mercoledì 30 marzo 2016

La biblioteca delle emozioni


Sono una contraddizione vivente, fatta e finita.
Sono curiosa, socievole, avventurosa, sempre alla ricerca di novità. Sono timida, insicura, sempre fuori luogo, felice di stare nella mia tana. Vado a braccetto con entusiasmo e timore: uno scalpita per correre in avanti, l'altro tira indietro il culo.
Così quando ho aperto il regalo di Natale di mio marito e ho scoperto che era un corso di Bookcoaching, presso la Scuola Holden tenuto da Accademia della Felicità, queste sono state le mie reazioni.
Entusiamo: figata, non vedo l'ora! Non so cos'è ma mi piace! Tutto ciò che riguarda i libri mi piace! Evviva, evviva, avviva! Avrò bisogno di un quaderno nuovo! Ok, ne ho già cento nuovi. Quale, quale, quale??? E la penna? Figata!
Timore: Cos'è il bookcoaching? Io alla Holden? Che figura... Un corso, di sera? Ci devo andare da sola, in quella brutta zona che è Porta Palazzo. Io alla Holden? Che figura... E come ci vado? In macchina, non conosco la strada. Io alla Holden? Che figura... Forse vado in metro. Però, che figura...
Vince sempre Entusiasmo, ma Timore mi fa fare di quelle sudate e di quelle notti insonni. Timore mi fa arrivare in anticipo e poi certo che mi sento stupida e che figura; meno male che esistono le bacheche, da studiare attentamente, imparare a memoria ed entrare così, nell'aula, con un anticipo più accettabile.
I libri possono curare l'anima, rasserenare gli spiriti inquieti, rispondere agli interrogativi della vita... leggere un buon libro è come ascoltare un amico saggio e geniale, che ci dice le parole giuste al momento giusto.
Cinque incontri in cui, attraverso i libri proposti, i suggerimenti e gli spunti di riflessione offerti dalla docente, affrontavamo di volta in volta cinque tematiche: le relazioni amorose, il lavoro, il denaro, l'autostima, i temi famigliari. Incontri-confronto che poi continuavano a casa, con i compiti e i romanzi da leggere. E parlando di romanzi ti ritrovavi a parlare di vita. Della tua vita. A comprenderla, pensa che magia, grazie ai libri.
E poi è successo che aspettavo i mercoledì sera come si aspetterebbe l'appuntamento con il nuovo fidanzato. E poi è successo che forse questo corso non mi ha rivoluzionato la vita (o forse sì...;-) ma intanto ho deciso di rivoluzionarmela da sola. E' successo che ho conosciuto una donna, docente, professionista, coach meravigliosa e davvero ispirante, Francesca Zampone. Ho avuto conferma, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che i libri per me sono davvero importanti, sono molto, sono tutto e che se una volta, per scherzo, dicevo che volevo lavorare con i libri, ora lo dico seriamente e anche se non so bene da che parte incominciare (o forse sì...;-) io, nel dubbio, incomincio.

domenica 27 marzo 2016

Ricominciamooo!


Ero indecisa se condividere con voi le mie elucubrazioni mentali attraverso cui sono arrivata ad elaborare gli auguri di Pasqua. Poi mi sono detta: «Ma certo, Francesca, la gente non vede l'ora di vedere che cervello bruciato hai...»

Mi ripeto ma, i lavori di casa sono il momento giusto per pensare (una volta lo facevo anche correndo, spero di riprendere prima o poi). Ok, mi esprimo meglio, uno di pensare non dovrebbe smettere mai, ma farlo mentre il fisico è impegnato in un'altra attività, non so perché, viene meglio. Quindi io, spugna alla mano, mentre pulivo il bagno mi sono interrogata su che cosa augurarmi e augurarvi per questa Pasqua. Le prime riflessioni sono state su che tipo di credente io sia: poco praticante, poco presente in chiesa; però quando vado a Messa, uscita da lì io sto sempre bene, sono più serena, fiduciosa e porto sempre a casa con me un pensiero su cui riflettere. E' importante che troviate il prete giusto: alcuni fanno dormire (che è sempre un'opera di bene, soprattutto se avete qualche difficoltà), altri fanno incazzare e allora poi vallo a scovare lo spirito cristiano...
Il mio pensiero poi si è spostato su Dio. Non lo conosco benissimo, a parte il Catechismo, non l'ho mai studiato, non ho neanche letto “La Bibbia” (il libro più venduto al mondo). Però, mi sono detta, se dovessi pensare a lui in termini moderni e contemporanei, mi immaginerei questo designer, un po' hipster, che un giorno si mette in testa di inventare il mondo e poi di popolarlo. Come gli è andata? Alcune cose bene, altre un po' meno, altre proprio maluccio. Ha cercato di porre rimedio: flagelli, diluvi universali, uccidere il proprio figlio, ecc. Sono state tutte modifiche in corso d'opera. Se fosse un documento, ogni era avrebbe affianco al titolo il suo Rev.1, Rev.2 o addirittura Mondo 1.0, Mondo 2.0, ecc. Se Dio si fa gli audit, o chi per lui, non ne esce proprio bene il suo progetto.
Gli esseri umani sono quelli che gli sono riusciti peggio, ho pensato, tutte quelle modifiche e revisioni le ha sempre dovute fare a causa nostra (e secondo me non manca molto alle prossime, se continuiamo così); però ci ha sempre dato una seconda (e una terza, quarta...milionesima possibilità). A noi e alla sua opera.
Ed ecco che ho realizzato che cosa augurarmi e che cosa augurarvi: che siate il Dio di voi stessi, che riusciate a perdonare e a darvi una seconda possibilità, nonostante tutto e tutti, che siate in grado di ricominciare da zero, rinascere a nuova vita.
Io me lo vedo proprio, Dio, mentre canta con Pappalardo “Ricominciamooo!!!”.

Buona Pasqua, da me, mio marito e VV che «No, l'uovo di Pasqua lo mangio solo io!», lo spirito di condivisione cristiana non è ancora sceso su di lei.

venerdì 25 marzo 2016

I pensierini di Pasqua


Lo so, lo so, che stavate aspettando il mio ormai celeberrimo post sui pensierini, versione Pasqua... Arrivo un po' tardi, me ne scuso. Spero comunque di essere di ispirazione, magari non sono l'unica ritardataria quest'anno. Male che vada, vi portate avanti per il prossimo anno!

Ricordo che una volta, da bambina, con la foga di scartare e squartare l'uovo di pasqua per cercare la sorpresa ho fatto in mille pezzi alcuni bicchieri del servizio di mia madre, che si trovavano sul tavolo ancora apparecchiato. Foga che poi non veniva quasi mai ripagata perché, molto spesso, le sorprese erano una delusione. Non potevo neanche buttarmi sull'uovo e consolarmi col cioccolato perché mia madre, saggiamente, me lo centellinava. Com'è che si dice? Cornuti e mazziati.
Per evitare delusioni con le sorprese e rischiare di creare problemi ai genitori con il cioccolato, quest'anno ho fatto così.


Pochi ovetti di cioccolato, a forma di macchinina per i maschietti e di coccinella per le femminucce.
Per i pensierini, invece, ho tentato la sorte. Lo scorso anno nella cittadina dove abito aveva avuto luogo, per la prima volta, una Street Food Fair con bancherelle provenienti da tutto il mondo; tra queste ricordavo un bellissimo banco pieno di giochi di legno, dove tra l'altro avevo fatto acquisti. Quando ho saputo che si sarebbe tenuta anche quest'anno, mi ci sono recata speranzosa di ritrovarlo e sono stata fortunata. Ecco i giochi che ho acquistato:


Inutile dirvi che io adoro i giochi in legno, così colorati e ricchi di particolari, belli al tatto e una gioia per gli occhi.
Per i pacchetti ho utilizzato sacchetti e card comprati da Tiger (sempre sia lodato!) e questo è il risultato:


Cosa ne pensate? E voi, siete soliti fare regali anche a Pasqua? Se sì, che cosa?
Vi aspetto domenica per gli auguri, lunedì invece il blog si prende un giorno di vacanza. A presto!

mercoledì 23 marzo 2016

Le foglie morte


Stavo riflettendo in questi giorni che, anche se non ho seguito alla lettera e in modo pratico il metodo di Marie Kondo, mentalmente invece lo sto facendo. Sono arrivata all'ultimo passaggio, a modo mio, a quello dove bisogna decidere che cosa tenere e che cosa no degli oggetti affettivi.
Non mi riferisco però solo a cose fisiche, in fondo potrebbe essere comunque la parte più facile, ma anche a tutte quelle cose che affollano la nostra vita, la nostra mente e, last but not least, il nostro cuore in modo subdolo, sottile, impercettibile, non tangibile.
Pochi giorni fa ho cancellato dei numeri telefonici dalla rubrica telefonica del mio cellulare. Erano solo dei numeri telefonici? No, erano persone. Erano persone che hanno fatto parte della mia vita, che hanno occupato spazio, tempo e cuore. E continuavano a farlo, anche se non trascorro le giornate a scorrere la rubrica telefonica o l'elenco delle chat, ogni tanto l'occhio cadeva e con lui la mente e il cuore.
Mi sono messa davanti al mio telefono e mi sono interrogata, senza se e senza ma, senza pietà ho preteso risposte sincere da me. Non li stavo tenendo perché non si sa mai, li tenevo perché non avevo il coraggio di lasciarli andare, non avevo il coraggio di ammettere che erano rapporti finiti, che non ci sarebbe stata una seconda occasione, che non ci sarebbero stati chiarimenti e nuovi inizi. A ogni numero mi sfidavo dicendomi: se non lo cancelli lo componi, adesso. Avevo avuto tutto il tempo di fare quella telefonata ma non l'ho mai fatta. Non l'ho neanche mai ricevuta.
Le amicizie finite sono quelle che mi hanno sempre fatto stare più male; in fondo sono i rapporti dove ho sempre investito molto e dove ho sempre ricevuto la batoste più forti, altro che ex... Ho seguito il consiglio di Marie Kondo, ho salutato e ringraziato; avrei voluto non finissero mai ma è stato bello per quello che è durato, era destino che percorressimo insieme solo quel tratto di strada insieme, a quanto pare, e poi ci salutassimo. Anche se spesso non ci siamo mai detti veramente addio. L'ho fatto ora. Ho molti rimpianti, pochi pentimenti. E se sarà destino che le nostre strade si incrocino di nuovo, non sarà certo necessaria e fondamentale una rubrica telefonica.
Sii come un albero e lascia cadere le foglie morte.
Rumi

lunedì 21 marzo 2016

Mamma e papà


La festa del papà è appena passata, quella della mamma arriverà tra poco. “Mamma e papà” di Peter Bently e Sara Ogilvie, per Nord_Sud Edizioni, può essere il classico regalo due piccioni con una fava.
Un racconto che dopo una solo lettura ha conquistato VV e me, sia per le parole sia, soprattutto, per i disegni: precisi, ordinati dettagliati e chiari su semplice sfondo bianco; il testo da leggere non era molto ma prima di poter proseguire nella lettura dovevamo osservarli attentamente nei minimi particolari e VV chiedeva sempre lunghe descrizioni degli stessi. «Qui che cosa fanno?», «E che cosa dicono», e la storia si creava nella storia.
Ad attrarre VV era soprattutto il fatto che sia i genitori che i bambini in questo libro vengono ritratti nei loro difetti, nelle loro marachelle, nei loro punti deboli, nei loro lati peggiori. 
Mamma e papà sgridano, alzano la voce, sembrano dei dittatori.


I bambini rompono le cose, combinano pasticci, fanno marachelle.


Le giornate sono interminabili, sono pesanti, ci mettono alla prova ma, invece di soffermarci ad osservare i lati negativi, questo libro ci invita a cogliere i lati belli e generosi, le cose semplici che ti fanno sorridere, come finire tutti sul divano a farsi il solletico. Concludere i contrattempi con una sonora risata.


O ricordarsi che mamma e papà, nonostante tutto, non vorrebbero mai lasciarti andare, tenerti in un abbraccio senza fine. Questa era la mia pagina preferita, il momento in cui stringevo VV a me ancora più forte, ogni scusa è buona...


venerdì 18 marzo 2016

She


Ho una lista desideri su Amazon così lunga che è imbarazzante. Eppure non passa settimana che io non aggiunga qualche titolo, spesso la scorro come una persona a dieta guarderebbe gli scaffali del supermercato. Credo che a renderla così appetibile sia il fatto che, inserire un libro in quell'elenco, sia come essere ad un passo dal possederlo. In effetti quel passo a volte lo compio. Spesso...
Capita a volte che io vada per mettere in elenco un nuovo libro e scopra invece che ci sia già. Lo prendo come un segno, quel libro devo proprio averlo, devo proprio leggerlo.
Anche in quest'ultimo caso è andata così, non ricordo più dove ne avessi letto una recensione favorevole la prima volta, quest'ultima invece l'ho visto su Instagram; il caso ha voluto poi che fosse proprio in concomitanza con la festa della donna, come non fare quindi un regalo a me e a VV?


She” di Kobi Yamada è un motivational book, un libro contenenti frasi di ispirazione, il regalo perfetto per ringraziare le donne nel mondo, e noi stesse.


Semplice ma commovente, il libro ci mette in contatto con noi stesse, i nostri sogni più profondi e le nostre aspirazioni e ci incoraggia ad essere la versione migliore di noi stesse.


Il libro perfetto per me in questo periodo e, spero un giorno, anche per VV. Lo tengo sul comodino e mi piace sfogliarlo, di tanto in tanto.


She must be something special. She is. Celebrate her.

Voi siete qualcosa di speciale. Lo siete. Celebratevi.

mercoledì 16 marzo 2016

Il mio orto


Era da un po' di tempo che non accadeva, che io saltassi un appuntamento con il blog. Mi è dispiaciuto, molto, ma non ho potuto fare altrimenti; di solito scrivo in anticipo, anche due o tre post, proprio per prevenire gli imprevisti, i giorni passavano, i post programmati andavano on-line, uno, due, tre... l'anticipo è finito e io non ero più riuscita a sedermi davanti al pc: niente post lo scorso lunedì. Che cosa è successo?
E' successa la vita. Sono stata ferma un po' troppo a lungo sulla casella Imprevisti, ho dovuto dare la precedenza ad altri impegni, di nuovo influenza per VV, intestinale questa volta. Sono successe anche cose belle, come un bel weekend in montagna sulla neve, il corso alla Scuola Holden che è finito ma forse no (non vedo l'ora di parlarvene!), ho letto molto.
Il lato positivo di questa mia inattività forzata è stato quello di prendere ancora più consapevolezza dei miei bisogni, delle mie necessità. Era questo che mi auguravo a inizio anno, in fondo, prendere finalmente atto, in modo evidente, senza più ombra di dubbio di ciò che volessi fare. Ora lo so.
E' arrivata presto questo risultato, non me l'aspettavo, ma è anche vero che l'ho cercato con tutta me stessa, mi ero stancata di brancolare nel buio. Questo non significa che la mia ricerca verso la consapevolezza sia finita, ora però so dove indirizzare i miei sforzi. Verso il mio orticello, questo blog ad esempio e tutte il contorno che lo abita, tutti i miei piccoli interessi che ora ho scoperto non essere così piccoli per me, anzi essere vitali.
Le incertezze non mancheranno, così come gli inciampi e i passi falsi, la paura, acerrima nemica, ma non voglio più trascurare il mio orto. Ora, dopo giorni di assenza, molto lavoro mi aspetta, erbacce da estirpare, terra da arare, semi da piantare, fiori da annaffiare. Non vedo l'ora di mettermi all'opera.
Lasciati guidare silenziosamente dalla spinta misteriosa di ciò che ami davvero. Non ti condurrà fuori strada.
Rumi