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lunedì 14 febbraio 2022

Love is...

 

Non mi ero mai domandata l'origine della festa di San Valentino, e voi? Così ho fatto una breve indagine su Internet e ho scoperto che, tanto per cambiare, inizialmente era una storia pagana di cui si sono appropriati i cristiani.

L'originale festività religiosa prende il nome dal santo e martire cristiano Valentino di Terni e venne istituita nel 496 da Papa Gelasio I, andando a sostituirsi alla precedente festa pagana dei Lupercalia, di radice arcaica legata al ciclo di morte e rinascita della natura, alla sovversione delle regole e alla distruzione dell'ordine per permettere al mondo e alla società di purificarsi e rinascere. Questa festa era accompagnata da vari rituali, mascherate, cortei, e giornate in cui i servi prendevano il posto dei padroni e viceversa, con l'intento di innescare un processo appunto di rinascita rimettendo in atto il caos primigenio. Parte di queste manifestazioni ritualistiche è sopravvissuta fino a oggi, mediata dalla morale cristiana, nelle tradizioni del Carnevale.

Sebbene la figura di san Valentino sia nota anche per il messaggio d'amore portato da questo santo, l'associazione specifica con l'amore romantico e gli innamorati è quasi certamente posteriore, e la questione della sua origine è controversa.

È conosciuta, in ogni caso, la leggenda, secondo cui il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro, necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza, priva di mezzi e di altro sostegno, al rischio della perdizione. Il generoso dono - frutto di amore e finalizzato all'amore - avrebbe dunque creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica "valentina" di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d'Orléans, all'epoca detenuto nella Torre di Londra. Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d'amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d'amore, mia dolcissima Valentina). Successivamente, nell'Amleto di Shakespeare (1601), durante la scena della pazzia di Ofelia (scena V dell'atto IV), la fanciulla canta vaneggiando: "Domani è san Valentino e, appena sul far del giorno, io che son fanciulla busserò alla tua finestra, voglio essere la tua Valentina".

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l'accoppiamento degli uccelli, quindi l'evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.

Soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, il tratto più caratteristico della festa di san Valentino è lo scambio di valentine, bigliettini d'amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell'amore romantico. A partire dal XIX secolo questa tradizione ha alimentato la produzione industriale e la commercializzazione su vasta scala di biglietti d'auguri dedicati a questa ricorrenza. La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno vengono spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d'auguri, numero che colloca questa ricorrenza al secondo posto, come numero di biglietti acquistati e spediti, rispetto al Natale. Fu proprio la produzione su vasta scala di biglietti d'auguri a dare impulso alla commercializzazione della ricorrenza e, al contempo, alla sua penetrazione nella cultura popolare, fino a diventare secondaria rispetto allo scambio di regali, come scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli.

Giorni fa ho raccontato a Vittoria della festa di San Valentino e dell'usanza di scambiarsi biglietti d'amore e regali. Lei mi ha ascoltato attentamente, ci ha pensato un po' su e poi ha concluso: “Voi mi amate, quindi mi farete un regalo.”

Mio marito ed io non ci siamo mai scambiati doni a San Valentino, ma abbiamo sempre cercato di trascorre la giornata insieme. In fondo donare il proprio tempo è uno dei regali più grandi. Voi la festeggiate? Nel caso foste alla ricerca di ispirazione, vi lascio un paio di link di vecchi miei post:

Regali fai da te e non

Una poesia

Un libro

Buona festa degli innamorati!

 

sabato 11 aprile 2020

La mia versione della storia


Sono diversi giorni che rifletto se scrivere, cosa scrivere, perché scrivere. Di solito, quando lo faccio, è perché sento una forte spinta e motivazione dentro di me, quel famoso qualcosa da dire. Mi rendo conto però che il periodo che stiamo vivendo è molto complesso, molto sfaccettato e che, soprattutto, non tutti lo stiamo vivendo allo stesso modo. Ci sono così tante variabili, così tante questioni e campi che vengono toccati, è veramente difficile prenderli in considerazione tutti, è impossibile fare un discorso generale che possa arrivare a tutti e che non ferisca nessuno.
Però è anche vero che io non l'ho mai fatto, e non ho neanche mai cercato di farlo; questo blog è il mio sguardo sul mondo, unico, soggettivo. Capita che qualcuno vi si riconosca, oppure che trovi uno spunto per provare anche lui a guardarlo in quel modo. Condividere il mio sguardo è l'unica cosa che posso e so fare.
Inizierei dal fatto che sono grata. Proprio così, sono immensamente grata. Mio marito ed io ce lo siamo detti più volte in questo periodo. Noi e i nostri cari stiamo tutti bene (e speriamo di continuare così), abbiamo una casa accogliente in cui ci sentiamo al sicuro, abbiamo la fortuna di avere un piccolo giardino dove stare all'aperto e un terrazzo su cui stiamo pranzando, facendo merenda, lavorando e facendo i compiti. Sembro l'unica ad essere preoccupata del fatto della solitudine di VV, perché anche se lei ammette di sentire la mancanza dei suoi coetanei, non l'ho mai vista così serena. Assistere poi alla magia della sua fantasia e dei lunghi giochi che si inventa da sola è bellissimo. È una bravissima studentessa e non vi nascondo che mi piace molto organizzare le sue ore di studio e trovare attività ed esercizi per approfondire gli argomenti e soddisfare la sua curiosità. Stiamo facendo finalmente i lavori di riparazione della casa che rimandavamo da troppo tempo e li stiamo facendo noi, trovando anche molta soddisfazione nel farli. Ci dilettiamo in cucina, guardiamo film, serie tv, leggiamo molto, guardiamo video di biblioteche o librerie che leggono albi illustrati.
Se pensate che mi stia vantando state interpretando male. Riconoscere le mie fortune è una forma di rispetto verso chi non le ha. La famosa frase “Quando siete felice fateci caso” di David Foster Wallace può essere declinata in vari modi, la gratitudine è una di questi. Questo tempo che stiamo trascorrendo insieme è un dono.
Non dimentico il contorno, non sono così ingenua o superficiale, così come non sono chiusa nella piccola bolla del mio mondo: ci sono i malati, ci sono i morti, c'è chi sta per perdere il lavoro e chi l'ha già perso. C'è mia madre a casa da sola, che sembra reagire bene, ma chi può davvero saperlo, magari mente, per non farci preoccupare.
E adesso tiro le fila. La cosa più assurda per me di questa situazione è che io l'ho già vissuta. Solo che ero l'unica ad essere malata, non il mondo intero. Credetemi quando vi dico che per me è pazzesco rivivere attraverso tutti voi, quello che ho passato io: la paura, la rabbia, l'impotenza, la mancanza di un futuro. Credetemi quando vi dico che, dalla mia esperienza, l'unica cosa che possiamo fare è fare del nostro meglio con quello che abbiamo. Credetemi quando vi dico che la stessa storia può essere raccontata in tanti modi e vi invito a cercare di vedere e raccontare il buono e il bello. Non abbiate paura del fatto che la vita non sarà mai più la stessa perché domani non è mai uguale a oggi e voi avete il potere di (provare a) renderlo migliore.
Ieri durante la cena ho chiesto a VV se le sarebbe piaciuto leggere un libro insieme e le ho suggerito di andare a sbirciare tra i miei libri di bambina/ragazzina. È tornata con “Piccole donne”. Alla veneranda età di 41 anni ho iniziato a leggere per la prima volta “Piccole donne” (l'avevo diverse volte preso in mano e poi abbandonato dopo poche pagine, lo trovavo noioso e sdolcinato).
Il primo capitolo si chiude con le quattro sorelle raggruppate attorno alla madre mentre legge la lettera del padre dal fronte di guerra; che si conclude così:
... ricorda loro che nell'attesa si possono compiere tanti lavoretti, così che molte giornate dolorose non saranno trascorse inutilmente.”
Questo il mio augurio per Pasqua: facciamo in modo che tutto questo dolore non sia stato inutile.

Vi abbraccio, Francesca

lunedì 23 marzo 2020

Passerà


Solitudine, impotenza, il sentirsi in balia degli eventi, la paura dell'ignoto, sentirsi privati della libertà e della quotidianità, non riuscire a pensare e lontanamente immaginare un futuro, avere paura di ammalarsi e di morire o che questo possa accadere a un proprio caro. Sono tutte sensazioni che immagino ognuno di noi, chi più chi meno, stia provando in questi giorni e che stanno rendendo complicato il trascorrere del tempo.
Anch'io ho i miei momenti no, ma molto meno, perché sono tutti sentimenti che ho già vissuto sulla mia pelle grazie, sarebbe più corretto dire a causa, della malattia. Questo momento storico che stiamo vivendo mi trova, in un certo senso, più preparata.
Vorrei esistesse una formula magica così da poterla condividere con voi, per aiutarvi a stare meglio ma, anche stendessi un decalogo in dieci punti, sarebbe solo la mia esperienza, quello che ho imparato dal momento in cui mi è stata diagnosticata la malattia, il ricovero in ospedale e poi la convalescenza.
Sono giorni e giorni che ci penso su che cosa potrei dirvi, che cosa potrei consigliarvi ma non mi viene in mente nulla, se non appunto quanto ho vissuto sulla mia pelle. E allora sono andata a ritroso nel mio blog, cercando i post più significativi, con la speranza che anche una sola semplice frase possa esservi di conforto, farvi sentire meno soli, darvi speranza, suggerirvi un nuovo punto di vista.


Se vi sentite in colpa per la rabbia e i sentimenti negativi che provate, oppure in colpa perché impotenti (può essere un lato positivo) leggete QUI.

Se vi sentite paralizzati, non riuscite a fare nulla e rimandate tutto a data da destinarsi, QUI vi spiego perché, se si può, è meglio non rimandare.

Se siete stanchi e annoiati da questa quotidianità, QUI vi racconto come cambiare il vostro sguardo.

QUI invece spiego quanto, paradossalmente, sia importante condividere il senso di solitudine.

La mente può essere la nostra peggiore nemica, QUI ho condiviso con voi tre trucchi che ho imparato per metterla a tacere.


Io ogni tanto mi rifugio nella bolla. L'ho chiamata così perché mi sento avvolta e protetta. Giorni in cui penso solo a me stessa, mio marito e mia figlia, i miei cari e non molto altro. Puoi svegliarti la mattina e andare a dormire senza sapere per forza il numero esatto di contagiati o morti. Puoi preoccuparti delle tue faccende quotidiane, che cosa cucinare per pranzo, quale film guardare dopo cena e nient'altro. Non c'è nulla di male a non essere informato per qualche tempo. Non fai del male nessuno, anzi ti proteggi se ti senti vulnerabile. Non abbiamo scelta e allora perché non isolarsi davvero, fino in fondo. Chissà che cosa si scopre.
Non sarai triste per sempre
per sempre
è l'unica cosa che dura per sempre.

Quando la volta del cielo notturno
si stende su di te
guardala
vedi l'oscurità e la vastità
della sua tristezza
tieni gli occhi fissi su di lei
osserva
il sole che si fa strada
guarda come persino lei, la grande e maestosa volta del cielo,
cambia con
il nuovo giorno.

Anche questo passerà.

Cleo Wade

venerdì 14 febbraio 2020

Amore e ginnastica


Qual è il ricordo più dolce che avete di San Valentino?
Io quello di una ragazzina alle prese con le sue prime esperienze d'amore, anzi, sarebbe più corretto dire alle prese con l'assenza di queste ultime. Ricordo di come mi lamentassi in famiglia perché non piacevo a nessuno, nessuno era innamorato di me, tutte apparentemente avevano uno spasimante e io no. Tempi in cui tra l'amare e l'essere amata sceglievo sicuramente quest'ultimo, di quando l'amore era vissuto quasi come un riconoscimento e il fine ultimo era sbandierarlo e vantarsene con le amiche. Ma cosa avrei mai potuto raccontare il giorno dopo? Niente, come quello che avrei ricevuto io.
Giunto il tanto temuto giorno degli innamorati, di ritorno da scuola, dove non avevo ricevuto nulla ovviamente, trovai ad attendermi nella buca delle lettere un bigliettino. Riconobbi subito la scrittura e ricordo che pensai sorridendo “Non vale...”. E sorridente, anche un po' sardonico, trovai in casa ad aspettarmi il mittente: mio fratello maggiore. Non sono sicura infatti il suo intento fosse completamente privo di ironia (c'erano troppi love, love, love), ma ricordo il sorriso che mi regalò e la realizzazione del fatto che ero amata, anche se non da un fantomatico “fidanzatino”.


Una storia d'amore originale è quella che ho letto questa estate e che vi propongo oggi: “Amore e ginnastica” di un poco convenzionale Edmondo De Amicis.
Cosa avrà mai di speciale la signorina Pedani, insegnante di educazione fisica dal fisico atletico e il piglio mascolino? Uomini di ogni genere ed età, colleghi e studenti, cadano ai suoi piedi ma lei non sembra farci caso. Intrecci ginnici e mentali fino al finale più insospettato e meno prevedibile, quando la protagonista compierà la sua scelta. Una piccola chicca di humour ambientata principalmente in una piccola palazzina nel cuore di Torino, con una descrizione divertita del mondo scolastico, ben lontana da quella del libro “Cuore”, e una carrellata di personaggi non convenzionali; una storia divertente sulla natura dell'amore, fisico e non fisico. Per gli amanti di Admondo De Amicis, per scoprirlo in questa sua nuova veste: non a caso Italo Calvino volle includere questo racconto lungo, pubblicato dall'autore quasi clandestinamente, nei suoi “Centopagine” per rilanciare e svecchiare l'opinione su uno scrittore troppo a lungo considerato un pio trombone paternalista. Nel 1973 ne fu tratto anche un film.

Buona festa degli innamorati!

lunedì 23 dicembre 2019

Nulla due volte accade


Accingersi a scrivere l'ultimo post di questo anno è molto difficile.
Impossibile non vedere la grande nube scura che è stata la morte di mio padre e con lei ogni bilancio, ogni ricordo, ogni considerazione, se messa a paragone, verrebbe oscurata. Mentirei però se dicessi che, dopo il due marzo, questo anno è sempre stato solo brutto, grigio, triste.
Ci sono stati giorni buoni, giorni meno buoni, giorni bellissimi, giorni disperati.
C'è stata vita.
Se c'è una cosa per cui devo essere grata è la consapevolezza e l'accettazione, o almeno il provarci, per ciò di cui è fatta la vita. Chiamatela maturità. Non lo so. So solo che sto smettendo di lottare inutilmente contro cose che non posso cambiare, contro cose di cui non ho il controllo. Non sono rassegnata, cerco solo di prenderne atto e vedere che cosa posso fare con tutto questo. Alle volte è pura convivenza. Alle volte gli eventi si trasformano in lezioni.
Nei momenti di lucidità, mi rendo conto che sto imparando a vivere e sono fiera di me stessa. Nei momenti di tristezza, sento che ho sbagliato e mi sento persa. Nei momenti di ottimismo sento che ho ancora molto da imparare e mi sento speranzosa.
Per la prima volta non ho fretta che un anno si chiuda e non ripongo nessuna speranza in quello che si apre, perché ho l'assoluta certezza che la vita mi offrirà sicuramente tante cose, belle e brutte, proprio come ha fatto finora. Starà a me avere occhi e cuore aperto per accoglierle. Sarebbe bello la bilancia pendesse sempre solo verso quelle belle, purtroppo la vita non sempre è così.
Spero di riuscire ad essere presente e attenta, per godere di ogni attimo, per poter dire più e più volte “Ah, allora è così...”
Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Perché tu, malvagia ora,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e qui sta la bellezza.

Wisława Szymborska
Vi faccio i miei migliori auguri. Arrivederci nella nuova decade,
Francesca

lunedì 9 settembre 2019

A bordo campo


Quando uscirà questo post mio marito ed io staremo accompagnando VV alla sua nuova scuola per il primo giorno di primaria. Molto probabilmente sarò concentratissima a mostrare la mia faccia migliore di madre serena, fiduciosa, tutta sorrisi ed entusiasmo, mentre farò del mio meglio per ricacciare indietro le lacrime e tenere a bada il terremoto che mi si starà agitando dentro.
Ogni passaggio che ha dovuto affrontare VV, come lo svezzamento, l'addio al ciuccio e al pannolino, così come il primo giorno di scuola dell'infanzia, sono sempre stati fonte di emozione e preoccupazione, come per ogni genitore, ma sono sempre riuscita a gestirli perché, alla fine di mille tormenti e ragionamenti, ero sempre arrivata alla conclusione che avevo fiducia in mia figlia, nelle sue capacità e «Non conosco nessuno che a diciotto anni porta ancora il pannolino, usa il ciuccio e dorme nel lettone». Insomma, prima o poi ce la si fa.
Quest'anno però sento che è diverso e ho capito che non ha nulla che vedere con VV; riguarda me.
Sei lunghi anni passati in un baleno in cui mi sono alzata, mi sono vestita, mi sono scaldata e mi sono presentata sul campo. Con qualsiasi tempo, in ogni condizione, da sana e da malata, con entusiasmo o poca voglia, con ben chiaro in testa che cosa fare, senza la più pallida idea di che cosa stessi combinando, ho calcato quel prato insieme a mia figlia. Lacrime e sudore, risate e urla, sconfitte e vittorie, piani d'azione, strategie di gioco, schieramenti in campo: non abbiamo perso un giorno di allenamento.
E adesso è arrivato il giorno della prima partita di campionato. Ci troveremo nello spogliatoio, controlleremo l'attrezzatura, l'aiuterò ad infilare la divisa, faremo riscaldamento insieme, le ultime raccomandazioni e poi ci avvieremo lungo il corridoio, verso la luce.
Ed è questa parte che ho compreso essere la più difficile per me.
Noi genitori ci preoccupiamo, vorremo il meglio per i nostri figli, vorremmo dare loro tutto quello che noi non abbiamo avuto e molto di più. Facciamo sogni e progetti sul loro futuro, ce li immaginiamo da grandi, adulti felici e realizzati. Vorremmo risparmiargli sofferenze e delusioni, rinchiuderli sotto la famosa campana di vetro. Pensiamo di conoscerli completamenti, pensiamo di sapere che cosa è meglio per loro, in che cosa sono bravi e in cosa no, vorremo spianargli la strada. Ecco perché a volta ci arrabbiamo tanto, rimaniamo delusi e la prendiamo sul personale. Ma la dura verità è un'altra, facciamo fatica ad accettarlo o addirittura a comprenderlo: è la loro vita, non la nostra.
Sei anni, di cui tre di asilo, per prepararci a questo momento, in cui potremo tifare, incitare, arrabbiarci, spronare, dare consigli e suggerimenti ma la partita è loro, non la possiamo giocare noi. E come un buon allenatore che si rispetti, non possiamo superare quella linea, il nostro posto è a bordo campo.

Buon ritorno sui banchi di scuola a tutti, grandi e piccini!

lunedì 4 marzo 2019

La vita, è il solo modo


Avevo scritto un altro post. Pieno di tristezza, rabbia, disperazione, confusione, paura. Tutti sentimenti che sto provando in questo periodo. Solo che pensandoci bene, non ho trovato il motivo di pubblicarlo. Non facendolo non le nego, queste sensazioni, sono vive e ben presenti in me, le riconosco. Ma perché lasciarle qui, per giorni e giorni, per sempre? Chi potrebbe giovarne? Certo, ci potrebbe essere un attimo di comunione, un cenno di riconoscimento, una scintilla di empatia. La pietà no, quella non la voglio.
Succede però che quando sono troppo dentro le cose, io non le veda bene, io non riesca a dirle, tanto meno a scriverle. Sono però molto brava a leggerle.
Continuerò ad essere assente ancora per un po'. Vi lascio così:
La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.

Wisława Szymborska


lunedì 29 ottobre 2018

Sono spesso emozionata


Una mattina a colazione Vittoria, tra un biscotto inzuppato nel latte e l'altro, mi ha detto che aveva i crampi alle gambe. Dopo aver valutato insieme il ventaglio delle possibili cause, le ho chiesto: “Potrebbe essere che ieri eri un po' emozionata di andare a cena a casa di Federico?” (compagno di classe nonché, a sentire entrambi, futuro marito). Lei ci ha pensato un po' su e poi mi ha detto: “Sai mamma, io sono spesso emozionata.”
È la prima volta in assoluto che VV da atto di essere a conoscenza di questo lato del suo carattere, cioè di essere molto sensibile e la cosa mi ha davvero molto commossa, nonché resa felice di questa sua consapevolezza.
In quanto molto sensibile a mia volta, questo aspetto di lei mi aveva sempre molto angustiata, un genitore non vorrebbe mai veder soffrire il proprio bambino, aggiungi poi il fatto che questo mio “difetto” io non lo sappia affatto gestire, in alcuni momenti ero quasi disperata di non poter proteggere in alcun modo mia figlia dai colpi della vita. (Sì sì, sono proprio quel tipo di madre che la fa tragica)
Ho poi pensato a tutte le cose che Vittoria, consapevolmente o no, fa da “emozionata” e ho avuto un moto di orgoglio verso di lei: quanto è stoica! Non ha il bagaglio di esperienze di un adulto, non sa valutare i pro e i contro, non sa mettere in atto meccanismi di difesa, non sa spiegarsi molte delle cose che accadono e che prova, l'unico suo metro è: fare o non fare. E molto spesso è obbligata a fare. E lo fa, senza troppe storie.
E così, se penso al tempo che ho sprecato in tutti questi anni tormentandomi, facendomi mille paranoie, temendo il giudizio, temendo la figuraccia, temendo di rendermi ridicola, temendo di essere fraintesa, temendo di non piacere. Temendo di essere me stessa.
E così, dopo giorni, settimane, mesi in cui mi interrogo su dove e come e perché riprendere a scrivere, sono arrivata a questa semplice conclusione, è giunto il momento di fare una confessione: non ho più i crampi perché, a questa età, la tensione mi blocca la cervicale; passo troppo tempo a immaginare le conseguenze di ogni mia azione o frase; mi faccio dei film mentali che, arrivati a questo punto, posso affermare con assoluta certezza di aver vissuto almeno 10 vite diverse nella mia fantasia; sogno ad occhi aperti e ho molti più incubi di giorno che di notte; mi sento una eterna principiante e sono così insicura che provo quasi un dolore fisico.
Tra le mille domande sul senso di molte cose che mi sto facendo da qualche mese a questa parte, non vi nascondo di essermelo chiesta anche per il blog, la newsletter, Instagram, Facebook e le molte ore che questa vita virtuale mi porta via. Poi però trovo delle lettere, o dei bigliettini, o delle cartoline nella mia casella di posta, non solo quella virtuale, proprio quella vera. Non mi porta soldi questa realtà virtuale, non mi porta ingaggi, collaborazioni, notorietà, regali... non faccio gli unboxing; però mi ha portato persone, incontri, amicizie. Non solo ha senso, ma ha anche valore.
E in una di queste cartoline, Martina mi ha scritto:
Non sai bene se la vita è un viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un giorno che si svolge giorno dopo giorno... non sai se ha senso.
In certi momenti, il senso non conta, contano i legami.
J.L Borges
Ecco, volevo dirvi che sono molto emozionata, lo sono spesso, lo sono quasi sempre.


lunedì 1 ottobre 2018

Tutto tace


Tutto mi sarei aspettata da questa estate 2018 tranne che le parole mi avrebbero abbandonato. Se è vero che il nome di questo blog può far supporre che io le stessi da sempre aspettando, in realtà non mi erano mai mancate, quello che più semplicemente attendevo era il sapere finalmente usarle bene, scrivere bene.
Invece è calato il silenzio e, cosa ancora più assurda, l'ho realizzato solo ora. All'inizio pensavo di stare troppo male per scrivere, temevo di infondere al testo tutta la tristezza e disperazione che stavo (e sto) provando. Nella mia testa, poi, sembravo improvvisamente incapace di parlare delle mie sensazioni e sentimenti con il mio solito riserbo e, allo stesso tempo, non avevo nessuna voglia di parlare dei fatti miei.
Poi un giorno qualcuno di voi ha scritto nei commenti “Tutto bene? Tutto tace” (grazie per esserti preoccupato per me, anonimo) e in due parole ha descritto quello che stavo vivendo: oblio. Io non lo so dire quello che sto vivendo.
Ora sono nella fase “va bene così”, mi manca il blog, ma nemmeno tanto, potrei anche vivere senza. Non ho voglia di obbligarmi a scrivere, non per forza tutto deve avere un nome o una spiegazione. Però mi dispiaceva non aver mantenuto l'impegno preso e cioè non essere tornata a scrivere all'inizio di settembre e, questo sì, due parole due sentivo di dovervele dare. Senza capo ne coda, ma eccole qua.
Il sorriso non mi manca, ho questa cosa che sorrido spesso, la gente me lo fa sempre notare e, quando succede, non posso fare a meno di pensare tra me e me “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”. La gente mi fa un complimento e io mi sento stupida. Anche le lacrime mi tengono spesso compagnia, non ho mai pianto così tanto come in questi ultimi mesi; in “Donne che corrono coi lupi” l'autrice scrive che le lacrime sono traghettatrici, chissà dove mi stanno portando.
Sto leggendo molto e penso che, se mai riprenderò a scrivere, sarà per condividere le mie letture, così potrò ignorare tutto il resto.
Sto cercando di arrabbiarmi di meno e forse ci sto riuscendo (marito confermi?) e sto anche facendo lo sforzo titanico di essere più indulgente, con me stessa, con chi mi è accanto e, soprattutto, con questa vita, l'unica che ho e che non voglio sia mia nemica, anche se lei ce la sta davvero mettendo tutta per dimostrarsi tale. Cara vita, alla fine ti tengo stretta a me, perché
È proprio così: amo, ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma controvoglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza. In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: “Ti odierò se posso, se no, t'amerò controvoglia”.
Petrarca
Se vi va, portate pazienza e restatemi accanto ancora un po', nel silenzio.

lunedì 30 luglio 2018

La vita, ultimamente 37


E anche luglio è passato, con lui il tanto temuto quarantesimo compleanno che, grazie a mio marito, amici e familiari è stato davvero indimenticabile, così tanto che Vittoria non ha smesso di farmi gli auguri per giorni e giorni...

(La mia bellissima torta di compleanna fatta con 40 macarons, ideata da mio marito e realizzata dalla pasticceria Pastepartout)
Vorrei dire che è passato senza colpo ferire ma, proprio gli ultimi giorni di questo mese, ho dovuto di nuovo fare i conti con il mio carattere troppo sensibile, le mie difficoltà a gestire i rapporti con gli altri, soprattutto quando vengo ferita. Probabilmente sbagliando, l'unica cosa che so fare in questi casi è andarmene, senza chiedere spiegazioni e senza darne; ho provato in passato ma finivo sempre per non essere compresa (o sono io che non mi so spiegare), aggiungendo così altro dolore al dolore. La cosa che trovo davvero difficile infatti è condividere il mio dolore, perché io ne provo davvero tanto, sicuramente troppo, perché esagero nel mio sentire, la faccio veramente grossa come mi sono sentita dire spesso. Però è così che sento...
Mi rende triste realizzare che, donna fatta e finita, non ho ancora trovato un modo per gestire tutto questo al punto che, quando le maestre mi hanno detto che Vittoria è altrettanto sensibile, in cuor mio ho pianto disperata: come le insegnerò una cosa che non so fare?
Voi come vi comportate quando qualcuno vi ferisce? Glielo fate sempre presente? Riuscite a farvi comprendere? O, come me, scegliete la fuga e la solitudine?


Ma bando alla tristezza, ho ancora occhi, cuore e orecchie (le cicale, quante cicale!) pieni del bellissimo viaggio fatto nella Francia del sud. Sono stati giorni intensi e pieni di emozioni, che condividerò con voi in un post dedicato, se vi va.
Nel momento in cui leggerete questo post, avrò raggiunto in montagna Vittoria, che mi ha preceduta di qualche giorno insieme ai nonni. Sarà la nostra prima estate nella nuova casa, ci aspettano quindi giornate di scoperte, avventure, sentieri nuovi da percorrere, piccole cime da scalare, nuove tradizioni da creare. Ma, come ormai saprete, sarà anche la mia vacanza del dolce far niente, dei ritmi rallentati, niente wifii e televisione ma tante, tante letture.
Sarà l'estate in cui ho letto “Le onde”, libro che Virginia Woolf scrisse proprio a quaranta anni, direi quindi il momento perfetto per me per leggerlo. Nel suo diario, il 17 luglio (giorno del mio compleanno!) del 1931 scriveva:
Sì, stamattina credo di poter dire che ho finito. [] La mia opinione personale – Dio mio – è che si tratta di un libro difficile. Credo di non essermi mai sentita così spossata. [] E può darsi che sia un fiasco. E di più non posso fare. E mi pare buono ma incoerente, denso, tutto a scatti. Comunque è elaborato, compatto. Comunque ho cercato di cogliere la mia visione: se non è un risultato, è un tentativo nella direzione giusta. Ma sono inquieta. Può darsi che come effetto generale sia debole e cincischiato. Dio solo lo sa. Come ho detto, e lo ripeto per sottolineare la leggera esaltazione un po' sgradevole che ho dentro, sono ansiosa di sentire cosa dirà L. quando verrà – forse domani sera o domenica mattina – nella mia stanza in giardino col manoscritto, si metterà a sedere e comincerà: “Dunque!”
Come ogni anno, il blog chiuderà i battenti per poi riaprirli il 3 settembre.

Vi auguro un'estate da cicale, non per canta che ti passa, ma perché questo animale così bistrattato era in realtà in passato simbolo di purezza e risurrezione e il nuovo anno, settembre per me, si avvicina.
Che le vacanze abbiano inizio, dunque!

giovedì 26 luglio 2018

Travel with kids


Vittoria non ha fatto il corso di acquaticità quando era neonata e nessun altro tipo di corso in piscina; solo il pensiero mi stancava. Preparare la borsa con tutto l'occorrente per lei e per me, l'idea di doverci lavare e vestire entrambe finita l'attività, asciugare i capelli, recuperare accappatoi, costumi, asciugamani, ciabatte, shampoo, bagnoschiuma e soprattutto la grande incognita: in tutte questo, la bambina dove l'appoggio? Perché immagino non si possa entrare col passeggino e non credo ci siano fasciatoi sufficienti per tutti. Cosa fai, stai bagnato in accappatoio ad aspettare il tuo turno? Centinaia di genitori frequentano i corsi in piscina, io però non ci ho mai neanche voluto provare con Vittoria e se non l'ho fatto, secondo me, il motivo era molto semplice: non mi interessava veramente.

(Colle San Giovanni 2013 - Le sonore dormite che si è fatta in quel marsupio)
Credo la stessa cosa accada a chi dice che gli piacerebbe tanto viaggiare con i bambini ma alla fine non lo fa perché è troppo complicato: l'incognita spaventa, l'idea di quanto potrebbe essere faticoso fa passare la voglia che, forse, è già scarsa di suo. Non c'è niente di male, se non si fa acquaticità o non si visitano tutte le capitali europee col bimbo nel passeggino non si è genitori di serie B.

(Costa Azzurra 2014 - Il mal di schiena che avevamo perché VV non sapeva ancora camminare)
Ma, e ripeto ma, se il desiderio di fare una cosa, nello specifico viaggiare, è molto forte io vi suggerisco di non rinunciare, di lanciarvi e partire. Non aspettate che i bambini crescano, fate del viaggio un'attività quotidiana (come vi ho raccontato QUI), quello che ci vuole secondo me è pratica e metodo. Nessuno nasce imparato e sbagliando si impara, you know?

(Berlino 2015 - Una città parco giochi)
Magari non iniziate subito con il giro del mondo in 80 giorni, magari invece di andare nel solito paesino della Liguria, vi spingete fino in Costa Azzurra. Magari iniziate con una giornata intera fuori casa, poi una notte, poi due... Magari per le lunghe distanze per qualcuno è più comodo l'aereo, per altri è più semplice spostarsi in macchina (ad esempio noi siamo andati fino a Berlino in auto). C'è chi non ha problemi a fare le valigie la sera prima di partire, per me, che è la cosa più stressante del viaggio, funziona meglio farle con grande anticipo. Finché non proverete, non scoprirete mai che cosa è meglio per voi.

(Scozia 2016 - Il permesso di camminare sotto la pioggia senza ombrello)
Mentirei se vi dicessi che non è stancante e che non ci saranno momenti neri in cui vi domanderete chi ve l'ha fatto fare, quando ci ripenso mi viene in mente solo una cosa: se solo li avessi accettati con più leggerezza, se mi fossi arrabbiata di meno, se avessi accettato l'accaduto con più fatalità, se mi fossi ricordata che sarebbe stata solo una fase.

(Cracovia 2017 - Santo papà sherpa che porta sulle spalle tutto ciò che è utile all'intera famiglia)
Alcune mie reazioni mi sono spiaciute molte e soffro ancora nel ricordarle, di essere partita non mi sono pentita mai. Forse vi aspettavate un post più pratico, ma alla fine questo è l'unico consiglio che mi sento di darvi: partite, divertitevi e create i vostri ricordi di famiglia!

giovedì 17 maggio 2018

Una ragazza


C'era una volta una ragazza che amava leggere e i libri. Erano i suoi migliori amici: quelli con cui amava trascorrere il tempo, quelli che avevano sempre una risposta alle sue domande, anche quando lei non pensava di averne da rivolgere, quelli che le tenevano compagnia nei momenti di solitudine, quelli che la proteggevano la notte quando la paura l'assaliva.
L'amore crebbe e lei volle conoscerli sempre meglio: chi li stampava, chi li scriveva, chi li vendeva, chi li leggeva, chi li commentava. Era sempre stata una ragazza molto curiosa. Scoprì un mondo affascinante e scoprì che le piaceva viverci dentro, girare per le sue strade, conoscere le vie, sapere chi vi abitava, che cosa faceva, dove andava. Sapeva molto di quel mondo.
Ma un giorno si smarrì, persa dietro a tutte queste informazioni, si dimenticò proprio di lui: del libro, del loro amore e di come tutto era incominciato.
Durante quest'ultimo Salone del Libro di Torino, ho avuto nostalgia di quella ragazza, che non era interessata al contenitore ma solo al contenuto, che non conosceva molte case editrici e che probabilmente, quando leggeva un libro, non avrebbe saputo dire da chi era pubblicato. A lei sono sempre e solo interessate le storie. Non conosceva i premi e chi li aveva vinti, non sapeva chi fosse il più venduto o il più famoso, non sapeva di acquisizioni, fallimenti, scontri e rivalità. Lei conosceva solo le storie.
Mi mancava quella ragazza e durante questo Salone sono andata a riprendermela. All'inizio pensavo sarebbe stato molto difficile, quasi impossibile: giravo per gli stand e conoscevo già tutto, mi sembrava non ci fosse nulla di nuovo: dov'erano lo stupore e la sorpresa? Poi è bastato rallentare, non avere l'affanno di vedere, incontrare, salutare. Di dovere.
Le parole sono tornate a me, i libri sono tornati a me e tutto il chiasso che li circondava come per magia è svanito.
Ho partecipato solo a tre dei già pochi incontri che avevo messo in programma di seguire; in tutti ho preso appunti e mi sono commossa, perché tutti hanno saputo parlare al mio cuore, mi hanno donato le parole di cui avevo bisogno.
Grazie a Michela Murgia che mi ha ricordato che “La speranza è credere che quello che si stia facendo abbia un senso, nonostante l'esito che si avrà”; a Nadia Fusini che mi ha suggerito che “Ogni donna è una Penelope che tesse intorno ad una mancanza” e a Enzo Bianchi che mi ha insegnato che “Non ci si deve sottrarre a quello che ci viene dato dalla vita e che la vita è incompiuta già di per se

Grazie a questo Salone del libro che mi ha fatto ritrovare quella ragazza, che continua ad amare i libri.

giovedì 3 maggio 2018

La vita, ultimamente 34


Aprile è venuto in mio soccorso e ha anche fatto le cose in grande: sole, caldo, tante cose da fare e da vedere, nessun contrattempo, addirittura qualche giorno di vacanza da trascorrere tutti e tre insieme. Esagerato!


Abbiamo subito inaugurato la bella stagione trascorrendo il giorno di Pasquetta al mare. Tempo di questa foto e Vittoria era in mutande; a sentire lei l'acqua era tiepida, o forse la voglia di giocare in acqua era più forte. Il Dio benevolo che ha vegliato su tutto il mese ci ha risparmiato il raffreddore.


E' stato anche il mese più ricco di feste di compleanno di tutto l'anno; durante una di queste VV è salita per la prima volta a cavallo, pardon sul pony, il pony più pony del mondo oserei dire, ma lei era felicissima.


Con l'arrivo della bella stagione, i giovani torinesi si riversano in massa forniti di plaid al parco del Valentino. Ricordo ancora la prima volta che ci andai con mio marito, uscivamo insieme da poco, e mentre ci facevamo cullare dai caldi raggi del sole, un piccolo cucciolo peloso e morbidoso cadde tra di noi, non essendo riuscito a frenare la sua corsa. A distanza di parecchi anni, eccoci di nuovo al Valentino, sempre in compagnia di un cucciolo, non peloso però.

 (Una VV inizialmente immusonita perché non avevamo portato il monopattino)

(Alla fine non ci si annoia mai in mezzo alla natura)
 
Ricordo quando, sempre ancora giovani fidanzatini, il venerdì sfogliavamo “Torinosette”, allegato del venerdì de “La Stampa”, alla ricerca di idee su come trascorrere il fine settimana e il periodo in cui eravamo impallinati con il teatro. L'abbonamento che mio marito ci ha regalato a Natale si riconferma un'idea geniale, che ripeteremo sicuramente la prossima stagione. Ad aprile abbiamo visto una bellissima versione de “Don Giovanni” al Teatro Carignano.

(Prima dello spettacolo abbiamo cenato da "Linopassamilvino", la versione abruzzese del fast food)
 
A proposito di botti che vanno riempite (chi è iscritto alla mia newsletter sa di cosa sto parlando), ad inizio mese c'è stato il secondo incontro di “Torino Bohémienne”, appuntamenti curati da Lorenzo Naia, alias La Tata Maschio, e Roberta Rossetti, alias Il T-rex a pois; l'idea è quella di bere un aperitivo insieme e trascorrere il tempo scrivendo, disegnando e chiacchierando. Torno sempre a casa felice e ricca di nuovi spunti. Il terzo ed ultimo incontro sarà il 7 giugno.

(Quando scrivo a mano uso quasi sempre la matita, trovo che la mano scorra più veloce e segua meglio il pensiero)
 
Durante l'autunno e l'inverno la snobbiamo un po', ma con l'arrivo della bella stagione e la riapertura dei giardini, corriamo sempre alla Reggia di Venaria. È enorme e ci sono sempre diverse mostre contemporaneamente da visitare, il rischio noia è impossibile ed è un luogo molto bello a cui siamo ormai affezionati.

 (Immagine di repertorio della prima visita di VV ad un anno. QUI un post su un'altra visita con una VV quasi treenne)

(Cresciuta è cresciuta, non solo VV ma anche la vegetazione dei giardini)
 

Che dire aprile se non grazie, grazie, grazie!

lunedì 5 marzo 2018

La vita, ultimamente 32


Come ho potuto peccare così tanto di ingenuità? È stato sicuramente un attimo di distrazione, di leggerezza, di noncuranza; qualcosa o qualcuno mi ha fatto sentire tranquilla e rilassata e così l'ho fatto. Quale imperdonabile errore. L'esperienza non mi ha insegnato nulla? Ho forse dimenticato la regola non scritta di ogni genitore: non solo non dire le cose, ma neanche pensarle e, soprattutto, mai sentirsi al riparo? Ho visto marzo alle porte e mi sono sentita al sicuro, al punto di arrivare a pensare, dopo tutti i racconti di malattie, raffreddori, influenze, febbri interminabili, ricadute: “Bhe dai, l'abbiamo scampata...” E così non ho visto arrivare il colpo di coda di febbraio, che ha voluto fare le cose in grande: bronchite per me, una settimana di febbre per VV. Contemporaneamente. Mentre scrivo siamo entrambe convalescenti.
Peccato per questo finale, perché febbraio era partito davvero molto bene, con tante nuove esperienze (o crocette, come piace dire a noi, quando facciamo qualcosa di nuovo).


Finalmente siamo riusciti ad andare a vedere i carri allegorici di Rivoli: per un motivo o per l'altro, tra cui un paio di anni di cancellazione causa brutto tempo, da quando è nata VV non eravamo mai riusciti a festeggiare il carnevale, al punto da avere da ben quattro anni in un cassetto un pacchetto di coriandoli inutilizzati. Quest'anno ero pronta a scendere in strada e usarli comunque. VV si è divertita tantissimo, noi eravamo distrutti, a riprova del fatto che c'è un'età per ogni cosa. Abbiamo anche avuto il piacere di impanarci completamente nei coriandoli e di vederli tuttora spuntare ogni tanto per casa. Per quanto mi riguarda siamo a posto per i prossimi quattro anni...

 (Il Conte Verde, alias Enrico VI e consorte, Bona di Borbone, figure storiche di Rivoli)


Dire che VV adora i suoi cuginetti, non rende l'idea e fare le cose insieme a loro ha tutto un sapore diverso, per il cuginetto più grande ha poi proprio una sorta di venerazione. Potesse li sposerebbe tutti e tre. Quindi immaginate la sua gioia quando siamo andati in montagna tutti insieme a sciare: c'era un vento gelido che sollevava la neve e ti regalava schiaffoni ghiacciati in faccia, ma i bambini non facevano un plissé. Tanto hanno fatto che siamo rimasti fino alla chiusura degli impianti. So già cosa state pensando ma, no, non è in questa occasione che ci siamo ammalate.


Devo ringraziare mia cognata che mi ha fatto sapere di questa iniziativa, perché non ne sapevo nulla: ogni anno al Teatro Carignano organizzano uno spettacolo apposta per i bambini e quest'anno c'era “Alice nel paese delle meraviglie”. Così Vittoria ha avuto la sua prima volta a teatro in uno dei più belli e storici di Torino ed è stata contentissima dell'esperienza. Unica nota dolente: era una versione moderna e Alice non aveva il classico vestitino azzurro; da queste parti abbiamo un debole per vestitini, insomma l'outfit dell'attrice protagonista è stato bocciato.


A spettacolo concluso, ci siamo regalate una merenda da principesse in una delle caffetterie storiche più eleganti (e care) di Torino: Baratti&Milano. Potrebbe anche essere che il primo abbassamento delle difese immunitarie ce l'abbia provocato lo scontrino. Potrebbe anche essere...

(La faccia di una che fa finta di non essere impressionata dalla fetta di torta che le hanno appena messo davanti)
 
(Foto fatta da VV. Invece dell'Instagram Husband, io avrò l'Instagram Daughter)
 
Marzo, non fare scherzi.