mercoledì 27 novembre 2019

Il fucile da caccia


C'è un uomo, di spalle, che si inerpica per un sentiero in mezzo a un bosco. Ha un fucile in spalla, un cane che lo segue a poca distanza e fuma la pipa con aria meditativa. Nell'aria gelida del mattino di inizio inverno procede lentamente, passo dopo passo, attento a non scivolare: è l'immagine di una sconfinata solitudine. “Un freddo guerriero”, “uno spirito solitario” che “punta il fucile sulle sue prede”.
Potrebbe succedere che, come me, siate riluttanti a seguirlo, ma vi invito a insistere, a non abbandonare il sentiero e a tenere il suo ritmo, che non è affatto veloce, tutt'altro.
Potrebbe succedere che sentiate avvolgervi dal freddo e dalla solitudine emanati dalla sua figura, che vi farà scoprire che “esiste il colore della tristezza, un colore che le persone possono vedere chiaramente”.
Quest'uomo ha una storia da raccontare, è una storia d'amore, “un amore che non riceve i raggi del sole, che non si sa dove nasca e dove vada a finire, sepolto nelle viscere della terra come un canale sotterraneo”.
Quest'uomo vi metterà di fronte a questa domanda: è meglio amare o essere amati?

Ho conosciuto “Il fucile da caccia” di Inoue Yasushi grazie a un corso di libroterapia che sto seguendo presso la biblioteca di Collegno, in provincia di Torino. La prima cosa bella è stato proprio la scoperta di un autore e di un libro che, molto probabilmente, non avrei mai letto. La seconda cosa bella è che si potrebbe andare avanti all'infinito a parlare di questo libro, lungo appena un centinaio di pagine, così come leggerlo e rileggerlo facendo ogni volta una nuova scoperta: una frase, un'immagine, una sfumatura. Nella sua brevità è così potente, così denso di significati, così denso di vita da sorprenderti ad ogni pagina. Volutamente non racconto qualcosa di più della trama, perché è importante scoprirla un poco alla volta, seguendo il ritmo del racconto.
L'autore è un critico d'arte e questo si riflette sulla sua scrittura, dove le parole sono calcolate al millimetro così come il tratto di un pennello, la storia procede per immagini e le pagine sembrano aprirsi sul destino dei suoi personaggi, sui grandi bivi che la vita ci presenta.
Se ci penso adesso, è stata quella strada a portarmi fin qui dove mi trovo adesso. Se in quel momento avessi preso la strada verso il mare, dove eravate voi, forse oggi sarei una persona diversa. Ma, per fortuna o sfortuna, non lo feci. Pensandoci, credo di essermi trovata allora di fronte al più grande bivio della mia vita.

giovedì 31 ottobre 2019

Il posto che più fa paura


Due settimane fa c'è stato il compleanno di mio padre, il primo senza di lui. Avrebbe compiuto ottant'anni e, chissà, forse gli avremmo fatto una grande festa. Ci siamo riuniti comunque e gli abbiamo dedicato una cena, mio nipote avrebbe voluto che apparecchiassimo anche per lui.
Inevitabile quindi, anche in vista di Halloween e del giorno dei morti e il mio vissuto come malata (ma anche caratteriale), che i miei pensieri siano andati più volte in quella direzione, che si siano soffermati più del dovuto negli angoli oscuri della mente.
Nel mio percorso di malattia ho avuto la fortuna di incontrare una bravissima psicologa, che non solo era in grado di leggermi dentro, ma che è riuscita a fornirmi, senza che io quasi me ne rendessi conto, gli strumenti per combattere il mio peggior nemico: la mia mente. È lei a creare le mie paure, è lei a nutrirle ed a farle crescere, è lei a dargli potere e ad esercitarlo contro di me.
Ho pensato di condividere con voi quanto ho appreso, perché tutti passiamo momenti bui, perché a tutti capita di incappare quella strada senza ritorno che sono le paure e chissà che non possa esservi di aiuto. Ci tengo però a sottolineare che quanto sto per scrivere non può e non deve sostituirsi a un medico vero e proprio e che, se sentite di averne bisogno, non dovete esitare a chiedere aiuto a chi ha le competenze giuste.
Inoltre, per quanto razionalmente io sappia che cosa dovrei fare (pensare) in alcuni frangenti, non sempre ci riesco, lo dimostra la profonda depressione in cui sono caduta la scorsa estate e per cui ero quasi pronta a ritornare dalla mia dottoressa.

SONO SOLO PENSIERI

Pare assurdo, ma spesso ce ne dimentichiamo, sono così grandi, forti e occupano per intero la nostra mente che diventano reali. E invece no, non esistono e ricordarcelo può alle volte aiutarci a ridimensionarli. Ripeterlo spesso «È solo un pensiero» può aiutarci a ricordare quello che è veramente: un frutto della nostra fantasia, che non è successo, o non ancora, che potrebbe non succedere mai.

CI PENSERÒ SE E QUANDO ACCADRÀ

Sono campionessa mondiale di “studio di possibili scenari”. Pensate di aver considerato tutte le eventualità e tutte le variabili di un caso? Venite da me che ve ne tiro fuori almeno un altro paio. “E se” è il mio secondo nome e “Se qualcosa può andar male, lo farà” il mio motto. Ho perso il conto delle giornate che trascorro zittendo la mia mente dicendole che ci penserò quando sarà il momento. (E pregando dentro di me che quel momento non venga mai...)

NON È CAMBIATO NIENTE RISPETTO A IERI

La mia quotidianità ora è fatta anche di frequenti controlli medici e di attese tra un esame e il ritiro degli esiti. Questi periodi possono essere stancanti per i pensieri apocalittici di cui vi parlavo nel punto precedente, ma anche per l'entrata in scena di un nuovo personaggio: l'ipocondria. Il dottore che mi ha in cura me l'ha anche detto: «Passerai il resto della tua vita a fare esami che, nella maggior parte delle volte, risulteranno inutili.» Allo stesso tempo non fanno che ripetermi che devo stare attenta a ogni minimo segnale... Non è facile trovare un equilibrio in tutto questo e, se davvero non voglio passare il mio tempo a fare esami di controllo, ogni tanto devo ricordarmi che fisicamente sto esattamente come …(inserire periodo felice e spensierato a piacere)

METTERE VIA I PENSIERI

Questo consiglio mi rendo conto non essere molto facile da mettere in pratica; parte dal presupposto che i pensieri siano cose materiali, fisiche e che tu sia in grado di maneggiarli. Un giorno, durante l'incontro con la mia psicologa, ero particolarmente arrabbiata e lei, prima di concludere e di salutarmi, mi ha chiesto di lasciare a lei la mia rabbia. Ha ignorato il mio sguardo stupito e scettico e ha continuato il discorso come se nulla fosse. «Ti vedo davvero tanto arrabbiata, se non ti dispiace, ti pregherei di lasciarmi la tua rabbia. Me ne prenderò cura io, lasciala qui con me, lasciala a me. Ora sai che lei è qui con me, in buone mani.» Le ho risposto dubbiosa di sì, ma uscita da lì, ho realizzato che, come per magia, la rabbia non era venuta via con me. Da quel giorno, sebbene riconosca l'importanza dei miei sentimenti e il diritto di provarli tutti, nessuno escluso, mi sento anche in potere di scacciarli fuori dalla porta, di lasciarli orfani. Soprattutto le paure.

So per esperienza personale che non è affatto facile; ci sono giorni in cui arrivo a sera stremata dalla lotta continua nella mia testa per tenere a bada le paure, ci sono giorni in cui basta un richiamo e le paure se ne vanno, ci sono giorni in cui soccombo e il terrore vero mi scuote, ci sono giorni in cui le paure non si presentano e io sono più leggera. Per fortuna, ogni giorno è diverso dall'altro.
Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato; questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora.
Seneca

mercoledì 23 ottobre 2019

100 Gianni Rodari


Recentemente ho letto un post su Facebook, di quelli di persone sconosciute ma che per la magia del “tizio che conosci ha commentato” vedi anche tu. Questa persona, in merito all'iniziativa #ioleggoperché, affermava una cosa che condivido appieno e cioè che si dovrebbe smetterla di parlare della lettura come una cosa elitaria, difficile, impegnata, ecc.; forse, diceva, dovremmo partire dalla più semplice verità: leggiamo perché è divertente.
Io stessa sono spesso vittima di questo modo di vedere la lettura, lo capisco quando sono reticente ad ammettere che no, quel libro proprio non l'ho letto. Questa “vergogna” riguarda buona parte della mia infanzia. I libri in casa dei miei genitori non sono mai mancati, lo dimostra il fatto che sia io che i miei fratelli siamo diventati forti lettori; però se penso alla me bambina so che ci sono tante lacune: Rodari, Pitzorno, solo per elencarne alcuni, sono grandi assenti della mia biblioteca personale. Non lo so perché, forse i miei genitori non davano così grande importanza a che cosa si leggeva, forse non avevano il culto del “classico”. Sicuramente avendo due fratelli molto più grandi di me, io ci tenevo tanto a leggere i loro stessi libri, cosa che, infatti, facevo di nascosto. Non a caso affermo con sicurezza che per far leggere un libro uno dei miglior modi e vietarlo.
L'altro buon metodo, quello che involontariamente hanno applicato i miei genitori e ora stiamo facendo io e mio marito, è l'esempio: se tuo figlio ti vede spesso con un libro in mano, completamente assorto nella lettura e, se cerca di attirare l'attenzione, si sente rispondere “Fammi finire il capitolo”, ci sono buone possibilità che faccia anche lui la stessa cosa. Perché è divertente.
Le parole sono divertenti, con le parole si possono fare tantissimi giochi, sono uno strumento potentissimo, fanno volare la fantasia. Lo sapeva bene Gianni Rodari, che con le sue storie ha divertito, ispirato, insegnato, commosso e continua a farlo nei suoi libri senza tempo, perché parlano di sentimenti che sono universali. Proprio oggi, nel 2020, cadrà il centenario della nascita e sono già iniziati i festeggiamenti. Un anno in cui verranno ristampate nuove edizioni, verranno condivise foto, notizie, giochi e che andranno a creare un grande portale celebrativo. Lo trovate QUI e, se volete rimanere sempre aggiornati, potrete anche iscrivervi alla newsletter.
Inoltre, per i lettori “alle prime armi”, in libreria si può ora trovare una nuova collana: “Leggo una storia con il maestro Gianni”; quattro libri scritti in stampatello maiuscolo per esercitarsi nella lettura divertendosi, perché come diceva Rodari: vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Li trovate QUI.
Per quanto mi riguarda, è giunto il momento di recuperare un grande assente della mia biblioteca di bambina. Buon divertimento.
Un «libbro» con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro specialissimo.
Gianni Rodari

mercoledì 9 ottobre 2019

La giornata mondiale della posta


Oggi è la giornata mondiale della posta; in questo giorno nel 1874 gli stati si riunirono a Berna e firmarono un trattato che governa ancora oggi le spedizioni di tutto il mondo.
Chi mi conosce sa del mio amore incondizionato per la corrispondenza, di come adori ricevere e spedire lettere e cartoline; così come mi piaccia molto leggere epistolari di autori famosi (Virginia Woolf ed Emily Dickinson su tutti). Oggi però voglio condividere con voi tre libri illustrati sempre a tema corrispondenza, tutti e tre scovati negli anni in quel pozzo delle meraviglie che è il Salone del Libro di Torino.

È COSÌ SPERO DI TE, Didier Lèvy e Tiziana Romanin, Terre di mezzo


Il libro narra la storia vera di una corrispondenza fittizia inventata da Franz Kafka per consolare una bambina della perdita della sua bambola preferita. Incontrata per caso al parco mentre passeggiava con la sua fidanzata Dora, Kafka racconta alla bambina in lacrime di aver ricevuto una lettera dalla sua bambola, in cui raccontava di essere partita per un lungo viaggio intorno al mondo. Lettera dopo lettera la bambola cresce e diventa una donna libera, indipendente, curiosa del mondo e così facendo prende congedo dalla bambina, che a questo punto è pronta anche lei a spiccare il volo. Illustrazioni in stile Liberty e una storia per appassionati di letteratura.

IL POSTINO DEI MESSAGGI IN BOTTIGLIA, Michelle Cueves e Erin E. Stead, Babalibri


C'è forse qualcosa di più romantico di un postino che ha come compito quello di recapitare i messaggi portati dal mare? Fino al giorno in cui ne arriva uno che è un invito a una festa ma il postino non riesce proprio a trovare il destinatario. Deciderà quindi di recarsi lui il giorno della festa, per scusarsi con la persona che aveva scritto il messaggio. Ma una sorpresa lo attende...
Disegni che sembrano avvolti dalla stessa bruma che abbraccia la spiaggia, poetico come un messaggio in bottiglia, che trasmette la gioia che si prova quando il destinatario finalmente lo legge e, anche e soprattutto, la gioia dell'attesa.

LE LETTERE DELL'ORSA, Gauthier David e Marie Caudry, Gallucci


Un'orsa che sente la mancanza del suo amico uccellino e che decide di partire in viaggio, per raggiungerlo. Ogni giorno gli scrive una lettera in cui racconta le sue avventure di viaggio, le scoperte sulla natura, gli incontri lungo il percorso. Un racconto sull'amicizia, pieno di amore e coraggio, con lettere portate dal vento.

E quale miglior modo di festeggiare questa giornata se non scrivendo una lettera?


lunedì 30 settembre 2019

Firenze e Lucca


Lo so cosa state pensando: “Siamo praticamente ad ottobre e questa è ancora lì che pensa alle vacanze”. Veramente penso anche alle prossime, non solo a quelle passate. E se siete come me, che subito dopo l'amore per la lettura, viene quello per i viaggi, ho pensato che un paio di consigli in più e la condivisione della nostra esperienza potesse interessarvi.
Non mi dilungherò troppo in preamboli, credo sia mondialmente riconosciuto il valore delle città come Firenze e Lucca, infatti ci troverete il mondo... Non mi dilungherò troppo neanche sulla questione turismo; diciamo che mentre ero lì ho ringraziato mentalmente innumerevoli volte il fatto che Torino non sia una città così turistica; dal canto suo VV era affascinata da tutte le lingue che sentiva parlare attorno a se.
Qui di seguito vi elencherò non tutto quello che abbiamo fatto ma le cose che ci sono piaciute di più, che ci hanno davvero tanto entusiasmato e che ci hanno aiutato nel nostro soggiorno come famiglia. (In blu i link)

DOVE SOGGIORNARE

Villa Cassia di Baccano a San Giustino Valdarno, provincia di Arezzo.


Tra le tre soluzioni in cui abbiamo dormito, questa ovviamente è stata quella che ci ha fatto sognare e sentire dei principi. Quando viaggiamo ci sono due tipi di luoghi in cui siamo soliti dormire, quelli “per comodità”, che possono essere anche low budget (basta che siano puliti, non abbiamo molte altre pretese) e quelli “coccola”, proprio come quest'ultimo. A seconda dei viaggi, non sempre ci possiamo permettere le strutture “coccola”, ma cerchiamo di regalarci almeno una notte, possibilmente l'ultima, per chiudere in bellezza.

COSA FARE

Family Tour da Palazzo Vecchio a Firenze


Il primo giorno ci siamo recati alla biglietteria di Palazzo Vecchio e, lasciando semplicemente un documento, ci hanno consegnato uno zainetto contenente tutto l'occorrente per un tour guidato della città in dieci tappe e altrettante attività da svolgere. VV lo ha adorato e anche noi; abbiamo visitato i monumenti principali della città, letto della loro storia, imparato tante cose nuove e ci siamo divertiti, macinando chilometri senza mai un “Sono stanca” o “Mi sto annoiando”.

Visita guidata “Vita a corte” presso Palazzo Vecchio a Firenze


Prima ancora di partire avevamo prenotato una visita guidata, scegliendo tra le molte proposte sul sito (QUI). Anche in questo caso ci siamo divertiti tantissimo, la guida è stata brava, dolce e coinvolgente, e VV si è sentita davvero speciale, tra la scoperta di passaggi segreti e “sfilate d'eccezione”.



Lucca è un gioiellino da girare a piedi, ed è così bella che quasi non viene voglia di andare a chiudersi in un museo. C'è però un biglietto unico che comprende queste tre attrazioni che possono essere divertenti per spezzare il solo e mero passeggiare, soprattutto se con voi ci sono bambini.
Sicuramente il panorama dall'una o dall'altra torre non cambierà molto, però sono diverse e soprattutto hanno storie differenti che è divertente conoscere.
VV non è così attratta da piante e fiori, a meno che non le possa raccogliere, spezzettare, sezionare, analizzare, piantare semi, però grande entusiasmo per lo stagno delle ninfee, dove c'erano parecchie tartarughe, girini, pesciolini,... zanzare... Magari al giardino botanico non andateci come noi, nelle ore più calde sotto un sole cocente, magari.


DOVE MANGIARE

Brunch al Cuculia Ristorante Libreria a Firenze


Il problema delle città molto turistiche è che nei pressi dei luoghi che visiti ci sono solo locali turistici. Vale la pena fare una piccola passeggiata per andare a pranzare, o cenare come preferite, in questo bellissimo ristorante libreria.

Fattoria Il Poggio a Montecarlo (LU)

Andare a Firenze e non assaggiare la fiorentina ci sembrava un'eresia ma, idem come sopra, volevamo evitare i posti troppo turistici. In realtà anche questo lo è, ma è in mezzo alla campagna e, mentre tutti mangiavano fuori sotto i pergolati con quaranta gradi all'ombra, noi abbiamo deciso di pranzare dentro con l'aria condizionata e così eravamo quasi soli.


Usciti dal giardino botanico io avevo solo voglia di cose fresche come, caprese, prosciutto e melone e acqua gasata a garganella. Abbiamo trovato anche penombra, aria condizionata, tranquillità e gentilezza.


La regola del dormire ce l'abbiamo anche per il mangiare; in vacanza cerchiamo sempre di regalarci un pranzo o una cena in qualche bel ristorante. Anche in questo caso non siamo rimasti delusi, mangiato benissimo, coccolati a dovere dal personale e, come direbbe Alessandro Borghese, location perfetta.

COSA LEGGERE


Vittoria ha adorato questo libro, ce lo chiedeva in continuazione, al punto che in alcuni casi abbiamo anche dovuto vietarglielo. Pieno di storie su Firenze, attività da fare e due cartoline che VV ha spedito alle sue migliori amiche; c'erano anche gli adesivi da mettere per ogni monumento che si visitava e non ci è stato permesso saltarne nessuno. Vale mettere l'adesivo del giardino botanico anche se in realtà si è visitato quello di Lucca? Vale, vale.

Leragazze di San Frediano” di Vasco Pratolini

Chi mi segue su Instagram ha seguito la mia ricerca del libro ambientato a Firenze da portare con me durante questa vacanza e molti mi hanno anche dato dei suggerimenti. Alla fine ho scelto questo perché il viaggio era breve e così è anche il libro. Lettura piacevole, perfetta per quando tornavo nella camera d'albergo stanca e accaldata, che mi ha fatto apprezzare un quartiere che in realtà ho solo intravisto. Non mi dispiacerebbe però leggere un romanzo ai tempi dei Medici o proprio su di loro.

A tal proposito, e come chiusura, Firenze e Luccanon solo mi sono piaciute tantissimo, ma mi hanno fatto venire voglia di studiare arte e storia e hanno riacceso in me la scintilla d'amore verso l'Italia e il nostro patrimonio culturale.

lunedì 23 settembre 2019

Come le montagne conquistarono gli uomini


Come vi ho anticipato, questa estate mi ero ripromessa di leggere molto e sono riuscita a farlo, quindici libri per la precisione. Tra tutti quelli letti, se ne dovessi scegliere uno, non avrei alcun dubbio: è stato il più entusiasmante, quello che mi ha fatto imparare tante cose e soprattutto mi ha regalato un nuovo sguardo sulle montagne. Anzi, oserei dire che mi ha fatto innamorare ancora di più delle montagne.
Se penso che mi ha attesa per almeno un paio di anni sullo scaffale della mia libreria e che più di una volta ho tentato di restituirlo a mio fratello, legittimo proprietario, e che lui ogni volta ha insistito perché lo leggessi. Devo ringraziarlo per essere stato, lui, così testardo.
Come molte cose, la montagna è circondata da tanti luoghi comuni; la mia impressione è che, dalla maggior parte, sia vista come un posto dove ci si reca a sciare d'inverno e a camminare d'estate, dove si magia la polenta e si beve un genepy. A parte questo, non sembra avere un ruolo nelle nostre vite cittadine e nella nostra percezione del mondo.
Ed è questo l'aspetto che mi ha più colpita del libro “Come le montagne conquistarono gli uomini” di Robert Macfarlane, edito da Mondadori; di come l'autore racconti non solo della passione di scalatori e conquistatori di vette, ma come nel momento in cui l'uomo ha posato lo sguardo sulle montagne sia cambiata la visione e la considerazione della terra. Per fare un esempio, è studiando la configurazione dei monti che gli uomini sono riusciti ad arrivare al calcolo esatto dell'età della terra; furono quelle strane protuberanze che sembravano immobili ed immutabili e che invece si scoprirono non esserlo a regalare il concetto di tempo che mancava del pianeta terra. I geologi compresero che il mondo non era sempre stato così, come Dio lo aveva creato, ed incominciarono a studiarlo per comprenderlo meglio e per farlo spesso si recavano proprio sulle montagne.
Numerose le scoperte che si fanno grazie a questo libro, non solo dal punto di vista geologico, ma anche politico, sociale e culturale (pubblicazioni che andavano a ruba, spettacoli teatrali che facevano il tutto esaurito e giravano i teatri di tutto il mondo!); al punto di poter affermare che quello che siamo e pensiamo lo siamo anche grazie a quello che le montagne ci hanno insegnato.
Non mancano ovviamente i racconti delle spedizioni e delle conquiste delle prime cime, delle mappature, dell'apertura dei sentieri, delle esplorazioni e grazie alla bravura dell'autore in più occasioni mi sono ritrovata con il fiato sospeso dall'emozione, nonostante sapessi bene come andava a finire.
Avrete capito che non posso che suggerirvi caldamente di leggerlo, soprattutto se amate la montagna, ma non solo. Volevo chiudere trascrivendo una frase del libro, per incuriosirvi ancora di più, ma poi mi è venuta in mente questa, che rende bene la sensazione che ti regala essere lì, sul fianco o sulla cime di queste presenze maestose:
Vero che ti sembra di poter toccare il cielo con un dito, mamma? Tu pensi di alzare il braccio e arrivarci.”

mercoledì 18 settembre 2019

Avevo espresso due desideri


Quando vi avevo salutato a luglio, lo avevo fatto con l'augurio di riuscire a “staccare”, soprattutto la testa; spegnere quei pensieri che la affollano e la rendono molesta, chiassosa e mi stancano infinitamente. Non avevo piani e programmi, la mia era proprio una speranza basata sul nulla, forse sulla buona sorte.
Un giorno, mentre ero in montagna, ho ricevuto una telefonata di mia suocera che mi chiedeva notizie della nipote e poi, buttato lì, sul finire della telefonata, perché lei ha sempre paura di essere invadente, mi ha chiesto “Hai ritirato l'esito dell'esame?” e io sono caduta dal pero. Mi ero dimenticata.
Non ho pensato “Mi sto trascurando” (anche se ho poi subito mandato un messaggio al marito chiedendogli se gentilmente poteva andare lui, visto che io ero in montagna), ho gioito dicendomi “Ce l'ho fatta! Ho staccato.”
Ero incredula.
Immediatamente ho incominciato a riflettere e analizzarmi per capire come ci fosse riuscita. Staccare sì, ma spegnere completamente il mio incessante interrogarmi no, quello è impossibile. Ci ho messo un po' a capirlo e, forse, l'ho compreso fino in fondo solo una volta tornata a casa e alle mie abitudini.
Sono andata contro la mia natura, mi sono fatta violenza.
Ho sempre detto di essere una persona introversa, che ha bisogno dei suoi spazi, della solitudine e del silenzio, che ha bisogno di pensare, di ascoltarsi e soffro quando non lo faccio per troppo tempo di seguito. Tutti i miei sforzi in passato sono stati concentrati per preservare questo lato del mio carattere; come una pianticella preziosa lo curavo, lo proteggevo, lo alimentavo. Non accorgendomi però che, così facendo, davo da mangiare al mio nemico.
Quando ti succedono cose gravi e brutte, abbiamo tutti fretta di lasciarcele quanto prima alle spalle, di dimenticarle, di tornare alla vita di prima, di essere quelli che eravamo prima. Alle volte, però, prima non è più il meglio per noi.
Non sto parlando di cambiare abitudini o di accettare il cambiamento; sto parlando di capire che, alle volte, per aiutare noi stessi dobbiamo anche farci un po' di violenza.
Cosa ho fatto in montagna di speciale per riuscire a staccare? Non mi sono data tempo per pensare. Questa estate la Pro Loco del paese di montagna dov'ero in villeggiatura aveva organizzato diversi eventi ed attività per grandi e piccini e, VV ed io, non ce ne siamo persi neanche uno. E' stato strano dover segnare sul calendario degli impegni per non rischiare di scordarli mentre eravamo in vacanza, ma erano così interessanti (e gratis) che avevamo piacere di prendervi parte. Le mie giornate erano piene; una volta, mi sarei lamentata perché non avevo un attimo di “calma”, ora ho scoperto che è un ottimo modo per mettere a tacere la mia testa, soprattutto i pensieri negativi.
Sono ancora un'introversa, anelo al silenzio e penso, penso, penso incessantemente; ma ora ho capito che, per il mio bene, non posso più darmi troppo spazio. Facendo un paragone un po' azzardato, è come se fossi stata tutta la vita un'alcolizzata; penso che chi lo è stato poi lo rimanga per sempre, solo impara a tenere sotto controllo quel lato del sue essere. Non credo che la mia natura interiore cambierà mai completamente, ma per forza di cose, dovrò metterla in un angolo, tenerla a bada, e dovrò impegnarmi per farlo. Pensare (bere) troppo non mi fa bene.
L'altro desiderio era leggere tanto. Si è avverato anche quello.