraccio allo specchio per vedere se balla.
Più volte mi sono domandata se la difficoltà nell'accettare questa età sia dovuta a tutti i problemi di salute che ho avuto negli ultimi due anni; al fatto che ho dovuto già fare i conti con la malattia, un corpo che non sentivo più mio, un corpo che è stato mutilato ed è pieno di cicatrici, di medicine che mi hanno tarpato le ali e i cui effetti collaterali sono stati invasivi e invalidanti. Chissà se è per questo... non lo saprò mai.


Ho incominciato a leggere libri che parlavano di vecchiaia, con la speranza di trovare una risposta su come sarebbe stato dopo, di provare un mal comune mezzo gaudio, soprattutto per sentirmi rassicurare che non sarebbe tutto finito, che il dado non era ancora tratto, che non sarebbe stato troppo tardi.


Mio Dio quanto l'ho fatta grossa in questi mesi, voi non avete idea. Nessuno ne ha idea perché non ne ho parlato con anima viva, mi vergognavo e mi vergogno ancora, a parte qualche accenno su quanto mi facesse impressione, per poi arrabbiarmi tra me e me quando mi sentivo rispondere “Ma non li dimostri!”. Quale magra consolazione, quando te li senti tutti.


Poi un giorno, non so com'è successo, mi sono guardata indietro e ho provato tenerezza per tutte le età passate fino ad ora, ho avuto davvero la sensazione di averle (quasi) tutte vissute con pienezza e mi sono sentita grata. Ho capito che stavo vivendo questa nuova età come se dovessi lasciar andare tutte le altre e, invece, sono tutte ben salde dentro di me, le ragazze: la decenne, la ventenne, la trentenne. Mi sono scoperta a domandarmi curiosa: “E ora, che cosa voglio essere? Come voglio essere?” e le ragazze si sono tutte emozionate, in preda all'eccitazione per questo nuovo capitolo.


Sta a vedere che sono diventata saggia alla soglia dei quaranta. E mi ha fatto ancora più impressione.

lunedì 9 luglio 2018

BirthdayGirl Wish List


Tra poco meno di due settimane sarà il mio compleanno. Nell'attesa di comprendere che cosa farmene di tutta questa saggezza, ho deciso di concedermi la libertà di dichiarare apertamente che cosa mi piacerebbe ricevere in regalo. Non lo scrivo qui perché auspico che voi mi facciate il regalo ma perché, essendo al 90% desideri libreschi, ho pensato potessero interessare anche a voi. Poi, in ogni caso, sentitevi liberi...


Se mi conoscete bene, saprete che selezionare solo tre libri dal mio lungo elenco dei desideri è stato uno sforzo titanico. Se solo sapeste qual'è stato il mio metro di scelta...


Strand”, la famosa libreria di New York, ha creato “The Book Hookup”, un abbonamento che ti permette di ricevere direttamente a casa tua una scatola con al suo interno non solo libri ma anche i famosi gadget e la cancelleria di questa storica libreria americana. Puoi scegliere tra diverse categorie: prima edizione, arte e fotografia, narrativa, young adult, letteratura femminista, gialli, fantasy e c'è anche quella per i bambini. C'è la possibilità di abbonarsi a una singola scatola oppure a tutto l'anno e io, detto sinceramente, le vorrei ricevere tutte, ma mi accontento di una...


Ho una scatola piena e strapiena di musicassette (sono vecchia!), alcune originali, parecchie fatte da me o dai miei amici; non era solo un ti faccio una mia personale compilation e ti dedico delle canzoni, era l'arte di creare dei propri e veri mini-album con tanto di copertina e dediche all'interno. Mi è venuta nostalgia e vorrei poter riascoltare le canzoni che hanno accompagnato la mia giovinezza. Si sa che da anziani si vive di ricordi...

Spero proprio di diventare una di quelle vecchiette senza peli sulla lingua che non hanno paura di dire che cosa le passa per la testa.

lunedì 2 luglio 2018

La vita, ultimamente 36


Incominciamo dal fondo: Vittoria che si prende la varicella e di conseguenza trascorriamo le ultime due settimane di giugno chiuse in casa. Tra tutte le malattie virali dell'infanzia, la varicella era quella che temevo di più e facevo bene; purtroppo Vittoria l'ha presa in misura davvero virulenta e per me è stato uno strazio assisterla. Lei è stata davvero stoica e, al posto suo, io mi sarei lagnata molto di più del prurito e del fisico ricoperto completamente di pustole.

(Alle ballerine, dopo lo spettacolo, si regalano fiori)
 
Memore di quello che era successo ad inizio anno in seguito sempre a malanni vari e clausura, sono corsa ai ripari per salvaguardare il mio benessere mentale e, di conseguenza, di tutta la famiglia. Anche se il bisogno non era veramente reale, ho comunque pianificato le visite dei nonni, così da potermi permettere di uscire, anche solo per una passeggiata al mercato a comprare frutta e verdura o per dedicare del tempo solo a me stessa.
Ho anche approfittato di mia suocera chiedendole di portarmi dei pasti pronti; cosa che quella santa donna non aspettava altro di poter fare: riempirmi il frigo. In questo modo io avevo più tempo per stare con VV perché, ragazzi, se c'è una cosa che vuole quando è malata sono io e, come dire, mi marca veramente stretto.

(Quanto sembra grande in questa foto?)

Per fortuna arrivavamo entrambe da due settimane ricche di emozioni e belle esperienze, così come è stato un bel incentivo il pensiero dell'approssimarsi delle vacanze estive. Nell'ordine c'è stata la festa di fine anno della scuola di VV, il compleanno di Vittoria e il suo primo saggio di danza classica; la sottoscritta ovviamente non si è risparmiata con le lacrime, al punto che sto valutando di iniziare ad usare il mascara waterproof...

(Quanto vorrei avere abbastanza spazio da tenere un tecnigrafo da usare come mood board. Questo è di Neò Natura su misura, lo studio di architettura che ha ospitato il workshop)
 
Dopo il corso di letteratura americana tenuto da La McMusa, anche questo mese mi sono seduta ad un banco di scuola; ho partecipato infatti al workshop “Ho una storia per te” tenuto da Lorenzo Naia, alias La Tata Maschio e Marta Pavia, alias zuccaviolina. E' stata una bellissima giornata di sole trascorsa in mezzo a persone appassionate come me di storie e del raccontare, ci siamo impegnati per imparare a farlo attraverso sia le parole che le immagini su Instagram; è stato bello per me poter condividere la mia passione per questo Social, confrontarmi e mettermi alla prova. Ora penso che per un po' non frequenterò più corsi; dopo tanto seminare è tempo di tirare le fila e di pensare al raccolto.

E poi le vacanze, sono sempre più vicine...