mercoledì 4 novembre 2015

Come t'amazza la quotidianità


Mancano poco più di 50 giorni a Natale. Volevo dirvelo, così, per creare un po' di panico, soprattutto se siete messe come me, cioè male. Questo è uno di quei periodi in cui ti alzi al mattino, giri come una trottola ed è già ora di andare a dormire; uno di quelli in cui ti ritrovi a domandarti dove si sia cacciato il lato piacevole e frivolo del vivere perché esiste, no? non è una chimera. La vita non è fatta solo di doveri, impegni e incombenze, giusto? Le mie certezze incominciano a vacillare.
Il problema non è solo trovare il tempo di fare le cose, il tempo libero, ma anche il modo in cui impiegarlo e che sia fruttuoso, di ispirazione, che nutra la mia anima. Ecco, in questi giorni mi sento affamata e non so come appagare il mio appetito ma sento che ne ho un fortissimo bisogno. Non mi sono mai considerata una creativa, non ho mai svolto una professione creativa, ma ultimamente sono arrivata alla conclusione che tutti abbiamo un lato creativo e che dobbiamo coltivarlo. Che sia una passione come il cucito, o la fotografia, la corsa o qualsiasi cosa vi venga in mente. Un'attività che quando la svolgete vi rende felici, vi fa sentire appagati, vi da la sensazione di stare realizzando qualcosa. Leggere, lo ammetto, in questi giorni non mi basta. La diretta conseguenza è che non so davvero di che cosa scrivere sul blog se non che: ho fame, datemi da mangiare!
Vi è mai capitato di sentirvi così? Avete dei trucchetti per superare questi periodi poco ispirati?
Se pensi che l'avventura sia pericolosa, prova la routine. E' letale.
Paulo Coelho

lunedì 2 novembre 2015

Take it easy


Eugenia, la protagonista del libro “Un karma pesante” di Daria Bignardi mi è stata antipatica sin da subito. E' la classica persona che si lamenta sempre, che racconta della sua vita come se fosse stato il percorso più tortuoso e difficile del mondo, una donna tormentata e tormentosa, cerebrale e impulsiva, egoista e menefreghista. Peccato che abbia sempre ottenuto quello che si era prefissata, peccato che faccia la bella vita, peccato che le riesca sempre tutto bene e abbia delle botte di culo incredibili. E allora che cosa si lamenta a fare? Non è mai contenta... Ah ecco, che cosa abbiamo in comune io e lei, la scontentezza. Ora ho capito perché mi stava antipatica, non è bello guardarsi allo specchio se l'immagine che ti rimanda non ti piace.
Quindi sono andata avanti nella lettura, un po' meno infastidita, perché sapevo che sarebbe arrivata l'epifania e che avrebbe fatto bene anche a me, non solo a Eugenia; mi ripeto ma i libri entrano nella nostra vita quando più ne abbiamo bisogno. Così, in queste giornate sempre di corsa, dove VV sta passando molto più tempo con i nonni di quello che era mai stata abituata, in cui io riesco giusto ad attaccare una lavatrice altrimenti non abbiamo più nulla da metterci, dove i sensi di colpa e la scontentezza sono sempre in agguato dietro l'angolo, perché le ore non bastano mai per tutto quello che dovrei e vorrei fare; così:
E se metto tutto a posto e poi muoio? Se quando muoio trovano le pareti dipinte e l'armadio in ordine, cambia qualcosa?

Hai mai provato a pensare che quel che non va... forse son cose di cui non ti importa davvero?... Bisogna fare del proprio meglio per essere felici. Take it easy...
Take it easy e godiamoci la monetina in volo (e tutto il contorno).

mercoledì 28 ottobre 2015

Il primo gesto


«A che cosa si deve rinunciare per poter infine diventare se stessi?» recitava la quarta di copertina e come ben sapete è un tema che mi sta molto a cuore ultimamente; chissà se riuscirò a tirare le fila di questa mia ricerca, prima o poi, o se sarà un continuo tendere al raggiungimento della me più autentica. Chissà...
Comunque, questa la frase che mi ha spinta a prendere “Il primo gesto” di Marta Pastorino, oltre al fatto che è una scrittrice torinese e sono sempre felice di scoprire e leggere un autore della mia città. Ma non è un libro sulla ricerca su se stessi, ho poi scoperto leggendolo. E' più incentrato sul tema della colpa, sul peso di portarne una, sulla necessità di confessarla e sul bisogno di redenzione. Se avessi letto bene la quarta di copertina ad un certo punto infatti riportava «Comincia così un viaggio, alla ricerca di una salvezza dalle colpe: le proprie e quelle degli altri».
Non c'è una risposta, non una univoca almeno, però questo libro m ha fatto venire un mente una frase che avevo letto in “Non scrivere di me” di Livia Manera Sambuy (qui il mio post). Durante un incontro ad un certo punto Paula Fox dice:«...mi ha insegnato la fiducia, sapendo, che le persone tradiscono sempre e che noi stessi tradiamo gli altri. Perché la fiducia comprende il tradimento». Non siamo in grado di essere fedeli a noi stessi, come possiamo pretendere di riuscire ad esserlo verso gli altri e che loro facciano altrettanto con noi? Ci sono tanti tipi di tradimenti, certo, ma forse è giusto cercare di essere meno severi, più compassionevoli, esercitare il perdono, che non è una debolezza ma una grande forza.
A messa, domenica, il prete commentando il Vangelo, il punto in cui Gesù domanda “Che cosa vuoi tu da me?”, ha osservato: «Non dobbiamo volere il bene; dobbiamo essere buoni, fare il bene». Ecco, penso sia un buon punto di partenza, cercare almeno perché è difficile me ne rendo conto, sapendo che si può cadere, si può sbagliare, si può ferire, si può tradire. Facendo del bene, però. Il primo gesto.

lunedì 26 ottobre 2015

La vita ultimamente, 15

Ho iniziato a stare male domenica sera, della scorsa settimana. Il malessere è rimasto blando per tutta la settimana, niente febbre che ti obbliga a letto, ma quella debolezza infinita che rende faticoso fare qualsiasi cosa. Così siamo rimaste, VV ed io, il più possibile a casa: tante ore da riempire senza stancare troppo la sottoscritta. Abbiamo fatto giusto in tempo a festeggiare il compleanno del nonno. Non avete idea di quanta gioia riempa VV il passare del tempo con i suoi cuginetti.


Abbiamo disegnato, colorato, letto e anche costruito delle marionette: il lupo di Capucetto rosso non ci è piaciuta tanto...


Le feste di compleanno ci piacciono molto, soprattutto il momento della torta, cantare la canzoncina e spegnere la candelina. In questi giorni compiva gli anni Minnie, lo sapevate? La torta di carta fatta dalla mamma, è bellissima vero? ;-)


Su Instagram ho scoperto #libriparlanti, fare dei componimenti usando le coste dei libri. Ho voluto cimentarmi, che ne pensate?


In mezzo a tutto questo ho dovuto superare la delusione di non essere potuta andare a Bookcity Milano, quest'anno ero seriamente intenzionata a prendervi parte e magari sfruttare l'occasione per incontrare delle blog amiche. Pazienza, sarà per il prossimo anno... Per fortuna le occasioni per sentire parlare di libri e incontrare autori non mancano. L'ultima volta che mi sono recata in biblioteca ho scoperto l'iniziativa “Abbiamo (ri)fatto 13!”: una rassegna di incontri nelle tredici Biblioteche Civiche che compongono lo SBAM Nord-Ovest dell'area Metropolitana Torinese. Un'occasione per conoscere nuovi autori, incontrarne di già noti e scoprire altre biblioteche, che come sapete sono luoghi che io amo molto. Per chi è della zona, magari ci si incontra, fatemi sapere.

Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca.
Jorge Luis Borges

venerdì 23 ottobre 2015

La monetina

Legge tristezza nei miei post Sandra, tanta. Mi sono stupita quando ho letto il suo commento e mi sono interrogata a fondo: possibile che dalle mie parole traspaia questo sentimento? E che io non me ne renda conto? Possibile, certo, l'inconscio tira brutti scherzi.
Se così fosse, però, sono contenta di non accorgermene perché per la prima volta, nonostante tutto, le preoccupazioni, le incognite, le aspettative, le paure, sto riuscendo a tenerle a bada. «Chissà che cosa mi riserverà la vita», mi dico, quando mi sento mancare il respiro e grazie a una frase così semplice, il volo della monetina non mi sta facendo paura anzi, mi incuriosisce. Sono curiosa di vedere da quale faccia cadrà. Sono consapevole che quello che è in ballo non è una questione di vita o di morte ma, prima, tutto lo diventava: l'incognita era davvero un mostro pronto a divorarmi, il più piccolo contrattempo era presagio di fallimento, il futuro era sempre buio.
Ora mi dico che, vada come vada, la mia vita non cambierà, è già bella così. Certo che spero che vada bene, visto l'investimento enorme che sto facendo, e certo che spero di avere quel di più, ma non posso essere io a decidere da che parte cadrà la monetina. Lo deciderà la vita.
Non sono ingenua, i momenti bui ci saranno, mi conosco bene, continuerò ad arrabbiarmi, ad usare mio marito come pungiball e lui a non mostrarmi il fianco, facendomi arrabbiare ancora di più, continuerò ad essere insoddisfatta, a voler fare di più e a pensare di non riuscire a fare mai abbastanza. Ma finalmente, guardando il volo della monetina, riesco a vedere anche l'altra faccia. Quella bella.
Cadrà la monetina. Deciderà la vita. Ma ci saranno tanti altri voli e io non voglio perdermene nessuno, belli e brutti.
Morire di sicuro è più riposante che vivere. Ma vivere è bello. Anche solo per un istante.
Soprattutto per un istante.
Daria Bignardi

Il tempo di un volo di una monetina.

 
(Roma 2006. Visto cosa sono andata a pescare, amore mio?!)

mercoledì 21 ottobre 2015

L'Attesa


Restando sempre in ambito “attesa”, mentre stavo sfogliando un libro, il caso mi ha fatto incontrare questa bellissima poesia, che ancora una volta da voce al mio sentire. Scritta da una ragazzina!
Io sto
in silenzio
e resto
in attesa
che vengano parole
mi osservo
mentre piango
e resto
in attesa
che vengano risate
cammino
nell'ombra
e resto
in attesa
che spunti la luce
mi affanno, mi fermo, capisco, mi confondo, imparo, mi affatico, mi alzo, mi arrendo, mi odio, mi consolo, mi ascolto, mi deprimo, respiro. In attesa.

Rossella

lunedì 19 ottobre 2015

Lo spazio bianco

Imprigionato in questa rete sonora di prima, poi, ieri, mentre, ora, destra, sinistra, io, tu, quelli, gli altri.

Jorge Luis Borges
Maria aspetta. Ma non nel senso che è incinta, anzi, sua figlia Irene è nata troppo presto e dietro l'oblò dell'incubatrice Maria non può fare nient'altro che questo, aspettare. Maria osserva le ore passare come una sequenza di possibilità. Niente è più come prima... non sente curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Non sa aspettare e non vuole farlo, nell'attesa i mostri prendono forma e si ingigantiscono... Aspettare senza sapere è la più grande incapacità della sua vita.
Anch'io in questo periodo sto aspettando e ho le stesse difficoltà di Maria, non ci sto bene in questo limbo. Mia figlia non è nata troppo presto e io non sono incinta, se non metaforicamente. Si possono aspettare tante cose... Così quando ho letto la quarta di copertina de “Lo spazio bianco” ho capito che Maria ed io avevamo molto in comune e che lei poteva aiutarmi a comprendere come ci si sente in questa situazione o meglio, a descrivere le sensazioni, a metterle per scritto, a darle un nome, a renderle tangibili e visibili. Maria stessa dice ad un certo punto:
A me serviva un esegeta che mi spigasse cosa tutto questo voleva dire, quale seconda realtà c'era dietro quella che mi si mostrava, quale il modo giusto per continuare.
Come ci sente lo so bene, ma se gli do una forma a questa attesa, questo mostro, forse riesco a guardarla anche in faccia, a prenderla, soppesarla, metterla via quando serve. A non farmi mangiare. Maria, tramite la penna di Valeria Parrella, è stata la mia esageta.
...era che qualcuno aveva lanciato una monetina in aria, e quella prima o poi doveva cadere su una faccia.
Non ho dovuto attendere molto questa volta, a pagina undici il mio mostro ha preso forma: una monetina, che ruota in aria. Ora non ho più paura di guardarlo in faccia, mentre aspetto che cada. Alla fine del libro poi, Maria mia ha anche insegnato cosa devo fare: mettere uno spazio bianco. Tra un presente che è finito mo' e uno che è appena iniziato, ma il primo non è passato e il secondo non è futuro.
Tra pagina undici e la fine del libro ci sono anche tante altre bellissime cose ma ora sono troppo impegnata a custodire il volo della mia monetina, per raccontarvele. Vale la pena leggerle.