lunedì 4 settembre 2017

La vita, ultimamente 26


A svegliarci era quasi sempre il suono delle campane delle otto. Qualche coccola, lotta e solletico sotto le coperte e poi, immancabilmente, partiva la richiesta di VV: “Posso andare a svegliare gli zii (o i nonni)?”.
Dopo una lauta colazione tutti insieme (e di abbondanti in montagna erano anche pranzi, merende e cene!) ci si preparava per la passeggiata, quasi ogni giorno una destinazione diversa: pietre, torrenti, pozzanghere, ragnatele, buse (sapete tutti cosa sono?), “Non ti pungere con i rovi”, formiche, tane, “Attenzione alle ortiche”, rametti, foglioline, “Batti il bastone sulle pietre per scacciare le vipere”, terra, fiori, farfalle, rondini. Abbiamo visto tre Bambi, due serpenti, le rondini, falchetti, poiane, un rospo, mucche e capre in abbondanza, cani da pastore di cui uno birbone. VV nella sua stalla immaginaria aveva anche un cinghiale goloso di mollette da bucato, quante corse lungo il terrazzo per togliergliele dalla bocca...


Il mio momento preferito della giornata era il dopo pranzo quando, dopo aver letto una favola a VV, mi coricavo con lei e ci addormentavamo una dentro il respiro dell'altra. Dopo poco io mi svegliavo e mi mettevo a leggere, rimanendo al suo fianco fino al suo risveglio.


Merenda e poi altri giochi, passeggiate, partite a carte, corse e giri in bici fino all'ora di cena. Una volta preparateci per la notte, ci coricavamo di nuovo insieme e VV si addormentava guardandomi leggere. Secondo me il paradiso non è molto diverso.
Non è stato tutto rose e fiori però; ho avuto i miei momenti di nervosismo, vuoi per la convivenza stretta con altre persone, per l'assenza o il numero davvero esiguo di momenti in cui stare da sola (e per me la solitudine è fon-da-men-ta-le), vuoi perché dopo tanto dolce far niente smaniavo anche per fare qualcosa, ma ben consapevole che una volta tornata a casa sarebbe finita la pacchia (confermo) e quindi oscillavo tra il restare e andare, tra l'oziare e l'agire, tra il “Vorrei che le vacanze non finissero mai” e “Basta non ne posso più, quando inizia la scuola?!”.

Direi tutto nella norma, no?

Volenti o nolenti, il giorno della partenza è arrivato, siamo tornati a casa e abbiamo trovato il caldo infernale ad aspettarci, quello per cui ogni anno scappiamo in montagna. Questa la nostra espressione davanti a cotanta ostinazione:


Ho perso il conto delle lavatrici fatte, e quelle ancora da fare, devo sbrigarmi perché per noi le vacanze non sono ancora finite. Questa volta la nostra destinazione sarà il mare. E poi l'estate sarà terminata, per davvero.

Che si legge in famiglia”, la mia.

2 commenti:

  1. Ciao Francy!
    Come ti capisco... concordo su tutto, soprattutto le lavatrici.
    Anche qui la ripresa non è facile, le faccende si accavallano con il lavoro e mi sento già in affanno. E non riesco ancora a riprendere il blog!
    I progetti sono tanti... non resta che affrontare le cose una per volta.
    Un abbraccio e buon anno
    Francesca

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    1. Hai ragione, un passo alla volta, anche se l'affanno continua a tendere i suoi agguati. Cercherò di depistarlo!
      Un abbraccio e buon anno anche a te, cara.

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