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martedì 21 aprile 2020

Ancora Virginia


Ho finito di leggere da poco un libro riguardante Virginia Woolf e, avendone letti altri di cui non vi ho ancora parlato, ho pensato di raccoglierli tutti insieme in un unico post.
Ho notato che la mia conoscenza sulla materia Virginia Woolf si è molto ampliata in quest'ultimo periodo e mi sono data questa spiegazione, oltre al fatto che ho letto molto su di lei: si è trattato di libri scritti da persone che l'hanno conosciuta di persona, o i loro familiari, e che, per questo motivo, hanno una voce in qualche modo più veritiera, meno accademica e teorica. Inutile aggiungere che ne sono più innamorata e affascinata che mai.

Leonard Woolf “La mia vita con Virginia” ed. Lindau

Chi può conoscerla meglio del marito che ha vissuto per molti anni a stretto contatto con lei e che di lei si è preso cura a 360°? Avevo già fatto la conoscenza di Leonard Woolf scrittore quando avevo letto “La morte di Virginia” (QUI) e anche in questo volume si conferma un bravissimo narratore. Forse tende a dilungarsi e a divagare un po', ma è bravissimo a tracciare un preciso racconto di che cosa è stata la loro vita insieme. Fornisce inoltre preziose informazioni su che cosa significhi guadagnarsi da vivere come scrittore e come editore, sia dal punto di vista pratico che economico. E poi che vita culturalmente entusiasmante che hanno vissuto!
Non vi nascondo che sto prendendo in considerazione di leggere la sua autobiografia.
Né lei né io ci siamo mai presi una giornata di vacanza, a meno che non fossimo malati o non partissimo per una vacanza vera e propria, per così dire autorizzata. Ci sarebbe sembrato non solo sbagliato, ma addirittura spiacevole non lavorare ogni mattina, per sette giorni la settimana e per circa undici mesi l'anno. Tutte le mattine, dopo colazione, verso le nove e mezza, ce ne andavamo entrambi a «lavorare» - come spinti da un imperativo inderogabile - fino all'ora di pranzo, all'una. È sorprendente quanto si può produrre in un anno, si tratti di ciambelle o di libri, di pentole o di quadri, se si lavora con impegno e professionalità, per tre ore e mezzo ogni giorno, per 330 giorni. Ecco perché, nonostante tutti i suoi problemi, Virginia riuscì a scrivere così tanto.
Nino Strachey “Stanze tutte per sé” ed. L'ippocampo

Questo libro l'ho nominato già diverso volte, ma non lo avevo ancora letto tutto dall'inizio alla fine. L'autrice, imparentata con la famiglia di Lytton Strachey, tra i fondatori del gruppo di Bloomsbury, è, tra le altre cose, a capo della ricerca per il National Trust. Che dire, se non che questo volume è davvero un gioiello, sia per le meravigliose fotografie al suo interno, ma anche per come racconta i proprietari attraverso le loro case; come hanno deciso di ristrutturarle, arredarle e decorarle, da chi si sono lasciati consigliare, le correnti artistiche che li hanno ispirati. E attraverso le mura che li hanno ospitati, il libro ci dona un nuovo sguardo sugli scrittori e artisti Eddy Sackville-West, Virginia Woolf e Vita Sackville-West.
Cercando qualche informazione sull'autrice, ho scoperto che è previsto per il 2021 il seguito, basato questa volta sulla seconda generazione di Bloomsbury. Non vedo l'ora di leggerlo!
Uniti da un intimo intreccio di rapporti umani e sociali, Eddy, Virginia e Vita crearono tra il Kent e l'East Sussex tre dimore che sfidavano le convenzioni dell'epoca.
V. Woolf, V. Sackville-West “Scrivi sempre a mezzanotte”, a cura di Elena Munafò, Donzelli Editore

Terminato di leggere “Stanze tutte per sé”, in cui veniva già ampiamente nominata l'amicizia tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West, mi è venuto spontaneo approfondirla con questo libro, che ha un unico e importantissimo pregio: raccoglie in ordine cronologico il lungo epistolario di più di cinquecento lettere che le scrittrici e amanti si sono scambiate nel corso del tempo, fino all'ultima, di Virginia, pochi giorni prima che si togliesse la vita. Così disposte si ha il privilegio di assistere al botta e risposta, se così vogliamo chiamarlo, e a come da conoscenza, si trasforma in passione, per poi passare all'amore e all'amicizia. Un sodalizio lungo tutta una vita, un legame forte e generoso, che ha avuto influenza anche sulle loro opere letterarie (Vita era uno degli autori della Hogarth Press, la casa editrice di Virginia e Leonard Woolf). Pochi hanno la fortuna di vivere un'amicizia così, confesso di aver provato molta invidia.
…, ho un milione di cose non tanto da dirti, quanto da rovesciarti addosso.
Insomma, se ancora non vi ho invogliato a leggere qualcosa di o su Virginia Woolf, non posso che prendermene tutta la colpa.

lunedì 27 maggio 2019

La morte di Virginia


Per tornare a raccontare delle mie letture mi sembra ragionevole ripartire da dove ci eravamo lasciati, e cioè da le “Lettere in morte di Virginia Woolf” che mi ha tanto appassionato e vi raccontavo QUI.
Inevitabile far seguire a questa lettura quella de “La morte di Virginia” di Leonard Woolf, estratto dell'autobiografia di quest'ultimo, in cui descrive gli anni che hanno preceduto la triste decisione della scrittrice di togliersi la vita. Scrivo gli anni perché Leonard Woolf non può fare a meno di tracciare un preciso preambolo in merito al clima politico in cui erano immersi lui e Virginia, essendo inoltre entrambi sempre stati attivi dal punto di vista sociale. Ho trovato interessante il punto di vista di una persona che ha vissuto in prima persona l'avvento della Seconda Guerra mondiale e che, per sua sfortuna, ha potuto fare un paragone con la Prima. Ma i riferimenti storici sono innumerevoli, dando modo così di scoprire quale grande uomo di cultura fosse Leonard Woolf, quale profondo pensatore e, soprattutto, quale sensibile osservatore dell'animo umano.
Inizialmente gli aneddoti storici possono sembrare fuori tema e risultare noiosi, lui stesso riconosce di fare troppe digressioni, che spiega però così:
Ritorno com'è giusto nei ranghi della cronologia, alla narrazione ordinata di questa autobiografia... I precedenti volumi sono stati oggetto di qualche critica … Senza respingere la spiegazione o l'accusa, confermo che le mie digressioni sono anche volute. La vita non è una progressione ordinata, autonoma come una scala musicale o un'equazione quadratica. Per l'autore di un'autobiografia, forzare la propria vita e i propri ricordi secondo una linea retta rigidamente cronologica significa distorcere la prima e truccare e falsificare i secondi. Se si vuole provare a raccontare la propria vita in modo veritiero, si deve puntare a lasciare nel racconto qualcosa della disordinata discontinuità che la rende così assurda, imprevedibile e sopportabile.
Ho apprezzato il tono con cui ha deciso di raccontare della sua vita, come lo farebbe un amico di fronte a una pizza e una birra, senza affettazione o la presunzione di renderla più grandiosa di quella che è. Mi ha fatto infine commossa immaginare quest'uomo che non solo ha subito una così grave perdita, ma che deve anche fare i conti con il rimpianto, il rimorso e un eventuale senso di colpa per non essersi accorto, per non aver fatto abbastanza,per aver fallito.
Il cordone ombelicale che l'aveva legata per due anni a “Biografia di Roger Fry” fu finalmente reciso quando restituì le bozze il 13 maggio 1940; 319 giorni più tardi, il 28 marzo 1941, si uccise, gettandosi nel fiume Ouse. Questi 319 giorni di lenta e inesorabile discesa nel baratro sono stati i più atroci e tormentati della mia vita. La mia sfera privata, la storia inglese e la Londra di mattoni e malta, che costituivano gli elementi fondamentali del mio mondo, furono completamente disintegrati.
All'interno del libro sono riportati spesso brani del diario di Virginia, che evidenziano appunto questo suo indagare a posteriori, questo suo cercare un indizio, una spiegazione a quanto accaduto.
...mi sono spesso chiesto perché non avessi avuto alcun presentimento prima dell'inizio del '41. Qual era realmente lo stato della sua mente e della sua salute... All'epoca mi era sembrato, e continuo a pensarla così, che mentalmente si sentisse più calma e stabile e che anche di umore fosse più serena. Quando ci si trova esattamente nell'occhio del ciclone, si gode di una calma mortale, mentre tutt'intorno il vento soffia furioso.
Continuerò a citare il suo diario perché le sue parole sono più rivelatrici e autentiche della mia memoria.
Nessuna digressione man mano che ci si avvicina al triste gesto di Virginia, ma un rapido realizzare di quanto la situazione fosse seria e stesse velocemente precipitando; era la vita di Virginia che Leonard stava accudendo e proteggendo.
Era il momento in cui bisogna compiere una scelta rischiosa, perché se non si forzava uno sblocco – cosa che avrebbe significato una continua sorveglianza di infermiere qualificate – sarebbe stato impossibile e intollerabile per lei provare a tenerla sotto stretto controllo da soli.
[...]
Dovevo obbligarla a guardare in quale abisso stava per cadere, in modo da farle accettare la sofferenza del solo modo per evitarlo, ma sapevo anche che una parola sbagliata, la minima pressione, persino dire la verità, avrebbero potuto spingerla al suicidio.
[...]
La decisione si rivelò un disastro.
[...]
Seppellii le ceneri di Virginia ai piedi del grande olmo nel prato che si affaccia sopra il campo e le marcite, il Piccolo podere. Là avevano intrecciato i loro rami due grandi olmi che avevamo chiamato Leonard e Virginia. Ai primi di gennaio del '43 uno dei due fu abbattuto da una forte burrasca di vento.

lunedì 15 aprile 2019

Lettere in morte di Virginia Woolf


Il 3 aprile 1941 compariva sul “Times” l'annuncio della scomparsa, e morte presunta, di Virginia Woolf. Da quel giorno, fino al ritrovamento del corpo dopo tre settimane e per i mesi seguenti, il marito Leonard Woolf e la sorella Vanessa Bell ricevettero centinaia di lettere provenienti da i diversi angoli della terra, attestanti l'enorme lutto che aveva colpito le persone che avevano avuto la fortuna di conoscerla ma, soprattutto, i lettori di tutto il mondo. Queste lettere sono raccolte nel volume “Lettere in morte di Virginia Woolf” a cura di Sybil Oldfield e pubblicato da La Tartaruga edizioni.
Pregevole lavoro di studio storico, bibliografico e sociale, questo libro è sicuramente indicato per gli appassionati più incalliti della scrittrice; da ognuna di queste lettere, infatti, traspare un aspetto particolare, un inedito dettaglio, un omaggio affettuoso e l'impronta di un ricordo indelebile.
Si ha però, inoltre, il polso della vita di quel periodo, quando la minaccia di Hitler e il nazismo incombevano sull'Europa. Si scopre così, ad esempio, che il suicidio di Virginia Woolf venne fortemente giudicato e letto come ennesima conferma della critica che la stampa stava facendo proprio in quel periodo alla cerchia di Bloomsbury: gli intellettuali venivano ritratti come un élite distante dal popolo, incapace di partecipare alla lotta alla sopravvivenza che stava sostenendo l'Inghilterra. Dopo la pubblicazione di una lettera scritta dalla moglie di un vescovo di Lincoln, Leonard Woolf si sentì addirittura in dovere di rispondere in difesa del suicidio della moglie.
Sento di non dover lasciar passare sotto silenzio l'affermazione secondo cui Virginia Woolf si sarebbe suicidata perché incapace di affrontare i «momenti terribili» che tutti noi stiamo attraversando. Perché non è vero...

Leonard Woolf (lettera al Times del 4 maggio 1941)
Tutti coloro che avevano conosciuto bene Virginia, invece, furono concordi nell'attestare il merito al marito per averla tenuta in vita e averle così permesso di donare ai lettori magnifiche opere letterarie.
Nessuno che abbia conosciuto Virginia attraverso i suoi scritti o in altro modo potrebbe credere che volesse sfuggire alla guerra - …

Lady Eleanor (Nelly) Cecil

Le hai reso la vita vivibile e l'hai tenuta al riparo dalle preoccupazioni e le hai dato tanta felicità.
Violet Dickinson

Hai fatto dei sacrifici per Virginia, sacrifici che sei stato fortunato di poter fare e dei quali ci dobbiamo congratulare con te. Ma le hai reso anche un servizio, il servizio di un'intera vita, che ti merita la gratitudine dei suoi amici.

Harry Stephen

Hai trent'anni di vita insieme cui riandare col pensiero, trent'anni durante i quali l'hai custodita e protetta – cosa di cui il mondo intero, oltre ai suoi amici, ti è debitore.

Saxton
Sebbene le lettere possano sembrare molto simili tra loro, queste si distinguono per la varietà dei mittenti e l'eccezionalità di molti di loro; personalità letterarie e intellettuali, organizzazioni inglesi di diverso stampo e, soprattutto, tanti lettori, del tutto ignoti ai Woolf: un prigioniero di guerra tedesco, due rifugiati ebrei, uno studente universitario americano, una giovane australiana, una canadese, solo per fare alcuni esempi.
Ho apprezzato enormemente che alla fine della lettera ci fosse sempre una breve nota sulla biografia del mittente e gli eventuali rapporti avuti con Virginia, Leonard o Vanessa. Leggere queste missive è stato come affacciarsi sull'Inghilterra di quei mesi, rivivere non solo l'angoscia dei cari di Virginia, ma anche i ricordi dei bei tempi che avevano passato insieme.
Inutile aggiungere che l'abbandono dell'arte dello scrivere lettere è secondo me, senza sentirmi esagerata, una grave perdita per noi tutti.

lunedì 11 febbraio 2019

Oggetti solidi


Ho finito l'anno vecchio e iniziato quello nuovo leggendo lei, la mia amata Virginia Woolf, e i suoi racconti contenuti in “Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose”, pubblicato da Racconti Edizioni. Avevo un conto in sospeso con lei, perché questa estate ci sono rimasta molto male per non essere riuscita a leggere “Le onde”, inizialmente l'ho vissuta come una vera e propria sconfitta come lettrice. Poi mi sono detta che non c'è scritto da nessuna parte che ti debbano per forza piacere tutti i libri del tuo scrittore preferito, o che non esiste nessuna legge che dice che devi leggere tutti quelli dell'autore che adori. Insomma, la famosa libertà del lettore... Magari ci riproverò più avanti, o magari no, che importanza ha? L'importante è leggere.
Io che non sono una grande appassionata di racconti, ho apprezzato tantissimo questo libro che li unisce tutti, in ordine cronologico, suddivisi solo per gruppi di anni e che così facendo ti permette di apprezzare ancora di più la scrittura di Virginia Woolf. La vedi crescere e svilupparsi sotto i tuoi occhi, percepisci il suo continuo lavorio sul linguaggio e sulla resa, il suo costante studio, di come si impegni a fondo per raggiungere lo stile che ha in mente, le forme che le sfuggono.
Altrettanto si può dire delle tematiche a lei care e che qui vediamo presenti nei loro molteplici aspetti e sfumature; osserviamo l'autrice tornarci sopra più e più volte, da ogni angolazione, con ogni mezzo, affilando il mezzo del suo mestiere, mettendo in pratica quanto letto e studiato a sua volta.
Ma soprattutto assistiamo all'ingegno di una scrittrice che da sempre, fin dagli albori, aveva ben chiaro in mente che tipo di libro voleva ottenere attraverso la scrittura e di come i suoi sforzi siano sempre stati incentrati su un unico risultato: la riforma del romanzo, il ritratto della vita così come la percepiva.
Fantastico sul mio avvenire, decido quale libro scrivere: penso a come riformerò il romanzo, catturando una quantità di cose che per adesso sono sfuggenti, e creando infinite forme strane.
Ho apprezzato tantissimo inoltre in questo volume le note bibliografiche su ogni singolo racconto, informazioni preziose per inquadrare ogni testo all'interno del vissuto dell'autrice e delle sue pubblicazioni.
La lettura di questo libro è imprescindibile, secondo me, per gli amanti di Virginia Woolf, ti regala una bellissima visione d'insieme su come sia cresciuta e si sia sviluppata come autrice e direi che sia anche un buon punto di partenza per chi vi si vuole avvicinare per la prima volta ma la teme, per questa sua fama di scrittrice difficile; credo che i racconti siano più fruibili e immediati di un romanzo.
Insomma, consigliatissimo!

lunedì 31 dicembre 2018

Le mura massicce del tempo


La Vigilia di Natale ho iniziato a leggere “Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose” di Virginia Woolf, pubblicato da Racconti edizioni, e la sua lettura mi accompagnerà verso la fine di questo anno e l'inizio di quello nuovo.
L'augurio che faccio a me e voi è contenuto nel racconto “Il diario di Joan Martyn”, scritto nell'agosto del 1906 durante una vacanza con la sorella Vanessa nel Norfolk.
L'alba, anche quando è freddo e triste, non manca mai di trapassarmi le membra come con frecce di luccicante ghiaccio aguzzo. Tiro da parte le spesse cortine e spio il cielo alla ricerca del primo rossore che indichi che riemerge la vita. La guancia contro l'impannata, mi piace immaginare che sto premendo forte contro le mura massicce del tempo, che pulsa in eterno e ci apre sempre di nuovi freschi spazi di vita. Possa toccarmi di gustare l'attimo prima che si distenda sopra il resto del mondo! Fa che io possa gustare il più nuovo e il più fresco. […] Fa dunque che noi, che abbiamo il dono del presente, lo si possa usare e godere.
Grazie di fare parte del mio presente. Vi faccio i miei migliori auguri, Francesca


lunedì 23 luglio 2018

L'estate in cui ho letto...


Da un paio di anni a questa parte ho preso un'abitudine: complice la nascita di Vittoria e il conseguente meno tempo da dedicare alla lettura, ho iniziato ad aspettare l'estate per leggere i libri più lunghi o più impegnativi. O meglio, aspetto di andare in montagna, dove a differenza dei viaggi mi concedo del vero e proprio sano ozio; così c'è stata l'estate di “Anna Karenina”, l'anno scorso “Guerra e pace” e quest'anno, chi lo sa di chi sarà questa estate...
Però so con certezza che questa usanza iniziata da poco e per puro caso mi sta piacendo molto, sembra quasi amplificare il godimento della lettura; il piacere dell'attesa lunga un anno che provi quando aspetti di ritornare in un determinato posto, ora si è trasferito anche ai tanto amati libri.
Innumerevoli sono i volumi che giacciono in attesa di essere sfogliati solo perché troppo lunghi o troppo impegnativi, perché temiamo di non avere abbastanza tempo o concentrazione o mente fresca durante l'anno, quando le infinite incombenze della vita quotidiana assottigliano le nostre energie. Eppure ci sarebbe tanto piaciuto leggerlo...
Ecco, è giunto il momento, il periodo dell'anno in cui davvero fermarsi e fare qualcosa che si è rimandato per troppo tempo, per leggere quel libro che a lungo ci ha atteso.


(Paul Auster è, senza alcun dubbio, il mio scrittore americano preferito. Questo libro è lungo “solo” poco più di 900 pagine e lo leggerei in inglese)


(Questo cofanetto contiene i quattro volumi in una lussuosa edizione rilegata in pelle, per un totale di 1.728 pagine)


(Questo libro è lungo poco più di 200 pagine, ma con una scrittura molto complessa e lo leggerei nella sua lingua originale. Inoltre Virginia Woolf lo scrisse quando aveva l'età che ho io ora)


Volete divertirvi e provare a vedere se riuscite ad indovinare quali tra questi libri leggerò in montagna?

lunedì 6 febbraio 2017

Momenti di essere


Non sono una grande lettrice di saggi, anche se spesso mi riprometto di leggerne di più perché credo che cambiare tipo di lettura sia un ottimo allenamento e perché è importante non smettere di imparare e scoprire nuovi punti di vista e nuovi orizzonti. Possedevo questo libro da tempo immemorabile, giaceva in mezzo a molti altri sugli scaffali della mia libreria dedicati ai libri ancora da leggere e, in cerca di ispirazione ad inizio d'anno, ho pensato fosse una buona idea rivolgermi a colei che considero un po' la mia musa: Virginia Woolf.
“Momenti di essere” è una raccolta di saggi autobiografici, una sorta di memorie in cui Virginia Woolf percorre quasi quarant'anni della sua vita e in cui analizza alcune delle figure che più hanno avuto influenza su di lei: la madre, il padre, i fratelli e le sorelle.
L'aspetto autobiografico però, se pure molto interessante come aspetto, è solo un pretesto per analizzare la realtà.
Su questo passato influisce molto il momento presente. Quello che scrivo oggi non lo scriverei tra un anno.
E come scrivere, come raccontare, come rendere per iscritto questo flusso della vita che Virginia Woolf sente dentro di sé è la vera indagine di questi scritti. E' affascinante scoprire come questa autrice avesse ben chiaro in mente ciò che voleva dire e come volesse renderlo e fosse alla costante ricerca del come.
...rimettere insieme i frammenti. Questo è forse il piacere più intenso che io conosca. E' l'ebbrezza che provo quando scrivendo mi sembra di scoprire i collegamenti precisi; di rendere vera una scena; di dare coerenza a un personaggio.

Tante volte nello scrivere i miei cosiddetti romanzi mi sono trovata di fronte al medesimo ostacolo: come descrivere quello che nel mio linguaggio privato chiamo “il non-essere”. In ogni giornata il non-essere è molto di più che l'essere. E' sempre così. Gran parte di ogni giornata non la si vive consciamente. Si cammina, si mangia, si vedono delle cose, si provvede alle nostre incombenze; l'aspirapolvere rotto; il pranzo da ordinare; la nota della spesa per Mabel; il bucato,; i pasti da cucinare; i libri da rilegare. Se è una cattiva giornata la proporzione di non-essere è molto più elevata. Un vero scrittore riesce a rendere entrambi gli stati... Io non ne sono mai stata capace. Ho tentato – in “Notte e Giorno”; e in “Gli anni”.
Saggi utili quindi non solo per conoscere meglio il personaggio Virginia Woolf e la sua vita vittoriana da bambina e di membro del Gruppo Di Bloomsbury da ragazza, ma anche la scrittrice e meglio così apprezzare i suoi romanzi che, pur amando tantissimo, confesso di trovarli di non facile lettura.

Se avete piacere di approfondire la conoscenza di questa autrice, vi consiglio di iniziare leggendo la biografia scritta da suo nipote Quentin Bell “Virginia Woolf, mia zia” e, ovviamente, il diario di Virginia Woolf. Il suo romanzo che più ho amato è stato “Gita al faro”, seguito subito dopo da “Mrs Dalloway”, non mi sono ancora cimentata invece con “Le onde”, mi intimorisce.
...un'idea che ho sempre avuto; che dietro l'ovatta si celi un disegno; che il mondo intero è un'opera d'arte; che noi siamo parte di quell'opera d'arte... Questa mia intuizione – è così istintiva che mi sembra data, non costruita da me... Perché la nostra vita non si esaurisce nel corpo e in ciò che diciamo e facciamo; in ogni momento la nostra vita si rapporta a certe unità di misura nello sfondo, a certi concetti. Il mio è che esiste un disegno dietro l'ovatta. E questo concetto influisce su di me ogni giorno. E lo dimostra, ora, il fatto che passi la mattina scrivendo, invece di fare passeggiate, tenere un negozio, o imparare qualcosa che risulti utile se viene la guerra. Mi sembra che scrivendo io stia facendo una cosa che è di gran lunga la più necessaria di tutte.

lunedì 29 giugno 2015

Scrivere la vita

Come siete messi nella lettura delle opere teatrali? E' un genere che frequentate abitualmente? O siete più del partito “Va bhe, non puoi non aver letto Shakespeare, togliamoci il dente”? Personalmente, la seconda che ho scritto. Non posso non aver letto il grande bardo, avendo frequentato Lingue e Letterature Straniere all'università e aver scelto come prima lingua proprio l'inglese. Detto questo, mi sono proprio tolta il dente, Shakespeare non lo so apprezzare. Cioè, se prendi un brano, di quelli perfetti per i Baci Perugina, mi piace e anche molto, ma leggere in un colpo solo quasi tutte le sue opere teatrali è stata una sofferenza. Come leggere il copione di un film; il film è fatto per essere visto al cinema, un'opera teatrale per essere ascoltata a teatro. E di opere teatrali ne ho lette tantissime, sempre grazie agli studi, ma l'impressione non è migliorata; è un mio limite, lo confesso.
Anche l'ultima in ordine cronologico l'ho letta perché dovevo/volevo. Voi lo sapete che Virginia Woolf ha anche scritto una commedia? Io avrei dovuto saperlo, avendo letto sia il suo diario che le sue lettere e in entrambi ne parla lungamente, ma mi era sfuggita l'informazione a quanto pare. Mi consolo perché è successa la stessa identica cosa a Chiara Valerio ed è proprio per questo, per riparare a questa sua svista, che ha deciso di occuparsi della traduzione per Nottetempo.
Lungi da me dal commentare la commedia "Freshwater", edita da nottetempo, se non ci fossero stati a seguire alcuni ritratti dei protagonisti scritti sempre da Virginia Woolf e una postfazione di Chiara Valerio, non sarei stata in grado di comprenderla e apprezzarla. Vi consiglio quindi il libro anche e soprattutto per quest'ultimi, Virginia Woolf è una maestra nel tracciare ritratti, di rendere vive e presenti le persone, al punto che finita la lettura vi lascia l'impressione di averle sempre conosciute, che abbiano fatto anche loro parte della vostra vita. Perché è questo che fa Virginia Woolf:
Nella menzogna, nella proliferazione verbale, nella variazione e nell'interpretazione di un dato di realtà – dunque presunto vero, o tale considerato -, c'è la possibilità di colmare la distanza tra conoscenza ed esperienza e dunque di scrivere la vita.

lunedì 1 giugno 2015

Book-shopping al Salone del Libro


Giuro che con questo post la smetto di annoiarvi con il Salone del Libro di Torino. Forse... La verità è che avrei altre mille e mille cose da raccontarvi, ad esempio l'incontro con la i maiuscola, quello che più mi ha emozionata e commossa, ma mi rendo conto di essere andata un po' per le lunghe. E poi lo vorrei fare dopo aver letto il libro, che non ho comprato perché... altra storia, comica però!
Dicevo, con oggi e i miei acquisti libreschi diciamo arrivederci al prossimo anno al Salone, con la speranza di vedere più stand curati ed originali come quelli di logos edizioni (nella foto in apertura), oppure Hacca Edizioni o Del Vecchio, perché i libri meritano una bella cornice; e, personalmente, con il desiderio di dedicare ancora più tempo a questo bellissimo evento, perché dopo le 18 spesso viene il meglio e io me lo sono perso.

Divertita e affascinata da quel vulcano di energia che è Chiara Valerio, ho preso tutti e tre i libri di Virginia Woolf tradotti da lei per Nottetempo. 


Ho partecipato all'incontro con Gianni Mura, intervistato da Neri Marcorè perché pensavo di regalare il libro a mio marito. Ho passato una piacevole e divertente ora in loro compagnia e, udite udite, alla fine ho chiesto l'autografo con dedica!

Ispirata dall'esperienza di Grazia, ho deciso di tentare l'esperienza degli audio-libri e l'ho fatto pensando anche a VV (se vi interessa, vi racconto in un altro post come sta andando).


  Indovinate dove andiamo in vacanza quest'estate?
 

Ora non mi rimane da fare che mettermi a leggere! 
Buon inizio di settimana.
 
 

martedì 18 novembre 2014

Un momento tutto per me


La seconda parte dell'iniziativa “Sinergie in rete” proposta da Sandra del blog “I libri di Sandra” prevede la «creazione di una card, un LO, una tag, una ricetta, una foto, un disegno, una creazione insomma hand made in senso assai allargato, basta che il collegamento col libro sia evidente.»
Mi sono aggrappata al senso assai allargato; basta dirvi che non so neanche che cosa sia un LO... Porta pazienza, Sandra!
Non potevo ovviamente che scegliere Virginia Woolf, la scrittrice del mio cuore e, visto che si tratta un po' di giocare, mi sono finta lei e l'ho impersonata. Nel mio programma doveva esserci anche una bella passeggiata nella natura, come lei amava compiere spesso, ma il tempo di questi ultimi giorni non me l'ha permesso.
Così mi sono preparata una tazza di te, nella mia tazza più antica, appartenuta un tempo a mia nonna, mi sono accomodata in compagnia del mio libro preferito, avendo a portata di mano uno dei miei diari, e ho scritto una lettera sulla carta più bella ed elegante che ho.
Ecco a voi “My Virginia Woolf Moment”:



venerdì 7 novembre 2014

Che ne pensi?

 
Sono convinta di saper scrivere, e un giorno o l'altro intendo fare un bel libro. Tu che ne pensi? La vita mi interessa profondamente, e sono certa che lo scrivere sia il mio mezzo di espressione naturale.

Virginia Woolf (Lettera a Violet Dickinson 1904)

lunedì 8 settembre 2014

Non smettere


Questo libro l'ho conservato con cura. Ho atteso il momento giusto, quando sapevo sarei riuscita a leggerlo con calma, per molto tempo, sprofondandoci dentro, fino a quando ne avrei avuta voglia; non le solite due paginette prima di dormire «Giusto per dire a te stessa che anche oggi hai letto», come dice mio marito per prendermi in giro.
“Vanessa e Virginia” di Susan Sellers è uno degli unici due libri che ho acquistato al Salone del Libro di Torino e ovviamente l'ho comprato perché, insieme alla sorella, ne è protagonista lei, la mia scrittrice preferita, Virginia Woolf. L'ho preso a scatola chiusa: non avevo letto recensioni, non ho letto la quarta di copertina, non l'ho sfogliato. Mi comporto così quando ho paura che il mio occhio cada su qualcosa che incrini il mio interesse, o lo inquini, o lo influenzi. Odio quando inizio a leggere un libro con in testa l'opinione troppo di parte di qualcun' altro.
Ricordo il pomeriggio che l'ho preso in mano: VV che dormiva beatamente nel suo lettino, il silenzio della montagna disturbato solo dalla pioggia, la penombra, l'acquolina in testa.
La prima sorpresa è stata la scoperta che il libro è scritto in prima persona, la voce narrante è quella di Vanessa, la sorella di Virginia; all'inizio ne ero disturbata, non so perché, così come non riuscivo ad accettare il suo punto di vista, mi sembrava di parte, devo aver pensato più volte «E' gelosa». Man mano che procedevo nelle lettura, però, ho incominciato ad apprezzare proprio questo particolare; sebbene romanzato, mi piaceva l'idea di un libro che mi facesse conoscere Virginia da un punto di vista esterno, anche se vicino come la sorella. E alla fine, sorpresa delle sorprese, ero felice e curiosa di conoscere meglio Vanessa: la donna, l'amante, la pittrice, la mamma. Virgina Woolf, la scrittrice, era passata in secondo piano.
Mi è venuta voglia di conoscere Vanessa Bell ancora di più; ho il desiderio di vedere i suoi quadri, così vividamente descritti nel libro che avevo come l'impressione di essere lì, accanto a lei, mentre dipingeva ma, soprattutto, vorrei avere la sua forza, la sua passione, quel fuoco sacro che ti brucia nell'anima e che ti da la forza e la spinta a coltivare la tua arte. Quell'arte che è un pezzo di te, scorre nelle tue vene, non puoi vivere senza. Ecco l'unica, preziosissima, cosa che avevano in comune le due sorelle, che me le fa tanto amare, e che ha reso il loro legame così forte, così speciale, così indissolubile.

Il mio occhio va alla finestra: rimango colpita da un tripudio di giunchiglie sotto i meli. Decido di portare fuori il cavalletto e di dipingere... Guardo il giallo, vivido e tangibile alla luce del sole. Hai ragione tu. Quello che conta è non smettere di creare.



giovedì 14 febbraio 2013

Come col gin


Quando vedo una penna con dell'inchiostro non posso fare a meno di attaccarmici, come a certa gente capita col gin.

Virginia Woolf
Qualunque sia la vostra forma di “attaccamento”, abusatene... ieri, oggi e domani.
Buon San Valentino, Francesca


giovedì 31 gennaio 2013

Il taccuino in un cassetto


Nel 1968 Teresa arrotondava il suo sussidio studentesco con qualche lavoro occasionale di battitura. Alcuni di questi lavori erano per Leonard Woolf... Nel corso di quell'anno, Leonard le inviò un taccuino rilegato in carta da pacco, datato 1909... Prima che Teresa potesse cominciare a trascriverlo, Leonard si ammalò e morì; così, incerta sul da farsi, lei ripose il taccuino in un cassetto e lì... è stato dimenticato...

Un taccuino autografo in quarto di 214 pagine, rilegato (quasi certamente dalla stessa Woolf) con carta da pacco. La Woolf ha scritto «1909» sulla copertina con una matita o un pastello verde. Le pagine dispari sono numerate a mano, e la prima pagina (per ragioni non del tutto chiare) porta il numero 26. al centro di pagina 26 è scritto, sempre con la grafia della Woolf, «Feb: 27th 1909». A pagina 27 c'è l'indice che riporta il numero di pagina relativa all'inizio di ogni brano. La numerazione prosegue fino a pagina 50 e le pagine 51 e 52 sono le ultime a riportare qualcosa di scritto. Quelle rimanenti sono bianche e prive di numero. Tutte le annotazioni sono state apportate con inchiostro blu-nero su carta color crema con rigatura sottile. Il taccuino misura 207x167 millimetri.
 
Due pensieri hanno accompagnato la mia lettura dei sette testi che compongono questo breve libriccino: che per molti anni una donna ignara avesse avuto, dimenticato in un cassetto, un manoscritto autografo di Virginia Woolf; e la descrizione così precisa di questo taccuino da riuscire a immaginarlo così vividamente, che pensavo fosse tra le mie mani, mentre lo leggevo.

venerdì 28 dicembre 2012

Un anno di "Le parole verranno"

Pochi giorni fa mi sono divertita a ripercorrere questo ultimo anno, così com'è nel mio blog, e ho scelto i post che per me sono i più significativi.
Spero faccia piacere anche a voi, questo piccolo amarcord...

A gennaio ho imparato ad essere coraggiosa, libera e sincera in “If You Want to Write”. Febbraio è trascorso in compagnia di Sylvia Plath e il suo “Rigirarsi le parole in testa”. Momenti difficili a marzo mi hanno fatto desiderare “Una poesia anche per me”. Aprile è stato il mese dell'amore, anzi “The History of Love”. Maggio lo ricordo come il mese delle amicizie, nate su internet e diventate realtà a quello che è stato “Il Salone degli incontri”. Giugno l'ho dedicato interamente a Virginia Woolf, le ho scritto una lettera “Mortificata” e l'ho riscoperta in “La nuova Virginia”. Luglio è stato un altro mese complicato per me e avrei voluto che “In un attimo già domani”... Ma agosto, settembre e ottobre, grazie a “Un libro e 90 centimetri di altezza”, “Donne che corrono con i lupi” mi ha regalato “Piedi nuovi”. Novembre l'ho trascorso in “Good Company” e dicembre... bhe a dicembre il dono più bello con “Lo dico con un libro 3”.

Ho fatto tanta strada, in compagnia dei miei amati libri e vostra, e riguardandomi in dietro, mi sono resa conto che mai come in questo anno ho compiuto passi da gigante. Il cammino è ancora lungo, sono solo all'inizio del mio percorso, ma credo di aver trovato la direzione giusta.
Mi regalerò ancora qualche giorno di vacanza, continuerò quindi ad essere poco presente sul blog, ma non mancheranno gli auguri di fine anno.

Ti porterò sempre nel mio cuore 2012, sono caduta tante volte, ma sono fiera delle mie cicatrici.

giovedì 22 novembre 2012

Una gioiosa frenesia di carta

Oggi il blog compie due anni. Oggi che ho la testa altrove, i pensieri in disordine, lo sguardo senza orizzonte. Per fortuna in mio soccorso viene la mia scrittrice preferita ed ecco, con le sue parole, che cosa è per me “Le parole verranno”:

Vorrei che tu vedessi la mia stanza in questo istante, una cupa sera invernale: i miei amati libri col dorso di pelle, così belli, ritti sugli scaffali, un bel fuoco, la luce elettrica, un'enorme massa di manoscritti, lettere, bozze, penne e inchiostri sul pavimento e un po' dappertutto. Fra una settimana ci sarà abbastanza disordine per uno sgombero generale, poi ricomincerò da capo, e poco alla volta ritornerò a una gioiosa frenesia di carta.

Virginia Woolf

E ci sarà sempre un cantuccio, vicino al fuoco, per accogliere chi avrà piacere di farmi una visita.

martedì 20 novembre 2012

Good Company


Da pochi giorni ho finito di leggere una raccolta di lettere scritte da Virginia Woolf; in realtà si tratta del primo di sei volumi, Virginia era una corrispondente prolifica. Trovai il secondo di questa raccolta parecchi anni fa in una bancarella di Portici di Carta. Quello che ho appena finito di leggere invece l'ho trovato per caso in una libreria di Torino, che vende solo libri usati o fuori catalogo, durante la settimana di festeggiamenti che mi ero regalata in occasione del mio compleanno. Quale migliore regalo?
E' stata una lettura lenta, impegnativa, lunga; del resto solo il primo volume è lungo più di 600 pagine e io ho il vizio di non leggere più libri contemporaneamente. Mi piace l'idea di immergermi completamente nella voce di un solo autore, amo che le mie giornate siano scandite dai suoi racconti e dalle sue parole.
E' stata una lettura istruttiva, quante cose ho imparato sull'epoca, le usanze e le abitudini, lo stile di vita; quante cose ho appreso su Virginia Woolf, sulla sua scrittura ovviamente, ma anche sul suo carattere, i suoi gusti in fatto di letture, come trascorreva le giornate, i suoi vizi, i suoi piaceri, i suoi capricci. Quanto era pettegola!
Mi sono ritrovata a provare un po' di nostalgia; adesso che di lettere non ne scriviamo più, quante cose andranno perse? Le e-mail, gli sms, vanno bene per scambiarsi veloci informazioni, notizie superficiali. Scrivere una lettere per me significa trovare il tempo per raccontarsi, per condividere qualcosa di noi, fermarlo nel tempo e permettere alla persona che la riceve di conoscerci meglio. Una lettera è un dono e uno scambio, è aprire uno spiraglio sulla nostra anima e permettere a chi la legge di venirci incontro.

Letter writing is the only device for combining solitude with good company.
Lord Byron


lunedì 15 ottobre 2012

La grande casa

I libri danno voce ai miei sentimenti, ai miei stati d'animo. Rendono in parole ciò che io non sono in grado di esprimere.
Com'è essere al mondo per voi? Spesso io mi sento così:

La terra, quella è una nave troppo grande per me. E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare.
Alessandro Baricco
Come state tra la gente? La mia sensibilità, che non ho ancora imparato a governare e proteggere, mi fa sentire così:

… volevo essere lasciato in pace, gli esseri umani affaticano.
Max Frish
Sovente mi trovo a domandarmi:

Come si fa a conoscere gli altri? Non si ha sempre e soltanto a che fare con le nostre proiezioni?
Virginia Woolf
E nei momenti più difficili, in cui ho provato profonda solitudine, mi sono scoperta ad avere questi pensieri:

Anche i nostri cari, quelli che più amiamo,
Ci sono estranei, non li conosciamo.
John Clare
Nicole Krauss in “La grande casa” si pone gli stessi interrogativi.

Le piccole abitudini che richiamavano il giorno precedente e preannunciavano il successivo, anche se in realtà era solo un'illusione, com'è un'illusione la solidità della materia, come sono illusori i nostri corpi, nella loro finzione di essere un'entità unica quando in realtà sono costituiti da milioni e milioni di atomi che vanno e vengono, alcuni arrivano mentre altri si allontanano per sempre, come se ciascuno di noi fosse solo una grande stazione ferroviaria, anzi, neppure questo, poiché in una stazione ciottoli, binari e tetto di vetro rimangono immobili in mezzo al rapido movimento di tutto ciò che l'attraversa; no, è ancora peggio, somigliamo di più a un gigantesco campo deserto dove ogni giorno viene eretto e smantellato un circo, smantellato da cima a fondo, un circo che non è mai il medesimo, e dunque che speranze abbiamo di poter comprendere sul serio noi stessi e a maggior ragione di riuscire a capirci a vicenda?
In questa grande casa che è la terra, siamo uniti dalla solitudine e dalla disperata ricerca di comprensione?

lunedì 8 ottobre 2012

La settimana del libro

 

E' stata la settimana del libro da queste parti. Anzi dei libri, perché sono sette, uno per ogni giorno, i nuovi che sono andati ad aggiungersi a quelli che ancora aspettano di essere letti.

Tre + uno sono stati la bellissima sorpresa che mio marito mi ha fatto per il nostro anniversario di matrimonio.



A quanto pare, non solo conosce bene le mie passioni in fatto di letture, ma legge anche attentamente il mio blog e prende appunti. Le wish-list sono una bellissima e utilissima invenzione!


Gli altri tre libri, invece, sono il bottino di domenica e della bella giornata trascorsa passeggiando sotto i Portici di Carta a Torino. Come un cagnolino a caccia di tartufi, ho setacciato le bancarelle dell'usato e questi sono i volumi finiti nel mio paniere per un totale di soli 5 euro.


Quest'ultima è la mia versione preferita di vintage!
E voi, quali sono stati gli ultimi libri che avete acquistato? Sono molto curiosa di saperlo.

lunedì 10 settembre 2012

Un quaderno su cui annotare

Lunedì, 4 agosto

In attesa di comprare un quaderno nel quale annotare le mie impressioni,...

Virginia Woolf

Inizia così il “Diario di una scrittrice” di Virginia Woolf e mi piace immaginare che anche lei, un po' come la maggior parte di noi, pensasse alla fine dell'estate come il momento dei nuovi inizi, tra cui quello di un nuovo quaderno su cui scrivere.
Non vi ho mai nascosto la mia passione per i quaderni. Ne possiedo molti: uno dove trascrivo titolo e autore di tutti i libri che leggo, con tanto di data per ricordarmi anche quando l'ho letto; uno dove riporto meticolosamente brani e citazioni; quello sempre più fitto contenente la lista dei “to read”, e che soddisfazione spuntarne uno dall'elenco!; un altro ancora dedicato a idee, spunti, articoli e poi Il Diario, il quaderno riservato ai miei pensieri più intimi. Ne possiedo molti altri, tutti in attesa che io decida a quale scopo immolare le loro candide pagine.
Ma, così come succede per i libri, da vera ingorda possederne già molti, tra cui alcuni ancora intonsi, non mi impedisce di desiderarne e comprarne altri ancora. Gli ultimi quaderni che ho scoperto sono talmente belli e opera di una blogger così simpatica che ho pensato di cogliere due piccioni con una fava: farvi conoscere il suo blog “Zelda was a writer” e i suoi originali taccuini, "Les Cahiers du Bonheur".


 
Qui potete leggere direttamente dalle sue parole la storia di come sono nati, ma vi consiglio di leggere anche il resto del blog, per ammirare le sue foto, il suo entusiasmo e la sua fantasia.
E poi fatemi sapere quale dei taccuini voi prendereste, perché io non so decidermi, li vorrei tutti!