mercoledì 28 ottobre 2015

Il primo gesto


«A che cosa si deve rinunciare per poter infine diventare se stessi?» recitava la quarta di copertina e come ben sapete è un tema che mi sta molto a cuore ultimamente; chissà se riuscirò a tirare le fila di questa mia ricerca, prima o poi, o se sarà un continuo tendere al raggiungimento della me più autentica. Chissà...
Comunque, questa la frase che mi ha spinta a prendere “Il primo gesto” di Marta Pastorino, oltre al fatto che è una scrittrice torinese e sono sempre felice di scoprire e leggere un autore della mia città. Ma non è un libro sulla ricerca su se stessi, ho poi scoperto leggendolo. E' più incentrato sul tema della colpa, sul peso di portarne una, sulla necessità di confessarla e sul bisogno di redenzione. Se avessi letto bene la quarta di copertina ad un certo punto infatti riportava «Comincia così un viaggio, alla ricerca di una salvezza dalle colpe: le proprie e quelle degli altri».
Non c'è una risposta, non una univoca almeno, però questo libro m ha fatto venire un mente una frase che avevo letto in “Non scrivere di me” di Livia Manera Sambuy (qui il mio post). Durante un incontro ad un certo punto Paula Fox dice:«...mi ha insegnato la fiducia, sapendo, che le persone tradiscono sempre e che noi stessi tradiamo gli altri. Perché la fiducia comprende il tradimento». Non siamo in grado di essere fedeli a noi stessi, come possiamo pretendere di riuscire ad esserlo verso gli altri e che loro facciano altrettanto con noi? Ci sono tanti tipi di tradimenti, certo, ma forse è giusto cercare di essere meno severi, più compassionevoli, esercitare il perdono, che non è una debolezza ma una grande forza.
A messa, domenica, il prete commentando il Vangelo, il punto in cui Gesù domanda “Che cosa vuoi tu da me?”, ha osservato: «Non dobbiamo volere il bene; dobbiamo essere buoni, fare il bene». Ecco, penso sia un buon punto di partenza, cercare almeno perché è difficile me ne rendo conto, sapendo che si può cadere, si può sbagliare, si può ferire, si può tradire. Facendo del bene, però. Il primo gesto.

lunedì 26 ottobre 2015

La vita ultimamente, 15

Ho iniziato a stare male domenica sera, della scorsa settimana. Il malessere è rimasto blando per tutta la settimana, niente febbre che ti obbliga a letto, ma quella debolezza infinita che rende faticoso fare qualsiasi cosa. Così siamo rimaste, VV ed io, il più possibile a casa: tante ore da riempire senza stancare troppo la sottoscritta. Abbiamo fatto giusto in tempo a festeggiare il compleanno del nonno. Non avete idea di quanta gioia riempa VV il passare del tempo con i suoi cuginetti.


Abbiamo disegnato, colorato, letto e anche costruito delle marionette: il lupo di Capucetto rosso non ci è piaciuta tanto...


Le feste di compleanno ci piacciono molto, soprattutto il momento della torta, cantare la canzoncina e spegnere la candelina. In questi giorni compiva gli anni Minnie, lo sapevate? La torta di carta fatta dalla mamma, è bellissima vero? ;-)


Su Instagram ho scoperto #libriparlanti, fare dei componimenti usando le coste dei libri. Ho voluto cimentarmi, che ne pensate?


In mezzo a tutto questo ho dovuto superare la delusione di non essere potuta andare a Bookcity Milano, quest'anno ero seriamente intenzionata a prendervi parte e magari sfruttare l'occasione per incontrare delle blog amiche. Pazienza, sarà per il prossimo anno... Per fortuna le occasioni per sentire parlare di libri e incontrare autori non mancano. L'ultima volta che mi sono recata in biblioteca ho scoperto l'iniziativa “Abbiamo (ri)fatto 13!”: una rassegna di incontri nelle tredici Biblioteche Civiche che compongono lo SBAM Nord-Ovest dell'area Metropolitana Torinese. Un'occasione per conoscere nuovi autori, incontrarne di già noti e scoprire altre biblioteche, che come sapete sono luoghi che io amo molto. Per chi è della zona, magari ci si incontra, fatemi sapere.

Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca.
Jorge Luis Borges

venerdì 23 ottobre 2015

La monetina

Legge tristezza nei miei post Sandra, tanta. Mi sono stupita quando ho letto il suo commento e mi sono interrogata a fondo: possibile che dalle mie parole traspaia questo sentimento? E che io non me ne renda conto? Possibile, certo, l'inconscio tira brutti scherzi.
Se così fosse, però, sono contenta di non accorgermene perché per la prima volta, nonostante tutto, le preoccupazioni, le incognite, le aspettative, le paure, sto riuscendo a tenerle a bada. «Chissà che cosa mi riserverà la vita», mi dico, quando mi sento mancare il respiro e grazie a una frase così semplice, il volo della monetina non mi sta facendo paura anzi, mi incuriosisce. Sono curiosa di vedere da quale faccia cadrà. Sono consapevole che quello che è in ballo non è una questione di vita o di morte ma, prima, tutto lo diventava: l'incognita era davvero un mostro pronto a divorarmi, il più piccolo contrattempo era presagio di fallimento, il futuro era sempre buio.
Ora mi dico che, vada come vada, la mia vita non cambierà, è già bella così. Certo che spero che vada bene, visto l'investimento enorme che sto facendo, e certo che spero di avere quel di più, ma non posso essere io a decidere da che parte cadrà la monetina. Lo deciderà la vita.
Non sono ingenua, i momenti bui ci saranno, mi conosco bene, continuerò ad arrabbiarmi, ad usare mio marito come pungiball e lui a non mostrarmi il fianco, facendomi arrabbiare ancora di più, continuerò ad essere insoddisfatta, a voler fare di più e a pensare di non riuscire a fare mai abbastanza. Ma finalmente, guardando il volo della monetina, riesco a vedere anche l'altra faccia. Quella bella.
Cadrà la monetina. Deciderà la vita. Ma ci saranno tanti altri voli e io non voglio perdermene nessuno, belli e brutti.
Morire di sicuro è più riposante che vivere. Ma vivere è bello. Anche solo per un istante.
Soprattutto per un istante.
Daria Bignardi

Il tempo di un volo di una monetina.

video
 
(Roma 2006. Visto cosa sono andata a pescare, amore mio?!)

mercoledì 21 ottobre 2015

L'Attesa


Restando sempre in ambito “attesa”, mentre stavo sfogliando un libro, il caso mi ha fatto incontrare questa bellissima poesia, che ancora una volta da voce al mio sentire. Scritta da una ragazzina!
Io sto
in silenzio
e resto
in attesa
che vengano parole
mi osservo
mentre piango
e resto
in attesa
che vengano risate
cammino
nell'ombra
e resto
in attesa
che spunti la luce
mi affanno, mi fermo, capisco, mi confondo, imparo, mi affatico, mi alzo, mi arrendo, mi odio, mi consolo, mi ascolto, mi deprimo, respiro. In attesa.

Rossella

lunedì 19 ottobre 2015

Lo spazio bianco

Imprigionato in questa rete sonora di prima, poi, ieri, mentre, ora, destra, sinistra, io, tu, quelli, gli altri.

Jorge Luis Borges
Maria aspetta. Ma non nel senso che è incinta, anzi, sua figlia Irene è nata troppo presto e dietro l'oblò dell'incubatrice Maria non può fare nient'altro che questo, aspettare. Maria osserva le ore passare come una sequenza di possibilità. Niente è più come prima... non sente curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Non sa aspettare e non vuole farlo, nell'attesa i mostri prendono forma e si ingigantiscono... Aspettare senza sapere è la più grande incapacità della sua vita.
Anch'io in questo periodo sto aspettando e ho le stesse difficoltà di Maria, non ci sto bene in questo limbo. Mia figlia non è nata troppo presto e io non sono incinta, se non metaforicamente. Si possono aspettare tante cose... Così quando ho letto la quarta di copertina de “Lo spazio bianco” ho capito che Maria ed io avevamo molto in comune e che lei poteva aiutarmi a comprendere come ci si sente in questa situazione o meglio, a descrivere le sensazioni, a metterle per scritto, a darle un nome, a renderle tangibili e visibili. Maria stessa dice ad un certo punto:
A me serviva un esegeta che mi spigasse cosa tutto questo voleva dire, quale seconda realtà c'era dietro quella che mi si mostrava, quale il modo giusto per continuare.
Come ci sente lo so bene, ma se gli do una forma a questa attesa, questo mostro, forse riesco a guardarla anche in faccia, a prenderla, soppesarla, metterla via quando serve. A non farmi mangiare. Maria, tramite la penna di Valeria Parrella, è stata la mia esageta.
...era che qualcuno aveva lanciato una monetina in aria, e quella prima o poi doveva cadere su una faccia.
Non ho dovuto attendere molto questa volta, a pagina undici il mio mostro ha preso forma: una monetina, che ruota in aria. Ora non ho più paura di guardarlo in faccia, mentre aspetto che cada. Alla fine del libro poi, Maria mia ha anche insegnato cosa devo fare: mettere uno spazio bianco. Tra un presente che è finito mo' e uno che è appena iniziato, ma il primo non è passato e il secondo non è futuro.
Tra pagina undici e la fine del libro ci sono anche tante altre bellissime cose ma ora sono troppo impegnata a custodire il volo della mia monetina, per raccontarvele. Vale la pena leggerle.

venerdì 16 ottobre 2015

Portici di carta 2015


Lo scorso fine settimana si è svolta a Torino la manifestazione “Portici di carta”. Giunta alla nona edizione, è uno degli appuntamenti irrinunciabili di inizio autunno. Per un intero week-end, i portici di via Roma, piazza San Carlo e piazza Carlo Felice si trasformano in una libreria lunga oltre due chilometri, ospitando più di cento librai, bouquinistes e piccoli editori. Un'occasione non solo per immergersi nei libri ma anche per conoscere le numerose librerie e i librai che popolano tutta Torino e non sempre si ha l'occasione di visitare. 

 
Vi era anche la possibilità di partecipare a cinque itinerari a piedi, di cui uno dedicato ai più piccoli, per scoprire il capoluogo che ha ispirato tanti scrittori e pagine indimenticabili. All'interno dell'oratorio San Filippo, inoltre, le letture e gli incontri erano dedicati ai piccoli e piccolissimi e nel pomeriggio di sabato c'era in programma il teatro dei burattini, con la rappresentazione della favola “Le penne dell'orco” di Italo Calvino. Vi abbiamo portato VV, consapevoli che forse è ancora troppo piccola per uno spettacolo del genere; intimorita infatti alla comparsa delle marionette, quando è stato il turno dell'orco siamo dovuti scappare via. Tutt'ora, in alcuni momenti della giornata, mi ricorda che «il mostro verde non mi piace». La mia piccola bimba sensibile...



 
E' stata una piacevole giornata all'insegna dei libri, salutata dal sole dopo un inizio un po' grigio, sempre contenti di passeggiare per le vie della nostra bellissima città.

mercoledì 14 ottobre 2015

Lasci fare la vita


Questo libro è nella mia lista dei libri da leggere da tempo immemorabile. E' uno di quei classici che, se sei interessato ai libri, alla scrittura e agli scrittori, non puoi non leggerlo. Finora però non l'avevo ancora fatto, anzi, me n'ero disinteressata, al punto che non sapevo si trattasse di un libretto di neanche 100 pagine. Poi un giorno, grazie a una proposta di scambio su Acciobooks (se non sapete di cosa si tratta leggete qui) ne sono venuta in possesso e finalmente ho potuto spuntare dalla lista “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke.
Come indica il titolo stesso, è una raccolta di epistole che lo scrittore inviò in risposta a un giovane poeta che gli scrisse confidandosi e chiedendo consiglio. L'argomento principale di questa corrispondenza sono naturalmente la poesia, lo scrivere e l'arte, ma molti dei consigli qui riportati si possono applicare anche alla vita di tutti i giorni, per chi artista non è (anche se io sono convinta che lo siamo quasi tutti). Vi trascrivo qui sotto quelli che mi hanno colpita maggiormente e che sono stati e sono tutt'ora, in questi giorni, di conforto per me.

Quando la vita e quello che mi capita è difficile da accettare:
Se vi sono orrori, allora sono i nostri orrori, se vi sono abissi, allora quegli abissi ci appartengono, se vi sono pericoli, allora dobbiamo cercare di amarli. E se solo organizziamo la nostra vita secondo quel principio che ci ingiunge di attenerci sempre al difficile, allora ciò che adesso ci appare ancora totalmente estraneo ci diverrà del tutto familiare e fido.
Quando mi tormento cercando una spiegazione:
Le cose non si possono tutte afferrare e dire... la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola.
Quando sono insoddisfatta:
Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri.
Quando sono troppo concentrata sul futuro e mi tormento in preda all'incertezza:
...maturare come l'albero, che non incalza i suoi frutti e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l'ansia che dopo possa non giungere l'estate. L'estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l'eternità gli stesse innanzi, così sereno e spensierato e vasto. Lo imparo ogni giorno, lo imparo a prezzo di dolori ai quali sono grato: la pazienza è tutto!
Quando mi sfinisco di perché:
Lei è così giovane, così nuovo a ogni inizio, e io vorrei pregarla come posso, caro signore, di essere paziente verso tutto l'insoluto nel suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse come stanze chiuse, e come libri scritti in una lingua molto estranea. Non ricerchi ora le risposte, che non possono esserle date perché non le potrebbe vivere. Mentre si tratta appunto di vivere tutto. Ora viva le domande. Forse così a poco a poco, insensibilmente, si troverà un giorno lontano a vivere la risposta.
Quando non ho fiducia nel cammino che sto percorrendo e temo i fallimenti:
Non vede come tutto ciò che accade sia sempre rinnovato inizio?
Il consiglio, l'augurio che ho fatto mio e faccio a voi. Inoltre, il mantra che ripeto costantemente in questi giorni:
...che lei possa trovare in sé una pazienza sufficiente a sopportare, e una ingenuità sufficiente a credere; che lei possa acquistare sempre più fiducia in quello che è difficile, e nelle sua solitudine tra gli altri. E per il resto, lasci fare la vita. Mi creda: la vita ha ragione, in ogni caso.

lunedì 12 ottobre 2015

Il blocco del lettore


Ho avuto il blocco del lettore. Vi è mai successo? Finisci di leggere un libro e dopo non sai cosa iniziare. Ti ritrovi a fissare gli scaffali della tua libreria, pieni di libri che aspettano pazientemente il loro turno ma niente, nessuno che ti invogli a prenderlo e finalmente aprirlo. Sai che sei solo a metà della tua Reading Resolution ma anche se mancano pochi mesi alla fine dell'anno, non sono quelli i libri che vuoi leggere ora. Comprarne uno nuovo non puoi, gli scaffali di cui sopra griderebbero allo scandalo e il buon senso questa volta la spunta. I giorni passavano e io ero presa da un'insoddisfazione strana, guardavo il comodino vuoto la sera e mi saliva un po' di tristezza. Le sere che andavo a letto senza leggere stavano diventando troppo numerose, rischiavo una nuova crisi d'astinenza. Allora che fare? Sono andata in biblioteca.


Centinaia e centinaia di libri che aspettano solo te, di essere sfogliati, letti in parte o fino in fondo, di essere scelti e poi posati, di essere portati a casa. Gratis. Quanti ne vuoi, anche se già sai che non potrai leggerli tutti nei venti giorni concessi dal prestito. Ma li prendi lo stesso, presa dall'ingordigia e, finalmente, dalla voglia improvvisa di correre a casa e incominciare a leggere.
 

E voi, dove cercate ispirazione per le vostre letture?

venerdì 9 ottobre 2015

Ca' Vittoria


Sia io che mio marito siamo amanti della buona cucina; ci piace provare ristoranti nuovi, amiamo sperimentare tipi di cucina diversi, coccolarci in luoghi ben curati nei minimi dettagli: sono gioie per gli occhi e per il palato. Ogni ricorrenza (o un viaggio) è per noi quindi un' occasione per regalarci un buon pranzo o una buona cena. E' quasi sempre mio marito a scegliere il posto, è lui quello più aggiornato, che legge recensioni, inaugurazioni, cambi di gestione, promozioni o stroncature; di solito questi pranzi sono anche un'opportunità per fare una piccola gita e scoprire nuovi angolini del Piemonte (o zone limitrofe).
Per il nostro anniversario ci siamo recati a Tigliole, in provincia di Asti, e siamo stati ospiti a pranzo del Ristorante "Ca' Vittoria".


Agli inizi del secolo scorso una vecchia casa, una famiglia, un'osteria. Oggi la stessa casa, la medesima famiglia, le stesse semplicità.” Una casa settecentesca in mezzo al verde e alle colline, ora anche albergo resort dotato di tutti i comfort, compresa una piscina, e luogo ideale per feste, ricevimenti e matrimoni. Lo si intuisce subito che è una conduzione familiare perché li trovi ad aspettarti ed accoglierti fin sulla porta, con una cortesia e gentilezza che non verranno a mancare per tutta la durata del soggiorno, nel nostro caso il pranzo, soprattutto nei confronti di VV. Come tutti i genitori, spesso veniamo presi dal dubbio se portare o meno una bambina piccola al ristorante, mossi dal timore che possa disturbare e consapevoli di esigenze molto differenti da quelle di un adulto. In questo caso ogni nostro dubbio è stato spazzato via dalle premure riservate a VV, dal portare subito la pietanza per lei così da non obbligarla a lunghe attese e dalle pause che ci hanno permesso di intrattenerla tra una portata e l'altra, abbiamo così avuto modo anche di godere della terrazza e della bella vista.
Una bellissima occasione di festa, per celebrare ancora una volta il nostro tretre.

 
Ristorante Albergo Ca' Vittoria
Via Roma, 14
14016 Tigliole
Tel. +39 0141 66 77 13
Fax. +39 0141 66 76 30

mercoledì 7 ottobre 2015

Il freno


Un giorno della scorsa settimana sono tornata a casa con l'amaro in bocca.
Avevo un incontro a cui mi sono recata un po' tesa e con lo stomaco contratto; dovevo lamentarmi ed esporre la mia insoddisfazione per il servizio ricevuto, non era un incontro piacevole, potendo avrei volentieri evitato, ma avevo bisogno di loro e non volevo rivolgermi ad altri. La controparte mi aspettava al varco perché aveva già intuito, pronta però a venirmi incontro. Infatti si è concluso con me che ho ottenuto quello che volevo e loro che non hanno perso una cliente. Un perfetto case history, come si direbbe in gergo manageriale, di WIN-WIN. Ci veniamo incontro, tu smussi un angolo, io rinuncio a qualcosa, troviamo un accordo, vinco io e vinci tu e siamo tutti contenti. Ma davvero? E allora perché l'amaro in bocca?
Perché non è facile quando sei una persona che cerca di essere accomodante, che non vuole dispiacere a nessuno, non vuole disturbare, non vuole risultare antipatica o poco gradita. Non è facile neanche rendersi conto di questo; di essere così insicuri da avere timore ad esprimere la propria opinione o la propria insoddisfazione.
Non sono sempre stata una persona così, anzi, sono sempre stata una battagliera, pronta a lottare per ottenere quello che voleva. Poi un giorno sono cambiata, non so nemmeno io come sia potuto succedere, quale ne sia stata la causa. Ho incominciato a farmi mille paranoie, a mandare avanti qualcuno, a rifuggire i confronti, a rinunciare per prima per evitare scontri, ad avere paura della mia stessa ombra.
Ultimamente però al WIN-WIN non ci credo più, non si può piacere a tutti, non si può essere tutti vincitori, non si può arrivare tutti insieme al traguardo, di podio ce n'è sempre e solo uno.
Ci sono abbastanza ostacoli nel mondo. Non c'è proprio bisogno che diventi il freno di te stesso.

Lorenzo Paoli

lunedì 5 ottobre 2015

Non scrivere di me


«Sto leggendo un libro di una giornalista che scrive di cultura sul Corriere della sera. Racconta delle interviste e degli incontri con alcuni scrittori americani. Brutto lavoro, vero?» Tempo fa, parlando con mio fratello, avevo riassunto così “Non scrivere di me” di Livia Manera Sambuy. In effetti, semplificando molto le cose, e leggendolo superficialmente, è proprio questo che fa nel suo libro. E lo fa anche molto bene, perché è proprio brava a scrivere.
Quello però che la mia frase non dice è la profondità con cui lo fa, di come lei, i libri e gli scrittori diventino una cosa sola, che quasi si stenta a credere sia così brava a ricordare tutto, ogni più piccolo e all'apparenza insignificante particolare: come sono vestiti, un gesto, un'espressione, un'intonazione della voce. Di come sia così brava, professionale ed umana da riuscire a farsi aprire la porta di casa e alle volte anche il cuore da questi autori. Di come entrino a far parte della sua vita e lei della loro; Philip Roth, Richard Ford, Paula Fox, David Foster Wallace, solo per fare alcuni nomi.
L'ho finito di leggere da parecchio tempo ormai, ma non riuscivo a scriverne perché non riuscivo a trasmettere proprio questa sensazione, di unità, come se fossero la stessa cosa, scrittore e giornalista. Pazzesco come noi lettori interroghiamo i libri così come Livia Manera Sambuy interroga gli scrittori, come noi entriamo nelle pagine così lei entra nelle loro vite.
Poi all'improvviso ho capito: siamo tutti, lettori, scrittori, giornalisti (alcuni almeno, quelli davvero bravi) alla ricerca di un significato, tutti alle prese con i nostri interrogativi alla ricerca di risposte. Ognuno a proprio modo: chi scrivendo, chi leggendo, chi intervistando. I più fortunati, come Livia Manera Sambuy, riescono a fare tutte e tre le cose insieme. E a farle bene.
Non so cosa ci sia dentro la vita. Continuo a scoprire pezzetti di significato e a cercare.

sabato 3 ottobre 2015

Viverla


Non c'è altra via per capire una scelta se non viverla.

Per quella via ci incamminammo insieme sei anni fa. Ci sono state corse, salti, passi leggeri, cadute. Abbiamo ammirato il panorama, ci siamo fermati a raccogliere fiori, abbiamo dovuto cercare riparo dai temporali, abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo urlato, ci sono stati lunghi silenzi. Ma non abbiamo mai smesso di tenerci per mano, non abbiamo mai smesso di camminare.
Auguri tretre, amore mio.