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lunedì 8 marzo 2021

16 libri per un nuovo sguardo

Non sono mai stata una femminista. Non mi sono mai preoccupata di esserlo. Nella mia miopia ho sempre pensato che sarebbe stato sufficiente “coltivare il mio orticello”. Solo recentemente ho realizzato di quanto il problema sia grave e pervasivo, come se all'improvviso si fosse sollevato il velo che copriva i miei occhi e ora, quotidianamente, noto l'elefante nel negozio di cristallo.

Questo cambiamento è merito, a dimostrazione che non tutti i mali vengono dai Social, di alcune persone che ho iniziato a seguire su Instagram, che compiono la lotta quotidiana di combattere stereotipi, disuguaglianze, maschilismo, razzismo e che mi ricordano come questi problemi siano parte della nostra cultura. Ne siamo tutti vittime e carnefici, anche solo semplicemente con il nostro silenzio.

La famosa scrittrice Michela Murgia, è uscito proprio in questi giorni il suo ultimo libro “Stai zitta”; Teresa Cinque e i suoi monologhi che strappano risate e riflessioni; Carolina Capria, nota come “L'ha scritto una femmina”; Andrea Colamedici e Maura Gancitano, filosofi fondatori di Tlon Edizioni; e Cathy La Torre, avvocato in prima linea. È loro il merito del mio nuovo sguardo, li ascolto sempre con molta attenzione e, ovviamente, mi appunto con dovizia tutti i libri che suggeriscono.

Ho pensato quindi, in questa giornata dedicata alle donne, di condividere con voi quei volumi a stampo più femminista; ce ne sono per tutti i gusti, anche genitori, bambini e ragazzi. Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo iniziare da noi stessi.

 









 

lunedì 15 febbraio 2021

Leggere con VV

 


Uno dei meriti dell'anno appena concluso, è stato quello di avermi regalato la lettura con Vittoria. Da quando è nata ho sempre letto per lei, ultimamente anche lei ama a volte leggere per noi, ma non abbiamo mai letto assieme, cioè scelto un libro e iniziato a leggerlo insieme, condividendo tutto: impressioni, perplessità, amore per alcuni personaggi e altri no, commenti sulla trama “Secondo te come continua?”, risate e lacrime. Ok, lacrime solo io...

Quando abbiamo iniziato eravamo in piena pandemia, tutti costretti a casa e questo ha aiutato sicuramente a passare il tempo. Ora le giornate sono più strutturate e la nostra lettura insieme avviene la mattina, nei cinque minuti in cui lei si misura la febbre (questo è per chi dice di non avere mai tempo per leggere...), qualche volta durante il fine settimana, subito dopo la colazione. È uno dei miei momenti preferiti della giornata; adoro quando non riusciamo a resistere e continuiamo ancora un po' la lettura e poi corriamo a prepararci per non fare tardi a scuola. Adoro quando scoppiamo a ridere insieme, adoro gli sguardi complici che ci scambiamo, adoro sentire i suoi commenti e il suo punto di vista (ma quanto è bello il punto di vista di un bambino e quanto c'è da imparare), adoro quando dissentiamo. Conserverò per sempre nel mio cuore il giorno in cui mia ha detto, riferendosi al protagonista “Non può morire altrimenti il libro finisce”, facendomi capire che intuisce come funziona la creazione di una trama. Spero questa nostra nuova abitudine duri il più a lungo possibile e, ovviamente, vi suggerisco caldamente di farlo a vostra volta. Qui di seguito i libri che abbiamo letto assieme e che ci sono tutti piaciuti tantissimo.
 
Roald Dahl “Il GGG”
 
Lo so che è un classico della letteratura per l'infanzia, ma è un autore che non avevo mail letto. Devo ringraziare Giulia Robert, in arte @robgiu, e il suo gruppo di lettura su Instagram “Io non leggo da solə”, perché questo è stato il primo libro che ha proposto e, di conseguenza, l'inizio della lettura condivisa tra me e VV.
Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. L'affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a compiere una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d'Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.
Scritto magistralmente, con la creazione di parole e dialoghi che vi strapperanno diverse risate ma che vi faranno anche riflettere su alcune questioni del nostro mondo. In seguito abbiamo anche visto il film girato da Steven Spielberg, molto bello e fedele al libro.
 
Luis Sepulveda “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”
 
Letto anche questo durante il primo lockdown, proprio in seguito alla morte dell'autore avvenuta in quel periodo. Un altro classico per bambini, che questa volta avevo letto ma così tanto tempo fa che non ricordavo molto.Uno stormo di gabbiani è di ritorno dalla migrazione e una di loro, Kengah, è pronta per deporre il suo primo uovo. Lo stormo si tuffa in acqua per mangiare delle aringhe, ma a un certo punto Kengah finisce bloccata in una pozza di petrolio, chiamato "peste nera" dai gabbiani. Kengah riesce a liberarsi e a raggiungere la città di Amburgo, dove finisce sul balcone di una casa. Lì abita Zorba, un grosso gatto nero con una piccola macchia bianca sulla gola. Kengah, stremata, usa le sue ultime forze per deporre l'uovo e chiede a Zorba di farle tre promesse: non mangiare l'uovo, prendersi cura del piccolo che nascerà e insegnargli a volare. 
Un bellissimo libro sul valore dell'amicizia, sull'aiutare chi è in difficoltà, il superare le “differenze” e sul coraggio. Anche di questo abbiamo poi visto la versione animata.
 
Roal Dahl “Le streghe”
 
Altro libro proposto dal gruppo di lettura creato da @robgiu, altro classico della letteratura per l'infanzia che io non avevo mai letto.
Questa per Vittoria si è trattata di una vera e propria prova di coraggio, perché lei ha molta paura delle streghe, al punto che non ha mai voluto vedere un film delle principesse Disney perché c'è sempre una strega cattiva. Durante la lettura infatti, almeno all'inizio, era abbastanza nervosa, al punto di chiedermi un paio di volte di interrompere perché non reggeva più la tensione. Ma siamo arrivate fino alla fine e VV ha anche partecipato e commentato nel gruppo di lettura (c'erano anche altri bimbi, è stato molto tenero). 
Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe. Non quelle delle fiabe, sempre scarmigliate e a cavallo di una scopa, ma quelle elegantissime, somiglianti a certe signore che probabilmente già conoscete. Come fare a individuarle? Bisogna stare attenti a chi porta sempre i guanti, a chi si gratta la testa, a chi si toglie le scarpe a punta sotto il tavolo e a chi ha i denti azzurrini, perché tutto ciò serve a nascondere gli artigli, i crani calvi, i piedi quadrati, la saliva blu mirtillo: tutti segni distintivi delle vere streghe. Sapendo questo potrete evitare di venir trasformati in topi.
Il film non l'abbiamo visto, l'ultima versione con Anne Hathaway temevo spaventasse troppo VV per come sono rappresentate le streghe, un conto immaginarle, un conto vederle.
 
Daniel Pennac “ Abbaiare stanca”
 
Questo libro l'ha portato la fatina dei denti... L'ho trovato per caso al supermercato, al prezzo stracciato di soli cinque euro, con come protagonista un cane, aveva tutti i numeri per piacere a Vittoria e così è stato. 
Scritto in prima persona, un bastardino ci accompagna lungo le sue numerose avventure e ci insegna a vedere il mondo attraverso gli occhi di un cane, imparando molte cose sul suo mondo ma anche sul nostro. Un inno all'amicizia tra uomo e cane, una storia sull'amore e l'amicizia, la paura e la voglia di libertà e dalle pagine del libro traspare tutto l'amore dell'autore per questi animali.
 
Paola Mastrocola “Che animale sei?”
 
Non so se l'autrice avesse in mente un lettore adulto o un bambino, infatti proporlo a VV è stato un azzardo, ma sapevo che un libro che ha per protagonista un animale avrebbe sicuramente attratto la sua attenzione e infatti così è stato.
Quando uno nasce, non sa chi è. E se non c'è nessuno che glielo dice, la vita diventa una bella complicazione. La protagonista, per esempio, non sapeva chi era, perché quando era nata, rotolando giù dal camion di Jack il Camionista, si era ritrovata sola e aveva scambiato per sua madre una pantofola di pelo. Una calda pantofola accogliente, dentro la quale si era accoccolata sognando di non essere ancora nata. In fondo, era contenta di avere questa mamma. E tutto sarebbe rimasto per sempre così, se non avesse voluto conoscere il mondo e non avesse continuamente incontrato qualcuno che le chiedeva: "Che animale sei?" 
Questo libro ha sicuramente due livelli di lettura: c'è la storia semplice di un'anatra che non sa che animale è, ma anche la ricerca di se stessi. Il linguaggio è semplice, molto di quello che succede è buffo e fa sorridere, ma sono convinta che non dobbiamo sottovalutare i bambini e il loro livello di comprensione. Sono convinta che VV si sia più volte riconosciuta nella confusione e lo smarrimento di questa anatra che doveva ogni volta capire le regole di vita e adattarsi al gruppo di animali in cui capitava per caso. Fino a che, ovviamente, non capisce che le regole nella nostra vita siamo noi a dettarle.

Sto attendendo con ansia di leggere “E se covano i lupi”, sempre della Mastrocola, che penso essere una specie di sua continuazione; ma VV mi ha detto di avere voglia di leggere qualcosa di leggero e ho lasciato scegliesse lei. Così in questi giorni siamo alle prese con “Diario di una schiappa”.

mercoledì 23 ottobre 2019

100 Gianni Rodari


Recentemente ho letto un post su Facebook, di quelli di persone sconosciute ma che per la magia del “tizio che conosci ha commentato” vedi anche tu. Questa persona, in merito all'iniziativa #ioleggoperché, affermava una cosa che condivido appieno e cioè che si dovrebbe smetterla di parlare della lettura come una cosa elitaria, difficile, impegnata, ecc.; forse, diceva, dovremmo partire dalla più semplice verità: leggiamo perché è divertente.
Io stessa sono spesso vittima di questo modo di vedere la lettura, lo capisco quando sono reticente ad ammettere che no, quel libro proprio non l'ho letto. Questa “vergogna” riguarda buona parte della mia infanzia. I libri in casa dei miei genitori non sono mai mancati, lo dimostra il fatto che sia io che i miei fratelli siamo diventati forti lettori; però se penso alla me bambina so che ci sono tante lacune: Rodari, Pitzorno, solo per elencarne alcuni, sono grandi assenti della mia biblioteca personale. Non lo so perché, forse i miei genitori non davano così grande importanza a che cosa si leggeva, forse non avevano il culto del “classico”. Sicuramente avendo due fratelli molto più grandi di me, io ci tenevo tanto a leggere i loro stessi libri, cosa che, infatti, facevo di nascosto. Non a caso affermo con sicurezza che per far leggere un libro uno dei miglior modi e vietarlo.
L'altro buon metodo, quello che involontariamente hanno applicato i miei genitori e ora stiamo facendo io e mio marito, è l'esempio: se tuo figlio ti vede spesso con un libro in mano, completamente assorto nella lettura e, se cerca di attirare l'attenzione, si sente rispondere “Fammi finire il capitolo”, ci sono buone possibilità che faccia anche lui la stessa cosa. Perché è divertente.
Le parole sono divertenti, con le parole si possono fare tantissimi giochi, sono uno strumento potentissimo, fanno volare la fantasia. Lo sapeva bene Gianni Rodari, che con le sue storie ha divertito, ispirato, insegnato, commosso e continua a farlo nei suoi libri senza tempo, perché parlano di sentimenti che sono universali. Proprio oggi, nel 2020, cadrà il centenario della nascita e sono già iniziati i festeggiamenti. Un anno in cui verranno ristampate nuove edizioni, verranno condivise foto, notizie, giochi e che andranno a creare un grande portale celebrativo. Lo trovate QUI e, se volete rimanere sempre aggiornati, potrete anche iscrivervi alla newsletter.
Inoltre, per i lettori “alle prime armi”, in libreria si può ora trovare una nuova collana: “Leggo una storia con il maestro Gianni”; quattro libri scritti in stampatello maiuscolo per esercitarsi nella lettura divertendosi, perché come diceva Rodari: vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Li trovate QUI.
Per quanto mi riguarda, è giunto il momento di recuperare un grande assente della mia biblioteca di bambina. Buon divertimento.
Un «libbro» con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro specialissimo.
Gianni Rodari

mercoledì 9 ottobre 2019

La giornata mondiale della posta


Oggi è la giornata mondiale della posta; in questo giorno nel 1874 gli stati si riunirono a Berna e firmarono un trattato che governa ancora oggi le spedizioni di tutto il mondo.
Chi mi conosce sa del mio amore incondizionato per la corrispondenza, di come adori ricevere e spedire lettere e cartoline; così come mi piaccia molto leggere epistolari di autori famosi (Virginia Woolf ed Emily Dickinson su tutti). Oggi però voglio condividere con voi tre libri illustrati sempre a tema corrispondenza, tutti e tre scovati negli anni in quel pozzo delle meraviglie che è il Salone del Libro di Torino.

È COSÌ SPERO DI TE, Didier Lèvy e Tiziana Romanin, Terre di mezzo


Il libro narra la storia vera di una corrispondenza fittizia inventata da Franz Kafka per consolare una bambina della perdita della sua bambola preferita. Incontrata per caso al parco mentre passeggiava con la sua fidanzata Dora, Kafka racconta alla bambina in lacrime di aver ricevuto una lettera dalla sua bambola, in cui raccontava di essere partita per un lungo viaggio intorno al mondo. Lettera dopo lettera la bambola cresce e diventa una donna libera, indipendente, curiosa del mondo e così facendo prende congedo dalla bambina, che a questo punto è pronta anche lei a spiccare il volo. Illustrazioni in stile Liberty e una storia per appassionati di letteratura.

IL POSTINO DEI MESSAGGI IN BOTTIGLIA, Michelle Cueves e Erin E. Stead, Babalibri


C'è forse qualcosa di più romantico di un postino che ha come compito quello di recapitare i messaggi portati dal mare? Fino al giorno in cui ne arriva uno che è un invito a una festa ma il postino non riesce proprio a trovare il destinatario. Deciderà quindi di recarsi lui il giorno della festa, per scusarsi con la persona che aveva scritto il messaggio. Ma una sorpresa lo attende...
Disegni che sembrano avvolti dalla stessa bruma che abbraccia la spiaggia, poetico come un messaggio in bottiglia, che trasmette la gioia che si prova quando il destinatario finalmente lo legge e, anche e soprattutto, la gioia dell'attesa.

LE LETTERE DELL'ORSA, Gauthier David e Marie Caudry, Gallucci


Un'orsa che sente la mancanza del suo amico uccellino e che decide di partire in viaggio, per raggiungerlo. Ogni giorno gli scrive una lettera in cui racconta le sue avventure di viaggio, le scoperte sulla natura, gli incontri lungo il percorso. Un racconto sull'amicizia, pieno di amore e coraggio, con lettere portate dal vento.

E quale miglior modo di festeggiare questa giornata se non scrivendo una lettera?


giovedì 26 luglio 2018

Travel with kids


Vittoria non ha fatto il corso di acquaticità quando era neonata e nessun altro tipo di corso in piscina; solo il pensiero mi stancava. Preparare la borsa con tutto l'occorrente per lei e per me, l'idea di doverci lavare e vestire entrambe finita l'attività, asciugare i capelli, recuperare accappatoi, costumi, asciugamani, ciabatte, shampoo, bagnoschiuma e soprattutto la grande incognita: in tutte questo, la bambina dove l'appoggio? Perché immagino non si possa entrare col passeggino e non credo ci siano fasciatoi sufficienti per tutti. Cosa fai, stai bagnato in accappatoio ad aspettare il tuo turno? Centinaia di genitori frequentano i corsi in piscina, io però non ci ho mai neanche voluto provare con Vittoria e se non l'ho fatto, secondo me, il motivo era molto semplice: non mi interessava veramente.

(Colle San Giovanni 2013 - Le sonore dormite che si è fatta in quel marsupio)
Credo la stessa cosa accada a chi dice che gli piacerebbe tanto viaggiare con i bambini ma alla fine non lo fa perché è troppo complicato: l'incognita spaventa, l'idea di quanto potrebbe essere faticoso fa passare la voglia che, forse, è già scarsa di suo. Non c'è niente di male, se non si fa acquaticità o non si visitano tutte le capitali europee col bimbo nel passeggino non si è genitori di serie B.

(Costa Azzurra 2014 - Il mal di schiena che avevamo perché VV non sapeva ancora camminare)
Ma, e ripeto ma, se il desiderio di fare una cosa, nello specifico viaggiare, è molto forte io vi suggerisco di non rinunciare, di lanciarvi e partire. Non aspettate che i bambini crescano, fate del viaggio un'attività quotidiana (come vi ho raccontato QUI), quello che ci vuole secondo me è pratica e metodo. Nessuno nasce imparato e sbagliando si impara, you know?

(Berlino 2015 - Una città parco giochi)
Magari non iniziate subito con il giro del mondo in 80 giorni, magari invece di andare nel solito paesino della Liguria, vi spingete fino in Costa Azzurra. Magari iniziate con una giornata intera fuori casa, poi una notte, poi due... Magari per le lunghe distanze per qualcuno è più comodo l'aereo, per altri è più semplice spostarsi in macchina (ad esempio noi siamo andati fino a Berlino in auto). C'è chi non ha problemi a fare le valigie la sera prima di partire, per me, che è la cosa più stressante del viaggio, funziona meglio farle con grande anticipo. Finché non proverete, non scoprirete mai che cosa è meglio per voi.

(Scozia 2016 - Il permesso di camminare sotto la pioggia senza ombrello)
Mentirei se vi dicessi che non è stancante e che non ci saranno momenti neri in cui vi domanderete chi ve l'ha fatto fare, quando ci ripenso mi viene in mente solo una cosa: se solo li avessi accettati con più leggerezza, se mi fossi arrabbiata di meno, se avessi accettato l'accaduto con più fatalità, se mi fossi ricordata che sarebbe stata solo una fase.

(Cracovia 2017 - Santo papà sherpa che porta sulle spalle tutto ciò che è utile all'intera famiglia)
Alcune mie reazioni mi sono spiaciute molte e soffro ancora nel ricordarle, di essere partita non mi sono pentita mai. Forse vi aspettavate un post più pratico, ma alla fine questo è l'unico consiglio che mi sento di darvi: partite, divertitevi e create i vostri ricordi di famiglia!

giovedì 22 marzo 2018

Baby Words - Come gestiamo le giornate fuori casa


AVVISO Post lungo e pieno di foto!

Vittoria aveva una settimana di vita quando ha messo piede per la prima volta a teatro. Il viaggio in macchina è stato un incubo, non ha smesso di urlare neanche un momento nonostante i miei tentativi disperati di calmarla e, una volta arrivati, non siamo riusciti ad andare con lei oltre il foyer: mio marito ed io ci siamo alternati per assistere allo spettacolo di danza di fine anno della scuola di cui mio fratello è presidente (e dove ora VV prende lezione), primo tempo lui mentre io allattavo, secondo tempo io. Più di una persona ci ha dato dei pazzi, per noi era la nostra vita di sempre, solo con un esserino in più.
Sono consapevole che non tutti si sentono subito pronti o a loro agio ad uscire con un bambino piccolo ed è giusto che ognuno rispetti i propri tempi. Le cose vanno fatte con piacere e in modo rilassato, altrimenti si parte con il piede sbagliato e i bambini sentono tutto.
Per noi è stato naturale fin da subito coinvolgere Vittoria nelle nostre uscite e, di conseguenza, lei è cresciuta abituata a stare in giro anche giornate intere insieme a noi. Ovviamente, adeguando tempi e modalità alla sua età. Quando era neonata, ad esempio, per me non era un problema allattarla in pubblico e in qualsiasi posto; una delle mie battute preferite è: “Faccio prima a dire dove non l'ho fatto!”. Così come non mi sono mai fatta problemi a cambiarle un pannolino anche nei luoghi meno adatti; le scale del Teatro Regio di Torino, ad esempio, o il pavimento di un bagno non essendoci il fasciatoio (stando sempre molto attenti all'igiene, ovviamente).

 (Pranzo al parco durante una passeggiata)

 (Pranzo in Piazza Carignano a Torino)

Una volta cresciuta, che ci crediate o meno, le cose si sono fatte più complicate. Come dice già il detto? Bambini piccoli problemi piccoli, bambini grandi...
Tutta questa premessa per condividere con voi gli immancabili delle nostre uscite, che ci aiutano a trascorrere giornate spensierate in giro per la città o durante le gite fuori porta; dei viaggi più lunghi ve ne parlerò in un altro post.

DORMIRE

Un bambino che ha dormito ed è riposato è la base di partenza perché l'uscita o la gita in questione siano un successo. Qualsiasi sia la vostra meta o l'attività che dovete svolgere, dovete tenere conto delle ore di riposo che vostro figlio è abituato a fare nell'arco della giornata e l'orario in cui è abituato a farlo. Quando è molto piccolo e usa la carrozzina o il passeggino l'organizzazione è più semplice, perché è come se avesse sempre a disposizione un letto.

(VV è stata a Berlino ma non ha visto il Muro, ha dormito tutto il tempo)

Una volta cresciuto e appiedato le cose diventano un po' più complicate da organizzare. Noi ad esempio facciamo così: se l'uscita è al mattino, spesso facciamo in modo di pranzare fuori, così il riposino pomeridiano può avvenire in macchina durante il viaggio di ritorno. Se dobbiamo uscire il pomeriggio, partiamo subito dopo pranzo, permettendole così di dormire in macchina durante il viaggio di andata. Se l'uscita è serale, e c'è possibilità di cambiarla, portiamo dietro il pigiama, in questo modo al ritorno dovremo solo fare il trasferimento auto-letto. È anche capitato che la facessimo dormire vestita tutta la notte e la accogliessimo al mattino con un «Hai fatto serata ieri, VV?». Simpatici, vero?
E se non dorme? Armatevi di santa pazienza, perché dovrete affrontare un bambino stanco e irritato e mettere in conto che potrebbe sconvolgere i vostri piani. O crollare addormentato in braccio o sulle vostre gambe tenendovi in ostaggio...

 (Pisolino in un giardino di Edinburgo)
(Crollata addormentata dopo un pranzo al pub, che si fa? Ma si ordina un'altra birra!)
MANGIARE

Dopo il sonno, qual è la cosa che può irritare un bambino? La fame. Anche la fame provocata da noia. Da quando Vittoria è stata svezzata, noi non usciamo mai di casa senza una scatolina contenente al suo interno diversi tipi di snack e la sua borraccia d'acqua; perché è sempre meglio dare diverse opzioni tra cui scegliere. Quanti viaggi in auto salvati da un cracker da sgranocchiare? O quei dieci minuti di pace mentre era intenta a mangiare qualcosa seduta nel passeggino? O quel capriccio da noia bloccato grazie a uno sputino? Innumerevoli!
Avere sempre del cibo con voi può salvarvi da tante situazioni e, soprattutto, non dovrete impazzire a cercare un posto dove comprare qualcosa da mangiare per placare una fame improvvisa.

 (Arrivare in un posto all'ora della merenda e avere del cibo con sè, significa potersi rilassare dopo il viaggio)

 (Alcuni dei nostri spuntini preferiti. Nostri perché può venire fame anche ai genitori)

GIOCARE

Un'altra cosa a cui mio marito ed io non abbiamo mai voluto rinunciare con la nascita di VV sono i pranzi o le cene fuori casa; per noi il cibo è un'esperienza al pari di viaggi, musei, film e libri. Introdurre VV al mondo dei chef, dei ristoranti e della cucina alta, bassa, etnica, straniera, street, stellata ecc. fa parte del bagaglio culturale che le vogliamo fornire e ci auguriamo che la faccia diventare un giorno una buona forchetta. Siamo felici se lei mangia o assaggia, non ci disperiamo se torna a casa a stomaco vuoto o dopo aver sgranocchiato solo pane e grissini. Per un pasto saltato non morirà di fame, ma ci teniamo che abbia un bel ricordo del tempo trascorso insieme. Questo significa quindi intrattenerla durante questi pasti che, a volte, possono essere molto lunghi per una bambina piccola. Un altro mai senza delle nostre uscite sono quindi alcuni giochi che l'aiutano a passare il tempo a tavola. Fornitore ufficiale: Tiger. Trucchetto ulteriore: questi giochi compaiono solo durante gite ed uscite, a casa non si vedono e usano, così da mantenere sempre un po' di novità.

 (Album da colorare, Cerca le differenze, mini puzzle magnetico, matite e pennarelli)

 (Una concentratissima VV impegnata a disegnare a Berlino)

 (Si colora in attesa del pranzo a Cracovia)

(Trova le differenze in pizzeria a Torino)
Se il luogo e la stagione lo permettono, ci regaliamo delle pause alzandoci a turno con VV da tavola, uscendo in giardino, o anche solo recandoci all'ingresso o in bagno o tutto quello che ci viene in mente a seconda di dove ci troviamo; cercando, ovviamente, di recare meno disturbo possibile agli altri avventori e a ristoratori o camerieri.

(Bolle di sapone, macchinine e camioncini, libri buffi da sfogliare)
(Pausa in giardino durante un pranzo nelle Langhe)
Ultimo ma non meno importante, cerchiamo di avere rispetto di Vittoria, dei suoi tempi e delle sue esigenze. Nulla deve sembrare un'imposizione, nulla deve essere forzato, tutto deve essere un piacere. Non sempre ci riusciamo, prendiamo le cose come vengono, sapendo che molto spesso proprio le occasioni andate storte saranno quelle che più ci faranno sorridere, ricordandole.

Spero di esservi stata utile e di avervi dato qualche suggerimento. E voi? Quali sono i vostri trucchi di sopravvivenza con una bambino piccolo quando uscite?

lunedì 19 marzo 2018

Chiedimi cosa mi piace


Ask me” è il titolo originale del libro di Bernard Waber, illustrato da Suzy Lee ed edito da Terre di Mezzo. Chiedi. “Chiedimi cosa mi piace”. Parla con me, fammi domande, dialoga con me, conoscimi. Le parole sono ponti, le parole avvicinano, ti portano a me, uniscono, ci rendono una cosa sola.


Seguiamo questo padre e questa figlia che trascorrono una giornata autunnale insieme, osservando quello che incontrano e quello che fanno, accompagnati da un dialogo continuo grazie alle domande incessanti della bambina, che come tutti i bimbi richiedono costante attenzione. E attraverso lo scambio di domande e risposte, l'avvicinamento è anche fisico.


Chiedimi e poi non dimenticare. Ricorda. Quello che abbiamo fatto, i gesti che abbiamo compiuto, ma soprattutto quello che ci siamo detti, quello che grazie alle parole abbiamo riconosciuto e con loro siamo diventati. Le parole creatrici.


Un libro che è pura poesia, con disegni e colori bellissimi. Comprato quasi un anno fa al Salone del Libro di Torino, è stato difficile resistere per tutto questo tempo, ma finalmente il giorno è arrivato. Non vedo l'ora di darlo questa sera a mio marito e VV, per la loro festa. L'immagine di loro due insieme è e sarà per me la più bella di sempre.


giovedì 22 febbraio 2018

Museo Nazionale della Montagna


Stavamo ammirando il bellissimo panorama su Torino, che si gode dalla vedetta, quando ci ha raggiunto un'operatrice: il museo stava per chiudere e lei stava facendo il giro per controllare non ci fosse qualcuno che si attardava, come noi ad esempio. Gentilissima, non ci ha messo nessuna fretta, anzi, ci ha confessato che sono in pochi ad essere a conoscenza della sua esistenza. «Vengono tutti a guardare la vista dalla terrazza o a visitare la chiesa. Eppure l'insegna è bella grande...»


Ci rimango sempre molto male quando scopro di realtà torinesi che vengono trascurate o, addirittura, completamente ignorate, invece che essere l'orgoglio della città e delle sue numerose e variegate offerte culturali. Sarà che per me l'aspetto culturale è molto importante, unito a una forte curiosità e voglia di fare sempre esperienze nuove; in questo la tessera musei che faccio da anni mi è molto di aiuto. Pur essendo, mi rendo conto, per alcuni inizialmente un investimento non da poco, con poche visite a mostre e musei il costo è subito ammortizzato e, possedendola, mi sento invogliata a visitarne molte di più, anche magari se non di mio interesse, tanto è “gratis”. Innumerevoli le piacevoli scoperte e sorprese che ho avuto nel tempo.


Il Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" è ubicato lateralmente alla chiesa e al convento del Monte dei Cappuccini, in una posizione panoramica dalla quale si possono ammirare un lungo tratto di Alpi e la sottostante città. L'idea di costituire un Museo nacque nel 1874 tra i primi soci del Club Alpino Italiano che da un decennio era nato nella stessa città. Attualmente il Museo opera, con un'ampia e composita attività, sia a livello nazionale che internazionale. Vuole essere un polo culturale che unisca idealmente, sotto tutti gli aspetti, le montagne del mondo intero. Quindi, seguendo lo scopo prefissato, all'allestimento museografico fisso si aggiungono le esposizioni temporanee.


Alla vedetta, dove è stata aggiunta una terrazza panoramica esterna si conclude il nuovo percorso di visita, che idealmente vuole ricordare le origini del Museo, nato come punto di osservazione delle montagne. È ciò che si può vedere dalle finestre ad introdurre gli argomenti trattati e la visita si sviluppa come un'ascensione tra i colli e le vette che circondano la città, scelti per rappresentare simbolicamente temi quali la religiosità, le comunicazioni, il turismo e l'alpinismo, il Club Alpino Italiano, lo sci, gli sport invernali e lo sviluppo sostenibile. La salita finisce sulla terrazza, per poter ammirare a occhio nudo, osservando 400 chilometri di Alpi, ciò che prima è stato solo suggerito.


Le sale sono un po' spoglie e pochi sono i reperti storici, modellini o attrezzature, ma in ognuna di esse è presente un televisore da dove l'attore Giuseppe Cederna racconta della vita in montagna, come è cambiata nel tempo, di spedizioni e arrampicate, turismo e sport.


Periodicamente vengono allestite mostre sui più disparati argomenti; sono molto dispiaciuta di essermi persa quella sui foulard di montagna ma ho molto apprezzato la mostra fotografica “Segni di neve” di Riccardo Moncalvo (fino al 4 marzo) e mi ha messo l'acquolina in bocca quella sui “Menù delle montagne” (fino al 18 marzo).


L'ho trovato anche un museo a misura di bambino; Vittoria era affascinata dal panorama e non la smetteva di affacciarsi dalle numerose finestre, così come ha molto apprezzato i numerosi modellini, andando alla ricerca di posti e montagne a lei noti. L'essere andati a sciare proprio il giorno precedente forse ha aiutato nello stimolare la sua curiosità.
Insomma, tra una scalata e un menù a base di polenta, siamo usciti da lì con una gran fame, a conferma del fatto che: in montagna, il gusto ci guadagna.