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venerdì 1 maggio 2015

Missed and gained


Volevo scrivere un post in merito alla festa di oggi, ma non sono ancora riuscita a fare ordine nei miei pensieri; sappiatelo, il blog che scrivo nella mia testa è molto più bello...
Nell'attesa di dare un senso compiuto ai miei vagheggi vi lascio con questa frase, che riassume bene alcune considerazioni che ho fatto nel post precedente.
For everything you have missed, you have gained something else, and for everything you gain, you lose something.

Emerson

Tradotto (male) da me: per tutto ciò che hai perso, hai ottenuto al suo posto qualcos'altro, e per tutto ciò che ottieni, perdi qualcosa.

Sta a noi vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Vi auguro un buon fine settimana.

(Immagine trovata qui)


venerdì 17 aprile 2015

Nient'altro che un uomo


Dopo giorni in cui sembrava fosse arrivata non la primavera ma addirittura l'estate, è stato difficile questa mattina svegliarsi con la pioggia. Anche VV, che appena alzata dal letto ha preso l'abitudine di correre alla finestra per controllare il tempo («C'è un bello sole. Giardinetti!»), ha accusato il colpo perché alle 10 del mattino avevo già esaurito la mia pazienza. Per fortuna è venuto in nostro soccorso Didò; confermandomi così che faccio bene a tenere alcuni giochi nascosti da usare come jolly. ;-)
Le previsioni per il fine settimana non sono entusiasmanti, temo i giardinetti dovranno aspettare ancora. Cosa avete in programma? Noi sabato sera abbiamo una festa di compleanno con gli amichetti di VV, nella giornata di domenica forse andiamo all'Ikea (quanti mobili riusciremo a stipare in questa casa?)e io spero di terminare questo libro, che non mi sta coinvolgendo come mi aspettavo, così da poter iniziare presto una nuova e più entusiasmante lettura.
Essere un uomo, nient'altro che un uomo in mezzo agli uomini. Affrontare la vita quotidiana e la sua banalità: ecco la nostra vera grandezza.

Descartes

Vi auguro un buon fine settimana.

lunedì 13 aprile 2015

Quando ci riesco, è bellissimo


Mi sono presa una pausa, anche dal blog. Tutto stava diventando troppo un dovere. Mi sentivo in prigione, obbligata a fare. Poi un giorno qualcuno mi ha detto, inaspettatamente: «Invidio la tua libertà» ed è stato come inciampare, cadere e realizzare dove si è, tutto contemporaneamente. Mi sono detta che forse era meglio non rialzarmi subito, stare ferma per un po', guardarmi intorno, senza fare nulla, cercando di pensare il meno possibile. Quest'ultimo punto non mi riesce tanto bene, diciamo la verità...
Sto cercando di prendermela questa libertà, di farla mia e di godermela il più possibile. Alcuni momenti mi riesce, altri un po' meno. Ma quando lo faccio, è bellissimo.
Ho guardato i prati, non un po', ma tanto. Ho cercato di riempirmi gli occhi di tutte le margheritine bianche e quei fiori gialli (di cui non conoscono il nome) che punteggiano i parchi e i giardini qui in città; perché tra un po' il Comune farà tagliare l'erba e non ci saranno più.
Sono andata alla ricerca della luce e del sole, dopo tutto il grigiore dell'inverno, ho fatto conoscere a VV la sua ombra, ho scoperto giochi di luce e fasci luminosi che non avevo mai notato in casa.
Ho guardato le stelle, tanto e a lungo. Mi sono concentrata sul loro pulsare, sul fatto che il cliché è proprio vero: sono così lontane che per loro io sono piccola, minuscola, un granello di polvere e i miei problemi le farebbero sorridere, accondiscendenti.
Ho vegetato davanti alla tv; non so quanto tempo era che non mi stravaccavo sul divano a fare niente, se non guardare programmi inutili e poco impegnativi, per me era tutto nuovo, anche la pubblicità.
Ho letto, appena potevo, anche e soprattutto quando avrei dovuto fare altro. Ho letto fino a tarda notte e ho dormito al mattino lasciando che fosse VV la mia sveglia. Ho letto per VV quando me l'ha chiesto, anche se dovevamo uscire e ci stavano aspettando. «Che succede? Come mai siete ancora a casa?» mi sono sentita chiedere al telefono. «Niente. Stavamo leggendo. Mettiamo le scarpe e usciamo».
Pensate un po', nessuno mi ha sgridata per aver tralasciato i miei doveri o per essere stata ancora in pigiama a tarda mattinata o per non essere produttiva o perché la casa era in disordine e mille, altre mille cose che io penso qualcuno sia lì a controllare se le faccio o meno, altrimenti non dimostro chi sono, altrimenti non valgo nulla.
Quando ci riesco, quelle poche volte, è bellissimo.

(Vedete la pianta grassa delle foto? L'ho lasciata al freddo dell'inverno, l'ho ignorata e mi sono dimenticata di bagnarla. E lei è fiorita. E mi ha dato due lezioni: 1- Non è stata ad aspettare che qualcuno le desse quello di cui aveva bisogno per farlo; 2- Ero così presa da me stessa che stavo per perdermi i suoi bellissimi fiori)

venerdì 3 aprile 2015

A Guest House


Mi piacerebbe questo fosse un blog i cui contenuti ispirano la gente, mettono buon umore, fanno sorridere, danno la carica. Purtroppo invece qui spesso parlo di come, alle volte, sia difficile alzarsi dal letto la mattina, di come si combatta per cercare il lato bello della vita, di come sia difficile convivere con un umore altalenante e scontentezze. La vita è fatta di alti e bassi, ne sono ben consapevole, forse in alcuni periodi mi concentro un po' troppo sui bassi...
Comunque, non mi sono dimenticata che a inizio d'anno avevo espresso il buono proposito di non accontentarmi di una non ben specificata serenità, che questo sarebbe stato l'anno del coraggio; anche del coraggio di rimanere in questo buio, aspettando la luce e nel farlo non starò sicuramente ferma, non smetterò di cercarla.
Quindi, alla vigilia del fine settimana di Pasqua ci auguro di morire un po' e rinascere. Ci auguro luce.
This being human is a guest house. Every morning a new arrival. A joy, a depression, a meanness, some momentary awareness comes as an unexpected visitor. Welcome and entertain them all! Even if they're a crowd of sorrows, who violently sweep your house empty of its forniture, still, treat each guest honorably. He may be clearing you out for some new delight. The dark thought, the shame, the malice, meet them at the door laughing, and invite them in. Be grateful for whatever comes, because each has been sent as a guide from beyond.

Rumi
Tradotto (male) da me:

Questo essere umano è un albergo. Ogni giorno un nuovo arrivo. Una felicità, una depressione, una cattiveria, una momentanea consapevolezza, arrivano come un visitatore inaspettato. Accoglili e ospitali tutti! Anche se sono una folla di dolori, che violentemente svuotano la tua casa dai mobili; nonostante ciò tratta ogni tuo ospite con onore. Potrebbe essere che ti stia svuotando in attesa di una qualche nuova gioia. I pensieri neri, la vergogna, la malizia, incontrali alla porta ridendo, e invitali ad entrare. Sii grato per qualsiasi arrivo, perché ognuno è stato inviato come guida dall'aldilà.

martedì 3 marzo 2015

Il tuo amore

Come spazi tu nella mia mente.
Sei un sarto che cuce e ricuce
le mie speranze
e dopo non lasci niente per terra.
La prova del tuo amore?
E' solo l'aria che si respira.

Alda Merini
Buon tretre, amore mio.

venerdì 20 febbraio 2015

Nemmeno immaginavi


Una volta tenevo un diario. Ora, con qualche censura in più (ma neanche tanta), questo blog è il mio diario. Mi dispiace continuare a triturarvi gli zebedei con le mie paranoie mentali; voi siete così tanto carini da dirmi che questa è casa mia e posso fare quello che voglio, poi però non dovrei stupirmi se il campanello tace e non mi viene più a trovare nessuno...
E' stata una settimana difficile, con pochi alti e tanti bassi. Più volte ho desiderato andarmene; l'ho fatto, una volta, tanto tempo fa e posso confermare che non funziona, non si può fuggire da se stessi.
Mi sono odiata e ho odiato il mondo, si, pure tu e tu. Mi sono sentita tremendamente sola, anche se continuavo a fare telefonate per lamentarmi.
Grazie a mio marito per essermi rimasto accanto e per avermi sopportato nei miei deliri. Grazie anche a te, mamma, per aver continuato a rispondere al telefono. Scusa VV per tutte le volte che ti ho detto in faccia che ero stufa e per averti urlato addosso. Non sono molto fiera di me stessa, per questo. Sto cercando di farmi perdonare con doppie razioni di baci e abbracci, sperando che sia sufficiente. Tu però, a volte, mi metti davvero a dura prova. Mamma non è così forte...
Tutto questo per dire che oggi il cielo mi sembra più sereno. E' questa è una cosa buona, vero?
Ma chi l'ha detto che i figli ti rendono più forte? Ti indeboliscono invece, ti rivelano posti colmi di paure che nemmeno immaginavi...

Marcello Fois

mercoledì 11 febbraio 2015

Il tumulto del cuore

Capita a volte, quando meno te lo aspetti, la poesia.
Questa volta in macchina, mentre mi dirigevo, di corsa come sempre, all'asilo di VV. Ricordo di essermi seduta al volante, già in ritardo, e di aver tirato un sospiro; una volta odiavo guidare e se potevo ne facevo a meno, ora non ho scelta ma, in occasioni come questa, sono minuti preziosi per riprendere fiato, per rilassarsi un po' prima di rimettersi in pista.
Capita, così, di accendere la radio e ricevere in dono, inaspettatamente, un brano di una poesia e che questa ti accompagni, come sottofondo, per il resto della giornata, donandole il sapore delle parole.
In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare,
effettuare scoperte.
Oh, se mi fosse dato, se potessi
almeno in parte,
mi piacerebbe scrivere otto versi
sulle proprietà della passione.
Sulle trasgressioni, sui peccati,
sulle fughe, sugli inseguimenti,
sulle inavvertenze frettolose,
sui gomiti, sui palmi.
Dedurrei la sua legge,
il suo cominciamento,
dei suoi nomi verrei ripetendo
le lettere iniziali.
I miei versi sarebbero un giardino.
Con tutto il brivido delle nervature
vi fiorirebbero i tigli a spalliera,
in fila indiana, l’uno dietro l’altro.
Introdurrei nei versi la fragranza
delle rose, un alito di menta,
ed il fieno tagliato, i prati, i biodi,
gli schianti della tempesta.
Così Chopin immise in altri tempi
un vivente prodigio
di ville, di avelli, di parchi, di selve
nei propri studi.
Giuoco e martirio
del trionfo raggiunto,
corda incoccata
di un arco teso.
Boris Pasternak

venerdì 6 febbraio 2015

Silence


Nevica. Ed è bellissimo. Rispecchia molto il mio sentire di questi ultimi giorni, ovattato.
Devo ringraziare VV perché è lei quella ad avere molta pazienza con me; è lei a regalarmi il sorriso; è lei che mi viene a scovare nell'angolino dove cerco di nascondermi, con il suo: «Mamma, mano», che significa: vieni con me.
E' stata una settimana strana; a parte alcuni impegni improrogabili, siamo sempre state a casa, sole, io e lei. E' stato strano perché VV è sempre stata bravissima, mai stanca nonostante le lunghe ore trascorse al chiuso. Mi incanto ormai a guardarla giocare da sola, mi diverto ad ascoltarla parlare con i suoi giochi, immersa nel suo mondo; non mi ha richiesto nessuno sforzo e ha fatto pochi capricci. A modo suo, ha camminato in punta di piedi sul mio cuore e gliene sono grata.
I bambini capiscono, più di quello che dovrebbero.

It doesn't have to be
the blue iris, it could be
weeds in a vacant lot, or a few
small stones; just
pay attention, then patch

a few words together and don't try
to make them elaborate, this isn't
a contest but the doorway

into thanks, and a silence in which
another voice may speak.

Mary Oliver

Tradotto (male) da me:

Non deve essere per forza l'iris blu,
potrebbero essere semi in un terreno abbandonato,
o alcune piccole pietre;
presta solo attenzione,
quindi rammenda insieme alcune parole
e non cercare di renderle elaborate,
non è una gara ma un ingresso verso il grazie,
e un silenzio in cui un'altra voce potrebbe parlare.

martedì 11 novembre 2014

Insieme


“La trama del matrimonio” di Jeffrey Eugenides mi sarebbe piaciuto leggerlo così: insieme ad un'amica, contemporaneamente. Non l'ho mai fatto ma credo sarebbe una bella esperienza. Ci si mette d'accordo e si inizia a leggerlo lo stesso giorno, dandosi delle scadenze: entro sabato fino a pagina 200, oppure i primi tre capitoli e poi ci si incontra a parlarne. Mentre lo leggevo immaginavo i messaggi, le chat su WhatsApp, le telefonate fiume, i sospiri davanti a un caffè. «Ma secondo te lui adesso cosa farà?», «Non mi dire che accetta...», «Certo che lei è proprio stupida/stronza...». Tra me e me ridevo immaginando che alla fine una delle due avrebbe barato e sarebbe andata oltre la pagina fissata, perché la curiosità è donna; probabilmente io perché non solo sono curiosa ma anche goliardica, mi sarei divertita un mondo a torturare la compagna di lettura: falsi indizi e minacce di spoiler, il tutto condito da «Sbrigati!».
Quando l'ho finito ho urlato dentro di me: «Voglio il seguito!». Ma forse no, come con i film, spesso si rimane delusi. Preferisco ricordarmeli così, ancora giovani, pieni di speranze, con il futuro davanti e sul procinto di incamminarsi.
E un po' anch'io, insieme a loro.

P.S. Grazie ancora per l'ottimo consiglio!


lunedì 3 novembre 2014

La vita, ultimamente 10


La preparazione di decorazioni, rinfresco e party favour.

 

 La messa in opera.


Pronti per dolcetto o scherzetto!

La prima festa di Halloween di VV è stato un successone e io sono tornata bambina alle prese con colla, cartoncino e colori. Con noi c'erano un biondo diavoletto, un tenero scheletrino, una dolce zucca, una solare gattina e un'allegra streghetta. Peccato non poterveli mostrare, per ovvi motivi di privacy, erano uno più bello dell'altro!

venerdì 31 ottobre 2014

Vivere come se


Come è curiosa la vita. Ieri sera ero davanti al pc, senza ispirazione, ma con il forte desiderio di non far passare un altro giorno senza scrivere. Alla fine mi sono dovuta arrendere e soccombere alla delusione; per fortuna c'era Eugenides ad aspettarmi sul comodino, ci avrebbe pensato lui a consolarmi.
Mentre navigavo, leggevo blog, controllavo la mail, allungavo la mia lista dei desideri dei libri su Amazon, ho aperto anche una cartella che si chiama “Bozze”. Ho ritrovato così una pagina scritta quasi un anno fa, una sorta di sfogo, di diario personale. Iniziavo ricordando come una volta mio marito ed io amassimo fare esperienze di “prime volte”, avevamo anche dato un nome a questa nostra passione: mettere le crocette. Le registravo con precisione maniacale sulla mia agenda e a volte ne festeggiavamo la ricorrenza.
In quel brano però lamentavo il fatto che ultimamente (cioè dall'arrivo di VV) la mia vita si stava costellando di prime e ultime volte e che quest'ultime, soprattutto, si manifestavano senza preavviso. I bambini crescono così in fretta e tutto cambia a una velocità tremenda, hai voglia a ripeterti di goderti l'attimo, in un battito di ciglia è già passato.
Questa mattina, in un momento di pausa tutto per me, ho letto un articolo di Gabriele Romagnoli su Vanity Fair: parlava di fine e di inizio. Che coincidenza.
Basterebbe riuscire a vedere, in ogni fine, un nuovo inizio, come scrive lui: Non credere ma vivere come se. Ogni fine fosse soltanto un inizio. Fare lo sforzo almeno. La storia, continua.

Non potrebbe essere che gli inizi e le conclusioni siano cose che noi consideriamo tali solo perché la nostra mente è troppo primitiva per concepire qualcosa di diverso?
Diana Athill

Buona festa dei defunti e dei Santi. Buon Halloween, anche.
Buona fine e buon inizio.


giovedì 23 ottobre 2014

Per cominciare


Ma io dov'ero quando è uscito “La trama del matrimonio” di Jeffrey Eugenides? E se c'ero, dormivo...
Sono riuscita a leggere finora solo una sessantina di pagine ma già lo adoro. Come si fa a non amare un libro che inizia così: “Guardiamo i libri, per cominciare.”? E lunghi elenchi di libri, citazioni, autori che riempono pagine su pagine. Non so voi ma io non faccio altro che prendere nota, oltre a provare un forte dispiacere per la grossa lacuna che ho in fatto di critica e analisi del romanzo; mi ha fatto quasi tornare la voglia di tornare all'università. Quasi mamma, se mai un giorno mi leggessi...
Ho apprezzato altrettanto tutti i vostri commenti e suggerimenti. Anche in questo caso, perché non ci ho pensato prima? In fondo non è sempre quello che ho desiderato per questo blog, che diventasse un luogo di scambio?
Ho preso nota di tutti i titoli da voi consigliatomi prima di recarmi in biblioteca ma poi la scelta l'ha operata il destino. Tra non presenze in catalogo e un paio già in prestito, l'unico disponibile era il romanzo di Eugenides. Letto l'incipit, però, non ho avuto dubbi e ora non vedo l'ora di proseguire nella lettura.
Grazie quindi per i vostri consigli, chissà che non diventi un “appuntamento fisso”, non mi dispiacerebbe viste le premesse e a voi?


martedì 7 ottobre 2014

La vita, ultimamente 9

Per il nostro quinto anniversario mio marito mi ha regalato il mare.

  
Del tempo solo per noi tre.


Solo per noi due.




Ma soprattutto mi ha donato il sorriso.

mercoledì 1 ottobre 2014

Estorcere la felicità



Settembre si è concluso e volevo fare un bilancio, riflettere insieme a voi sui buoni propositi che mi ero prefissata all'inizio del mese ma, la verità è che non mi viene nulla da dire. Sono una barca in mezzo al mare, non vedo ancora l'orizzonte, è troppo presto per gridare: “Terra!”
Sono riuscita a parlarvi delle mie letture estive, una alla settimana, è sono molto contenta di aver rispettato l'obiettivo. Sto riuscendo a vivere alla giornata e, anche se alle volte sono molto stanca, i momenti di sconforto sono pochi e di breve durata. Ci sono ancora alcune cose di cui sono scontenta e che vorrei cambiare ma, con calma, alleggerirò il carico della barca durante la navigazione.
Per la prima volta i miei sforzi sono tutti concentrati nel godermi il viaggio e non ho fretta di arrivare a destinazione, anche perché non so dove sono diretta. E, da quando sono concentrata sul presente, il futuro mi fa un po' meno paura.

Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi.

Alessandro Baricco


venerdì 19 settembre 2014

My Way Home


Un paio di giorni fa ho letto una frase su Internet, diceva più o meno così: ottimista è una persona che se fa un passo avanti e due indietro non pensa sia un disastro, ma un cha cha cha. Quindi, senza saperlo perché non sono un'ottimista, sono giorni e giorni che ballo... Un mese oggi, per la precisione.
Sono rimasti in pochi a chiedermi come sto, così io non mi sento più tanto autorizzata a stare male. Il mondo ha deciso che la convalescenza è finita, sono guarita.
Forse. Non lo so se da un evento così si guarisca. Si va oltre, sicuramente. Se penso a quello che mi è successo mi viene ancora, ogni tanto, da piangere, ma ora le lacrime hanno un altro sapore. Rassegnazione, forse.
Oppure, conoscendomi, sto cercando di barare contro me stessa. Rimando, sposto il paletto un po' più in là, penso troppi “se”, mi aggrappo a troppi “forse”. Ho fretta di mettere il punto, chiudere il capitolo, voltare pagina. Eppure mi crogiolo, crogiolo, crogiolo... Ricado sempre nei miei soliti errori, i miei difetti, i miei tranelli mentali, le mie contraddizioni.
Se li mettessi su un piatto della bilancia, i momenti “si” e quelli “no” avrebbero lo stesso peso, perché convivono. Forse è questa la “guarigione”: bello e brutto, insieme, come le facce della stessa medaglia.
Per fortuna il web, questo vasto, immenso mondo dove spesso ho la sensazione di perdere il mio tempo, mi viene in aiuto; così, tanto inutile questo web non è.
Non ricordo neanche più come sono capitata su questo blog, “Enjoying the small things”, ma sono felice di aver incontrato questa donna che ha davvero il dono di trovare la bellezza ovunque e lezioni di vita nei piccoli eventi della vita quotidiana. Ecco che cosa ha imparato leggendo una fiaba ai suoi bambini:

Good stories have bad middles. When life hands over some terrible, horrible, no good, very bad days, you have to remember it's just a middle. And you're writing a good story. And when it's your story that has a bad middle, you get to be a part of writing the ending. Of making sure that the bad middle has a purpose and a resolution and a character that finds her way home.

Kelle Hampton
 
Tradotto (male) da me: Le belle storie hanno nel mezzo dei brutti eventi. Quando la vita ti consegna alcuni terribili, orribili, non buoni, davvero brutti giorni, devi ricordarti che è solo una parte. E tu stai scrivendo una bella storia. E quando è la tua storia ad avere un brutto momento, tu prendi parte nello scrivere il finale. Nel fare in modo che il brutto momento abbia uno scopo e una soluzione e un personaggio che ritrova la via verso casa.

E io voglio ritrovare la strada verso casa, una bella storia e un finale stupendo.

 


venerdì 5 settembre 2014

Comunque


Comunque, per riprendere il discorso dell'ultimo post, nei momenti di lucidità sono più che consapevole che piangere tutte le lacrime di questo mondo non servirà a cambiare nulla anche se, nel dubbio, io le piango lo stesso...
Comunque, anche se guardo la vita in cagnesco perché, sarò pure poco portata per la matematica, ma qualcosa mi dice che quella lì è in debito con me e prima o poi faremo i conti...
Comunque, anche se in alcuni momenti mi sembra che il tempo si sia congelato, invece settembre, incurante di tutto e tutti, è arrivato e con lui la sensazione che un nuovo anno stia per iniziare e come ogni inizio si fanno i buoni propositi.
Il primo che mi è venuto in mente è: riacquistare fiducia nel futuro. Poi mi è mancato leggermente il fiato... Forse è meglio procedere per piccoli, piccolissimi, microscopici passi; che mi viene anche facile, grazie alla cicatrice.
Il mio buon proposito quindi sarà quello di condividere con voi le mie letture estive e cercare di vivere alla giornata. Di più, da queste parti, non ce la si fa.

Dimenticavo. Con questo post spero di aver concluso i piagnistei. Qui nel blog almeno... Ma aggiungiamo un forse che, ormai, del futuro non v'è certezza. Grazie per avermi sopportato e supportato.


giovedì 14 agosto 2014

La vita, ultimamente 8

Nell'attesa di tornare a scrivere con più regolarità, vi lascio in compagnia di alcune foto della prima parte delle nostre vacanze.
Nessun commento, lascio parlare le immagini.






giovedì 7 agosto 2014

Nel presente


Heidi, cioè io, è scesa un attimo dai monti, a fare la spesa e un paio di lavatrici. Perché non ero affatto esagerata quando scrivevo che lassù, sui monti, non c'è niente o poco di più. La cosa strana è che questo “piccola” controindicazione incomincia a piacermi parecchio; lassù si può fare poco, sei quasi obbligato a fare niente e, per me, è davvero una vacanza. La vacanza. Al punto che sono quasi arrivata ad apprezzare anche il brutto tempo, il non poter uscire di casa, il non poter fare neanche una passeggiata. Una cosa in meno da fare.
La mia testa è più leggera; i miei pensieri assordanti, schiaccianti a volte, si sono diradati come nuvole. Mi limito a respirare, a fluttuare in questa leggerezza, provo quasi un po' di ebrezza. Mi sto ricaricando? Forse, chissà, non lo so. Non me ne preoccupo. Le mie giornate sono fatte di piccole cose: i pasti, le passeggiate, i giochi con VV e i miei libri. Tutti questi momenti si susseguono uguali, tutti i giorni, eppure diversi e io li aspetto, sempre, con gioia.
Io che vivo rimuginando sul passato, sognando troppo sul futuro, per la prima volta sono solo qui, oggi, nel presente.


mercoledì 19 marzo 2014

Lettera al padre di mia figlia


Ricordo che un giorno, molto tempo fa, quando ancora non avevamo deciso di avere un figlio, ti ho fatto promettere che, se fosse stata una femmina, tu l'avresti fatta sentire una principessa. Forse è stato il giorno in cui, per gioco, abbiamo scelto i nomi, uno per il maschio e uno per la femmina. Te lo ricordi? Durante la nostra prima vacanza insieme, dopo pochi mesi in cui ci frequentavamo. E i nomi sono sempre stati quelli, per tutti questi anni. E io non ho cambiato idea, per tutto questo tempo, sulla questione della principessa, solo che ora so che è stato superfluo chiedertelo. Non ho bisogno di domandarmi se VV incontrerà mai il principe azzurro, perché so che l'ha già fatto. Sei tu.
Con l'avvicinarsi della festa del papà non ho smesso un attimo di interrogarmi su questo ruolo, che cosa comporti, le differenza da quello della madre, ma non sono riuscita ad avere un idea chiara. Non lo so che cosa significhi essere un padre. Proprio non lo so. Mi vengono in mente gli stereotipi di cui si parlava durante la conferenza a cui abbiamo preso parte, banalità senza senso.
Quello che sei però, l'uomo che sei, come un uomo ama una donna, quello glielo puoi insegnare solo tu. E così, oggi, pensavo questo: quanto è fortunata Vittoria a crescere con l'amore di un uomo, di un padre, così.

venerdì 14 marzo 2014

I'll build a Castle


Ogni tanto non ho idee. Oppure le ho ma mi manca l'ispirazione, o il tempo, o la voglia (quanto tempo è che non gioco a vegeto davanti alla televisione...)
Ma oggi (voi lo leggerete domani, cioè di venerdì) è stata proprio una buona giornata e ho voglia di darmi una pacca sulla spalla per come ho gestito una situazione che, di solito, mi avrebbe mandata nel panico più totale. Ho solo fatto la prima mossa di quella che si prospetta una partita a scacchi, potrei perdere ma la verità è che ho già vinto, con me stessa. E voglio scriverlo, per ricordarmelo, per tutti quei momenti in cui ricadrò nel mio solito buco nero da pessimista cosmica senza autostima quale io spesso sono.
Non lo so come ho fatto ad auto sabotarmi, ma ci sono riuscita e per questo mi merito una pacca sulla spalla e magari anche un “dammi un cinque”.
Voglio ringraziare i miei pensieri felici (mio marito e mia figlia), la giornata di sole e una canzone arrivata al momento giusto, poco prima di parcheggiare, che mi ha detto di fare di questo giorno un giorno speciale, in cui avrei lottato e non avrei mollato.

Stones in the road? I save every single one, and one day I'll build a castle.

Nemo Nox
E, nell'indecisione, vi auguro un fine settimana con qualche pietra ma soprattutto pacche sulle spalle.

(Foto scattata subito dopo la mia mossa di scacchi, non ero solo io l'incredula!)