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lunedì 15 febbraio 2021

Leggere con VV

 


Uno dei meriti dell'anno appena concluso, è stato quello di avermi regalato la lettura con Vittoria. Da quando è nata ho sempre letto per lei, ultimamente anche lei ama a volte leggere per noi, ma non abbiamo mai letto assieme, cioè scelto un libro e iniziato a leggerlo insieme, condividendo tutto: impressioni, perplessità, amore per alcuni personaggi e altri no, commenti sulla trama “Secondo te come continua?”, risate e lacrime. Ok, lacrime solo io...

Quando abbiamo iniziato eravamo in piena pandemia, tutti costretti a casa e questo ha aiutato sicuramente a passare il tempo. Ora le giornate sono più strutturate e la nostra lettura insieme avviene la mattina, nei cinque minuti in cui lei si misura la febbre (questo è per chi dice di non avere mai tempo per leggere...), qualche volta durante il fine settimana, subito dopo la colazione. È uno dei miei momenti preferiti della giornata; adoro quando non riusciamo a resistere e continuiamo ancora un po' la lettura e poi corriamo a prepararci per non fare tardi a scuola. Adoro quando scoppiamo a ridere insieme, adoro gli sguardi complici che ci scambiamo, adoro sentire i suoi commenti e il suo punto di vista (ma quanto è bello il punto di vista di un bambino e quanto c'è da imparare), adoro quando dissentiamo. Conserverò per sempre nel mio cuore il giorno in cui mia ha detto, riferendosi al protagonista “Non può morire altrimenti il libro finisce”, facendomi capire che intuisce come funziona la creazione di una trama. Spero questa nostra nuova abitudine duri il più a lungo possibile e, ovviamente, vi suggerisco caldamente di farlo a vostra volta. Qui di seguito i libri che abbiamo letto assieme e che ci sono tutti piaciuti tantissimo.
 
Roald Dahl “Il GGG”
 
Lo so che è un classico della letteratura per l'infanzia, ma è un autore che non avevo mail letto. Devo ringraziare Giulia Robert, in arte @robgiu, e il suo gruppo di lettura su Instagram “Io non leggo da solə”, perché questo è stato il primo libro che ha proposto e, di conseguenza, l'inizio della lettura condivisa tra me e VV.
Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. L'affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a compiere una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d'Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.
Scritto magistralmente, con la creazione di parole e dialoghi che vi strapperanno diverse risate ma che vi faranno anche riflettere su alcune questioni del nostro mondo. In seguito abbiamo anche visto il film girato da Steven Spielberg, molto bello e fedele al libro.
 
Luis Sepulveda “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”
 
Letto anche questo durante il primo lockdown, proprio in seguito alla morte dell'autore avvenuta in quel periodo. Un altro classico per bambini, che questa volta avevo letto ma così tanto tempo fa che non ricordavo molto.Uno stormo di gabbiani è di ritorno dalla migrazione e una di loro, Kengah, è pronta per deporre il suo primo uovo. Lo stormo si tuffa in acqua per mangiare delle aringhe, ma a un certo punto Kengah finisce bloccata in una pozza di petrolio, chiamato "peste nera" dai gabbiani. Kengah riesce a liberarsi e a raggiungere la città di Amburgo, dove finisce sul balcone di una casa. Lì abita Zorba, un grosso gatto nero con una piccola macchia bianca sulla gola. Kengah, stremata, usa le sue ultime forze per deporre l'uovo e chiede a Zorba di farle tre promesse: non mangiare l'uovo, prendersi cura del piccolo che nascerà e insegnargli a volare. 
Un bellissimo libro sul valore dell'amicizia, sull'aiutare chi è in difficoltà, il superare le “differenze” e sul coraggio. Anche di questo abbiamo poi visto la versione animata.
 
Roal Dahl “Le streghe”
 
Altro libro proposto dal gruppo di lettura creato da @robgiu, altro classico della letteratura per l'infanzia che io non avevo mai letto.
Questa per Vittoria si è trattata di una vera e propria prova di coraggio, perché lei ha molta paura delle streghe, al punto che non ha mai voluto vedere un film delle principesse Disney perché c'è sempre una strega cattiva. Durante la lettura infatti, almeno all'inizio, era abbastanza nervosa, al punto di chiedermi un paio di volte di interrompere perché non reggeva più la tensione. Ma siamo arrivate fino alla fine e VV ha anche partecipato e commentato nel gruppo di lettura (c'erano anche altri bimbi, è stato molto tenero). 
Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe. Non quelle delle fiabe, sempre scarmigliate e a cavallo di una scopa, ma quelle elegantissime, somiglianti a certe signore che probabilmente già conoscete. Come fare a individuarle? Bisogna stare attenti a chi porta sempre i guanti, a chi si gratta la testa, a chi si toglie le scarpe a punta sotto il tavolo e a chi ha i denti azzurrini, perché tutto ciò serve a nascondere gli artigli, i crani calvi, i piedi quadrati, la saliva blu mirtillo: tutti segni distintivi delle vere streghe. Sapendo questo potrete evitare di venir trasformati in topi.
Il film non l'abbiamo visto, l'ultima versione con Anne Hathaway temevo spaventasse troppo VV per come sono rappresentate le streghe, un conto immaginarle, un conto vederle.
 
Daniel Pennac “ Abbaiare stanca”
 
Questo libro l'ha portato la fatina dei denti... L'ho trovato per caso al supermercato, al prezzo stracciato di soli cinque euro, con come protagonista un cane, aveva tutti i numeri per piacere a Vittoria e così è stato. 
Scritto in prima persona, un bastardino ci accompagna lungo le sue numerose avventure e ci insegna a vedere il mondo attraverso gli occhi di un cane, imparando molte cose sul suo mondo ma anche sul nostro. Un inno all'amicizia tra uomo e cane, una storia sull'amore e l'amicizia, la paura e la voglia di libertà e dalle pagine del libro traspare tutto l'amore dell'autore per questi animali.
 
Paola Mastrocola “Che animale sei?”
 
Non so se l'autrice avesse in mente un lettore adulto o un bambino, infatti proporlo a VV è stato un azzardo, ma sapevo che un libro che ha per protagonista un animale avrebbe sicuramente attratto la sua attenzione e infatti così è stato.
Quando uno nasce, non sa chi è. E se non c'è nessuno che glielo dice, la vita diventa una bella complicazione. La protagonista, per esempio, non sapeva chi era, perché quando era nata, rotolando giù dal camion di Jack il Camionista, si era ritrovata sola e aveva scambiato per sua madre una pantofola di pelo. Una calda pantofola accogliente, dentro la quale si era accoccolata sognando di non essere ancora nata. In fondo, era contenta di avere questa mamma. E tutto sarebbe rimasto per sempre così, se non avesse voluto conoscere il mondo e non avesse continuamente incontrato qualcuno che le chiedeva: "Che animale sei?" 
Questo libro ha sicuramente due livelli di lettura: c'è la storia semplice di un'anatra che non sa che animale è, ma anche la ricerca di se stessi. Il linguaggio è semplice, molto di quello che succede è buffo e fa sorridere, ma sono convinta che non dobbiamo sottovalutare i bambini e il loro livello di comprensione. Sono convinta che VV si sia più volte riconosciuta nella confusione e lo smarrimento di questa anatra che doveva ogni volta capire le regole di vita e adattarsi al gruppo di animali in cui capitava per caso. Fino a che, ovviamente, non capisce che le regole nella nostra vita siamo noi a dettarle.

Sto attendendo con ansia di leggere “E se covano i lupi”, sempre della Mastrocola, che penso essere una specie di sua continuazione; ma VV mi ha detto di avere voglia di leggere qualcosa di leggero e ho lasciato scegliesse lei. Così in questi giorni siamo alle prese con “Diario di una schiappa”.

martedì 11 agosto 2015

Prova!

Ascolta, Raimond, io adesso non ho nessuna voglia d'impelagarmi in discorsi astratti e stucchevoli, mi viene male solo a pensarci. Non sono bravo a difendere i libri, a far tutte quelle ciance sulla bellezza di leggere, il valore della lettura... Quindi, sentimi bene, Raimond, pensala un po' come vuoi... però prova! Ti dico solo questo: prova! E' l'unica. Cosa ti costa? Ti metti lì, impari, leggi, e poi se non ti piace smetti.

Paola Mastrocola

E il provarci almeno, vale per tutti gli ambiti della vita. Allora, proviamo!

venerdì 7 agosto 2015

(S)contenta

Mi chiameranno scontenta. Non posso farci nulla, l'irrequietezza è nella mia natura; a volte si agita in me fino a diventare dolorosa...

Charlotte Brontë

Irrequietezza, scontentezza, insoddisfazione, insicurezza, ingratitudine. A seconda dei momenti e di chi hai di fronte può acquistare sfumature diverse; in ogni caso non è mica facile stare al mondo con quel nervo scoperto lì, né per te né per chi ti sta accanto. Perché è facile snocciolare elenchi, tirare giù liste con le cose belle che uno ha e sta vivendo, il nervo ha la voce più forte, il dolore ti appanna gli occhi e ti abbassa l'udito. E nei momenti di lucidità si aggiunge anche il senso di colpa, perché uno è anche consapevole che nella vita ci sono cose ben peggiori e dovrebbe vergognarsi a lamentarsi. E' facile piangersi addosso e, per quanto ci si sforzi, la lezione non vuole entrare in testa: si è perennemente rimandati a settembre. A meno che non ci si chiami Charlotte Brontë, e allora sì che due domandine avrei da fargliele, su come ha fatto, nonostante l'irrequietezza, a stare inchiodata alla scrivania e a scrivere, non di certo le due fregnacce che scrivo io...
Comunque, per i momenti di lucidità, due lezioncine “L'esercito delle cose inutili” di Paola Mastrocola te le dà.
Vi ricordate perché l'avevo comprato? Attraversavo un periodo (non ancora concluso, a dir la verità) in cui avevo bisogno di leggerezza, di liberarmi del superfluo, delle cose inutili; il titolo della Mastrocola mi ha tratta in inganno. Ma i libri sono furbi e si fanno leggere nel momento del bisogno perché, nel mio caso, non erano le cose che possedevo ad essere inutili, ero io che mi sentivo così. Il caso (o forse il fato) ha voluto che lo leggessi mentre ero in vacanza in montagna e proprio lì, dalle persone che vi abitano e lavorano, ho ricevuto la medesima lezione; come a ribadirla, sottolinearla, sia mai che è la volta buona che mi entra in testa.
Leggevo il libro, facevo mia la sua storia, e ogni tanto alzavo lo sguardo e osservavo questi uomini e donne recarsi verso i campi, chi a tagliare l'erba, chi a portare le capre al pascolo. Sono sicura che loro non si sentono inutili anzi, hanno così tante cose da fare e a fine giornata la stanchezza fisica deve essere così immensa, che non sprecano nemmeno un grammo della loro energia e del loro tempo a domandarsi il perché lo fanno, a che pro, a chi giova. Va fatto. Potrebbero non farlo ma poi sai che casino, un intero ecosistema mandato a gambe all'aria, perché i cari sentieri e boschi in cui mi piace passeggiare mica li tiene puliti e in ordine lo Stato, così per fare un esempio. Anche Bambi, che quest'anno ho visto per ben due volte, dovrebbe far fagotto se quei signori smettessero di prendersi cura delle loro montagne, per fare un altro esempio.
Quindi, per concludere, in poche parole, la lezioncina che ho imparato: più fatti e meno seghe mentali (scusate il francesismo) che poi, magari, mentre son lì che faccio, anch'io non ho tutto questo tempo di star lì a domandarmi il perché e il per come. Inoltre, considerato che ci tengo così tanto a liberarmi del superfluo, magari è la volta buona che per strada mi libero finalmente della “s” e divento contenta.