venerdì 16 ottobre 2015

Portici di carta 2015


Lo scorso fine settimana si è svolta a Torino la manifestazione “Portici di carta”. Giunta alla nona edizione, è uno degli appuntamenti irrinunciabili di inizio autunno. Per un intero week-end, i portici di via Roma, piazza San Carlo e piazza Carlo Felice si trasformano in una libreria lunga oltre due chilometri, ospitando più di cento librai, bouquinistes e piccoli editori. Un'occasione non solo per immergersi nei libri ma anche per conoscere le numerose librerie e i librai che popolano tutta Torino e non sempre si ha l'occasione di visitare. 

 
Vi era anche la possibilità di partecipare a cinque itinerari a piedi, di cui uno dedicato ai più piccoli, per scoprire il capoluogo che ha ispirato tanti scrittori e pagine indimenticabili. All'interno dell'oratorio San Filippo, inoltre, le letture e gli incontri erano dedicati ai piccoli e piccolissimi e nel pomeriggio di sabato c'era in programma il teatro dei burattini, con la rappresentazione della favola “Le penne dell'orco” di Italo Calvino. Vi abbiamo portato VV, consapevoli che forse è ancora troppo piccola per uno spettacolo del genere; intimorita infatti alla comparsa delle marionette, quando è stato il turno dell'orco siamo dovuti scappare via. Tutt'ora, in alcuni momenti della giornata, mi ricorda che «il mostro verde non mi piace». La mia piccola bimba sensibile...



 
E' stata una piacevole giornata all'insegna dei libri, salutata dal sole dopo un inizio un po' grigio, sempre contenti di passeggiare per le vie della nostra bellissima città.

mercoledì 14 ottobre 2015

Lasci fare la vita


Questo libro è nella mia lista dei libri da leggere da tempo immemorabile. E' uno di quei classici che, se sei interessato ai libri, alla scrittura e agli scrittori, non puoi non leggerlo. Finora però non l'avevo ancora fatto, anzi, me n'ero disinteressata, al punto che non sapevo si trattasse di un libretto di neanche 100 pagine. Poi un giorno, grazie a una proposta di scambio su Acciobooks (se non sapete di cosa si tratta leggete qui) ne sono venuta in possesso e finalmente ho potuto spuntare dalla lista “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke.
Come indica il titolo stesso, è una raccolta di epistole che lo scrittore inviò in risposta a un giovane poeta che gli scrisse confidandosi e chiedendo consiglio. L'argomento principale di questa corrispondenza sono naturalmente la poesia, lo scrivere e l'arte, ma molti dei consigli qui riportati si possono applicare anche alla vita di tutti i giorni, per chi artista non è (anche se io sono convinta che lo siamo quasi tutti). Vi trascrivo qui sotto quelli che mi hanno colpita maggiormente e che sono stati e sono tutt'ora, in questi giorni, di conforto per me.

Quando la vita e quello che mi capita è difficile da accettare:
Se vi sono orrori, allora sono i nostri orrori, se vi sono abissi, allora quegli abissi ci appartengono, se vi sono pericoli, allora dobbiamo cercare di amarli. E se solo organizziamo la nostra vita secondo quel principio che ci ingiunge di attenerci sempre al difficile, allora ciò che adesso ci appare ancora totalmente estraneo ci diverrà del tutto familiare e fido.
Quando mi tormento cercando una spiegazione:
Le cose non si possono tutte afferrare e dire... la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola.
Quando sono insoddisfatta:
Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri.
Quando sono troppo concentrata sul futuro e mi tormento in preda all'incertezza:
...maturare come l'albero, che non incalza i suoi frutti e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l'ansia che dopo possa non giungere l'estate. L'estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l'eternità gli stesse innanzi, così sereno e spensierato e vasto. Lo imparo ogni giorno, lo imparo a prezzo di dolori ai quali sono grato: la pazienza è tutto!
Quando mi sfinisco di perché:
Lei è così giovane, così nuovo a ogni inizio, e io vorrei pregarla come posso, caro signore, di essere paziente verso tutto l'insoluto nel suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse come stanze chiuse, e come libri scritti in una lingua molto estranea. Non ricerchi ora le risposte, che non possono esserle date perché non le potrebbe vivere. Mentre si tratta appunto di vivere tutto. Ora viva le domande. Forse così a poco a poco, insensibilmente, si troverà un giorno lontano a vivere la risposta.
Quando non ho fiducia nel cammino che sto percorrendo e temo i fallimenti:
Non vede come tutto ciò che accade sia sempre rinnovato inizio?
Il consiglio, l'augurio che ho fatto mio e faccio a voi. Inoltre, il mantra che ripeto costantemente in questi giorni:
...che lei possa trovare in sé una pazienza sufficiente a sopportare, e una ingenuità sufficiente a credere; che lei possa acquistare sempre più fiducia in quello che è difficile, e nelle sua solitudine tra gli altri. E per il resto, lasci fare la vita. Mi creda: la vita ha ragione, in ogni caso.

lunedì 12 ottobre 2015

Il blocco del lettore


Ho avuto il blocco del lettore. Vi è mai successo? Finisci di leggere un libro e dopo non sai cosa iniziare. Ti ritrovi a fissare gli scaffali della tua libreria, pieni di libri che aspettano pazientemente il loro turno ma niente, nessuno che ti invogli a prenderlo e finalmente aprirlo. Sai che sei solo a metà della tua Reading Resolution ma anche se mancano pochi mesi alla fine dell'anno, non sono quelli i libri che vuoi leggere ora. Comprarne uno nuovo non puoi, gli scaffali di cui sopra griderebbero allo scandalo e il buon senso questa volta la spunta. I giorni passavano e io ero presa da un'insoddisfazione strana, guardavo il comodino vuoto la sera e mi saliva un po' di tristezza. Le sere che andavo a letto senza leggere stavano diventando troppo numerose, rischiavo una nuova crisi d'astinenza. Allora che fare? Sono andata in biblioteca.


Centinaia e centinaia di libri che aspettano solo te, di essere sfogliati, letti in parte o fino in fondo, di essere scelti e poi posati, di essere portati a casa. Gratis. Quanti ne vuoi, anche se già sai che non potrai leggerli tutti nei venti giorni concessi dal prestito. Ma li prendi lo stesso, presa dall'ingordigia e, finalmente, dalla voglia improvvisa di correre a casa e incominciare a leggere.
 

E voi, dove cercate ispirazione per le vostre letture?

venerdì 9 ottobre 2015

Ca' Vittoria


Sia io che mio marito siamo amanti della buona cucina; ci piace provare ristoranti nuovi, amiamo sperimentare tipi di cucina diversi, coccolarci in luoghi ben curati nei minimi dettagli: sono gioie per gli occhi e per il palato. Ogni ricorrenza (o un viaggio) è per noi quindi un' occasione per regalarci un buon pranzo o una buona cena. E' quasi sempre mio marito a scegliere il posto, è lui quello più aggiornato, che legge recensioni, inaugurazioni, cambi di gestione, promozioni o stroncature; di solito questi pranzi sono anche un'opportunità per fare una piccola gita e scoprire nuovi angolini del Piemonte (o zone limitrofe).
Per il nostro anniversario ci siamo recati a Tigliole, in provincia di Asti, e siamo stati ospiti a pranzo del Ristorante "Ca' Vittoria".


“Agli inizi del secolo scorso una vecchia casa, una famiglia, un'osteria. Oggi la stessa casa, la medesima famiglia, le stesse semplicità.” Una casa settecentesca in mezzo al verde e alle colline, ora anche albergo resort dotato di tutti i comfort, compresa una piscina, e luogo ideale per feste, ricevimenti e matrimoni. Lo si intuisce subito che è una conduzione familiare perché li trovi ad aspettarti ed accoglierti fin sulla porta, con una cortesia e gentilezza che non verranno a mancare per tutta la durata del soggiorno, nel nostro caso il pranzo, soprattutto nei confronti di VV. Come tutti i genitori, spesso veniamo presi dal dubbio se portare o meno una bambina piccola al ristorante, mossi dal timore che possa disturbare e consapevoli di esigenze molto differenti da quelle di un adulto. In questo caso ogni nostro dubbio è stato spazzato via dalle premure riservate a VV, dal portare subito la pietanza per lei così da non obbligarla a lunghe attese e dalle pause che ci hanno permesso di intrattenerla tra una portata e l'altra, abbiamo così avuto modo anche di godere della terrazza e della bella vista.
Una bellissima occasione di festa, per celebrare ancora una volta il nostro tretre.

 
Ristorante Albergo Ca' Vittoria
Via Roma, 14
14016 Tigliole
Tel. +39 0141 66 77 13
Fax. +39 0141 66 76 30

mercoledì 7 ottobre 2015

Il freno


Un giorno della scorsa settimana sono tornata a casa con l'amaro in bocca.
Avevo un incontro a cui mi sono recata un po' tesa e con lo stomaco contratto; dovevo lamentarmi ed esporre la mia insoddisfazione per il servizio ricevuto, non era un incontro piacevole, potendo avrei volentieri evitato, ma avevo bisogno di loro e non volevo rivolgermi ad altri. La controparte mi aspettava al varco perché aveva già intuito, pronta però a venirmi incontro. Infatti si è concluso con me che ho ottenuto quello che volevo e loro che non hanno perso una cliente. Un perfetto case history, come si direbbe in gergo manageriale, di WIN-WIN. Ci veniamo incontro, tu smussi un angolo, io rinuncio a qualcosa, troviamo un accordo, vinco io e vinci tu e siamo tutti contenti. Ma davvero? E allora perché l'amaro in bocca?
Perché non è facile quando sei una persona che cerca di essere accomodante, che non vuole dispiacere a nessuno, non vuole disturbare, non vuole risultare antipatica o poco gradita. Non è facile neanche rendersi conto di questo; di essere così insicuri da avere timore ad esprimere la propria opinione o la propria insoddisfazione.
Non sono sempre stata una persona così, anzi, sono sempre stata una battagliera, pronta a lottare per ottenere quello che voleva. Poi un giorno sono cambiata, non so nemmeno io come sia potuto succedere, quale ne sia stata la causa. Ho incominciato a farmi mille paranoie, a mandare avanti qualcuno, a rifuggire i confronti, a rinunciare per prima per evitare scontri, ad avere paura della mia stessa ombra.
Ultimamente però al WIN-WIN non ci credo più, non si può piacere a tutti, non si può essere tutti vincitori, non si può arrivare tutti insieme al traguardo, di podio ce n'è sempre e solo uno.
Ci sono abbastanza ostacoli nel mondo. Non c'è proprio bisogno che diventi il freno di te stesso.

Lorenzo Paoli

lunedì 5 ottobre 2015

Non scrivere di me


«Sto leggendo un libro di una giornalista che scrive di cultura sul Corriere della sera. Racconta delle interviste e degli incontri con alcuni scrittori americani. Brutto lavoro, vero?» Tempo fa, parlando con mio fratello, avevo riassunto così “Non scrivere di me” di Livia Manera Sambuy. In effetti, semplificando molto le cose, e leggendolo superficialmente, è proprio questo che fa nel suo libro. E lo fa anche molto bene, perché è proprio brava a scrivere.
Quello però che la mia frase non dice è la profondità con cui lo fa, di come lei, i libri e gli scrittori diventino una cosa sola, che quasi si stenta a credere sia così brava a ricordare tutto, ogni più piccolo e all'apparenza insignificante particolare: come sono vestiti, un gesto, un'espressione, un'intonazione della voce. Di come sia così brava, professionale ed umana da riuscire a farsi aprire la porta di casa e alle volte anche il cuore da questi autori. Di come entrino a far parte della sua vita e lei della loro; Philip Roth, Richard Ford, Paula Fox, David Foster Wallace, solo per fare alcuni nomi.
L'ho finito di leggere da parecchio tempo ormai, ma non riuscivo a scriverne perché non riuscivo a trasmettere proprio questa sensazione, di unità, come se fossero la stessa cosa, scrittore e giornalista. Pazzesco come noi lettori interroghiamo i libri così come Livia Manera Sambuy interroga gli scrittori, come noi entriamo nelle pagine così lei entra nelle loro vite.
Poi all'improvviso ho capito: siamo tutti, lettori, scrittori, giornalisti (alcuni almeno, quelli davvero bravi) alla ricerca di un significato, tutti alle prese con i nostri interrogativi alla ricerca di risposte. Ognuno a proprio modo: chi scrivendo, chi leggendo, chi intervistando. I più fortunati, come Livia Manera Sambuy, riescono a fare tutte e tre le cose insieme. E a farle bene.
Non so cosa ci sia dentro la vita. Continuo a scoprire pezzetti di significato e a cercare.

sabato 3 ottobre 2015

Viverla


Non c'è altra via per capire una scelta se non viverla.

Per quella via ci incamminammo insieme sei anni fa. Ci sono state corse, salti, passi leggeri, cadute. Abbiamo ammirato il panorama, ci siamo fermati a raccogliere fiori, abbiamo dovuto cercare riparo dai temporali, abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo urlato, ci sono stati lunghi silenzi. Ma non abbiamo mai smesso di tenerci per mano, non abbiamo mai smesso di camminare.
Auguri tretre, amore mio.