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lunedì 16 aprile 2018

Le otto montagne


È difficile raccontare un libro del calibro de “Le otto montagne” di Paolo Cognetti quando tutto sembra già essere stato scritto e detto. La trama, ad esempio, c'è ancora qualcuno che non sa di cosa parla questo libro?
Confermo che c'è la montagna, tanta montagna, la montagna vera, di quelli che sono abituati a frequentarla dalla nascita, che la abitano anagraficamente o per affinità e quindi sì, confermo, che se non la conoscete la lettura di questo libro vi svelerà molto di lei, dei suoi abitanti e delle sue usanze.
È anche la storia di un'amicizia, del tipo che io ho sempre desiderato ma che non ho e che, sinceramente, mi ha fatto un po' arrabbiare sentirla definire tipicamente maschile; sono una donna e anelo a quel tipo di rapporto con qualcuno che puoi anche non vedere per tanto tempo ma, quando lo incontri nuovamente, l'amicizia riprende da dove l'avevate lasciata, in modo naturale, senza spiegazioni, senza dover fare un racconto di quello che è successo nella pausa, perché in qualche modo lo sai già. Quanto vorrei anch'io un'amicizia fatta di silenzi, di semplice stare insieme, di non dover spiegare, comprendere, per forza capire o sentirsi compresi, una semplice eppure profonda condivisione del tempo e dello spazio, alle volte non si ha bisogno di altro.
Mi sono accorta, o l'ho sempre fatto e l'ho realizzato solo ora, che da quando sono diventata madre quando leggo un libro non posso fare a meno di identificarmi nei genitori e fatico sempre di più a immedesimarmi nei figli. Non ho ancora capito se questa cosa mi infastidisca o meno, ma la sento come inevitabile.
Confermo, quindi, che viene trattato anche la paternità e il ruolo del padre, che è spesso distante, assente, silenzioso, burbero e colpevole di assoggettare tutta la sua famiglia ai suoi umori e malumori (anche se mi sembra tanto un cliché). Non ho letto invece da nessuna parte due parole sulle madri presenti nel libro e questo mi ha ricordato come una volta, nelle favole ma anche in molti film Disney, la facessero morire subito così da togliersi il problema. Tre donne che sembrano figure minori ma che, secondo me, non lo sono affatto: la madre di Pietro, quella di Bruno e infine Lara. Tre donne altrettanto silenziose come gli uomini, tre donne che sembrano distanti e agire nell'ombra, la cui presenza sembra relativa e poco importante ma che, secondo me, sono fondamentali, se non il perno su cui si reggono tutti gli uomini della storia. Ecco, forse questa è l'unica cosa che posso dire io in più rispetto al già detto su questo libro così maschile: secondo me la montagna è madre, non è affatto padre.
In quella casa,..., mia madre tornò a una versione di sé che non avevo mai conosciuto. La mattina, appena alzata dal letto, ammucchiava dei legnetti nella stufa, appallottolava un foglio di giornale e strofinava un fiammifero sul ruvido della ghisa. Non la disturbava il fumo che allora si diffondeva in cucina, né la coperta che tenevamo addosso intanto che la stanza si scaldava, né il latte che più tardi tracimava dal bricco e si bruciava sulla piastra rovente. Per colazione mi dava pane abbrustolito e marmellata. Mi lavava sotto il rubinetto, sciacquandomi la faccia, il collo e le orecchie, poi mi asciugava con uno strofinaccio e mi spediva fuori:...

venerdì 23 settembre 2016

Le mie letture estate 2016


Questa estate ho letto molto, da come non mi capitava da tempo. I libri sono stati il mio rifugio, il luogo dove scappavo, quando potevo, non appena sentivo i morsi dell'angoscia strisciare su di me, prima che mi mancasse il fiato...
Leggere per spegnere il cervello. Ci sono tanti modi di leggere, questa estate il mio è stato quello anestetizzante. Funziona.
Ho letto senza criterio, senza un ordine preciso e senza nessuna programmazione; a parte i libri per il prossimo Bookcoaching, di cui però ve ne parlerò a parte.


Se vi ricordate vi avevo già parlato di Acciobooks, un sito dove è possibile scambiare i libri; non sono una sua grande frequentatrice, è raro che io vada alla ricerca di un volume al suo interno, ma continuo ad inserire nel mio profilo i libri che non sono intenzionata a tenere (un modo come un altro per fare decluttering o almeno rimanere in pari coi numeri). Sovente quindi sono gli altri a contattare me e a chiedermi uno scambio, così io vado sul loro profilo e valuto se c'è qualcosa di mio interesse. E' così che sono entrata in possesso di “Manuale per ragazze di successo” di Paolo Cognetti: una piccola raccolta di racconti che si è fatta leggere in modo snello. Ho apprezzato moltissimo l'abilità dell'autore di cambiare tono e registro a seconda del racconto, era precisa la sensazione di ascoltare ogni volta una voce diversa. Alcuni racconti mi hanno coinvolta di più, altri un po' meno, non posso però affermare di essere rimasta colpita e non mi è venuta voglia di leggere altro dello stesso autore. Voi lo conoscete? L'avete letto?


Quando è uscito “Gli sdraiati” di Michele Serra, avendone sentito parlare bene, me lo sono appuntata pensando di leggerlo il giorno in cui VV sarebbe stata un'adolescente. Ne sono entrata in possesso tramite Acciobooks e così, alla fine, non ho più aspettato. Anche di questo autore, come per Cognetti, non avevo mai letto nulla; anche questo, come il precedente, è stata una lettura snella e veloce, che mi ha fatta sorridere e anche un po' arrabbiare: con la figura del padre e non, come immaginavo, con il figlio. Non mi sono immedesimata più di tanto, forse perché con VV non sono ancora nella fase dell'adolescenza o, possibile?, perché non ho un figlio maschio. Ho trovato, in ogni caso, diversi punti di riflessione e alcune frasi sottolineate sono entrate nell'olimpo del mio quadernetto.


Questo invece è il libro che è venuto in viaggio con me in Scozia: autrice scozzese e ambientazione edimburghese, in un secondo tempo ho poi scoperto che su questo testo è stato basato il film “La strana voglia di Jean”, la cui protagonista Maggie Smith ha vinto l'Oscar come miglior attrice.
Durante il viaggio in Scozia, ad essere sincera, ho letto davvero poco: partivamo al mattino presto e tornavamo la sera tardi, una volta a letto ero così stanca che crollavo addormentata; ho finito quindi di leggerlo una volta tornata a casa. Speravo, con questa lettura, di respirare di più l'aria scozzese o immergermi ulteriormente nello stile di vita di quella regione, cosa purtroppo che non è avvenuta: a parte alcuni brani descrittivi (davvero pochi), “Gli anni filgenti di Miss Brodie” di Muriel Spark non mi ha fatta sentire parte di quella terra, poteva quasi essere ambientato ovunque, al punto che ero convinta che si fossero basati su di lui per girare un altro film, “Mona Lisa Smile”.


Lui è IL Libro della mia estate 2016. A lungo nella mia wish list, quei libri che sei curiosa di leggere ma alla fine non è mai il momento perché altri attirano sempre di più la tua attenzione, poi te lo ritrovi davanti in biblioteca e pensi «Ma sì, dai...». Una volta iniziato a leggerlo non riuscivo più a posarlo, proprio quel tipo di lettura che ti regala delle bellissime occhiaie perché non è mai il momento di spegnere la luce e andare a dormire. Da tempo non mi capitava di affezionarmi così tanto ai personaggi di un libro, al punto da non volerli abbandonare, al punto di preoccuparmi per loro, al punto che se l'autrice non me li trattava bene sarei andata ad aspettarla fuori di casa... L'idea di fondo poi è geniale: basandosi su “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, “Longbourn House” di Jo Baker narra le vicende della servitù della famiglia Bennet e lo fa in modo, a mio parere, magistrale. Questa lettura, sì, ve la consiglio davvero caldamente.


Ero una ventenne e lo amavo alla follia, al punto che ho riletto dei suoi libri, cosa che faccio raramente perché il tempo è sempre così poco per sprecarlo rileggendo. Poi non so cos'è successo o semplicemente le storie d'amore finiscono, forse sono cambiata e Baricco no e ha smesso di farmi battere il cuore; però continuo a leggerlo, così come alcuni continuano saltuariamente a sentire un grande amore, una specie di forma d'affetto. O forse mi rassicura il suo modo granitico di essere sempre uguale a se stesso, come entrare in una casa abbandonata, dove nulla è cambiato, neanche l'aria che si respira. Come due vecchi amanti che a letto compiono inevitabilmente gli stessi gesti, poche sorprese ma reciproco piacere. E ne “La Sposa giovane” di sesso ce n'è tanto.