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lunedì 15 febbraio 2021

Leggere con VV

 


Uno dei meriti dell'anno appena concluso, è stato quello di avermi regalato la lettura con Vittoria. Da quando è nata ho sempre letto per lei, ultimamente anche lei ama a volte leggere per noi, ma non abbiamo mai letto assieme, cioè scelto un libro e iniziato a leggerlo insieme, condividendo tutto: impressioni, perplessità, amore per alcuni personaggi e altri no, commenti sulla trama “Secondo te come continua?”, risate e lacrime. Ok, lacrime solo io...

Quando abbiamo iniziato eravamo in piena pandemia, tutti costretti a casa e questo ha aiutato sicuramente a passare il tempo. Ora le giornate sono più strutturate e la nostra lettura insieme avviene la mattina, nei cinque minuti in cui lei si misura la febbre (questo è per chi dice di non avere mai tempo per leggere...), qualche volta durante il fine settimana, subito dopo la colazione. È uno dei miei momenti preferiti della giornata; adoro quando non riusciamo a resistere e continuiamo ancora un po' la lettura e poi corriamo a prepararci per non fare tardi a scuola. Adoro quando scoppiamo a ridere insieme, adoro gli sguardi complici che ci scambiamo, adoro sentire i suoi commenti e il suo punto di vista (ma quanto è bello il punto di vista di un bambino e quanto c'è da imparare), adoro quando dissentiamo. Conserverò per sempre nel mio cuore il giorno in cui mia ha detto, riferendosi al protagonista “Non può morire altrimenti il libro finisce”, facendomi capire che intuisce come funziona la creazione di una trama. Spero questa nostra nuova abitudine duri il più a lungo possibile e, ovviamente, vi suggerisco caldamente di farlo a vostra volta. Qui di seguito i libri che abbiamo letto assieme e che ci sono tutti piaciuti tantissimo.
 
Roald Dahl “Il GGG”
 
Lo so che è un classico della letteratura per l'infanzia, ma è un autore che non avevo mail letto. Devo ringraziare Giulia Robert, in arte @robgiu, e il suo gruppo di lettura su Instagram “Io non leggo da solə”, perché questo è stato il primo libro che ha proposto e, di conseguenza, l'inizio della lettura condivisa tra me e VV.
Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. L'affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a compiere una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d'Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.
Scritto magistralmente, con la creazione di parole e dialoghi che vi strapperanno diverse risate ma che vi faranno anche riflettere su alcune questioni del nostro mondo. In seguito abbiamo anche visto il film girato da Steven Spielberg, molto bello e fedele al libro.
 
Luis Sepulveda “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”
 
Letto anche questo durante il primo lockdown, proprio in seguito alla morte dell'autore avvenuta in quel periodo. Un altro classico per bambini, che questa volta avevo letto ma così tanto tempo fa che non ricordavo molto.Uno stormo di gabbiani è di ritorno dalla migrazione e una di loro, Kengah, è pronta per deporre il suo primo uovo. Lo stormo si tuffa in acqua per mangiare delle aringhe, ma a un certo punto Kengah finisce bloccata in una pozza di petrolio, chiamato "peste nera" dai gabbiani. Kengah riesce a liberarsi e a raggiungere la città di Amburgo, dove finisce sul balcone di una casa. Lì abita Zorba, un grosso gatto nero con una piccola macchia bianca sulla gola. Kengah, stremata, usa le sue ultime forze per deporre l'uovo e chiede a Zorba di farle tre promesse: non mangiare l'uovo, prendersi cura del piccolo che nascerà e insegnargli a volare. 
Un bellissimo libro sul valore dell'amicizia, sull'aiutare chi è in difficoltà, il superare le “differenze” e sul coraggio. Anche di questo abbiamo poi visto la versione animata.
 
Roal Dahl “Le streghe”
 
Altro libro proposto dal gruppo di lettura creato da @robgiu, altro classico della letteratura per l'infanzia che io non avevo mai letto.
Questa per Vittoria si è trattata di una vera e propria prova di coraggio, perché lei ha molta paura delle streghe, al punto che non ha mai voluto vedere un film delle principesse Disney perché c'è sempre una strega cattiva. Durante la lettura infatti, almeno all'inizio, era abbastanza nervosa, al punto di chiedermi un paio di volte di interrompere perché non reggeva più la tensione. Ma siamo arrivate fino alla fine e VV ha anche partecipato e commentato nel gruppo di lettura (c'erano anche altri bimbi, è stato molto tenero). 
Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe. Non quelle delle fiabe, sempre scarmigliate e a cavallo di una scopa, ma quelle elegantissime, somiglianti a certe signore che probabilmente già conoscete. Come fare a individuarle? Bisogna stare attenti a chi porta sempre i guanti, a chi si gratta la testa, a chi si toglie le scarpe a punta sotto il tavolo e a chi ha i denti azzurrini, perché tutto ciò serve a nascondere gli artigli, i crani calvi, i piedi quadrati, la saliva blu mirtillo: tutti segni distintivi delle vere streghe. Sapendo questo potrete evitare di venir trasformati in topi.
Il film non l'abbiamo visto, l'ultima versione con Anne Hathaway temevo spaventasse troppo VV per come sono rappresentate le streghe, un conto immaginarle, un conto vederle.
 
Daniel Pennac “ Abbaiare stanca”
 
Questo libro l'ha portato la fatina dei denti... L'ho trovato per caso al supermercato, al prezzo stracciato di soli cinque euro, con come protagonista un cane, aveva tutti i numeri per piacere a Vittoria e così è stato. 
Scritto in prima persona, un bastardino ci accompagna lungo le sue numerose avventure e ci insegna a vedere il mondo attraverso gli occhi di un cane, imparando molte cose sul suo mondo ma anche sul nostro. Un inno all'amicizia tra uomo e cane, una storia sull'amore e l'amicizia, la paura e la voglia di libertà e dalle pagine del libro traspare tutto l'amore dell'autore per questi animali.
 
Paola Mastrocola “Che animale sei?”
 
Non so se l'autrice avesse in mente un lettore adulto o un bambino, infatti proporlo a VV è stato un azzardo, ma sapevo che un libro che ha per protagonista un animale avrebbe sicuramente attratto la sua attenzione e infatti così è stato.
Quando uno nasce, non sa chi è. E se non c'è nessuno che glielo dice, la vita diventa una bella complicazione. La protagonista, per esempio, non sapeva chi era, perché quando era nata, rotolando giù dal camion di Jack il Camionista, si era ritrovata sola e aveva scambiato per sua madre una pantofola di pelo. Una calda pantofola accogliente, dentro la quale si era accoccolata sognando di non essere ancora nata. In fondo, era contenta di avere questa mamma. E tutto sarebbe rimasto per sempre così, se non avesse voluto conoscere il mondo e non avesse continuamente incontrato qualcuno che le chiedeva: "Che animale sei?" 
Questo libro ha sicuramente due livelli di lettura: c'è la storia semplice di un'anatra che non sa che animale è, ma anche la ricerca di se stessi. Il linguaggio è semplice, molto di quello che succede è buffo e fa sorridere, ma sono convinta che non dobbiamo sottovalutare i bambini e il loro livello di comprensione. Sono convinta che VV si sia più volte riconosciuta nella confusione e lo smarrimento di questa anatra che doveva ogni volta capire le regole di vita e adattarsi al gruppo di animali in cui capitava per caso. Fino a che, ovviamente, non capisce che le regole nella nostra vita siamo noi a dettarle.

Sto attendendo con ansia di leggere “E se covano i lupi”, sempre della Mastrocola, che penso essere una specie di sua continuazione; ma VV mi ha detto di avere voglia di leggere qualcosa di leggero e ho lasciato scegliesse lei. Così in questi giorni siamo alle prese con “Diario di una schiappa”.

lunedì 3 giugno 2019

Non solo libri, ma sempre sui libri


Anche il più accanito dei lettori, dopo ore e ore, si stanca di leggere e ha bisogno di altri svaghi, se però continuano ad essere ancora nell'ambito libri, il piacere è doppio. Qui di seguito alcuni film e documentari che ho visto in questi ultimi mesi nei momenti più disparati: da quando ero convalescente a mentre svuotavo la lavastoviglie.

MADE IN ENGLAND, RaiPlay

Realizzato da Enzo Biagi a cavallo tra il 1979 e il 1980; una grande inchiesta televisiva sull'economia, la società, la cultura e la storia della Gran Bretagna, raccontata da studenti, minatori, aristocratici, protestanti, ma anche da personalità quali gli scrittori Barbara Cartland, Anthony Burgess e Arnold Wesker, lo storico Eric Hobsbawm, gli attori Terence Stamp e Glenda Jackson, e la stilista Laura Ashley. Al momento ho visto solo la puntata “Incontri: chi ha paura di Virginia Woolf”, attratta ovviamente dal nome della mia scrittrice preferita. In realtà è un'intervista a Nigel Nicolson, autore del libro "Ritratto di un matrimonio", sulla vita dei propri genitori, la scrittrice Vita Sackville-West e il diplomatico Harold Nicolson. Fortune vuole che Lindau l'abbia da poco ripubblicato e io, ovviamente, non vedo l'ora di leggerlo.

UN ROMANZO, TANTE STORIE, RaiPlay

Trasmessa dalla BBC con il titolo “The secret Life of books”, attraverso testimonianze e documenti rari e con l'aiuto di attori, registi e specialisti, la serie spiega come sono nate opere che abbiamo imparato ad amare, dalla prima idea nella mente dello scrittore alle pagine passate di mano in mano per generazioni. Partendo dal “First Folio” di Shakespeare per finire con i “Mobinogion” (di cui non avevo mai sentito parlare), attraverso “Frankenstein”, “Jane Eyre”, “Grandi speranze” e “La Signora Dalloway”, vengono analizzate sei opere letterarie inglesi attraverso diari, lettere, manoscritti, la vita e la società dei loro autori nel momento esatto in cui le stavano scrivendo. Una più appassionante dell'altra, mi è molto dispiaciuto quando ho finito di vederle tutte.

BRIGHT STAR, RaiPlay


Basato sulla biografia “Keats” di Andrew Motion, il film narra dell'amore che sboccia tra il poeta John Keats e la giovane Fanny Browne, che diventerà sua musa, e ispirerà la poesia da cui il film prende il nome. Diretto dalla regista Jane Campion, solo a tratti riesce a raggiungere i fasti di “Lezioni di Piano”; dialoghi spesso senza senso e le difficoltà nell'individuare i rapporti tra i vari protagonisti rendono difficile all'inizio seguire lo svolgersi del film (non conoscendo la storia in anticipo). Bella la fotografia, i costumi e alcune scene, davvero molto poetiche.

JANE EYRE, Amazon Prime Video


Rilettura in chiave gotica dell'omonimo romanzo, opera del regista Cary Fukunaga del 2011, con Mia Wasikowska nei panni di Jane e Michael Fassbender in quelli di Mr Rochester. Ho letto il libro troppo tempo fa per poter fare paragoni, ma ho molto apprezzato le atmosfere gotiche e quella sorta di sospensione paurosa che pervade tutto il film. Bella anche la fotografia.

LES MISÉRABLES, Amazon Prime Video


Un film tratto dal musical tratto dal libro (che non ho letto). Non sono una grande fan dei film “cantati”, ma riesco a sopportarli se sono solo degli intermezzi. Questo invece è interamente cantato e devo confessare che, dopo un po', non ne potevo davvero più. Bellissima la regia, i costumi e la fotografia, bravissimi gli attori: Hugh Jackman, Russel Crowe, Anne Hathaway, Amanda Seyfred e i miei preferiti Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter. Curiosità: su espressa volontà del regista, i brani della colonna sonora eseguiti dagli attori accompagnati da un pianoforte sono stati registrati dal vivo sul set, durante le riprese del film. In una fase successiva è stata registrata la parte musicale eseguita da un'orchestra.

DON'T WORRY, HE WON'T GET FAR ON FOOT, Amazon Prime Video


Film del 2018 basato sull'autobiografia del vignettista satirico John Callahan, interpretato da Joaquind Phoenix, per la regia di Gus Van Sant. Alcolizzato fin dalla più tenera età, Johan diventa tetraplegico in seguito a un grave incidente d'auto causato dal bere, ma in cui non era lui a guidare. Nel film è ben rappresentato l'arduo cammino che il protagonista compie per guarire dall'alcolismo e ricominciare una nuova vita come invalido, e di come le vignette siano state di grande aiuto, oltre ad essere una spietata e sincera critica alla società in cui viveva.

Confesso che mi sto seriamente appassionando a tutte queste visioni a tema letterario, soprattutto, era davvero tanto che non guardavo un documentario e avevo dimenticato quanto fosse piacevole imparare qualcosa di nuovo.
Ovviamente, se avete visto anche voi qualcosa di interessante, condividetelo nei commenti. Io vado a preparare i popcorn.

lunedì 19 febbraio 2018

Tante storie, la mia storia


Avevo sempre pensato che, una volta finite le cure, in ospedale non ci avrei messo più piede, almeno mai più prima del controllo di routine. Invece non ho mai smesso di andarci.
Una volta al mese percorro lo stesso lungo corridoio che i miei piedi hanno fatto innumerevoli volte nei più disparati stati emotivi, entro nello stesso reparto le cui mura hanno contenuto le mie più segrete speranze e mi siedo tra le poltrone e i letti che fino a qualche mese fa avevano accolto me. Solo che io ora sono dall'altra parte. Apparentemente.
Quando la psicologa, che mi ha seguita nel lungo percorso della malattia, era venuta a sapere della mia grande passione per i libri e degli incontri che organizzavo all'interno del progetto Bookcoaching Torino, mi aveva confidato il suo desiderio di fare qualcosa di simile per i pazienti del day hospital oncologico dell'ospedale Mauriziano, io non ho esitato un attimo nel dare la mia disponibilità; con buona pace del mio buon proposito di non frequentare più ospedali.
È così che è nato “Tante storie la mia storia”: presso l’ospedale Mauriziano di Torino. Il progetto di ascolto e lettura nasce dalla collaborazione tra la Psicologia Clinica – dott.ssa Antonella Laezza – ed il Day Hospital oncologico – diretto dal professor Massimo Di Maio – all’interno di un percorso già in atto da tempo di Umanizzazione delle cure in Oncoematologia.
Trae spunto dalla considerazione del lungo tempo trascorso dai pazienti presso il Day Hospital, spesso l’intera giornata. Durante il trattamento ognuno trascorre il tempo come vuole o può: dormendo, leggendo, spesso chiacchierando con il caregiver che lo accompagna. Ma le ore sono lunghe… e la flebo attaccata al tuo braccio ti ricorda ogni istante il motivo per cui sei lì. Come rendere più lieve tale tempo? L’uomo da sempre ama le storie. Il racconto è parte della nostra storia e cultura, i racconti racchiudono esperienze, speranze, dolori. Da sempre l’uomo ha affidato alla narrazione la voglia di capire, condividere, sognare, essere consolato.
Da qui nasce l’idea di offrire ai pazienti, durante il trattamento in Day Hospital, uno spazio di ascolto di racconto. Di storie. Diversamente dalla lettura, che richiede una attenzione che non tutti i pazienti sentono di poter tenere, vi è un altro che racconta e il paziente può ascoltare la voce che narra. In seguito si condivide, ci si confronta, si immagina, si tessono i propri pensieri con le proprie identificazioni…
I brani sono scelti dall’équipe di psicologi dell’ospedale Mauriziano, in collaborazione con una paziente che ha sperimentato di persona il trattamento chemioterapico e sa cosa significa attendere durante la terapia, ma che ama la lettura e che conduce gruppi di lettura con una collega.

A lungo mi sono interrogata sul perché condividere questa iniziativa con voi. Sicuramente non lo faccio per sentirmi dire quanto sono brava a dedicare alcune ore a fare del bene al mio prossimo. Mi sembra anche superfluo sottolineare quanto facciano bene questi appuntamenti, così non fosse avremmo smesso di tenerli invece di aumentare i numeri degli incontri; che i libri, la lettura e le storie siano importanti lo sappiamo tutti noi, altrimenti non perdereste tempo a leggere questo blog. Forse sto scrivendo per raccontarvi l'effetto che questo ha su di me? Più volte mi avete ripetuto che questa è casa mia e che è giusto io scriva di quello che mi succede, ma per una volta vorrei smettere di essere così egoriferita.
Che cosa posso dirvi allora di loro, i pazienti che incontro ogni volta, così diversi e così uguali? Sembrerà paradossale, anzi lo è, ma nel pieno della sofferenza, della malattia, della paura e del dolore, sono loro a raccontare una storia, ogni volta diversa, ma con un ingrediente che le accomuna: la vita. Credo di stare per trasformarmi in una sorta di Pollyanna, che tra l'altro mi è sempre stata antipatica, ma sento di dovervelo rivelare: la vita è bella, nonostante tutto.
Solo che non basta che io ve lo dica, lo dovete scoprire da soli, sentire da soli. Spero vi riesca presto, perché la vita è anche corta.

I racconti che abbiamo letto finora:

Lorenzo Marone “La prima di tre donne irraggiungibili, tratto dal libro “La tentazione di essere felici”
Raymond Carver “Cattedrale” dall'omonima raccolta di racconti
Paolo Cognetti “Educazione e cortesia in mare”, tratto dal libro “Manuale per ragazze di successo”
Hans Christian Andersen “L'abete”
Anna Paola Bosi “Superminiwonderwoman”, tratto da “Il colore delle donne”
Valentina Stella “Cose vecchie”, dalla rivista “Carie letterarie” n.5

lunedì 12 febbraio 2018

Scompartimento per lettori e taciturni


“Scompartimento per lettori e taciturni” di Grazia Cherchi è una raccolta di articoli, recensioni, interviste che l'autrice scrisse durante tutto l'arco della sua carriera di lettrice. Non giornalista, non critica, non letterata, non scrittrice. Lettrice.
Dentro ci trovate il suo amore appassionato per i libri, i lettori e gli scrittori; la sua verve e lingua pungente verso tutto il mondo editoriale, le case editrici e le persone che vi lavorano, i premi letterari, le recensioni e le classifiche. Non risparmia complimenti, critiche e invettive, perché quando si ama qualcosa e lo si conosce approfonditamente, si è anche acuti osservatori e sinceri opinionisti.
Troverete anche tantissimi libri che vi verrà voglia di leggere, titoli mai sentiti, scrittori scoparsi nel dimenticatoio, peccato essere molti fuori catalogo.
Troverete la vita, di chi con i libri ci lavora certo, ma prima di tutto ci vive: tanti episodi divertenti, tanti incontri sui mezzi pubblici, tante storie.
Per lei esistevano singole persone, individui, ognuno con propri gusti, ambizioni, frustrazioni, esigenze, infelicità, eccetera. L'esperienza e il destino di ciascuno erano qualcosa di unico, anche se non sempre interessante. E ognuno aveva qualcosa di suo da dire, anche se poteva non essere capace di esprimerlo bene. La letteratura restituiva agli uomini la voce personale - l'anima - che la vita pratica tendeva inesorabilmente a soffocare.

Piergiorgio Bellocchio
Tra gli innumerevoli racconti di vissuto che condivide nei suoi testi, quello che mi ha colpita di più è questo:
Ogni tanto – ma di rado – vedendo qualche piccino, figlio di amici, mi viene la curiosità di guardare nella sua stanza, piena di oggetti per me perlopiù misteriosi, cioè i suoi giochi e giocattoli. E, per deformazione personale, guardo se c'è anche qualche libro. Può capitare: pochini, ma talora ci sono. Chissà che razza di racconti o fiabe legge ad esempio Michele, uno splendido ragazzino di otto anni? (Oggi i bambini, quando va male, sono belli)... Decido di fermarmi in camera sua a leggerlo – di là, nel mondo cosiddetto adulto, si è avviata una conversazione che sicuramente andrà per le lunghe...
Ecco, io me la immagino così, nell'altra stanza, intenta a leggere un libro.
Più che gradevole lettura, mi ha fatto scoprire una grande donna di cultura che non conoscevo, che ora ammiro e da cui ci sarebbe molto da imparare.
Se non vi piacciono queste cose, se non siete interessati a un libro che parla di libri, che spiega che cosa significa vivere per e con loro, potete pure fare a meno di leggerlo. Se invece amate i libri e il loro mondo, non potete farne a meno.
Siamo, dai tempi di Gutemberg, una minoranza, noi lettori; ma, come è stato detto, una minoranza di irriducibili, che considerano il libro una compagnia, un alimento insostituibile.

lunedì 13 febbraio 2017

Turineisa


Vi ricordate quando studiavate letteratura italiana alle scuole superiori? Come ogni periodo storico avesse il suo corrispondente letterario? Di come gli scrittori fossero ben inquadrati in perfette caselle: dal al romanticismo, dal al naturalismo, dal al decadentismo, e così fino a... Ecco punto, fino a dove siete arrivati a studiare voi? Ho ripreso in mano la mia antologia del liceo e le ultime sottolineature riguardano l'ermetismo, una corrente poetica attiva a Firenze negli anni 1930-40. E poi cosa è successo? Nessuno ha più scritto? Non c'è più storia, non c'è più letteratura?
Non voglio riempire il buco tra gli anni quaranta fino ad oggi ma ho realizzato che io sto vivendo in un determinato periodo storico e che gli scrittori continuano a scrivere e non credo siano molto diversi dagli scrittori studiati sui banchi di scuola; amante dei libri come sono, non sono anche curiosa di sapere che cosa hanno da dire oggi? Forse è più difficile comprendere un determinato arco temporale mentre lo si sta vivendo, forse solo a posteriori si potrà scoprire una corrente letteraria, un argomento comune o uno stile, un sentire che unisca i diversi scrittori, ma nulla mi vieta di leggere i contemporanei sotto questa nuova luce.
Non tutti però, sarebbe un lavoro titanico per me, ma gli scrittori della mia città; è così che è nata l'idea di una nuova rubrica: Turineisa, dove condividerò con voi le pubblicazioni degli scrittori torinesi degli ultimi anni e dove cercherò di comprendere la vita letteraria e culturale della Torino contemporanea. Non avrà una cadenza fissa, ma seguirà semplicemente i miei tempi di lettura.
Sono molto curiosa di scoprire che cosa hanno da raccontare, come lo raccontano e perché; curiosa di scoprire le voci di Torino.
Torniamo sui banchi di scuola?
Essere scrittore non vuol dire solo maneggiare le parole. Significa soprattutto stare attenti alla realtà circostante, alle persone, agli altri...Gli artisti sono sempre piccoli David di fronte a un enorme Golia. Non sono loro a far cadere i regimi, ma vivendo nell'Attuale, nel loro tempo, nel loro “ora”, se non altro ne osservano le storture; se non altro, tentano di capire il perché e il quando delle cose, di ciò che non va. E capire è già molto.

Antonio Tabucchi

lunedì 10 ottobre 2016

It's business, baby!


Sono stata a lungo in dubbio se scrivere o meno le mie impressioni sul caso “Salone Internazionale del libro” di Torino e il neonato “Tempo di Libri” di Milano; diffido di chi ha sempre un'opinione su tutto. Inoltre non sono un'esperta di editoria: ho fatto un corso, è vero, e ho bazzicato quel mondo per qualche anno lavorando prima come segretaria personale di una giornalista e poi in una agenzia editoriale, ma in fondo sono stata e resto una semplice lettrice e, in quanto tale, molte dinamiche mi sfuggono.
Sono dispiaciuta ovviamente per l'accaduto, perché mi sembra una guerra tra poveri, che si devono spartire una magra pagnotta e ho come l'impressione che, in generale, nessuno ci abbia fatto una bella figura finora... Confesso di non essermi neanche informata più di tanto, ogni fazione tira acqua al proprio mulino e non si capisce mai dove sta la verità, se mai ce ne fosse una; se siete però interessati a leggere qualcosa al riguardo, vi consiglio il blog “Bookblister” di Chiara Beretta Mazzotta, un editor super partes che conosce bene il mondo editoriale, ma soprattutto una lettrice che i libri li ama e li legge: quanto accaduto l'ha nominato “Libriful” e il nome mi sembra molto azzeccato!
Due miei pensieri, però, ho deciso di condividerli, due miei punti di vista che non ho mai cambiato con il passare degli anni. Uno è sui lettori e uno è sull'editoria.
Per raggiungere il mio liceo, per tutti e cinque gli anni che l'ho frequentato, ho sempre fatto un lungo tratto di strada a piedi insieme ad altri compagni; ho un bellissimo ricordo di quelle passeggiate fatte con qualsiasi tempo, durante le quali ci confrontavamo, confidavamo, scontravamo sui più disparati argomenti. Tra questi miei compagni di strada c'era un ragazzo che era un forte lettore e un altrettanto forte acquirente; a differenza di me che ero (e sono) anche una assidua frequentatrice di biblioteche, lui comprava tutti i libri che desiderava leggere, aveva una libreria fornitissima a cui non ho mancato di attingere a piene mani. Ricordo che si lamentava spesso del costo dei libri e che fosse convinto che questa fosse una delle cause dei pochi lettori presenti in Italia. A nulla sono valsi i miei tentativi per fargli cambiare idea, gli esempi e i paragoni: «C'è gente che va a ballare tutti i fine settimana e le discoteche sono altrettanto care. Sai quanti libri potrebbero comprarsi con gli stessi soldi?! Semplicemente non gli interessa leggere!». Lui non si capacitava di questa cosa, ne soffriva proprio. E non veniva quasi mai in discoteca a ballare.
Anni dopo, entrambi universitari con indirizzi di studi differenti, eravamo però ancora alle prese con i nostri dibattiti libreschi, fino al giorno in cui gli spezzai il suo cuore di lettore. Stavo frequentando il famoso corso di tecniche editoriali e condivisi una nozione che avevo appena appreso e che entrambi non avevamo mai considerato: potresti avere in mano il libro più bello del mondo ma, se in quel momento, quel libro non risponde alla domanda del mercato, tu editore non lo pubblichi. It's business, baby...
Per concludere quindi, se in Italia ci sono pochi lettori la causa non è il costo dei libri (anche se io, in quanto lettrice, sarei davvero felice costassero di meno perché ne comprerei molti di più...) e c'è una bella differenza tra chi è interessato a che un libro venga venduto (mercato) e chi è interessato a che venga letto (cultura).
Nonostante i discorsi infarciti di parole come cultura, lettori, promozione della lettura, ecc., ho come l'impressione che la diatriba tra Torino e Milano sia business, baby...

lunedì 26 settembre 2016

La seconda edizione di Bookcoaching


In questi ultimi mesi, in questa estate che è stata allo stesso tempo così bella e così dolorosa per me, sono arrivata alla conclusione che se c'è una cosa che ci accomuna, che abbiamo provato tutti e che continuiamo a cercare di conoscere, comprendere e combattere, questa è proprio la solitudine.
Vi siete mai chiesti quanti e quali tipi di solitudine esistano? Vi siete mai accorti che, quando pensiamo alla solitudine, lo facciamo quasi sempre in eccezione negativa?
Quando in Accademia della Felicità ci hanno proposto di affrontare proprio questo tema per il ciclo di incontri di Bookcoaching che avrà inizio a Torino l'11 ottobre e a Milano il 28 novembre (sì, saremo anche a Milano!), ho avuto un attimo di titubanza e poi tanti timori. Questo è un tema triste, un argomento che la gente rifugge, non certo di evasione, non rischiamo di essere pesanti? pensavo. (La visione negativa...)
Si presentava proprio una bella sfida, per questo l'ho accettata, e quale migliore occasione per esorcizzare la paura della solitudine se non in compagnia, di un libro e di noi amanti dei libri? Non è proprio la condivisione l'antidoto migliore?
Dodici incontri e sei tematiche ci accompagneranno dall'autunno alla primavera: la solitudine esistenziale e sociale, nella vecchiaia, in famiglia e in coppia, nella malattia e, per finire, quella per scelta. Dodici incontri dove avremo modo, attraverso i libri, di confrontarci e conoscere meglio noi stessi.

Questi i libri che ci guideranno in questo viaggio esplorativo della solitudine:

Kazuo Ishiguro “Quel che resta del giorno”
Christopher Isherwood “Un uomo solo”
Anita Brookner “Una vita a parte”
David Leavitt “Ballo di famiglia”
Marco Peano “L'invenzione della madre”
Richard Yeats “Revolutionary Road”
Domenico Starnone “Lacci”
Sylvain Tesson “Nelle foreste siberiane”

QUI tutte le informazioni sul Bookcoaching a Torino e QUI quelle sugli incontri di Milano e QUI la nostra pagina Facebook, veniteci a trovare!

"Leggiamo per sapere che non siamo soli"

Quand'è l'ultima volta che vi siete sentiti soli? Avete voglia di raccontarmelo?

mercoledì 8 giugno 2016

Il lettore infinito


Quello che mi piace delle biblioteche è proprio la possibilità di prendere libri gratis, mi rendono una lettrice avventurosa, scelgo libri che non avrei mai considerato, o autori sconosciuti, o argomenti che per me sono un azzardo: male che vada restituisco tutto indietro, senza portafoglio ferire...
I saggi soprattutto, sono i tipi di libri che sì, magari l'argomento mi interessa, ma poi gli preferisco sempre un romanzo e il buono proposito di leggerne di più non funziona. Ad attirarmi di quest'ultimo è stato il titolo, “Il lettore infinito” di Aidan Chambers, e ricordo di aver proprio pensato: «Lo prendo, lo sfoglio, male che vada, al massimo lo riporto indietro...». L'ho letto in pochissimi giorni, perché è sottile, ma soprattutto perché il tema, la lettura, è affrontato da un punto di vista davvero inedito e mi ha fatto riconsiderare me stessa in quanto lettrice e sempre me stessa in quanto prima insegnante sull'argomento con VV; mi ha fatto inoltre riflettere sul cammino appena intrapreso con il Bookcoaching e mi ha confermato l'importanza della condivisione delle nostre letture. Ma andiamo con ordine.
L'autore fa una prima importante distinzione: si può leggere per hobby e per diletto oppure si può leggere per diventare lettori consapevoli, per sviluppare cioè anche un proprio senso critico; è a quest'ultimo tipo di lettori che il libro si rivolge.
A me non interessa assolutamente leggere per hobby o per passatempo... La lettura, per me, è uno strumento di riflessione. Come ci dice Clive S. Lewis, «la letteratura ci fornisce immagini con cui pensare», quando leggiamo letteratura «diventiamo mille persone diverse pur rimanendo noi stessi». Richard Hoggart ha scritto che riconosce valore alla letteratura «per il modo peculiare in cui esplora, ri-crea e ricerca i significati dell'esperienza umana; perché esplora la diversità, la complessità e la singolarità di questa esperienza». Attraverso la letteratura, aggiunge, noi guardiamo alla vita «con tutta la vulnerabilità, l'onestà e la profondità» che ci è concesso.
Fatta questa distinzione, Aidan Chambers incomincia ad illustrare come si diventa un lettore consapevole ed è a questo punto che ho incontrato le prime sorprese e in cui mi sono resa conto di quanto fossi poco preparata in materia.
L'idea che sia sufficiente circondare i bambini e i ragazzi di libri... per trasformarli in lettori consapevoli è assai ingenua.
Insegnare è un'arte complessa. Oltre a un'alta disponibilità di libri a cui accedere, fondamentali sono anche questi aspetti: come vengono esposti e presentati i libri, l'autonomia di scelta, il racconto di storie, le chiacchiere a tavola (!), il tempo per leggere e il tenere un diario delle nostre letture.
La storia delle nostre letture è infatti molto più di una semplice lista di libri. Essa è inestricabilmente intrecciata con la storia di come siamo arrivati a pensare in un certo modo, di come siamo diventati quello che siamo, e di come desideriamo diventare.
Se la lettura non avesse alcuna ripercussione sulle nostre vite, non producesse in noi alcun cambiamento o non orientasse il nostro comportamento, non sarebbe altro che intrattenimento, e difficilmente meriterebbe tutto il clamore che facciamo attorno a essa. Ma se, invece, influenza la nostra vita emotivamente, intellettualmente, eticamente e in tanti altri modi, come credo che sia, è allora importante scegliere con grande cura le nostre letture e ricordare il contenuto delle storie che abbiamo letto.
Tutti questi punti sono necessari non solo per spingerci a leggere di più, ma soprattutto per arrivare a un' altro passo: la condivisione delle nostre letture; solo così facendo si diventa lettori critici.
Leggere è un atto provocatorio, e produce degli effetti sul lettore... Attraverso la condivisione,... la lettura diventa un'attività sociale... La nostra è una società basata sulle parole...
Credo che il dialogo sia essenziale anche nelle nostre vite, non da ultimo perché la maggior parte di noi non conosce ciò che pensa fino a quando non lo esprime ad alta voce. A condizione, ovviamente, che sia in grado di esprimersi, evitando di disseminare parole prive di significato.
Parlare in modo competente dei libri che abbiamo letto è già in sé un'attività di valore, ma è anche il miglior allenamento per imparare a parlare in modo appropriato di qualsiasi altro argomento. Aiutando i bambini e i ragazzi a dialogare sulle proprie letture li aiuteremo a diventare buoni comunicatori per il resto della loro vita. E nell'era della comunicazione questa abilità è di fondamentale importanza.
Fondamentalmente, parlare di letteratura è una forma di contemplazione condivisa.
Potrei andare avanti all'infinito, ricopiarvi capitoli interi di questo libro che io definisco una ode alla lettura e alla letteratura. Potrei raccontarvi di «Dimmi», il bellissimo invito al dialogo che hanno inventato (e da cui prende il titolo la versione originale inglese: “Tell me”), dopo essere arrivati alla conclusione, in seguito a uno studio di osservazione, di come un semplice «Perché?» fungesse da inibitore della libera espressione dei bambini. Potrei rigirarvi l'invito dell'autore a scrivere la storia della vostra lettura: quando è iniziata? Come prosegue? Dove vi state dirigendo? Vi lascio con le parole di Jerome Bruner:
La letteratura mette al congiuntivo, rende strano, fa sì che l'ovvio sia meno ovvio, l'inconoscibile meno inconoscibile e i problemi di valore più accessibili alla ragione e all'intuizione... la letteratura è veicolo di libertà e di chiarezza, strumento dell'immaginazione e, anche, della ragione. E' la nostra unica speranza nella notte lunga e buia in cui ci muoviamo.

mercoledì 1 giugno 2016

Swap a Book - Il Party!


Come vi avevo anticipato, sabato scorso sono stata a Milano per prendere parte all'evento “Swap a Book Party”; l'incontro era aperto a tutti, era sufficiente portare con sé un libro per partecipare allo scambio. Volete sapere la verità? I libri erano solo una scusa... In cambio ho ricevuto molto ma molto di più.
Ho trovato un ambiente confortevole e amichevole che mi ha fatto sentire subito a casa, ho trovato, ovviamente, fili di libri da sbirciare e sfogliare, ho trovato persone felici di raccontare la propria esperienza. I libri erano protagonisti, ma l'entusiasmo che faceva da contorno rendeva tutto ancora più bello.
Ho ascoltato una giovanissima Linda Fumagalli raccontare di come la persona giusta (una professoressa di italiano) abbia fatto divampare il fuoco della lettura che covava sotto le ceneri e come lei abbia trasformato questo amore per i libri in piccoli bijoux.
E' stato poi il turno di Sartoria Utopia di descrivere la loro passione per la poesia, che si è trasformata in un progetto a 360°, perché i libri non si limitano solo a pubblicarli, ma li progettano, li stampano e li cuciono a mano.
Dealma Franceschetti, foodblogger de “La via macrobiotica”, ci ha suggerito alcune letture per avvicinarci a questo tipo di alimentazione, tra cui il suo libro che uscirà ad agosto, e ci ha presi per la gola con dei buonissimi dolcetti al cioccolato.
Le donne la fanno da padrona in quanto lettrici forti, ma sabato c'erano anche due uomini a tenere alta la bandiera, i soci di “Do It Human”. La loro missione? Dimostrare che lavorare ed essere felici facendolo non è un'utopia, la loro prima pubblicazione è infatti il libro “Dire, fare e ringraziare” di Assunta Corbo.
E se qualcuno avesse ancora dei dubbi di che portatori di tesori siano i libri, Bianca Cappello ci ha raccontato del suo volume “Storia della Bigiotteria italiana” e ci ha fatto scoprire un'arte in cui, ancora una volta, noi italiani siamo maestri.
E' stato poi il turno mio e di Flavia di parlare della nostra esperienza sul Bookcoaching e, per chiudere in bellezza, Alessandra Pagani del blog “Una lettrice” ci ha intrattenuti con il quiz “Che tipo di lettore sei?”. Io ho scoperto essere una lettrice CAV: creativa, avventurosa e viaggiatrice. Mi ci ritrovo appieno!
A evento concluso, felice ed entusiasta per gli incontri interessanti e le numerose scoperte libresche, il mio commento a caldo è stato: Sharing is caring! E sono davvero sempre più convinta del valore inestimabile della condivisione.
Grazie a Paola Nosari, Cristiana Pedrali e Giovanna Vitacca per il bellissimo pomeriggio trascorso in vostra compagnia!

P.S. Nel caso foste curiosi di saperlo, io mi sono presentata con questo libro e sono tornata a casa con questo.

lunedì 30 maggio 2016

Pezzetti di significato


Credo di aver capito perché sto faticando così tanto a scrivere del primo incontro di bookcoaching che si è tenuto a Torino la scorsa settimana: non ne ho la distanza necessaria, sono troppo invischiata, ci sono dentro fino al collo.
Non si tratta solo del fatto che sono una delle tre organizzatrici, faccio fare ma faccio io contemporaneamente, è un percorso e come tale è difficile parlarne mentre si cammina, per collegarmi un po' al mio ultimo post: se riesci a parlare tranquillamente stai correndo troppo piano, se non riesci a spiccicare neanche una parola stai correndo troppo forte. E' una questione di equilibrio, è una questione di concentrazione, non saprai mai come è andata fino a quando non avrai concluso il giro di pista. Perdonerete quindi la mia ritrosia, il mio non svelare troppo, non è voler fare la misteriosa, ma è semplicemente troppo presto. Alcune impressioni però lo voglio comunque condividere.
Sono felice. Quando parlo di libri sono felice, e questo per me è prendere atto di una novità perché io ho sempre detto che mi piace leggere ma ora posso dire che parlare di ciò che ho letto mi piace molto di più. Anche qui sul blog condivido le mie letture ma è spesso un dialogo a senso unico, farlo di persona, potersi scambiare immediatamente le impressioni e le sensazioni è tutta un'altra cosa.
Sono felice perché il pubblico è stato da subito reattivo e partecipe e noi non ce lo aspettavamo trattandosi del primo incontro, è stata davvero una piacevole sorpresa, una dimostrazione che siamo riusciti nel nostro intento di coinvolgere e creare un momento di confronto, davvero una bella soddisfazione.
Sono felice perché qualcuno ci ha detto che ha continuato la riflessione a casa, è per me è bello sapere che la serata non si è conclusa lì: la festa continua!
Sono felice e sono fortunata perché è un dono fare qualcosa che ti rende felice.
Sono felice e sono grata, perché era tanto che non provavo questa felicità del fare.
Non so cosa ci sia dentro la vita. Continuo a scoprire pezzetti di significato e a cercare.
Paula Fox

lunedì 2 maggio 2016

Bookcoaching a Torino!


Sono così emozionata che non so da che parte incominciare; è da giorni che saltello dalla felicità! E' davvero con gioia che condivido con voi il frutto del lavoro di questi ultimi mesi; faticoso? sì, ma anche bellissimo perché ho trascorso il mio tempo facendo le cose che più amo fare: leggere e parlare di libri e confrontarmi con persone che hanno la mia stessa passione.
Il poeta W. H. Auden ha affermato che un buon libro non è quello che leggiamo ma quello che ci aiuta a leggere noi stessi. Se ami leggere saprai già quanto un romanzo possa essere di grande aiuto, ma noi del Bookcoaching vogliamo dimostrarti che può fare molto di più: aiutarti a capire un periodo della tua vita, darti le risposte che stavi cercando, farti sentire meno solo e più compreso, chiudere con il passato e intraprendere quel cammino che potrebbe cambiarti la vita. Pronto a partire con noi? Per iniziare abbiamo scelto come tema proprio “Il Viaggio”, quello che si fa in vacanza, ma anche quello che si fa lungo tutta una vita. Due incontri per confrontarci, condividere, comprendere le nostre vacanze e attraverso loro noi stessi.
Proprio così, due incontri in due librerie di Torino dove, con me altre due ragazze, insieme affronteremo il tema del bookcoaching e come tema, per iniziare (perché sarà solo l'inizio... stiamo già lavorando su nuovi incontri ;-)), in vista delle vacanze estive ormai prossime (ditemi che non sono l'unica che ci sta già pensando?!) abbiamo scelto il viaggio. Avrò modo di parlarvene dettagliatamente nei prossimi post, ora vi lascio il link QUI dove trovate tutte le informazioni sui due incontri e il bottone da cliccare per iscrivervi, gli incontri sono gratis!, ma a numero chiuso, affrettatevi! Last but not least, ringrazio Accademia della Felicità per aver creduto in noi.
Vado a riprendere a saltellare di gioia! Vi aspetto a Torino!

mercoledì 13 aprile 2016

La cura


I libri mi hanno salvata dai mostri, quelli che abitavano le mie notti da bambina, quelli che comparivano non appena calavano le tenebre nella mia stanza e una luce non era sufficiente a mandare via; allora prendevo un libro, molto spesso “Cuore” e leggendo la paura andava via e con lei i mostri.

I libri sono stati miei compagni di gioco e di avventura, quelli che mi hanno insegnato a sognare, inventare storie e poi farle diventare realtà, attraverso la recitazione.

I libri hanno curato la mia noia durante alcune lezioni al liceo; non me ne voglia la mia professoressa di storia e filosofia, non ero concentrata a seguire le sue spiegazioni ma le storie che di volta in volta incontravo nel romanzo tenuto accuratamente nascosto sotto il banco.

I libri hanno riempito la mia solitudine quando, da adolescente, non avevo ancora una compagnia ben rodata con cui uscire il sabato perché sono sempre stata un po' timida, anche se non sembra. Grazie a loro, però, non mi sono mai sentita sola.

I libri placano la mia ansia, la mia agitazione, la mia nonsoite, rallentano i battiti del mio cuore e sono convinta mi abbassino la pressione; fanno tanto bene al mio sistema simpatico che tanto simpatico non è.

I libri mi hanno insegnato ad essere una mamma e tutto quello che non è necessario per essere una mamma; mi fanno sentire compresa perché dicono tutto e il contrario di tutto ed è proprio così che mi sento io, in quanto mamma.

I libri sono compagni, insegnanti, amici, amanti. I libri sono magici e ti cambiano la vita. I libri sono la cura.
I libri sono la cura per ogni malessere – ci mostrano le nostre emozioni, una volta, e poi ancora una, finché non riusciamo a dominarle.

D. H. Lawrence
E voi, cosa avreste bisogno di curare in questo momento? Che tipo di aiuto chiedereste a un libro? Scrivetelo nei commenti, potrei consigliarvi la storia che fa per voi...

venerdì 22 gennaio 2016

Reading Resolutions 2016


Non tutti i buoni propositi del 2015 li ho portati a termine: non mi sono dimenticata, infatti, della mia “Reading Resolutions List”, elenco di cui ho letto solo 1/3 e tenendo conto che si trattava in totale di 6 libri, non sono molto contenta di questo mio fallimento. Sarò sincera, semplicemente erano libri che non ho mai avuto voglia di leggere, a parte “The Waves” di Virginia Woolf, quest'ultimo continua ad intimorirmi. Di una cosa sono soddisfatta, però, all'inizio dello scorso anno mi ero lamentata di aver letto troppo poco e mi ero ripromessa di farlo più spesso; ebbene nel 2015 ho letto ben sette libri in più rispetto all'anno precedente. Non sto parlando di grossi numeri, almeno per quanto riguarda il mio passato da forte lettrice ma, sempre in vena di bilanci, se penso alle letture fatte sono molto soddisfatta, soprattutto in termini di gradimento: poche le delusioni, pochi i libri che non mi sono piaciuti e che non mi hanno lasciato qualcosa; sto diventando oculata nella scelta delle mie letture e penso che questo non possa che giovare al mio buon proposito per questo nuovo anno, la consapevolezza.
Quindi che cosa mi propongo in fatto di letture per questo nuovo anno? Avanti così! Desidero che quest'anno leggere sia per me non solo un momento di svago ma anche uno spunto di crescita e miglioramento. Mi auguro quindi di trovare l'impegno e la volontà per leggere anche dei saggi, magari non obbligatoriamente in tema con il mio buon proposito, ma che siano veicolo di studio e apprendimento. Diverse volte gli insegnamenti più importanti li ho ricevuti da libri inaspettati, voglio continuare ad essere piacevolmente sorpresa e per farlo devo abbandonare la mia zona di conforto, anche per quanto riguarda questo ambito.
Leggere anche tutti i libri che giacciono da anni sugli scaffali “dei libri ancora da leggere” sarebbe anche un altro bellissimo traguardo... !

E voi? Cosa vi aspettate dalle letture di questo 2016?

lunedì 12 ottobre 2015

Il blocco del lettore


Ho avuto il blocco del lettore. Vi è mai successo? Finisci di leggere un libro e dopo non sai cosa iniziare. Ti ritrovi a fissare gli scaffali della tua libreria, pieni di libri che aspettano pazientemente il loro turno ma niente, nessuno che ti invogli a prenderlo e finalmente aprirlo. Sai che sei solo a metà della tua Reading Resolution ma anche se mancano pochi mesi alla fine dell'anno, non sono quelli i libri che vuoi leggere ora. Comprarne uno nuovo non puoi, gli scaffali di cui sopra griderebbero allo scandalo e il buon senso questa volta la spunta. I giorni passavano e io ero presa da un'insoddisfazione strana, guardavo il comodino vuoto la sera e mi saliva un po' di tristezza. Le sere che andavo a letto senza leggere stavano diventando troppo numerose, rischiavo una nuova crisi d'astinenza. Allora che fare? Sono andata in biblioteca.


Centinaia e centinaia di libri che aspettano solo te, di essere sfogliati, letti in parte o fino in fondo, di essere scelti e poi posati, di essere portati a casa. Gratis. Quanti ne vuoi, anche se già sai che non potrai leggerli tutti nei venti giorni concessi dal prestito. Ma li prendi lo stesso, presa dall'ingordigia e, finalmente, dalla voglia improvvisa di correre a casa e incominciare a leggere.
 

E voi, dove cercate ispirazione per le vostre letture?

mercoledì 30 settembre 2015

Una cosa che non avevo mai fatto


Questa estate ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima.
VV ama molto leggere i libri e farseli leggere; arriva ad impararli a memoria e forse è proprio questo il suo scopo. Le piace così tanto che sovente capita che siamo noi per primi a dire: «No, dai, giochiamo un po'». Bello leggere eh, ma quando diventa troppo ripetitivo, lo stesso libro trilioni di volte, diventa per assurdo, per quanto si ami la lettura, noioso.
Fino a questa estate però, VV non mi aveva mai vista leggere. Sapeva che leggevo perché vedeva i libri sul comodino (puntuale come noi timbriamo il cartellino al lavoro, lei toglie il segnalibro, tutte le volte che ci capita davanti) ed era consapevole fossero i miei, ma non ne avevo mai aperto uno con lei presente. Non posso dire che non mi era possibile farlo perché non ci avevo neanche mai provato. Semplicemente, ingenuamente, davo per scontato fosse una di quelle cose che non sarei riuscita a fare con lei. Avevo relegato la lettura ai momenti in cui VV dormiva.
Questa estate però, senza motivo se non che avevo voglia di farlo, un giorno ho preso il libro e le ho detto che mamma avrebbe letto un po'. Lei non ha avuto nulla da obiettare anzi, ha aggiunto: «Leggo anch'io» ed è andata a prendere alcuni suoi libri per poi venire a sedersi vicino a me. Se sono rimasta stupita? Altroché! E mi sono anche data della sciocca per non averlo fatto prima; quante occasioni andate perse!
Non immaginatevi lunghe ore a leggere, spesso e volentieri vengo interrotta, leggo la stessa frase cento volte, perdo il filo e torno indietro ma pensate la mia gioia quando lei per prima un giorno mi ha detto: «Facciamo un po' di lettura?». Ci sono quindi anche giorni fortunati, in cui a lei basta avermi lì, accanto a lei, anche se sono immersa in un libro, e a me è sufficiente leggere anche solo un paragrafo per ricaricarmi, sentire di aver dedicato del tempo a me ed essere pronta al cento per cento per dedicarmi a lei. Basta così poco...
Riflettevo, allora, su chissà quante volte ci imponiamo dei limiti che non esistono, rinunciamo ancora prima di provarci, vediamo steccati dove non ci sono. Soprattutto, pensavo a come ho sbagliato sottovalutando VV e la sua capacità di comprendere, di auto intrattenersi, di essere autonoma, di imparare dal mio esempio, di apprezzare la mia presenza anche se non mi sto dedicando al cento per cento a lei. Spero di aver imparato da questa esperienza e di non commettere più errori simili in futuro. Per me e per VV.

Le più belle parole sono i fatti.

venerdì 14 agosto 2015

Crisi d'astinenza


Mi è successa una cosa curiosa. A una settimana esatta dalla partenza per Berlino ho terminato il romanzo che stavo leggendo e mi sono ritrovata di fronte a un dilemma: iniziare a leggere il libro che avevo scelto di portare con me in viaggio o, nell'attesa, optare per un altro? Entrambe le scelte avrebbero avuto delle controindicazioni. Il libro preso in biblioteca pensando appositamente alla nostra vacanza è troppo breve e avrei rischiato di finirlo ancora prima di essere partita, la qual cosa mi avrebbe parecchio infastidita perché l'ho scelto appositamente per essere letto mentre ero immersa nella cultura tedesca. Iniziare un altro romanzo avrebbe significato rischiare di non finirlo prima della partenza; creando il disagio di portarmi dietro due libri (quando invece voglio e devo viaggiare leggera) o di lasciarlo a casa senza averlo finito, minandone sicuramente il piacere della lettura.
Nel dubbio non ho optato per nessuna delle due opzioni, concentrandomi nel tempo libero sulla lettura di giornali, riviste, blog e la guida su Berlino; così facendo però sono caduta in astinenza da libri e devo confessare che, a fine serata, leggere un romanzo mi è mancato tantissimo. 
Non vedovo l'ora di partire!

martedì 11 agosto 2015

Prova!

Ascolta, Raimond, io adesso non ho nessuna voglia d'impelagarmi in discorsi astratti e stucchevoli, mi viene male solo a pensarci. Non sono bravo a difendere i libri, a far tutte quelle ciance sulla bellezza di leggere, il valore della lettura... Quindi, sentimi bene, Raimond, pensala un po' come vuoi... però prova! Ti dico solo questo: prova! E' l'unica. Cosa ti costa? Ti metti lì, impari, leggi, e poi se non ti piace smetti.

Paola Mastrocola

E il provarci almeno, vale per tutti gli ambiti della vita. Allora, proviamo!

martedì 4 agosto 2015

Chi ti trova più?


Il compleanno meno sentito della storia, ho scritto. Vi è mai successo?
Un giorno qualcuno ti fa un'osservazione e tu ti scopri a pensare: «Ah già, è vero, tra poco è il mio compleanno. Non ci stavo pensando...». Poi i giorni passano, aumentano le persone che te lo ricordano, incominci a tenere d'occhio il calendario, aspetti l'eccitazione, l'emozione, la voglia di fare festa. Ma non arrivano. Abbozzi, accenni un sorriso, sempre meno giorni ti separano dalla fatidica data e tu vorresti poter dire: «Quest'anno facciamo finta di niente, come se fosse un giorno come un altro». Ma non lo dici e lo tieni per te, questo sentimento che non sai definire, questo disagio che ti prende allo stomaco, questo prurito che ti fa venir voglia di scappare e nasconderti.
Cosa vuol dire festeggiare il proprio compleanno? Lo devi festeggiare tu? O ti devono festeggiare gli altri? Devi aspettare che qualcuno faccia qualcosa? O sono gli altri che aspettano te? La torta, di chi è compito comprarla o cucinarla? Qualcuno si è occupato di comprare le candeline? E il rinfresco? Gli inviti sono stati spediti?
E poi festeggiare cosa? Cosa ho fatto in questo anno che è appena passato? Cosa devo festeggiare e cosa no? Ma io non ho voglia di fare bilanci. Ci sono stati giorni buoni e altri meno, momenti in cui mi sentivo bravissima, padrona della situazione, e altri in cui ero persa, senza una direzione. Ora, se devo essere sincera, vorrei stare un po' da sola, perché mi sento anche un po' stupida a fare tutti questi capricci...
Poi il compleanno è passato, per fortuna dura solo un giorno, e sono anche riuscita a non festeggiarlo, o solo un pochino, perché io quando mi metto in testa una cosa, sono peggio di un mulo. A tal proposito, proprio in quel periodo stavo leggendo “L'esercito delle cose inutili” di Paola Mastrocola, ma da testona come sono, il senso di questo libro l'ho capito solo adesso.
Magari, la prossima volta, se capita di sentirmi di nuovo così, invece di fare tante storie, mi ritiro da qualche parte a leggere un libro.
Mi piace leggere perché, quando sei lì che leggi, puoi anche a un certo punto chiudere il libro, e stare con l'aria assorta. E non c'è più niente che ti spaventa, la fame, i calci in culo, la paura di morire... Diventi assorto e buona notte, sei andato da un'altra parte, chi ti trova più?

Paola Mastrocola