mercoledì 18 settembre 2019

Avevo espresso due desideri


Quando vi avevo salutato a luglio, lo avevo fatto con l'augurio di riuscire a “staccare”, soprattutto la testa; spegnere quei pensieri che la affollano e la rendono molesta, chiassosa e mi stancano infinitamente. Non avevo piani e programmi, la mia era proprio una speranza basata sul nulla, forse sulla buona sorte.
Un giorno, mentre ero in montagna, ho ricevuto una telefonata di mia suocera che mi chiedeva notizie della nipote e poi, buttato lì, sul finire della telefonata, perché lei ha sempre paura di essere invadente, mi ha chiesto “Hai ritirato l'esito dell'esame?” e io sono caduta dal pero. Mi ero dimenticata.
Non ho pensato “Mi sto trascurando” (anche se ho poi subito mandato un messaggio al marito chiedendogli se gentilmente poteva andare lui, visto che io ero in montagna), ho gioito dicendomi “Ce l'ho fatta! Ho staccato.”
Ero incredula.
Immediatamente ho incominciato a riflettere e analizzarmi per capire come ci fosse riuscita. Staccare sì, ma spegnere completamente il mio incessante interrogarmi no, quello è impossibile. Ci ho messo un po' a capirlo e, forse, l'ho compreso fino in fondo solo una volta tornata a casa e alle mie abitudini.
Sono andata contro la mia natura, mi sono fatta violenza.
Ho sempre detto di essere una persona introversa, che ha bisogno dei suoi spazi, della solitudine e del silenzio, che ha bisogno di pensare, di ascoltarsi e soffro quando non lo faccio per troppo tempo di seguito. Tutti i miei sforzi in passato sono stati concentrati per preservare questo lato del mio carattere; come una pianticella preziosa lo curavo, lo proteggevo, lo alimentavo. Non accorgendomi però che, così facendo, davo da mangiare al mio nemico.
Quando ti succedono cose gravi e brutte, abbiamo tutti fretta di lasciarcele quanto prima alle spalle, di dimenticarle, di tornare alla vita di prima, di essere quelli che eravamo prima. Alle volte, però, prima non è più il meglio per noi.
Non sto parlando di cambiare abitudini o di accettare il cambiamento; sto parlando di capire che, alle volte, per aiutare noi stessi dobbiamo anche farci un po' di violenza.
Cosa ho fatto in montagna di speciale per riuscire a staccare? Non mi sono data tempo per pensare. Questa estate la Pro Loco del paese di montagna dov'ero in villeggiatura aveva organizzato diversi eventi ed attività per grandi e piccini e, VV ed io, non ce ne siamo persi neanche uno. E' stato strano dover segnare sul calendario degli impegni per non rischiare di scordarli mentre eravamo in vacanza, ma erano così interessanti (e gratis) che avevamo piacere di prendervi parte. Le mie giornate erano piene; una volta, mi sarei lamentata perché non avevo un attimo di “calma”, ora ho scoperto che è un ottimo modo per mettere a tacere la mia testa, soprattutto i pensieri negativi.
Sono ancora un'introversa, anelo al silenzio e penso, penso, penso incessantemente; ma ora ho capito che, per il mio bene, non posso più darmi troppo spazio. Facendo un paragone un po' azzardato, è come se fossi stata tutta la vita un'alcolizzata; penso che chi lo è stato poi lo rimanga per sempre, solo impara a tenere sotto controllo quel lato del sue essere. Non credo che la mia natura interiore cambierà mai completamente, ma per forza di cose, dovrò metterla in un angolo, tenerla a bada, e dovrò impegnarmi per farlo. Pensare (bere) troppo non mi fa bene.
L'altro desiderio era leggere tanto. Si è avverato anche quello.

2 commenti:

  1. Cara Francesca, credo che tu abbia trovato un segreto molto importante per vivere meglio. Anche io ci sto provando, non sempre con successo. Custodisci con cura la tua bella scoperta. Un abbraccio. claudiag

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    1. Questo "segreto" è fatto di successi e insuccessi; tornata dalle vacanze ho fallito tante volte. L'importante è perseverare.
      Ti abbraccio anch'io.

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