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lunedì 8 marzo 2021

16 libri per un nuovo sguardo

Non sono mai stata una femminista. Non mi sono mai preoccupata di esserlo. Nella mia miopia ho sempre pensato che sarebbe stato sufficiente “coltivare il mio orticello”. Solo recentemente ho realizzato di quanto il problema sia grave e pervasivo, come se all'improvviso si fosse sollevato il velo che copriva i miei occhi e ora, quotidianamente, noto l'elefante nel negozio di cristallo.

Questo cambiamento è merito, a dimostrazione che non tutti i mali vengono dai Social, di alcune persone che ho iniziato a seguire su Instagram, che compiono la lotta quotidiana di combattere stereotipi, disuguaglianze, maschilismo, razzismo e che mi ricordano come questi problemi siano parte della nostra cultura. Ne siamo tutti vittime e carnefici, anche solo semplicemente con il nostro silenzio.

La famosa scrittrice Michela Murgia, è uscito proprio in questi giorni il suo ultimo libro “Stai zitta”; Teresa Cinque e i suoi monologhi che strappano risate e riflessioni; Carolina Capria, nota come “L'ha scritto una femmina”; Andrea Colamedici e Maura Gancitano, filosofi fondatori di Tlon Edizioni; e Cathy La Torre, avvocato in prima linea. È loro il merito del mio nuovo sguardo, li ascolto sempre con molta attenzione e, ovviamente, mi appunto con dovizia tutti i libri che suggeriscono.

Ho pensato quindi, in questa giornata dedicata alle donne, di condividere con voi quei volumi a stampo più femminista; ce ne sono per tutti i gusti, anche genitori, bambini e ragazzi. Se vogliamo il cambiamento, dobbiamo iniziare da noi stessi.

 









 

mercoledì 8 marzo 2017

Non ti mentirò


Non ti mentirò. Non ti dirò che puoi tutto, ti dirò che puoi molto. Non ti farò credere che basta volere qualcosa e lottare per averla, per riuscire ad ottenerla, perché dovrai sempre fare i conti con la vita: e lei da e toglie, indipendentemente dall'impegno e gli sforzi che uno impiega. Non voglio che tu un giorno soffra pensando di non aver fatto abbastanza, perché non è così; lascia perdere tutte quelle belle frasi motivazionali, possono spronarti nel momento del bisogno ma ricordati, sempre, che tu potrai arrivare fino ad un certo punto: dove inizia il destino. Questo non ti giustifica a non dare tutta te stessa, ma non devi neanche dannare te stessa: tenta, prova, cadi e rialzati, fai ancora un ultimo sforzo e poi impara a dire basta, impara ad accettare la tua sorte e riparti da lì.

Non ti mentirò. Non ti dirò che la bellezza non conta, perché conta eccome. La bellezza di un fiore, di un gesto, di un'opera d'arte. Riempi la tua vita di bellezza, ma fa in modo che sia tu a decidere che cosa lo è. Ti incoraggerò ad essere bella, a coltivarti, a farti risplendere. Non c'è niente di male nel voler essere belle. Non c'è niente di male a cercare la propria bellezza nello sguardo degli altri, fa in modo però che prima di tutto e tutti sia tu stessa il tuo specchio, il tuo metro.

Non ti mentirò. Non ti dirò che il giudizio non conta e che tu vali come tutti gli altri, perché spesso non ti sentirai così; avrai a che fare con il giudizio della gente tutti i giorni della tua vita e spesso ti capiterà di sentirti svilita, insultata, invisibile, insignificante, debole, aggredita, violata. Che cosa ne vorrai fare di tutto questo? Spero di riuscire ad insegnarti a dargli il giusto peso. Spero di riuscire ad insegnarti che dietro ad una frase cattiva detta a denti stretti, si possono celare molte cose: insicurezza, debolezza, incomprensione, ignoranza, invidia, gelosia, rabbia. Spero di riuscire ad insegnarti che anche se negativi, sono sentimenti (ricordi, l'arcobaleno?), vanno riconosciuti, accettati, curati, altrimenti si ammalano e allora sì, che diventano pericolosi. Non sarò ipocrita, non ti dirò che tu dovrai imparare a non giudicare, perché lo faccio io e so che lo farai anche tu. Spero di riuscire ad insegnarti a usare il tuo giudizio con la giusta cautela e con cognizione di causa: è un coltello dalla lama affilata.

Non ti mentirò. Non ti dirò che le donne sono le tue migliori amiche, ti ricorderò che saranno anche le tue peggiori nemiche. Ti augurerò di incontrare donne straordinarie nella tua vita, che tu sappia coltivare la vostra amicizia e tenertele strette, ma ti ricorderò anche che non ho mai sofferto per un uomo come per una donna. Ma non ho mai, mai, smesso di credere nell'amicizia, nell' “altro”. Arriverà un giorno che penserai di non avere bisogno di nessuno, che ti basti da sola; io insisterò che avrai bisogno di entrambi, te stessa e gli altri, allo stesso modo. Piuttosto, impara a leccarti le ferite e passare oltre.

Non ti mentirò. Se tu fossi nata maschio, ti avrei amata uguale.

venerdì 1 aprile 2016

Elegance


Ho sempre fatto la snob verso quei romanzi che vengono definiti chick-lit, nome che tra l'altro detesto perché tradotto significa letteratura per galline e la gallina sarei io, in quanto persona di sesso femminile. Odio le categorie, non sopporto il volere per forza rinchiudere qualcosa dentro dei confini e mi fa arrabbiare ancora di più che qualcuno possa pensare che esistano dei libri scritti apposta per noi e che, guarda caso, quest'ultimi riguardano sempre una donna in crisi che poi, alla fine della fiera, trova l'amore. Perché è quello che vogliamo no, il principe azzurro? Oppure Mr Gray se siete galline 2.0...
Detto questo, ogni tanto mi capita di leggere un libro di questo genere (genere?! un romanzo, punto) e sono sempre felice quando vengo piacevolmente e inaspettatamente colpita, come con quest'ultimo: “Elegance” di Kathleen Tessaro.
Ho deciso di leggerlo perché la protagonista, in crisi sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista affettivo, intraprende un cammino di trasformazione grazie a un libro, un trattato di eleganza. Sulla questione che i libri ti cambiano la vita non c'è molto da aggiungere.
Non ho mai nascosto la mia passione per il galateo e per tutto ciò che gli sta attorno, così come ormai da un paio d'anni a questa parte io sia alla ricerca del bello nella vita in tutte le sue forme, tra cui anche nel vestire. Il nostro modo di agghindarci, il nostro modo di portare un capo piuttosto che un altro, sono il nostro biglietto da visita, come noi decidiamo di presentarci al mondo e si, sono fermamente convinta che l'abito fa il monaco, o almeno parla per lui: quello che decidiamo di indossare dice qualcosa di noi, che se ne sia consapevoli oppure no. Attenzione, non sto parlando di moda, ma di stile: le mode passano, lo stile rimane.
Essere elegante è solo questione di avere voglia di fare uno sforzo in più ed entrare nello spirito delle cose – della vita – con entusiasmo e grazia.
Lungi da me dare lezioni di stile, ognuno è libero di fare, vestirsi (e leggere!) ciò che gli pare. All'interno di questo libro, però, ho trovato molti pensieri che risuonavano con il mio modo di vedere e sentire. Ad esempio l'orticaria che provo verso le mode e il vestirsi tutti uguali perché così dicono le riviste, gli stilisti, le fashion-blogger, le influencer, bla bla bla...
Grazie agli alti standard di vita dell'Occidente e al grado di perfezione delle mode di massa, a un osservatore poco esperto potrebbe sembrare che tutte le donne siano vestite allo stesso modo. Non conosco l'origine di questa moderna forma di modestia che si è diffusa nella popolazione femminile da San Francisco a Parigi e che sembra far sì che tutte le donne vogliano assomigliarsi, anche se nel contempo spendono sempre di più in abiti, cosmetici e parrucchieri! Ma se davvero vi fa piacere essere vestite esattamente come chiunque altra, allora il vostro futuro è roseo. L'uniformità è il sottoprodotto naturale di una società automatizzata, e chi lo sa, forse un giorno la personalità sarà considerata un crimine. Nel frattempo, potete sempre entrare nell'esercito.

Dentro,fuori, non fa alcuna differenza... «Confondersi è da ragazzine. Essere diverse non è un crimine, mia cara, ma un vantaggio... Faccia le cose con stile, Louise. Il suo stile.»
Ad esempio, io al mio stile ho voluto dargli un nome: sporty-chic e in questo libro ho trovato una definizione a cui voglio tendere il più possibile.
Una persona sportiva sa qual è il suo posto, non dà troppa importanza alle cose, perde con disinvoltura, continua a tentare, non mette il muso e non prende i suoi giocattoli e corre a casa. Una persona sportiva non è come dire un vincitore.
E voi, che stile volete dare alla vostra vita?

venerdì 18 marzo 2016

She


Ho una lista desideri su Amazon così lunga che è imbarazzante. Eppure non passa settimana che io non aggiunga qualche titolo, spesso la scorro come una persona a dieta guarderebbe gli scaffali del supermercato. Credo che a renderla così appetibile sia il fatto che, inserire un libro in quell'elenco, sia come essere ad un passo dal possederlo. In effetti quel passo a volte lo compio. Spesso...
Capita a volte che io vada per mettere in elenco un nuovo libro e scopra invece che ci sia già. Lo prendo come un segno, quel libro devo proprio averlo, devo proprio leggerlo.
Anche in quest'ultimo caso è andata così, non ricordo più dove ne avessi letto una recensione favorevole la prima volta, quest'ultima invece l'ho visto su Instagram; il caso ha voluto poi che fosse proprio in concomitanza con la festa della donna, come non fare quindi un regalo a me e a VV?


“She” di Kobi Yamada è un motivational book, un libro contenenti frasi di ispirazione, il regalo perfetto per ringraziare le donne nel mondo, e noi stesse.


Semplice ma commovente, il libro ci mette in contatto con noi stesse, i nostri sogni più profondi e le nostre aspirazioni e ci incoraggia ad essere la versione migliore di noi stesse.


Il libro perfetto per me in questo periodo e, spero un giorno, anche per VV. Lo tengo sul comodino e mi piace sfogliarlo, di tanto in tanto.


She must be something special. She is. Celebrate her.

Voi siete qualcosa di speciale. Lo siete. Celebratevi.

lunedì 7 marzo 2016

Ti avrei amata uguale


Ho pensato, in preda a un attacco di originalità, perché non scrivere qualcosa a VV, la mia piccola donna, in occasione del 8 marzo? Poi mi sono seduta davanti al pc e la mente ha creato il vuoto. Totale. Anche il mio cervello è molto originale nel suo modus operandi. Mi sono presa un po' di tempo, ho anche fatto una lunga passeggiata, nel dubbio sono anche stata al mercato e no, vi posso confermare, nessuna traccia di ispirazione, non la vendono.
Tranne un pensiero, quello mi era venuto subito e lì è rimasto. Quindi...

8 marzo 2016

Cara VV,
di questi tempi se ne sentono di tutti i colori. E' tutto un questionare su che cosa sia giusto e sbagliato, su che cosa sia naturale e no, chi abbia il diritto e chi no, ecc. ecc. Hanno tutti, a quanto pare, le idee molto chiare e le esprimono a gran voce, con violenza a tratti, fanno spavento alcuni. Tua madre no, naviga a vista; preferisce non esprimersi, non esporsi, vivere nel dubbio, lasciare campo alle possibilità, ai punti di vista, alle esperienze personali e uniche. Quando ero giovane non amavo il grigio, lo temevo, avevo bisogno di certezze e quindi tutto doveva essere o bianco o nero; ora, invece, sto incominciando ad apprezzarlo (e non grazie a un famoso libro, che non ho letto...).
Il fatto che tu sia nata femmina è un dettaglio, per quanto mi riguarda, come avere gli occhi castani o i capelli ricci. Sarai tu a decidere che cosa farne nella tua vita di questo aspetto, come viverlo, come custodirlo, come farlo rispettare, come amarlo. Non c'è cosa più bella che lasciare spazio alle possibilità. Sii avventurosa!
Mi rendo conto, non è molto quello che ti ho detto, confuso e criptico, tipico di me.
Per oggi è tutto quello che ho da portare -
Questo e il mio cuore e i campi -
e i prati – tutto intorno -
Contali uno per uno – dovessi dimenticarmene io
qualcuno dovrà ricordarne la somma -
Questo, il mio cuore e le api, una per una,
che abitano il trifoglio.
Emily Dickinson
Se tu fossi nata maschio, io ti avrei amata uguale. Ecco, l'amore mi sembra un buon punto di partenza, in tutte le cose.

Mamma Oly (mi piace quando mi chiami così)

giovedì 10 luglio 2014

Nel pozzo

Capita, quando meno te lo aspetti, quando tossisci e ti cola il naso, quando sei accoccolata sul divano, quando ti fai la doccia, quando ti guardi allo specchio o scoli la pasta, quando pensi ad altro o non pensi a niente...
Capita di cadere giù, in un pozzo, in un buco, in uno stagno melmoso, in un posto da qualche parte, dentro di te, in un angolo così tetro e freddo... che ti artiglia e ti inghiotte.
Capita di finirci dentro, mentre tu o i tuoi anticorpi siete distratti. E laggiù ti senti sola e incompresa e impaurita. E ti domandi dove mai troverai la forza per uscire, per sorridere come prima...
Vorresti dire: «Scusa, sono qui sotto. E ho freddo e paura perché qui sotto la vita è un posto schifoso. Mi abbracci?»
Ma non ce la fai...
E tu ti senti sempre peggio, laggiù nel buco...
Basterebbe qualcuno che capisse come ci si sente nel pozzo...
Forse bisogna imparare a tornare a galla da sole...

Claudia de Lillo


venerdì 20 giugno 2014

Piante velenose



L'articolo potete leggerlo qui.

E' una guerra contro i mulini a vento. E i mulini siamo noi.

mercoledì 18 giugno 2014

Tu sei tutto

Quando ho iniziato a leggere “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti, la cui prima edizione risale al 1973 (quindi ha solo 5 anni in più di me), ricordo di aver pensato quanto fosse datato. Ero quasi arrivata a dubitare valesse la pena leggerlo ancora oggi. Che ingenua... o ignorante...
Poi, come se il velo che mi celava la vista fosse stato finalmente strappato, ho incominciato a notare tante piccole cose, tanti modi di pensare, di porsi in modo diverso a seconda del sesso del bambino e sono andata quasi nel panico. La lettura di questo libro ha coinciso inoltre con il periodo delle mie dimissioni, lo stereotipo degli stereotipi: il padre che va a lavorare e la madre che bada alla casa e ai figli. Giusto per aggiungere paranoia alla paranoia...
Credetemi o no, ho davvero passato delle giornate intere a interrogarmi su che cosa potessi fare per cambiare... il mondo. Ma non sono così tanto ingenua da non rendermi conto che la mia sarebbe stata una battaglia contro i mulini a vento e non posso neanche mettermi a catechizzare tutti quelli che incrociano la strada di VV. Chi mi assicura che non sarò io la prima a cadere vittima di questi condizionamenti sociali? “Non fare la femminuccia!”, “Non essere un maschiaccio!”, per fare un esempio, non mi scapperanno mai da dire? Non ci giurerei.
Ci ho pensato davvero molto e l'unico impegno che posso prendermi nei confronti di VV è questo: sarò la tua tifosa n.1, sarò al tuo fianco sempre e comunque, anche quando non sarò in grado di approvare e apprezzare le tue scelte. Io non smetterò mai di credere in te, nelle tue possibilità e capacità, ma soprattutto nella tua preziosa unicità, indipendentemente dal tuo essere di sesso femminile. Mi impegnerò per insegnarti ad amare te stessa e per ricordarti che tutto ciò di cui hai bisogno è già dentro di te. Tu non hai bisogno di essere completa perché lo sei già; lo sei come un piccolo seme di un albero. Tutti ciò di cui quel seme ha bisogno per diventare un albero è già contenuto al suo interno; così come tutto ciò di cui tu hai bisogno per diventare la completa espressione di te stessa è già dentro di te. Tu sei tutto.

martedì 27 novembre 2012

A Sight

Mi capita spesso di leggere qualcosa e poi di salvarlo, ricopiarlo, stamparlo e perderlo di vista. Altrettanto spesso mi dimentico di segnare la fonte, mi scuso in anticipo per la mia poca precisione.
Questi brani rispuntano nei momenti più impensati, alle volte con un tempismo perfetto. E' da poco passata la giornata contro la violenza sulle donne e trovo che queste parole, da parte di un uomo, facciano molto riflettere. Ho pensato potesse essere interessante condividerle con voi e sarei molto felice di sapere la vostra opinione.

To be born a woman has to be born, within an allotted and confined space, into the keeping of men. The social presence of women is developed as a result of their ingenuity in living under such tutelage within such a limited space. But this has been at the cost of a woman's self being split into two. A woman must continually watch herself. She is almost continually accompanied by her own image of herself. Whilst she is walking across a room or whilst she is weeping at the death of her father, she can scarcely avoid envisaging herself walking or weeping. From earliest childhood she has been taught and persuaded to survey herself continually. And so she comes to consider the surveyor and the surveyed within her as the two constituent yet always distinct elements of her identity as a woman. She has to survey everything she is and everything she does because how she appears to men, is of crucial importance for what is normally thoght of as the success of her life. Her own sense of being in herself is supplanted by a sense of being appreciated as herself by another... One might simplify this by saying: men act and women appear. Men look at women. Women watch themselves being looked at. This determines not only most relations between men and women but also the relation of women to themselves. The surveyor of woman in herself is male: the surveyed female. Thus she turns herself into an object – and most particularly an object of vision: a sight.

John Berger

Tradotto letteralmente da me:

Essere nata donna significa essere nata, all'interno di uno spazio assegnato e limitato, sotto la custodia degli uomini. La presenza sociale di una donna si è sviluppata come il risultato della loro ingenuità nel vivere sotto questa tutela all'interno di uno spazio limitato. Ma questo al costo dello sdoppiamento del suo essere in due. Una donna deve costantemente osservare se stessa. E' quasi continuamente accompagnata dall'immagine che lei ha di sé stessa. Che cammini attraverso una stanza o pianga alla morte di suo padre, non può quasi evitare di immaginare se stessa camminare o piangere. Fin dalla più giovane età le è stato insegnato ed è stata persuasa di controllare continuamente sé stessa. E così è arrivata a considerare l'osservatore e l'osservato dentro di sé come due costituenti, ma ancora sempre ben distinte parti, della sua identità come donna. Lei deve osservare tutto ciò che è e tutto ciò che fa a causa di come lei appare agli uomini, perché è di importanza cruciale per quello che è normalmente considerato il successo della sua vita. Il suo senso di essere sé stessa è soppiantato dal senso di essere apprezzata come sé stessa da un' altro... uno può semplificare questo dicendo: gli uomini agiscono e le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano loro stesse venire osservate. Questo determina non solo la maggior parte delle relazioni tra uomini e donne ma anche le relazioni delle donne con loro stesse. L'osservatore di una donna dentro di sé è uomo: l'osservato è donna. Così lei trasforma se stessa in un oggetto – e soprattutto in un oggetto di osservazione: uno spettacolo.


martedì 21 agosto 2012

Un libro e 90 centimetri di altezza

La prima settimana di vacanza ho avuto gli incubi tutte le notti. Mi sono sentita rimproverare di non riuscire a staccare la spina, di continuare a crogiolarmi nella sofferenza e nella preoccupazione, di essermi portata dietro i miei demoni. Ma era proprio questo che volevo fare: guardarli in faccia. Non potevo continuare ad avere paura, non volevo più sentirmi soffocare e sentirmi senza una via d'uscita. Ho fatto mia la frase “se non riesci a uscire dal tunnel, arredalo”.
La prima settimana non è successo nulla. Contavo i giorni e non notavo nessun cambiamento, li vedevo srotolarsi davanti a me e temevo il momento in cui sarei dovuta rientrare. Perché era proprio quello che io non volevo fare: tornare. Io volevo andare avanti, volevo chiudere, anzi sbattere, la porta del vecchio alle mie spalle e spalancare quella nuova. Non sono una persona che ha pazienza, patisco le attese, soffro i momenti di stallo. Ma alla fine ho capito che per andare avanti dovevo stare proprio lì dov'ero.
Poi due cose hanno incrociato la mia strada: un libro (quasi scontato, no?) e 90 centimetri di altezza.
Il libro lo sto ancora leggendo; è stato difficile all'inizio, le parole e le frasi mi sfuggivano. Ho stretto i denti e ho continuato a inseguirle, fino a quando il libro non ha incominciato a parlarmi e, buon segno, mi è venuto a trovare in sogno.
Un libro che mi ha detto:

Le storie sono medicine... non ci chiedono di fare, essere, agire: basta ascoltare. Le storie sono disseminate di istruzioni che ci guidano nelle complessità della vita.
E che mi ha confermato che stavo facendo la cosa giusta:

Si dice che tutto quel che cerchiamo stia intanto cercando noi e, se ce ne stiamo immobili, ci troverà. Ci aspetta da gran tempo. Occorre allora fermarsi e vedere che cosa accadrà.
I 90 centimetri di altezza mi hanno ricordato che cosa significa essere semplicemente se stessi e a non temere il giudizio degli altri, anzi, ad avere fiducia nel prossimo. Mi hanno mostrato la gioia di fare nuove scoperte e che non si può imparare se non si ha il coraggio di affrontare le proprie paure.

Gli incubi non se ne sono ancora andati, ma io ho ripreso a sognare.


giovedì 8 settembre 2011

Libere di scegliere

 
Questo libro è l'ultimo delle mie letture mare e monti. Non ricordo dove e quando ho letto una sua recensione, ma sono contenta di essermi segnata titolo e autore sul quaderno “dei libri da leggere/comprare”, perché è stata una lettura molto piacevole.
“Americane avventurose” di Cristina De Stefano raccoglie piccole biografie di 20 donne vissute nel ventesimo secolo. Alcune, per quanto mi riguarda, conosciute altre no, rappresentanti delle professioni più disparate: arredatrice, come Sister Parish - «Le cose ereditate dal passato sono sempre le più interessanti con cui vivere nel presente» -, scrittrice, come Dorothy Parker che cerca di tenere un diario, come tutti i suoi colleghi, ma non si ricorda mai dove ha messo «quel dannato quaderno», fotografe, poetesse, pittrici, ricercatrici, attrici,...
Tutte con un denominatore comune: perseguire i propri desideri. Donne avventurose, come il titolo, ma anche spregiudicate, spiritose, forti, indipendenti e coraggiose. Libere di scegliere.

Penso che le donne spesso permettano che i loro talenti si riducano a nulla perché sono troppo portate a essere delle incurabili romantiche. Lo so perché è successo anche a me. Detto questo, siamo libere di scegliere. Non è un peccato non riuscire a comporre la Grande Sinfonia Americana o scrivere il Grande Romanzo Americano. Ma, se si fa questa scelta, è bene esserne consapevoli.

Kay Swift
(Musicista)

lunedì 27 dicembre 2010

Giochiamo alle signore

Dopo aver letto questo, avendo la fortuna di possedere l'originale Enciclopedia della donna ereditata da mia madre, ho provato una certa nostalgia e la voglia di riprenderla e sfogliarla, a caso, saltando da una pagina all'altra proprio come facevo da ragazzina.
Ricordo che amavo osservare le fotografie e le numerose illustrazioni; pagine intere in cui veniva elencato e presentato tutto ciò che non sarebbe mai dovuto mancare nel guardaroba, nella casa, nella cucina, ecc. di una vera signora. E naturalmente vi erano anche descritti i comportamenti corretti da seguire in ogni situazione e luogo; la sezione “Galateo” era ed è la mia preferita.
Sfogliando questi volumi provo le stesse sensazioni e ho le stesse fantasie che ho guardando “Sabrina”, “Colazione da Tiffany”, o lo stesso piacere che provo in questi giorni leggendo “Emma” di Jane Austen. Perché in questi libri o film viene ritratto un mondo che mi piacerebbe molto abitare; un mondo dove le persone sono sempre elegantemente vestite, i dialoghi sono arguti e raffinati, i modi educati ed appropriati, dove la grande assente è le volgarità. In un mondo così sembra impossibile essere infelici.
Eppure, se uno va oltre l'apparenza, oltre la superficie, qual'è il vero scopo di questa enciclopedia? Prendiamo, ad esempio, l'indice degli argomenti del primo volume:

abbigliamento, arredamento, arti, biancheria per la casa, bilancio familiare, carriere femminili, chirurgia estetica, corso di cucina, cosmesi, costume, dietetica, educazione dei figli, elettrodomestici, galateo, giardinaggio, ginnastica estetica, gioielli e bigiotteria, gli stili nella casa, guardaroba, ecc.

Non vi prende un certo sconforto? E' questo quello che ci si aspettava da una donna 45 anni fa? Era un modo, come scrive Francesca Magni, per contenerci, per “imbrigliare e domare”? Non voglio suonare polemica e neanche troppo femminista, però non posso fare a meno di provare anche un po' di amaro in bocca ogni volta che la sfoglio. Non posso essere orgogliosa fino in fondo della donna che vi è ritratta, non mi ci riconosco e non riconosco neanche mia madre, che in quegli anni aveva quasi 30 anni (e portava la minigonna!)
Ma confesso anche di trovare questa enciclopedia molto divertente, in qualche modo nostalgica e, sotto certi aspetti, anche molto istruttiva. Se volessi sapere come riconoscere un mobile luigi XVI o una vera porcellana Richard Ginori, qui troverei tutte le spiegazioni di cui avrei bisogno.
In fondo sono ancora la stessa bambina che giocava “alle signore”, tirava fuori il servizio buono e invitava sua madre a prendere il caffè!