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mercoledì 23 dicembre 2020

Nel presente


Gli iscritti alla mia newsletter “Tra le righe” hanno già ricevuto in anteprima i miei auguri di Natale.

Questo brano, trascritto tempo fa, mi è capitato sotto gli occhi per caso e l'ho trovato così “mio”; ci sono le parole, la vita immersa nelle parole e il presente, dove mi sto esercitando a vivere e dove ti auguro di abitare per il prossimo anno e quelli a venire.

Non aggiungo altro, con affetto,

Francesca

Nessuna parola può venire scritta senza prima essere stata vista, e prima di trovare la strada fino alla pagina dev'essere stata parte del corpo, una presenza fisica con cui si è vissuti proprio come viviamo con il nostro cuore, lo stomaco, il cervello. La memoria, quindi, non tanto come passato che racchiudiamo in noi, ma come prova del nostro vivere nel presente. Se un uomo vuole essere davvero presente fra le cose che lo circondano, non deve pensare a se stesso, ma a quello che vede. Deve dimenticare se stesso per essere lì; e da questo oblio nasce il potere della memoria. È un modo di vivere la propria vita affinché nulla vada mai perduto.

Paul Auster

lunedì 23 dicembre 2019

Nulla due volte accade


Accingersi a scrivere l'ultimo post di questo anno è molto difficile.
Impossibile non vedere la grande nube scura che è stata la morte di mio padre e con lei ogni bilancio, ogni ricordo, ogni considerazione, se messa a paragone, verrebbe oscurata. Mentirei però se dicessi che, dopo il due marzo, questo anno è sempre stato solo brutto, grigio, triste.
Ci sono stati giorni buoni, giorni meno buoni, giorni bellissimi, giorni disperati.
C'è stata vita.
Se c'è una cosa per cui devo essere grata è la consapevolezza e l'accettazione, o almeno il provarci, per ciò di cui è fatta la vita. Chiamatela maturità. Non lo so. So solo che sto smettendo di lottare inutilmente contro cose che non posso cambiare, contro cose di cui non ho il controllo. Non sono rassegnata, cerco solo di prenderne atto e vedere che cosa posso fare con tutto questo. Alle volte è pura convivenza. Alle volte gli eventi si trasformano in lezioni.
Nei momenti di lucidità, mi rendo conto che sto imparando a vivere e sono fiera di me stessa. Nei momenti di tristezza, sento che ho sbagliato e mi sento persa. Nei momenti di ottimismo sento che ho ancora molto da imparare e mi sento speranzosa.
Per la prima volta non ho fretta che un anno si chiuda e non ripongo nessuna speranza in quello che si apre, perché ho l'assoluta certezza che la vita mi offrirà sicuramente tante cose, belle e brutte, proprio come ha fatto finora. Starà a me avere occhi e cuore aperto per accoglierle. Sarebbe bello la bilancia pendesse sempre solo verso quelle belle, purtroppo la vita non sempre è così.
Spero di riuscire ad essere presente e attenta, per godere di ogni attimo, per poter dire più e più volte “Ah, allora è così...”
Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Perché tu, malvagia ora,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e qui sta la bellezza.

Wisława Szymborska
Vi faccio i miei migliori auguri. Arrivederci nella nuova decade,
Francesca

venerdì 19 aprile 2019

Disattenzione

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l'altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell'uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l'ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché -
e da dove è saltato fuori uno così -
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l'altro avvenivano cambiamenti
perfino nell'ambito ristretto d'un batter d'occhio.

Su un tavolo più giovane, da una mano d'un giorno più giovane,
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La Terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po' di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

Wisława Szymborska

Mi sono comportata male e sono stata distratta.
L'augurio che faccio a me e a voi è di prestare più attenzione.
Buona Pasqua, con affetto
Francesca

P.S. Il blog andrà in vacanza, ritorna il 29 aprile.

martedì 8 gennaio 2019

La vita non si scrive in stampatello


Vorrei iniziare ringraziandovi. Perché non so se l'ho mai detto chiaramente, e in ogni caso non fa male ripetersi, ma sono davvero grata a voi che mi leggete. Mi meraviglio ogni volta quando qualcuno di voi mi scrive che vi piace leggermi e mi esorta a continuare a scrivere. Quanto mi scaldate il cuore. Quindi, grazie.
Il blog non chiude, non sono mai riuscita ad arrivare a pensarlo definitivamente silenzioso. Sono contenta però di aver rispettato il mio, di silenzio, di non essermi sforzata ed obbligata a scrivere, di aver rispettato innanzitutto il patto con me stessa, e cioè di avere cura di me e dei miei bisogni. Sono sicura che questa pausa, questo raccogliermi in me stessa, mi abbia anche aiutata ad ascoltarmi meglio e a riconnettermi con la parte più intima di me.
Non ricordo più dove l'ho letta o sentita, ma ad un certo momento di questi ultimi mesi una frase mi ha colpita profondamente: esortava a riconnettersi con il proprio sé bambino, a ricordare come eravamo, come ci sentivamo, come ci comportavamo. E l'ho fatto, ho ricordato. E ho provato un fortissimo desiderio di sentirmi di nuovo così. I miei sforzi sono tutti tesi verso questo scopo.
Non è mia intenzione fare bilanci (i bambini non li fanno), però devo a me stessa un brava, perché sono orgogliosa di me e di come mi sono risollevata dopo il brutto mese che è stato agosto. Non dirò “Ce l'ho fatta, adesso è tutto passato”, perché se c'è una cosa che ho imparato è che il bello e il brutto, nella vita, convivono e, se vogliamo viverla questa vita, dobbiamo fare del nostro meglio in mezzo a queste sue due facce, senza negarle, riconoscendole entrambe, imparando a dare ad entrambe il giusto spazio e il giusto peso; non incolpandoci per non aver saputo gestire le giornate no, gioendo appieno per quelle sì. E non procrastinando.
Inizio l'anno sapendo che dovrò, non si sa bene ancora quando, affrontare due interventi chirurgici e la conseguente convalescenza. Se ci penso mi paralizzo. La sfida dei giorni a venire sarà quindi vivere per quanto possibile appieno, senza incominciare a rimandare tutto a un fantomatico post intervento, vivendo il presente e preoccupandomi delle difficoltà solo quando si presenteranno. Ci riuscirò? Certi giorni sì, certi giorni no. Proviamoci insieme, a non rimandare.
Per quanto riguarda il blog, è mia intenzione recuperare il racconto di tutti i libri letti negli scorsi mesi, quindi ritornerà l'appuntamento “I libri che non vi ho detto”, così come ho deciso di riprendere a condividere con voi il mio viaggio, se così vogliamo chiamarlo, attraverso il decluttering e verso il minimalismo (QUI, QUI e QUI i post in cui vi raccontavo i miei primi approcci). Se avete altre domande, curiosità o temi che vorreste approfondissi, ogni consiglio è ben accetto.
Allora, a presto e buon anno.
A dispetto del mentore
la vita non si scrive in stampatello.
È in clinato corsivo, corsivo accidentato
virgole, macchie, late esitazioni,
un solo punto fermo.
Nell'impero dispotico del bianco
qualche sorriso incanta.

Lucio Mariani

lunedì 31 dicembre 2018

Le mura massicce del tempo


La Vigilia di Natale ho iniziato a leggere “Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose” di Virginia Woolf, pubblicato da Racconti edizioni, e la sua lettura mi accompagnerà verso la fine di questo anno e l'inizio di quello nuovo.
L'augurio che faccio a me e voi è contenuto nel racconto “Il diario di Joan Martyn”, scritto nell'agosto del 1906 durante una vacanza con la sorella Vanessa nel Norfolk.
L'alba, anche quando è freddo e triste, non manca mai di trapassarmi le membra come con frecce di luccicante ghiaccio aguzzo. Tiro da parte le spesse cortine e spio il cielo alla ricerca del primo rossore che indichi che riemerge la vita. La guancia contro l'impannata, mi piace immaginare che sto premendo forte contro le mura massicce del tempo, che pulsa in eterno e ci apre sempre di nuovi freschi spazi di vita. Possa toccarmi di gustare l'attimo prima che si distenda sopra il resto del mondo! Fa che io possa gustare il più nuovo e il più fresco. [] Fa dunque che noi, che abbiamo il dono del presente, lo si possa usare e godere.
Grazie di fare parte del mio presente. Vi faccio i miei migliori auguri, Francesca


lunedì 24 dicembre 2018

Il principio generale

Quasi tutte le cose migliori e più preziose dell'universo si possono comprare con mezzo penny. Posso ammettere un'eccezione, ovviamente, per il sole, la luna, la terra, le persone, le stelle, i temporali e inezie del genere: quelle si possono avere gratis... il principio generale vi risulterà subito chiaro. Nella strada alle mie spalle, ad esempio, è possibile pagare una corsa sul tram elettrico con mezzo penny. Viaggiare su un tram elettrico è come essere su un castello volante in una fiaba. Per mezzo penny, inoltre, si può acquistare una gran quantità di dolciumi dai colori brillanti. E poi, sempre per mezzo penny, si può anche avere la possibilità di leggere questo articolo; oltre ovviamente, ad altri scritti irrilevanti.

G.K.Chesterton “La bottega dei fantasmi”

Il mio augurio per Natale e per l'anno che si appresta ad iniziare è che si possa tutti imparare quanto siamo già ricchi (che non vuol dire accontentarsi) e che lo si apprezzi pienamente.
A presto, promesso, con affetto Francesca

venerdì 30 marzo 2018

Salmo


Qualunque significato abbia per voi la Pasqua: rinascita, pace, liberazione dai peccati, significato religioso o non, come ogni anno ci tengo a lasciarvi con un messaggio di augurio, una riflessione da parte mia.
Quando ho letto questa poesia l'ho trovata così perfetta per questo periodo buio in cui i concetti di straniero, estraneo, nemico, confine sono così tanto presenti e prepotenti. Che sciocchi che siamo...
SALMO

Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
quanta sabbia del deserto passa da un paese all'altro,
quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
con provocanti saltelli!

Devo menzionare qui a uno a uno gli eccelli che trasvolano,
o che si posano sulla sbarra abbassata?
Foss' anche un passero – la sua coda è già all'estero,
benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
non si sente tenuta a rispondere alle domande «Da dove?» e «Dove?».

Oh, afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,
su tutti i continenti!
Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?
E chi se non la piovra, con le sue lunghe braccia sfrontate,
viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare d'un qualche ordine,
se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?

E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!
E la polvere che si posa su tutta la steppa,
come se non fosse affatto divisa a metà!

E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell'aria:
quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.
Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

Wisława Szymborska
Non vi auguro di espandere i vostri confini, vi auguro di non averne nessuno. Buona Pasqua.

(Il blog si prende un giorno di vacanza e lunedì di Pasquetta non uscirà nessun post.)

venerdì 22 dicembre 2017

Cosa farei?


Non ho un bellissimo ricordo degli anni universitari, la spensieratezza dei vent'anni o poco più era sempre annebbiata dalla consapevolezza degli esami e dello studio, che incombevano su di me non facendomi assaporare mai appieno i momenti di svago. Quel pensiero fisso che non ti fa vivere il presente perché già proiettato alla prossima sessione. Questa forma mentis mi è rimasta anche negli anni successivi, anche nelle cose più banali, quotidiane: sei al lavoro e aspetti con trepidazione il weekend, torni dalle vacanze estive e vai a vedere quando cade Natale, hai un problema o contrattempo e rimandi tutto fino a quando non l'hai risolto. Non dico niente di nuovo, stiamo parlando di vivere e apprezzare il presente; non c'è guru/santone/coach che non prometta di insegnartelo: goditi la vita, bla, bla, bla...
Un'altra frase fatta è che il tempo passa troppo in fretta, non c'è giorno in cui io guardi VV e non pensi «Ti prego, fermati! Non crescere così in fretta!», fino a marzo però era la mia battuta preferita dire: «Adesso sì che vorrei che il tempo corresse, non vedo l'ora che sia tutto finito». Ora poi che ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno, più volte mi sono sentita dire: «Non vedrai l'ora di lasciarti questo 2017 alle spalle; di dimenticare tutto e proseguire per la tua strada».
Solitamente i bilanci li faccio a settembre o all'inizio del nuovo anno, ma visto che più volte sono stata invitata a lasciarmi tutto alle spalle, non ho potuto fare a meno di girarmi e guardare quello che stavo per abbandonare.
Le prima cose che mi vengono in mente non sono i brutti ricordi, anche se avrei l'imbarazzo della scelta, potrei farvi un lungo elenco di quello che ho attraversato, dei disagi subiti dal mio corpo e i buchi neri in cui è caduta la mia mente. E' stato terribile.
Ho in realtà delle bellissime memorie e tante soddisfazioni, da quelle professionali come il Bookcoaching, il blog (e ora la mia newsletter) a quelle personali come il tempo trascorso con le persone che amo, le gite, i viaggi, gli incontri e l'aver potuto coltivare le mie passioni.
No, non vedo l'ora che sia il nuovo anno per proseguire perché in realtà non mi sono quasi mai fermata, neanche quando non avevo la forza di alzarmi dal letto. No, non vedo l'ora di lasciarlo andare questo 2017. E' stato un anno che mi ha insegnato tante cose, mi ha fatto capire di che pasta sono fatta, mi ha donato consapevolezza e forza. La paura della morte mi avrà tolto il futuro (forse, non ne sono così sicura) ma mi ha regalato il presente. Quando il domani, anche solo il poche ore dopo, è davvero un'incognita impari davvero che cosa vuol dire vivere e godere del momento: a fare ciò che puoi, ciò che vuoi e con quello che hai ORA, senza più aspettare un fantomatico momento in cui la parte brutta della vita sarà finita.
Questo non vuol dire che se dovessi ripetere tutto sarei felice, Dio me ne scampi... avrei fatto volentieri a meno anche di questo insegnamento a dirla tutta ma, visto che ho dovuto passarci attraverso, sono orgogliosa di me stessa e di come l'ho fatto. Un grazie poi a chi mi è stato vicino, a mio marito in particolare, che si è dimostrato una vera roccia, ai miei genitori e ai miei suoceri, che si sono letteralmente presi cura di noi, a VV, che mi spinge sempre ad essere una persona migliore, e a tutte le persone che nei modi più diversi ci hanno dimostrato il loro affetto e appoggio.
Non si chiude niente, non inizia nulla, la vita scorre. E questo è il mio invito per le feste e il 2018:
...basta un attimo per morire, basta solo un attimo per vivere.
Chiudi gli occhi, e lasci andare tutte le paure inutili. E allora, in questo nuovo stato, libero dalla paura, ti domandi: chi sono io?
Se potessi vivere senza dubbi, cosa farei?
Se potessi essere gentile senza la paura di essere fregato?
Se potessi amare senza la paura di essere ferito?
Se potessi gustare la dolcezza dell'oggi senza pensare a quanto mi mancherà quel gusto domani?
Se potessi vivere senza la paura del tempo che passa e delle persone che si porterà via?
Cosa farei?

Matt Haig
Il blog va in vacanza e riapre i battenti l'8 gennaio. Vi abbraccio forte, Francesca

domenica 16 aprile 2017

The power to grow

And so here I am at a crossroads. Or maybe just an open field. Seeds have been scattered throughout these cold bitter months and they are waiting for the spring rain to come. The ground is hardened and eagerly awaits the elements that will soften it, giving it the power to grow.

(Ed eccomi ad un bivio. O forse in un campo aperto. I semi sono stati gettati durante tutti questi freddi e rigidi mesi e stanno aspettando l'arrivo della pioggia primaverile. Il suolo è indurito e aspetta impazientemente gli elementi che lo renderanno morbido, dandogli la forza di far crescere.)

Pasqua sembra la sorella povera del Natale o, almeno personalmente la sento meno. Eppure, dal punto di vista Cristiano, è la festa più importante, quella in cui si festeggia la resurrezione di Cristo, ma non solo.
Conscia della mia ignoranza, ho fatto una breve indagine in rete e ho scoperto che risente di lontani influssi: cade, infatti, tra il 25 marzo e il 25 aprile, ovvero nella prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. La Pasqua, insomma, si festeggia proprio nel giorno in cui si compie il passaggio dalla stagione del riposo dei campi a quella della nuova semina e quindi della nuova vita per la natura.
Le tanto amate uova pasquali sono simbolo della vita che nasce, secondo un'antica credenza per cui l’uovo cosmico è all’origine del mondo: al suo interno avrebbe contenuto il germe degli esseri. Presso i greci, i cinesi e i persiani l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità e dell’eterno ritorno della vita. Anche in occasione della Pasqua cristiana, dunque, è presente l’uovo quale dono augurale, che ancora una volta è simbolo di rinascita, ma questa volta non della natura bensì dell’uomo stesso, della resurrezione di Cristo: il guscio è la tomba dalla quale Cristo uscì vivo.
Questo sì che è un vero Capodanno!
Per questo nuovo inizio, per questa nuova pagina bianca, io vi auguro una pausa, un momento tutto per voi.
Forget about enlightenment. Sit down wherever you are and listen to the wind singing in your veins. Feel the love, the longing, and the fear in your bones. Open your heart to who you are, right now not who you would like to be. Not the saint you are striving to become. But the being right here before you, inside you, around you. All of you is holy... Breath out, look in, let go.

John Welwood

VV sarà a casa da scuola e io ne approfitterò per fermarmi insieme a lei. Spero di riuscire a creare una nuova tradizione familiare, piccoli riti e usanze tutte nostre, per questa festa che ho appena riscoperto ed è per me, in questo periodo, molto significativa.
Arrivederci al 24 di aprile. Buona rinascita, Francesca

(Dimentica l'illuminazione. Siediti ovunque tu sia e ascolta il suono del vento nelle tue vene. Senti l'amore, il desiderio e la paura nelle tue ossa. Apri il cuore a chi sei proprio ora, non chi ti piacerebbe essere. Non il santo che ti stai sforzando di diventare. Ma l'essere che è qui proprio di fronte a te, dentro di te, intorno a te. Tutto di te è santo... Espira, guardati dentro, lascia andare.)

venerdì 23 dicembre 2016

Sing your Song


Volevo condividere con voi un episodio accaduto ad una mia amica questa estate, perché da quando me l'ha raccontato continuo a pensarci.

Era una mattina di un fine settimana e la mia amica indugiava a letto nella penombra, beandosi dell'ozio che solo la domenica ti regala. Attraverso la tapparella le giungeva il canto allegro di un passerotto, doveva essersi posato sulla ringhiera del suo balcone, regalandole così un melodioso buongiorno. Ad un certo punto il canto si interruppe bruscamente e lei immaginò che il passerotto fosse volato via, per dare una dolce sveglia a qualcun' altro. Fu solo più tardi, quando si recò finalmente in balcone, che scoprì la triste verità: il suo gatto, in un impeto del predatore che albergava non sospetto in lui, l'aveva ucciso.

Non riesco a smettere di pensare a quel passerotto, non per la triste fine che l'attendeva su quella ringhiera del balcone, ma per il canto che, ignaro del destino, stava regalando al mondo. Non posso fare a meno di pensare che se il passerotto fosse stato troppo impegnato a valutare a tutti i pericoli che ci sono nella vita e a preoccuparsi per questo, non avrebbe mai cantato. E ogni volta che ci penso non posso fare a meno di dirmi che è così che dovrei vivere: incurante del gatto che incombe alle mie spalle, lo sguardo rivolto all'orizzonte, verso il sole che nasce, concentrata solo a cantare il mio canto, qualunque esso sia. Ed è questo l'augurio che faccio a me e a voi: di riuscire a fare come quel passerotto, immerso completamente nel presente e nel suo canto, senza preoccuparsi se da lì a qualche minuto, o giorno, mese, anno sarebbe arrivato il gatto.

Vi faccio i miei più sinceri e affettuosi auguri per un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo. Non dimenticatevi di cantare!
Grazie per continuare a leggermi e per i vostri preziosi commenti. Il blog va in vacanza, ci rivediamo dopo la Befana!

venerdì 7 ottobre 2016

Tutto quello che sappiamo dell'amore


Il tre ottobre abbiamo festeggiato sette anni di matrimonio. Quindici in totale se aggiungiamo anche gli anni in cui siamo stati fidanzati e quello di convivenza. Dove è finito tutto questo tempo?
Sovente mi capita di leggere articoli come questo qui e mi piacciono molto, perché contengono buoni consigli, perché fanno riflettere, perché tentano di dare una risposta su quale sia il segreto per far funzionare un amore, quando tutti sappiamo, come ha scritto saggiamente Emily Dickinson, «Che l'amore è tutto ciò che c'è, è tutto quello che sappiamo dell'amore».


E io? Che cosa ho imparato in tutti questi anni? Più volte mi sono posta questa domanda e tutte le volte non sono riuscita a darmi una risposta, poi la vita, come sempre, ha preso il sopravvento. Ma in questi giorni che mi (ci) mettono alla prova ho voluto prendermi tutto il tempo necessario per pensare al nostro amore, alla strada che ha percorso: le salite, le discese, i guadi, le cadute, i sorrisi, le ginocchia sbucciate, le lacrime. Perché non vorrei un giorno ritrovarmi così:

L'altro giorno – ho perso
un mondo – qualcuno l'ha trovato?
Lo si riconosce dal diadema di stelle
che gli incornicia la fronte.

Potrebbe passare inosservato – agli occhi di un ricco
ma – ai miei occhi parsimoniosi
vale assai più dei ducati.

Emily Dickinson


Ho fatto una lunga camminata a Memory Lane, come la chiamano gli inglesi, ho rivissuto il nostro amore quando era ancora acerbo, l'ho visto crescere e trasformarsi. Non è più lo stesso e non lo sarà mai più. Sarà ogni volta diverso. Nuovo. E non provo nostalgia per quello che è stato e non è più. Ogni cosa a suo tempo.


Eh sì, ho scoperto che una cosa l'ho imparata, ho scoperto che cosa devo continuare a fare se non voglio rischiare di perderlo: guardarlo.
Ripercorrendo le foto (tutte!) dei nostri momenti più belli, ho notato come la nascita di VV abbia spostato il nostro sguardo: non più rivolto a noi due, occhi negli occhi, persi nel nostro amore, ma rivolto verso di lei, il frutto del nostro amore. Non è facile smettere di amarsi, è facile distrarsi e poi, allora sì, perdersi.


Una mattina, poco dopo aver salutato mio marito che andava a lavoro, ed essere rimasta da sola con VV neonata, mi sono resa conto che non avevo idea di come fosse vestito. Che importanza ha, vi domanderete? L'importanza che ti fa realizzare di non averlo guardato; quella che ti fa pensare che non sapresti rispondere a questa domanda: «Signora, si è perso suo marito, ci aiuti a trovarlo, com'era vestito?». Lo sguardo mancato che non ti fa vedere una piega amara nella bocca, la stanchezza, uno sguardo triste o quello complice. Lo sguardo che ti tiene incollato e non ti fa perdere. Non ti perde.
E anche se per ora, la maggior parte del tempo, i nostri sguardi continuano ad essere rivolti a VV, stiamo incominciando a specchiarci nei suoi occhi, e vediamo amore.



domenica 27 marzo 2016

Ricominciamooo!


Ero indecisa se condividere con voi le mie elucubrazioni mentali attraverso cui sono arrivata ad elaborare gli auguri di Pasqua. Poi mi sono detta: «Ma certo, Francesca, la gente non vede l'ora di vedere che cervello bruciato hai...»

Mi ripeto ma, i lavori di casa sono il momento giusto per pensare (una volta lo facevo anche correndo, spero di riprendere prima o poi). Ok, mi esprimo meglio, uno di pensare non dovrebbe smettere mai, ma farlo mentre il fisico è impegnato in un'altra attività, non so perché, viene meglio. Quindi io, spugna alla mano, mentre pulivo il bagno mi sono interrogata su che cosa augurarmi e augurarvi per questa Pasqua. Le prime riflessioni sono state su che tipo di credente io sia: poco praticante, poco presente in chiesa; però quando vado a Messa, uscita da lì io sto sempre bene, sono più serena, fiduciosa e porto sempre a casa con me un pensiero su cui riflettere. E' importante che troviate il prete giusto: alcuni fanno dormire (che è sempre un'opera di bene, soprattutto se avete qualche difficoltà), altri fanno incazzare e allora poi vallo a scovare lo spirito cristiano...
Il mio pensiero poi si è spostato su Dio. Non lo conosco benissimo, a parte il Catechismo, non l'ho mai studiato, non ho neanche letto “La Bibbia” (il libro più venduto al mondo). Però, mi sono detta, se dovessi pensare a lui in termini moderni e contemporanei, mi immaginerei questo designer, un po' hipster, che un giorno si mette in testa di inventare il mondo e poi di popolarlo. Come gli è andata? Alcune cose bene, altre un po' meno, altre proprio maluccio. Ha cercato di porre rimedio: flagelli, diluvi universali, uccidere il proprio figlio, ecc. Sono state tutte modifiche in corso d'opera. Se fosse un documento, ogni era avrebbe affianco al titolo il suo Rev.1, Rev.2 o addirittura Mondo 1.0, Mondo 2.0, ecc. Se Dio si fa gli audit, o chi per lui, non ne esce proprio bene il suo progetto.
Gli esseri umani sono quelli che gli sono riusciti peggio, ho pensato, tutte quelle modifiche e revisioni le ha sempre dovute fare a causa nostra (e secondo me non manca molto alle prossime, se continuiamo così); però ci ha sempre dato una seconda (e una terza, quarta...milionesima possibilità). A noi e alla sua opera.
Ed ecco che ho realizzato che cosa augurarmi e che cosa augurarvi: che siate il Dio di voi stessi, che riusciate a perdonare e a darvi una seconda possibilità, nonostante tutto e tutti, che siate in grado di ricominciare da zero, rinascere a nuova vita.
Io me lo vedo proprio, Dio, mentre canta con Pappalardo “Ricominciamooo!!!”.

Buona Pasqua, da me, mio marito e VV che «No, l'uovo di Pasqua lo mangio solo io!», lo spirito di condivisione cristiana non è ancora sceso su di lei.

giovedì 24 dicembre 2015

Stupori e meraviglie

Truly, we live mysteries too marvelous
to be understood.

How grass can be nourishing in the
mouths of the lambs.
How rivers and stones are forever
in allegiance with gravity,
while we ourselves dream of rising.

How two hands touch and the bonds
will never be broken.
How people come, from delight or the
scars of damage,
to the comfort of a poem.

Let me keep my distance, always, from those
who think they have the answers.

Let me keep company always with those who say
Look!” and laugh in astonishment,
and bow their heads.

Mary Oliver

Tradotto da me:

Sinceramente, viviamo misteri troppo meravigliosi
per essere compresi.

Come l'erba possa essere nutrimento
nella bocca degli agnelli.
Come fiumi e pietre siano da sempre
fedeli alla forza di gravità,
mentre noi medesimi sogniamo di innalzarci.

Come due mani si tocchino e il legame
non venga mai spezzato.
Come le persone si avvicinino, per gioia o
a causa delle cicatrici di una rovina,
al conforto di una poesia.

Lascia che io mantenga la distanza, sempre, da coloro
che pensano di avere le risposte.

Lascia che io stia in compagnia, sempre, di coloro che dicono
Guarda!” e ridono dalla meraviglia,
e chinano la testa.

La sottoscritta e il blog si prendono una pausa, salvo qualche incursione estemporanea non programmata. Ci rivediamo nell'anno nuovo.
Vi auguro delle feste ricche di stupori e meraviglie. Con tanto affetto, Francesca

sabato 6 giugno 2015

Citizen of the Planet


Alla mia bambina. Alla sua determinazione e cocciutaggine, al suo spasmodico bisogno di indipendenza, a tutti i suoi «Faccio io!», «No, da sola!». Alla sua curiosità, alla sua voglia di avventura e di scoperta, al suo desiderio letterale di scalare il mondo. Ai suoi baci morbidi al gusto di burrocacao. Ai tutti i suoi «Io sono grande!» e «Mamma, manina...». Al suo acuto spirito di osservazione e l'orecchio fine che non le fanno sfuggire niente, alla sua fantasia, allegria, dolcezza e sensibilità. All'amante degli animali, di trattori, gru ed escavatori, che scappa spaventata al rumore di una moto e che con i suoi soldini comprerebbe brioches, pan goccioli e wurstel (ma non diciamolo alla pediatra).
Alla mia bambina, che mi obbliga ad ascoltare la stessa canzone tutto il giorno tutti i giorni e di cui ha imparato le parole a memoria, le dedico quella stessa canzone. Con lei è nato un mondo. Buon compleanno, bambina mia!

I start up in the north, I grow from special seed
I sprinkle it with sensibility
From French and Hungarian snow
I linger in the sprouting until my engine's full
Then I move across the sea
To European bliss, to language of poets
As I cut the cord of home, I kiss my mother's mother
Look to the horizon
Wide eyed, new ground
Humbled by my new surroundings
I am a citizen of the planet
My president is Kwan Yin
My frontier is on an airplane
My prisons, homes for rehabilitating
Then I fly back to my nest
I fly back with my nuclear
But everything is different
So I wait
My yearn for home is broadened
Patriotism expanded by callings from beyond
So I pack my things, nothing precious
All things sacred
I am a citizen of the planet
My laws are all of attraction
My punishments are consequences
Separating from source the original sin
I am a citizen of the planet
Democracy's kids are sovereign
Where the teachers are the sages
And pedestals fill with every parent
And so, the next few years are blurry
The next decade's a flurry of smells and tastes unknown
Threads sewn straight through this fabric
Through fields of every color, one culture to another
And I come alive and I get giddy
And I am taken and globally naturalized
I am a citizen of the planet
From simple roots through high vision
I am guarded by the angels
My body guides the direction I go in
I am a citizen of the planet
My favorite pastime edge stretching
Besotten with human condition
These ideals are borne from my deepest within.

venerdì 3 aprile 2015

A Guest House


Mi piacerebbe questo fosse un blog i cui contenuti ispirano la gente, mettono buon umore, fanno sorridere, danno la carica. Purtroppo invece qui spesso parlo di come, alle volte, sia difficile alzarsi dal letto la mattina, di come si combatta per cercare il lato bello della vita, di come sia difficile convivere con un umore altalenante e scontentezze. La vita è fatta di alti e bassi, ne sono ben consapevole, forse in alcuni periodi mi concentro un po' troppo sui bassi...
Comunque, non mi sono dimenticata che a inizio d'anno avevo espresso il buono proposito di non accontentarmi di una non ben specificata serenità, che questo sarebbe stato l'anno del coraggio; anche del coraggio di rimanere in questo buio, aspettando la luce e nel farlo non starò sicuramente ferma, non smetterò di cercarla.
Quindi, alla vigilia del fine settimana di Pasqua ci auguro di morire un po' e rinascere. Ci auguro luce.
This being human is a guest house. Every morning a new arrival. A joy, a depression, a meanness, some momentary awareness comes as an unexpected visitor. Welcome and entertain them all! Even if they're a crowd of sorrows, who violently sweep your house empty of its forniture, still, treat each guest honorably. He may be clearing you out for some new delight. The dark thought, the shame, the malice, meet them at the door laughing, and invite them in. Be grateful for whatever comes, because each has been sent as a guide from beyond.

Rumi
Tradotto (male) da me:

Questo essere umano è un albergo. Ogni giorno un nuovo arrivo. Una felicità, una depressione, una cattiveria, una momentanea consapevolezza, arrivano come un visitatore inaspettato. Accoglili e ospitali tutti! Anche se sono una folla di dolori, che violentemente svuotano la tua casa dai mobili; nonostante ciò tratta ogni tuo ospite con onore. Potrebbe essere che ti stia svuotando in attesa di una qualche nuova gioia. I pensieri neri, la vergogna, la malizia, incontrali alla porta ridendo, e invitali ad entrare. Sii grato per qualsiasi arrivo, perché ognuno è stato inviato come guida dall'aldilà.

giovedì 19 marzo 2015

A garden of children blooming

If I am not your mother, 
and you do not rise from my body,
it is not because I would not have it. 
Take my hands, as If they were
your face, and when I am dead, 
and this flesh unlocks the bones,
imagine birth from my body, 
a garden of children blooming.

Herbert Scott

Tradotto (male) da me:

Se io non sono tua madre, e tu non sei sorto dal mio corpo, non è perché non avrei voluto. Prendi le mie mani, come se fossero il tuo viso, e quando sarò morto, e questa carne rivelerà le ossa, immagina la nascita dal mio corpo, un giardino di bambini in fiore.

venerdì 16 gennaio 2015

Le possibilità non sfruttate


(n.d.a. Post scritto ieri sera)

La sera, ho scoperto, ha un gusto lievemente amaro, che le viene da uno dei suoi principali ingredienti: le Possibilità Non Sfruttate.

Christopher Morley

Ho scoperto, anche, che non mi piace andare a dormire con l'amaro in bocca, per usare una metafora. Spero di aver imparato che dovrei prendere più in considerazione i doveri verso me stessa, metterli davanti a molti altri doveri. Spero di aver disimparato a farmi lo sgambetto da sola, tentata dal procrastinare perché non mi prendo mai veramente sul serio. Non è forse l'anno del coraggio?
Con il buon proposito di sfruttare tutte le possibilità che la giornata vi offre, vi auguro un buon fine settimana.

(Il post sarebbe dovuto essere accompagnato da una bella immagine, che blogger gentilmente non mi ha fatto caricare. Così, giusto per aggiungere amaro all'amaro... :-) )


venerdì 2 gennaio 2015

Coraggio


Allo scoccare della mezzanotte eravamo noi tre, abbracciati, con una VV incredibilmente sveglia ben oltre il suo orario della nanna; sorridenti e gioiosi, persi nello sguardo uno dell'altro, soprattutto di chi aveva da poco imparato a dire: «Agui!», inconsapevole del perché e per che cosa... Reclamata dai nonni, siamo rimasti io e lui e io ho versato qualche lacrima, di sollievo forse, per essermi lasciata alle spalle questo anno difficile, che mi ha messa duramente alla prova e che non so classificare, descrivere. Perché non ci sono state solo cose brutte, ma queste hanno sempre, purtroppo, il sopravvento sui ricordi, pesano di più sulla bilancia, fanno andare in difetto la somma. Ma io non voglio permetterlo.
Io, che ho scoperto di non essere capace a esprimere desideri. Anzi no, che non ho il coraggio sarebbe più corretto dire. Quante volte, mentre spegnevo la candelina, mentre mangiavo per la prima volta un frutto di stagione, quando qualcuno mi diceva: «Esprimi un desiderio!», io ho pensato «Serenità»? Tante, spesso, troppe volte. Non la voglio più. Ho avuto la prova che sono anche in grado di vivere senza, ho avuto conferma che il “non rischiare” non mi ripara dal dolore. Vivere in sordina, ecco cosa ho spesso cercato di fare, per paura di soffrire, per paura di fallire, per paura del giudizio. Per paura.
E allora a questo nuovo anno che si appresta al cammino, io chiedo solo una cosa: coraggio. Coraggio di essere me stessa, coraggio nell'accettarmi, coraggio di perseguire i miei desideri, coraggio nel lottare per raggiungerli, coraggio di essere sciocca, avventata, testarda, permalosa, superficiale, sentimentale, debole e insicura. Coraggio di essere e fare e dare tutto quello che vorrò essere e fare e dare.
Coraggio, incamminiamoci.


mercoledì 31 dicembre 2014

Dig in


This new day is too dear, with it's hopes and invitations, to waste a moment on the yesterdays.

Emerson
Tradotto (male) da me: Questo giorno è troppo speciale, con le sue speranze e i suoi stimoli, per sprecare un solo momento sul passato.

E sul futuro, aggiungo io.
Vi faccio i miei migliori auguri per il nuovo anno, con la speranza di viverlo e gustarlo attimo per attimo, giorno per giorno.

Life's too delicious. Here, take a spoon, dig in.

Beth Ann Fennelly
Tradotto (male) da me: La vita è troppo deliziosa. Vieni, prendi un cucchiaio, avventala.


mercoledì 24 dicembre 2014

Il mistero del Natale


La Luce guardò in basso e vide le Tenebre:
Là voglio andare”
disse la Luce.

La Pace guardò in basso
e vide la Guerra:
Là voglio andare”
disse la Pace.

L'Amore guardò in basso
e vide l'Odio:
Là voglio andare”
disse l'Amore.

Così apparve la Luce
e risplendette.
Così apparve la Pace
e offrì riposo
Così apparve l'Amore
e portò vita;
questo è il mistero del Natale.

                    1. Hausman

Vi auguro un Natale di Luce, Pace e Amore. Francesca