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venerdì 31 ottobre 2014

Vivere come se


Come è curiosa la vita. Ieri sera ero davanti al pc, senza ispirazione, ma con il forte desiderio di non far passare un altro giorno senza scrivere. Alla fine mi sono dovuta arrendere e soccombere alla delusione; per fortuna c'era Eugenides ad aspettarmi sul comodino, ci avrebbe pensato lui a consolarmi.
Mentre navigavo, leggevo blog, controllavo la mail, allungavo la mia lista dei desideri dei libri su Amazon, ho aperto anche una cartella che si chiama “Bozze”. Ho ritrovato così una pagina scritta quasi un anno fa, una sorta di sfogo, di diario personale. Iniziavo ricordando come una volta mio marito ed io amassimo fare esperienze di “prime volte”, avevamo anche dato un nome a questa nostra passione: mettere le crocette. Le registravo con precisione maniacale sulla mia agenda e a volte ne festeggiavamo la ricorrenza.
In quel brano però lamentavo il fatto che ultimamente (cioè dall'arrivo di VV) la mia vita si stava costellando di prime e ultime volte e che quest'ultime, soprattutto, si manifestavano senza preavviso. I bambini crescono così in fretta e tutto cambia a una velocità tremenda, hai voglia a ripeterti di goderti l'attimo, in un battito di ciglia è già passato.
Questa mattina, in un momento di pausa tutto per me, ho letto un articolo di Gabriele Romagnoli su Vanity Fair: parlava di fine e di inizio. Che coincidenza.
Basterebbe riuscire a vedere, in ogni fine, un nuovo inizio, come scrive lui: Non credere ma vivere come se. Ogni fine fosse soltanto un inizio. Fare lo sforzo almeno. La storia, continua.

Non potrebbe essere che gli inizi e le conclusioni siano cose che noi consideriamo tali solo perché la nostra mente è troppo primitiva per concepire qualcosa di diverso?
Diana Athill

Buona festa dei defunti e dei Santi. Buon Halloween, anche.
Buona fine e buon inizio.


lunedì 27 agosto 2012

Vacanza da se stessi


Che grande sollievo potersi prendere una vacanza da se stessi in così buona compagnia!

Diane Athill

venerdì 6 gennaio 2012

Da qualche parte verso la fine

Non si è mai pronti ad affrontare il giorno in cui ci si rende conto che i propri genitori stanno invecchiando.
Il cambiamento ha avuto inizio molto tempo prima, in modo lento e graduale, ma noi non ce ne siamo resi conto, o non abbiamo voluto accorgercene, troppo compresi nella nostra parte di figli abituati ad essere il centro di tutte le loro attenzioni, dei loro pensieri. Così, il fatidico giorno, vacilliamo, perdiamo il baricentro; improvvisamente sono loro ad avere bisogno di noi, loro che si rivolgono a noi per avere un aiuto, un consiglio, un supporto. E noi, che fino a quel momento avevamo fatto affidamento su di loro, il cui amore incondizionato avevamo dato per scontato e di cui forse abbiamo anche un po' abusato, noi quel giorno è come se li vedessimo per la prima volta. Notiamo le insicurezze, la fragilità, il passo più incerto, i movimenti più lenti. Se, inoltre, è una malattia a stracciare il velo di “egoismo” che fino a quel momento ci aveva reso ciechi, oltre allo smarrimento, ci assale anche la paura, una fottutissima paura.
Ho letto “Da qualche parte verso la fine” di Diana Athill perché è un libro che parla proprio di che cosa significhi invecchiare.

Tendiamo a convincerci che tutto peggiori semplicemente perché così succede entro i confini del nostro mondo. Un po' alla volta diventiamo meno capaci di fare cose che ci piacerebbe fare, sentiamo di meno, vediamo di meno, mangiamo di meno, soffriamo di più, i nostri amici muoiono, sappiamo che anche noi faremo presto la loro stessa fine.
Verità dolorose, eppure tutto il libro ha una visione positiva della vecchiaia, che viene descritta come un periodo in cui sentirsi finalmente liberi di essere se stessi, senza dover rendere conto a nessuno.

Non siamo semplici puntini alla fine di esili linee nere proiettate verso il nulla, bensì facciamo parte dell'ampio e variegato fiume che pullula di inizi, maturazioni, decadimenti e nuovi inizi – ne siamo ancora parte integrante, e lo sarà anche la nostra morte.
Non ho paura di invecchiare anzi, per un certo verso quasi non vedo l'ora di raggiungere questa “libertà”. Eppure, che siano i miei genitori ad invecchiare, di questo proprio non riesco a farmene una ragione.