Quello
che mi piace delle biblioteche è proprio la possibilità di prendere
libri gratis, mi rendono una lettrice avventurosa, scelgo libri che
non avrei mai considerato, o autori sconosciuti, o argomenti che per
me sono un azzardo: male che vada restituisco tutto indietro, senza
portafoglio ferire...
I
saggi soprattutto, sono i tipi di libri che sì, magari l'argomento
mi interessa, ma poi gli preferisco sempre un romanzo e il buono
proposito di leggerne di più non funziona. Ad attirarmi di
quest'ultimo è stato il titolo, “Il lettore infinito” di Aidan
Chambers, e ricordo di aver proprio pensato: «Lo
prendo, lo sfoglio, male che vada, al massimo lo riporto
indietro...». L'ho letto in
pochissimi giorni, perché è sottile, ma soprattutto perché il
tema, la lettura, è affrontato da un punto di vista davvero inedito
e mi ha fatto riconsiderare me stessa in quanto lettrice e sempre me
stessa in quanto prima insegnante
sull'argomento con VV; mi ha fatto inoltre riflettere sul cammino
appena intrapreso con il Bookcoaching e mi ha confermato l'importanza
della condivisione delle nostre letture. Ma andiamo con ordine.
L'autore
fa una prima importante distinzione: si può leggere per hobby e per
diletto oppure si può leggere per diventare lettori consapevoli, per
sviluppare cioè anche un proprio senso critico; è a quest'ultimo
tipo di lettori che il libro si rivolge.
A
me non interessa assolutamente leggere per hobby o per passatempo...
La lettura, per me, è uno strumento di riflessione. Come ci dice
Clive S. Lewis, «la letteratura ci fornisce immagini con cui
pensare», quando leggiamo letteratura «diventiamo mille persone
diverse pur rimanendo noi stessi». Richard Hoggart ha scritto che
riconosce valore alla letteratura «per il modo peculiare in cui
esplora, ri-crea e ricerca i significati dell'esperienza umana;
perché esplora la diversità, la complessità e la singolarità di
questa esperienza». Attraverso la letteratura, aggiunge, noi
guardiamo alla vita «con tutta la vulnerabilità, l'onestà e la
profondità» che ci è concesso.
Fatta
questa distinzione, Aidan Chambers incomincia ad illustrare come si
diventa un lettore consapevole ed è a questo punto che ho incontrato
le prime sorprese e in cui mi sono resa conto di quanto fossi poco
preparata in materia.
L'idea
che sia sufficiente circondare i bambini e i ragazzi di libri... per
trasformarli in lettori consapevoli è assai ingenua.
Insegnare
è un'arte complessa. Oltre a un'alta disponibilità di libri a cui
accedere, fondamentali sono anche questi aspetti: come vengono
esposti e presentati i libri, l'autonomia di scelta, il racconto di
storie, le chiacchiere a tavola (!), il tempo per leggere e il tenere
un diario delle nostre letture.
La
storia delle nostre letture è infatti molto più di una semplice
lista di libri. Essa è inestricabilmente intrecciata con la storia
di come siamo arrivati a pensare in un certo modo, di come siamo
diventati quello che siamo, e di come desideriamo diventare.
Se
la lettura non avesse alcuna ripercussione sulle nostre vite, non
producesse in noi alcun cambiamento o non orientasse il nostro
comportamento, non sarebbe altro che intrattenimento, e difficilmente
meriterebbe tutto il clamore che facciamo attorno a essa. Ma se,
invece, influenza la nostra vita emotivamente, intellettualmente,
eticamente e in tanti altri modi, come credo che sia, è allora
importante scegliere con grande cura le nostre letture e ricordare il
contenuto delle storie che abbiamo letto.
Tutti
questi punti sono necessari non solo per spingerci a leggere di più,
ma soprattutto per arrivare a un' altro passo: la condivisione delle
nostre letture; solo così facendo si diventa lettori critici.
Leggere
è un atto provocatorio, e produce degli effetti sul lettore...
Attraverso la condivisione,... la lettura diventa un'attività
sociale... La nostra è una società basata sulle parole...
Credo
che il dialogo sia essenziale anche nelle nostre vite, non da ultimo
perché la maggior parte di noi non conosce ciò che pensa fino a
quando non lo esprime ad alta voce. A condizione, ovviamente, che sia
in grado di esprimersi, evitando di disseminare parole prive di
significato.
Parlare
in modo competente dei libri che abbiamo letto è già in sé
un'attività di valore, ma è anche il miglior allenamento per
imparare a parlare in modo appropriato di qualsiasi altro argomento.
Aiutando i bambini e i ragazzi a dialogare sulle proprie letture li
aiuteremo a diventare buoni comunicatori per il resto della loro
vita. E nell'era della comunicazione questa abilità è di
fondamentale importanza.
Fondamentalmente,
parlare di letteratura è una forma di contemplazione condivisa.
Potrei
andare avanti all'infinito, ricopiarvi capitoli interi di questo
libro che io definisco una ode alla lettura e alla letteratura.
Potrei raccontarvi di «Dimmi», il bellissimo invito al dialogo che
hanno inventato (e da cui prende il titolo la versione originale
inglese: “Tell me”), dopo essere arrivati alla conclusione, in
seguito a uno studio di osservazione, di come un semplice «Perché?»
fungesse da inibitore della libera espressione dei bambini. Potrei
rigirarvi l'invito dell'autore a scrivere la storia della vostra
lettura: quando è iniziata? Come prosegue? Dove vi state dirigendo?
Vi lascio con le parole di Jerome Bruner:
La
letteratura mette al congiuntivo, rende strano, fa sì che l'ovvio
sia meno ovvio, l'inconoscibile meno inconoscibile e i problemi di
valore più accessibili alla ragione e all'intuizione... la
letteratura è veicolo di libertà e di chiarezza, strumento
dell'immaginazione e, anche, della ragione. E' la nostra unica
speranza nella notte lunga e buia in cui ci muoviamo.