lunedì 11 giugno 2018

I libri che non vi ho detto 3


Quello di oggi sarà il terzo e ultimo post sui libri che ho letto lo scorso anno e di cui non vi ho parlato; il filo conduttore è il tema famiglia, tradizionale e non, allargata, di adozione, quella in cui si nasce e quella che si sceglie.

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI Chiara Gamberale, Mondadori


Non ho letto tutti i suoi libri ma, tra i pochi, questo è il mio preferito in assoluto; è anche quello meno autobiografico, anzi, non lo è affatto e mi viene il sospetto che, quando non prende come riferimento la propria vita, Chiara Gamberale dia il meglio come scrittrice.
Mandorla, una bambina di sei anni, perde la madre in un incidente stradale e, per sua volontà, viene adottata dal condominio dove quest'ultima era amministratrice e dove, si scopre in una lettera, risiede anche il padre, mai dichiarato e mai conosciuto dalla bambina. Legati da questo segreto, i condomini ospitano a turno la bambina a casa propria e veniamo così a conoscenza di una moltitudine di nuclei famigliari; a dimostrazione del fatto che la famiglia tradizionale è ormai un retaggio vecchio e stantio.

LA VITA ACCANTO Mariapia Veladiano, Einuadi Editore


Rebecca è nata brutta, molto brutta. Sua madre dopo il parto si è rinchiusa in se stessa e in casa, il padre non ha saputo far fronte alla situazione e si è rifugiato nel lavoro, a prendersi cura di lei rimangono la zia, figura ammaliante ma che nasconde un terribile segreto, e la tata Maddalena, l'unica in grado di comprendere fino in fondo la bambina.
Rebecca vive segregata e nascosta al mondo fino al giorno in cui dovrà andare a scuola e mostrarsi alla luce del sole, ma quella con l'aspetto fisico non sarà l'unica lotta che dovrà combattere.

Non c'è disegno, la vita capita per caso, per caso è buona, decente, brutta, innominabile... la vita la si deve prendere all'ingrosso altrimenti se ci fai troppo le pulci non si salva nessuno.


I MIEI PICCOLI DISPIACERI Miriam Toews, Marcos Y Marcos

Elf vuole morire. Sua sorella Yoli vuole impedirglielo, insieme al resto della famiglia: madre, marito e zia. Squinternati, comici, uniti, soli. Cosa si può dire e fare per convincere una persona che si ama a non lasciarti? Che cosa si prova quando si vive la grossa sconfitta di non essere riusciti a impedirlo?
È possibile prendere un dolore grande come quello per la perdita della propria sorella, morta suicida, e farne un libro autobiografico non solo commovente, ma anche divertente e, soprattutto, un inno alla vita? Miriam Toews ci è riuscita.
Ho affrontato la lettura di questo libro con molti timori, perché il tema trattato è davvero imponente e temevo mi lasciasse in una valle di lacrime. Ho imparato invece il dono fragile che è la vita e l'amore che serve per lasciare andare.

MI CHIAMO LUCY BARTON Elizabeth Strout, Einaudi

Madre e figlia si ricongiungono dopo molti anni di lontananza a causa della malattia della figlia. Cinque lunghi giorni e notti in ospedale. La figlia che chiede alla madre di parlare e lei inizia un racconto ininterrotto fatto di pettegolezzi, ricordi, piccole confidenze. Un dialogo interrotto che riprende e la scoperta che l'amore, quello, non si era mai spezzato. Ma nei silenzi che abitano il racconto della madre ascoltiamo anche un'altra storia: quella brutale dell'infanzia della protagonista e di come ne è uscita. Un'altra sfaccettatura dell'amore in una famiglia.

4 commenti:

  1. Mannaggia a te! Così la lista dei libri da leggere non finisce mai!!!
    Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ricordo i miei tre scaffali dei libri ancora da leggere... :-)

      Elimina
    2. :D

      Un'impresa impossibile, quella di finire quel tipo di lista... :D

      Elimina